martedì 22 ottobre 2019

San Paolo docet: "non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni"



S. Nicola distrugge gli Idoli pagani, Monastero di Esphigmenou





dal blog Scuola Ecclesia Mater

Ciò che dovrebbe fare ogni cristiano, degno di questo nome, è abbattere e distruggere i nuovi idoli pagani quando questi sono utilizzati non a titolo di conservazione storica del proprio passato (ad es. in un museo), ma come divinità a cui prestare culto e venerazione, per giunta in luoghi cristiani.


Nicola Malinconico, S. Benedetto abbatte gli idoli a Montecassino,
 1690-1710, Abbazia, Montecassino



G. Velasco, S. Benedetto distrugge l'idolo di Apollo,



Lode perenne agli impavidi giovani cattolici che, intrepidi e con sprezzo del pericolo di subire persecuzioni, hanno rapito le statue della divinità pagana di Pachamama, che avevano contaminato con il loro lezzo diabolico la chiesa romana di S. Maria in Traspontina. La chiesa, certo, andrebbe riconsacrata ed offerta una messa di espiazione perché in essa divinità pagane sono state celebrate. Non diversamente anche San Pietro.



 XVIII sec., chiesa di S. Biagio, Nicosia



Ma almeno quella chiesa romana, grazie a giovani coraggiosi, è stata mondata dalla presenza demoniaca di Pachamama.
S. Paolo ammoniva i cristiani di Corinto a non entrare in comunione con gli idoli e con coloro che adorano gli idoli: "i sacrifici dei pagani sono fatti a demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni" (1 Cor. 10, 20-21).



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lunedì 21 ottobre 2019

SUMMORUM PONTIFICUM, A ROMA IN PELLEGRINAGGIO: 25-27 ottobre 2019




Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, vi diamo notizia di un appuntamento importante che avrà luogo questa settimana a Roma. E ben volentieri pubblichiamo alcune informazioni su questo evento. Buona lettura.


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INIZIA VENERDÌ IL PELLEGRINAGGIO INTERNAZIONALE
SUMMORUM PONTIFICUM 2019


Proprio in questo fine settimana, e precisamente da venerdì 25 ottobre, si svolgerà a Roma l’annuale Pellegrinaggio Internazionale del Populus Summorum Pontificum, che ha raggiunto la sua ottava edizione.

Il pellegrinaggio, che quest’anno sarà guidato da S. E. R. Mons. Dominique Rey, Vescovo di Fréjus-Toulon, prenderà dunque avvio venerdì 25 ottobre 2019, con la VIA CRUCIS che si terrà nella chiesa di S. Luigi dei Francesi. Il clou sarà, come sempre, la grande PROCESSIONE e il PONTIFICALE in S. Pietro sabato 26 ottobre; i pellegrini potranno poi darsi l’arrivederci al 2020 domenica 27 ottobre con il PONTIFICALE della Festa di Cristo Re che Mons. Rey celebrerà nella chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini.



Il pellegrinaggio del Populus Summorum Pontificum porta ogni anno a Roma, e proprio in San Pietro, migliaia tra fedeli e sacerdoti attaccati alla liturgia tradizionale: una comunità diffusa in tutto l’orbe cattolico, composta in larga parte da giovani, sempre più consapevole della propria vitalità e sempre più grata di poter costituire quello che è stato felicemente chiamato Populus Summorum Pontificum, il popolo del Summorum Pontificum, con evidente riferimento al Motu Proprio con cui nel 2007 Benedetto XVI liberalizzò la celebrazione della S. Messa gregoriana (che molti chiamano “Messa tridentina” o, più icasticamente ancora, “Messa in latino”). Una liturgia non solo mistagocicamente efficacissima, ma anche pienamente espressiva della fede cattolica incorrotta e “tutta intera”: oggi, dunque, particolarmente preziosa. Per cui si potrebbe considerare significativo, per non dire provvidenziale, che il Pellegrinaggio – che si tiene sempre l’ultima domenica di ottobre – quest’anno coincida con le giornate conclusive del Sinodo Panamazzonico. Sarà un’occasione in più per far udire la voce orante dei tanti cattolici che pregano perché la Chiesa superi presto la grave crisi che l’attanaglia. Dunque un’occasione da non perdere: per tutti, ma soprattutto per i romani e per coloro che potranno raggiungere agevolmente Roma almeno nella giornata di sabato 26, quando il popolo fedele scenderà nuovamente per le vie dell’Urbe e potrà recarsi a pregare sulla tomba dell’Apostolo con le parole della millenaria ed universale tradizione liturgica della Chiesa. Un bel modo per dimostrare che il sensus fidei del popolo non si è ancora spento, e saprà difendere con amore le verità della fede e la grandezza del sacerdozio cattolico.




Ma ecco, più in dettaglio, il programma della tre giorni romana:

Venerdì 25 ottobre

15,45, chiesa di San Luigi dei Francesi, Piazza di S. Luigi dei Francesi: VIA CRUCIS (a cura dell’Istituto del Buon Pastore – IBP).
17,15, Basilica di Santa Maria ad Martyres (Pantheon), Piazza della Rotonda: S. MESSA DI APERTURA DEL PELLEGRINAGGIO (a cura dei Norbertini di Godollo e cantata dalla schola della chiesa di San Michele di Budapest)


Sabato 26 ottobre

9,30, Basilica di San Lorenzo in Damaso, Piazza della Cancelleria, 1: ADORAZIONE EUCARISTICA (a cura del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum – CNSP) e confessioni.
10,30, a partire dalla Basilica di San Lorenzo in Damaso, Piazza della Cancelleria, 1: PROCESSIONE SOLENNE VERSO SAN PIETRO, guidata da S.E.R. Mons. Rey. La processione attraverserà Ponte S, Angelo e via della Conciliazione.
12,00, Basilica di S. Pietro in Vaticano: S. MESSA PONTIFICALE ALL’ALTARE DELLA CATTEDRA, celebrata da S.E.R. Mons. Rey; coro diretto dal maestro Aurelio Porfiri.

Domenica 27 ottobre
9,30, chiesa dei Santi Nomi di Gesù e Maria, Via del Corso, 45: S. MESSA DELLA FESTA DI CRISTO RE(a cura dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote – ICRSS).
11,00, chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, Piazza della Trinità dei Pellegrini, 1: S. MESSA PONTIFICALE DELLA FESTA DI CRISTO REcelebrata da S.E.R. Mons. Rey (a cura della Fraternità Sacerdotale S. Pietro – FSSP).
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La partecipazione al pellegrinaggio ed agli eventi che ne compongono il programma è gratuita: non è richiesta alcuna iscrizione o registrazione.

Anche quest’anno, come già nelle edizioni precedenti, al programma del Pellegrinaggio si associano alcuni eventi complementari. Eccoli:

Venerdì 25 ottobre, h. 10,00, Aula Magna dell’Augustinianum, v. Paolo VI, 25: CONVEGNO SUMMORUM PONTIFICUM organizzato da Paix Liturgique. Interverranno Natalia Sanmartin Fenollera, Padre John Zuhlsdorf, Don Nicola Bux, Rubén Peretó Rivas, João Silveira. Per informazioni: contact@paixliturgique.org.

Venerdì 25 ottobre
, h. 20,00, in luogo da destinarsi: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “THE CASE FOR LITURGICAL RESTORATION” a cura della Foederatio Internationalis Una Voce – FIUV. Per informazioni: secretary@fiuv.org.

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domenica 20 ottobre 2019

Il Dottore che ha studiato le esperienze di pre-morte





Sono i casi di cui parla il dottor Theillier, medico che ha studiato i miracoli di Lourdes




Il dottor Patrick Theillier conosce bene i fenomeni soprannaturali. Cattolico convinto e impegnato, ha lavorato per dieci anni come medico dell’Ufficio delle Constatazioni Mediche del santuario di Lourdes. Insieme ad altri medici, non necessariamente credenti, si è impegnato a verificare scientificamente il carattere umanamente inspiegabile delle guarigioni ottenute per intercessione di Nostra Signora di Lourdes.

Ed è proprio a partire dalle conclusioni elaborate da questo Ufficio che è stato possibile alla Chiesa giungere al riconoscimento di alcuni miracoli. Una guarigione inspiegabile è dichiarata miracolo quando l’autorità ecclesiastica competente vi riconosce un segno della potenza e dell’amore di Dio presente nella vita degli uomini, in grado di fortificare la fede del popolo cristiano.

In “Quando la mia anima uscì dal corpo” (edizioni San Paolo) il dottor Theillier studia le esperienze di pre-morte, o avvenute “ai confini della morte” (conosciute con la sigla inglese NDE, Near-Death Experiences).




1) “HO FATTO UN VIAGGETTO IN CIELO”


Nel 2010 Todd Burpo, un pastore della chiesa metodista del Nebraska, negli Stati Uniti, scrisse un piccolo libro, Heaven Is for Real, il Paradiso per davvero, nel quale raccontò la NDE di suo figlio Colton: «Ha fatto un viaggetto in Cielo» nel corso di un’operazione di peritonite alla quale è sopravvissuto. La storia è particolare perché Colton aveva solo 4 anni quando il fatto accadde, e ha raccontato la sua esperienza, ai genitori stupiti, in maniera occasionale e frammentaria. Le NDE dei bambini sono le più toccanti perché sono le meno inquinate, le più vere; si potrebbe dire: le più vergini.

Pre-Morte più autentica nei bambini


Il pediatra dottor Melvin Morse, direttore di un gruppo di ricerca sulle esperienze di pre-morte all’Università di Washington, dice:

«Le esperienze di pre-morte dei bambini sono semplici e pure, non inquinate da nessun elemento di carattere culturale o religioso. I bambini non rimuovono queste esperienze come fanno sovente gli adulti, e non hanno difficoltà a integrare le implicazioni spirituali della visione di Dio».

“La’ gli angeli hanno cantato per me”
Ecco dunque il riassunto del racconto fatto da Colton come è riportato nel libro Heaven Is for Real. Quattro mesi dopo la sua operazione, passando in auto vicino all’ospedale dove era stato operato, a sua mamma che gli domanda se se ne ricorda, Colton risponde con una voce neutra e senza esitazione: «Sì, mamma, me ne ricordo. È là che gli angeli hanno cantato per me!». E con un tono serio aggiunge: «Gesù ha detto loro di cantare perché io avevo molta paura. E dopo andava meglio». Stupito, suo padre gli domanda: «Vuoi dire che c’era anche Gesù?». Il bambino facendo un cenno affermativo col capo, come se confermasse una cosa del tutto normale, dice: «Sì, c’era anche lui». Il padre gli domanda: «Dimmi, dov’era Gesù?». Il bambino risponde: «Ero seduto sulle sue ginocchia!».

La descrizione di Dio


Come è facile immaginarsi i genitori si domandano se tutto ciò sia vero. Ora, il piccolo Colton rivela che aveva lasciato il suo corpo durante l’operazione, e lo prova descrivendo con precisione ciò che ciascuno dei genitori stava facendo in quel momento in un’altra parte dell’ospedale.

Stupisce i suoi genitori descrivendo il Cielo con dei particolari inediti, corrispondenti alla Bibbia. Descrive Dio come veramente grande, veramente grande; e dice che ci ama. Dice che è Gesù che ci riceve in Cielo.

Non ha più paura della morte. Lo rivela una volta a suo padre che gli dice che rischia di morire se attraversa la strada correndo: «Che bello! Vuol dire che tornerò in Cielo!».

L’incontro con la Vergine Maria


In seguito risponderà sempre con la stessa semplicità alle domande che gli pongono. Sì, ha visto degli animali in Cielo. Ha visto la Vergine Maria inginocchiata davanti al trono di Dio, e altre volte vicino a Gesù, che ama sempre come fa una mamma.


2) IL “TUNNEL” DEL NEUROCHIRURGO


Il dottor Eben Alexander, neurochirurgo americano, specialista del cervello, non credeva assolutamente ad una vita dopo la morte. Era scettico: per lui, tutti i racconti di NDE erano deliri e stupidaggini. Nel 2008 ebbe una meningite fulminante che gli fece cambiare idea. Dapprima in un articolo del settimanale americano Newsweek, e poi in un libro, racconta la sua esperienza di pre-morte. Un viaggio che l’ha convinto dell’esistenza di una vita dopo la morte.

“Ero in una dimensione più vasta dell’universo”


Quattro anni fa i medici dell’ospedale generale di Lynchburg, in Virginia, dove lui lavorava, gli hanno diagnosticato una rara forma di meningite batterica, che colpisce generalmente i neonati. Le possibilità di uscirne senza cadere in uno stato vegetativo erano deboli, e divennero nulle già al pronto soccorso.

«Ma mentre i neuroni della mia corteccia venivano ridotti all’inattività completa, la mia coscienza, liberata dal cervello, percorse una dimensione più vasta dell’universo, una dimensione che non mi ero mai nemmeno sognato e che sarei stato felice di poter spiegare scientificamente prima di sprofondare nel coma. Ho fatto un viaggio in un ambiente riempito di grandi nuvole rosa e bianche… Molto sopra queste nuvole, nel cielo, volteggiavano in cerchio degli essere cangianti che si lasciavano dietro delle lunghe scie. Degli uccelli? Degli angeli? Nessuno di questi termini descrive bene questi esseri che erano diversi da tutto ciò che avevo potuto vedere sulla terra. Erano più avanzati di noi. Erano degli esseri superiori».

Un canto celeste


Il dottor Eben Alexander si ricorda di aver anche udito un suono in pieno sviluppo, come un canto celeste, che veniva da sopra, e che gli ha dato una grande gioia, e di essere stato poi accompagnato nella sua avventura da una giovane donna.

Dopo questa NDE, il dottor Alexander non ha avuto più dubbi: la coscienza non è né prodotta né limitata dal cervello, come il pensiero scientifico dominante continua a ritenere, e si estende al di là del corpo.

Nuova idea di coscienza


«Ora, per me è – dice Alexander – cosa certa che l’idea materialistica del corpo e del cervello come produttori, piuttosto che come veicoli, della coscienza umana, è superata. Al suo posto sta già nascendo una nuova visione del corpo e dello spirito. Questa visione, a un tempo scientifica e spirituale, farà posto alla verità, che è il valore che i più grandi scienziati della storia hanno sempre cercato».


3) LA FUCILAZIONE


Ecco una lettera di don Jean Derobert. È una testimonianza certificata data in occasione della canonizzazione di padre Pio.

«In quel tempo – spiega don Jean – lavoravo al Servizio Sanitario dell’esercito. Padre Pio, che nel 1955 mi aveva accettato come figlio spirituale, nelle svolte importanti della mia vita mi ha sempre fatto pervenire un biglietto in cui mi assicurava la sua preghiera e il suo sostegno. Così accadde prima del mio esame all’Università Gregoriana di Roma, così accadde quando entrai nell’esercito, così accadde anche quando dovetti raggiungere i combattenti in Algeria».

Il biglietto di Padre Pio


«Una sera, un commando F.L.N. (Front de Libération Nationale Algérienne) attaccò il nostro villaggio. Fui preso anch’io. Messo davanti a una porta insieme ad altri cinque militari, fummo fucilati (…). Quel mattino avevo ricevuto un biglietto da padre Pio con due righe scritte a mano: «La vita è una lotta ma conduce alla luce» (sottolineato due o tre volte)».

La salita in cielo


Immediatamente don Jean fece l’esperienza dell’uscita dal corpo. «Vidi il mio corpo al mio fianco, sdraiato e sanguinante, in mezzo ai miei compagni uccisi anch’essi. Cominciai una curiosa ascensione verso l’alto dentro una specie di tunnel. Dalla nuvola che mi circondava distinguevo dei visi conosciuti e sconosciuti. All’inizio questi visi erano tetri: si trattava di gente poco raccomandabile, peccatori, poco virtuosi. Man mano che salivo i visi incontrati diventavano più luminosi».

L’incontro con i genitori


«All’improvviso il mio pensiero si rivolse ai miei genitori. Mi ritrovai vicino a loro a casa mia, ad Annecy, nella loro camera, e vidi che dormivano. Ho cercato di parlare con loro ma senza successo. Ho visto l’appartamento e ho notato che avevano spostato un mobile. Molti giorni dopo, scrivendo a mia mamma, le ho domandato perché avesse spostato quel mobile. Lei mi rispose: “Come fai a saperlo?”. Poi ho pensato al papa, Pio XII, che conoscevo bene perché sono stato studente a Roma, e subito mi sono ritrovato nella sua camera. Si era appena messo a letto. Abbiamo comunicato scambiandoci dei pensieri: era un grande spirituale».

“Scintilla di luce”


Ad un tratto don Jean si ritrova in un paesaggio meraviglioso, invaso da una luce azzurrina e dolce.. C’erano migliaia di persone, tutte dell’età di circa trent’anni. «Ho incontrato qualcuno che avevo conosciuto in vita (…) Ho lasciato questo “Paradiso” pieno di fiori straordinari e sconosciuti sulla terra, e sono asceso ancora più in alto… Là ho perso la mia natura di uomo e sono diventato una “scintilla di luce”. Ho visto molte altre “scintille di luce” e sapevo che erano san Pietro, san Paolo, o san Giovanni, o un altro apostolo, o il tale santo».

La Madonna e Gesù


«Poi ho visto santa Maria, bella all’inverosimile nel suo mantello di luce. Mi ha accolto con un indicibile sorriso. Dietro di lei c’era Gesù meravigliosamente bello, e ancora più indietro c’era una zona di luce che sapevo essere il Padre, e nella quale mi sono tuffato».

La prima volta che vide padre Pio dopo quest’esperienza, il frate gli disse: “Oh! Quanto mi hai dato da fare tu! Ma quello che hai visto era molto bello!”.

Fonte:
it.aleteia.org/…/3-esperienze-di…







Approfondimento:
La testimonianza integrale dell'abbé Derobert


"Caro Padre,

Lei mi ha domandato una relazione scritta a proposito dell'evidente protezione di cui sono stato oggetto nell'agosto 1958 durante la guerra d'Algeria.

In quell'epoca, ero al servizio del Corpo Sanitario delle Forze Armate e avevo notato come ad ogni momento importante della mia vita, Padre Pio, che mi aveva accettato nel 1955 come figlio spirituale, mi facesse pervenire una cartolina che assicurava la sua preghiera e il suo sostegno.

Uno di questi casi fu prima del mio esame all'università Gregoriana di Roma, così come al tempo della mia partenza per l'esercito, oppure quando dovetti raggiungere i combattenti in Algeria.

Una sera, un commando del F.L.N. (Fronte di Liberazione Nazionale Algerino) attaccò il nostro villaggio e fui ben presto fatto prigioniero, messo davanti ad un portone con cinque altri militari e là fummo fucilati.

Mi ricordo che non ho pensato né a mio padre, né a mia madre di cui ero, tra l'altro, figlio unico, ma provavo solamente una grande gioia perché «andavo a vedere ciò che esisteva dall'altro lato».

Avevo ricevuto, la mattina stessa, una cartolina da Padre Pio con due righe manoscritte: «La vita è una lotta, ma porta alla Luce» (sottolineato due o tre volte).

Immediatamente, feci l'esperienza dell'uscita dal corpo, e lo vidi accanto a me riverso e sanguinante in mezzo ai miei compagni, anch'essi uccisi. Ho allora iniziato ad ascendere e ad entrare stranamente in una sorta di tunnel.

Dalla densa nube che mi circondava, emergevano dei visi conosciuti e non.All'inizio, questi volti erano tenebrosi; si trattava di persone poco raccomandabili, peccatori con poche virtù. Però, man mano che salivo, ne incontravo altri sempre più luminosi.

Ero sorpreso di come potessi camminare... e mi dicevo esser fuori dal tempo, dunque già resuscitato... Mi stupivo di poter osservare tutt'intorno alla mia testa senza voltarmi indietro.

Ero sbalordito di non aver sentito nulla per le ferite riportate dalle pallottole dei fucili e compresi che erano entrate nel mio corpo così velocemente da neutralizzare qualsiasi dolore.

Subito, il mio pensiero andò ai miei genitori... E in un lampo mi sono ritrovato ad Annecy, a casa mia, e li ho visti dormire nella loro camera. Ho provato a parlare loro, ma senza successo.

Ho visitato l'appartamento notando il cambio di posizione di un mobile. Molti giorni dopo, scrivendo a mia madre, le ho domandato perché lo aveva spostato. Nella risposta che mi inviò mi chiese: «Come fai a saperlo tu?»

Ho pensato pure a Papa Pio XII, che conoscevo bene (ero stato studente a Roma), e immediatamente sono arrivato nella sua stanza. Si era appena messo a letto. Abbiamo comunicato per mezzo dei pensieri (telepatia; ndt), perché era un grande spiritualista.

Ho proseguito la mia ascensione fino a trovarmi circondato da un paesaggio meraviglioso soffuso di una luce azzurrognola molto delicata... Non c'era tuttavia il sole «perché il Signore è la loro Luce...» come dice l'Apocalisse.

Ho visto là migliaia di persone, tutte con un'età approssimativa di trent' anni, e ne ho incontrate alcune che conoscevo mentre erano in vita... La tale era morta a 80 anni... e sembrava averne 30... La tal altra era morta a 2... ed entrambe apparivano coetanee...

Ho lasciato questo «paradiso» costellato di fiori straordinari e sconosciuti quaggiù. Sono salito ancora più in alto... Là, ho perso la mia natura umana e sono diventato una «goccia di Luce».

Ho veduto molte altre Scintille luminose e sapevo che una era San Pietro, un'altra Paolo oppure Giovanni, o un apostolo, o quel tal Santo... Poi ho visto Maria, meravigliosamente bella nel suo mantello di Luce, che mi accoglieva con un sorriso indicibile...

Dietro di Lei c'era Gesù, di una bellezza indescrivibile, e alle Sue spalle splendeva una zona di Radianza, che sapevo essere il Padre, e in cui mi sono immerso...

Ho sperimentato, così, l'appagamento totale di tutto ciò che potevo desiderare. Ho conosciuto la felicità perfetta... e, bruscamente, mi sono ritrovato sulla Terra, il viso nella polvere, in mezzo ai corpi insanguinati dei miei compagni.

Ho preso coscienza che il portone davanti al quale mi trovavo era crivellato dai colpi che avevano attraversato il mio corpo; che il mio abito era perforato e intriso di sangue; che il mio petto e il dorso erano macchiati anch'essi di sangue a metà coagulato, un po' vischioso... ma io ero incolume!

Sono andato allora dal Comandante così com'ero. Mi venne incontro gridando al miracolo. Era il comandante Cazelle, oggi deceduto.

Quest'esperienza mi ha segnato molto, senza alcun dubbio. Ma quando, affrancato dall'Esercito, mi recai da Padre Pio, egli mi scorse da lontano nel salone San Francesco. Mi fece segno di avvicinarmi e mi diede, come sempre, un piccolo buffetto affettuoso.

Poi mi disse queste semplici parole: «Oh! Come mi hai fatto correre! Ma quello che hai visto, era talmente bello!» E chiuse lì la sua osservazione.

Si può capire, ora, il motivo per cui io non abbia più paura della morte... poiché so cosa c'è dall'altra parte!"

Padre Jean Derobert






Questo documento fa parte degli atti del processo per la canonizzazione di Padre Pio.La relazione scritta ci è stata concessa a condizione di non renderla pubblica prima della canonizzazione stessa.

Suor Benjamine














sabato 19 ottobre 2019

Abolire il latino ha impoverito tutti quanti

 



di Silvana De Mari

Pubblicato sul quotidiano La Verità del 14 ottobre 2019, pag. 17



Culto e cultura sono due parole legate ad un’etimologia comune
. Se qualcuno cambia il culto cambia anche la cultura. Il culto è stato cambiato con il Vaticano II. La Chiesa è ormai desacralizzata, resa incapace di risposte, persa nel relativismo, incapace di guardare a Dio.
Inchiodata sull’uomo, essa non è più in grado di rispondere a nulla, si occupa di ecologia e migranti, celebra la madre terra (il minuscolo non è un errore) con una cerimonia di apertura del Sinodo per l’Amazzonia che è stata una cerimonia dalle apparenze pagane.

La desacralizzazione della Chiesa è l’evento indispensabile al suicidio dell’Occidente
ed è cominciato con la cosiddetta Messa in italiano, in realtà Messa in volgare. Quando si parla di Messa in latino e in italiano, inevitabilmente l’attenzione si sposta sulla lingua e tutti pensano che si tratti della stessa Messa, semplicemente tradotta. Sono, invece, due Messe completamente diverse, La Messa fu modificata, ma il termine corretto è stravolta, alla fine del Concilio Vaticano II.
Da sempre i concili si fanno per fronteggiare una crisi, ma non c’era nessuna crisi alla fine degli anni Cinquanta. Anzi, le chiese e i seminari erano pieni. Gli alberi si giudicano dai frutti. Dopo il Concilio 100.000 tra monaci e sacerdoti, 70.000 tra suore e monache abbandonarono la vita ecclesiastica. Non pochi sono morti suicidi.

A mezzo secolo da quel Concilio, sempre più chiese sono chiuse
e diventano centri commerciali o moschee. Mentre una cerimonia, che per gentilezza definiamo pagana, è stata appena celebrata in Vaticano per l’inizio dei lavori del Sinodo per l’Amazzonia. Sinodo che, se mantiene le sue tragiche promesse, terminerà il cattolicesimo trasformandolo in un ecologismo opinabile.
Come siamo arrivati a questo? Modificando, ma il termine corretto è stravolgendo, la
Messa che, in realtà, non poteva essere modificata.

Papa Pio V, infatti, aveva stabilito che la messa cosiddetta tradizionale
- quella
che ora chiamiamo Vetus Ordo - non poteva essere modificata. Nessuno, nemmeno un altro pontefice, poteva contraddire questo ordine.

«La Messa non potrà essere cantata o recitata in altro modo
da quello prescritto dall’ordinamento del Messale da Noi pubblicato». «Con la presente Nostra Costituzione, da valere in perpetuo [...] stabiliamo e comandiamo, sotto pena della nostra indignazione, che a questo Nostro Messale, recentemente pubblicato, nulla mai possa venire aggiunto, detratto, cambiato […]».
Invece la Messa fu violentemente cambiata e, come sottolineò il cardinale Alfredo Ottaviani in una lettera che mai trovò risposta, nella Messa tradizionale c’era un sacrificio (era il sacrificio di Cristo che si ripeteva) mentre nella Messa nuova si parla di «mensa».

L’altare non è più un altare su cui si compie un sacrificio, ma una mensa.
Tutto il testo è rattrappito, come il Confiteor, stravolto, cancellato e sostituito. Le parole in latino: «Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto» (cioè che tu entri dentro di me perché la tua presenza nell’Ostia è reale), diventa «Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa» (l’Ostia è Cristo oppure è una cena?). L’altare è, dunque, diventato una tavola rivolta verso l’assemblea, come per i protestanti. Tutta l’operazione è stata fatta per riappacificarsi con i protestanti. Ma non ha funzionato. Ai protestanti non siamo piaciuti e noi ci siamo spampanati.

Appartengo a una famiglia cattolica.
Saltiamo il discorso teologico: o era corretta la Messa precedente e l’ordine di non modificarla, o era giusto modificarla. La stessa cosa non può essere, contemporaneamente, vera o falsa.
Con quel gesto folle la Chiesa ha rinunciato alla Verità, che è una. La Chiesa dovrebbe essere di Dio, non dei preti. E poi c’eravamo noi, che eravamo il popolo.
Quella che hanno stravolto e immiserito era la nostra Messa, quelli che hanno reso inutili erano i nostri altari. Quelle che hanno tolto, spendendo cifre folli, erano le nostre balaustre: quelle davanti alle quali, da secoli, ci inginocchiavamo le hanno tolte e poi svendute al primo acquirente. Non c’era villetta di neo ricco che non avesse al suo interno una balaustra d’altare a delimitare il salotto dall’angolo bar. Quelli che hanno sperperato in mano ad architetti atei per costruire chiese di una bruttezza ripugnante erano i nostri soldi.

Ricordo mia madre senza parole
: la striminzita Messa che andavamo a sentire non era più la stessa, la lingua sacra era stata abolita. Prima tutti conoscevano il latino, anche gli analfabeti. Nel pronunciare le formule latine si alzavano verso Dio, gli offrivano il loro sforzo. Ora, tutto si sfarina in traduzioni sempre diverse, ma tradurre vuol dire perdere: se vado in Polonia non capisco la Messa, se morirò in Irlanda non capirò l’estrema unzione.

Prima il sacerdote guardava il tabernacolo.
Ora gli volta le spalle. Il significato simbolico è terribile. Per evitarlo, nelle chiese dell’età postconciliare, ripeto di ripugnante e non casuale bruttezza, il tabernacolo è messo «da qualche parte», di lato. Il crocifisso, se è dietro il sacerdote e sopra il vecchio altare, può essere guardato dall’assemblea ma non dal sacerdote, che gli dà le spalle. Il significato simbolico è atroce. Così, sempre per rimediare, si mette anche il crocifisso «di lato». Che cosa vuol dire?

Non ci inginocchiamo più per ricevere la comunione,
chi lo fa intralcia, eppure per un cattolico l’ostia è Cristo. Non si mette più il piattino per raccogliere l’Ostia se cade: non è più sacra?
La Messa aveva una potenza sacra ed esorcistica enorme, era un rito potente e pieno di significato. Ora, un gruppo sempre più striminzito di sacerdoti santi riesce a riempire di
sacro anche la Messa Novus Ordo, che è comunque valida se la consacrazione è stata fatta. Ma miriadi di sacerdoti la banalizzano, la insultano. In Germania aggiungono perfino la danza, uno o due ballerini davanti all’altare durante la consacrazione.
Il Novus Ordo, la messa nuova, è una mensa, il Vetus Ordo era un sacrificio che si rinnovava.

Dopo aver stravolto la Messa, Paolo VII osservò che il fumo di Satana era entrato nel tempio di Dio. Ora la nostra spassionata impressione, mentre guardiamo la cerimonia di apertura del Sinodo, mentre ascoltiamo altissimi prelati dire inenarrabili fesserie, dalla salvezza di Sodoma all’inesistenza del Demonio, mentre la nuova Chiesa 2.0 sempre più incredibile e pirotecnica chiama la signora Emma Bonino una grande italiana e si inginocchia davanti a statuette falliche, l’impressione è che il fumo di Satana in Vaticano abbia fatto il nido e si stiano schiudendo le uova.

E allora, cercate qualcuno che dica una Messa in latino
e dopo che l’avete trovato, non muovetevi da lì.


















venerdì 18 ottobre 2019

SINODO/ALCUNE TRIBU’ INDIE: OLTRE ALL’INFANTICIDIO, ANCHE L’ANZIANICIDIO?







di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 15 ottobre 2019



Al ‘briefing’ dell’una e mezzo in Sala Stampa Vaticana l’esperta di culture amazzoniche Marcia Maria de Oliveira ha risposto (vedremo come…) a una nostra domanda riguardante un esempio portato sabato 12 ottobre dal vescovo Adriano Ciocca Vasino su una critica dei suoi indios ai bianchi in materia di anziani non autosufficienti…



Una premessa è indispensabile. Se nei giorni scorsi abbiamo chiesto chiarimenti sulla pratica odierna dell’infanticidio presso alcuni popoli amazzonici, non è certo perché “siamo contro gli indios”. Ognuno è nato dove la Provvidenza ha voluto. Noi abbiamo avuto quel che è indubbiamente un privilegio, se consideriamo buona parte del resto del mondo: siamo nati all’ospedale San Giovanni di Bellinzona. Se colà dove si puote ciò che si vuole avesse deciso altrimenti, saremmo nati in qualche altra parte dell’orbe terraceo, magari nel mezzo di una foresta. Come è capitato a milioni di nativi della Panamazzonia. E avremmo avuto una vita completamente diversa.

Allora non abbiamo niente contro gli indios. Da ragazzi i loro parenti nordamericani ci sono stati anche simpatici; a volte tifavamo per i cow-boys e le giubbe blu, altre volte per gli indiani, da Toro Seduto a Alce Nero, alle immaginate seducenti squaw sedute in cerchio attorno al totem illuminato dal fuoco. Più tardi venne Mission ed anche il racconto delle vicende luminose e tragiche delle reducciones gesuitiche tra gli indios guaranì ci ha sempre commosso.

Noi europei portiamo sulle spalle una storia costituita da tante luci, ma da altrettante ombre: per riandare solo al XX secolo, i massacri delle guerre mondiali, l'Holodomor ucraino, la Shoah, i lager, i gulag, gli orribili macelli nella ex-Jugoslavia. Nessuno, giustamente, ci indica come popoli innocenti come chi abitava il Paradiso terrestre prima del peccato originale. Nessuno invita ad abbeverarsi alla nostra “saggezza ancestrale”, che è esistita solo in parte, perché per il resto è stata “malvagità ancestrale”.

Per gli indios è lo stesso. Bene e male nella loro storia si sono intercambiati a seconda delle circostanze. Perciò, quando leggiamo nell’Instrumentum laboris del Sinodo panamazzonico un’esaltazione dei loro rapporti “armoniosi” con la natura e un richiamo insistito alla loro “saggezza ancestrale” di cui siamo invitati a servirci, non possiamo non pensare a una visione a dir poco superficiale, certo ideologica, molto poco storica della loro situazione esistenziale.

Come è noto a chi ci legge, martedì 8 ottobre abbiamo posto al cardinale Pedro Barreto (co-presidente del Sinodo e vice-presidente della Rete ecclesiale panamazzonica) una domanda sulla persistenza dell’infanticidio praticato ancora oggi in alcune tribù indie. Nella risposta il porporato peruviano ha detto di non aver mai sentito parlare di cose simili e ci ha vigorosamente invitato a documentare le nostre asserzioni. Cosa che abbiamo fatto (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/900-sinodo-infanticidio-n-alcune-tribu-indie-risposta-al-card-barreto.html ) e il señor cardenal è stato servito di barba e di capelli. Notiamo anche che la risonanza della domanda è stata (e non esageriamo) mondiale, con riprese – oltre che cartacee italiane con La Verità e Libero – da tanti importanti blog cattolici non solo italiani, ma anche statunitensi, tedeschi, francesi, spagnoli e altri. E con perfino una risposta, il venerdì 11 ottobre, di ‘Avvenire’ e della Commissione sinodale per l’informazione, che ha voluto mettere disposizione dell’intero universo giornalistico l’articolo (peraltro scombiccherato già a partire da titoli e sottotitoli) della voce dei vertici della Cei. (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/901-valli-intervista-rusconi-con-premessa-mediatica-sinodale.html )



MONSIGNOR ADRIANO CIOCCA VASINO: I SUOI INDIOS, I BIANCHI, GLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI…

A un settimana di distanza, nel briefing consueto di oggi 15 ottobre in Sala Stampa Vaticana, abbiamo posto un’altra domanda su un argomento, ahimè, analogo. Sabato 12 ottobre, sempre in Sala Stampa, c’era tra i relatori presenti anche monsignor Adriano Ciocca Vasino, settantenne prelato della diocesi brasiliana di Săo Félix. Il vescovo piemontese (di Borgosesia), già missionario fidei donum, è il successore del famoso vescovo-poeta-mistico-teologo novantunenne Pedro Casaldaliga, un profeta-combattente per la Teologia della liberazione e della lotta per i diritti degli indios. Ebbene, nel corso del briefing, interpellato (non da noi) sui rapporti con la cultura india, monsignor Ciocca Vasino ha detto che prima di tutto bisogna capirla per riuscire a intavolare un dialogo con essa. Continuiamo a guardare i nostri appunti… il prelato di Săo Félix ha voluto fare un esempio: “I miei indios mi dicono che i bianchi sono crudeli, perché lasciano vivere i vecchi non autosufficienti. E così costringono lo spirito dei vecchi a restare incatenato al corpo. E lo spirito, incatenato, non può spalmare i suoi benefici sul resto della famiglia”.



UNA DOMANDA ALL’ESPERTA DI CULTURE AMAZZONICHE MARCIA MARIA DE OLIVEIRA…


Oggi tra i relatori in Sala Stampa c’era Marcia Maria de Oliveira (ricopiamo le ‘credenziali’, maiuscole comprese), “Dottore in Società e culture Amazzoniche, post-grado in Società e frontiere, Esperta in Storia della Chiesa in Amazzonia” (Brasile). Ecco, abbiamo pensato, la persona giusta, con i giusti titoli per rispondere a un’altra nostra domanda. Infatti, dopo aver rievocato la questione dell’infanticidio di alcune tribù indie, le abbiamo chiesto che cosa pensasse dell’esempio, per noi “agghiacciante”, portato da mons. Ciocca Vasino. Nella risposta, l’esperta ha cercato di volare, ma – appesantita forse dai troppi titoli – s’è schiantata metaforicamente sul tavolo della Sala Stampa. Che cosa ha detto la dottoressa Marcia?
“La questione culturale è estremamente complessa”.
Ci sono molte “variazioni” nelle diverse culture.
La questione è “delicata”. Bisogna fare molta attenzione, quando si affronta.
Il popolo degli Yamomani ad esempio comprende 32 etnie diverse.
Gli indigeni hanno un rapporto molto forte con il sacro.
6. L’infanticidio si può vedere “da prospettive diverse”.
“Non ho seguito alcuna etnia che lo mette in pratica”.
8. Tra gli indios c’è “un controllo della natalità”; molto si basa “sulla sopravvivenza, sulla quantità di cibo disponibile, sull’alimentazione, sul fino a che punto un bambino o un anziano è in grado di seguire il gruppo nei suoi spostamenti”.
“Nella regione in cui opero – al confine tra Guyana, Suriname, Venezuela, Brasile – non c’è nessuna pratica studiata da me personalmente riguardo a questa questione specifica”. Da notare: studiata da me personalmente.

La valutazione su quanto detto dalla dottoressa Marcia la lasciamo a chi ci legge. E per oggi chiudiamo. Purtroppo non c’è da stare allegri.



















giovedì 17 ottobre 2019

NOBILE: LA STORIA DELLE REDUCCIONES GESUITE CONFUTA LE TESI DEL SINODO




Marco Tosatti 17-10-2019

Carissimi Stilumcuriali, Agostini Nobile ci ha inviato – mentre si sta celebrando a Roma, come sappiamo, il Sinodo delle Amazzoni, un articolo molto interessante su quell’esperimento straordinario che furono le Reducciones dei gesuiti in America Latina. Buona lettura.






Le Riduzioni gesuite del Paraguay

(Pensando al Sinodo sull’Amazzonia)


Nel 2013 scrissi due lunghi articoli che poi inserii nel mio libro “Quello che i cattolici devono sapere”, pubblicato nel 2015. In questi giorni di Sinodo sull’Amazzonia ho voluto rileggerli perché confermano, se ancora ce ne fosse bisogno, come Bergoglio si trovi lontano anni luce dai suoi precedessori gesuiti. L’aspetto più inquietante riguarda i sensi di colpa che il Vaticano ha creato nel rapporto Chiesa/altre culture. Troppo spesso il papa punta il dito sul male che gli occidentali avrebbero fatto ai popoli non cristiani, mentre, come vedremo, le responsabilità sono da addebitare a quella massoneria che fin dalla sua nascita, nel 1717, cerca di annichilire la Chiesa. Attraverso alcuni stralci degli articoli su citati, vediamo quello che i gesuiti realizzarono in nome di Cristo (non in nome di Madre Terra).

All’inizio del 1700 le Reducciones della Compagnia del Gesù comprendono 30/36 cittadine con un totale di 150 mila abitanti battezzati, che pagavano regolarmente le tasse alla Corona di Spagna.

Valendoci del giornalista padre Piero Gheddo, che nel 1996 ha visitato e studiato i documenti delle Reducciones, cercheremo di sintetizzare nella forma più esauriente possibile questa straordinaria epopea.

«Visitando le rovine, ci si accorge subito che la pianta delle cittadine era sempre uguale: al centro la grande piazza principale (quadrata o rettangolare, ogni lato misurava più di 100 metri) con la chiesa, la casa dei missionari, la sala riunioni, la sede del municipio, la casa degli anziani e quella delle vedove, la scuola, i magazzini, i laboratori, il granaio comunitario, il cimitero. Con le vie rettilinee e le abitazioni delle singole famiglie costruite in pietra, una meraviglia per quel tempo. (…) Era ricca di paramenti ricamati con motivi dell’arte guaranì, i mobili scolpiti, di statue, di arredi d’argento. Il campanile ospitava 8 o 10 campane e lanciavano concerti nella foresta».

Fu costituito anche un corpo di polizia e alcuni locali furono adibiti a carceri. Ma le condanne e le punizioni erano rarissime, gli Stati gesuiti erano gli unici al mondo ad aver abolito permanentemente la pena di morte. Nelle cittadine esistevano industrie tessili e di artigianato; sotto la guida dei gesuiti, i guaraníes costruirono fonderie di metallo, falegnameria, forni per la cottura di vasellami, stabilimenti per la filatura e tessiture delle fibre vegetali e animali, cantieri per la fabbricazione di canoe e zattere, laboratori artigianali per la produzione di cappelli, scarpe, strumenti musicali. I prodotti servivano anche per l’esportazione, i soldi guadagnati, per pagare le tasse. L’industria grafica ebbe grande sviluppo, continua Gheddo: «quando Buenos Aires era ancora priva di una stamperia (la prima venne impiantata nel 1780), nelle Riduzioni già si pubblicavano ottimi libri». Tutte le Reducciones avevano una biblioteca, quella di Candelaria disponeva di ben 4725 volumi.

I guaraní erano rinomati anche come ottimi scultori, liutai, pittori, cantanti e musicisti e, in alcune Reducciones, non mancava il teatro. Il gesuita pratese Domenico Zipoli (1688-1726), allievo di Alessandro Scarlatti e missionario volontario nelle Reducciones, è ricordato come il musicista più preparato che aiutò i guaraní a sviluppare il loro naturale talento musicale. Sconosciuti e bravi musicisti guaraní, sono arrivati a un livello tale di raffinatezza da diventare ottimi compositori. Dopo il ritrovamento degli spartiti, nel 1972, le loro composizioni vengono eseguite nei teatri paraguayani e, grazie ai gruppi musicali italiani “Academia Ars Canendi” e “Gruppo d’Archi Veneto”, nelle chiese e nelle sale da concerto europee.

Il sistema politico democratico era costituito da una assemblea che eleggeva il corregedor e due giurati che lo assistevano; quattro magistrati di quartiere e sei commissari di rione. Nella Riduzione di San Cosma e Damiano, oggi ben restaurata, si costruì persino un Osservatorio astronomico. «All’inizio del 1700 – scrive Gheddo – padre Buonaventura Suarez lavorò per 30 anni con gli indios, fabbricando telescopi, un pendolo astronomico con l’indicazione dei minuti e dei secondi, un quadrante astronomico. Le osservazioni astronomiche di questo missionario delle Riduzioni in Paraguay, (le prime costruite con metodo scientifico nel Sud del globo), venivano pubblicate dagli Annali dell’Università di Uppsala in Svezia». In ogni Reducciones c’erano infermieri indios qualificati e la farmacia, mentre a Yapeyu e Candelaria furono costruiti veri e propri ospedali. Da tribù nomadi, grazie alla sapienza dei gesuiti, i guaraní divennero popolo stanziale, stabilendo l’agricoltura come attività principale per la sopravvivenza. Con l’allevamento di animali raggiunsero migliaia di capi bovini, ovini e equini. «Ogni villaggio aveva scorte di grano sufficienti per coprire anche un anno di completa carestia e allevava dai 50 mila agli 80 mila capi bovini, con tale margine di sicurezza che le trenta riduzioni potevano abbattere circa 300 mila bestie all’anno. La carne, come ancor oggi in Argentina e in Paraguay, era l’alimento di base, con la manioca, il mais, il riso e il frumento».

All’interno delle Reducciones la proprietà privata era limitata e il commercio in denaro escluso. Le proprietà private (dette aba-mbae, proprietà dell’indiano) appartenevano alle singole famiglie, le quali dovevano lavorarle e farle fruttare. Una grande estensione di terreno, proporzionata al numero delle famiglie, costituiva la proprietà pubblica (detta tupa-mbae, proprietà di Dio). I prodotti di questa comunità, conservati nei magazzini comuni, servivano per mantenere chi non poteva lavorare, come i vecchi, gli infermi, le vedove e gli impiegati pubblici. Ma anche per utilizzarli negli anni di carestia, di malattia epidemiche, o anche per gli ospiti. Dunque, l’opera dei gesuiti (come i missionari degli altri ordini, pur se in in forme diverse), non ha niente a che vedere con le colonizzazioni violente dei laicisti occidentali, o con quelle delle altre culture che si sono succedute nella storia.

I soliti intellettuali illuministi che giudicavano dai loro comodi salotti d’Europa, sostenevano che i gesuiti avevano costruito le Reducciones ispirandosi a La città del sole di Campanella o a La Repubblica di Platone, altri dicevano che si trattava de L’Utopia di Tommaso Moro. E dato che gli intellettuali sono molto sensibili alle mode, oggi si parla di comunismo (nel 1600-1700!). In realtà, come affermavano gli stessi gesuiti, hanno semplicemente messo in pratica il cristianesimo dei primi secoli della Chiesa, dove la religione era il principale fattore educativo e dominava la vita pubblica. Alcune personalità del periodo che visitarono le missioni, hanno definito le Reducciones come estesi monasteri regolati dalla preghiera, dal lavoro e dall’arte. Per queste missioni erano scelti i migliori gesuiti, e questo spiega un altro aspetto singolare che ha dell’incredibile [e smaschera la proposta dei “viri probati”] : in ogni missione erano presenti solo due o tre missionari che, con la sola forza morale, il loro esempio e il richiamo alla fede, tenevano assieme da 2 fino a 8 mila indios. Come vedremo, la straordinaria storia delle Reducciones si concluse dopo oltre 150 anni, per volere delle massonerie interessate allo sfruttamento umano e delle terre.

Espulsione dei gesuiti dalle Reducciones


La fine delle Reducciones viene determinata dall’espulsione dei gesuiti dai domini coloniali, decisa dalla Corona di Spagna nel 1767. Leggiamo ancora Piero Gheddo che sintetizza le motivazioni: «Il Re di Spagna Carlo III impiegò alcuni anni per giungere a questo atto sommamente ingiusto, originato da un fatto politico: in Europa le monarchie nazionali erano sempre più gelose della loro autonomia e temevano le interferenze papali (di cui la Compagnia di Gesù era il principale strumento); nelle colonie americane i coloni e i governatori spagnoli non volevano più le Reducciones». I gesuiti accettarono con umiltà l’ingiustizia, ma molte Reducciones furono distrutte e i guaraní massacrati, i sopravvissuti si dispersero nelle foreste insieme alle donne e ai bambini.

Tra le tante inutili e ingiuste violenze fisiche e morali, ricordiamo il caso del padre italiano Gabriele Malagrida, che dopo aver lavorato per trent’anni nelle Reducciones in Brasile, procurandosi presso gli indigeni e i coloni portoghesi fama di grandi virtù, per ordine del massone marchese Pombal fu richiamato in Portogallo, dove nel 1759 fu rinchiuso in prigione insieme ad altri nove confratelli. Condannato a morte, il religioso fu arso sul rogo. La Chiesa lo proclamò martire. La Compagnia di Gesù si avviava così verso la soppressione, avvenuta il 21 luglio 1773, per ordine di papa Clemente XIV, pressato dalle calunnie e dalle minacce. Eliminata nelle nazioni cattoliche, la Compagnia sopravvisse nella Prussia di Federico II e nella Russia Bianca di Caterina II. Dopo la Rivoluzione francese e i massacri napoleonici, in cui furono uccisi molti ex gesuiti, Pio VII il 7 agosto 1814 ridiede vita alla Compagnia.

Abbandonate e ricoperte dalla foresta, le rovine delle Reducciones rischiarono di essere totalmente distrutte. All’inizio del novecento le autorità massoniche argentine stabilirono di raderle al suolo per togliere ogni segno cristiano. I missionari tedeschi del Divin Verbo hanno salvato parte di queste rovine, grazie soprattutto al padre tedesco Johannes Kuchera, ex militare, che organizzò gli indios e difese le rovine della loro epopea. Oggi queste rovine sono monumento nazionale.

Edoardo Spagnuolo, nella sua ricerca documentata sulle Reducciones (dove ho potuto attingere alcune preziose informazioni), scrive: «L’espulsione della Compagnia del Gesù dalle colonie spagnole, nel 1767, segnò la fine di un esperimento straordinario durato oltre un secolo e mezzo, facendo ripiombare nel buio dell’emarginazione e ai confini della storia intere comunità di indios».

Come abbiamo visto, i gesuiti credenti portavano Cristo ai pagani, con risultati straordinari, mentre Bergoglio fa inginocchiare i preti davanti agli sciamani, con conseguenze prevedibili. Come ho detto sopra, il papa, invece di accusare i massoni e gli atei, veri responsabili dei crimini contro le altre culture, utilizza sempre i pronome “noi”. Ogni singolo occidentale, secondo il vescovo di Roma, dovrebbe sentirsi in colpa per le malefatte dei nemici di Cristo. Questo paradosso non è casuale. Si chiama prendere due piccioni con una fava. Da una parte Bergy umilia con i sensi di colpa gli occidentali, dall’altra promuove il programma sincretista massonico. Vedi Qui.

Agostino Nobile



Ps. Il recente Premio Nobel per l’economia a tre ricercatori che combattono la povertà, mi ha fatto pensare che un premio simbolico a tutti i missionari che per secoli hanno dato la vita, nel vero senso della parola, ai poveri, migliorando notevolmente la loro esistenza, non sembra essere mai stato preso in considerazione. Ma si sa, l’Accademia Svedese è in mano a persone particolarmente allergiche al cristianesimo. Meglio Dario Fo che Mario Luzi.















Padre Stefano Manelli Sospeso a 85 anni - Ma l'appello ferma la sospensione








Il 1° febbraio, Padre Stefano Manelli, fondatore dei Frati Francescani dell'Immacolata, sarebbe stato "sospeso" come sacerdote dal salesiano don Sabino Ardito, commissario Vaticano dei Francescani di Manelli dal 2015.
Questa affermazione è stata fatta dai dissidenti che gestiscono il sito VeritaCommissariamentoFFI.wordpress.com (15 ottobre) che pubblica soprattutto insulti contro Manelli.
La verità: Ardito ha tentato di sospendere padre Manelli che ha presentato ricorso alla Segnatura apostolica. Perciò la Congregazione per i Religiosi sotto il cardinale Braz de Aviz ha fatto marcia indietro. La ragione della continua lotta vaticana contro Manelli è il fatto che egli si rifiuta di aiutare il Vaticano ad entrare in possesso dell'importante patrimonio della sua comunità.