martedì 13 gennaio 2026

Suicidio assistito: non esiste alcun obbligo di legiferare


Sentinelle in piedi a Udine il 11 01 2026



Caro Sabino,

ti invio il discorso in cui, oggi (l’altro ieri, ndr), il gruppo udinese delle Sentinelle in piedi, ha iniziato il gesto: non era scontato che – dopo la morte del nostro grande (in tutti i sensi) amico Primo e i sopraggiunti impegni familiari di chi rimaneva – si ricostituisse il gruppo, ma è successo: si sono messi in gioco con i veterani, un gruppetto di amici discretamente avanti con gli anni, tra cui la sottoscritta. Non era nemmeno scontato che riuscissimo a coinvolgere altre persone: il gesto coincideva con altri incontri nei gruppi di appartenenza, con impegni familiari vari e mali di stagione che hanno costretto a casa diverse persone… Ma, confidando nell’aiuto della Provvidenza, abbiamo comunque fatto del nostro meglio per organizzare questa Veglia a difesa della vita umana in una giornata freddissima: stasera desidero condividere con te e con i lettori del ‘nostro blog’ la grande gioia dell’esperienza fatta assieme!

Lucia Comelli



Di Comelli Lucia, 13 gennaio 2026

Sentinelle in piedi – discorso di presentazione della veglia

Buongiorno, oggi siamo qui, in questa piazza, per una battaglia di civiltà e per una testimonianza di verità. Siamo qui per difendere ciò che è inviolabile, ciò che non ammette eccezioni, ciò che nessuna maggioranza può concedere o togliere: la vita umana.

Siamo qui perché sappiamo che nessuna legge può trasformare la compassione in morte, né la sofferenza in scarto. A breve il Parlamento riprenderà la discussione sulla legge che si propone di depenalizzare l’aiuto al suicidio. Ci diranno – o meglio, ce lo stanno già dicendo – che è una legge di pietà, una legge di libertà, una legge persino “restrittiva”, pensata per limitare i danni ed evitare una deriva eutanasica. Ma la pietà non elimina chi soffre: si prende cura di lui. E la libertà non è decidere di togliersi la vita, ma non essere mai portati a desiderarlo.

Da anni la Corte costituzionale esercita una pressione costante sul Parlamento. Chiede di legiferare sull’aiuto al suicidio, fino a sostituirsi, di fatto, alla responsabilità politica. Con la sentenza n. 242 del 2019 ha aperto una ferita in qualcosa che doveva restare inviolabile: ha escluso la punibilità dell’aiuto al suicidio in casi definiti “eccezionali”. Da allora esercita una pressione continua, la cui ultima puntata è sotto gli occhi di tutti. Oggi quegli stessi giudici chiedono che l’eccezione diventi regola e chiedono che il Parlamento si muova, ma solo dentro i binari tracciati da loro. Ora, dopo l’approvazione delle leggi regionali in Toscana in Sardegna, la pressione si è fatta ancora più insistente.

Noi diciamo con chiarezza: non esiste alcun obbligo di legiferare.

C’è chi, a sinistra, spinge apertamente verso l’eutanasia. E c’è chi, a destra, pensa a una legge di “contenimento”, al cosiddetto male minore. Ma questo copione lo abbiamo già visto. Così è stato per l’aborto. Così è stato per la fecondazione artificiale. Leggi nate per “mettere paletti” hanno finito per legittimare, normalizzare, ampliare. L’eccezione è diventata diritto. Il limite è diventato punto di partenza. Perché il diritto, una volta messo in moto, tende sempre ad avanzare, o meglio, a prendersi più spazio.

Pensare che sull’aiuto al suicidio andrà via diversamente significa ignorare la realtà. Oggi si parla di trattamenti vitali, domani di disabilità, poi di sofferenza psichica, fino alla stanchezza di vivere. Non è allarmismo. È ciò che è già accaduto in Belgio, in Olanda, in Canada, dove pratiche nate come eccezioni compassionevoli sono diventate procedure ordinarie, dove oggi si offre la morte a depressi, disabili, persino a minori, dove chi non ha i soldi per curarsi arriva a pensare che sia più conveniente morire.

Una legge non si limita a regolare: educa, plasma la cultura, manda un messaggio. E quando lo Stato dice che la morte provocata è una risposta accettabile al dolore, il messaggio è chiaro: anche tu puoi toglierti la vita, non c’è nulla di male.

Ci dicono che una legge nazionale servirebbe a mettere ordine, a evitare il caos delle leggi regionali. Noi rispondiamo: è vero l’opposto. Le leggi regionali sono deboli, reversibili. Una legge di Stato, invece, fisserebbe un principio irreversibile. E anche a chi, perfino dentro la Chiesa, pensa che una legge possa arginare la deriva, diciamo con franchezza che rendere illecita una condotta proibita “in casi eccezionali” è sempre il primo passo per trasformarla in diritto. L’assenza di una legge non è neutra, ma almeno mantiene fermo il principio: ogni vita vale, senza eccezioni. Ogni richiesta di morte è un grido di abbandono. Rispondere con una siringa invece che con una carezza, con la presenza e con le cure palliative, è la sconfitta della civiltà.

Non serve una legge per morire. Serve una rete per accompagnare, per curare, per restare accanto. A chi invoca il “male minore “diciamo che non esiste male minore quando si tocca il bene più grande. Una legge ingiusta non diventa giusta perché circoscritta. È come aprire un argine fessurato: il principio, una volta uscito, si infiltra ovunque e travolge tutto.

Oggi, in questa piazza, diamo voce a chi non può parlare: ai malati soli, agli anziani dimenticati, ai disabili che si sentono un peso, a chi soffre nel silenzio. A loro diciamo che non sono soli, che non sono un peso, che non sono inutili. Difendere la vita non è un gesto politico, è un atto di verità. Per questo ci alziamo in piedi, qui è in tante altre città italiane.

Tra poco inizierà la veglia, un’ora di silenzio. In silenzio per non piegarci al pensiero unico, in piazza per riprenderci lo spazio della libertà, in piedi insieme per custodire la vita fino all’ultimo. La vita è sacra e noi non possiamo stare a guardare lo Stato che la svilisce. E prima di concludere vogliamo dirlo con chiarezza: questa veglia non finisce qui. Presto si veglierà anche a Ladispoli e a Bergamo, e poi le veglie riprenderanno in tante altre città italiane, perché questa non è un’iniziativa isolata, ma un movimento di coscienza. E finché ci sarà una sola vita da custodire, Noi saremo lì. In piedi, in silenzio, insieme.





Nessun commento:

Posta un commento