sabato 12 giugno 2021

A Servizio della Verità. Sacerdozio e Vita Ascetica, del card. Robert Sarah

 



Marco Tosatti 
11 Giugno 2021 Pubblicato da Marco Tosatti 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, stiamo leggendo un libro estremamente interessante. Si tratta di “A servizio della verità. Sacerdozio e Vita Ascetica“, e raccoglie quanto detto dal card. Robert Sarah durante un corso di esercizi spirituali da lui tenuto l’anno scorso. È pubblicato per i tipi di Fede e Cultura, e ci sembra un testo prezioso; prezioso per i sacerdoti, ma a nostro modesto avviso interessante e ricco di spunti e motivi di riflessione anche per i laici; perché l’ascesi non è certo prerogativa solo dei consacrati. Vi offriamo qui sotto, per gentile concessione dell’autore, l’introduzione, scritta da padre Vincenzo Nuara, op, che illustra in maniera esemplare contenuti e obiettivi del libro. Buona lettura.


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Prefazione al libro del Card. Sarah

“A servizio della verità. Sacerdozio e vita ascetica”


Da tre anni circa, a motivo dei suoi tanti impegni di ufficio e di ministero, “inseguivo” il Card. Sarah, per la predicazione di un corso di esercizi spirituali da organizzare per l’annuale ritiro dei sacerdoti del Sodalizio Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum. Grazie a Dio, ho avuto finalmente la Sua disponibilità. I testi proposti in questo volume sono il frutto del lavoro e delle riflessioni che il Card. Sarah ha donato ai sacerdoti nel ritiro del febbraio 2020. E’ stata una esperienza vissuta di fede e di condivisione sacerdotale profonda e intima.

La via tracciata in queste pagine è quella classica dell’ascesi, applicata alla vita sacerdotale. Una via oggi inusuale, purtroppo; se ne parla poco o niente. Un sacerdote potrebbe vivere la propria vita senza ascesi personale, continua e solida? Per tutti gli uomini di spirito del passato e anche per il Card. Sarah: non è possibile. Il ministero sacerdotale ha un salutare e profondo effetto nella vita personale e nell’apostolato soltanto in chi unisce, nel proprio stato di vita vissuto in grazia e responsabilità, l’ascesi corrispondente. In poche parole si può dire, che un sacerdote che non coltiva un’autentica vita ascetica, vive un sacerdozio depauperato che nel tempo può diventare soltanto funzionalista, senza anelito alcuno alla missione e alla dimensione soprannaturale che Cristo gli ha affidato e la Chiesa con lui, nel giorno dell’Ordinazione.

Parliamo di missione soprannaturale perché il sacerdote è tale in quanto chiamato da Cristo in modo speciale per la salvezza delle anime, da santificare con la predicazione e l’amministrazione dei sacramenti: Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori a conversione dice il Signore (Mc 2,17). E inoltre ai suoi discepoli ingiunge: Andate predicate il Vangelo ad ogni creatura (Mc 16,15). La Chiesa ha ricevuto dal suo divino Maestro gli strumenti della Grazia sacramentale, che ella conferisce in nome e per mandato di Cristo nell’Ordinazione sacerdotale, a uomini scelti e chiamati da Dio per questa missione santa, particolare e unica su questa terra.

Sacerdozio e ascesi è il tema di queste meditazioni. Ma cos’è l’ascetica? Cos’è l’ascesi? E’ un cammino personale di purificazione, di meditazione, di penitenza, di orazione, di mortificazione, di rinuncia, di disciplina intellettuale e morale, di continua revisione di vita, di crescita interiore. In una parola: è un itinerario di vita, un cammino interiore per raggiungere la conformazione piena a Cristo; e per un sacerdote, a Cristo buon pastore e vittima d’amore. San Tommaso d’Aquino afferma che l’ascesi tende a rendere perfetto l’uomo nei rapporti con Dio: questa perfezione si matura per via d’amore (cf. Summa Theologiae, II-II. q.24 a.9) Potremmo dunque dire che l’ascesi è un atto d’amore. Il Cardinal Sarah afferma: L’ascesi è per noi prendere consapevolezza che, accettando la vocazione sacerdotale, abbiamo non solo deciso di appartenere totalmente a Cristo, di essere usati da Lui come più gli piace. Abbiamo scelto anche un’altra cosa, cioè di rappresentare Cristo in mezzo agli uomini.

Senza una adeguata ascesi, il ministro di Dio può rischiare di vivere la propria vita sacerdotale come una professione qualunque, seppur nobile, in modo esclusivamente umano, quasi filantropico senza un anelito contemplativo e conseguentemente apostolico. Il Vangelo che predica deve essere nella sua vita, oltre che sulle sue labbra con la predicazione, per non essere rimproverato a causa di una vita incoerente e malsana, come ricorda san Paolo (cf. 1 Cor 9,27). Il sacerdote è dunque la bocca di Dio: os Domini, prima con la testimonianza evangelica della sua vita e poi con le sue parole. Il Cardinale prosegue: l’ascetica che ci si impone consiste nell’imparare la vera libertà sacerdotale nel dire e nel fare ciò che rende il nostro parlare e il nostro agire una trasparenza di Cristo, di cui indegnamente noi sacerdoti siamo rappresentanti.

L’enfasi sulla dimensione umana del ministero, portata avanti da una teologia orizzontalista, esclusivamente antropocentrica, ha impoverito nei seminari la formazione sacerdotale e la vita spirituale di tanti futuri preti. Questa impostazione ha svilito e secolarizzato la vita di molti sacerdoti, che a lungo andare, avvertono la stanchezza e la demotivazione, talvolta oppressi anche dalle richieste pressanti provenienti dalla gerarchia, dai piani pastorali inconsistenti e irrealizzabili, e dalle esigenze dei fedeli e della vita parrocchiale con ritmi intensi e insostenibili. La crisi di molti sacerdoti è fondata su questa visione funzionalista del sacerdozio cattolico e non sulla realtà del celibato ecclesiastico, come taluni fanno credere e diffondono con la complicità dei mass-media laicisti.

L’ascesi aiuta il sacerdote ad avere uno sguardo realistico e concreto sulle proprie capacità e sulle proprie forze morali e spirituali e, nello stesso tempo lo aiuta, accompagnato da un buon padre spirituale, a fare delle scelte, quelle utili e necessarie per il proprio cammino di santificazione e per quello delle anime che gli sono state affidate nel ministero, consapevole che egli non può far tutto, né tutto è necessario fare, ma deve saper scegliere la “parte migliore…” (cf. Lc 10, 41-42) da indicare ai fedeli e anche a sé stesso: Dobbiamo lasciare tante nostre abitudini del passato per fare spazio soprattutto alla nostra trasparenza cristologica, continua il Porporato.

Il Cardinal Sarah ha affermato di non aver detto cose nuove in queste meditazioni. Io penso piuttosto che, come il buon scriba di evangelica memoria, egli ha saputo trarre dal santo Vangelo e dalla venerabile Tradizione della Chiesa, cose antiche e cose nuove utili per vivere oggi la nostra vita sacerdotale, a volte, tanto assediata da ogni parte.



Desidero ringraziarlo a nome di tutti, per le belle e profonde meditazioni e per il tempo che ci ha donato, insieme alla sua presenza edificante e semplice: sarà un ricordo che porteremo per sempre nella nostra anima. Sono certo che la lettura di queste pagine, farà tanto bene ai sacerdoti e li sosterrà nella battaglia della fedeltà quotidiana e amorosa a Cristo e alla Sua mistica Sposa. Ma anche per i lettori laici sarà di nutrimento, nella continua scoperta della bellezza del Sacerdozio che Nostro Signore ha lasciato alla Sua Chiesa per la nostra edificazione e salvezza.

Vincenzo M. Nuara OP

(Moderatore del Sodalizio ASSP)



Roma, 17 febbraio 2021

Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima


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