venerdì 17 agosto 2018

LITURGIA. ESSENZIALE LA SERIETÀ E IL SENSO DEL SACRO, ANCHE PER I GIOVANI. UN LIBRO DI PADRE ENRICO FINOTTI





Marco Tosatti, 16-08-2018

Oggi parliamo di un testo molto interessante. È il terzo libro di padre Enrico Finotti nel “format” delle domande e risposte sulla liturgia. “Nell’attesa della tua venuta” segue “Il mio e il vostro sacrificio” e “Se tu conoscessi il dono di Dio”. Anche in questo libro, come nei due precedenti, qui si trovano molte curiosità e dettagli per chi voglia conoscere la liturgia in modo profondo e non superficiale. Parlando della stola per esempio, l’autore afferma: “La stola quindi è l’insegna-base di tutti coloro che sono stati ‘segnati’ dal carattere dell’Ordine sacro: il Vescovo, il Presbitero e il Diacono. Essa è portata traversa dal Diacono e diritta dal Presbitero e dal Vescovo. Ora, mentre gli abiti variano a seconda del tipo di rito o in ragione della diversa solennità, la stola – sempre sopra il camice o la cotta (e mai sull’abito civile) – è assunta sempre, in ogni genere di celebrazione liturgica. Eliminare l’insegna propria del ministro ordinato è quindi impoverire certamente i ‘santi segni’ e una novità assoluta rispetto alla tradizione secolare della Chiesa, orientale e occidentale”.

Padre Finotti ritiene importante soprattutto ribadire: “Infine, è necessario acquisire il senso della Liturgia come azione di Cristo e della Chiesa e non come un atto privato. Per questo nessuno, anche se sacerdote, può mutare, aggiungere o togliere elementi propri della liturgia stabilita dalla Chiesa ed edita nell’editio typica’”. Questo concetto, e lo vediamo troppo spesso, può sembrare astruso, o teorico, a quanti sembrano pensare che la liturgia è un qualche cosa di cui possono usufruire a piacimento, magari con innovazioni “creative”: uno spazio di libero esercizio del proprio gusto personale e privato.

Questo è tanto più vero quando si parla dei giovani. Ricorda don Finotti che “La ‘pastorale giovanile’ non può ammettere il capriccio e non può rimandare ad una presunta futura maturazione che non verrà mai. Se non si inizia subito ad introdurre i bambini e i giovani nella esperienza delle leggi rituali e liturgiche, atte ad educare alla spiritualità, alla proprietà, alla vera devozione, domani avremo un popolo di Dio estraneo alle leggi fondamentali della vita interiore e del culto liturgico”. Certamente un richiamo a una visione che può apparire controcorrente rispetto a certe forme che paiono trattare i giovani come eternamente incapaci di capire la solennità e la gravità del sacro.

Nel libro si tratta anche della necessità (o meno) della quindicesima stazione della Via Crucis; dei bambini nella Veglia Pasquale; dell’uso dei paramenti preziosi (“Lode ai nostri sacristi per la cura di paramenti tanto belli, che impreziosiscono le nostre sagrestie! Purtroppo molti pezzi di grande valore artistico e spirituale sono stati lasciati deperire, altri smontati per fare casule moderne, comunque abbandonati e non più usati. Il Concilio, come si vorrebbe far passare, non ha nel modo più assoluto comandato o consigliato l’abbandono dei paramenti storici, anzi ne ha sollecitato il restauro e la conservazione…”) e molto altro.

Avete avuto problemi con le interminabili preghiere dei fedeli? Oppure qualche sacerdote non ha simpatia per il Credo? A proposito di quest’ultimo don Finotti scrive: “E’ per tutti chiaro che nessuno può riscrivere i testi della Sacra Scrittura, che hanno Dio stesso come autore. Ma è altrettanto evidente che neppure i testi liturgici possono essere modificati o sostituiti, in quanto esprimono la fede della Chiesa e non le opinioni private”.

Insomma, un testo che si inserisce nella corrente tracciata dai due precedenti (anche se altri ne seguiranno). Un aiuto in tempi ben difficili per poter apprezzare la liturgia per quello che è non per quello che alcuni vorrebbero che fosse.



Sommario

L’uso della stola nella Messa

Formalismo o obbedienza?

Giovani e liturgia

Quale formazione liturgica?

Il silenzio nelle chiese

L’adeguamento liturgico

La quindicesima ‘stazione’ della Via crucis?

I bambini nella Veglia pasquale

L’uso dei paramenti preziosi

Il segno della croce con l’acqua benedetta

L’inginocchiarsi

La formazione degli operatori liturgici

Il colore esequiale

La disposizione liturgica del feretro

L’elogio del defunto

La cremazione

La preghiera dei fedeli

Sostituire il Credo?

L’inchino del capo all’Et incarnatus est

Cantare il Credo?

Sospendere il Credo?



Don Enrico Finotti è nato a Rovereto nel 1953 ed è presbitero dell’Arcidiocesi di Trento dal 1978. Dopo la formazione classica, ha frequentato gli studi teologici presso il Seminario Diocesano. Ha svolto il ministero di parroco in diverse parrocchie della diocesi di Trento. Ha ottenuto la licenza in Teologia liturgica presso la Pontificia Università della Santa Croce. Collabora con l’Ufficio Liturgico Diocesano di Trento nei percorsi di formazione liturgica ed è curatore della rivista Liturgia:culmen et fons. Ha tra l’altro pubblicato: La centralità della Liturgia nella storia della salvezza (Fede & Cultura, Verona, 2010); La liturgia romana nella sua continuità (Sugarco, Milano, 2011); Vaticano II 50 anni dopo (Fede & Cultura, Verona, 2012).













giovedì 16 agosto 2018

SARAH, MONITO A VESCOVI E CARDINALI: "Rifiutare Humanae vitae è lottare contro Dio”





Il prefetto del Culto Divino Sarah interviene sui tentativi di revisione dell'enciclica di Paolo VI e avverte: «Accogliere Humanae Vitae non è solo sottomettersi al Papa, ma ascoltare e accogliere la Parola di Dio. I Cardinali, i Vescovi e i teologi che hanno l'hanno rifiutata incoraggiando i fedeli alla ribellione contro l’enciclica si sono perciò messi deliberatamente e pubblicamente in lotta contro Dio stesso. La cosa più grave è che essi invitano i fedeli ad opporsi a Dio».


ECCLESIA
16-08-2018 

S. E il Cardinal Robert Sarah, il 4 agosto scorso, in occasione dei cinquant’anni dell’enciclica Humanae Vitae, ha tenuto una conferenza presso l’abbazia benedettina di Sainte Anne de Kergonan, filiazione di Solesmes, situata in Bretagna. Vi proponiamo alcuni passaggi, tradotti in italiano. E’ possibile scaricare il testo integrale in francese, in fondo a questa pagina.


Un errore di prospettiva


«Cari amici, cari sposi se, in quanto cristiani, voi rifiutate la contraccezione, non è innanzitutto perché “la Chiesa lo proibisce”. È piuttosto perché voi sapete, attraverso l’insegnamento della Chiesa, che la contraccezione è intrinsecamente un male, cioè che essa distrugge la verità dell’amore e della coppia umana. Essa riduce la donna a non essere altro che un oggetto di piacere e di godimento, sempre disponibile in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza alle pulsioni sessuali dell’uomo».


Una verità conforme alla ragione e confermata dalla Rivelazione
«È bene sottolineare che questa verità dell’amore umano è accessibile alla ragione umana. San Giovanni Paolo II ricorda infatti che l’affermazione secondo la quale “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (HV, 11), descrive la “verità ontologica”, la “struttura intima”, la “struttura reale” dell’atto coniugale […] Questo carattere ragionevole fonda l’affermazione di Paolo VI e di Giovanni Paolo II: “Le norme morali di Humanae Vitae fanno parte della legge naturale. Ogni uomo di buona volontà può intuire e capire che un comportamento contraccettivo è contrario alla verità umana dell’amore coniugale” (Udienza generale, 7 dicembre 1981).


Ma è necessario andare molto più in là. In effetti, San Giovanni Paolo II afferma con forza che la norma morale formulata in Humanae Vitae fa parte della Rivelazione divina. Perché la Chiesa insegna questa norma anche se essa non è formalmente espressa (nel senso di letteralmente) nelle Sacre Scritture; la Chiesa fa questo nella convinzione che l’interpretazione della legge naturale è di competenza del Magistero. Noi possiamo tuttavia dire di più. Anche se la norma morale, così come formulata nell’enciclica Humanae Vitae, non si trova letteralmente nelle Sacre Scritture, tuttavia, per il fatto che è contenuta nella Tradizione e […] che è stata “ripetutamente esposta ai fedeli dal magistero” (HV 12), ne risulta che questa norma corrisponde all’insieme della dottrina rivelata contenuta nelle fonti bibliche (HV 4).


Una tale affermazione è capitale per comprendere l’errore di tutti quelli che chiedono un “cambiamento della disciplina”, di tutti quelli che dicono che “la Chiesa è troppo dura” oppure che “la Chiesa deve adattarsi”. Secondo l’enciclica Humanae Vitae, la Chiesa non fa altro che trasmettere quanto ricevuto da Dio stesso. Ella non ha e non avrà mai il potere di cambiare alcunché».


«Accogliere Humanae Vitae non è dunque principalmente questione di sottomettersi ed obbedire al Papa, ma di ascoltare e accogliere la Parola di Dio, la benevola rivelazione di Dio su ciò che noi siamo e su ciò che dobbiamo fare per corrispondere al suo amore. La posta in gioco infatti è la nostra vita teologale, la nostra vita di relazione con Dio. I Cardinali, i Vescovi e i teologi che hanno rifiutato Humanae Vitae e hanno incoraggiato i fedeli alla ribellione contro l’enciclica si sono perciò messi deliberatamente e pubblicamente in lotta contro Dio stesso. La cosa più grave è che essi invitano i fedeli ad opporsi a Dio».


Tre errori


«Il primo errore si trova tra i fedeli e in particolare gli sposi. Alcuni potrebbero avere l’impressione che la Chiesa imponga loro un peso insopportabile, un fardello troppo pesante che finirà per pesare sulla loro libertà.


Cari amici, una tale idea è falsa! La Chiesa non fa che trasmettere la verità ricevuta da Dio e conosciuta per mezzo della ragione. Ebbene, non c’è che la verità che ci renda liberi! […] È necessario dire quanto il rifiuto delle pratiche e della mentalità contraccettive liberi la coppia dalle pesantezze dell’egoismo. Una vita secondo la verità della sessualità umana libera dalla paura! Essa libera le energie dell’amore e rende felici! Voi che lo vivete, ditelo! Scrivetelo! Testimoniatelo! È la vostra missione di laici! La Chiesa conta su di voi e vi affida questa missione! […]


Il secondo errore da evitare si trova tra i teologi moralisti […] Guardatevi da coloro che vi dicono che, purché l’intenzione generale della coppia sia retta, le circostanze possono giustificare la scelta di mezzi contraccettivi. Cari amici, affermazioni di questo tipo sono menzogne! E quanti vi insegnano tali aberrazioni “falsificano la Parola di Dio” (2 Cor. 4, 2). Non parlano in nome di Dio. Parlano contro Dio e contro l’insegnamento di Gesù […] Quando vi si dice: ci sono delle situazioni concrete che possono giustificare un ricorso al contraccettivo, vi mentono! Vi predicano una dottrina adulterata (cf 2Cor. 2, 17)! Anzi peggio, vi fanno del male, perché vi indicano una via che non conduce né alla felicità, né alla santità! […] Come si può pretendere che “in certe situazioni” un atteggiamento che contraddice la verità profonda dell’amore umano divenga buono o necessario? È impossibile! […] Non si devono mai opporre la pratica pastorale e la verità universale della legge morale. La pastorale concreta è sempre la ricerca dei mezzi più appropriati per mettere in opera l’insegnamento universale, e mai per discostarsene. […]


Il terzo errore da evitare si trova nei pastori: sacerdoti e vescovi. […] Come ha detto Paolo VI, “non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo, è eminente forma di carità verso le anime” (HV 29) e, rivolgendosi ai vescovi, il beato Papa continuava: “lavorate con ardore e senza sosta alla salvaguardia e alla santità del matrimonio, perché sia sempre più vissuto in tutta la sua pienezza umana e cristiana. Considerate questa missione come una delle vostre più urgenti responsabilità nel tempo presente” (HV 30). […] Paolo VI ci ha mostrato con la sua enciclica un bell’esempio di carità pastorale, non abbiamo paura di imitarlo! Il nostro silenzio sarebbe complice e colpevole. Non abbandoniamo le coppie di sposi alle sirene ingannevoli della facilità!»


Una via di santità per gli sposi


«Vorrei anzitutto sottolineare che a fondamento di ogni santità si deve trovare l’amore di Dio. Ora, colui che ama vuole ciò che vuole l’amato. Amare Dio significa volere ciò che lui vuole. Al vertice della mistica, si parla di unione delle volontà, o di comunione delle volontà. […] Così Paolo VI incoraggia gli sposi a “conformare la loro condotta alle intenzioni creatrici di Dio” (Giovanni Paolo II, Udienza generale, 1 agosto 1984). In questa volontà di sposare l’intenzione creatrice si trova una vera via di unione teologale con Dio e nello stesso tempo di una giusta realizzazione di sé. È veramente amare Dio amare ciò che la sua sapienza ha inscritto nella mia natura. E ciò apre a un giusto e realista amore di sé […]


Questo piano del Creatore non si riduce alla regolarità biologica. La fedeltà all’ordine della creazione comprende molto di più. La fedeltà al piano di Dio suppone l’esercizio di una paternità-maternità responsabile, che si esprime attraverso un ricorso intelligente ai ritmi della fecondità. Esso suppone una collaborazione tra gli sposi, una comunicazione, delle scelte comuni e libere, poste secondo coscienza, illuminate dalla grazia e dalla preghiera perseverante, fondate su una generosità di fondo, per decidere di donare la vita o, per dei giusti motivi, di rinviare una nascita. Essa suppone una vera carità coniugale, una vera temperanza e dominio di sé, soprattutto se occorre limitare le unioni coniugali ai periodi infecondi. In breve, si tratta di un’arte di vivere, di una spiritualità, di una santità propriamente coniugale!


Un’arte di vivere


«Sottolineare questo aspetto permette di togliere un equivoco. A volte si parla di “metodi naturali di regolazione delle nascite”. Sono molti a credere che questi metodi siano “naturali” per il fatto che non fanno ricorso a procedimenti artificiali chimici o meccanici. Questo non è del tutto giusto. […]


Piuttosto che di “metodi naturali” si dovrebbe dunque parlare di un esercizio della fecondità secondo la natura umana. Quest’ultima suppone una “maturità nell’amore che non è immediata, ma richiede un dialogo, un ascolto reciproco e un particolare dominio della pulsione sessuale in un cammino di crescita nella virtù”, dirà Benedetto XVI. Così, si può parlare di vita secondo l’ordine della natura, secondo il disegno creatore, solo se un metodo naturale di regolazione delle nascite è vissuto in un contesto di virtù coniugali […]. Detto in altro modo: i metodi naturali sono una base, ma essi presuppongono di essere vissuti in un contesto di virtù. Essi possono costituire una porta, una pedagogia per la scoperta di questa vita coniugale piena, ma essi possono anche non essere vissuti che materialmente, senza questo contesto di responsabilità, di generosità, di carità che gli è connaturale».


Entrare nell’adorazione


«Comprendere il disegno del Creatore, riceverlo con il cuore, suppone questo profondo atteggiamento spirituale di riconoscenza e di adorazione, che è un dono dello Spirito Santo […] Ricevendo con gratitudine l’ordine naturale, cercando di comprenderlo, di amarlo, non solo gli sposi realizzano il loro amore nelle virtù che consolidano la loro reciproca carità, ma ancor più essi si aprono all’adorazione contemplativa del Creatore. Humanae Vitae apre una strada di santità coniugale, una pedagogia dell’adorazione, dell’accettazione filiale e adorante del piano divino. Dio stesso viene così amato come un Padre, i suoi doni sono ricevuti con riconoscenza e venerazione. La Sua premurosa maestà viene sperimentata dagli sposi. Si comprende perché Giovanni Paolo II ha potuto affermare che “ciò che è messo in questione, rifiutando quell’insegnamento, è l’idea stessa della santità di Dio… quelle norme morali sono semplicemente l’esigenza, dalla quale nessuna circostanza storica può dispensare, della santità di Dio che si partecipa in concreto, non già in astratto, alla singola persona umana” (Discorso per il II Congresso internazionale di teologia morale, 12 novembre 1988)».


La via regale della croce


«Sì, cari amici, cari sposi, non vi predico la facilità. Vi annuncio Gesù, e Gesù crocifisso! Cari sposi, vi invito a entrare in questa via regale della santità coniugale. Ci saranno dei giorni in cui essa andrà percorsa non senza eroismo da parte vostra. Ci saranno dei giorni in cui voi sarete sulla via della Croce. Penso alla “croce di coloro la cui fedeltà suscita derisione, ironie e anche persecuzioni” (Giovanni Paolo II, 23 settembre 1983), alla croce delle preoccupazioni materiali che la generosità nell’accoglienza della vita comporta, alla croce delle difficoltà nella vita di coppia, alla croce della continenza e dell’attesa in alcuni periodi. […] La felicità, la gioia perfetta delle vostre coppie passa da qui. So che questo non avviene senza sacrificio, ma “i tentativi sempre ricorrenti d’un cristianesimo senza sacrificio, un cristianesimo liquido, all’acqua di rose, sono destinati al fallimento” (Giovanni Paolo II, 23 settembre 1983)».


*Prefetto del Culto Divino e la disciplina dei sacramenti
Traduzione a cura di Luisella Scrosati










mercoledì 15 agosto 2018

L'ASSUNZIONE IN CIELO. Il papa che voleva salvare il mondo tramite la Madonna




Non dobbiamo dimenticare la specialissima devozione che Pio XII aveva verso la Vergine e che proclamò il dogma dell’assunzione nel 1950. Nel suo amore a Maria si nasconde infatti l'antidoto ad ogni problema.





Aurelio Porfiri, 15-08-2018

Per ragioni anagrafiche, quando pensiamo ad un Papa
che ha avuto una speciale devozione per la Vergine Maria, ci vengono in mente papa Francesco e la Madonna che scoglie i nodi o San Giovanni Paolo II che aveva scelto come proprio motto Totus Tuus ego sum. Eppure non dobbiamo dimenticare la specialissima devozione che Pio XII aveva verso la Vergine Maria. Infatti fu lui a proclamare il dogma dell’assunzione il primo novembre del 1950.


Sergio Gaspari, in un articolo su Madre di Dio
(10 ottobre 2008) reperibile su latheotokos.it così affermava: «Il 9 ottobre 1958, nella residenza estiva di Castelgandolfo moriva Pio XII, Eugenio Maria Pacelli, nato nel 1876, pontefice dal 1939 al 1958, detto, per antonomasia, il Papa della Madonna. Il Pastore supremo che scomunicò nel 1949 i comunisti atei, ma che si era adoperato indefessamente per l’assistenza alle vittime della seconda guerra mondiale, che già preconizzava della futura Europa unita, tecnicamente gigante, spiritualmente atrofizzata, il Papa che avviò le prime riforme liturgiche effettuate poi dal Vaticano II (1962-65).


Nel Battesimo, al nome di Eugenio, veniva aggiunto quello di Maria
. Giovane diciottenne, il 13 dicembre 1894, si iscriveva nella Congregazione mariana dei Gesuiti in Roma. Il 3 aprile 1899, celebrava la sua prima Messa dinanzi alla Salus Populi romani di Santa Maria Maggiore. Il suo primo discorso da sacerdote fu sulla Vergine. Veniva consacrato vescovo il 13 maggio 1917, il giorno stesso in cui a Fatima appariva la Madonna. La sua elevazione a cardinale fu annunciata il 7 dicembre 1929, vigilia dell’Immacolata. Eletto Papa il 2 marzo 1939, nello stringere tra le mani il timone della nave di Pietro, affidava il suo pontificato a Maria "Stella del mare". Si ammalò la prima domenica di ottobre del 1958, festa della Madonna del rosario; spirava, con il rosario in mano, il 9 ottobre”. Come vediamo, una vita veramente impregnata di devozione mariana.


Come detto, Pio XII moriva 60 anni fa
. Circa 3 mesi prima della morte egli promulgò la sua ultima enciclica, Meminisse Iuvat (14 luglio 1958), un documento meno conosciuto di altri e dedicato alle pubbliche preghiere nella novena dell’Assunta. Quindi, l’ultima enciclica di questo pontefice mariano è ancora nel nome di Maria e anche di questo documento, come della morte del grande pontefice, celebriamo i 60 anni.


Qui il grande Papa mette tutti gli eventi umani
, anche quelli più tragici, nella luce del soprannaturale: «Ma se esaminiamo con animo pensoso le cause di tanti pericoli, presenti e futuri, facilmente vediamo che le decisioni, le forze e le istituzioni degli uomini sono inevitabilmente destinate a venir meno, qualora l'autorità di Dio - che illumina le menti con i suoi comandi e i suoi divieti, che è principio e garanzia della giustizia, fonte della verità e fondamento delle leggi - o venga trascurata, o non collocata al suo giusto posto, o addirittura soppressa».


Egli non sta solo riferendosi ad eventi del passato
, ma pensa soprattutto a quanto sta avvenendo nei paesi dell’Europa dell’est e soprattutto in Cina, visto che l’anno prima, nel 1957, era stata costituita l’Associazione Patriottica dei Cattolici Cinesi, che di fatto toglieva la giurisdizione sui cattolici cinesi alla Santa Sede e la metteva sotto il diretto controllo del Partito Comunista professantesi ateo.


Ecco allora che il passaggio successivo
, letto con questo e con la sofferenza dei cattolici sotto i regimi comunisti in mente, acquista tutta la sua pregnanza: «D'altro lato, vediamo con sommo dolore del Nostro cuore di Padre, che la chiesa cattolica, di rito sia latino sia orientale, è, in non poche nazioni, oppressa da gravi vessazioni; si mettono i fedeli e i ministri del culto, se non a parole, certamente coi fatti, di fronte a questo dilemma: o astenersi dal professare e diffondere pubblicamente la loro fede, o subir danni, anche gravi. Molti vescovi sono già stati scacciati dalle loro sedi, o impediti dall'esercitare liberamente il ministero, o imprigionati, o mandati in esilio. (...) Inoltre i giornali, le riviste, le pubblicazioni cattoliche quasi del tutto sono messe al silenzio, come se la verità sia esclusivo dominio e arbitrio di chi comanda, e come se le scienze divine e umane, e le arti liberali non abbiano il diritto di essere libere, per poter fiorire a vantaggio del pubblico bene. Le scuole un tempo aperte dai cattolici, sono vietate e abolite; al loro posto ne sono state istituite altre, che o non impartiscono affatto le nozioni di Dio e della religione, o proclamano e diffondono le massime dell'ateismo, cosa che spessissimo avviene».


E ancora: «I missionari
, che, abbandonata la casa e la dolce terra natia, avevano sopportato gravi e numerosi disagi per dare agli altri la luce e la forza dell'evangelo, sono stati espulsi da tanti luoghi, come individui nocivi e pericolosi; in tal modo il clero rimasto, impari di numero in confronto dell'estensione territoriale, e spesso inviso e perseguitato, non può provvedere alle esigenze dei fedeli. Con dolore vediamo che talora sono calpestati i diritti della Chiesa, alla quale spetta, soltanto dietro il mandato della Santa Sede, scegliere e consacrare i vescovi, destinati a reggere legittimamente il gregge cristiano».


Il Papa non fa i nomi, ma chi non li comprende?
E in realtà c’è un piccolo mistero in questo senso. Nella versione italiana reperibile nel sito vaticano dedicato al Pontefice, alla nota 1, c’è questo inciso in corsivo: «Invito a pregare la vergine Maria durante la novena dell'Assunta soprattutto per la chiesa provata e perseguitata nei paesi dell'Est Europa e in Cina. Esortazione ai cristiani a essere forti nella prova. Incito a tornare ai valori evangelici attraverso un profondo rinnovamento morale» (nel testo riportato ho rimosso un errore di battitura “tornare ai colori ai valori evangelici...”). Questo inciso esiste solo nella versione italiana, ma non in quelle latina, portoghese o inglese. Ma il messaggio era comunque diretto chiaramente, forse il Papa o chi per lui ha voluto essere sicuro che non ci fossero margini per una cattiva interpretazione (anche se nel testo in verità il Pontefice già parla di Europa e Asia orientale).


Ma ecco che tutto viene affidato a Maria Santissima
: «Adoperatevi, dunque, venerabili fratelli, perché con la vostra esortazione e col vostro esempio, i fedeli a voi affidati, quanto più è possibile numerosi e supplici accorrano nei giorni stabiliti agli altari della Madre di Dio, la quale "a tutto il genere umano è fatta causa di salvezza"; e con una sola voce e con un sol cuore implorino che alfine dappertutto sia resa la libertà alla chiesa; quella libertà che ad essa serve non soltanto per ottenere l'eterna salvezza degli uomini, ma anche per confermare le giuste leggi col dovere di coscienza, e per consolidare i fondamenti della società civile».


A 60 anni da questo documento sembra siamo ad uno snodo cruciale
per la risoluzione del conflitto fra la Chiesa Cattolica e il governo della Cina. Sono cambiate cose importanti tali da giustificare questa risoluzione? Alcuni pensano che siano cambiate, altri ritengono che la situazione non sia diversa da quella descritta da papa Pacelli. Continuiamo ad affidare alla Vergine Maria il bene e il destino di questo grande popolo.















L’equazione di padre Kolbe





by Aldo Maria Valli, 14-08-2018

“Nessuno al mondo può cambiare la verità”. Si intitolava così l’ultimo editoriale scritto da san Massimiliano Kolbe, il frate polacco ucciso dai nazisti il 14 agosto del 1941, ad Auschwitz, dopo essersi offerto di morire al posto di un altro prigioniero, Franciszek Gajowniczek, che era padre di famiglia. “Prendete me – disse padre Kolbe – sono un prete cattolico e sono anziano” (aveva quarantasette anni!).


Il calendario della prima metà di agosto ci propone una serie straordinaria di santi (Alfonso Maria de’ Liguori, Giovanni Maria Vianney, Domenico di Guzmán, Teresa Benedetta della Croce, Chiara d’Assisi) e oggi ecco Massimiliano Kolbe, definito da Paolo VI, che lo beatificò nel 1975, “martire dell’amore” e da san Giovanni Paolo II, che lo canonizzò nel 1982, “patrono del nostro difficile secolo”.

Nella vita di Kolbe si mescolano e si sovrappongono moltissimi aspetti, ma fondamentalmente le due stelle polari furono la verità e Maria. Ed è seguendo quelle stelle polari che il santo si fece apostolo, missionario, imprenditore, con una predilezione per la stampa e la radio (SP3RN il suo codice come radioamatore).

Scrisse: “Dobbiamo inondare la terra con un diluvio di stampa cristiana e mariana, in ogni lingua, in ogni luogo, per affogare nei gorghi della verità ogni manifestazione di errore che ha trovato nella stampa la più potente alleata; fasciare il mondo di carta scritta con parole di vita per ridare al mondo la gioia di vivere”.

A ventitré anni, nel 1917, l’anno della rivoluzione d’Ottobre, fonda la Milizia dell’Immacolata, associazione cattolica che arriverà a contare circa 700 mila iscritti e il cui mensile, Il Cavaliere dell’Immacolata, raggiungerà il milione di copie.

Bravissimo in matematica e appassionato di fisica e astronomia (nonché ottimo scacchista), da studente progetta veicoli interplanetari. I suoi interessi sono molteplici, ma in cima a tutto c’è la fede. E c’è la verità. Negli anni di studio a Roma, riferendosi alla massoneria, chiede a un amico: “È possibile che i nemici di Dio debbano tanto adoperarsi, e noi rimanere oziosi e al più pregare senza però agire?”.


Quando sente che i cattolici se la prendono con i film immorali risponde che, anziché recri
minare, sarebbe meglio farsi imprenditori e produrre pellicole dai contenuti buoni.


Combattivo e determinato, trova il modo di discutere e insegnare perfino in sanatorio. Succede a Zakopane, in Polonia, dove è ricoverato durante il periodo in cui è docente di Storia della Chiesa a Cracovia.

Quando è missionario in Giappone il vescovo gli mette a disposizione una somma di denaro per l’acquisto di una casa, ma lui risponde: meglio utilizzare i soldi per fondare riviste.
E non si accontenta. Per le sue opere editoriali vuole tecnologie all’avanguardia. A Niepokalanow, il suo originale convento – casa editrice, vicino a Teresin, si lavora instancabilmente. Oltre al Cavaliere dell’Immacolata si produce il Calendario del Cavaliere dell’Immacolata (380 mila copie). E poi c’è il Piccolo Giornale, che esce in sette edizioni diverse per ogni regione della Polonia.

Settecento i frati che lavorano con lui. Senza arrendersi alle difficoltà. Come quando viene inventata una nuova macchina elettrica per stampare gli indirizzi: vincerà il primo premio alla fiere campionarie di Poznam e Parigi.

Ogni numero del giornale, chiede Kolbe, sia preparato in ginocchio e nella preghiera. Guai a chi si monta la testa. Quando è malato (perseguitato dalla tubercolosi), qualcuno mette sulla sua porta il cartello “non disturbare”, ma lui chiede di toglierlo. Dice: “Tutti possono venire da me a qualsiasi ora del giorno e della notte, sempre, io appartengo a loro”.
In Giappone, a Nagasaki, dove sull’esempio di Niepokalanow impianta una tipografia e apre un giornale (tiratura di circa 18 mila copie mensili), scrive a un confratello: “Mio caro, il nostro compito qui è molto semplice: sgobbare tutto il giorno, ammazzarsi di lavoro, essere ritenuto poco meno di un pazzo da parte dei nostri e, distrutto, morire per l’Immacolata. Non è forse bello questo ideale di vita?”.
Viaggia, studia (anche il russo), progetta. Il fisico ne risente. A un certo punto gli danno tre mesi di vita. Ma lui va avanti. I medici non capiscono come sia possibile.
Nel 1939 tutto precipita. Ai cancelli della cittadella di padre Kolbe in Polonia si presentano Wehrmacht e Gestapo. Gli occupanti impongono la chiusura. Per il frate incomincia la via crucis in carcere: Lamsdorf, Amititz, Ostrzeszow, Pawiak, infine Auschwitz, dove arriva nel 1941 su un vagone blindato. Durante il trasferimento ha cantato inni religiosi.
Quando, per una rappresaglia, i nazisti scelgono alcuni detenuti da condannare a morte, fra loro c’è Francesco Gajowniczek, padre di famiglia, che supplica il lagherfurher di risparmiargli la vita. È a quel punto che padre Kolbe si offre al suo posto. È il 14 agosto 1941 quando Kolbe è ucciso con un’iniezione di acido fenico. L’indomani, nel giorno dell’Assunta, il corpo è bruciato. Una volta Kolbe aveva detto: “Vorrei essere come polvere, per viaggiare con il vento e raggiungere ogni parte del mondo e predicare la buona novella”.

Si racconta che, durante un incontro con i novizi, Kolbe, parlando della santità, per mostrare che l’obiettivo non è poi così difficile tracciò sulla lavagna una grande V e una v più piccola: poi, unendole come in un’equazione algebrica, spiegò: “Quando la nostra volontà sarà conforme alla volontà di Dio, allora saremo santi”.
Scrisse: “Nessuno può cambiare la verità. Lo sappiamo bene, tuttavia nella vita concreta ci si comporta talvolta come se in uno stesso problema il no e il sì potessero essere entrambi la verità”. “Neppure Dio cancella né può cancellare la verità con un miracolo, poiché Egli è proprio la verità per essenza. Quanto è grande la potenza della verità! Una potenza veramente infinita, divina!”.

Aldo Maria Valli











martedì 14 agosto 2018

Il moralismo della Chiesa che non converte a Cristo





Si continuano a fare richiami etici, mentre è alla testa dell’uomo che dovremmo rivolgerci, perché è lì che è cominciato il disastro esistenziale che poi si è espanso a quello morale. Il moralismo non farà ritornare nella Chiesa i lontani e, come diceva Chesterton, il richiamo alla carità non resisterà se non sarà basato sulla verità della persona di Cristo.


Peppino Zola, 14-08-2018


Caro direttore,

essendo Santa Madre Chiesa parte integrante della mia vita
da sessanta anni a questa parte, non riesco a non pensare al suo cammino nella storia ed alle sue attuali problematiche anche in questo periodo di distensione al caldo delle colline piemontesi (dove, peraltro, sono nato, anche se poi sono diventato “milanese”). Tra le tante cose che si potrebbero dire in proposito, vorrei accennare a tre aspetti, che forse non sono fondamentali, ma che non mi sembrano secondari.


Ho l’impressione che i cattolici del nostro tempo
riescano a rivolgersi al “mondo” quasi esclusivamente attraverso una serie di richiami morali, che riguardano soprattutto le cose da fare. Il grande Chesterton, nel libretto che contiene alcuni suoi scritti sotto il titolo “Perché sono cattolico” (Ed. Gribaudi), così si esprimeva: «Il mondo moderno ha subìto un tracollo mentale, molto più consistente del tracollo morale». Ed il Servo di Dio don Giussani diceva spesso che, rispetto all’educazione dei figli, i genitori devono innanzi tutto assicurare una coerenza ideale, anche perché nessuno è in grado di mantenere al cento per cento una coerenza morale. Cioè, noi continuiamo a fare richiami etici, mentre è innanzi tutto alla testa dell’uomo moderno che dovremmo rivolgerci, perché è lì che è cominciato il disastro esistenziale, che poi si è espanso all’aspetto morale. Tra l’altro, non penso che con i richiami etici noi riusciremo a fare ritornare o entrare nella Chiesa i tanti che oggi se ne sono allontanati. È solo la testimonianza del fascino personale di Cristo che può convincere le persone a vedere in modo diverso la presenza precaria e difettosa ma anche divina della Chiesa.


Un altro aspetto che mi preoccupa
consiste nel fatto che molti cattolici sembrano vivere una grossa indifferenza rispetto agli aspetti ortodossi dell’esperienza cattolica. Il solito Chesterton, all’inizio del libretto a cui ho appena fatto riferimento scrive: «La difficoltà nello spiegare perché sono cattolico consiste nel fatto che vi sono diecimila ragioni, tutte riconducibili ad un’unica ragione: che il cattolicesimo è vero». Nel lungo tempo, la distrazione sulla verità di cui la Chiesa è portatrice per mandato di Cristo porterà anche alla distrazione sulle virtù teologali e su tutto il resto. Lo stesso richiamo alla carità non resisterà se non sarà basato sulla verità costituita dalla persona di Cristo, che oggi è presente nella Sua Chiesa. Il fascino stesso della Chiesa sta nella sua «capacità di salvaguardare la verità» (Chesterton).


La terza mia preoccupazione
deriva, probabilmente, da quella a cui ho appena accennato. Noto una sorta di ossessione di tantissimi cattolici che li porta a fare di tutto per immedesimarsi con il “mondo”, quasi che Cristo non avesse portato in mezzo a tutti gli uomini ed a tutte la donne una realtà “diversa”, irriducibile ai criteri del pensiero e della prassi dominanti. Durante il convegno tenutosi nel 1973, nel pieno delle battaglie seguite agli eventi del 1968, gli studenti universitari di CL avevano il coraggio di affermare: «La Chiesa si trova a vivere la sua avventura terrena in una mescolanza e in una confusione di orizzonti irriducibili. Come Paolo ad Atene, essa nella città degli uomini pagani, deve tentare di scoprire tra i vari idoli, la verità confusamente perseguita dagli altri…..L’incontro del cristiano con gli altri sarà allora determinato dalla tensione a riscoprire la comune origine e la comune verità, non in abbandono della propria identità, ma in un continuo incontro-scontro, senza pusillaminità, nella libertà dei figli di Dio».


Caro direttore, forse quanto qui ti ho scritto deriva da un fatto cui ho già fatto cenno
in un’altra lettera. Ed il fatto, purtroppo è questo: spesso abbiamo vergogna di Cristo e della Chiesa e facciamo di tutto pur di parlare di tutto, tranne che della “Estranea”.









lunedì 13 agosto 2018

SULLA CORRETTA TRADUZIONE. Padre nostro, l'importanza della tentazione





Durante la veglia di sabato del Papa con i giovani, Francesco è tornato a parlare dell'annosa questione della traduzione corretta del Padre Nostro nel passaggio "Non ci indurre in tentazione". Ma cosa dice la Scrittura? Dio non può abbandonarci alla tentazione, ma ci può indurre ovvero tentare in Colui nel quale, per il battesimo, siamo stati trasfigurati e quindi possiamo vincere.


di Nicola Bux, 13-08-2018

Durante la veglia di sabato del Papa con i giovani, Francesco è tornato a parlare
dell'annosa questione della traduzione corretta del Padre Nostro nel passaggio "Non ci indurre in tentazione". Il Papa ha detto: "Nella preghiera del Padre Nostro c'è una richiesta: 'Non ci indurre in tentazione'. Questa traduzione italiana recentemente è stata cambiata, perché poteva suonare equivoca. Può Dio Padre 'indurci' in tentazione? Può ingannare i suoi figli? - ha chiesto - Certo che no. Infatti una traduzione più appropriata è: 'Non abbandonarci alla tentazione'. Trattienici dal fare il male, liberaci dai pensieri cattivi....A volte le parole, anche se parlano di Dio, tradiscono il suo messaggio d'amore. A volte siamo noi a tradire il Vangelo".


Fin qui il Papa. Come stanno le cose?
In merito al "non ci indurre in tentazione", vanno menzionati innanzitutto tre brani:


"Ecco io rendo ostinato il cuore degli Egiziani
, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone..."
(Es 14,17). Qui è il Signore che induce all'ostinazione; "Ecco,dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna sulla bocca di tutti questi tuoi profeti, perché il Signore ha decretato la tua rovina..."(1 Re 22,23). Qui è il Signore che induce alla mistificazione; "E per questo Dio invia loro una potenza d'inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all'iniquità" (2 Tess 2,11-12). Qui è il Signore che induce all'inganno.


Nella I domenica di Quaresima
, la "domenica delle tentazioni di Gesù" la Liturgia Horarum secondo il Novus Ordo, propone la lettura di sant'Agostino a commento del salmo 60, di cui riportiamo il brano seguente: "...la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il combattimento suppone un nemico, una prova.
Pertanto si trova in angoscia colui che grida dai confini della terra, ma tuttavia non viene abbandonato. Poiché il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale, nel quale egli morì, risuscitò e salì al cielo. In tal modo anche le membra possono sperare di giungere là dove il Capo le ha precedute.
Dunque egli ci ha come trasfigurati in sé, quando volle essere tentato da Satana. Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l'umiliazione, da sé la tua gloria, dunque perse da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria.
Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore. Egli avrebbe potuto tenere lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando sei tentato"
(Commento al Salmo 60,3; CCL 39,766).


Pertanto, Dio non può abbandonarci alla tentazione
, ma ci può indurre ovvero tentare in Colui nel quale, per il battesimo, siamo stati trasfigurati e quindi possiamo vincere.


San Tommaso D'Aquino
, nel suo Commento al Padre nostro, dopo aver premesso che Dio 'tenta' l'uomo per saggiarne le virtù, e che essere indotti in tentazione vuol dire consentire ad essa, scrive: "In questa (domanda) Cristo ci insegna a chiedere di poterli evitare (i peccati), ossia di non essere indotti nella tentazione per la quale scivoliamo nel peccato, e ci fa dire: 'Non ci indurre in tentazione'."[...].


L'Aquinate poi, chiarito che la carne
, il diavolo e il mondo tentano l'uomo al male, annota che la tentazione si vince con l'aiuto di Dio, in quale modo? "Cristo ci insegna a chiedere non di non essere tentati, ma di non essere indotti nella tentazione"[...]. Infine, si chiede: "Ma forse Dio induce al male dal momento che ci fa dire: 'non ci indurre in tentazione'? Rispondo che si dice che Dio induce al male nel senso che lo permette, in quanto, cioè, a causa dei suoi molti peccati precedenti, sottrae all'uomo la sua grazia, tolta la quale, egli scivola nel peccato. Per questo noi diciamo col salmista: 'Non abbandonarmi quando declinano le mie forze' (Sal 71[70],9). E Dio sostiene l'uomo, perché non cada in tentazione, mediante il fervore della carità che, per quanto sia poca, è sufficiente a preservarci da qualsiasi peccato".


A questo si deve aggiungere anche il commento al Padre nostro di Ratzinger
, dalla trilogia delle sue opere.


Quindi, secondo questi autori conserva
tutto il suo senso la petizione "et ne nos inducas in temptationem": il testo latino corrisponde esattamente all'originale greco del Nuovo Testamento. Il punto focale è prendere in considerazione tutta la Rivelazione biblica, nella quale Dio si manifesta in modo "cattolico": etimologicamente, secondo la globalità dei fattori, che caratterizzano la vicenda umana e che non sfuggono in alcun modo a Lui, se è vero il detto: non muove foglia che Dio non voglia.


Del resto, non dice Giobbe
: se da Dio abbiamo accettato il bene, perché non dovremmo accettare il male? Dio ha dato, Dio ha tolto: sia benedetto il nome del Signore. E Gesù: tutti i capelli del vostro capo sono contati. Per questo, Dio è cattolico, come disse von Balthasar.

















domenica 12 agosto 2018

La Madonna di Akita. la continuazione della missione della Madonna di Fatim




Prologo
Akita è una città sita nel Nord Ovest del Giappone, in cui sono avvenuti dei fatti, che la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente come soprannaturali. Essi hanno avuto luogo negli anni Settanta presso il Convento delle Suore “Serve dell’Eucarestia”, che dista circa 5 km da Akita.
La protagonista dei fatti miracolosi è Suor Agnese Katsuko Sasagawa, nata nel 1931 ed entrata, nel 1973, nel Convento delle Suore “Serve dell’Eucarestia”, vicino Akita, a 42 anni. Essa era completamente sorda e incurabile (cfr. I. Corona, Akita. Le apparizioni della Madonna a suor Agnese Sasagawa, ed. Segno, Tagnavacco di udine, 2015, p.5)


Le apparizioni della Madonna iniziarono il 12 giugno del 1973. Suor Agnese Sasagawa stava entrando in cappella per l’adorazione eucaristica verso le 8h, 30 ed improvvisamente vide una luce intensa che usciva dal tabernacolo, i 2 giorni successivi il fenomeno si ripeté, riempiendo la Suora di stupore, di pace e di serenità. Il 28 giugno 1973 Suor Agnese ricevette le stigmate a forma di croce alla mano sinistra, che le causarono dolori fortissimi. In séguito le apparve l’Angelo custode, che l’invitò a pregare in riparazione delle offese ricevute dal S. Cuore di Gesù e dal Cuore Immacolato di Maria. Il 29 giugno 1973 gli Angeli apparvero attorno all’altare nella cappella del Convento. In séguito (6 luglio 1973) le mani della statua di Maria SS. - realizzata in legno - iniziarono a sanguinare. Suor Agnese, nel 1973, ricevé 3 “Rivelazioni” (private) da parte della Madonna di Akita, le quali nel 1988 furono riconosciute ufficialmente come non contrarie alla Fede e ai Costumi, conformi alla dottrina cattolica e genuine, dall’allora Prefetto della S. Congregazione per la Dottrina della Fede cardinal Joseph Ratzinger.


I miracoli


Nel 1981 la signora Chun (della Corea), ammalata di tumore al cervello in fase terminale, mentre pregava difronte alla statua della Madonna di Akita venne guarita totalmente e immediatamente. La guarigione istantanea, non spiegabile naturalmente, venne confermata dal dottor Tong-Woo-Kim dell’ospedale di Seul. Mons. John Sojiro Ito, Vescovo della Diocesi in cui si trova Akita, autorizzò, quindi, il culto di “Nostra Signora di Akita”. Suor Agnese venne guarita istantaneamente, totalmente nel 1973 e nel 1982, per sempre, dalla sua sordità assoluta.
Lacrimazione di sangue

Maria SS. di Akita, venerata ivi come Corredentrice e Mediatrice di ogni grazia, sparse lagrime di sangue circa un centinaio di volte e sanguinò dalla ferita a forma di croce della mano destra.
La prima apparizione e il primo Messaggio (6 luglio 1973)

Il 6 luglio 1973, verso le 3 del mattino, una “Donna apparve a Suor Agnese e le disse: “Non temere, sono colei che sta presso di te e ti custodisce. Seguimi. Il mondo attuale ferisce il Santissimo Cuore di Gesù. La tua sordità sarà guarita. Prega per il Papa, i Vescovi e i Sacerdoti” (I. CORONA, cit., p. 12). Apparve anche una ferita a forma di croce sulla mano destra della statua, che sanguinò tutti i venerdì del mese di luglio del 1973, tempo in cui Mons. John Sojiro Ito, Vescovo della Diocesi di Akita si trovava nel Convento delle Suore e poté constatare di persona molti degli eventi soprannaturali. Inoltre fece analizzare il liquido lacrimale e le gocce di sangue dalla facoltà di Medicina dell’Università di Akita, che ne dichiarò la natura umana (G. HIERZENBERGER – O. NEDOMANSKY, Tutte le apparizioni della Madonna in 2000 anni di storia, Milano, Piemme, 1996, p. 421).


La seconda Apparizione e il secondo Messaggio (3 agosto 1973): il “grande Castigo”


In questo secondo messaggio la Madonna annunciò esplicitamente un “grande Castigo”, che stava per abbattersi sull’umanità intera. Tuttavia si poteva ancora placare la collera di Dio con preghiera, penitenza e sacrifici. Particolarmente chiese a Suor Agnese di diventare “la pietra scartata dai costruttori”, che avrebbe dovuto essere “appesa alla croce con 3 chiodi: la povertà, la castità e l’obbedienza nel totale abbandono alla Provvidenza divina” (I. CORONA, cit., p. 19).
La terza e ultima Apparizione e il terzo Messaggio (13 ottobre 1973): “più grave del Diluvio universale”

Il 13 ottobre del 1973 la Madonna, nel 56° anniversario della ultima apparizione a Fatima (13 ottobre del 1917), specificò la natura del “grande Castigo” e disse che sarebbe stato “una punizione più grande del Diluvio universale dei tempi di Noè, che si manifesterà per mezzo del fuoco del Cielo, il quale annienterà gran parte dell’umanità, buoni e cattivi, senza risparmiare i religiosi e i fedeli. I vivi saranno così afflitti da invidiare i morti. Le uniche armi saranno il Rosario e il Segno [della croce? ndr]. La Madonna preannuncia anche lotte intestine all’interno della Chiesa (Cardinali contro Cardinali, Vescovi contro Vescovi), nella Chiesa circolerà corruzione e il Maligno prenderà con sé anche molti consacrati. Ci saranno vere e proprie persecuzioni ordite dal diavolo. I Sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli… chiese ed altari saccheggiati. La Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi. Il demonio spingerà molti consacrati a lasciare il servizio del Signore e sarà implacabile specialmente contro le anime consacrate a Dio” (I. Corona, cit. pp. 21-23).


La fiducia in Maria SS. unita alla preghiera del Rosario quotidiano saranno le armi per essere salvati (cit, p. 24). Il 13 ottobre del 1974 Suor Agnese guarì istantaneamente dalla sua sordità, il miracolo inizialmente durò solo 6 mesi, ma divenne definitivo nel maggio del 1982.


Il 4 gennaio del 1974 la statua della Madonna di Akita lacrimò abbondantemente e il 29 settembre tutta la comunità delle Suore notò una grande luce che emanava dalla statua, trasformandosi in acqua, il liquido venne inviato al laboratorio di analisi chimica dell’Università di Akita e risultò essere “secrezione umana” e più esattamente “sangue di gruppo ‘0’, lacrime e sudore umani”. La statua ha pianto 101 volte nel corso dei 7 anni intercorsi tra il 1974 e il 1982. Inoltre la TV nipponica stava realizzando un servizio sugli avvenimenti del Convento di Akita quando la statua si mise a lacrimare e, così, 115 milioni di giapponesi poterono vedere la lacrimazione della Madonna di Akita sullo schermo televisivo, che mandò in onda per diversi giorni le immagini dell’evento (cfr. I. CORONA, cit., p. 34). Monsignor Ito, il Vescovo del Luogo, nominò una commissione di teologi e scienziati per appurare la verità sui fatti di Akita. I medici riconobbero la sanità mentale e l’equilibrio psichico di Suor Agnese. I chimici appurarono che la materia raccolta dalla statua lacrimante era sangue umano, misto a sudore e lacrime umane.


Conclusione: da Fatima ad Akita

Monsignor Ito, nella Lettera Pastorale del 22 aprile 1984, in consultazione con la S. Sede, autorizzò la venerazione della Madonna di Akita nella sua Diocesi (Niigata), affermando che “il messaggio di Akita è la continuazione del messaggio di Fatima!” (I. Corona, cit., p. 43). Ad Akita la Madonna è tornata a chiedere con insistenza di pregare il Rosario quotidianamente, di accettare da Dio qualunque cosa Egli ci invierà nel corso della nostra vita e di offrire le sofferenze quotidiane in riparazione dei molti peccati commessi in tutto il mondo in questi tristissimi tempi. I messaggi di Fatima e di Akita hanno un contenuto apocalittico comune: l’uomo moderno sta portando il fuoco sulla terra.
Preghiamo, facciamo penitenza e teniamoci pronti al nuovo Diluvio universale che sommergerà la terra nel fuoco.


Tratto dal periodico cattolico “Si Si No No”