sabato 17 gennaio 2026

Dinamismo pastorale, il grimaldello usato per sovvertire la dottrina






by Aldo Maria Valli 17 gen 2025



In un recente colloquio con katholisch.de il teologo tedesco Klaus Vellguth presenta la sinodalità non solo come un metodo, ma come il futuro stesso della Chiesa.

Vellguth, professore di teologia pastorale presso la Facoltà di Teologia di Treviri, direttore dell’Istituto di Missiologia e direttore delle riviste di teologia pastorale “Anzeiger für die Seelsorge” e “Diakonia”, di recente ha presentato a papa Leone diversi suoi commenti ai documenti del Concilio Vaticano II e sebbene affermi che i suoi testi non hanno influenzato le catechesi che Prevost sta dedicando al Vaticano II, non si può fare a meno di porsi qualche domanda, specie dopo che lo stesso Vellguth ha detto che il papa “ha accolto i libri con grande interesse”.

Le osservazioni del teologo tedesco meritano un attento esame da parte dei cattolici impegnati a preservare l’identità dottrinale e sacramentale della Chiesa.

Al centro dell’argomentazione di Vellguth c’è un’affermazione rivelatrice: “Oggi non si tratta più di definire e difendere in modo speculativo quante più verità astratte di fede, ma di comprendere e sperimentare la Chiesa come una forza dinamica”.

Evidente la falsa dicotomia che Vellguth stabilisce tra definizione dottrinale ed esperienza ecclesiale vissuta. La Chiesa non ha mai inteso l’articolazione del dogma come un mero esercizio speculativo o astratto. Dal Concilio di Nicea, così come da Trento e dal Vaticano I la chiarezza dottrinale è stata perseguita proprio perché erano in gioco le anime. La Chiesa definisce la verità non come un passatempo accademico, ma come una necessità pastorale.

Sostenere che la Chiesa debba ora andare oltre “la definizione e la difesa delle verità di fede” implica che tale attività sia obsoleta, sterile o addirittura di ostacolo per la missione. Eppure la Scrittura e la Tradizione testimoniano il contrario. San Paolo esorta Timoteo a “custodire il deposito della fede” (1 Tm 6,20), e san Vincenzo di Lerino insegna che lo sviluppo autentico preserva l’identità “secondo la stessa dottrina, lo stesso senso e lo stesso giudizio”.

Vellguth descrive ripetutamente la Chiesa come “dinamica”, “in cammino” e in un costante processo di divenire. Ma, sebbene la Chiesa si muova certamente nella storia, la teologia cattolica ha sempre insistito sul fatto che essa si fonda su qualcosa di immutabile: la rivelazione divina affidata una volta per tutte agli apostoli.

Il pericolo di enfatizzare eccessivamente il dinamismo è disastroso. Una Chiesa definita principalmente dal processo storico piuttosto che dalla verità diventa indistinguibile dal mondo che essa dovrebbe cercare di evangelizzare. Quando il “camminare insieme” diventa la categoria ecclesiale primaria, sorgono inevitabili le domande: verso quale destinazione e secondo quale regola?

I modernisti hanno lavorato a lungo per rimuovere i punti di riferimento dottrinali, e oggi la sinodalità sta degenerando in un proceduralismo ecclesiale in cui il consenso sostituisce la verità e l’inclusione prende il posto della conversione.

Vellguth, definendo la sinodalità come un “contromodello rispetto a un sistema eurocentrico e feudale”, utilizza una retorica pseudo-politica che è diventata un segno distintivo del clero e dei teologi sinodali, ma così facendo distorce la realtà storica della Chiesa. La costituzione gerarchica della Chiesa non è un artefatto medievale europeo, ma un’istituzione di matrice divina. Cristo non ha fondato un processo, ma una struttura dotata di apostoli, successori, autorità sacramentale e magistero autorizzato a insegnare con autorità vincolante.

Vellguth parla con disprezzo di un passato segnato a suo giudizio da una “mania religiosa unilateralmente ortodossa”. Apprendiamo così che per questo quotato teologo i nostri sforzi di obbedire alla fede che Cristo ci ha trasmesso attraverso i suoi apostoli e la Chiesa non sono altro che “mania religiosa” e che l’ortodossia, la retta fede, è solo il frutto di una cultura che va superata. Ma l’ortodossia non è un’ossessione, bensì la condizione stessa dell’autentica ortoprassi. Senza verità, la pratica scade nell’attivismo e l’emozione nel sentimentalismo.

Quando Vellguth definisce il Concilio Vaticano II come la “metanarrativa” della Chiesa per il XX e il XXI secolo fa ricorso a un linguaggio teologicamente impreciso e, ancora una volta, pericoloso. Dal momento che il Vaticano II si è oggettivamente rivelato catastrofico nelle sue conseguenze, non si può affermare in modo plausibile che sia stato opera dello Spirito Santo, tanto più che i suoi documenti contraddicono sotto molti aspetti concili, dottrine e dogmi precedenti.

La vera metanarrazione della Chiesa, se vogliamo usare questo termine, è l’Incarnazione, è la Passione, è la Risurrezione, è la fedele trasmissione della rivelazione divina. I fedeli devono rifiutare il Vaticano II e la sua reinterpretazione ideologica della fede cattolica. Lungi dall’essere “la stella polare della Chiesa”, come di recente ha detto Leone, il Concilio è uno strumento che è stato ed è utilizzato per lo smantellamento e la reinvenzione della verità.

Vellguth insiste sul fatto che la sinodalità previene “cricche divisive e scismi”, ma la storia suggerisce il contrario. L’unità nella Chiesa non è mai stata raggiunta attraverso un metodo procedurale, ma attraverso l’adesione condivisa alla verità. Gli scismi non nascono da un eccesso di dottrina, ma dall’ambiguità dottrinale. La crisi ariana non fu risolta da sessioni di ascolto, ma da una definizione dogmatica. E, per la cronaca, i cattolici tradizionali non sono in scisma. Lo è piuttosto la cosiddetta “Chiesa sinodale”.

La vera unità non si negozia, ma si riceve, perché scaturisce dalla stessa fede, dagli stessi sacramenti e dalla stessa legge morale.

Klaus Vellguth presenta la sua visione di una “Chiesa sinodale” come futuro inevitabile. Che Dio abbia pietà! Una Chiesa che minimizza la definizione dottrinale a favore del dinamismo esperienziale baratta la solidità della rivelazione con la volatilità della rilevanza culturale e non è la vera Chiesa cattolica.

La Chiesa deve certamente coinvolgere il mondo, ma deve farlo chiamandolo al pentimento e alla conversione, non trattandolo come un laboratorio di sperimentazione ecclesiale. La sinodalità non è e non può essere autenticamente cattolica. Punto.

La Chiesa non percorre la storia senza meta. Cammina verso il Regno, guidata non dal dialogo, ma dalla Verità: immutabile, esigente e salvifica.

radicalfidelity





Nessun commento:

Posta un commento