sabato 26 luglio 2014

Notarelle palpitanti sul gigante Meriam





di Valerio Pece

La Chiesa ha bisogno “come il pane” delle Meriam Ibrahim sparse per il mondo. La giovane mamma presto lascerà l’Italia, ma i sui occhi amorevoli e fieri offrono a tutti (islam e occidente) una grande chance.

Meriam che scende dall’aereo è di una bellezza arcana, che viene da lontano. Ricorda Noa, la cantante israeliana, ma è molto più bella. Rapito, continuo a guardare le sue foto, a Ciampino e poi a Santa Marta, e mi struggo in sguardi e modi letteralmente di un’altro mondo. Sull’aereo che li riportava in Italia, lo stesso Lapo nazionale (Pistelli, il Vice Ministro degli Esteri a cui va un grande grazie) si mostrava “umano”: inviava tweet e sorrideva all’obiettivo. Meriam no, guarda altrove, assorta, come chi serba molte cose nel cuore. Una Madonna nera.

Stringe al petto Maya, questo sì, la piccola che ha partorito sul freddo pavimento di una prigione,

a gambe incatenate, impossibilitata anche a divaricarle a dovere, nel momento più sacro e vertiginoso dell’esistenza, quello in cui si arriva ad essere Concreatori. Bestiale.

L’Italia è stata benedetta da questa presenza, seppur fuggevole. Il Papa l’ha ringraziata per il rifiuto di quell’abiura che in un attimo le avrebbe risolto tutti i problemi (la sua uscita di prigione, il ricongiungimento col marito in carrozzella, un posto umano per i suoi figli). Bergoglio l’ha ascoltata e anche benedetta, ma noi che siamo solo dei poveri diavoli – davanti a colei che ha incarnato l’essenza del cristianesimo facendo tremare i polsi a chiunque si sia immedesimato almeno un po’ nella sua incredibile vicenda umana -, noi ci inginocchiamo.

Sappiamo di insegnanti che per spiegare cos’è l’uomo, di cosa è fatto, di cosa è capace, quest’anno hanno messo in cattedra proprio Meriam. Come dire altrimenti l‘antropologia? Come spiegare ai nativi digitali che siamo creati a immagine e somiglianza di Qualcuno? Settimana dopo settimana, grondante com’è di colpi di scena, la vicenda di Meriam Ibrahim ha incantato schiere di adolescenti. Naso all’insù e occhi sgranati.“Sapete che c’è una donna condannata all’impiccagione perché si rifiuta di tradire Cristo?”; “Per aver sposato un cristiano per la sharia merita 100 frustate..”; “..Sì, il piccolo di 20 mesi è con lei in prigione”; “Ieri è nata Maya!”; “Abietti tentatori continuano ad entrare in cella per farle rinnegare Cristo, mentre intorno a lei solo prigioniere schiumanti odio”. La scuola è poi finita ma i colpi di scena (che per la giovane mamma sono spade che trafiggono il cuore) si sono addirittura moltiplicati: Meriam finalmente libera. Macchè! Fermata all’aeroporto. Meriam reclusa coi piccoli e il marito in un’angusta camera d’Ambasciata. Lo squallido cavillare su documenti e passaporti. Nuove denunce di rabbiosi fratellastri. E’ l’epopea di un martirio.

“Il mondo ha bisogno di testimoni, più che di maestri” diceva Paolo VI. Ancora più esplicito è stato fratel Ettore Boschini, il vulcanico camilliano presto beato: “Altro è parlare della Croce e altro è parlare dalla Croce!”. Ci siamo, parlano (anche) di lei. E come ieri la Chiesa era Caterina Benincasa, Piergiorgio Frassati, Maria Goretti, oggi è Chiara Badano, sono i cristiani cinesi che si fanno massacrare per salvare le loro chiese dalla furia comunista, è Chiara Corbella, sono le Sentinelle in Piedi che vengono aggredite perché si rifiutano di negare che “l’erba è verde”. La Chiesa oggi è Meriam quanto ieri lo era Tommaso Moro. Se ne ricordino al Sinodo prossimo venturo. L’esatto il contrario, insomma, di quanto andava scrivendo il più acerrimo nemico del Beato John Henry Newman , Mons. Talbot. «Qual è il campo dei laici? Andare a caccia, sparare, divertirsi…! Questo lo capiscono. Quanto ad immischiarsi degli affari della Chiesa, non ne hanno affatto il diritto!». Ma i Talbot, insieme a un certo clericalismo, non sono spariti del tutto (chissà se qualcuno alla Cei reputa il viso di Meriam abbastanza “espressivo”…).

La Chiesa ha bisogno di Meriam Ibrahim come il pane, delle Meriam sparse nel mondo, intendiamo. Non è accettabile che il verbo si sia fatto carta. Il cristianesimo è un incontro, lo sappiamo, una valanga d’amore che ti vince dolcemente. Niente di meno. “Se Dio fosse il punto d’arrivo di un ragionamento, non sentirei alcuna necessità di adorarlo”, scrive Gomez Dàvila. Ecco, sogneremmo solo che quei belli e cruciali 15 minuti dedicati alla mamma sudanese a Santa Marta, riuscissero in qualche modo a lievitare. Spereremmo che si parlasse ancora di lei, della fede granitica di questa giovane virtuosa e bella, di una bellezza che è lo splendore del vero. Andrebbe impedito con tutte le forze di impacchettare e bruciare così presto l’incredibile vicenda umana di Meriam, non possiamo permetterci di dimenticarla. La sua storia è uno scandalo, quindi una chance. Anche per un certo Islam la giovane madre potrebbe essere una provvidenziale opportunità, una pietra d’inciampo, uno specchio purissimo nel quale guardarsi (dentro).

Al netto di tutto, quello che sappiamo è che ancora oggi, 26 luglio, nel vedere quel sorriso di Meriam che sa maledettamente di Cielo, il cuore continua a palpitare. In questa giovane madre, a metà tra il coraggio di Giovanna d’Arco e la somma piccolezza di Teresina di Lisieux, anche su una pista d’aeroporto riconosciamo forte e chiara quella che Vladimir Salov’ëv chiamava la divinoumanità. Finché ci saranno persone così, continueremo a sperare contro ogni speranza. E lo faremo con le stesse definitive parole con cui De Maistre chiudeva una sua missiva: «Qualcuno afferma: “Non vi è più mezzo per ristabilire l’antico ordine di cose: gli elementi stessi non esistono più”. Ma gli elementi di tutte le costituzioni sono gli uomini: non vi sarebbero per caso assolutamente più uomini in Francia?».

C’è Meriam Ibrahim, dagli occhi nerissimi e fieri, cittadina del mondo, che ha resistito a ha vinto, e che ora solca i cieli con una bimba stretta al petto. Un’innamorata di Cristo a cui l’Innamorato ha letteralmente spezzato le catene. “Quando sono debole è allora che sono forte”.








lug 26th, 2014 @ 10:32 am › Libertà e Persona




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