venerdì 16 gennaio 2026

Mons. Schneider chiede a Papa Leone XIV una «costituzione apostolica» per liberare la Santa Messa tradizionale



Vi proponiamo – in nostra traduzione – l’articolo pubblicato il 15 gennaio sul sito InfoVaticana in cui si riporta la proposta che mons. Athanasius Schneider O.R.C., Vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana, ha avanzato a Papa Leone XIV di promulgare una costituzione apostolica (di rango, quindi, superiore ad un motu proprio) per regolare la coesistenza tra la forma antica e la forma moderna del Rito Romano, da intendersi entrambe come due forme ordinarie.

Questa notizia è stata rivelata dallo stesso mons. Schneider durante un’intervista con Christopher P. Wendt, trasmessa in diretta il 14 febbraio sul canale YouTube della Confraternity of Our Lady of Fatima (QUI e in calce).

Lorenzo V.




Mons. Athanasius Schneider O.R.C., Vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana (Kazakistan), ha affermato di aver proposto personalmente a Papa Leone XIV la promulgazione di una costituzione apostolica sulla Santa Messa tradizionale per «regolarizzare» la coesistenza dei due usi del Rito Romano ed eliminare restrizioni come quelle imposte dalla lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes sull’uso dei libri liturgici anteriori al Concilio Vaticano II. In un’intervista con Christopher P. Wendt (Confraternity of Our Lady of Fatima), mons. Schneider sostiene che non sarebbe opportuno rispondere con un «anti-motu proprio», ma elevare la questione a un testo più solenne e con norme giuridiche chiare (QUI).

«Non un anti-motu proprio, ma un documento più solenne»


Mons. Athanasius Schneider spiega che, a lungo termine, la soluzione non sarebbe quella di «annullare direttamente» la lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes, ma di un atto giuridico di rango superiore a un motu proprio. Secondo il suo approccio, Papa Leone XIV dovrebbe promulgare un documento «al di sopra» di questo tipo di testi per stabilire un quadro nuovo e stabile.

Nelle sue parole, lo scopo sarebbe una «regolarizzazione solenne» che garantisca la completa libertà e una «coesistenza pacifica» di entrambe le forme, «senza limitazioni né impedimenti».

Cosa cambierebbe nella pratica: limite al potere restrittivo dei Vescovi

Il punto più concreto dell’argomentazione è giuridico e pastorale: mons. Athanasius Schneider afferma che, se il Papa stabilisse per legge pontificia tale quadro, un Vescovo non potrebbe vietare o limitare la celebrazione della liturgia tradizionale laddove un sacerdote volesse celebrarla legittimamente.

Nel dialogo viene citato il caso di Charlotte (Carolina del Nord, USA) come esempio di recenti conflitti sulle celebrazioni del Missale Romanum del 1962. La tesi di mons. Atanasius Schneider è che il nuovo testo dovrebbe stabilire che il Vescovo non avrebbe «più diritto» di limitare la forma tradizionale che di proibire il Novus Ordo.

«Due forme ordinarie», non «straordinaria»


Mons. Athanasius Schneider va oltre il linguaggio abituale successivo alla lettera apostolica in forma di «motu proprio» Summorum Pontificum sull’uso straordinario della forma antica del Rito Romano e sostiene che entrambe dovrebbero essere considerate forme ordinarie del Rito Romano, non una «straordinaria». Con ciò cerca di rafforzare l’idea di un diritto stabile dei sacerdoti e dei fedeli di celebrare e assistere alla liturgia tradizionale.

Perché propone una costituzione apostolica


Mons. Athanasius Schneider sostiene che una costituzione apostolica è una delle forme più solenni del magistero e del governo pontificio e può incorporare norme giuridiche. Per questo la ritiene più adeguata di un motu proprio per chiudere definitivamente il conflitto.

Come esempi, cita che San Pio V promulgò il Missale Romanum dopo il Concilio di Trento mediante una costituzione apostolica e che San Paolo VI fece lo stesso promulgando il Missale Romanum del 1969.

È chiaro che la tensione liturgica non si risolverà con slogan o colpi di scena, ma con decisioni chiare e stabili che riportino la pace e la giustizia nella vita concreta delle Parrocchie. Per ora, non resta che aspettare con pazienza per vedere come si evolverà la questione della liturgia.





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