martedì 20 gennaio 2026

Germania, il capo dei vescovi lascia. Ora il sinodo è un campo di battaglia



Mons. Georg Bätzing (Ansa)

Alla vigilia della ripresa del sinodo tedesco - dal 29 al 31 gennaio a Stoccarda - mons. Batzing dichiara di non volersi ricandidare per la presidenza. Il tutto mentre resta viva la spaccatura sui temi del sinodo, come aveva richiamato Benedetto XVI in una lettera al card. Marx nel 2021


CHIESA IN GERMANIA

Paola Belletti, 20 Gennaio 2026

È con una lettera interna alla Conferenza episcopale tedesca, la DBK, che monsignor Georg Bätzing, ha informato i confratelli della sua decisione: non sarà disponibile per un altro mandato. Una decisone maturata dopo "consultazione e attenta valutazione" anche allo scopo di consentire all'assemblea che si riunirà dal 23 al 26 febbraio 2026 per eleggere il suo prossimo presidente di avviare una "riflessione approfondita" sulla scelta del suo successore. Come riporta in una accurata sintesi Tribune Chretienne, nel messaggio, il presule tedesco, vescovo di Limburgo, «riflette su quelli che definisce "sei anni intensi" alla guida dell'episcopato. Ringrazia quanti lo hanno sostenuto "con stima e critica costruttiva" e descrive la sua presidenza come un servizio svolto in "tempi davvero impegnativi". Ritiene di essere giunto al termine di questa missione e ritiene che sia giunto il momento di affidare questa responsabilità ad "altre mani", esprimendo fiducia nella continuazione del lavoro iniziato».

Un auspicio che in molti, invece, non si fanno. Èproprio il lavoro iniziato con l'avvio del cammino sinodale tedesco ad aver generato confusione e conflitti, sia interni alla chiesa tedesca, sia nei confronti di Roma e dell'autorità papale. Se infatti il presidente del comitato centrale dei Cattolici tedeschi (Zdk) ha ricordato con entusiasmo e gratitudine il suo operato, descrivendolo come "interlocutore collegiale, autentico e molto impegnato", molti membri dell'episcopato tedesco hanno invece confermato le forti riserve espresse durante il suo mandato, in sintonia con i ripetuti moniti provenienti dalla Santa Sede. Moniti, peraltro, drammaticamente lasciati cadere senza che sortissero l'effetto desiderato: ovvero il ritorno sui propri passi, alla sequela dell'autentico magistero della Chiesa. Tra i numerosi richiami e inviti ad abbandonare pericolose derive morali e teologiche, spicca quello dello stesso papa Benedetto XVI, allora Emerito.

Come riporta tra i primi Il Giornale, Benedetto XVI aveva messo in guardia il suo successore alla cattedra arcivescovile di Monaco e Frisinga, il cardinal Marx, dai pericoli del processo sinodale tedesco. Ciò che procurava a Ratzinger "grande preoccupazione" erano le spinte alla modifica radicale di insegnamenti immutabili della Chiesa, soprattutto in merito all'omosessualità e all'ordinazione sacerdotale femminile. Modifiche che potrebbero essere imposte dalla nascitura, forse, Conferenza sinodale, composta sia da vescovi sia da laici, con potere decisionale. La dottrina potrà essere cambiata a suon di voti di maggioranza, se lo statuto di questo organo venisse approvato.

Il rischio scisma, dunque, permane. Ciò che è messo pericolosamente in discussione è l'unità ecclesiale perché le istanze del cammino sinodale tedesco intendono portare temi che pertengono alla Chiesa universale all'interno di organi decisionali che a loro volta non hanno l'approvazione di Roma. Si comprende dunque la seria preoccupazione di Benedetto XVI per la chiesa in cui la sua stessa fede era nata e cresciuta. Continua Il Giornale: «Fonti vaticane confermano che negli ultimi anni della sua vita Ratzinger era profondamente scettico sulla direzione intrapresa dalla Chiesa tedesca ed era convinto che questa strada avrebbe "fatto danni e sarebbe finita male se non fosse stata fermata"».

«Marx ignorò l'appello del Papa emerito, che pochi mesi dopo fu gravemente screditato in patria a causa di un rapporto sugli abusi commissionato dall'arcidiocesi di Monaco, senza essere difeso dal suo successore». Gli appelli di Papa Francesco sono stati numerosi e netti, anche se finora Roma non ha imposto la sospensione del processo e le modifiche degli statuti dei nuovi organismi secondo le norme canoniche. Nel cuore di papa Leone XIV, prima ancora che tra le carte della sua scrivania, la situazione della chiesa in Germania è già arrivata e occupa un posto prioritario, dal momento che, al di là delle questioni di potere anche economico che le forze del Cammino sinodale intendono muovere, ciò che è in gioco - e non è un gioco- è sempre la salvezza delle anime.

In questo momento della storia della Chiesa in Germania la decisione di monsignor Bätzing di non candidarsi per un secondo mandato aumenta da un lato l'incertezza, ma apre forse anche nuove possibilità. Chi prenderà il suo posto? come si rapporterà con Roma e soprattutto quanto avrà a cuore il bene della comunione ecclesiale e dell'integrità della fede di cui è viva custode e maestra? Conviene senza dubbio mandare avanti le "forze aeree" della preghiera di intercessione perché lo scontro tra chi cerca il bene della Chiesa e chi invece ha altre priorità volga a favore dei primi, e quindi, in ultima analisi, di tutti.






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