
Aldo Maria Valli, 08 gen 2025
Nel 2025 in Germania almeno quarantasei chiese e cappelle cattoliche sono state formalmente abbandonate e sconsacrate. Lo riferisce la Conferenza episcopale tedesca. Non tutte le chiusure sono riportate nelle gazzette ufficiali delle diocesi. Il numero effettivo di chiese chiuse potrebbe quindi essere più alto.
C’è un calo rispetto alle sessantasei dell’anno precedente, ma il dato conferma la tendenza.
I numeri mostrano un sostanziale processo di liquidazione: meno di venti milioni di cattolici registrati nel 2024; la partecipazione alla messa domenicale scesa intorno al 6,6%; ventinove ordinazioni nel 2024 in tutto il Paese; undici diocesi senza nemmeno una vocazione; la diocesi di Friburgo che punta a passare da più di mille parrocchie a trentasei grandi unità pastorali.
La Germania è considerata il laboratorio del futuro “sinodale” della Chiesa, il luogo in cui il dialogo con il mondo procede più velocemente e i confini dottrinali sono considerati negoziabili. Le cifre spingono a porre una domanda: non quanti edifici chiudono, ma che tipo di Chiesa rimane.
Quando la fede crolla, crollano anche gli edifici. Quando i vescovi trattano la dottrina come una bozza sempre rivedibile, i sacramenti si assottigliano. Quando i sacramenti si assottigliano, le vocazioni appassiscono. Quando le vocazioni appassiscono, le parrocchie si fondono. Quando le parrocchie si fondono, le chiese vengono desacralizzate. La visione “sinodale” continua a promettere un rinnovamento attraverso il processo di cambiamento. I frutti misurabili (meno altari, meno sacerdoti, meno inginocchiatoi, meno confessioni, meno persone che trattano la domenica come il giorno del Signore) sono il frutto di un crollo della fede.
La Germania è l’anteprima del punto finale dell’adattamento “pastorale” permanente: una Chiesa che continua ad avere proprietà, continua a rilasciare dichiarazioni, continua a dirigere comitati e a produrre burocrazia, ma non converte più nessuno.
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