
Aldo Maria Valli, 07 gen 2026
Nell’articolo “Una giurisdizione ecclesiastica per il rito antico? Ecco l’idea al centro della lettera inviata ai cardinali” [qui] illustriamo la proposta di padre Louis-Marie de Blignières per una soluzione del conflitto sul rito tradizionale. In sostanza, si tratterebbe di istituire una giurisdizione ecclesiastica, modellata sugli ordinariati militari, che offra una struttura canonica per il clero e i fedeli vetus ordo. La proposta, contenuta in una lettera inviata a una quindicina dei cardinali che stanno partecipando al concistoro con papa Leone, viene però respinta [qui] dal blog Radical Fidelity, del quale spesso vi offriamo le valutazioni e che anche in questo caso pone in modo chiaro alcune questioni da prendere seriamente in considerazione.
A prima vista – scrive Radical Fidelity – il tono è conciliante e pastorale, ma sotto questo linguaggio si cela una proposta profondamente preoccupante per i fedeli cattolici tradizionali. “Lungi dal risolvere l’ingiustizia inflitta al rito romano antico, la proposta cerca di istituzionalizzarla, richiedendo al contempo ai cattolici tradizionali di sottomettersi più pienamente a un’autorità romana in piena apostasia, un’autorità che sostiene quotidianamente diaboliche novità teologiche e liturgiche incompatibili con l’insegnamento perenne della Chiesa”.
Come detto, l’idea centrale della proposta è la creazione di una giurisdizione ecclesiastica personale – come un ordinariato o un’amministrazione apostolica – dedicata al vetus ordo, modellata in parte sugli ordinariati militari. L’obiettivo è proporre una soluzione ecclesiale stabile e costruttiva per porre fine a una contrapposizione che è diventata sterile e sta dividendo la Chiesa da molti anni. Ma questa inquadratura, osserva Radical Fidelity, è viziata dall’idea che il vetus ordo debba vivere grazie a una concessione, quando invece l’attaccamento al rito antico “non è una preferenza privata che necessita di arbitrato”. Quel rito è esistito per secoli, è stato codificato da san Pio V, difeso dal Concilio di Trento e santificato da innumerevoli santi. La vera divisione non è stata causata dalla Tradizione, ma dall’imposizione di una liturgia radicalmente riformata e dalla successiva emarginazione di coloro che si rifiutavano e si rifiutano di abbandonare ciò che la Chiesa aveva sempre dato loro. Dunque, “trattando la messa tradizionale come un problema da gestire piuttosto che un diritto da rispettare, la proposta riduce implicitamente il vetus ordo da patrimonio della Chiesa a eccezione tollerata”. Ma dato che la messa tradizionale non è mai stata abrogata, “i cattolici non hanno bisogno di formulare ipotesi, negoziare o implorare strutture speciali per accedervi”. Accettare una giurisdizione speciale come necessaria per la sopravvivenza del rito antico “significa ammettere che Roma possiede l’autorità di sopprimere la liturgia immemorabile e ripristinarla solo alle condizioni da essa stabilite”, ma questa autorità, sostiene Radical Fidelity, è stata persa a causa dell’apostasia.
“La proposta pone i cattolici tradizionali in una posizione di dipendenza permanente. Il vetus ordo non sarebbe più esercitato di diritto come parte della vita ordinaria delle diocesi, ma all’interno di una struttura speciale concessa e regolata dalle stesse autorità che l’hanno ingiustamente limitato: una falsa pace imposta dai tiranni”.
Padre Raffray, interpellato sulla lettera da Diane Montagna, sottolinea che la giurisdizione proposta “non cerca di isolare i fedeli legati alla liturgia tradizionale”, ma in realtà si tratta proprio di questo. “La Tradizione viene rimossa dalla normale vita territoriale della Chiesa e collocato in uno spazio ecclesiale parallelo: un ghetto liturgico”, una sorta di riserva indiana in cui in cui la liturgia riformata e illecita rimane normativa e universale, mentre il rito tradizionale è confinato in una zona di tolleranza. “Così facendo, la proposta evita di affrontare la questione più profonda: il tentativo postconciliare di ridefinire la Tradizione come qualcosa di esterno al culto ordinario della Chiesa, piuttosto che come sua espressione viva e normativa”.
“La cosa più preoccupante di tutte – spiega Radical Fidelity – è il modo in cui la proposta subordina la verità a una certa nozione di comunione. Ripetutamente, la lettera e l’intervista sottolineano la necessità dell’unità ecclesiale, della comunione e del servizio alla Santa Sede”, ma “le autorità romane che dovrebbero sovrintendere e autorizzare tale giurisdizione sono le stesse che continuano a promuovere l’ambiguità dottrinale, un ecumenismo che indebolisce il dogma, una sinodalità che relativizza l’autorità e una teologia liturgica che oscura la natura sacrificale della Messa come definita a Trento”. Insomma, la proposta non risolve i problemi, ma, semplicemente, “chiede ai cattolici tradizionali di accettare la stabilità istituzionale in cambio del silenzio e della sottomissione all’abominio e al peccato”.
Se questa proposta venisse accettata, il vetus ordo verrebbe preservato sotto l’autorità di “uomini che hanno abbandonato la fede: una monumentale barzelletta”.
Certo, “i fedeli sarebbero protetti dalla persecuzione aperta”, ma a quale costo? Dovrebbero “accettare un quadro teologico complessivo che tratta la loro eredità come anomala, normalizzando al contempo una serie di pratiche anticattoliche come l’agenda arcobaleno, l’eco-paganesimo, l’idolatria e qualsiasi altra cosa il diavolo possa escogitare in seguito”.
Un simile accordo potrebbe forse “ridurre le tensioni”, ma non ristabilirebbe la giustizia né affronterebbe la crisi di fede al centro del conflitto liturgico. “I fedeli cattolici sarebbero costretti a violentare la propria coscienza in un patto faustiano”.
“La vera pace nella Chiesa – conclude Radical Fidelity – non può essere costruita su concessioni o espedienti amministrativi. Non solo deve fondarsi sul riconoscimento che la Chiesa non ha l’autorità di abolire o marginalizzare ciò che ha sempre ritenuto sacro, ma che Roma deve pentirsi della sua apostasia e che la gerarchia deve convertirsi, tornando al cattolicesimo. La messa latina tradizionale non ha bisogno di una giurisdizione speciale per giustificare la sua esistenza. Ciò di cui ha bisogno è il ripristino della verità. La fedeltà alla Tradizione non è il problema da risolvere; il problema è il disastro post-conciliare imposto da usurpatori e abusivi in Vaticano. Qualsiasi soluzione che eviti questa verità, per quanto ben intenzionata, in ultima analisi chiede ai fedeli cattolici di accettare meno di quanto la giustizia e la Tradizione richiedano”.
Nessun commento:
Posta un commento