sabato 16 dicembre 2017

Legge sul biotestamento, è giusto fare resistenza




Mons Luigi Negri*

Di fronte all’approvazione definitiva della legge sul testamento biologico, la prima osservazione, amara, è che la Chiesa italiana ha perso una battaglia che peraltro non ha neanche combattuto.
Più in generale non si può evitare un confronto con quanto accadde solo pochi anni fa quando Eluana Englaro è stata uccisa dallo Stato con una operazione infame: allora la realtà popolare cattolica aveva accompagnato questo martirio con una presenza viva e attiva, cercando di impedirlo. Oggi prevale una sostanziale indifferenza non solo da parte dell’istituzione ecclesiastica, c’è stato un silenzio anche per gran parte della realtà popolare cattolica. Non solo: nella frammentazione pubblica, politica, abbiamo cattolici che esultano per quel che considerano un importante passo verso la democrazia occidentale, e altri giustamente preoccupati.

Io che sono intervenuto più volte sulla vicenda aggiungerei queste preoccupate osservazioni:

La prima osservazione è che con questa legge si consente che lo Stato
, istituzione capitale di una società, si occupi di problemi e di dimensioni che sono esclusivamente personali, cioè che coinvolgono la persona e quantomeno il contesto parentale nella quale la persona è nata e svolge passi fondamentali della sua esperienza umana. Nel momento decisivo, laddove si devono prendere decisioni gravi di fronte a dolori permanenti, di fronte alla eventualità reale che siano gli ultimi tempi prima del passaggio definitivo, lì il nostro Stato ritiene di essere - insieme a un gruppo di esperti - il soggetto abilitato su queste decisioni che attengono alla sacralità della persona e al contesto parentale in cui la persona è cresciuta e vissuta.
È una singolare riduzione della persona a soggetto di una comunità statale che si rapporta a lui come un suddito. E la realtà parentale scompare del tutto e viene sostituito da una trama di rapporti istituzionali che decidono circa l’esito della vita di una persona. Persona che, si badi bene, non è nata dallo stato e non è suddito dello stato, ma è nata in un contesto parentale, essenziale per la sua nascita ed essenziale per il suo sviluppo.
Siamo di fronte a uno statalismo contro il quale la sana Dottrina sociale della Chiesa
- che evoco a quei pochi che ancora ne conoscono i contenuti - ha sempre lottato. Lo Stato non ha ogni diritto, lo Stato deve porre e incrementare le condizioni per la libertà della persona e dei gruppi nella realtà sociale. Se fa altro invece di questo, compie dei gesti che sono totalitari.

Seconda osservazione, legata alla prima: una volta che lo Stato inizia ad allargare le sue competenze sugli spazi della vita personale e sociale, l’appetito vien mangiando. Noi abbiamo già conosciuto nella storia recente la pretesa dello Stato di intervenire nelle sfere significativamente private o personali. Basti pensare a come – non in Italia ma altrove – lo Stato è intervenuto sui matrimoni, magari scoraggiando o impedendo il matrimonio fra etnie diverse, tentando di normare la vita delle cosiddette minoranze in modo arbitrariamente riduttivo. Anche Stati che si gloriavano di essere democratici hanno trattato minoranze etniche e linguistiche come cittadini di seconda categoria. Quando lo Stato investe un punto che non gli compete invadendo la sfera della libertà personale e privata, tutta la società è sottoposta alla reale possibilità che lo Stato non si fermi e che in poco o tanto tempo (mi auguro che sia tantissimo) molte altre dimensioni della vita personale e sociale vengano attribuite meccanicamente alla responsabilità dello Stato.

Da ultimo mi sembra giusto rilevare che la minoranza cattolica che, in questa frammentazione sociale e politica dei cattolici, ha ancora il senso della propria identità ecclesiale, della propria dignità di figli di Dio e della propria responsabilità missionaria, capisce che quello del fine vita è un tema su cui investire energie culturali e pastorali. Tutta la comunità ecclesiale, e non solo quella ecclesiale, si deve rendere conto di ciò che è accaduto e deve attrezzarsi a una resistenza legittima in modo che questa legge, dato che c’è, sia attuata il meno possibile.
Una comunità ecclesiale come quella italiana che ha già dimostrato una maturità enorme nell’ambito della cura e della preoccupazione per la realtà e nell’educazione della sua libertà, deve semplicemente aggiungere alla sua agenda altri ambiti in cui esercitare la stessa vigilanza e capacità di resistenza.

* Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio














Approvata la legge che apre all’eutanasia. Dichiarazione dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi



sabato 16 dicembre 2017


Giovedì scorso 14 dicembre il Parlamento italiano ha approvato la legge cosiddetta sulle DAT che apre all’eutanasia, persino in forme più accentuate che in altri Paesi. Durante la fase della discussione in Parlamento e nel Paese anche io, come vescovo e come presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân, ero intervenuto, insieme ad altri, come per esempio il Centro Studi Rosario Livatino, per mettere in evidenza la gravità del contenuto di questo testo di legge. Purtroppo ha prevalso un’ideologia libertaria e, in definitiva, nichilista, espressa in coscienza da tanti parlamentari. Così l’Italia va incontro ad un futuro buio fondato su una libertà estenuata e priva di speranza. Questa legge si aggiunge ad altre approvate in questa triste legislatura che hanno allontanato la nostra legislazione sulla vita e sulla famiglia dalla norma oggettiva della legge morale naturale che è inscritta nei nostri cuori, ma che spesso i piccoli o grandi interessi di parte e le deformazioni dell’intelligenza nascondono agli uomini. Coloro che con grande impegno stanno smantellando per via legislativa i principi della legge morale naturale, che per il credente è il linguaggio del Creatore, non sono però in grado di dirci con cosa intendano sostituirne gli effetti di coesione sociale in vista di fini comuni. La libertà intesa come autodeterminazione, che questa legge afferma ed assolutizza, non è in grado di tenere insieme niente e nessuno, nemmeno l’individuo con se stesso.

Preoccupa molto che in questa legislatura leggi così negative siano state approvate in un contesto di notevole indifferenza. Esprimo il mio compiacimento e sostegno per tutti coloro che si sono mobilitati, con la parola, gli scritti ed anche con le manifestazioni esterne, per condurre questa lotta per il bene dell’uomo. Devo però anche constatare che molti altri avrebbero dovuto e potuto farlo. Questa mia osservazione vale anche per il mondo cattolico. Ampie sue componenti si sono sottratte all’impegno a difesa di valori così fondamentali per la dignità della persona, timorose, forse, di creare in questo modo muri piuttosto che ponti. Ma i ponti non fondati sulla verità non reggono.


In momenti come questo può prevalere un sentimento di scoraggiamento. Ѐ comprensibile. Tutto si paga in questa vita e le pessime leggi approvate produrranno sofferenza e ingiustizia sulla carne delle persone. Si ha l’impressione di doversi ormai impegnare per ricostruire dalle basi un alfabeto che è stato disarticolato. Nel contempo, occorre anche ricordare che la storia rimane sempre aperta a nuovi percorsi e soluzioni e che nella storia ci si offrono sempre nuove possibilità di recupero e di riscatto. Recupero e riscatto che non ripagheranno, umanamente parlando, le ingiustizie provocate e subite, ma che permetteranno di non consentirne di nuove. Non dimentichiamo che c’è la storia, ma anche il Signore della storia. In Lui confidiamo per essere pronti alle nuove occasioni che Egli ci metterà davanti.


+ Giampaolo Crepaldi 







giovedì 14 dicembre 2017

14-12-2017: l'Italia sancisce il diritto di farsi uccidere





Tommaso Scandroglio (14/12/2017)

Da oggi il catalogo delle leggi intrinsecamente ingiuste
varate dal nostro Parlamento si è arricchita di una nuova norma, quella sull’eutanasia, impudicamente definita “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”.

Ricordiamo in sintesi quali sono gli aspetti più letali di questa legge
(per un’analisi più dettagliata ci permettiamo di rinviare al libro "Appuntamento con la morte". Quali sono i trattamenti che si possono rifiutare? Tutti, sia le terapie, anche salvavita, che idratazione e nutrizione, le quali non sono terapie e ad oggi, di per se stesse, non potrebbero essere fatte oggetto di rifiuto. La ventilazione non viene nominata, ma implicitamente farà parte del novero di trattamenti che si potranno rifiutare. Il paziente potrà rifiutare non solo l’attivazione di terapie anche salvavita (oggi già consentito) e presidi vitali quali idratazione e alimentazione, ma anche l’interruzione di terapie e presidi vitali già in essere (ad oggi vietati).

Ergo non solo si legittima l’eutanasia omissiva
– io medico voglio lasciarti morire non dandoti le terapie utili a vivere (legittimazione già consentita oggi) – ma anche l’eutanasia commissiva, ossia attiva: io medico, ad esempio, ti stacco la Peg che ti alimentava ed idratava e così tu potrai morire. Non solo quindi il paziente potrà sottrarsi alle cure non sottoponendosi ad esse e così chiudere gli occhi per sempre, ma potrà chiedere al medico che lo aiuti a morire. Nel testo di legge è esclusa solo una doppia modalità per dare la morte: la cosiddetta iniezione letale e la preparazione di un preparato altrettanto letale da consegnare al paziente il quale poi lo assumerà da sé (aiuto al suicidio). Se si fossero inserite queste due metodiche anche il più stupido degli stupidi avrebbe capito che questa non è una legge contro l’accanimento terapeutico – così come vogliono vendercela – bensì una legge a favore dell’eutanasia. Passiamo ad altre domande.

Quali sono le circostanze e quali i motivi che possono legittimare la richiesta eutanasica?


Il Testo unico non indica nessuna condizione particolare né nessuna motivazione specifica
, perciò tutte le circostanze e tutte le motivazioni addotte sono valide per chiedere di morire. In merito alle condizioni, non solo i pazienti terminali, ma anche quelli che possono guarire, i disabili, i sani - compresi le persone anziane - possono accedere all’eutanasia di Stato. Chiunque in qualsiasi condizione. L’eutanasia incondizionata esige anche che il consenso valido per morire non sia solo quello attuale, ma anche quello contenuto nelle Dat. Efficace perciò anche il consenso datato, inattuale che potrebbe contrastare con la volontà del paziente incapace di esprimersi. Relativamente alle motivazioni, ogni ragione è buona per morire e non c’è nemmeno l’obbligo di esporla al medico, né di verificarla, né tanto meno di indicarla nella cartella clinica. Perciò si può chiedere di morire non solo perché si soffre terribilmente, ma anche perché si è depressi, infelici per una delusione amorosa o perché un affare è andato male, stanchi semplicemente di vivere perché anziani, etc. Basterà, all’atto pratico, sedare la persona e farla morire di sete e di fame.

La legge italiana sull’eutanasia diventa così la norma più permissiva che esista
a livello mondiale perché almeno in Belgio, Olanda e Canada, i paesi forse più liberal su questo tema, qualche paletto lo avevano pur messo in merito all’accesso alla “dolce morte”.

Altra domanda: il medico può eccepire obiezione di coscienza? No.
Quindi se il paziente chiede di morire il medico dovrà obbedire, ossia sarà costretto a compiere un assassinio. Va da sé che l’art. 579 cp che punisce l’omicidio del consenziente non potrà più essere applicato nelle corsie di ospedale. Dunque la richiesta di morte dovrà essere sempre soddisfatta dalle strutture ospedaliere, comprese quelle cattoliche.

Ancora un quesito: chi decide per minori e incapaci?
Ad oggi il minore e l’incapace devono essere sempre curati dato che il rifiuto ad iniziare un trattamento può essere prestato solo da persona maggiorenne e capace di intendere e volere. La legge approvata oggi cambia completamente il quadro: genitori e rappresentati legali avranno potere di vita e di morte su figli e incapaci. E così avremo un lungo elenco di possibili condannati a morte: pazienti in coma e affetti da sindrome locked-in o dal disturbi di coscienza, disabili mentali, persone affette da patologie neurodegenerative (malati di Alzheimer ad esempio), anziani con demenza senile, neonati prematuri o non prematuri con sopravvivenza incerta o certa ma affetti da patologie più o meno gravi, bambini e ragazzi sia malati fisicamente che solo depressi, etc. e persino adulti capaci di intendere e volere che però, in base alla facoltà concessa da questa legge, hanno preferito delegare il proprio consenso a terzi. Vero è che la legge prevede che il consenso da parte dei rappresentati legali deve essere prestato “avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore nel pieno rispetto della sua dignità”. Ma se, ad esempio, continuare a vivere un’esistenza da disabile è considerato dal rappresentante legale e dal medico contrario alla dignità dell’incapace sarà legittimo staccare la spina. I casi Eluana e Charlie da eccezionali e illegali diventeranno (forse) normale prassi assolutamente legale.

Infine un’ultima domanda: le Disposizioni anticipate di trattamento, che scattano quando il paziente non è più cosciente, sono uno strumento a tutela della sua libertà? No
, perché sono inaffidabili. In primo luogo perché le Dat congelano la volontà nel passato e non riescono ad attualizzarla: ergo si potrà uccidere un paziente che, per ipotesi, se fosse vigile potrebbe aver cambiato idea e deciso, in difformità con quanto scritto nelle Dat, di continuare a vivere. Il problema delle Dat sta nel fatto che si decide ora per allora non potendo prevedere quali saranno le patologie a cui si andrà incontro e quindi anche quali i trattamenti terapeutici adatti. Quindi si esprime un consenso disinformato e non informato. In secondo luogo una cosa è decidere della propria salute da sano e un’altra quando si è sofferenti: sono i sani che chiedono l’eutanasia, non i moribondi che spesso si aggrappano alla vita con tutte le loro forze. In terzo luogo alcuni studi (cfr. R. PUCCETTI - M.C. DEL POGGETTO - V. COSTIGLIOLA - M.L. DI PIETRO, Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT): revisione della letteratura, in Medicina e Morale, a. LXI, n. 3) ci dicono che molti cambiano idea sulle volontà espresse nelle Dat, ma pochi si accorgono di aver cambiato idea e quindi non si sente l’esigenza di rivedere le proprie volontà scritte.

In quarto luogo c’è il problema dell’interpretazione del contenuto delle Dat
spesso impreciso e vago, soprattutto perché il dichiarante non di rado padroneggia male i termini medici. La presenza del fiduciario, dati alla mano che ci provengono dall’esperienza di altri Paesi, non migliora il quadro ed anzi lo peggiora. Tra l’altro la legge oggi varata non prevede l’obbligo della presenza del medico allorchè si redigano le Dat. In quinto luogo la nuova normativa non prevede dei criteri per accertare che il dichiarante, al momento della redazione, fosse lucido, consapevole, non sotto minaccia, non sotto l’effetto di droghe, etc. In sesto luogo le Dat acquisiscono efficacia allorchè il paziente versi in una situazione di “incapacità di autodeterminarsi”, espressione assai generica - non equiparabile di certo all’espressione giuridica “incapacità di intendere e volere” - che potrebbe andare dal momentaneo annebbiamento delle facoltà mentali, allo stato confusionario, al coma, alla mancanza di lucidità e consapevolezza proprie ad esempio dei malati di Alzheimer. Chi poi dovrà certificare questa incapacità? Non è dato di saperlo. Infine il medico deve dare applicazione alle volontà indicate nelle Dat e non può obiettare. Però in accordo con il fiduciario, può disattenderle solo in due occasioni. In primo luogo se il quadro clinico è mutato rispetto a quanto preventivato nelle stesse Dat. Se il quadro clinico non è mutato il medico ha l’obbligo, se così previsto, di dare la morte al paziente. Inoltre il medico può disattenderle, ma non c’è il dovere di disattenderle. Ergo anche nel caso in cui il quadro clinico fosse mutato e il medico si attenesse alle Dat non incorrerebbe in nessun guaio giudiziario. Altra ipotesi in cui è lecita, ma non doverosa, la non applicazione delle Dat: l’esistenza di terapie, non prevedibili nel momento in cui furono redatte le Dat, che possono migliorare le condizioni di vita. Facciamo il caso di Tizio, che aveva redatto le Dat, finito in coma a seguito di incidente stradale. Tizio con le dovute e innovative terapie può salvarsi, addirittura svegliarsi dal coma, ma certamente riporterebbe danni cerebrali che ad esempio lo costringerebbero sulla carrozzina. Le terapie quindi sarebbero salvavita, ma restituirebbero Tizio a suoi cari non certo in condizioni migliori rispetto a prima dell’incidente. Di conseguenza il medico è obbligato ad applicare le Dat, dunque è obbligato a commettere un omicidio.

In buona sostanza la ratio della nuova disciplina normativa
è composta dai seguenti punti. Primo: si introduce un vero e proprio diritto a morire, declinato come diritto di togliersi la vita lasciandosi morire e diritto di farsi uccidere. Secondo: si introduce un diritto ad uccidere sia in capo a genitori e altri rappresentati legali sia in capo al medico, dato che tale potere di uccidere viene legittimato da una norma giuridica. Terzo: si introduce il dovere di uccidere in capo al medico dietro richiesta del diretto interessato anche quando non è più vigile, ma che ha redatto le Dat al fine di voler morire, e dei genitori, tutori etc.































lanuovabq.it 14-12-2017

Orari S. Messa in Rito Romano antico a Pistoia. Tempo di Natale 2017-18


Chiesa di San Vitale a Pistoia 




ORARIO

SANTA MESSA 
IN RITO ROMANO ANTICO 


nella Chiesa di San Vitale 
via della Madonna 58 - PISTOIA 



ogni DOMENICA 
e festività di precetto 

ore 18:00




Disponibilità del sacerdote per le confessioni dalle ore 17:30.


***




Calendario delle celebrazioni del TEMPO DI NATALE 2017/18:  

S. MESSA  ore 18:00 il:

domenica 24 dicembre - IV  Adventus 
lunedì 25 dicembre - In Nativitate Domini nostri Jesus Christi
domenica 31 dicembre - S. Silvestri I
                                             
lunedì 1 gennaio - In circumcisione Domini et octava Nativitatis
sabato 6 gennaio - In Epiphania Domini
domenica 7 gennaio - Sanctae Familiae 








mercoledì 13 dicembre 2017

LA RELIGIONE DELL'INCARNAZIONE: UN FATTO, UN LUOGO, DEI VOLTI






Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 12 - Dicembre 2017



Il grande Cardinale Newman ha scritto che se gli avessero domandato di scegliere una dottrina come base della nostra fede cattolica, avrebbe senz'altro scelto la dottrina dell'Incarnazione:
“Io direi, per quanto mi riguarda, che l'Incarnazione è al cuore del Cristianesimo; è di là che procedono i tre aspetti essenziali del suo insegnamento: il sacramentale, il gerarchico e l'ascetico.”


Il Figlio di Dio ha unito la sua natura divina alla nostra natura umana affinché, come dice la preghiera dell'offertorio della messa, “possiamo divenire partecipi della sua divinità”.


In questo “divenire partecipi della sua divinità” c'è tutta la vita cristiana. Siamo stati chiamati alla vita, siamo stati afferrati dalla Grazia Santificante dal giorno del nostro Battesimo, ci impegniamo in una vita ascetica per seguire la volontà di Dio, proprio per “divenire partecipi della sua divinità”: è la vita soprannaturale; è questo il dono di Dio per noi, è questo il nostro destino.


Dobbiamo proprio comprendere che il Cristianesimo è fondato sulla realtà dell'Incarnazione, per poi comprendere la nostra vita con lo scopo che ha dentro: divenire partecipi della sua divinità. Se si toglie questa realtà non resta più niente del Cristianesimo.


L'Incarnazione poi è un fatto storico, non è innanzitutto un concetto, un'idea.


L'Incarnazione è il fatto storico che, a un certo momento del tempo, il Verbo di Dio ha preso su di sè la nostra umanità, la nostra povertà, il nostro nulla, per donarci il potere di diventare figli di Dio. Questo è il fatto più sconvolgente della storia e per questo contiamo gli anni dalla notte di Betlemme.


Tutte le eresie sono nemiche di questo fatto, lo negano nella sua pienezza, lo reinterpretano fino ad annullarlo nella sua sconvolgente verità.


Tutte le eresie sorte dentro il Cristianesimo vanno contro quest'unico fondamento della religione cristiana, e così fa il Modernismo che è la somma di tutte le eresie. Il Modernismo ha come nemico principale la realtà dell'Incarnazione, e trasforma il cristianesimo in una religione che nasce dal di dentro dell'uomo, dalla sua psicologia profonda. Invece tutto nasce da un fatto, un fatto fuori dell'uomo che trasforma dentro l'uomo: Dio si è fatto uomo.


Trasforma l'uomo – diventiamo partecipi della sua divinità – ma è un fatto fuori dell'uomo.


E ci trasforma proprio perché non è dentro l'uomo, ma entra nell'uomo con il potere della Grazia di Cristo.


Da qui discende tutto.
Dal fatto che è un fatto - che come ogni fatto è fuori di noi, è difronte a noi - discende tutto il potere salvifico del Cattolicesimo:


“L'Incarnazione è l'antecedente della dottrina della mediazione; essa è l'archetipo del principio sacramentale e dei meriti dei santi. Dalla dottrina della mediazione derivano la salvezza, la Messa, i meriti dei martiri e dei santi, le invocazioni e il culto loro indirizzato. Dal principio sacramentale provengono i sacramenti propriamente detti, l'unità della Chiesa e la Santa Sede (…), l'autorità dei concili; la santità dei riti; la venerazione con cui si circondano i luoghi sacri, le tombe dei santi, le immagini, i mobili, gli ornamenti e i vasi sacri... Bisogna o prendere tutto o rigettare tutto; attenuare non è che indebolire; amputare è mutilare”.


Grande Newman! Bisogna accettare tutto del Cattolicesimo! E tutto, come il fatto dell'Incarnazione, è qualcosa di esterno che entra dentro, per trasformarti dentro.


Il male è proprio qui. Il terribile male che sta sfigurando la Chiesa Cattolica e la vita di una moltitudine di cristiani consiste nell'attenuare questo fatto esterno che, abbracciato, ci salva.
È il male orribile di trasformare il Cristianesimo nella religione delle idee e dei valori; di trasformarlo in un culto tutto interno all'uomo, in una religione psicologica e introspettiva: è la vittoria del Peccato Originale, è la vittoria del Demonio, che vuole chiudere l'uomo in se stesso per poi abbandonarlo alla propria disperazione.


Ma il Cristianesimo è un fatto esterno che nasce dal fatto dell'Incarnazione di Dio.


Il pericolo è di non ricordarlo sempre: bisogna prendere tutto o rigettare tutto... attenuare è indebolire... amputare è mutilare.


Dobbiamo ricordarlo sempre: Cristo ci raggiunge con un fatto esterno a noi.


Per questo non si può salvare nemmeno la Tradizione della Chiesa con le parole, ma aderendo a un fatto.


È aderendo a un luogo esterno, che ti ha riconsegnato la fede di sempre, che si salva la Tradizione.
È stando a quel fatto, stando a un luogo, stando a persone visibili con cui il Signore ti ha riconsegnato ad una fede integralmente cattolica, che tu potrai essere trasformato dentro.
La tentazione è sempre quella di volgersi alle idee, ai valori, alle parole, per rigettare o attenuare il fatto; e attenuarlo è rigettarlo!


Siamo a Natale. Quale domanda faremmo bene a porci? C'è ne una più urgente di tutte:
“Ma io, dove riconosco il fatto di Dio? Dov'è la mia grotta di Betlemme, dove andare ad adorare il Signore; dov'è la grotta dove Dio nasce?”.
La risposta non può essere vaga, dovrà indicare un luogo concreto, un centro di messa tradizionale concreto, dei volti precisi a cui riferirsi, dei tempi e occasioni stabiliti in cui esserci.


Sì, lo sappiamo, la Chiesa è in crisi; ma tutta la crisi della Chiesa non impedirà ai sinceri di cuore il trovare questi fatti precisi, luogo di salvezza per l'anima stanca. Dio è fedele, e non fa mancare mai il suo soccorso, che è sempre un fatto.


Se ci ostineremo a cercare la salvezza dentro di noi, vorrà dire che siamo già parte dei peggiori modernisti, magari “tradizionali”.


Ma preghiamo che così non sia.
Buon Natale


















martedì 12 dicembre 2017

La cattiva teologia che ha desacralizzato le chiese








Stefano Fontana (12/12/2017)

La campagna della Nuova BQ #salviamolechiese circa le nuove forme di okkupazione delle chiese con sfilate di moda, rassegne dell’artigianato locale, mostre di quadri di dubbio gusto e così via … mette il dito in una piaga che ha origini lontane. Se si trattasse solo di sprovvedutezza e noncuranza la cosa non sarebbe poi così grave. Sprovvedutezza e noncuranza riguardano casi particolari, pur se di numero crescente, e possono pretendere le attenuanti che si danno di solito agli sprovveduti e ai noncuranti. Il fatto è, purtroppo, che questa nuova okkupazione delle chiese è stata ampiamente teorizzata e addirittura fondata teologicamente. E’ per questo che la cosa è piuttosto grave: l’okkupazione delle chiese con i corsi di aerobica rappresenta l’ingresso del profano nel sacro o, meglio, l’annullamento della distinzione tra sacro e profano. E questo concetto la teologia lo sta insegnando ormai da decenni, almeno fin dagli anni Sessanta del secolo scorso.

Nel 1969 Ladislaus Boros scriveva che da quando Cristo si è incarnato, Dio lo si incontra nell’uomo e il mondo è diventato grazia. Due anni dopo, Gustavo Gutiérrez, padre della teologia della liberazione, insisteva sul medesimo concetto: «Da che Dio si fece uomo, l’umanità, ogni uomo, la storia, sono il tempio vivo di Dio. Il pro-fano, ciò che sta fuori del tempio, non esiste più», e concludeva così il suo ragionamento: «Se l’umanità, se ogni uomo, è tempio vivo di Dio, allora incontriamo Dio nell’incontro con gli uomini, nell’impegno col divenire storico dell’umanità».

Clodovis Boff, fratello del più noto Leonardo, nel suo libro “La grazia liberatrice nel mondo” sosteneva che non bisogna più parlare della grazia, come fa la Chiesa, ma lasciare la grazia parlare, intendendo che la grazia opera nel mondo e parla attraverso i fatti del mondo. In precedenza, eravamo nel 1964, Jürgen Moltmann aveva spiegato che c’era stata una evoluzione della presenza di Dio tra gli uomini: dapprima nella tenda, poi nell’Arca, poi nel tempio … fino a quando Dio avrebbe preso dimora nell’umanità stessa. Pannenberg aveva parlato di rivelazione come storia, Schlette di epifania come storia, Cullmann di salvezza come storia. Tutte queste teologie hanno sostenuto che Dio si sarebbe rivelato non tramite una teofania diretta, ma in modo indiretto tramite gli avvenimenti della storia. Il sacro, inteso come il luogo e la dimensione diretta della rivelazione e della teofania, doveva quindi essere sostituito col profano, inteso come il modo indiretto con cui Dio si rivela e guida la storia della salvezza. Edward Schillebeecks aveva scritto nel 1965 che «Tutta la vita profana costituisce una specie di esplicitazione di ciò che vuol dirci l’intima offerta della grazia di fede». Nello stesso anno Harvey Cox aveva dichiarato che «Dio ama il mondo e non la Chiesa».

Se si vuole però andare alle origini di questa identificazione del sacro col profano occorre parlare di Karl Rahner. Per lui il mondo come esistenza è il luogo della auto-rivelazione di Dio all’uomo. Noi non incontriamo mai gli insegnamenti di Dio e Dio non ci ha dato degli insegnamenti diretti, noi vediamo il mondo e gli uomini e lì Dio comunica se stesso in via anonima e priva di contenuti, una via che accetta e fonda la nostra libertà. Ecco allora «L’odierna tendenza a parlare non di Dio, bensì del prossimo, a predicare non l’amore di Dio, bensì l’amore del prossimo, a non dire Dio, bensì mondo e responsabilità verso il mondo».

La storia della salvezza coincide quindi con la rivelazione e con la storia dell’umanità e non c’è distinzione tra storia sacra e storia profana: «Il mondo media a Dio come a colui che si comunica nella grazia, e in questo senso il cristianesimo non conosce alcun settore sacrale delimitato, nel quale soltanto potremmo trovare Dio». Il mediatore tra gli uomini e Dio è ormai diventato il mondo.

Questi scarni esempi possono adeguatamente testimoniare che l’ingresso della “pizza solidale” in duomo o dei pranzi con i poveri in cattedrale non sono solo dovuti a superficialità o sprovvedutezza, ma sono alimentati da una visione della relazione tra il mondo e la Chiesa che data ormai da alcuni decenni. Non ha importanza la notevole differenza tra le dotte asserzioni dei teologi e lo squallore di molte di queste okkupazioni, le idee filtrano dalla aule universitarie alle piccole parrocchie di periferia dove qualcuno organizza l’ingresso del mondo in chiesa senza aver mai letto Cox o Rahner ma seguendone ugualmente e di fatto gli insegnamenti.

Se Dio si manifesta prima di tutto nel mondo tramite eventi storici, allora lo si incontra nella prassi di fare entrare gli eventi storici nelle chiese. Viene quindi trascurato che la Chiesa è il luogo in cui il fedele può entrare in contatto con quanto storico non è. Lo spazio sacro è il luogo dell’eterno. La Chiesa, per la presenza del Santissimo Sacramento dell’altare, è un luogo “metafisico” e non più solo storico: lì è presente l’Alfa e l’Omega della storia, che proprio perciò non è storia. Ed infatti, quando entra la “pizza solidale” in duomo, il Santissimo – almeno per ora - viene trasportato altrove.














lanuovabq.it





domenica 10 dicembre 2017

Eutanasia, nessuno la vuole, tutti la votano







Lettera di Peppino Zola al Direttore di La nuova bussola quotidiana -10 dicembre 2017

Caro direttore,

desidero farti due osservazioni a proposito della legge sull’eutanasia (meglio parlare chiaro) che sta per essere approvata. Non riguardano il merito del DDL: non c’è bisogno di dimostrare che si tratta di una legge pessima, altro che una legge di civiltà, come osa dire continuamente il capogruppo PD in modo assolutamente ipocrita. Due osservazioni che riguardano il metodo e che gettano una luce preoccupante sul modo di lavorare della nostra classe dirigente.

1) Mi ha molto colpito il fatto che sia stata data una impressionante accelerazione all’iter che porterà all’approvazione della legge entro pochissimi giorni. E tutti i gruppi politici ne sono responsabili, tanto è vero che è stata l’assemblea dei capigruppo a decidere i tempi: ho il fondato sospetto che sia stato raggiunto, in quella sede, questo compromesso: si vota la legge sul fine-vita ed in cambio non si vota la legge sullo jus soli. Il sospetto si è fatto per me certezza quando Salvini ha infelicemente detto che lui non si occupa dei morti. Questo accordo sui tempi trova ora conferma se si considera come il dibattito si sta svolgendo: in pratica, nessuno osa fare anche solo cenno alla possibilità che qualcuno applichi il tanto temuto ostruzionismo.

Vi sono migliaia di emendamenti, ma essi verranno annullati nella quasi totalità con il metodo del “canguro”, che il semplice cittadino non riesce neppure a capire che cosa sia. In questo contesto, ciascun gruppo sta recitando la sua parte senza ritegno, ma tutti, in pratica, fanno in modo che la legge passi e passi in fretta. I partiti della sinistra, ricattando l’opinione pubblica mediante l’esaltazione di alcuni “casi pietosi” ( secondo il vecchio metodo Pannella), insistono sugli slogan relativi alla “legge di civiltà” che deve adeguarsi a ciò che fanno gli altri Paesi europei, senza avere il coraggio di entrare nel merito della questione, la quale è una questione di morte, altro che di civiltà.

I 5stelle, così combattivi su tutto, in questo caso sono fortemente remissivi e si limitano a dire che voteranno sì, ma senza dare alcuna spiegazione. Ed, in effetti, non si capisce perché un grillino dovrebbe per forza votare la legge, a conferma che, al di là del demagogico richiamo all’onestà, è difficile comprendere che cosa costoro vogliano. Il partito di Alfano (ottima la notizia che smette di fare politica), pur facendo parte del governo, ha presentato molte centinaia di emendamenti, ma solo per mettersi a posto la coscienza.

Avrebbe un altro modo molto più efficace di impedire l’approvazione della legge ed è quello di chiedere la crisi di governo, provocandone la caduta a poche settimane dal suo termine naturale. Ma non ha questo coraggio, come non l’ha avuto nel caso della legge Cirinnà. E’ evidente che sono ipocriti i suoi emendamenti. Ma anche nei gruppi dell’opposizione abbonda l’ipocrisia. La Lega, a sua volta, ha presentato moltissimi emendamenti, pur sapendo che il “canguro” li azzererà. Forse li ha presentati proprio perché sapeva che sarebbero stati azzerati. Per lo jus soli Salvini aveva promesso la mobilitazione delle piazze: perché non lo ha fatto anche per il DDL di cui parliamo? Il fine vita è meno importante della cittadinanza?

Forza Italia ha semideciso di votare no, ma poi si barrica dietro la gherminella di lasciare la libertà di coscienza ai propri senatori, il che costituisce un altro modo pilatesco di lavarsi le mani di fronte ad un tema fondamentale per ogni umana convivenza. Sono rimasti molto in pochi a lottare veramente contro questa legge eutanasica. Sono rimasti in pochissimi a dare ascolto alle osservazioni ed alle proteste che arrivano da settori molto consistenti della società impegnata nella difesa della vita. Di fronte a tutta questa ipocrisia, tra l’altro, la Chiesa italiana è rimasta sostanzialmente silente.

2) In tutti i settori sensibili della vita della società (come questo), il legislatore sta seguendo sempre facili scorciatoie invece che affrontare i reali problemi che, di solito, stanno dietro a queste problematiche. Così, invece di assumere concrete ed efficaci misure per rafforzare la famiglia a fronte delle sue difficoltà, il legislatore ha scelto la via del divorzio sempre più breve e facile, il che sta gettando migliaia di giovani figli nella più grave disperazione. Ed invece di preoccuparsi di aiutare la vita ad affermarsi, il legislatore ha scelto la via dell’aborto, la quale ha indotto quella mentalità generalizzata che oggi provoca la gravissima denatalità in atto. Nel nostro caso specifico, il legislatore, invece di assumere serie misure a favore della popolazione più anziana, ha scelto la facile via delle DAT, che aprono le porte (anzi, le spalancano) all’eutanasia. Ed è triste constatare che in tutte queste operazioni vi siano stati dei cattolici conniventi.

Caro direttore, se teniamo veramente al bene comune, noi cattolici dobbiamo intensificare la nostra testimonianza per far vedere ai nostri fratelli uomini la diversità positiva che Cristo ha portato nel mondo. Fanno parte integrante di tale testimonianza le battaglie culturali (fino al livello politico) cui siamo chiamati dalla nostra appartenenza all’Avvenimento cristiano. Tra poche settimane avremo una seria occasione di fronte alla quale non dovremmo più tacere.