mercoledì 31 maggio 2017

Peppone, don Camillo e le legnate dei misericordiosi



di Aldo Maria Valli (31/05/2017)

È sempre interessante e istruttivo vedere come i paladini della misericordia e del dialogo applicano questa linea di condotta quando si esce dalla sfera dei princìpi e si entra in quella dei casi concreti.

Caso numero uno. Un cardinale di Santa Romana Chiesa, noto per il suo appoggio alla linea misericordiosa e grande sostenitore dell’«Amoris laetitia», intervistato in un libro intitolato «Solo il Vangelo è rivoluzionario», a proposito del confratello cardinale Raymond Burke, che invece sull’esortazione apostolica, come si sa, ha qualche «dubia» e l’ha pure manifestato, dichiara, tutt’altro che misericordiosamente: «Lui non è il magistero: il Santo Padre è il magistero, ed è lui che insegna a tutta la Chiesa. L’altro dice solo il suo pensiero, non merita ulteriori commenti. Sono le parole di un povero uomo».

Caso numero due. Un professore di teologia di un pontificio ateneo di Roma, anch’egli filo-misericordioso, intervistato a proposito della prefazione scritta dal papa emerito Benedetto XVI per il libro del cardinale Robert Sarah «La forza del silenzio» (nella quale Ratzinger esprime gratitudine e stima per il porporato responsabile della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti), sostiene, anche qui mica tanto misericordiosamente, che per il papa emerito bisognerebbe arrivare alla «morte istituzionale», che fra i due papi «non può esserci coabitazione» e che «la veste bianca e la loquacità, oltre alla residenza [del papa emerito], debbono essere dettagliatamente normate».

Ohibò! Sono affermazioni forti. Stroncature belle e buone. Non succede tutti i giorni che un cardinale attacchi un altro cardinale arrivando a dargli del «povero uomo». E non è neanche tanto normale che un docente di un ateneo pontificio sostenga che per il papa emerito si debba arrivare alla «morte istituzionale», ovvero che per lui non ci sia più alcuna libertà di parola.

Queste prese di posizione, da parte di coloro che normalmente grondano misericordia da tutti gli artigli e si presentano come i portabandiera della Chiesa dialogante e antidogmatica, non risultano, forse, un tantino contraddittorie?

E allora il confronto, il rispetto? E la parresìa? E la libertà di parola? E la collegialità? E la sinodalità? Queste qui non sono forse cose che stanno tanto a cuore ai paladini di cui sopra? E allora com’è che se un cardinale Burke si permette di dire che nel magistero del papa c’è qualcosa che non torna c’è subito un altro cardinale che salta su e gli ricorda che «quello è solo il suo pensiero» (cosa palesemente non vera) e lo insulta sul piano personale? E com’è che se il papa emerito ha parole di stima e ammirazione per un cardinale di Santa Romana Chiesa non allineato al modernismo e sollecito nel chiedere che il sacro sia riconosciuto e rispettato, può succedere che un teologo di una pontificia università salti su e dica che al papa emerito va messa la museruola e, anzi, di più, occorre esiliarlo in qualche luogo remoto, così da renderlo inoffensivo?

Come dite? Che sono un ingenuo? Che quelle cose lì, tipo il dialogo, la sinodalità e tutto l’armamentario politically correct, lo sanno anche i bambini, vanno bene finché si parla in generale e in via teorica, ma quando invece si scende nel concreto bisogna picchiare duro? Come dite? Che i paladini della misericordia e del dialogo, per instaurare la Nuova Chiesa, non possono mica stare ad aspettare, o fare sconti? Che non è possibile (come sosteneva un certo Stalin) fare la rivoluzione in guanti di seta?

Ho capito: devo essere davvero ingenuo. Pensate un po’: ero convinto che, almeno nella Chiesa, fosse valida la regola del rispetto nella libertà delle idee.

Noto che i paladini della misericordia e del dialogo, quando diventano nervosi e perdono le staffe, spostano la discussione: dal piano delle idee si passa all’attacco personale. Non si entra nel merito. C’è solo un avversario da squalificare. La distinzione non è più tra vero e falso, tra giusto e sbagliato. No, l’unica distinzione che conta è tra utile e dannoso. Così non si sta a guardare se, per caso, il cardinale Burke, nel fare le pulci ad «Amoris laetitia», sostiene tesi assurde o plausibili. No, gli si dà del «povero uomo». Allo stesso modo, se il papa emerito elogia un cardinale come Sarah, che dimostra di avere a cuore le sorti della liturgia e quindi della fede, non ci si prende la briga di analizzare ciò che Sarah dice nel merito. No: si chiede semplicemente che il papa emerito sia neutralizzato perché non possa più interferire.

Stavo proprio pensando al papa emerito e all’idea, sostenuta dai paladini della misericordia, secondo cui dovrebbe starsene zitto e buono, quand’ecco che martedì 30 maggio, durante la messa del mattino a Santa Marta, il papa regnante se ne esce con questa riflessione: «Preghiamo per i pastori, per i nostri pastori: per i parroci, per i vescovi, per il Papa; perché la loro sia una vita senza compromessi, una vita in cammino, e una vita dove loro non si credano al centro della storia e così imparino a congedarsi».

Imparino a congedarsi? Perché questa annotazione? Chi, nello specifico, avrebbe bisogno di imparare a congedarsi?

Papa Francesco sta pensando alla rinuncia al pontificato, ha detto qualche commentatore. Il sottoscritto ha invece l’impressione che il messaggio partito da Santa Marta fosse diretto al vicino ex monastero Mater Ecclesiae, casa del papa emerito.

Impressione che si fa ancora più netta quando il papa regnante, di punto in bianco, dopo aver detto che «tutti [noi] i pastori dobbiamo congedarci», spiega: «Arriva un momento dove il Signore ci dice: vai da un’altra parte, vai di là, va di qua, vieni da me. E uno dei passi che deve fare un pastore è anche prepararsi per congedarsi bene, non congedarsi a metà».

Non congedarsi a metà? Chi dovrebbe imparare a farlo?

Non so perché, ma di fronte alle allusioni del papa regnante, così come alle esternazioni del cardinale che dà dal «povero uomo» al suo confratello Burke e alle tesi del teologo secondo cui il papa emerito dovrebbe essere ridotto a una condizione di «morte istituzionale», mi è venuto alla mente Peppone quando se la prende con i polli di don Camillo: «Eliminazione, ho detto! Eliminazione fisica!».

Al che don Camillo, ne sono convinto, replicherebbe: «Gesù, tenetevi forte, che qui sono legnate!».

Aldo Maria Valli

















ORARIO ESTIVO MESSE NELLA CHIESA DI SAN VITALE A PISTOIA







Avviso: Sabato 3 giugno 2017 la Messa non sarà celebrata a causa del concomitante svolgimento dell'Assemblea diocesana








martedì 30 maggio 2017

DIO È MERITOCRATICO. UN LIBRO DI GOTTI TEDESCHI PER DIRE AI CATTOLICI: È ORA CHE CI SVEGLIAMO…



MARCO TOSATTI (30/05/2017)

Il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi, economista, esperto di finanza, banchiere ed ex presidente dello Ior, si intitola “Dio è meritocratico”; ma in realtà avrebbe potuto anche intitolarsi con le parole con cui si chiude la prima parte: “In pratica, è ora di svegliarci!”. Rivolto, naturalmente ai cattolici, troppo proni a subire e inghiottire e a metabolizzare tutta una quantità di menzogne, false idee, opinioni distorte su se stessi, la propria fede e la propria Chiesa. Tutti; e quando diciamo tutti, vogliamo proprio dire tutti, a partire dal Maggior Piero, come lo chiamerebbe Dante.

La grande responsabile di una quantità di malanni, nella Chiesa e nel mondo, secondo l’autore, è la Gnosi; un’eresia antica, che però a differenza di altre non è rimasta inghiottita nelle sabbie del tempo, ma ha saputo modificarsi, adattarsi sopravvivere e adesso mostrare il suo volto trionfante. “Se siamo convinti che nulla di importante succeda per caso, non possiamo credere che sia naturale questo processo di avanzata della gnosi, che sembra aver abbattuto, con un colpo mortale, una civiltà cristiana bimillenaria con un’accelerazione incredibile negli ultimi cinquant’anni. Le spiegazioni che giusti- ficano il crollo della fede con il progresso, la scienza, la tecnica, la globalizzazione ecc. non stanno in piedi, essendo la medesima fede ad averne originato le premesse”.

Certo, per un credente, quale Gotti Tedeschi è sicuramente, un responsabile principale e primordiale c’è: è quel signore che, secondo la Bibbia, si ribellò, mosso dal desiderio di “essere come Dio”; e che da allora, da buon Principe di questo mondo, continua a compiere il suo lavoro, cercando di convincere (e ci riesce, almeno da qualche secolo) gli uomini della bontà e praticabilità del suo desiderio. Di più: li convince che ciascuno di loro può essere Dio. E di conseguenza che la sua coscienza basta a dargli la giusta direzione su tutto…Gotti Tedeschi fa notare che fino alla Riforma di satana si parlava; e poi a poco a poco la sua immagine si è sbiadita, anche nelle chiese, una credenza così poco razionale, così poco moderna…Non senza un pizzico di veleno Gotti Tedeschi ricorda che “Sant’Agostino aveva già̀ definito gli “imbellettatori” di satana, quelli cioè̀ che ne ridimensionavano il potere malefico, pensate un po’: “i misericordiosi”. Ma questi “coccolatori”, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto anche essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?”.

Da un certo numero di secoli la Chiesa cattolica è stata vista come l’avversario per antonomasia. Lo è ancora adesso? Gotti Tedeschi nota. “Si direbbe che non si voglia che la Chiesa continui ad avere come obiettivo strategico quello di risvegliare e ri-evangelizzare il mondo per salvarlo. Direi persino che si vorrebbe fare in modo che la Chiesa possa venire considerata un ostacolo all’equilibrata globalizzazione del mondo”. E allora la Chiesa dovrebbe smetterla di proporre valori e verità assoluti, combattere il relativismo, difendere un’antropologia basata sulla famiglia formata da un uomo e una donna, e non dovrebbe affermare che è la miseria morale a generare quella materiale. Come lo stesso Gotti Tedeschi dimostra nella prima parte della sua opera. E naturalmente dovrebbe smettere quella pratica odiosa, il proselitismo, cioè cercare di convincere (convincere, cioè con strumenti logici e dialogici e razionali) che la salvezza è nella Chiesa, e “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”.

Osserva l’autore che la Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo, e mai ha ceduto a ciò̀ che il mondo (la gnosi) voleva facesse. “È solo grazie agli attacchi esterni e soprattutto interni negli ultimi cinquant’anni che la Chiesa sembra essere in difficoltà nel riuscire a farlo con incisività̀, pur dimostrando sempre la certezza della Verità̀. Ma è proprio in questi ultimi cinquant’anni che inizia un attacco durissimo alla sua credibilità̀ e al suo ruolo con la giustificazione che il mondo moderno e globale non può altrimenti altro che escluderla, perché inutile e persino dannosa”.

Ma il problema è da capovolgere, spiega Gotti Tedeschi: il problema reale è che la civiltà occidentale è fallita, come possiamo ahimé constatare ogni giorno, proprio “Perché́ ha rifiutato il cattolicesimo. E questo va ora riaffermato e riproposto nella sua integrità̀, perché́ è la Verità̀”.

Abbiamo accennato prima all’opinione di Gotti Tedeschi secondo cui la miseria materiale è originata da quella morale, e non viceversa. Ci sembra interessante presentarvi le sue parole, in una citazione di una certa ampiezza, proprio perché l’autore è esperto di economia, e di conseguenza ciò che afferma in questo campo ha un valore particolare. “Insisto nell’invitare a convincerci che è la miseria morale a generare la miseria economica, sociale e politica, non viceversa. E credo che sia prioritario occuparsi di miseria morale prima di altre. La crisi economica in corso, che è stata generata da crisi morali passate e presenti, sta creando nuove forme di miseria anche economica. Poiché́ la miseria economica risulta essere la più̀ evidente e urgente, è bene accennarne chiarendo cosa è povertà̀ e come si deve affrontare moralmente il problema. È necessario insegnare il perché́ oggi gran parte della povertà̀ materiale nel mondo sia frutto del peccato, dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’avidità̀ ecc. È necessario sapere che anche una ripartizione egualitaria della ricchezza (fondata sulla convinzione che sia l’iniquità̀ il peggiore dei mali) non risolverebbe il problema dell’invidia, gelosia, avidità̀, attaccamento alle cose ecc. e possiamo persino prevedere che dopo la ripartizione, si ricostruirebbe la concentrazione della ricchezza e della disuguaglianza, se l’uomo resta avido, egoista e indifferente. La miseria morale è originata dal peccato, ed è mio convincimento che la povertà̀ economica, non solo individuale ma anche di popolazioni intere, sia conseguenza della “povertà̀ morale” e che questa “povertà̀ morale”, come ho già accennato, debba essere risolta, nella gerarchia dei problemi, per prima, quale compito primario della Chiesa”.

Svegliarsi, dicevamo. Perché se “Essere tolleranti con il prossimo e intolleranti con se stessi è cattolicesimo”, tollerare manipolazioni e contraddizioni di fede non è tolleranza, è tiepidezza. “E magari è anche stupidità, indegna del cattolico”. Sono in corso ogni giorno manipolazioni – definite “intollerabili” che cercano di convincere che è necessario e corretto “separare fede e opere, accettare una forma di metamorfosi del peccato originale. Vedete, cari lettori, decidere di non cercare di spiegare che la Verità̀ è preliminare alla libertà, porta progressivamente i fedeli a accettare le convenzioni umane su ciò̀ che è valore, cosa è buono, lecito, legale. Con la conseguenza di scegliere le più convenienti, secondo coscienza soggettiva”.

Sono cose che accadono oggi, nella Chiesa? Rispondo con un altro brano dell’autore: “Mi sono domandato cosa sarebbe oggi il cattolicesimo se, per esempio, San Giovanni Battista avesse voluto mostrare rispetto umano nel valutare la condotta morale di concubinato di Erode. Avrebbe salvato certo la testa, ma soprattutto da allora prendere come concubina la moglie del proprio fratello sarebbe diventato persino lecito, rendendo inutili le discussioni intorno a documenti recenti di Magistero (tutta colpa perciò della intransigenza e rigidità̀ del Battista, perbacco!)”.

A questo Gotti Tedeschi fa seguire altre domande irreali sul comportamento di Gesù con i Farisei, con Pilato, e magari anche con le tentazioni di Satana nel deserto. Per far vedere quanto poco dialogasse Gesù, almeno da come ci raccontano i Vangeli. Anche se, come ci ha spiegato il Preposito Generale dei Gesuiti, che ne sappiamo, in realtà? Non c’erano registratori…

In conclusione: vi consigliamo la lettura di “Dio è meritocratico”, pubblicato da Edizioni Giubilei Regnani. 380 pagine con la prefazione di monsignor Nicola Bux, perché è una risposta concreta ed efficace, un rimedio, a una frase del santo Curato d’Ars: “La disgrazia è che non si riflette”.










http://www.marcotosatti.com/


MONTFORT - Distrazioni durante la preghiera





Nessuna preghiera è più meritoria per l'anima e più gloriosa per Gesù e Maria del Rosario ben recitato. Ma è pure difficile il recitarlo bene e il perseverarvi, a causa particolarmente delle distrazioni che vengono come naturalmente nella ripetizione così frequente della stessa preghiera.

Quando si recita l'Ufficio della Madonna o i sette Salmi o altre preghiere il cambiamento e la diversità delle parole frenano l'immaginazione e ricreano la mente e di conseguenza aiutano l'anima a ben recitarle. Ma nel Rosario, siccome si ha sempre lo stesso Padre nostro e Ave Maria da dire e la stessa forma da rispettare, è assai difficile non annoiarsi, non addormentarsi e non abbandonarlo per fare altre preghiere più ricreative e meno noiose. Ciò fa sì che occorre infinitamente più devozione per perseverare nella recitazione del santo Rosario che in quella di qualunque altra preghiera, fosse pure il Salterio di Davide.

Aumentano questa difficoltà la nostra fantasia, che è così volubile da non stare quasi un momento ferma, e la malizia del demonio, instacabile nel distrarci e nell'impedirci di pregare. Che cosa non fa il maligno contro di noi mentre siamo intenti a dire il Rosario contro di lui? Aumenta il nostro naturale languore e la nostra negligenza. Prima dell'inizio della nostra preghiera aumenta la nostra noia, le nostre distrazioni e la nostra stanchezza; mentre preghiamo ci assale da ogni lato, e quando avremo terminato di dirlo con molti sforzi e distrazioni insinuerà: «Tu non hai detto nulla che valga; il tuo Rosario non vale niente, faresti meglio a lavorare e ad attendere ai tuoi affari; perdi il tuo tempo a recitare tante preghiere vocali senza attenzione; una mezz'ora di meditazione o una buona lettura varrebbe molto di più. Domani, quando sarai meno assonnato, pregherai con più attenzione, rimanda il resto del tuo Rosario a domani». Così il diavolo, con le sue astuzie, fa spesso tralasciare il Rosario tutto o in parte, o lo fa cambiare o lo fa differire.

Non dargli ascolto, caro confratello del Rosario, e non perderti d'animo quand'anche durante tutto il Rosario la tua fantasia fosse stata piena di distrazioni e di pensieri stravaganti, che tu hai cercato di scacciare meglio che potevi quando te ne sei accorto. Il tuo Rosario è tanto migliore quanto più è meritorio; è tanto più meritorio quanto più è difficile; è tanto più difficile quanto è meno naturalmente piacevole all'anima e quanto più è pieno di miserabili piccole mosche e formiche, che vagando qua e là nell'immaginazione malgrado la volontà, non danno all'anima il tempo di gustare ciò che dice e di riposarsi nella pace.

Se occorre combattere durante tutto il Rosario contro le distrazioni che ti vengono, combatti valorosamente con le armi in pugno, cioè continuando il tuo Rosario, quantunque senza alcun gusto e consolazione sensibile: è un combattimento terribile ma salutare all'anima fedele. Se deponi le armi, cioè se tralasci il Rosario, sei vinto. E allora il diavolo, vincitore della tua fermezza, ti lascerà in pace e ti rinfaccerà nel giorno del giudizio la tua pusillanimità e infedeltà. «Qui fidelis est in minimo et in maiori fidelis est» (Lc 16,10): Chi è fedele nelle piccole cose lo sarà anche nelle più grandi.

Chi è fedele nel respingere le più piccole distrazioni nella minima parte delle sue preghiere, sarà fedele anche nelle cose più grandi. Nulla di più certo, poiché l'ha detto lo Spirito Santo. Coraggio dunque, servo buono e serva fedele di Gesù Cristo e della sua santa Madre, che hai preso la decisione di dire il Rosario tutti i giorni. Le molte mosche (io chiamo così le distrazioni che ti fanno la guerra mentre preghi) non siano capaci di farti lasciare vilmente la compagnia di Gesù e di Maria, in cui sei mentre dici il Rosario. Più oltre suggerirò dei mezzi per diminuire le distrazioni.




San Luigi Maria Grignon de Montfort













domenica 28 maggio 2017

IL CARDINALE BURKE CHIEDE LA CONSACRAZIONE DELLA RUSSIA AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA



ROMA, 19 maggio 2017 ( LifeSiteNews ) – Il Card Raymond Burke ha emesso una chiamata questa mattina per i fedeli cattolici “lavorare per la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria.”

Il cardinale Burke, che è uno dei quattro Cardinali che hanno chiesto Papa Francesco per un chiarimento di Amoris Laetitia , ha fatto il suo appello al Forum Vita di Roma, nel mese del centenario della Madonna della prima apparizione di Fatima ai tre pastorelli.

Burke è l’ex prefetto della Segnatura Apostolica e Patrono corrente del Sovrano Militare Ordine di Malta.

In un discorso globale sul tema “Il Segreto di Fatima e di una nuova evangelizzazione”, il Cardinale Burke, in presenza dei compagni dubia Cardinale Carlo Caffarra, senza peli sulla lingua Kazakistan Vescovo Athanasius Schneider e oltre 100 di vita e la famiglia leader di 20 nazioni, ha detto che il trionfo Cuore Immacolato significherebbe molto di più che la fine delle guerre mondiali, e le calamità fisiche che la Madonna di Fatima ha predetto.

“Per quanto orribile come lo sono i castighi fisici associati con la ribellione disobbedienti dell’uomo davanti a Dio, infinitamente più orribile sono i castighi spirituali perché hanno a che fare con il frutto del peccato grave: la morte eterna”, ha detto.

Egli ha espresso accordo con uno degli studiosi di Fatima importanti, Frère Michel de la Sainte Trinité, che ha detto che il trionfo promesso del Cuore Immacolato di Maria si riferisce senza dubbio in primo luogo per “la vittoria della fede, che metterà fine al momento della l’apostasia, e le grandi carenze di pastori della Chiesa.”

Per quanto riguarda la situazione attuale della Chiesa alla luce della Madonna delle rivelazioni di Fatima, Burke ha detto:


L’insegnamento della fede nella sua integrità e con coraggio è il cuore dell’ufficio di pastori della Chiesa: il Roman Pontiff, i Vescovi in ​​comunione con la Sede di Pietro, e le loro principali collaboratori, i sacerdoti. Per questo motivo, il Terzo Segreto è diretto, con particolare forza, a coloro che esercitano il ministero pastorale nella Chiesa. La loro incapacità di insegnare la fede, nella fedeltà costante insegnamento e la prassi della Chiesa, sia per mezzo di un approccio superficiale, confuso o addirittura mondana, e il loro silenzio mette in pericolo mortalmente, nel più profondo senso spirituale, le anime stessi per i quali sono stati consacrati a cura spiritualmente. I frutti velenosi del fallimento dei pastori della Chiesa si vede in un modo di culto, di insegnamento e di disciplina morale, che non è in accordo con la Legge Divina.

Il bando per la consacrazione della Russia è per alcuni discutibile, ma il cardinale Burke affrontato le ragioni del suo fascino semplice e semplicemente. “La consacrazione richiesta è allo stesso tempo un riconoscimento dell’importanza che la Russia continua ad avere nel piano di Dio per la pace e un segno di profondo amore per i nostri fratelli e sorelle in Russia”, ha detto.

“Certo, Papa San John Paul II consacrò il mondo, compresa la Russia, al Cuore Immacolato di Maria, il 25 marzo 1984”, ha detto il cardinale Burke. “Ma, oggi, ancora una volta, sentiamo il richiamo della Madonna di Fatima di consacrare la Russia al suo Cuore Immacolato, in accordo con la sua istruzione esplicita.”

La mancanza per la menzione ‘esplicito’ della Russia nella consacrazione come richiesto dalla Madonna fu voluta da Papa John Paul II, ma non eseguita a causa di pressioni da consiglieri. Questo fatto è stato confermato recentemente dal rappresentante ufficiale di Papa Francesco alla celebrazione anniversario di Fatima la scorsa settimana a Karaganda, Kazakistan.

Parlando il 13 maggio, il Cardinale Paul Josef Cordes, ex presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, ha ricordato la sua conversazione con Papa John Paul II dopo la consacrazione del 1984, o di “affidamento “, che ha avuto luogo il 25 marzo, quando la statua della Madonna di Fatima era a Roma.

“Ovviamente, per un lungo periodo [il Papa] aveva affrontato quella significativa missione che la Madre di Dio aveva dato ai figli veggente lì”, ha detto Cordes. “Tuttavia, ha tenuto di nuovo a parlare della Russia in modo esplicito, in quanto i diplomatici vaticani avevano urgentemente gli ha chiesto di non parlare di questo paese a causa di conflitti politici altrimenti potrebbero forse sorgere.”

Per coloro che potrebbero ancora obiettare a chiamare per la consacrazione della Russia, il cardinale Burke ha ricordato le parole di Papa Giovanni Paolo II, che nel 1982, durante la sua consacrazione del mondo al Cuore Immacolato osservato: “L’appello di Maria non è per una sola volta. Il suo ricorso deve essere ripreso da generazione in generazione, in conformità con i sempre nuovi ‘segni dei tempi’. Deve essere restituito al incessantemente. Deve sempre essere ripreso di nuovo.”

Istruire i fedeli, il cardinale Burke ha insegnato che la Madonna di Fatima “prevede per noi i mezzi per andare fedelmente il suo Figlio divino e di cercare da Lui la saggezza e la forza di portare la sua grazia salvifica per un mondo profondamente turbato“.

Il cardinale Burke ha delineato sei significa la Madonna ha dato a Fatima per i fedeli partecipano al ripristino della pace nel mondo e nella Chiesa:
a recitare il Rosario ogni giorno
di indossare lo Scapolare Marrone;
a fare sacrifici per il bene di salvare i peccatori;
per riparare offese al suo Cuore Immacolato per mezzo del Primo Sabato devozione; e
per convertire la nostra vita sempre più a Cristo.
Infine, chiede il Roman Pontiff, in unione con tutti i Vescovi del mondo, di consacrare la Russia al suo Cuore Immacolato.

“Con questi mezzi, promette che il suo Cuore Immacolato trionferà, portare le anime a Cristo, suo Figlio,” il cardinale Burke ha aggiunto. “Per quanto riguarda Cristo, vogliono riparare i loro peccati. Cristo, per intercessione della sua Vergine Madre, sarà salvarli dall’inferno e portare la pace a tutto il mondo “.

fonte :Life Site News








venerdì 26 maggio 2017

Solenne chiusura del mese di Maggio



Solenne chiusura del mese di Maggio dedicato alla Madonna
nel centenario delle apparizioni di Fatima 

con Rosario, Messa e Processione

mercoledì 31 maggio 
alle ore 21:00 

nella chiesa di San Martino a Paperino- Prato





Mercoledì 31 maggio, nella chiesa di San Martino a Paperino ci sarà la conclusione del mese di maggio dedicato alla Madonna, un appuntamento annuale che si tiene in una chiesa di Pistoia o di Prato. Si comincerà alle 21 con il Santo Rosario che precederà la Santa Messa in rito antico in Latino (ore 21.30) celebrata dal Parroco don Carlo Gestri. A seguire la processione aux flambeaux dalla chiesa all'antico tabernacolo della Madonna che si trova nell'orto della canonica.





venerdì 19 maggio 2017

Il cardinale Sarah ha dalla sua parte il papa. Ma si chiama Benedetto






di Sandro Magister (19/05/2017)

In francese, il cardinale Robert Sarah ha pubblicato il suo ultimo best seller senza la prefazione di Benedetto XVI. E nemmeno essa è comparsa nella successiva versione inglese.

Ma ora eccola nell'edizione tedesca, in libreria in questi giorni. E presto anche nell'edizione italiana, che Cantagalli metterà in vendita alla fine di giugno. Mentre le edizioni in francese e in inglese la pubblicheranno nelle future ristampe.

"Con il cardinale Sarah, un maestro del silenzio e della preghiera interiore, la liturgia è in buone mani", conclude Benedetto XVI il suo scritto, vergato con la sua calligrafia minuta nella settimana di Pasqua.

Il libro ha per titolo originale "La force du silence" e lo scorso ottobre www.chiesa ne ha messo in rete in quattro lingue alcuni passaggi tra i più incisivi.

Scrive ora Benedetto XVI:

"Dobbiamo essere grati a papa Francesco di avere posto un tale maestro dello spirito alla testa della congregazione che è responsabile della celebrazione della liturgia nella Chiesa".

Non è un mistero però che Jorge Mario Bergoglio abbia confinato il cardinale Sarah in tale carica per neutralizzarlo, non certo per promuoverlo. Di fatto l'ha privato di ogni autorità effettiva, l'ha circondato di uomini che gli remano contro e addirittura ha sconfessato in pubblico i suoi propositi di "riforma della riforma" in campo liturgico.

Propositi che invece Benedetto XVI sottoscrive in pieno, quando nella prefazione denuncia "i pericoli che minacciano continuamente la vita spirituale proprio anche dei sacerdoti e dei vescovi, minacciando così la Chiesa stessa, nella quale al posto della Parola nient’affatto di rado subentra una verbosità in cui si dissolve la grandezza della Parola".

Ecco qui di seguito il testo integrale della prefazione del "papa emerito" al libro del cardinale Sarah.

*

PREFAZIONE

Da quando, negli anni Cinquanta, lessi per la prima volta le Lettere di sant’Ignazio di Antiochia, mi è rimasto particolarmente impresso un passo della sua Lettera agli Efesini: «È meglio rimanere in silenzio ed essere, che dire e non essere. È bello insegnare se si fa ciò che si dice. Uno solo è il Maestro che ha detto e ha fatto, e ciò che ha fatto rimanendo in silenzio è degno del Padre. Chi possiede veramente la parola di Gesù può percepire anche il suo silenzio, così da essere perfetto, così da operare tramite la sua parola ed essere conosciuto per mezzo del suo rimanere in silenzio» (15, 1s.).

Che significa percepire il silenzio di Gesù e riconoscerlo per mezzo del suo rimanere in silenzio? Dai Vangeli sappiamo che Gesù di continuo ha vissuto le notti da solo «sul monte» a pregare, in dialogo con il Padre. Sappiamo che il suo parlare, la sua parola proviene dal rimanere in silenzio e che solo in esso poteva maturare. È illuminante perciò il fatto che la sua parola possa essere compresa nel modo giusto solo se si entra anche nel suo silenzio; solo se s’impara ad ascoltarla a partire dal suo rimanere in silenzio.

Certo, per interpretare le parole di Gesù è necessaria una competenza storica che ci insegni a capire il tempo e il linguaggio di allora. Ma solo questo, in ogni caso, non basta per cogliere veramente il messaggio del Signore in tutta la sua profondità. Chi oggi legge i commenti ai Vangeli, diventati sempre più voluminosi, alla fine rimane deluso. Apprende molte cose utili sul passato, e molte ipotesi, che però alla fine non favoriscono per nulla la comprensione del testo. Alla fine si ha la sensazione che a quel sovrappiù di parole manchi qualcosa di essenziale: l’entrare nel silenzio di Gesù dal quale nasce la sua parola. Se non riusciremo a entrare in questo silenzio, anche la parola l’ascolteremo sempre solo superficialmente e così non la comprenderemo veramente.

Tutti questi pensieri mi hanno di nuovo attraversato l’anima leggendo il nuovo libro del cardinale Robert Sarah. Egli ci insegna il silenzio: il rimanere in silenzio insieme a Gesù, il vero silenzio interiore, e proprio così ci aiuta anche a comprendere in modo nuovo la parola del Signore. Naturalmente egli parla poco o nulla di sé, e tuttavia ogni tanto ci permette di gettare uno sguardo sulla sua vita interiore. A Nicolas Diat che gli chiede: «Nella sua vita a volte ha pensato che le parole diventano troppo fastidiose, troppo pesanti, troppo rumorose?», egli risponde: «… Quando prego e nella mia vita interiore spesso ho sentito l’esigenza di un silenzio più profondo e più completo… I giorni passati nel silenzio, nella solitudine e nel digiuno assoluto sono stati di grande aiuto. Sono stati una grazia incredibile, una lenta purificazione, un incontro personale con Dio… I giorni nel silenzio, nella solitudine e nel digiuno, con la Parola di Dio quale unico nutrimento, permettono all’uomo di orientare la sua vita all’essenziale» (risposta n. 134, p. 156). In queste righe appare la fonte di vita del Cardinale che conferisce alla sua parola profondità interiore. È questa la base che poi gli permette di riconoscere i pericoli che minacciano continuamente la vita spirituale proprio anche dei sacerdoti e dei vescovi, minacciando così la Chiesa stessa, nella quale al posto della Parola nient’affatto di rado subentra una verbosità in cui si dissolve la grandezza della Parola. Vorrei citare una sola frase che può essere origine di un esame di coscienza per ogni vescovo: «Può accadere che un sacerdote buono e pio, una volta elevato alla dignità episcopale, cada presto nella mediocrità e nella preoccupazione per le cose temporali. Gravato in tal modo dal peso degli uffici a lui affidati, mosso dall’ansia di piacere, preoccupato per il suo potere, la sua autorità e le necessità materiali del suo ufficio, a poco a poco si sfinisce» (risposta n.15, p.19).

Il cardinale Sarah è un maestro dello spirito che parla a partire dal profondo rimanere in silenzio insieme al Signore, a partire dalla profonda unità con lui, e così ha veramente qualcosa da dire a ognuno di noi.

Dobbiamo essere grati a Papa Francesco di avere posto un tale maestro dello spirito alla testa della Congregazione che è responsabile della celebrazione della Liturgia nella Chiesa. Anche per la Liturgia, come per l’interpretazione della Sacra Scrittura, è necessaria una competenza specifica. E tuttavia vale anche per la Liturgia che la conoscenza specialistica alla fine può ignorare l’essenziale, se non si fonda sul profondo e interiore essere una cosa sola con la Chiesa orante, che impara sempre di nuovo dal Signore stesso cosa sia il culto. Con il cardinale Sarah, un maestro del silenzio e della preghiera interiore, la Liturgia è in buone mani.

Benedetto XVI, papa emerito

Città del Vaticano, nella Settimana di Pasqua 2017








http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/05/19/il-cardinale-sarah-ha-dalla-sua-parte-il-papa-ma-si-chiama-benedetto/



FATIMA. UN LIBRO DI SPIRITUALITÀ E TEOLOGIA DI PADRE LANZETTA SU PENITENZA E PECCATO.




MARCO TOSATTI (19/05/2017)

Il centenario delle apparizioni di Fatima è appena iniziato, e certamente nel corso di questi prossimi dodici mesi assisteremo a un proliferare di iniziative editoriali per commemorare e studiare quello che è stato senza dubbio il fenomeno sovrannaturale più straordinario degli ultimi secoli. Ma a quanti siano interessati ad approfondire da un punto di vista spirituale e teologico il messaggio che la Madonna ha dato ai tre pastorelli, e tramite loro a tutto il mondo permettiamo di suggerire la lettura di un’opera particolarmente ricca e approfondita: “Fatima. Un appello al cuore della Chiesa. Teologia della storia e spiritualità̀ oblativa”, di padre Serafino Lanzetta, dei Francescani dell’Immacolata, per i tipi delle Casa Mariana Editrice, Frigento (AV). E’ la casa editrice dove appaiono pubblicazioni dei Francescani dell’Immacolata.

Padre Serafino Lanzetta è un giovane brillante teologo, che ha già al suo attivo numerose pubblicazioni di cui ricordiamo fra l’altro “Il Vaticano II – Un Concilio Pastorale: Ermeneutica delle Dottrine conciliari” (Edizioni Cantagalli), e frequenti articoli, ospitati anche su l’Osservatore Romano.

La sua opera attuale ci sembra particolarmente importante in un momento in cui si sentono, anche da pulpiti ben elevati, genericità e banalità scoraggianti sul significato di quello che è stato detto e diffuso dai tre pastorelli, trascurando alcune delle caratteristiche principali e potremmo dire chiave per comprendere il genere e l’urgenza degli avvertimenti offerti al nostro ascolto.

Sin dall’inizio padre Lanzetta ci ricorda che “Ogni ideologia pretende di dire agli uomini le cose degli uomini, ma dimentica che l’uomo che parla solo con se stesso ben presto diventa una minaccia per se stesso e per gli altri; anche le cose umane presto diventano disumane e in nome delle idee si calpestano i viventi, gli uomini in carne ed ossa”. Il secolo che abbiamo appena lasciato alle spalle, ma anche quello di cui abbiamo percorso una minima parte, ne sono dimostrazioni lampanti; ne è un’ulteriore prova la disumanizzazione quotidiana di cui ci nutriamo. A Fatima “la Madonna ci ricordava che bisogna parlare con Dio, che bisogna pregare incessantemente con una preghiera, il Santo Rosario, che è lode incessante e richiesta incessante di misericordia e di salvezza dalla perdizione eterna”.

Il messaggio di Fatima, sottolinea il teologo, ci indica però un altro grande antidoto al male prodotto e vissuto nella storia: la penitenza. E’ uno strumento essenziale per riparare al male fatto contro Dio e contro l’uomo, “purifichiamo noi stessi e la storia”. E ci prepariamo, rinnovati interiormente, ad accogliere quello che il futuro riserva. In mancanza di ciò, il male commesso continua a sedimentare nelle nostre vite, e nella storia del mondo: “È utopico pensare che il male si autoredima, che prima o poi scompaia, senza un serio impegno ad estirparlo con la penitenza. Gli ideologi senza Dio pensano che il male sia solo un errore della storia”; ma così non è. “Fatima ci offre una splendida visione teologica della storia e ci dice: solo con Dio l’uomo può̀ continuare a vivere. Solo se viviamo per Dio vive anche il mondo. Cacciare Dio dal mondo e dal cuore dell’uomo porta all’autodistruzione”.

Il libro di Lanzetta entra poi nell’analisi dettagliata – in una luce di teologia e di spiritualità – dei singoli accadimenti relativi alle apparizioni, e alla travagliata gestione del messaggio da parte di suor Lucia dos Santos. Sarebbe troppo lungo – e lo lasciamo ai lettori – seguire questo percorso in un articolo solo. Vogliamo però ricordare ancora un punto fondamentale, e cioè quello della scomparsa del concetto di peccato dal nostro mondo.

“In un tempo in cui già̀ si profilava quella cultura dell’assenza del peccato che avrebbe imperversato tristemente più tardi o della sua giustificazione come irrilevante, la Madonna veniva a Fatima a parlarci della verità̀ di questo male. Si tratta di un male reale e non ideale come potrebbe sembrare, solo perché́ non lo tocco, non lo vedo… La tentazione odierna è quella di colpevolizzare sempre gli altri, di dire che sempre gli altri sono la causa del male e intanto il peccato è sempre e solo degli altri, anzi il vero peccato sono gli altri. In un mondo fortemente individualista, l’unico peccato è il limite al mio arbitrio”. Quindi “Sono arbitro iniquo della mia vita e pertanto condanno a morte anche gli altri. Purtroppo non si riesce a vedere che c’è un male più intimo, più profondo del mio egoismo, che si nasconde proprio nel viluppo del mio individualismo e si chiama peccato”.






http://www.marcotosatti.com/2017/05/19/fatima-un-libro-di-spiritualita-e-teologia-di-padre-lanzetta-su-penitenza-e-peccato/

giovedì 18 maggio 2017

Lezioni gender: impossibile esonerare i figli






Se è possibile esonerare i propri figli dalle lezioni di religione, la stessa cosa non vale quando tra i banchi si parla di gender



Elena Barlozzari  (18/05/2017)

Se è possibile esonerare i propri figli dalle lezioni di religione, la stessa cosa non vale quando tra i banchi si parla di gender.

Un caso che fa discutere quello che arriva da Milano, dove la mamma di una bambina di quarta elementare ha scritto alla preside dell’istituto scolastico allarmata da un corso sulla parità di genere, inserito nel piano triennale di offerta formativa, al quale sua figlia avrebbe dovuto partecipare.


La donna, che di professione fa la pedagogista, si è però vista negare la richiesta di esonerare la figlia dalle lezioni. Il corso è obbligatorio. L’unica chance per gli alunni “dissidenti” è quindi quella di restare a casa accumulando assenze perchè, fanno sapere dalla scuola, “non sono previste attività alternative”.


Il corso in questione si chiama “A scuola di parità” e, come riporta La Bussola Quotidiana, “è tenuto dall’Ala Milano Onlus, un’associazione che collabora con l’Arcigay, l’Agedo, la Chiesa Valdese, la Casa dei diritti (il braccio ideologico, pagato con soldi pubblici, dell’assessore milanese Pierfrancesco Majorino), il colosso di preservativi Durex, il network Parks, il sito Pianetagay, l’Unar e varie altre realtà vicine all’universo Lgbt e femminista”. Lo scopo dell’iniziativa, come si legge sulla scheda del progetto, è “la messa in discussione di stereotipi e luoghi comuni”. Tra cui, secondo i propugnatori della teoria del gender, rientrerebbe anche la distinzione tra i sessi.


“Un atteggiamento prevaricatore” e contrario all’articolo 26 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo che attribuisce ai genitori “la priorità di diritto nella scelta del genere di istruzione da impartire ai propri figli”. Questo il commento di Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, il quale si è detto pronto a supportare legalmente questa “sacrosanta” causa.












fonte: Il Giornale 




TRE GIORNI PER LA VITA A ROMA. CONFERENZE, PREGHIERA E SABATO SI MARCIA IN DIFESA DEI PIÙ DEBOLI.







MARCO TOSATTI

Oggi, domani e dopodomani sono giornate importanti per i movimenti cattolici che cercano di difendere la causa della vita, in Italia e nel Mondo. Giovedì 18 maggio e venerdì 19 maggio si svolgerà a Roma una conferenza, il “Rome Life Forum” , che sarà seguito sabato 20 maggio dalla Marcia per la Vita che ormai da anni.

La conferenza è sponsorizzata dalla Society for the Protection of the Unborn Children (SPUC), da Human Life International, da Lifesitenews, dall’Associazione Famiglia Domani, e da Family Life International della Nuova Zelanda. John Henry Westen, direttore di Lifesitenews, commenta in questo modo l’evento: “Il Rome Life Forum del 2017 viene in un momento critico nella vita della Chiesa: cento anni dopo le apparizioni di Nostra Signora di Fatima che chiedono pentimento e conversione, e poco più di un anno dopo la pubblicazione di Amoris Letitia”, la discussa esortazione apostolica del Pontefice. “I movimenti pro-vita e pro-famiglia fronteggiano persecuzioni crescenti dentro e fuori la Chiesa. Nostra Signora ha mostrato ai tre bambini in Portogallo una strada chiara per rinnovare l’umanità e salvare le anime. Dobbiamo ascoltarLa mentre il disordine regna nella Chiesa e nel mondo”.

Fra gli oratori presenti al Forum ci saranno il cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta, e già Prefetto della Segnatura Apostolica; il cardinale Carlo Caffarra; il vescovo Athanasius Schneider, così come il professore Roberto de Mattei e John Henry Westen. Mons. Schneider parlerà sulla bellezza della famiglia e la fede cattolica; il card. Burke del segreto di Fatima e della nuova evangelizzazione, e il prof. De Mattei sulla storia delle rivoluzioni e i loro effetti sulla famiglia. Ogni giornata sarà aperta da una messa in San Pietro.

Inoltre Notizie Pro Vita organizza dalle 10 alle 13 del 20 maggio presso l’Angelicum una Conferenza Internazionale. Il 19 pomeriggio alle 18, al Pio Sodalizio dei Piceni, CitizenGo darà voce al suo fondatore, a Costanza Miriano e a Massimo Gandolfini. Infine il 18 alle ore 17 parlerà Janna Jessen, una leader pro life scampata all’aborto, invitata all’Università degli studi Romatre, dagli Universitari per la vita. Scandalosamente l’Ateneo all’ultimo momento su pressione di alcuni professori – un grande segno di democrazia e di apertura al dialogo – ha disdetto la disponibilità della sala, ma l’evento si terrà egualmente nei locali della cappellania.

Durante la Marcia oltre a donne che hanno subito o sono state salvate dall’aborto parlerà Stéphane Mercier, il professore che ha perso la cattedra all’università “cattolica” di Lovanio per aver definito l’aborto un omicidio durante una lezione, e non è stato difeso dai vescovi belgi.. Ci sarà poi la testimonianza importante di un imprenditore vicentino che ha pensato di premiare con un bonus bebè ogni donna della sua azienda in attesa di un figlio.

Come scrive Benedetta Frigerio su la Nuova Bussola Quotidiana “Sono migliaia ormai le persone che ogni anno si radunano a Roma per marciare ricordando al mondo i milioni di bambini uccisi da una legge degna solo di un regime che fa dei più piccoli e deboli una merce dei potenti. Parliamo della legge 194 per cui da quasi 40 anni, ogni giorno in Italia centinaia di medici uccidono su richiesta altrettanti bambini nell’indifferenza generale o comunque senza troppo scandalo. Ma c’è appunto un resto di Israele che pur non contandosi sa di dover salvare il seme ricordando la verità in pubblico, ‘come disse profeticamente papa Benedetto XVI nel 2012, quando la deriva laicista totalitaria cominciava a prendere piede’. Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita, spiega perché i risultati di questa manifestazione ignorata dai grandi media si vedranno nel lungo periodo, ma soprattutto come ‘marciare serve già ora a chi partecipa’”.

La Marcia patirà alle 15 da piazza della Repubblica per concludersi a piazza della Madonna di Loreto.












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Clamoroso: Benedetto XVI in campo per frenare la deriva liturgica e sostenere il cardinale Sarah







di Riccardo Cascioli (18/05/2017)

«Con il cardinal Sarah la liturgia è in buone mani». Firmato: Benedetto XVI. Quello che a prima vista può sembrare un semplice atto di stima, è in realtà una vera e propria bomba. Significa infatti che il Papa emerito – pur con il suo stile discreto - scende direttamente in campo a difesa del cardinale Robert Sarah che, come prefetto della Congregazione per il Culto divino, è stato ormai isolato ed emarginato dalle nuove nomine di papa Francesco, e pubblicamente smentito nel suo indirizzo dallo stesso Papa.

Il clamoroso gesto di Benedetto XVI è arrivato sotto forma di post-fazione per un libro del cardinale Sarah, “La force du silence” (Il potere del silenzio), non ancora tradotto in italiano. Il testo di Benedetto XVI dovrebbe essere pubblicato sulle prossime edizioni del libro, ma è stato reso pubblico ieri sera dal sito americano First Things.

In esso Benedetto XVI elogia grandemente il libro del cardinale Sarah e Sarah stesso, definito «maestro spirituale, che parla dal profondo del silenzio con il Signore, espressione della sua unione interiore con Lui, e per questo ha da dire qualcosa a ciascuno di noi».

E alla fine della lettera si dice grato a papa Francesco per «aver nominato un tale maestro spirituale a capo della congregazione per la celebrazione della liturgia nella Chiesa». È una nota che sa più di blindatura che di vera gratitudine. Non è un mistero infatti che nel corso dell’ultimo anno il cardinal Sarah è stato via via esautorato di fatto, prima con la nomina dei membri della Congregazione che ha avuto l’esito di circondare Sarah di personaggi progressisti apertamente ostili alla “riforma della riforma” invocata da Benedetto XVI e che il cardinale guineano tentava di realizzare (clicca qui). Poi l’aperta sconfessione da parte del Papa a proposito della posizione degli altari (clicca qui e qui); quindi la nuova traduzione dei testi liturgici che sarebbe allo studio di una commissione creata a insaputa e contro il cardinale Sarah (clicca qui); infine le mosse per studiare una messa "ecumenica" bypassando la Congregazione stessa (clicca qui).

Si tratta di una deriva che colpisce al cuore lo stesso pontificato di Benedetto XVI che poneva la liturgia al centro della vita della Chiesa. E nel documento ora pubblicato, il Papa emerito rilancia un monito: «Così come per l’interpretazione della Sacra Scrittura, anche per la liturgia è vero che è necessaria una conoscenza specifica. Ma è anche vero della liturgia che la specializzazione può mancare l’essenziale a meno che non sia radicata in una profonda, interiore unione con la Chiesa orante, che sempre di nuovo impara dal Signore stesso cosa sia l’adorazione». Da qui l’affermazione finale che suona come un avvertimento: «Con il cardinale Sarah, maestro del silenzio e della preghiera interiore, la liturgia è in buone mani».

Questo intervento di Benedetto XVI, che cerca di blindare il cardinale Sarah e rimetterlo effettivamente a capo della Congregazione per la liturgia, è senza precedenti. E seppure la forma è quella di un “innocuo” commento a un libro, a nessuno può sfuggire il significato ecclesiale di tale mossa, che indica la preoccupazione del Papa emerito per quanto sta avvenendo nel cuore della Chiesa.

Benedetto XVI interviene ora sulla cosa che forse maggiormente ha caratterizzato il suo pontificato: «La crisi della Chiesa è una crisi della liturgia», ebbe modo di dire, e tale giudizio è stato rilanciato dal cardinale Sarah. Ma non bisogna dimenticare ciò che monsignor Georg Geinswein ha affermato in una recente intervista, in modo solo apparentemente innocente: rispondendo a una domanda sulla confusione che c’è nella Chiesa e alle divisioni che si sono create, disse che Benedetto XVI segue con attenzione tutto ciò che avviene nella Chiesa. E ora vediamo che comincia discretamente a muovere qualche passo.













fonte: La nuova Bussola Quotidiana 





mercoledì 17 maggio 2017

Gotti Tedeschi: "Fatima oggi sta significando irriconoscenza. Maria ci avverte dei rischi"








Marta Morriconi

Le parole usate da Papa Bergoglio durante il suo pellegrinaggio a Fatima non hanno convinto tutti. Tra i tanti commentatori critici c'è chi ha parlato di una “piccola svista”: è Adriano Celentano che sul suo blog, non ha polemizzato sulle dichiarazioni rilasciate su Medjugorie. Infatti Francesco ha mostrato alcune aperture solo verso le apparizioni dei primi anni. Ma sono tanto i dubbi e le perplessità via web, per Socci addirittura il Papa in visita al Santuario per i 100 anni dalle apparizioni ha liquidato anche "Fatima e il messaggio della Madre di Dio". IntelligoNews ha intercettato Ettore Gotti Tedeschi, ex banchiere dello Ior, che anche in qualità di pellegrino ha espresso la sua opinione.

Ettore Gotti Tedeschi, cosa è stata Fatima e cosa rappresenta oggi? 

"Fatima è il luogo dove vado frequentemente a passare, con mia moglie, la fine dell'anno e il primo giorno dell’anno nuovo, per dare loro un significato speciale. Ci son stato anche a fine 2016 e ho iniziato il 2017 così. Fatima, oltre ai messaggi per l’umanità che tutti conosciamo, significa in sintesi due cose distinte nel tempo. Riguardo a Ieri ha significato: disobbedienza, indifferenza alla Madonna che chiese soprattutto la consacrazione della Russia al Suo cuore immacolato. Oggi sta significando irriconoscenza alla misericordia concessaci dalla Vergine, non corrisposta, con   tentativo “autoconsolazione”".
La Madonna postina, al telegrafo, non convince il Papa (il riferimento è a Medjugorje). Ma anche a Fatima la Vergine Maria  "fissava appuntamenti" e consegnava messaggi. Ci sono tuttora misteri, a lei cosa la sconvolge e la interroga tuttora su quanto trasferito dalla Madonna ai tre pastorelli? 

"La domanda che ci si può porre è se questa è stata una dimostrazione di diffidenza verso le apparizioni mariane. Perché non dovrebbe essere interpretabile come misericordia di Dio il fatto che Maria ci avverta dei rischi che corriamo, anche con frequenza? A chi ricorreremo “noi esuli figli di Eva” se ci  privano della convinzione che Maria intercede per noi, che Maria è "corredentrice"? Ho pensato a Gesù Cristo sul monte delle beatitudini. Magari un giorno qualcuno considererà che anche Nostro Signore non poteva che esser un conferenziere che si metteva sulla cima di un monte per esporre le sue tesi…".
La misericordia come messaggio principale, o il giudizio? I Pastorelli videro l'inferno. Ma se ne è parlato poco questi giorni secondo il web.
"Mi pare evidente che non si voglia più parlare di inferno, di diavolo (ma neppure di morte), si ha forse paura di perdere i fedeli senza pensare che si rischia che i fedeli cosi si perdano realmente. Basta veder i  risultati  del non insegnamento dei novissimi cosa ha portato. Si deve riscoprire il “timor di Dio", la natura del demonio, la realtà del castigo eterno. E naturalmente la dolcissima misericordia di Dio verso i nostri pentimenti e le nostre lotte contro il peccato. Timor di Dio non è “terror di Dio”. Timor di Dio è uno dei sette doni  dello Spirito Santo all’uomo che pensa di farsi Dio, è rispetto verso il Creatore. Che significa questa confusione?".
C'è chi non ha gradito a Fatima altare e candelabri scuri, il Cristo moderno dietro al Papa. Perchè tanta voglia di tradizione nel popolo? 
"Secondo me più che Tradizione, il cosiddetto popolo vuole “verità” vere, valori forti di riferimento in questo mondo malglobalizzato e malevangelizzato. I problemi che oggi riconosciamo son dovuti al fatto che in passato non si è evangelizzato come si doveva. Ma chi ci ascolta? Chi ci legge? Ma soprattutto, chi ha inteso cosa realmente sta succedendo nella Chiesa ? Chi si sentirebbe di dire e spiegare quale strategia è in corso di attuazione e se è corretta o no, guidata o no dallo Spirito Santo?".
Ci dà la sua opinione in proposito?

"In questo Pontificato sembrerebbe prevalere una considerazione di massima che ne ispira alcuni tratti chiave. Sembrerebbe dire: "Riferiamoci alla realtà, non agli ideali della tradizione, E’ insostenibile confermare un magistero rigido, non recepibile ed attuabile secondo i segni di  questi tempi. Per convertire bisogna esser ascoltati, perciò è necessario farsi apprezzare. Per farsi apprezzare è utile avvicinare il mondo reale, lasciandogli immaginare che possa aver ragione, che lo comprendiamo. Comunque si deve smettere di respingere i peccatori e  minacciare punizioni. Si deve piuttosto adattare la prassi dottrinaria alla realtà. Così si potrà prendere tempo e sanare gli errori fatti in passato manifestando una egemonia morale che non dialogava, ma giudicava. Poi, senza esser percepiti come evangelizzatori, potremo convertire ed integrare…". ( Ndr, Ettore Gotti Tedeschi ha approfondito questi concetti in un libro che uscirà nei prossimi giorni: “Dio è meritocratico” –Edizioni Giubilei Regnani) .
In specifico riferendomi a Fatima, mi pare evidente che il messaggio riportato da suor Lucia è dirompente. Così come sembra divergente dal messaggio questa supposta percepita strategia. Il mondo, secondo questa visione apparente del ruolo della Chiesa, è in fiamme, in guerra potenziale. Per far cessare questi rischi e spegnere le fiamme si deve riconciliarlo dialogando. Per riuscire a dialogare si “devono lavare i piedi” di coloro con i quali si vuole e si deve dialogare. Ne consegue che diventano intollerabili le opposizioni tradizionaliste. Chissà, potrebbe esser corretto, anche se noi poveri testoni non lo capiamo. Forse il ragionamento illuminato dallo Spirito Santo potrebbe essere che per salvare il mondo da devastazioni (come proprio a Fatima era stato annunciato) possa esser necessario porre basi di riconciliazione fra tutti, che possano oscurare la Verità solo temporaneamente, e confidando che la misericordia di Dio apprezzi il fine più che i mezzi. Ma perché ciò si realizzi, forse potrebbe essere utile confidare nello Spirito Santo e nel necessario suo dono di “timor di Dio".






IntelligoNews





martedì 16 maggio 2017

La guerra della famiglia e le strategie d’azione della Chiesa.





16-05-2017 - di Stefano Fontana
Pubblichiamo il testo della relazione tenuta a Piangipane (Ravenna) il 10 maggio 2017 in un evento organizzato dall’associazione “Il Seme” all’interno della Festa patronale di san Macario.

Attorno alla famiglia è in atto una guerra. Prima, però, di guardare negli occhi questa guerra, consideriamo brevemente l’importanza della famiglia per la Dottrina sociale della Chiesa. Da questo esame risulterà ancor meglio che si tratti di una vera e propria guerra.

Famiglia e origine della società
La famiglia è una società naturale, la prima società cui l’uomo è naturalmente inserito dalla nascita. Tutte le altre società vengono dopo. La famiglia ha una sua indiscutibile originarietà, a patto che si intenda rispettare l’ordine naturale delle cose. La famiglia non è un “corpo intermedio” tra l’individuo e lo Stato. Questo vorrebbe dire che si dia un individuo non in famiglia, ma ciò non accade. I corpi intermedi sono prodotti dalla libera associazione dei cittadini, ma la famiglia non è viene scelta. All’origine della società non ci sono individui isolati, ma individui-già-in-relazione, individui-in-famiglia. Se si dessero individui isolati, allora la società non sarebbe naturale ma artificiale. Allora varrebbe lo schema del contrattualismo: individui isolati e asociali si mettono d’accordo per dar vita al patto sociale. In questo caso, la società nascerebbe dalla volontà degli individui isolati che l’hanno costituita e, quindi, risponderebbe ad un ordine solo convenzionale, che potrebbe essere cambiato domani. La società, in questo caso, non risponderebbe a nessun disegno naturale e non esprimerebbe nessun ordine oggettivo. La sua organizzazione potrebbe essere cambiata secondo la volontà degli individui che l’hanno artificialmente costituita. Compresa la famiglia, che potrebbe cambiare di stato e diventare anche tra due uomini o tra due donne. Questo accade se all’origine ci sono individui isolati e non la famiglia.

Società e socialità
La famiglia è all’origine della società perché rende possibile la società ed è l’archetipo della socialità. Essa rende possibile la società in quanto permette la procreazione in modo naturale. Essa esprime una socialità primordiale in quanto è un’unione complementare secondo un ordine tra un uomo e una donna. Anche l’unione tra due uomini o tra due donne è una unione, ma non complementare e non secondo un ordine. Non è complementare perché due uomini (o due donne) si sommano e non si completano. Non è secondo un ordine perché non la natura lo prevede, ma solo il desiderio. Senza famiglia non c’è società (la società si estinguerebbe) e non c’è socialità. Le forme di socialità come accoglienza e solidarietà che si vivono in società sono tutte più deboli di quella familiare e quindi da essa derivano. Non è possibile avere socialità nella società, nella politica, nella sanità, nel lavoro, nella scuola … se non c’è la famiglia a produrre in modo naturale e originario la socialità. Per questo la sapienza popolare dice che la famiglia è la cellula della società.

La società e il suo ordine naturale
La famiglia è la società originaria e primordiale, la società naturale. Se si parte dagli individui isolati e magari asessuati (nel senso che per la teoria gender il sesso si dovrebbe decidere anche in seguito in quanto non naturale ma culturale) la società perde il contatto con un suo ordine naturale, che dalla famiglia si trasfonda su tutta la vita sociale. Ciò significa che la famiglia è il baluardo anche della legge morale naturale, ossia dell’dea che le relazioni sociali tra cittadini non siano convenzionali ma esprimano un ordine che diventa prescrittivo per i modi di agire, che esprime cioè una morale sociale. La Dottrina sociale della Chiesa parla di diritto naturale su cui dice di fondarsi. Tale diritto naturale si conosce e si esperimenta soprattutto in famiglia e poi nella società intera. La Dottrina sociale della Chiesa dice che i principi che essa enuncia sono anche di diritto naturale e infatti si vede che la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, il bene comune si conoscono e si esperimentano prima di tutto in famiglia. Senza la famiglia la società dimentica di essere soggetta ad un ordine naturale e quindi si lancia verso tutte le sperimentazioni (e tutte le aberrazioni) basta che siano volute dalla maggioranza che poi, tra l’altro, nelle democrazie moderne è sempre una minoranza.

La crisi della famiglia e la Chiesa “muta”
Sparendo l’orizzonte della legge morale naturale e del diritto naturale la Chiesa perde ogni diritto di fare un discorso rivolto a tutti per il bene della società. La crisi della famiglia rende la Chiesa muta, ossia in grado solo di parlare ai propri fedeli ma non più a tutti gli uomini. Trasforma la Chiesa in una setta. Ciò rende improponibile anche l’intera Dottrina sociale della Chiesa e rompe il rapporto tra Dio creatore e Dio salvatore. Se la famiglia non è naturale e originaria non esprime un disegno sulla natura, disegno che può essere colto con la ragione e anche con la fede, colto cioè da tutti. Questo è il fondamento del dialogo tra credenti e non credenti e del fatto che la Chiesa, quando parla della famiglia e della società, ritiene di dire semplicemente delle verità. Fede e ragione sono collegate dalla verità delle cose, dall’ordine naturale che, se vengono negati in famiglia vengono negati in tutti gli altri campi. Alla Chiesa non verrà riconosciuta nessuna competenza pubblica e, pian piano, anche gli uomini di Chiesa si convinceranno che devono solo accompagnare e non indirizzare.

La dissociazione tra natura e soprannatura
Nella famiglia si incontra la ragione (la famiglia è cellula della società) e la fede (la famiglia è Chiesa domestica). La famiglia è di ordine naturale elevata all’ordine soprannaturale dal sacramento del matrimonio istituito da Gesù come indissolubile. L’amore tra i coniugi diventa figura dell’amore di Cristo per la Chiesa. Nella famiglia natura e grazia si incontrano. Tutte le espressioni della fede cristiana hanno un significato familiare:  Padre, Figlio, Madre, fratelli e sorelle … La sessualità umana viene purificata. La trasmissione della fede avviene prima di tutto in famiglia perché è lì che si dà il collegamento tra le generazioni. Si può allora dire che non solo la società ha bisogno della famiglia ma che anche la Chiesa ha bisogno della famiglia. Se le famiglie non educano più alla fede i seminari si svuotano.
Questo vuol anche dire che se si colpisce la famiglia si colpisce a morte la natura, ma anche la soprannatura. La fede cristiana ha bisogno della natura, senza della quale non ci sarebbe né corruzione né redenzione. Un tempo le ideologie anticristiane colpivano direttamente la religione cristiana e la fede. Oggi preferiscono colpire i suoi presupposti naturali. Non passano così per anticattolici, ottengono l’appoggio di tanti cattolici che collaborano con loro perché non ne vedono l’obiettivo antireligioso, e ottengono meglio il risultato di demolire la religione cattolica, ormai indirettamente più che direttamente. Nella IV Glossa a Fuerbach, Marx diceva che bisognava colpire la famiglia reale se si voleva eliminare la Sacra Famiglia. Ogni volta che oggi si colpisce la famiglia (la vita, la procreazione, il significato vero della sessualità eccetera) in realtà si intende colpire la fede cristiana e specialmente la fede cattolica. Si combatte contro la natura ma la guerra è contro Dio.
Nella attuale guerra della famiglia sono impegnate forze non solo umane ed è questo che la rende una vera e propria guerra.

Un progetto istituzionalizzato
La guerra della famiglia ha oggi superato la soglia della moderazione ed ha assunto caratteristiche assolutamente radicali e drammatiche. Oggi è una guerra istituzionalizzata, nel senso che portata avanti con metodo e sistematicità dalle pubbliche istituzioni. Ciò ha permesso un salto inedito di qualità in senso negativo. La scuola insegna il transumanesimo del gender, i comuni affidano ad associazioni LGBT l’educazione dei bambini e dei giovani, nascono reti tra la pubblica amministrazione che con la scusa di correggere il bullismo discriminano la normalità a vantaggio della anormalità, l’ordine degli psicologi sanziona il professionista che si oppone, l’ordine dei giornalisti fa i corsi di aggiornamento sul gender passandolo per lotta alla discriminazione, la legge Cirinnà obbliga le giunte a fare politiche anche a favore delle famiglie che tali non sono, ai sindaci non è concessa l’obiezione di coscienza, la legge sulle DAT pure non riconosce in modo esplicito l’obiezione di coscienza del medico, i giudici smantellano le leggi fondate su un qualche residuo di diritto naturale, l’Unione europea preme e quasi impone agli Stati membri legislazioni contro la famiglia, l’educazione sessuale è sottratta alla famiglia e assunta dalla scuola che la appalta ad associazioni di parte e che insegnano solo ad usare il preservativo anche nei rapporti omosessuali, gli insegnanti che pongono eccezioni vengono emarginati e colpiti, nessuno si azzarda a parlare e tutti escono dall’aula quanto entrano gli attivisti LGBT, anche se loro dovere sarebbe rimanere in aula, alle scuole parentali si pongono sempre nuovi impedimenti e in qualche nazione europea sono anche vietate. Le istituzioni ormai macinano questo progetto globale antifamiliare al loro interno, mediante l’inerzia dei funzionari. Oggi possiamo dire che lo Stato è contro la famiglia.
La guerra è diventata istituzionale perché i comportamenti innaturali anti-famiglia da eccezioni sono diventati diritti e quindi lo Stato li deve promuovere. E’ ormai diventato non negoziabile fare il contrario dei principi non negoziabili. Ciò ha prodotto il salto negativo di qualità mobilitando le istituzioni contro la famiglia.

Le tre strategie della Chiesa
Di fronte alla guerra della famiglia la Chiesa e il mondo cattolico in genere sta procedendo secondo tre strategie. Vediamole e poi facciamo una scelta.
La prima è di non considerare la guerra della famiglia una guerra. Il mondo va accompagnato, bisogna valorizzare gli elementi positivi che ci sono un tutte le cose e farli crescere verso una maggiore positività. Non servono condanne, non si deve mai dire di no, le manifestazioni di piazza sono inutili prove muscolari. Quando la fede pretende di entrare nel merito delle leggi si trasforma in ideologia e pretende di “manipolare” il mondo. La Chiesa che interviene è una Chiesa che pretende di avere una verità da imporre al mondo, mentre essa deve camminare insieme al mondo verso la verità, dato che Dio si rivela non solo nella Chiesa ma anche nel mondo e i due si muovono su un piano di pariteticità. La rivelazione di Dio non consiste in una dottrina, ma in una esperienza, ed avviene nella nostra esperienza storica, non dall’esterno. Espressioni come natura e ordine naturale esprimono una concezione metafisica e non storica della fede, che è invece incontro e cammino, apertura e tolleranza, integrazione e solidarietà con tutti, costruzione di ponti e non erezione di muri. In base a questa visione le Sentinelle in Piedi vengono osteggiate, le manifestazioni di massa non vengono sostenute e anzi vengono impedite, le scuole parentali non vengono incentivate anzi vengono boicottate. La Dottrina sociale della Chiesa perde il suo status di “corpus dottrinale” e viene intesa come un insieme di buone pratiche orizzontali di accompagnamento delle situazioni divita.
La seconda strategia consiste, al contrario, nella presenza con la consapevolezza che è in atto una guerra per la famiglia. L’intervento per delle leggi buone e contro le leggi cattive merita ancora l’impegno corale dei cattolici, la gerarchia ecclesiastica deve ancora dare indicazioni di morale pubblica su temi tanto importanti come la vita e la famiglia, i laici singoli e organizzati devono combattere in prima linea contro il male che avanza. La natura umana va salvaguardata e protetta perché è il Creato, sui principi della legge morale naturale si deve dialogare con tutti, la grazia non elimina la natura ma la perfezione e su questo si fonda il rapporto tra la fede e la ragione. Questa seconda strategia è quindi della presenza, dell’uso organico e diffuso della Dottrina sociale della Chiesa intesa come un “corpus dottrinale” che orienta una pastorale sociale organica e una azione sociale e politica dei laici avente una propria identità
La terza strategia consiste nel creare delle scialuppe di salvataggio o delle Arche di Noè. Preso atto che lo Stato rende obbligatorio fare il male, occorre uscire dal sistema, creare delle oasi in cui sia possibile ancora fare il bene. Come dopo il diluvio, per mandato divino, Noè costruì l’Arca così oggi bisogna costruire piccole comunità, scuole parentali, associazioni familiari, opere sociali ed economiche che siano veramente libere. Da questo punto di vista anche le scuole paritarie, per fare un esempio nel campo educativo, non sono sufficienti perché dentro il sistema istituzionale. Se il medico, l’insegnante, i genitori, la farmacista, l’infermiera, il sindaco … cattolici sono obbligati a fare il male, bisogna creare della zone di libertà nella verità nell’attesa che il sistema crolli sotto le sue macerie. Perché un sistema costruito sul male non può durare a lungo. Bisogna mettere in salvo il seme per quando il diluvio sarà passato.
A conclusione di questa relazione, vorrei esprimere la mia idea a proposito della strategia. La prima strategia non è una soluzione ma è la connivenza con il male nella scusa che la guerra della famiglia e della natura umana non esiste. E’ una strategia di consegna allo spirito del mondo con la scusa di discernere i segni dei tempi. E’ la volontà di amare il mondo ma indifferenti alla sua verità o falsità. La seconda strategia va quindi mantenuta ma contemporaneamente bisogna anche preparare delle scialuppe di salvataggio e delle Arché di Noé perché la guerra della famiglia si sta facendo acuta, pianificata e istituzionalizzata.

Stefano Fontana





http://www.vanthuanobservatory.org/notizie-dsc/notizia-dsc.php?lang=it&id=2505


Francesco e Medjugorje







di Aldo Maria Valli (16/05/2017)

Volo papale, di ritorno da Fatima. Seduto in fondo, le ginocchia quasi in bocca, riesco a malapena a prendere appunti.

Il papa parla di Medjuogorje. Ascoltiamolo.

«È stata fatta una commissione presieduta dal cardinale Ruini. L’ha fatta Benedetto XVI. Io, alla fine del 2013 o all’inizio del 2014, ho ricevuto dal cardinale Ruini il risultato. Una commissione di bravi teologi, vescovi, cardinali. Bravi, bravi, bravi. Il rapporto Ruini è molto, molto buono. […]. Principalmente si devono distinguere tre cose. Sulle prime apparizioni, quando [i veggenti] erano ragazzi, il rapporto più o meno dice che si deve continuare a investigare. Circa le presunte apparizioni attuali, il rapporto ha i suoi dubbi. Io personalmente sono più cattivo: io preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora. Questa non è la mamma di Gesù. E queste presunte apparizioni non hanno tanto valore. E questo lo dico come opinione personale. Ma chi pensa che la Madonna dica: “Venite che domani alla tale ora dirò un messaggio a quel veggente”, no! [Nel rapporto Ruini si] distinguono le due apparizioni. E, terzo, il nocciolo vero e proprio del rapporto Ruini: il fatto spirituale, il fatto pastorale, gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita. Per questo non c’è una bacchetta magica, e questo fatto spirituale, pastorale, non si può negare. Adesso, per vedere le cose con tutti questi dati, con le risposte che mi hanno inviato i teologi, si è nominato questo vescovo [l’arcivescovo polacco monsignor Henryk Hoser, ndr], bravo, bravo, bravo, perché ha esperienza, per vedere la parte pastorale come va. E alla fine si dirà qualche parola».

Prendere appunti con le ginocchia in bocca non è entusiasmante, specie dopo una faticosa giornata di lavoro. Dunque la lucidità è quella che è. Però, appena il papa finisce di parlare, penso a tutte le persone che vogliono bene alla Madonna di Medjugorje, a tutte quelle che si recano là in pellegrinaggio per pregare, per chiedere grazie. Come si sentiranno, adesso, dopo che Francesco ha espresso la sua opinione? È la mia opinione personale, dice lui. Sì, ma è quella del papa, non di un fedele qualunque!

C’è una parola che papa Bergoglio usa spesso, ed è tenerezza. Ecco: non mi sembra che in questo caso abbia dimostrato tenerezza verso i fedeli che credono nella Madonna di Medjugorje. È chiaro che lui non ci crede, ma forse, per rispetto verso la spiritualità di tante persone, avrebbe potuto dirlo diversamente. Invece è stato duro, quasi sarcastico. Perché?

Ma entriamo nel merito. Secondo Francesco, la Madonna non può lanciare un messaggio ogni giorno, alla stessa ora, per così tanto tempo, per anni e anni. Però non spiega il motivo di questa impossibilità. Ma non è proprio lui, papa Francesco, a dire sempre che il nostro Dio è il Dio delle sorprese e che non dobbiamo ingabbiarlo dentro le nostre categorie mentali? Perché questa storia dei messaggi quotidiani non potrebbe essere una delle sorprese di Dio? Che cosa vieta alla Madonna, se lo vuole, se lo ritiene necessario, di apparire ogni giorno, per tanti anni?

Francesco dice: io preferisco la Madonna madre, non la Madonna a capo di un ufficio telegrafico. Ebbene: non può essere che la Madonna abbia ritenuto di intervenire tante volte, con tanta puntualità, proprio in quanto madre?

Il papa farebbe bene a essere duro se la Madonna dicesse cose assurde, incompatibili con la fede cristiana. Ma siccome dice cose sensate, inattaccabili sul piano dei contenuti, perché stroncarla? Solo perché interviene spesso? Eppure Francesco, che cita spesso l’esempio delle mamme e delle nonne, dovrebbe sapere che quando una mamma è preoccupata per i figli non si fa tanti problemi: anche se è lontana, se occorre, telefona ogni giorno, anche più volte al giorno, anche per anni e anni, e non si stanca mai.

E veniamo all’attenzione pastorale. Francesco è il primo a dire che a Medjugorje i frutti sono buoni. Domanda: questa bontà dei frutti non gli fa venire in mente che forse quelle apparizioni non sono da liquidare tanto facilmente? Come fa Dio a consentire che nascano frutti buoni da un albero se quell’albero non è connotato da autenticità e verità?

E poi: Francesco dice che bisognerà occuparsi della cura dei fedeli, ed è giusto. Ma come si può intraprendere serenamente un lavoro di affiancamento spirituale e di cura pastorale dopo che il papa, il papa in persona, ha stroncato il fenomeno da cui tutto nasce? La cura pastorale potrà anche essere eccellente, ma di fatto, con il suo intervento, il papa ha compromesso tutto. O no?

Il papa è ovviamente liberissimo di pensarla come vuole, e nessuno mette in dubbio che le sue convinzioni siano il frutto di serie riflessioni. Tuttavia mi chiedo: un padre, tenero e sollecito verso i figli, non dovrebbe porsi il problema delle conseguenze delle sue parole, e anche del tono delle sue parole, sull’anima dei figli?

Ripeto: perché quel tono sarcastico, che non ammette repliche? Perché quella durezza? Eppure Francesco, quando si tratta di coloro che sono lontani dalla Chiesa e dalla fede, sa essere molto premuroso e affettuoso. Quando si tratta di esprimere vicinanza al non credente, quando si tratta di trovare attenuanti, è davvero molto tenero e sollecito. Invece, in questo caso, eccolo con un volto diverso.

Mentre scendo dall’aereo, con le gambe anchilosate, queste domande mi frullano nella mente e nel cuore.

Arrivo trafelato in redazione. Devo fare i servizi per l’edizione della notte e del mattino del telegiornale. Accendo il computer e nella posta elettronica trovo la mail di un amico teologo. Scrive: «Caro Aldo, sul tema della Madonna “postina” il papa ha fatto dell’ironia sciocca. Il problema dell’autenticità delle apparizioni mariane non è quello di controllare quante volte Ella appare o di stabilire un numero chiuso o massimo di apparizioni, al di là del quale la Madonna non deve apparire o le apparizioni non sono autentiche. Ella è liberissima di fare come crede e, se lo ritiene utile per noi, di apparire anche tutti i giorni. Bisogna piuttosto controllare il valore dottrinale dei messaggi. Ora è notorio che i messaggi di Medjugorje sono tutti perfettamente ortodossi. Il papa non legge tutti i giorni la Parola di Dio sul suo breviario? E che cosa fa la Madonna, se non trasmetterci la Parola di Dio? Ma ringraziamo il cielo che Ella parla tutti i giorni e approfittiamo dei suoi messaggi!».

Dunque le mie domande non sono solo mie. E non sono nate dal fatto che, mentre il papa parlava, ero proprio scomodo oltre che stanco morto.

Continuo a pensarci. Magari mi sfugge qualcosa.

Aldo Maria Valli
















lunedì 15 maggio 2017

L’arcivescovo Crepaldi: oggi è minacciata la natura umana. Parte il Corso online di Dottrina sociale della Chiesa.






12-05-2017 - di Riccardo Cascioli

Intervista di Riccardo Cascioli

«C’è un attacco senza precedenti alla natura umana, una sfida tale che richiede urgentemente una formazione sistematica dei laici alla Dottrina sociale della Chiesa». Lo afferma monsignor Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste e Presidente dell’Osservatorio internazionale cardinale Van Thuân per la Dottrina sociale della Chiesa, presentando l’iniziativa di un videocorso a cui è possibile iscriversi da oggi sul nostro sito. Il corso è organizzato insieme da La Nuova Bussola Quotidiana e dall’Osservatorio Van Thuân e si svolge in due sessioni da sei video-lezioni ciascuna (clicca qui per conoscere la struttura del corso).

Tutte le lezioni sono svolte da monsignor Crepaldi, un impegno eccezionale per l’arcivescovo di Trieste anche se in linea con il suo lungo servizio alla Chiesa, sempre giocatosi sui temi sociali: prima presso l’Ufficio nazionale della CEI, poi come Sottosegretario e come Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ora come Presidente della Commissione “Caritas in Veritate” della CCEE (le Conferenze episcopali europee), senza contare l’attività dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân.

Eccellenza, questa iniziativa non è però soltanto la prosecuzione del suo curriculum, giusto?

In effetti, tutto quanto maturato finora mi rende consapevole dell’urgenza di ritornare ad una formazione sistematica dei laici alla Dottrina sociale della Chiesa considerata come un “corpus dottrinale” e non semplicemente come l’indicazione di buone pratiche orizzontali.

Da cosa nasce questa urgenza?

Non era mai capitato che la stessa natura umana fosse messa in pericolo in modo istituzionalizzato da parte di molte forze alleate tra loro. La minaccia, in questo nostro tempo, non riguarda più questo o quell’aspetto della giustizia sociale, ma la possibilità stessa che la famiglia, la procreazione naturale e, come ripeto, la stessa natura umana, possano essere salvaguardate anche in futuro. Si può dire quindi che la mia convinzione sia determinata dall’urgenza  e dalla gravità delle sfide che ci attendono.

Come valuta l’utilizzo oggi della Dottrina sociale della Chiesa da parte dei cattolici?
Tra breve uscirà un mio libro dal titolo “La Chiesa italiana e il futuro della pastorale sociale” (Cantagalli). In esso faccio un esame dello sviluppo della pastorale sociale in Italia dal Concilio a noi e, in modo particolare, rifletto sull’utilizzo della Dottrina sociale della Chiesa. Da quando, nel 1991, i vescovi italiani hanno pubblicato il documento “Evangelizzare il sociale” – al quale io stesso avevo lavorato a lungo come direttore dell’ufficio nazionale della CEI - ad oggi molte cose sono cambiate, fuori della Chiesa e dentro la Chiesa. Quello era un “direttorio di pastorale sociale”; oggi, per molti motivi, un documento simile è impensabile. E’ avanzata la secolarizzazione e le posizioni all’interno della Chiesa stessa si sono diversificate, soprattutto per quanto riguarda il rapporto Chiesa-mondo. Bisogna quindi impostare le cose in modo da tenere conto di questi cambiamenti senza perdere la sostanza.

Può anticiparci alcune sue considerazioni in merito? 

Penso che, in questa fase, bisogna riconoscere che una pianificazione dell’insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa condotta dal centro – come era in fondo accaduto con “Evangelizzare il sociale” – non sia praticabile, per una serie di motivi sia sociologici sia legati a certi filoni dello sviluppo teologico. Inoltre si assiste all’emergere di un nuovo ruolo dei laici che spesso si assumono in toto la responsabilità di rendere fattivamente presente la Dottrina sociale della Chiesa nelle emergenze: pensiamo all’impegno per la vita o per la famiglia portato avanti da gruppi di laici autonomamente. Credo quindi che la via da seguire sia di alimentare la nascita e lo sviluppo di “piccole comunità creative” che dal basso si riapproprino del patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa, compreso nella sua organicità, non frammentato, non appiattito sull’orizzontale, inteso e vissuto in modo alto e consapevole. Queste realtà non nascono da decreti ecclesiastici, nascono dalla base del nostro popolo cristiano. Devono però essere alimentate, da qui il senso della Scuola che inaugurerò con la Nuova Bussola Quotidiana.

L’Osservatorio Cardinale Van Thuân che lei dirige ha già fatto diverse esperienze di Scuole di Dottrina sociale della Chiesa in Italia. La sua si aggancia a queste esperienze?

Il nostro Osservatorio ha messo a punto un format di Scuola di Dottrina sociale della Chiesa che è stato apprezzato laddove è già stato realizzato. Lo stiamo anche estendendo in nuove esperienze formative in giro per l’Italia. Anche le mie lezioni si ispireranno a quella formula. Essendo io un vescovo, e rimanendo tale anche svolgendo questo servizio, insisterò particolarmente sugli aspetti che collegano la Dottrina sociale della Chiesa con la vita della Chiesa. Credo infatti che questo soprattutto manchi oggi. La Dottrina sociale della Chiesa non è un elenco di cose da fare, è dentro fino al collo nella missione di annuncio di Cristo nelle realtà temporali, ossia nella missione della Chiesa in base alla sua essenza. Le mie lezioni non mireranno a formare il politico, ma a formare il cristiano, per aiutarlo a rendersi capace di una testimonianza e di una azione sociale a tutto tondo cristiana. Insisterò molto, soprattutto nella prima sessione, sul Rapporto della Dottrina sociale con la dottrina della fede, con i dogmi, con le varie forme di vita della Chiesa. Infatti la Dottrina sociale viene detta “della Chiesa” non a caso, il suo soggetto dovrebbe essere l’intera comunità ecclesiale.

Di quali strumenti si avvarrà per le sue video-lezioni?

Di strumenti molto semplici, ma efficaci. Le mie lezioni frontali saranno completate da slides che si intervalleranno alle mie parole, mentre in rete sarà disponibile il testo scritto delle lezioni stesse e altro materiale didattico di completamento. I frequentanti potranno anche inviare delle domande a cui risponderò in una lezione finale suppletiva. E’ importante notare che non si tratta di una serie di conferenze, ma di un disegno organico, un unico discorso. Non ci saranno tecnicismi, l’importante sarà capirci, in modo semplice ma profondo nello stesso tempo, sul valore del patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa, che non dobbiamo assolutamente dimenticare o sminuire.






PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI VEDI QUI




http://www.vanthuanobservatory.org/notizie-dsc/notizia-dsc.php?lang=it&id=2504