martedì 28 ottobre 2025

Vescovi italiani: ciechi ai segni dei tempi?





Pubblicato 28 ottobre 2025

Julio Loredo

Proprio mentre a San Pietro si riuniva un imponente pellegrinaggio tradizionalista, composto soprattutto da giovani, la CEI pubblicava un controverso documento nel quale ripropone la vecchia agenda ultraprogressista. Non capiscono che i venti della storia ormai soffiano dall’altra parte?

Questa ultima settimana a Roma è stata segnata da due eventi di segno contrario, anzi contraddittorio, che ben mostrano le divergenze all’interno della Chiesa nei nostri giorni. Uno è il documento approvato dall’assemblea sinodale della Chiesa italiana che promuove l’inclusione e l’accompagnamento delle persone LGBT, incentivando anche i fedeli ad appoggiare, anzi, a partecipare alle manifestazioni in favore dell’omosessualità. L’altro evento è il pellegrinaggio imponente del Summorum Pontificum -siamo sempre a Roma- nel corso del quale, per la prima volta in molti anni, si è celebrata la Santa Messa tradizionale sull’altare della cattedra nella Basilica di San Pietro.

Come interpretare questi segni così contrastanti? Dopo ben 4 anni di lavoro, quindi non si tratta di un passo inaspettato, come qualche giornale lo ha qualificato, bensì di una mossa perfettamente studiata e voluta. Dopo ben 4 anni di lavoro, l’assemblea sinodale delle Chiese italiane (questo è il nome ufficiale) ha pubblicato il documento Lievito di pace e di speranza.

“La Chiesa italiana apre al mondo gay,” titola il noto vaticanista Gianguido Vecchi sul Corriere della Sera. “La chiesa italiana finisce sul carro del Gay Pride,” scrive da parte sua Giorgio Gandola su La Verità. Ecco un brano del documento affinché possiate prendere il polso del suo tono: “le chiese locali, superando l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali [e] nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender“.

Non contenti di promuovere il riconoscimento di pratiche morali chiaramente contrarie al diritto naturale e soprattutto contrarie al diritto divino, i vescovi italiani nel percorso sinodale invitano i fedeli a (virgolette): “sostenere le manifestazioni della società civile contro la discriminazione di genere, l’omofobia e la transfobia“. Queste sono parole interpretate come un sostegno ai cosiddetti pride omosessuali, anche se almeno un vescovo ha cercato di negarlo.

Il documento del cammino sinodale della Chiesa italiana propone anche altri punti molto controversi, come per esempio la questione del diaconato delle donne. Dice che va studiato meglio, come chi dice: “Beh, in un futuro magari non tanto lontano, studiandolo un po’ meglio, se ne potrà parlare e forse anche approvare”.

Il documento ha suscitato non poco stupore, prima di tutto perché non si fonda sulla dottrina morale della Chiesa, chiaramente spiegata per esempio nel Catechismo della Chiesa Cattolica e in numerosissimi documenti del magistero. Si fonda bensì sulle pericolose innovazioni e rivoluzionarie proposte dai settori ultra-progressisti, soprattutto negli ultimi anni del pontificato di Papa Francesco, e già allora fortemente contestate da cardinali, da vescovi, da teologi, da gruppi di fedeli, eccetera. Infatti, la parola “morale,” che dovrebbe essere l’asse attorno al quale gira un documento che tratta di morale, ebbene, la parola “morale” non risulta nemmeno una sola volta in tutto il documento. I vescovi italiani si pongono così, almeno in questo punto, all’estremità dei più radicali documenti dei vescovi tedeschi: il famigerato Synodaler Weg.

Stupisce anche la quasi unanimità della votazione: infatti il documento è stato approvato col 96,5% dei voti dei vescovi italiani.

Cosa pensare del documento del cammino sinodale proposto dai vescovi italiani? Senza entrare nell’analisi del documento propriamente detto, mi preme sollevare un punto… strategico, direi pastorale. Qualche mese fa commentavo che ci sono vescovi senza antenne, cioè vescovi che, ciechi ai segni dei tempi, portano avanti un’agenda sessantottina, indifferenti al fatto che ciò ha svuotato le chiese, ha allontanato i fedeli e ha gettato la Chiesa nella più grave crisi della sua storia.

Ecco che, lungi dal ravvedersi nemmeno davanti a questa evidente catastrofe, lungi dal ravvedersi, adesso raddoppiano la posta in gioco. Non hanno antenne o fingono di non averle. Non si rendono conto che il vento della storia ormai soffia da tutt’altra parte. Ne è prova l’imponente pellegrinaggio Summorum Pontificum a Roma questo ultimo weekend.

Si tratta dei fedeli che abbracciano la liturgia tradizionale, quindi il magistero della Chiesa, e prende il nome dal celebre motu proprio di Papa Benedetto XVI. Dopo affolatissime cerimonie in varie basiliche romane, il pellegrinaggio è culminato con la solenne Messa pontificale celebrata dal cardinale Raymond Burke nella Basilica di San Pietro, sull’altare della cattedra (quello dietro l’altare della Confessione). Non meno di 3000 fedeli riempivano tutta quell’area dell’immensa basilica vaticana.

L’evento è stato ritenuto così importante che è stato ripreso da importanti organi di stampa a livello mondiale: il New York TimesAssociated PressReuters, eccetera eccetera. Un primo punto che richiamava subito l’attenzione era la giovane età dei partecipanti.

Secondo un servizio dell’Associated Press firmato da Nicole Winfield, e cito: “Diverse migliaia di pellegrini, molte dei quali erano giovani famiglie con bambini e giovani donne che si coprivano il capo con veli di pizzo, riempivano fino all’inverosimile l’area della basilica“. Infatti, bastava dare uno sguardo alla folla per rendersi conto che predominavano i giovani.

“Ormai è un dato acquisito, e sottolineo scientificamente acquisito: il tradizionalismo è in grande misura un fenomeno della gioventù,” commenta Nico Spuntoni sulla Nuova Bussola Quotidiana: “La fotografia migliore della messa pontificale celebrata dal cardinale Raymond Burke a San Pietro l’ha fatta in una battuta di Damian Thompson, brillante firma del britannico Spectator. E lui cita, allora, Thompson: “Sai che un rito è antico quando i sacerdoti non sono antichi“. È molto spiritoso, è molto vero: “Sai che è un rito antico quando i sacerdoti non sono antichi”.

E continua Nico Spuntoni: in effetti ciò che colpiva di più nella cerimonia di sabato pomeriggio era la giovanissima età non solo dei sacerdoti, ma anche di tutti i fedeli presenti.

Ora dico io: come giudicare questo evento nella vita della Chiesa oggi, nella situazione della Chiesa nei nostri giorni? Secondo Nicole Winfield, nell’articolo sopra citato dell’Associated Press, e cito: “Per molti tradizionalisti quel momento è stato un segno tangibile che Papa Leone forse è più comprensivo nei confronti della loro situazione dopo essersi sentiti respinti da Francesco e dalle sue restrizioni del 2021“. Lei si riferisce chiaramente al motu proprio Traditionis Custodes che, nonostante il suo nome, vietava questo tipo di messa, invece adesso autorizzata da Papa Leone nel Vaticano.

L’autorizzazione di Papa Leone è avvenuta dopo che, nell’udienza privata concessa al cardinale Burke lo scorso 22 agosto, questi gli ha consegnato una lettera firmata da più di 70 realtà cattoliche che chiedevano di poter celebrare la messa antica a San Pietro.

Nella sua omelia, fra tante bellissime cose, il cardinale Burke ha evocato, e cito, “la Madonna di Fatima che desidera proteggerci dal male del comunismo ateo che allontana i cuori dal cuore di Gesù e li conduce alla ribellione contro Dio e contro l’ordine che egli ha posto nella creazione e scritto nel cuore di ogni uomo” (chiudo citazione).

Più di un vaticanista ha mostrato la simbolica coincidenza temporale di questi due eventi contrastanti: da una parte il pellegrinaggio tradizionalista a Roma, soprattutto a San Pietro; d’altra parte il documento pro-LGBT del cammino sinodale dei vescovi italiani. Secondo Andrea Zambrano, sulla Nuova Bussola Quotidiana, cito: “Questo non svela due chiese, ma semmai due frutti nella Chiesa da due alberi diversi, con una differenza fondamentale“. Continua Zambrano: “il documento, per quanto presentato pomposamente come frutto della riflessione del cammino delle istanze della Chiesa italiana, non è rappresentativo di nulla salvo di una piccola, rumorosa ridotta di addetti ai lavori che non possono pretendere di parlare a nome dei cattolici italiani“. Fin qui Andrea Zambrano.

Quindi, da una parte, minoranze chiuse nelle stanze del potere ecclesiastico, cieche e sorde ai segni dei tempi; dall’altra parte, il dinamismo di un tradizionalismo portato avanti da schiere di giovani piene di speranza e soprattutto di progetti per il futuro. Il “Quiet Revival” (la rinascita silenziosa) di cui parlano ormai tutti gli analisti, e che abbiamo trattato più di una volta in questo canale, ha dato mostra di un grande potenziale proprio nel cuore della cristianità.

Si chiuderanno i vescovi in un bieco progressismo ormai superato, o si apriranno a queste forze di vero rinnovamento della Chiesa? Quale atteggiamento assumeranno le alte autorità della Chiesa di fronte a queste divergenze che si vedono? È la grande domanda che si pongono gli analisti in questi giorni.











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