giovedì 22 gennaio 2026

Il Senato francese con un colpo di scena seppellisce il suicidio assistito



Emmanuel Macron - Ansa

Il blocco della Camera alta riporta al centro i confini etici: una chiarezza indicata dai vescovi francesi e richiesta anche all’Italia


Fine vita


Lorenzo Bertocchi, 22 Gennaio 2026

Il Senato francese ha compiuto una scelta netta, che va ben oltre la cronaca parlamentare. Con la bocciatura dell’articolo 4 – il cuore del disegno di legge sull’assistenza medica al suicidio – e con il conseguente svuotamento dell’intero impianto normativo, la Camera alta ha di fatto messo la parola fine a una riforma presentata come “storica”, ma rivelatasi incapace di reggere alla prova della coscienza e della ragione. Non un semplice incidente di percorso, bensì una frattura profonda, politica ed etica, che ha reso impossibile qualsiasi compromesso.

In questo modo, con un colpo di teatro che è degno dei migliori finali a sorpresa, si realizzano le parole del cardinale Marc Aveline, capo dei vescovi francesi, che solo un paio di giorni fa aveva detto che «Ciò che viene proposto oggi non è né buono né necessario». Una previsione che suona ora come una diagnosi lucida di ciò che è accaduto a Palazzo del Lussemburgo: il testo è crollato perché costruito su fondamenta fragili, incapaci di tenere insieme visioni inconciliabili dell’uomo, della medicina e del legame sociale.

Il voto del Senato ha mostrato con chiarezza che il tema del suicidio assistito non obbedisce alle consuete geometrie politiche. Senatori di destra e di centro, ma anche una parte significativa della sinistra, hanno respinto una riforma che avrebbe introdotto l’eutanasia e il suicidio assistito, sia pure con limiti diversi rispetto al testo dell’Assemblea Nazionale. Il risultato è uno stallo che svuota di senso il dibattito residuo e apre uno scenario di incertezza, fino all’ipotesi – evocata dallo stesso Emmanuel Macron, grande promotore della legge – di un ricorso al referendum.

Ma se la politica appare disorientata, c’è chi, fuori dall’emiciclo, aveva da tempo messo in guardia dal rischio di una deriva profonda. La Conferenza episcopale di Francia, con un testo pubblico congiunto, aveva già ribadito che «invocare una "legge di fratellanza" quando si tratta di uccidere è una menzogna». Parole dure, certo, ma difficili da liquidare come semplice presa di posizione confessionale, perché colpiscono il nodo centrale del dibattito: la manipolazione del linguaggio e dei confini etici.

«Come possiamo offrire la morte come opzione quando l'accesso effettivo alle cure, al sollievo dal dolore (i progressi della medicina ci consentono di superare quasi tutti i dolori refrattari), alla presenza umana e al supporto non sono garantiti a tutti?», domandavano i vescovi nel loro messaggio congiunto. Una domanda che il voto del Senato ha reso ancora più bruciante, soprattutto alla luce dell’emendamento approvato in serata, che sancisce il diritto al miglior sollievo possibile dal dolore “senza alcun intervento volontario volto a causare la morte”, riscrivendo il testo in senso diametralmente opposto a quello uscito dall’Assemblea Nazionale.

Il punto decisivo, però, non è solo giuridico. «Legalizzare l'eutanasia o il suicidio assistito altererebbe profondamente la natura del nostro contratto sociale. Dietro parole rassicuranti si cela una realtà che il linguaggio tende a nascondere. Presentare l'eutanasia e il suicidio assistito come atti di cura offusca seriamente i confini etici. Le parole vengono distorte dal loro vero significato per meglio intorpidire le coscienze: questo offuscamento non è mai neutrale. Non ci si prende cura della vita dando la morte». È su questo “offuscamento” che il Senato, forse senza proclami solenni, ha imposto uno stop.

È sull’offuscamento dei confini etici che si gioca davvero il futuro dell’umanità, dell’uomo in quanto uomo. Una terribile china su cui da tempo ci si è incamminati e a cui i vescovi francesi, con coraggio e chiarezza, hanno richiamato le coscienze. Il voto di Parigi non chiude il dibattito, ma lo costringe a fare i conti con la sua verità più scomoda: non tutto ciò che è tecnicamente possibile o politicamente spendibile è umanamente giusto.

Quello dei vescovi francesi è un grido di cui si sente il bisogno anche sotto le Alpi, nel nostro Belpaese che dibatte di suicidio assistito e ha bisogno di sentire una voce che ricordi senza scorciatoie dove sono i confini etici. Perchè forse, come ha detto il cardinale Aveline in Francia, ciò che è in discussione non è né buono né necessario.





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