giovedì 22 gennaio 2026

Quando il Vangelo viene piegato alla storia invece di giudicarla



Il cattocomunismo e la tentazione dell’eresia moderna






di Corrado Gnerre, 21-01-2026

Il 21 gennaio 1921, a Livorno, viene fondato il Partito Comunista Italiano, partito che poi costituirà ed esprimerà un ruolo importantissimo nella storia politica italiana.

La riflessione che voglio offrirvi in questo editoriale, ovviamente sempre in versione molto sintetica e molto breve, è questa: che tipo di giudizio dare nei confronti del comunismo?

Vedete, nell’ambito cattolico sono sorti fondamentalmente due tipi di giudizio.
C’è il giudizio magisteriale, che si è espresso in modo particolarmente chiaro con la Divini Redemptoris del 1937, un’enciclica scritta da papa Pio XI. In questa enciclica troviamo una definizione molto tranchant, ma anche molto chiara.

Tenete presente che in quei tempi socialismo e comunismo di fatto erano sinonimi: riconducevano alla stessa realtà, alla stessa ideologia.
Ebbene, l’enciclica afferma che il socialismo è un errore intrinsecamente perverso; cioè il socialismo, e quindi il comunismo, è costitutivamente e intrinsecamente un errore e non può essere recuperato.

L’altro giudizio fa riferimento soprattutto — ma non unicamente — a un filosofo: Jacques Maritain, da cui poi è derivata anche tutta la scuola del cosiddetto cattolicesimo democratico.
Maritain dà del comunismo un giudizio particolare: afferma che il comunismo è una sorta di cristianesimo impazzito.

Ora, questo potrebbe sembrare un giudizio negativo, ma non lo è del tutto. Significa infatti che, fondamentalmente, le istanze del comunismo sarebbero istanze evangeliche, istanze cristiane. Basterebbe quindi togliere l’elemento ateistico dall’ideologia comunista e lo stesso comunismo sarebbe cristianamente recuperabile.

È un po’ come dire: su un corpo compare un’escrescenza carnosa; si opera, si toglie questa escrescenza, e rimane il corpo sano.

Al contrario, l’affermazione magisteriale della Divini Redemptoris dice:
“No, il comunismo è un errore intrinsecamente perverso”, per cui — volendo usare la metafora precedente — è come se nell’uomo ci fosse un cancro profondissimo: non si può operare, non si può togliere questo cancro, perché togliendolo verrebbe meno l’intero organismo.

Chi ha ragione?
Ha ragione il Magistero o ha ragione la versione maritainiana, fatta propria dal cattolicesimo democratico, che ha sempre guardato con molta facilità, quasi istintivamente, a sinistra piuttosto che altrove?

La risposta è molto semplice. Premetto che è una risposta di carattere filosofico, ma cercherò di essere il più chiaro possibile. Anzi, mi farebbe piacere se poi scriveste per dirmi se sono riuscito a farmi capire o meno.

Tenete presente che il marxismo non è comprensibile se non si considera il filosofo di riferimento di Karl Marx, cioè Hegel.
Che cosa dice Hegel? Identifica la verità con la storia, una storia che diviene in modo dialettico, cioè attraverso scontri. La verità, quindi, è la storia stessa.

Hegel afferma che i fattori materiali sono conseguenza dei fattori spirituali, ma tutto si realizza e si risolve nella storia.
Marx accetta questa impostazione, ma la modifica: ribalta la prospettiva hegeliana. Accetta l’idea che la verità si identifichi con la storia e che la storia proceda dialetticamente attraverso lo scontro, ma sostiene che i fattori spirituali sono conseguenza dei fattori materiali.

Se questo è vero — ed è vero — allora l’ateismo nel marxismo non è un fatto casuale, non è un incidente di percorso, non è un’escrescenza carnosa che si può togliere lasciando sano l’organismo.
L’ateismo è invece un elemento costitutivo del marxismo.

Perché?
Perché Marx accetta l’identificazione della verità con la storia. Se la verità non è al di fuori della storia, allora non esiste un Dio che trascenda la storia: Dio finisce per identificarsi con la storia stessa.

Hegel può ancora parlare di un Dio immanente, perché per lui i fattori spirituali generano quelli materiali. Marx, invece, non può più parlare nemmeno di un Dio immanente, perché tutto è materia. Da qui nasce il cosiddetto materialismo dialettico.

Da questa impostazione si comprende come l’ateismo in Marx non sia affatto casuale. Non è possibile dire: “Togliamo l’ateismo e recuperiamo il resto”.
L’ateismo è un elemento costitutivo del marxismo.

Per questo ha ragione il Magistero nel dire che il socialismo e il comunismo sono un errore intrinsecamente perverso.

Questo, ovviamente, non significa che i problemi ai quali il socialismo tenta di rispondere non siano reali. Come afferma anche la Rerum Novarum, si tratta di problemi veri.
Tanto è vero che Leone XIII, nella Rerum Novarum, aveva già detto che il socialismo è una risposta sbagliata a problemi veri, generati peraltro da errori costitutivi della modernità.





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