
by Aldo Maria Valli, 21 ott 2025
“Sebbene i figli di questo mondo siano più saggi dei figli della luce, le loro insidie e la loro violenza avrebbero senza dubbio meno successo se un gran numero di coloro che si dicono cattolici non tendessero loro una mano amica. Sì, purtroppo, ci sono coloro che sembrano voler camminare d’accordo con i nostri nemici e cercano di costruire un’alleanza tra la luce e le tenebre, un accordo tra la giustizia e l’iniquità, per mezzo di quelle cosiddette dottrine cattoliche liberali, che, basate sui principi più perniciosi, adulano il potere civile quando invade le cose spirituali e spingono gli animi a rispettare o almeno tollerare le leggi più inique, come se non fosse stato scritto in modo assoluto che nessuno può servire due padroni. Sono certamente molto più pericolosi e più funesti dei nostri nemici dichiarati, non solo perché assecondano i loro sforzi, forse senza rendersene conto, ma anche perché, mantenendosi al limite estremo delle opinioni condannate, assumono un’apparenza di integrità e di dottrina irreprensibile, ingannando gli imprudenti amici delle conciliazioni e le persone oneste, che vorrebbero rivoltarsi contro un errore dichiarato. In questo modo, dividono gli animi, lacerano l’unità e indeboliscono le forze che dovrebbero essere radunate contro il nemico”.
Pio IX, enciclica “Etsi multa”, 21 novembre 1873
“Adulteri, non sapete che l’amicizia di questo mondo è nemica di Dio? Chi dunque vuole essere amico di questo mondo, si rende nemico di Dio”.
Giacomo 4:4
Poco tempo fa abbiamo pubblicato un articolo [qui] sulla Controrivoluzione cattolica, un’ampia e necessariamente preliminare descrizione di ciò che essere controrivoluzionari potrebbe significare per i fedeli laici dei nostri tempi.
L’articolo ha appena scalfito la superficie della vera natura della Rivoluzione che ha devastato sia la Chiesa sia la società. Col senno di poi, mi sono reso conto di aver iniziato dal lato sbagliato del problema. Sono partito indicando con ciò che i fedeli devono fare senza prima esporre, in modo sufficientemente approfondito, contro che cosa stiamo esattamente combattendo.
Questo nuovo articolo, quindi, è un tentativo di approfondire l’anatomia della Rivoluzione stessa, la sua essenza spirituale, i suoi agenti e i suoi metodi di inganno.
Perché tornare su questo argomento così presto? Perché la situazione diventa ogni giorno più intollerabile. La mia pazienza è stata messa a dura prova non solo dalle macchinazioni del mondo, provenienti dai nemici dichiarati di Cristo che si dichiarano tali, ma molto di più dagli incessanti e codardi compromessi fatti all’interno della Chiesa stessa. Non parlo di lontani laicisti, né degli evidenti nemici della Croce, ma di coloro che indossano i paramenti dell’autorità – cardinali, vescovi, sacerdoti – e dei cattolici un tempo tradizionalisti che si sono inginocchiati alla Rivoluzione pur rivendicando il nome di Cristo. Il loro tradimento è molto più profondo di qualsiasi attacco dall’esterno, perché è una sovversione interna, un bacio di Giuda ripetuto quotidianamente sugli altari della nuova religione incentrata sull’uomo.
Non mi illudo che le mie parole saranno recepite da molti. In verità, spesso mi sento come uno che piange nel deserto. Una cecità spirituale è calata sulla maggior parte dei cattolici, dai banchi al pulpito, dalle sedi diocesane al Vaticano stesso. La cecità è pressoché totale. Ciò a cui stiamo assistendo – in tempo reale e sotto i nostri occhi – è il grande inganno predetto dalla Scrittura e messo in guardia dai santi. È la separazione delle pecore dai capri, la separazione della vera Chiesa fondata da Cristo dalla falsa “Chiesa delle scimmie” della Roma modernista, quella fabbricazione sinodale postconciliare che si è avvolta nelle vesti esteriori del cattolicesimo svuotandone al contempo il nucleo soprannaturale.
Alcuni mi accuseranno di esagerazione, persino di isteria. Lasciateli fare. Le linee di divisione sono diventate troppo nette per essere negate. Ora esistono solo due schieramenti: coloro che, nonostante persecuzioni e scherni, si aggrappano all’immutabile Fede cattolica e coloro che, per ignoranza, codardia o inganno, si sono allineati con la Rivoluzione. Il primo gruppo è disprezzato come “radicale”, “estremista”, “farisaico” o persino “scismatico”. Il secondo include non solo i nemici dichiarati della Tradizione, ma anche, sempre più, coloro che un tempo erano con noi – gli ex tradizionalisti che, passo dopo passo, hanno iniziato a scendere a compromessi con la nuova religione. Il velo dell’inganno ora cade su di loro con una velocità terrificante. Stiamo assistendo all’equivalente spirituale della cancrena morale e spirituale. Dategli un centimetro, e divorerà l’anima intera.
È per questo motivo che scrivo di nuovo: non solo per analizzare, ma per armarmi. Questo saggio vuole essere un’ulteriore arma nell’arsenale di coloro che riconoscono la gravità apocalittica dei nostri tempi e che, per grazia di Dio, si rifiutano di rinunciare alla purezza della loro fede. La battaglia che affrontiamo non è metaforica, è cosmica. Non è altro che la lotta tra il Corpo Mistico di Cristo e il corpo mistico dell’Anticristo.
Per combattere efficacemente, dobbiamo, come comanda l’antica massima, conoscere il nostro nemico. E conoscerlo bene. A tal fine, mi appoggerò ancora una volta con forza all’indispensabile libretto “Rivoluzione e Controrivoluzione” di Plinio Corrêa de Oliveira, un’opera la cui chiarezza profetica non fa che aumentare con il tempo. Non mi scuso se riprendo alcuni temi del mio saggio precedente; la crisi esige la ripetizione, e la verità merita di essere ripetuta finché non squarcia la nebbia dell’inganno.
Spero che questo saggio aiuti coloro che si trovano sull’orlo del precipizio a comprendere che, per sua stessa natura, la Rivoluzione non è qualcosa con cui ci si può cimentare in sicurezza. Non si può essere un cattolico fedele in un ambito mentre si danza con la Rivoluzione in un altro. Il cattolico che desidera veramente la purezza della fede non può muovere guerra alla liturgia, per poi cedere in questioni di dogma e dottrina. È tutto o niente. Anche la più piccola concessione alla Rivoluzione porta alla rovina, perché una sola goccia di veleno in un calice di acqua di sorgente di montagna più limpida porta la morte.
Lo spirito dietro tutte le rivoluzioni
Ogni epoca è incline a credere che i suoi problemi, i suoi sconvolgimenti, le sue crisi siano senza precedenti, senza pari nella storia umana. È una cecità naturale, nata dall’immersione nel presente, che spesso oscura le verità eterne che governano il corso della storia. Eppure, il cattolico che osserva il mondo attraverso la lente della fede soprannaturale sa che è vero il contrario. Il moderno disordine a cui assistiamo oggi – la caotica confusione nella dottrina, il diffuso decadimento della morale e l’insidiosa ribellione contro ogni forma di legittima autorità – non è un fenomeno nuovo. È, piuttosto, l’ultima e più virulenta maschera indossata da un nemico antico e implacabile.
Questo nemico è la Rivoluzione. Ma cosa intendiamo per Rivoluzione? Corrêa de Oliveira, una delle voci più profonde e chiare nella comprensione della crisi spirituale della modernità, ci insegna che la Rivoluzione non è semplicemente una serie di convulsioni politiche o di fugaci sconvolgimenti storici. È un processo vivo e pulsante, una ribellione continua “contro l’ordine delle cose secondo la legge di Dio”. È una malattia spirituale che infetta l’anima dell’umanità manifestandosi attraverso epoche successive in forme nuove, ma sempre guidata dallo stesso odio di fondo per l’autorità divina.
Ciò è più evidente che nella crisi interna alla Chiesa cattolica, crisi comunemente nota come Modernismo. Emerso tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, il Modernismo cercò di conciliare la dottrina cattolica con lo spirito dell’era moderna, spesso a scapito delle verità immutabili della Chiesa. Questo movimento è una chiara espressione dello spirito rivoluzionario descritto da Corrêa de Oliveira: non è semplicemente una ribellione contro l’ordine sociale o le istituzioni politiche, ma una sfida diretta all’autorità divina e all’ordine soprannaturale stabilito da Dio.
Il modernismo all’interno della Chiesa rappresenta l’infiltrazione della Rivoluzione nel regno del sacro, una patologia spirituale sottile ma devastante. Si maschera da progresso, adattamento e rinnovamento, eppure nega fondamentalmente la costanza della rivelazione divina e la legge morale oggettiva. Mettendo in discussione le immutabili verità della fede, apre la porta alla confusione dottrinale e al lassismo morale, minando così il fondamento stesso della vita e del culto cattolici.
Per comprendere appieno la portata e l’impatto devastante della rivoluzione modernista all’interno della Chiesa – quella che molti chiamano la crisi della fede e della morale – dobbiamo prima arrivare a comprendere la rivoluzione stessa, non semplicemente come un evento politico, ma come una patologia spirituale nata dalle passioni disordinate dell’uomo e animata dal grido di sfida dell’antico serpente: Non serviam! Non servirò!
L’essenza della rivoluzione
La Rivoluzione è molto più di un semplice turbamento politico; è una guerra insidiosa condotta contro il concetto stesso di ordine, gerarchia e verità. Corrêa de Oliveira definisce la Rivoluzione in modo succinto: “Per Rivoluzione intendiamo un movimento che mira a distruggere un potere o un ordine legittimo e a sostituirlo con uno illegittimo” (“Rivoluzione e Controrivoluzione”, cap. VII, 1.A) Questa definizione mette a nudo la vera natura della rivoluzione: la deliberata distruzione di ciò che è giustamente stabilito, per instaurare un caos abilmente camuffato da novità e progresso. Vi suona familiare?
La rivoluzione, per sua stessa natura, si oppone alla Verità di Cristo, immutabile ieri, oggi e per sempre, perché è radicata nel cambiamento perpetuo e non cerca altro che la distruzione come suo fine.
La vittima principale della Rivoluzione non sono solo re, governi o istituzioni, ma l’idea stessa di ordine: un ordine fondato sulla legge naturale e soprannaturale, che afferma la relazione armoniosa tra Dio, l’uomo e il creato. Questo ordine divino era un tempo il fondamento della cristianità, plasmando ogni aspetto della società, dalla famiglia all’istruzione, dall’arte al governo.
Papa Leone XIII descrisse la civiltà medievale come la “realizzazione, nelle circostanze di tempo e di luogo, dell’unico autentico ordine tra gli uomini: la civiltà cristiana”. Non si trattava semplicemente di un ordinamento sociale, ma di un’architettura divina fondata sulla Croce. Le leggi traevano la loro legittimità dalla legge eterna di Dio, le istituzioni riflettevano la sapienza divina e le arti aspiravano alla bellezza trascendentale del Creatore.
Il Modernismo all’interno della Chiesa cattolica è un’espressione fondamentale dell’attacco della Rivoluzione a questo ordine sacro. A differenza delle precedenti rivoluzioni che assunsero forme politiche o sociali più esplicite, il Modernismo si camuffò da “rinnovamento” spirituale e intellettuale, sostenendo di adattare la fede alla conoscenza e alla sensibilità moderne. Eppure, nel profondo, il Modernismo nega le verità immutabili rivelate da Dio e difese dalla Chiesa, minando l’unità della fede ed erodendo il tessuto morale che tiene unita la civiltà cristiana.
La Rivoluzione è un assalto frontale contro questo ordine sacro. Iniziò come una guerra alla Croce stessa. La rivolta protestante infranse l’unità della cristianità rifiutando l’autorità della Chiesa e frammentando il Corpo di Cristo in tante sette concorrenti. La Rivoluzione francese sradicò la monarchia e il ruolo sociale della Chiesa, preannunciando laicismo e terrore. La Rivoluzione bolscevica promosse il materialismo ateo su una scala senza precedenti. E nella Chiesa il Modernismo conduce una guerra più sottile ma altrettanto mortale, perché erode la fede dall’interno abbracciando il relativismo dottrinale, l’ambiguità morale e l’esaltazione della ragione umana sulla rivelazione divina.
Questa ribellione è un’insurrezione deliberata guidata dal nemico spirituale dell’umanità che per primo gridò “Non serviam!” in cielo. La rivoluzione è, in sostanza, un rifiuto dell’autorità sovrana di Dio e dell’ordine da Lui voluto.
La metamorfosi della Rivoluzione
La Rivoluzione è astuta, paziente e mutevole. Non perisce quando viene schiacciata dalla forza o dalla ragione, ma muta e si adatta, assumendo nuove forme e sembianze per ingannare gli incauti e continuare la sua avanzata.
“La Rivoluzione si trasforma nel corso della storia… utilizzando i suoi successi e persino i suoi fallimenti per raggiungere il suo attuale stato di parossismo.” (“Rivoluzione e Controrivoluzione”, cap. VII, 1.C)
Il Modernismo è un vivido esempio di questa metamorfosi. Dopo la repressione delle rivoluzioni politiche con la forza o la resistenza sociale, la Rivoluzione trovò nuova linfa vitale all’interno della Chiesa stessa, presentandosi come un movimento di “riforma” e di “progresso” compatibile con il Cattolicesimo. Cercò di reinterpretare il dogma alla luce della filosofia e della scienza contemporanee, appellandosi alla ragione e all’esperienza come autorità pari o superiori alla rivelazione divina.
Nel corso della storia, la Rivoluzione ha assunto molteplici volti. A volte marcia sotto la bandiera della riforma ecclesiastica, ammantandosi di linguaggio religioso per sedurre i fedeli e indurli a falsi compromessi. Altre volte emerge come liberalismo borghese, sostenendo la libertà e minando al contempo la legge divina e naturale. Ha indossato maschere democratiche, socialiste e persino “sinodali”, tutte accomunate dalla stessa radice velenosa: la detronizzazione di Dio e l’intronizzazione dell’uomo.
Quando la violenza palese fallisce, la Rivoluzione ritorna attraverso mezzi più sottili come slogan, eufemismi e inganni intellettuali. Il relativismo e la falsa pietà del modernismo distorcono le menti con la menzogna che la verità è soggettiva e che la certezza morale è impossibile. Questo relativismo corrode le fondamenta della fede, creando confusione e disperazione tra i fedeli, rendendoli vulnerabili a ulteriori idee rivoluzionarie.
La sconcertante diversità degli errori moderni – dalle grida egualitarie del 1789, che promettevano libertà e uguaglianza ma portarono al terrore e allo spargimento di sangue; alle rivendicazioni collettiviste di Marx, che sacrificarono la dignità individuale; al relativismo dottrinale del Modernismo che nega la verità oggettiva – non sono fenomeni isolati, ma espressioni di un’unica apostasia. Sono facce diverse di un’unica eresia: la progressiva detronizzazione di Dio da ogni trono, sia nella Chiesa sia nello Stato.
Non importa la maschera, rossa, nera o arcobaleno: la Rivoluzione è sempre la stessa. È il serpente dell’Eden che si rinnova in ogni epoca, cercando di ingannare, sedurre e, infine, distruggere. Il modernismo all’interno della Chiesa cattolica è l’ultima e più insidiosa maschera della Rivoluzione, che minaccia non solo l’ordine temporale, ma anche la salvezza eterna delle anime.
Le tre profondità della rivoluzione
La Rivoluzione non è un semplice evento o un’ideologia passeggera. È un profondo malessere spirituale che permea l’anima dell’uomo e della società su tre livelli interconnessi: tendenze, idee e fatti. Comprendere questi strati rivela come la rivoluzione modernista all’interno della Chiesa sia al tempo stesso un sintomo e il culmine di questa ribellione profondamente radicata.
In primo luogo, la Rivoluzione si radica nelle tendenze: le passioni e le inclinazioni disordinate che iniziano a dominare l’anima, corrompendo gradualmente costumi, arte e mentalità. Questa fase iniziale è spesso sottile, pervasiva e ingannevole. Si manifesta come l’erosione della virtù, l’allentamento della disciplina morale e la glorificazione di passioni basse. Lo spirito di ribellione contro l’ordine divino si infiltra nelle espressioni culturali – letteratura, musica e persino sentimento religioso – avvelenando le menti con relativismo, sensualità e disprezzo per il decoro. All’interno della Chiesa, queste tendenze emergono come un graduale ammorbidimento della devozione, un atteggiamento permissivo verso l’ambiguità dottrinale e una minore riverenza per la sacra tradizione.
Successivamente, queste tendenze si consolidano in idee: false dottrine e filosofie erronee che forniscono una giustificazione intellettuale alla ribellione contro la legge di Dio. L’orgoglio si trasforma in autonomia intellettuale, dove la ragione umana viene elevata al di sopra della rivelazione divina e la verità diventa soggettiva e negoziabile. La sensualità genera lassismo morale, negando il peccato oggettivo e promuovendo la licenziosità sotto le spoglie di “libertà” e di “progresso”. Il modernismo esemplifica questa fase della crisi della Chiesa: si maschera da rinnovamento della fede e adatta l’insegnamento religioso allo spirito dei tempi, ma alla fine rifiuta le verità immutabili della fede cattolica, portando al relativismo, allo scetticismo e alla confusione dottrinale.
Infine, queste idee si manifestano come fatti: cambiamenti tangibili nelle istituzioni, nelle leggi e nella disciplina ecclesiastica che incarnano gli obiettivi della Rivoluzione. Ciò che un tempo era sacro e immutabile viene reinterpretato o abbandonato per servire fini rivoluzionari. Le strutture ecclesiastiche diventano veicoli di programmi modernisti; la liturgia viene alterata per accogliere sensibilità secolari; le leggi civili promuovono valori contrari alla legge naturale e divina; i sistemi educativi indottrinano anziché illuminare. L’infiltrazione della rivoluzione modernista nel governo della Chiesa e nell’autorità magisteriale si traduce in una visibile crisi di fede e morale, evidente nella confusione diffusa, nella perdita di vocazioni e nel diminuito rispetto per il Magistero.
Pertanto, la rivoluzione modernista all’interno della Chiesa non è semplicemente una corruzione della teologia; è l’espressione visibile di secoli di ribellione interiore contro Dio. Al suo centro si trovano due forze potenti e interconnesse: l’orgoglio e la sensualità, i due motori della Rivoluzione. L’orgoglio si manifesta come autonomia intellettuale: il rifiuto ostinato dell’uomo di sottomettersi all’autorità divina. La sensualità si manifesta come lassismo morale: la resa a passioni disordinate e il rifiuto dell’abnegazione.
Insieme, queste due forze danno origine ai valori metafisici della Rivoluzione: assoluta uguaglianza e completa libertà. Questi valori sono in diretta opposizione al Vangelo. Esaltano l’autodeificazione dell’uomo e il suo ostinato rifiuto di obbedire a Dio, proclamando un mondo in cui ogni individuo afferma di essere un dio a sé stante, libero da qualsiasi autorità superiore o legge morale trascendente.
Il Modernismo è l’incarnazione di questi valori rivoluzionari all’interno della Chiesa: un movimento che rifiuta l’ordine gerarchico e sacramentale fondato da Cristo e promuove invece una “fede” plasmata dall’esperienza umana, dalle tendenze culturali e dall’autonomia personale. È l’espressione più recente e pericolosa della Rivoluzione, che minaccia non solo la struttura esterna della Chiesa, ma l’anima stessa del Cattolicesimo.
L’unità di tutte le rivoluzioni
Una delle intuizioni più profonde nello studio della Rivoluzione è il riconoscimento che tutti i suoi vari sconvolgimenti – per quanto diversi possano apparire in superficie – non sono altro che capitoli di un’unica, continua narrazione. Corrêa de Oliveira osservò: “Come i cataclismi, le passioni malvagie hanno un immenso potere, ma solo di distruzione. Nel primo istante delle sue grandi esplosioni, questo potere ha già in sé tutta la virulenza che manifesterà nei suoi peggiori eccessi. Nelle prime negazioni del protestantesimo, ad esempio, le aspirazioni anarchiche del comunismo erano già implicite. Mentre Lutero, dal punto di vista delle sue formulazioni esplicite, non era altro che Lutero, tutte le tendenze, gli stati d’animo e gli imponderabili dell’esplosione luterana portavano già in sé, autenticamente e pienamente, anche se implicitamente, lo spirito di Voltaire e Robespierre, di Marx e Lenin”.
Questa intuizione rivela la profonda unità che sottende le rivoluzioni apparentemente disparate nel corso della storia. La rivolta protestante, l’Illuminismo, le rivoluzioni francese e bolscevica e le rivoluzioni sessuali, culturali e teologiche in corso non sono eventi isolati o scollegati. Piuttosto, sono successivi affinamenti e intensificazioni della stessa apostasia – una ribellione spirituale e intellettuale contro l’ordine di Dio – ciascuna delle quali si basa sulle fondamenta poste dalla precedente. Proprio come un seme contiene in sé l’intero albero maturo, ogni rivoluzione semina i semi della successiva, perpetuando e intensificando la lotta per detronizzare il Re Divino.
Corrêa de Oliveira lo spiega così nel suo brillante saggio: “Da quanto abbiamo visto, ogni fase della Rivoluzione, rispetto alla precedente, non è altro che un perfezionamento. L’umanesimo naturalistico e il protestantesimo si sono perfezionati nella Rivoluzione francese, che a sua volta si è perfezionata nel grande processo rivoluzionario della bolscevizzazione del mondo contemporaneo. Il fatto è che le passioni disordinate, muovendosi in un crescendo analogo all’accelerazione di gravità e alimentandosi delle proprie opere, portano a conseguenze che, a loro volta, si sviluppano secondo un’intensità proporzionale. In una progressione analoga, gli errori generano errori e le rivoluzioni preparano la strada alle rivoluzioni”.
Quando Martin Lutero proclamò coraggiosamente il diritto al giudizio privato e l’autonomia della coscienza, a molti potrebbe essere sembrato un semplice riformatore religioso. Eppure, il suo principio di autonomia intellettuale e spirituale scatenò una radicale reazione a catena. Questo principio minò la monarchia rifiutando il diritto divino dei re, fratturò la famiglia elevando la coscienza individuale al di sopra dell’autorità genitoriale ed ecclesiastica e attaccò la nozione stessa di verità oggettiva dando priorità all’interpretazione personale rispetto al Magistero della Chiesa.
Il modernismo all’interno della Chiesa cattolica odierna non è che l’ultima incarnazione di questo stesso spirito rivoluzionario. Quando i modernisti parlano di “autonomia di coscienza”, riecheggiano il grido di Lutero, ma questa volta mascherato dal linguaggio della riforma ecclesiastica e del progresso. Il modernismo prosegue la traiettoria della Rivoluzione negando le verità immutabili della fede e della morale, elevando la ragione umana e l’esperienza soggettiva al di sopra della rivelazione divina e sostenendo una Chiesa che si adatta piuttosto che governare attraverso la sacra dottrina. Non si tratta di un movimento nuovo nella sua essenza, ma di un rinnovato assalto alla sovranità di Dio e all’ordine divino stabilito nella Chiesa.
La verità che fa riflettere è quindi che non ci sono molte rivoluzioni, ma una sola Rivoluzione: una corrente ininterrotta e progressiva che attraversa la storia, mutando forme e volti ma sempre protesa verso lo stesso obiettivo finale: la totale detronizzazione di Dio e l’intronizzazione dell’uomo. L’ambizione della Rivoluzione non è altro che quella di rifare il mondo rifiutando ogni autorità al di sopra dell’Io, smantellando l’ordine soprannaturale e separando l’umanità dal suo Creatore.
Comprendere questa unità ci aiuta a comprendere che la crisi modernista nella Chiesa non è un mero problema interno o una fase passeggera. È la manifestazione di una ribellione spirituale secolare che continua a guadagnare terreno proprio perché si presenta come qualcosa di nuovo, pieno di speranza e ragionevole. Riconoscere questa realtà prepara i fedeli a resistere alle molteplici forme della Rivoluzione con chiarezza e convinzione, rimanendo saldi nelle verità eterne della fede cattolica.
La falsa pace del compromesso
Uno dei pericoli maggiori della Rivoluzione non è la sua violenza aperta, spesso chiara e riconoscibile, ma la sua sottile seduzione attraverso il compromesso. Papa Pio IX mise in guardia severamente contro questo inganno: “Ci sono coloro che sembrano voler costruire un’alleanza tra la luce e le tenebre… Sono certamente molto più pericolosi e più funesti dei nostri nemici dichiarati”.
Questa fase dell’avanzata della Rivoluzione è più pericolosa di qualsiasi campo di battaglia perché induce i fedeli ad accettare i principi rivoluzionari sotto le mentite spoglie della pace, della prudenza o della carità pastorale. Quando i cattolici, stremati dal conflitto e desiderosi di armonia, decidono di “convivere” con il liberalismo, l’egualitarismo e il naturalismo – concedendo a questi nemici un appiglio all’interno della cittadella di Dio – diventano inconsapevoli collaboratori del trionfo della Rivoluzione.
Il modernismo all’interno della Chiesa è l’espressione per eccellenza di questa falsa pace. Esso maschera le eresie rivoluzionarie con il linguaggio della riconciliazione e dell’adattamento, sollecitando un “dialogo” con le filosofie e le tendenze morali del mondo. I modernisti parlano di misericordia e progresso, di rinnovamento della Chiesa per la società contemporanea, ma così facendo offuscano o addirittura negano le verità immutabili della fede. In effetti, propongono un compromesso che diluisce la potenza del Vangelo e indebolisce la missione divina della Chiesa.
I semi-controrivoluzionari sono particolarmente pericolosi a questo proposito. Professano la fede con le labbra, ma vivono secondo lo spirito del mondo. Parlano di Cristo ma pensano come rivoluzionari, tollerando l’errore per amore della “pace”. Dimenticano, o ignorano deliberatamente, le parole di Nostro Signore: “Non sono venuto a portare la pace, ma la spada” (Mt 10,34). Il conflitto tra verità ed errore è inconciliabile; la vera pace può venire solo dalla fedeltà alla verità, mai dall’accondiscendenza con la falsità.
Il compromesso con la Rivoluzione è un compromesso con il peccato stesso. Negoziare con l’errore significa tradire la Verità. La Rivoluzione non avanza solo grazie alla forza dei suoi nemici, ma spesso con maggiore efficacia grazie alla debolezza e al tradimento dei suoi presunti amici, coloro che preferirebbero preservare una falsa pace piuttosto che difendere le verità eterne della fede.
In questo modo, il modernismo sfrutta il desiderio di pace all’interno della Chiesa per introdurre errori rivoluzionari, minando lentamente ma inesorabilmente l’autorità, la dottrina e l’insegnamento morale della Chiesa. Convince i fedeli che il Vangelo può essere reinterpretato o “aggiornato” senza danno, mentre in realtà ogni concessione erode l’ordine soprannaturale e apre la porta all’apostasia.
Riconoscere questa falsa pace per quello che è – un cavallo di Troia nel cuore della Chiesa – è fondamentale per coloro che cercano di resistere alla Rivoluzione. I fedeli devono ricordare che la vera pace nasce solo dalla giustizia, dalla verità e dalla fedeltà a Dio. Solo rifiutando il compromesso con l’errore la Chiesa può resistere fermamente all’implacabile ondata della rivoluzione.
Il vero nome della Rivoluzione
Grazie alla sua radicalità, universalità e travolgente potenza, la Rivoluzione è penetrata così profondamente nel tessuto della società umana e perfino nella Chiesa stessa che molte anime riflessive si chiedono se siamo giunti ai tempi minacciosi predetti nelle Scritture: i tempi dell’Anticristo.
Se il nome della Verità è Gesù Cristo – “il Verbo fatto carne” – allora il vero nome della Rivoluzione non è altro che Satana; l’eterno spirito di orgoglio incarnato nell’uomo ribelle. Il peccato originale di Satana fu la prima Rivoluzione, l’atto primordiale di ribellione di una creatura contro il suo Creatore, il grido blasfemo di uguaglianza di fronte all’infinita Maestà di Dio. Non serviam! Non servirò! Questo il grido di battaglia e di sfida del diavolo, inizio della guerra spirituale che continua nel corso della storia.
Ogni volta che l’uomo riecheggia questo grido, affermando la propria autonomia contro la sovrana volontà di Dio, il diavolo rinnova la sua immagine sulla terra. Ogni movimento rivoluzionario – sia esso politico, culturale o religioso – ogni eresia e ogni corruzione dottrinale non sono altro che una nuova iterazione dell’orgogliosa rivolta di Lucifero. La Rivoluzione non è un mero errore umano o un malfunzionamento sociale; è una realtà diabolica, un contagio spirituale che infetta l’anima dell’umanità.
Il modernismo all’interno della Chiesa cattolica è forse la forma più insidiosa e potente di questa Rivoluzione diabolica odierna. Incarna lo spirito di ribellione mascherato dal linguaggio ecclesiastico, promuovendo l’orgoglio intellettuale e il relativismo morale e minando al contempo le verità soprannaturali rivelate da Cristo. Rifiutando gli insegnamenti immutabili della Chiesa e insistendo sul primato della ragione e dell’esperienza umana, il modernismo si rivela come il falso vangelo del diavolo, un’anti-verità che cerca di sostituire l’autorità divina con l’autonomia umana.
L’obiettivo finale della Rivoluzione non è altro che l’istituzione del corpo mistico dell’Anticristo: l’anti-Chiesa, l’anti-Civiltà. Questa entità si pone in assoluta opposizione alla Chiesa di Cristo, cercando di sovvertire ogni ordine, verità e santità. È una società contraffatta fondata sull’orgoglio, sulla ribellione e sul rifiuto del regno di Dio.
Riconoscere la Rivoluzione con il suo vero nome significa guardare oltre i sintomi superficiali e comprendere la guerra spirituale che si combatte intorno a noi. Richiede vigilanza, preghiera e una ferma determinazione a resistere alle menzogne del diavolo e a difendere incrollabilmente la Verità. La battaglia non è meramente politica o culturale; è una lotta cosmica tra Cristo e Satana, tra la Chiesa e l’anti-Chiesa.
Solo dando il giusto nome alla Rivoluzione potremo affrontarla con le armi della fede, della speranza e della carità e, infine, trionfare nella vittoria riportata da Cristo sulla Croce.
L’unica risposta
Cosa fare allora di fronte all’inarrestabile avanzata della Rivoluzione? La risposta non è una mera reazione ai sintomi o un ingenuo tentativo di ritorno al passato. È qualcosa di molto più profondo e potente. Deve essere una vera restaurazione, una Controrivoluzione che ristabilisca il giusto ordine, il regno di Cristo Re sulle anime, sulle famiglie e sulle nazioni.
Questa Controrivoluzione non è uno slogan politico o un desiderio sentimentale. È una realtà militante e soprannaturale, fondata sulla grazia, sostenuta dalla fedeltà e combattuta sotto il vessillo della Croce. Riconosce che solo la potenza divina di Dio può guarire le ferite inflitte dalla Rivoluzione e ripristinare l’armonia turbata dal peccato e dalla ribellione.
Corrêa de Oliveira lo afferma con speranza e convinzione: “Il libero arbitrio dell’uomo, aiutato dalla grazia, può superare qualsiasi crisi”. Anche tra le rovine della modernità – con la sua confusione intellettuale, il suo decadimento morale e il suo caos ecclesiastico – la grazia di Dio continua a chiamare le anime a rimanere salde e a resistere alle seduzioni dell’errore. Chiama i fedeli ad abbracciare le verità della fede con incrollabile coraggio e a rinnovare l’ordine cristiano dall’interno dei propri cuori e delle proprie comunità.
Sebbene la Rivoluzione abbia subito numerose metamorfosi – dagli sconvolgimenti politici del passato alle sottili distorsioni teologiche del Modernismo –, essa non ha futuro. Satana, l’autore della Rivoluzione, è un distruttore, non un creatore. Può solo demolire ciò che Dio ha creato; non può costruire un ordine nuovo e duraturo. L’ultima parola non spetta a lui, ma a Maria, la Donna vestita di sole, predetta per schiacciare la testa del serpente e portare la vittoria finale sul male.
La vittoria del Cuore Immacolato
La Rivoluzione è fondamentalmente la storia della ribellione dell’uomo, la tragica narrazione del rifiuto di servire Dio e di sottomettersi al Suo ordine. La Controrivoluzione, al contrario, è la storia della misericordia di Dio, del suo paziente e potente appello alla conversione, al rinnovamento e alla fedeltà.
La nostra missione, come cattolici e seguaci di Cristo, è chiara e urgente: vedere con chiarezza la realtà di questa battaglia spirituale, resistere alla Rivoluzione senza compromessi e ricostruire l’ordine cristiano, prima in noi stessi, poi nelle nostre famiglie e, infine, nell’intera società.
Ogni atto di umiltà, purezza e fedeltà è un colpo inferto alla Rivoluzione perché ristabilisce nell’anima l’ordine divino che Satana cerca di distruggere. Questo rinnovamento interiore è il seme da cui germoglierà la vera restaurazione della Chiesa e della civiltà.
Corrêa de Oliveira definisce giustamente la Rivoluzione “l’anti-ordine per eccellenza”. Il suo vero nome è Satana, l’avversario e l’ingannatore. Ma la sua sconfitta è assicurata, perché il nome della Verità è Gesù Cristo e il Suo trionfo è inevitabile.
Come ha promesso la Madonna a Fatima: “Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà”.
Questa vittoria non è una speranza lontana, ma un appello all’azione attuale: un invito a essere soldati della Croce, strumenti di grazia e araldi del regno imminente di Cristo Re. Solo abbracciando questa missione possiamo superare le false promesse del Modernismo e tutti i suoi travestimenti rivoluzionari e ripristinare l’ordine che riflette la verità eterna del regno di Dio.
Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat!
radicalfidelity
“Sebbene i figli di questo mondo siano più saggi dei figli della luce, le loro insidie e la loro violenza avrebbero senza dubbio meno successo se un gran numero di coloro che si dicono cattolici non tendessero loro una mano amica. Sì, purtroppo, ci sono coloro che sembrano voler camminare d’accordo con i nostri nemici e cercano di costruire un’alleanza tra la luce e le tenebre, un accordo tra la giustizia e l’iniquità, per mezzo di quelle cosiddette dottrine cattoliche liberali, che, basate sui principi più perniciosi, adulano il potere civile quando invade le cose spirituali e spingono gli animi a rispettare o almeno tollerare le leggi più inique, come se non fosse stato scritto in modo assoluto che nessuno può servire due padroni. Sono certamente molto più pericolosi e più funesti dei nostri nemici dichiarati, non solo perché assecondano i loro sforzi, forse senza rendersene conto, ma anche perché, mantenendosi al limite estremo delle opinioni condannate, assumono un’apparenza di integrità e di dottrina irreprensibile, ingannando gli imprudenti amici delle conciliazioni e le persone oneste, che vorrebbero rivoltarsi contro un errore dichiarato. In questo modo, dividono gli animi, lacerano l’unità e indeboliscono le forze che dovrebbero essere radunate contro il nemico”.
Pio IX, enciclica “Etsi multa”, 21 novembre 1873
“Adulteri, non sapete che l’amicizia di questo mondo è nemica di Dio? Chi dunque vuole essere amico di questo mondo, si rende nemico di Dio”.
Giacomo 4:4
Poco tempo fa abbiamo pubblicato un articolo [qui] sulla Controrivoluzione cattolica, un’ampia e necessariamente preliminare descrizione di ciò che essere controrivoluzionari potrebbe significare per i fedeli laici dei nostri tempi.
L’articolo ha appena scalfito la superficie della vera natura della Rivoluzione che ha devastato sia la Chiesa sia la società. Col senno di poi, mi sono reso conto di aver iniziato dal lato sbagliato del problema. Sono partito indicando con ciò che i fedeli devono fare senza prima esporre, in modo sufficientemente approfondito, contro che cosa stiamo esattamente combattendo.
Questo nuovo articolo, quindi, è un tentativo di approfondire l’anatomia della Rivoluzione stessa, la sua essenza spirituale, i suoi agenti e i suoi metodi di inganno.
Perché tornare su questo argomento così presto? Perché la situazione diventa ogni giorno più intollerabile. La mia pazienza è stata messa a dura prova non solo dalle macchinazioni del mondo, provenienti dai nemici dichiarati di Cristo che si dichiarano tali, ma molto di più dagli incessanti e codardi compromessi fatti all’interno della Chiesa stessa. Non parlo di lontani laicisti, né degli evidenti nemici della Croce, ma di coloro che indossano i paramenti dell’autorità – cardinali, vescovi, sacerdoti – e dei cattolici un tempo tradizionalisti che si sono inginocchiati alla Rivoluzione pur rivendicando il nome di Cristo. Il loro tradimento è molto più profondo di qualsiasi attacco dall’esterno, perché è una sovversione interna, un bacio di Giuda ripetuto quotidianamente sugli altari della nuova religione incentrata sull’uomo.
Non mi illudo che le mie parole saranno recepite da molti. In verità, spesso mi sento come uno che piange nel deserto. Una cecità spirituale è calata sulla maggior parte dei cattolici, dai banchi al pulpito, dalle sedi diocesane al Vaticano stesso. La cecità è pressoché totale. Ciò a cui stiamo assistendo – in tempo reale e sotto i nostri occhi – è il grande inganno predetto dalla Scrittura e messo in guardia dai santi. È la separazione delle pecore dai capri, la separazione della vera Chiesa fondata da Cristo dalla falsa “Chiesa delle scimmie” della Roma modernista, quella fabbricazione sinodale postconciliare che si è avvolta nelle vesti esteriori del cattolicesimo svuotandone al contempo il nucleo soprannaturale.
Alcuni mi accuseranno di esagerazione, persino di isteria. Lasciateli fare. Le linee di divisione sono diventate troppo nette per essere negate. Ora esistono solo due schieramenti: coloro che, nonostante persecuzioni e scherni, si aggrappano all’immutabile Fede cattolica e coloro che, per ignoranza, codardia o inganno, si sono allineati con la Rivoluzione. Il primo gruppo è disprezzato come “radicale”, “estremista”, “farisaico” o persino “scismatico”. Il secondo include non solo i nemici dichiarati della Tradizione, ma anche, sempre più, coloro che un tempo erano con noi – gli ex tradizionalisti che, passo dopo passo, hanno iniziato a scendere a compromessi con la nuova religione. Il velo dell’inganno ora cade su di loro con una velocità terrificante. Stiamo assistendo all’equivalente spirituale della cancrena morale e spirituale. Dategli un centimetro, e divorerà l’anima intera.
È per questo motivo che scrivo di nuovo: non solo per analizzare, ma per armarmi. Questo saggio vuole essere un’ulteriore arma nell’arsenale di coloro che riconoscono la gravità apocalittica dei nostri tempi e che, per grazia di Dio, si rifiutano di rinunciare alla purezza della loro fede. La battaglia che affrontiamo non è metaforica, è cosmica. Non è altro che la lotta tra il Corpo Mistico di Cristo e il corpo mistico dell’Anticristo.
Per combattere efficacemente, dobbiamo, come comanda l’antica massima, conoscere il nostro nemico. E conoscerlo bene. A tal fine, mi appoggerò ancora una volta con forza all’indispensabile libretto “Rivoluzione e Controrivoluzione” di Plinio Corrêa de Oliveira, un’opera la cui chiarezza profetica non fa che aumentare con il tempo. Non mi scuso se riprendo alcuni temi del mio saggio precedente; la crisi esige la ripetizione, e la verità merita di essere ripetuta finché non squarcia la nebbia dell’inganno.
Spero che questo saggio aiuti coloro che si trovano sull’orlo del precipizio a comprendere che, per sua stessa natura, la Rivoluzione non è qualcosa con cui ci si può cimentare in sicurezza. Non si può essere un cattolico fedele in un ambito mentre si danza con la Rivoluzione in un altro. Il cattolico che desidera veramente la purezza della fede non può muovere guerra alla liturgia, per poi cedere in questioni di dogma e dottrina. È tutto o niente. Anche la più piccola concessione alla Rivoluzione porta alla rovina, perché una sola goccia di veleno in un calice di acqua di sorgente di montagna più limpida porta la morte.
Lo spirito dietro tutte le rivoluzioni
Ogni epoca è incline a credere che i suoi problemi, i suoi sconvolgimenti, le sue crisi siano senza precedenti, senza pari nella storia umana. È una cecità naturale, nata dall’immersione nel presente, che spesso oscura le verità eterne che governano il corso della storia. Eppure, il cattolico che osserva il mondo attraverso la lente della fede soprannaturale sa che è vero il contrario. Il moderno disordine a cui assistiamo oggi – la caotica confusione nella dottrina, il diffuso decadimento della morale e l’insidiosa ribellione contro ogni forma di legittima autorità – non è un fenomeno nuovo. È, piuttosto, l’ultima e più virulenta maschera indossata da un nemico antico e implacabile.
Questo nemico è la Rivoluzione. Ma cosa intendiamo per Rivoluzione? Corrêa de Oliveira, una delle voci più profonde e chiare nella comprensione della crisi spirituale della modernità, ci insegna che la Rivoluzione non è semplicemente una serie di convulsioni politiche o di fugaci sconvolgimenti storici. È un processo vivo e pulsante, una ribellione continua “contro l’ordine delle cose secondo la legge di Dio”. È una malattia spirituale che infetta l’anima dell’umanità manifestandosi attraverso epoche successive in forme nuove, ma sempre guidata dallo stesso odio di fondo per l’autorità divina.
Ciò è più evidente che nella crisi interna alla Chiesa cattolica, crisi comunemente nota come Modernismo. Emerso tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, il Modernismo cercò di conciliare la dottrina cattolica con lo spirito dell’era moderna, spesso a scapito delle verità immutabili della Chiesa. Questo movimento è una chiara espressione dello spirito rivoluzionario descritto da Corrêa de Oliveira: non è semplicemente una ribellione contro l’ordine sociale o le istituzioni politiche, ma una sfida diretta all’autorità divina e all’ordine soprannaturale stabilito da Dio.
Il modernismo all’interno della Chiesa rappresenta l’infiltrazione della Rivoluzione nel regno del sacro, una patologia spirituale sottile ma devastante. Si maschera da progresso, adattamento e rinnovamento, eppure nega fondamentalmente la costanza della rivelazione divina e la legge morale oggettiva. Mettendo in discussione le immutabili verità della fede, apre la porta alla confusione dottrinale e al lassismo morale, minando così il fondamento stesso della vita e del culto cattolici.
Per comprendere appieno la portata e l’impatto devastante della rivoluzione modernista all’interno della Chiesa – quella che molti chiamano la crisi della fede e della morale – dobbiamo prima arrivare a comprendere la rivoluzione stessa, non semplicemente come un evento politico, ma come una patologia spirituale nata dalle passioni disordinate dell’uomo e animata dal grido di sfida dell’antico serpente: Non serviam! Non servirò!
L’essenza della rivoluzione
La Rivoluzione è molto più di un semplice turbamento politico; è una guerra insidiosa condotta contro il concetto stesso di ordine, gerarchia e verità. Corrêa de Oliveira definisce la Rivoluzione in modo succinto: “Per Rivoluzione intendiamo un movimento che mira a distruggere un potere o un ordine legittimo e a sostituirlo con uno illegittimo” (“Rivoluzione e Controrivoluzione”, cap. VII, 1.A) Questa definizione mette a nudo la vera natura della rivoluzione: la deliberata distruzione di ciò che è giustamente stabilito, per instaurare un caos abilmente camuffato da novità e progresso. Vi suona familiare?
La rivoluzione, per sua stessa natura, si oppone alla Verità di Cristo, immutabile ieri, oggi e per sempre, perché è radicata nel cambiamento perpetuo e non cerca altro che la distruzione come suo fine.
La vittima principale della Rivoluzione non sono solo re, governi o istituzioni, ma l’idea stessa di ordine: un ordine fondato sulla legge naturale e soprannaturale, che afferma la relazione armoniosa tra Dio, l’uomo e il creato. Questo ordine divino era un tempo il fondamento della cristianità, plasmando ogni aspetto della società, dalla famiglia all’istruzione, dall’arte al governo.
Papa Leone XIII descrisse la civiltà medievale come la “realizzazione, nelle circostanze di tempo e di luogo, dell’unico autentico ordine tra gli uomini: la civiltà cristiana”. Non si trattava semplicemente di un ordinamento sociale, ma di un’architettura divina fondata sulla Croce. Le leggi traevano la loro legittimità dalla legge eterna di Dio, le istituzioni riflettevano la sapienza divina e le arti aspiravano alla bellezza trascendentale del Creatore.
Il Modernismo all’interno della Chiesa cattolica è un’espressione fondamentale dell’attacco della Rivoluzione a questo ordine sacro. A differenza delle precedenti rivoluzioni che assunsero forme politiche o sociali più esplicite, il Modernismo si camuffò da “rinnovamento” spirituale e intellettuale, sostenendo di adattare la fede alla conoscenza e alla sensibilità moderne. Eppure, nel profondo, il Modernismo nega le verità immutabili rivelate da Dio e difese dalla Chiesa, minando l’unità della fede ed erodendo il tessuto morale che tiene unita la civiltà cristiana.
La Rivoluzione è un assalto frontale contro questo ordine sacro. Iniziò come una guerra alla Croce stessa. La rivolta protestante infranse l’unità della cristianità rifiutando l’autorità della Chiesa e frammentando il Corpo di Cristo in tante sette concorrenti. La Rivoluzione francese sradicò la monarchia e il ruolo sociale della Chiesa, preannunciando laicismo e terrore. La Rivoluzione bolscevica promosse il materialismo ateo su una scala senza precedenti. E nella Chiesa il Modernismo conduce una guerra più sottile ma altrettanto mortale, perché erode la fede dall’interno abbracciando il relativismo dottrinale, l’ambiguità morale e l’esaltazione della ragione umana sulla rivelazione divina.
Questa ribellione è un’insurrezione deliberata guidata dal nemico spirituale dell’umanità che per primo gridò “Non serviam!” in cielo. La rivoluzione è, in sostanza, un rifiuto dell’autorità sovrana di Dio e dell’ordine da Lui voluto.
La metamorfosi della Rivoluzione
La Rivoluzione è astuta, paziente e mutevole. Non perisce quando viene schiacciata dalla forza o dalla ragione, ma muta e si adatta, assumendo nuove forme e sembianze per ingannare gli incauti e continuare la sua avanzata.
“La Rivoluzione si trasforma nel corso della storia… utilizzando i suoi successi e persino i suoi fallimenti per raggiungere il suo attuale stato di parossismo.” (“Rivoluzione e Controrivoluzione”, cap. VII, 1.C)
Il Modernismo è un vivido esempio di questa metamorfosi. Dopo la repressione delle rivoluzioni politiche con la forza o la resistenza sociale, la Rivoluzione trovò nuova linfa vitale all’interno della Chiesa stessa, presentandosi come un movimento di “riforma” e di “progresso” compatibile con il Cattolicesimo. Cercò di reinterpretare il dogma alla luce della filosofia e della scienza contemporanee, appellandosi alla ragione e all’esperienza come autorità pari o superiori alla rivelazione divina.
Nel corso della storia, la Rivoluzione ha assunto molteplici volti. A volte marcia sotto la bandiera della riforma ecclesiastica, ammantandosi di linguaggio religioso per sedurre i fedeli e indurli a falsi compromessi. Altre volte emerge come liberalismo borghese, sostenendo la libertà e minando al contempo la legge divina e naturale. Ha indossato maschere democratiche, socialiste e persino “sinodali”, tutte accomunate dalla stessa radice velenosa: la detronizzazione di Dio e l’intronizzazione dell’uomo.
Quando la violenza palese fallisce, la Rivoluzione ritorna attraverso mezzi più sottili come slogan, eufemismi e inganni intellettuali. Il relativismo e la falsa pietà del modernismo distorcono le menti con la menzogna che la verità è soggettiva e che la certezza morale è impossibile. Questo relativismo corrode le fondamenta della fede, creando confusione e disperazione tra i fedeli, rendendoli vulnerabili a ulteriori idee rivoluzionarie.
La sconcertante diversità degli errori moderni – dalle grida egualitarie del 1789, che promettevano libertà e uguaglianza ma portarono al terrore e allo spargimento di sangue; alle rivendicazioni collettiviste di Marx, che sacrificarono la dignità individuale; al relativismo dottrinale del Modernismo che nega la verità oggettiva – non sono fenomeni isolati, ma espressioni di un’unica apostasia. Sono facce diverse di un’unica eresia: la progressiva detronizzazione di Dio da ogni trono, sia nella Chiesa sia nello Stato.
Non importa la maschera, rossa, nera o arcobaleno: la Rivoluzione è sempre la stessa. È il serpente dell’Eden che si rinnova in ogni epoca, cercando di ingannare, sedurre e, infine, distruggere. Il modernismo all’interno della Chiesa cattolica è l’ultima e più insidiosa maschera della Rivoluzione, che minaccia non solo l’ordine temporale, ma anche la salvezza eterna delle anime.
Le tre profondità della rivoluzione
La Rivoluzione non è un semplice evento o un’ideologia passeggera. È un profondo malessere spirituale che permea l’anima dell’uomo e della società su tre livelli interconnessi: tendenze, idee e fatti. Comprendere questi strati rivela come la rivoluzione modernista all’interno della Chiesa sia al tempo stesso un sintomo e il culmine di questa ribellione profondamente radicata.
In primo luogo, la Rivoluzione si radica nelle tendenze: le passioni e le inclinazioni disordinate che iniziano a dominare l’anima, corrompendo gradualmente costumi, arte e mentalità. Questa fase iniziale è spesso sottile, pervasiva e ingannevole. Si manifesta come l’erosione della virtù, l’allentamento della disciplina morale e la glorificazione di passioni basse. Lo spirito di ribellione contro l’ordine divino si infiltra nelle espressioni culturali – letteratura, musica e persino sentimento religioso – avvelenando le menti con relativismo, sensualità e disprezzo per il decoro. All’interno della Chiesa, queste tendenze emergono come un graduale ammorbidimento della devozione, un atteggiamento permissivo verso l’ambiguità dottrinale e una minore riverenza per la sacra tradizione.
Successivamente, queste tendenze si consolidano in idee: false dottrine e filosofie erronee che forniscono una giustificazione intellettuale alla ribellione contro la legge di Dio. L’orgoglio si trasforma in autonomia intellettuale, dove la ragione umana viene elevata al di sopra della rivelazione divina e la verità diventa soggettiva e negoziabile. La sensualità genera lassismo morale, negando il peccato oggettivo e promuovendo la licenziosità sotto le spoglie di “libertà” e di “progresso”. Il modernismo esemplifica questa fase della crisi della Chiesa: si maschera da rinnovamento della fede e adatta l’insegnamento religioso allo spirito dei tempi, ma alla fine rifiuta le verità immutabili della fede cattolica, portando al relativismo, allo scetticismo e alla confusione dottrinale.
Infine, queste idee si manifestano come fatti: cambiamenti tangibili nelle istituzioni, nelle leggi e nella disciplina ecclesiastica che incarnano gli obiettivi della Rivoluzione. Ciò che un tempo era sacro e immutabile viene reinterpretato o abbandonato per servire fini rivoluzionari. Le strutture ecclesiastiche diventano veicoli di programmi modernisti; la liturgia viene alterata per accogliere sensibilità secolari; le leggi civili promuovono valori contrari alla legge naturale e divina; i sistemi educativi indottrinano anziché illuminare. L’infiltrazione della rivoluzione modernista nel governo della Chiesa e nell’autorità magisteriale si traduce in una visibile crisi di fede e morale, evidente nella confusione diffusa, nella perdita di vocazioni e nel diminuito rispetto per il Magistero.
Pertanto, la rivoluzione modernista all’interno della Chiesa non è semplicemente una corruzione della teologia; è l’espressione visibile di secoli di ribellione interiore contro Dio. Al suo centro si trovano due forze potenti e interconnesse: l’orgoglio e la sensualità, i due motori della Rivoluzione. L’orgoglio si manifesta come autonomia intellettuale: il rifiuto ostinato dell’uomo di sottomettersi all’autorità divina. La sensualità si manifesta come lassismo morale: la resa a passioni disordinate e il rifiuto dell’abnegazione.
Insieme, queste due forze danno origine ai valori metafisici della Rivoluzione: assoluta uguaglianza e completa libertà. Questi valori sono in diretta opposizione al Vangelo. Esaltano l’autodeificazione dell’uomo e il suo ostinato rifiuto di obbedire a Dio, proclamando un mondo in cui ogni individuo afferma di essere un dio a sé stante, libero da qualsiasi autorità superiore o legge morale trascendente.
Il Modernismo è l’incarnazione di questi valori rivoluzionari all’interno della Chiesa: un movimento che rifiuta l’ordine gerarchico e sacramentale fondato da Cristo e promuove invece una “fede” plasmata dall’esperienza umana, dalle tendenze culturali e dall’autonomia personale. È l’espressione più recente e pericolosa della Rivoluzione, che minaccia non solo la struttura esterna della Chiesa, ma l’anima stessa del Cattolicesimo.
L’unità di tutte le rivoluzioni
Una delle intuizioni più profonde nello studio della Rivoluzione è il riconoscimento che tutti i suoi vari sconvolgimenti – per quanto diversi possano apparire in superficie – non sono altro che capitoli di un’unica, continua narrazione. Corrêa de Oliveira osservò: “Come i cataclismi, le passioni malvagie hanno un immenso potere, ma solo di distruzione. Nel primo istante delle sue grandi esplosioni, questo potere ha già in sé tutta la virulenza che manifesterà nei suoi peggiori eccessi. Nelle prime negazioni del protestantesimo, ad esempio, le aspirazioni anarchiche del comunismo erano già implicite. Mentre Lutero, dal punto di vista delle sue formulazioni esplicite, non era altro che Lutero, tutte le tendenze, gli stati d’animo e gli imponderabili dell’esplosione luterana portavano già in sé, autenticamente e pienamente, anche se implicitamente, lo spirito di Voltaire e Robespierre, di Marx e Lenin”.
Questa intuizione rivela la profonda unità che sottende le rivoluzioni apparentemente disparate nel corso della storia. La rivolta protestante, l’Illuminismo, le rivoluzioni francese e bolscevica e le rivoluzioni sessuali, culturali e teologiche in corso non sono eventi isolati o scollegati. Piuttosto, sono successivi affinamenti e intensificazioni della stessa apostasia – una ribellione spirituale e intellettuale contro l’ordine di Dio – ciascuna delle quali si basa sulle fondamenta poste dalla precedente. Proprio come un seme contiene in sé l’intero albero maturo, ogni rivoluzione semina i semi della successiva, perpetuando e intensificando la lotta per detronizzare il Re Divino.
Corrêa de Oliveira lo spiega così nel suo brillante saggio: “Da quanto abbiamo visto, ogni fase della Rivoluzione, rispetto alla precedente, non è altro che un perfezionamento. L’umanesimo naturalistico e il protestantesimo si sono perfezionati nella Rivoluzione francese, che a sua volta si è perfezionata nel grande processo rivoluzionario della bolscevizzazione del mondo contemporaneo. Il fatto è che le passioni disordinate, muovendosi in un crescendo analogo all’accelerazione di gravità e alimentandosi delle proprie opere, portano a conseguenze che, a loro volta, si sviluppano secondo un’intensità proporzionale. In una progressione analoga, gli errori generano errori e le rivoluzioni preparano la strada alle rivoluzioni”.
Quando Martin Lutero proclamò coraggiosamente il diritto al giudizio privato e l’autonomia della coscienza, a molti potrebbe essere sembrato un semplice riformatore religioso. Eppure, il suo principio di autonomia intellettuale e spirituale scatenò una radicale reazione a catena. Questo principio minò la monarchia rifiutando il diritto divino dei re, fratturò la famiglia elevando la coscienza individuale al di sopra dell’autorità genitoriale ed ecclesiastica e attaccò la nozione stessa di verità oggettiva dando priorità all’interpretazione personale rispetto al Magistero della Chiesa.
Il modernismo all’interno della Chiesa cattolica odierna non è che l’ultima incarnazione di questo stesso spirito rivoluzionario. Quando i modernisti parlano di “autonomia di coscienza”, riecheggiano il grido di Lutero, ma questa volta mascherato dal linguaggio della riforma ecclesiastica e del progresso. Il modernismo prosegue la traiettoria della Rivoluzione negando le verità immutabili della fede e della morale, elevando la ragione umana e l’esperienza soggettiva al di sopra della rivelazione divina e sostenendo una Chiesa che si adatta piuttosto che governare attraverso la sacra dottrina. Non si tratta di un movimento nuovo nella sua essenza, ma di un rinnovato assalto alla sovranità di Dio e all’ordine divino stabilito nella Chiesa.
La verità che fa riflettere è quindi che non ci sono molte rivoluzioni, ma una sola Rivoluzione: una corrente ininterrotta e progressiva che attraversa la storia, mutando forme e volti ma sempre protesa verso lo stesso obiettivo finale: la totale detronizzazione di Dio e l’intronizzazione dell’uomo. L’ambizione della Rivoluzione non è altro che quella di rifare il mondo rifiutando ogni autorità al di sopra dell’Io, smantellando l’ordine soprannaturale e separando l’umanità dal suo Creatore.
Comprendere questa unità ci aiuta a comprendere che la crisi modernista nella Chiesa non è un mero problema interno o una fase passeggera. È la manifestazione di una ribellione spirituale secolare che continua a guadagnare terreno proprio perché si presenta come qualcosa di nuovo, pieno di speranza e ragionevole. Riconoscere questa realtà prepara i fedeli a resistere alle molteplici forme della Rivoluzione con chiarezza e convinzione, rimanendo saldi nelle verità eterne della fede cattolica.
La falsa pace del compromesso
Uno dei pericoli maggiori della Rivoluzione non è la sua violenza aperta, spesso chiara e riconoscibile, ma la sua sottile seduzione attraverso il compromesso. Papa Pio IX mise in guardia severamente contro questo inganno: “Ci sono coloro che sembrano voler costruire un’alleanza tra la luce e le tenebre… Sono certamente molto più pericolosi e più funesti dei nostri nemici dichiarati”.
Questa fase dell’avanzata della Rivoluzione è più pericolosa di qualsiasi campo di battaglia perché induce i fedeli ad accettare i principi rivoluzionari sotto le mentite spoglie della pace, della prudenza o della carità pastorale. Quando i cattolici, stremati dal conflitto e desiderosi di armonia, decidono di “convivere” con il liberalismo, l’egualitarismo e il naturalismo – concedendo a questi nemici un appiglio all’interno della cittadella di Dio – diventano inconsapevoli collaboratori del trionfo della Rivoluzione.
Il modernismo all’interno della Chiesa è l’espressione per eccellenza di questa falsa pace. Esso maschera le eresie rivoluzionarie con il linguaggio della riconciliazione e dell’adattamento, sollecitando un “dialogo” con le filosofie e le tendenze morali del mondo. I modernisti parlano di misericordia e progresso, di rinnovamento della Chiesa per la società contemporanea, ma così facendo offuscano o addirittura negano le verità immutabili della fede. In effetti, propongono un compromesso che diluisce la potenza del Vangelo e indebolisce la missione divina della Chiesa.
I semi-controrivoluzionari sono particolarmente pericolosi a questo proposito. Professano la fede con le labbra, ma vivono secondo lo spirito del mondo. Parlano di Cristo ma pensano come rivoluzionari, tollerando l’errore per amore della “pace”. Dimenticano, o ignorano deliberatamente, le parole di Nostro Signore: “Non sono venuto a portare la pace, ma la spada” (Mt 10,34). Il conflitto tra verità ed errore è inconciliabile; la vera pace può venire solo dalla fedeltà alla verità, mai dall’accondiscendenza con la falsità.
Il compromesso con la Rivoluzione è un compromesso con il peccato stesso. Negoziare con l’errore significa tradire la Verità. La Rivoluzione non avanza solo grazie alla forza dei suoi nemici, ma spesso con maggiore efficacia grazie alla debolezza e al tradimento dei suoi presunti amici, coloro che preferirebbero preservare una falsa pace piuttosto che difendere le verità eterne della fede.
In questo modo, il modernismo sfrutta il desiderio di pace all’interno della Chiesa per introdurre errori rivoluzionari, minando lentamente ma inesorabilmente l’autorità, la dottrina e l’insegnamento morale della Chiesa. Convince i fedeli che il Vangelo può essere reinterpretato o “aggiornato” senza danno, mentre in realtà ogni concessione erode l’ordine soprannaturale e apre la porta all’apostasia.
Riconoscere questa falsa pace per quello che è – un cavallo di Troia nel cuore della Chiesa – è fondamentale per coloro che cercano di resistere alla Rivoluzione. I fedeli devono ricordare che la vera pace nasce solo dalla giustizia, dalla verità e dalla fedeltà a Dio. Solo rifiutando il compromesso con l’errore la Chiesa può resistere fermamente all’implacabile ondata della rivoluzione.
Il vero nome della Rivoluzione
Grazie alla sua radicalità, universalità e travolgente potenza, la Rivoluzione è penetrata così profondamente nel tessuto della società umana e perfino nella Chiesa stessa che molte anime riflessive si chiedono se siamo giunti ai tempi minacciosi predetti nelle Scritture: i tempi dell’Anticristo.
Se il nome della Verità è Gesù Cristo – “il Verbo fatto carne” – allora il vero nome della Rivoluzione non è altro che Satana; l’eterno spirito di orgoglio incarnato nell’uomo ribelle. Il peccato originale di Satana fu la prima Rivoluzione, l’atto primordiale di ribellione di una creatura contro il suo Creatore, il grido blasfemo di uguaglianza di fronte all’infinita Maestà di Dio. Non serviam! Non servirò! Questo il grido di battaglia e di sfida del diavolo, inizio della guerra spirituale che continua nel corso della storia.
Ogni volta che l’uomo riecheggia questo grido, affermando la propria autonomia contro la sovrana volontà di Dio, il diavolo rinnova la sua immagine sulla terra. Ogni movimento rivoluzionario – sia esso politico, culturale o religioso – ogni eresia e ogni corruzione dottrinale non sono altro che una nuova iterazione dell’orgogliosa rivolta di Lucifero. La Rivoluzione non è un mero errore umano o un malfunzionamento sociale; è una realtà diabolica, un contagio spirituale che infetta l’anima dell’umanità.
Il modernismo all’interno della Chiesa cattolica è forse la forma più insidiosa e potente di questa Rivoluzione diabolica odierna. Incarna lo spirito di ribellione mascherato dal linguaggio ecclesiastico, promuovendo l’orgoglio intellettuale e il relativismo morale e minando al contempo le verità soprannaturali rivelate da Cristo. Rifiutando gli insegnamenti immutabili della Chiesa e insistendo sul primato della ragione e dell’esperienza umana, il modernismo si rivela come il falso vangelo del diavolo, un’anti-verità che cerca di sostituire l’autorità divina con l’autonomia umana.
L’obiettivo finale della Rivoluzione non è altro che l’istituzione del corpo mistico dell’Anticristo: l’anti-Chiesa, l’anti-Civiltà. Questa entità si pone in assoluta opposizione alla Chiesa di Cristo, cercando di sovvertire ogni ordine, verità e santità. È una società contraffatta fondata sull’orgoglio, sulla ribellione e sul rifiuto del regno di Dio.
Riconoscere la Rivoluzione con il suo vero nome significa guardare oltre i sintomi superficiali e comprendere la guerra spirituale che si combatte intorno a noi. Richiede vigilanza, preghiera e una ferma determinazione a resistere alle menzogne del diavolo e a difendere incrollabilmente la Verità. La battaglia non è meramente politica o culturale; è una lotta cosmica tra Cristo e Satana, tra la Chiesa e l’anti-Chiesa.
Solo dando il giusto nome alla Rivoluzione potremo affrontarla con le armi della fede, della speranza e della carità e, infine, trionfare nella vittoria riportata da Cristo sulla Croce.
L’unica risposta
Cosa fare allora di fronte all’inarrestabile avanzata della Rivoluzione? La risposta non è una mera reazione ai sintomi o un ingenuo tentativo di ritorno al passato. È qualcosa di molto più profondo e potente. Deve essere una vera restaurazione, una Controrivoluzione che ristabilisca il giusto ordine, il regno di Cristo Re sulle anime, sulle famiglie e sulle nazioni.
Questa Controrivoluzione non è uno slogan politico o un desiderio sentimentale. È una realtà militante e soprannaturale, fondata sulla grazia, sostenuta dalla fedeltà e combattuta sotto il vessillo della Croce. Riconosce che solo la potenza divina di Dio può guarire le ferite inflitte dalla Rivoluzione e ripristinare l’armonia turbata dal peccato e dalla ribellione.
Corrêa de Oliveira lo afferma con speranza e convinzione: “Il libero arbitrio dell’uomo, aiutato dalla grazia, può superare qualsiasi crisi”. Anche tra le rovine della modernità – con la sua confusione intellettuale, il suo decadimento morale e il suo caos ecclesiastico – la grazia di Dio continua a chiamare le anime a rimanere salde e a resistere alle seduzioni dell’errore. Chiama i fedeli ad abbracciare le verità della fede con incrollabile coraggio e a rinnovare l’ordine cristiano dall’interno dei propri cuori e delle proprie comunità.
Sebbene la Rivoluzione abbia subito numerose metamorfosi – dagli sconvolgimenti politici del passato alle sottili distorsioni teologiche del Modernismo –, essa non ha futuro. Satana, l’autore della Rivoluzione, è un distruttore, non un creatore. Può solo demolire ciò che Dio ha creato; non può costruire un ordine nuovo e duraturo. L’ultima parola non spetta a lui, ma a Maria, la Donna vestita di sole, predetta per schiacciare la testa del serpente e portare la vittoria finale sul male.
La vittoria del Cuore Immacolato
La Rivoluzione è fondamentalmente la storia della ribellione dell’uomo, la tragica narrazione del rifiuto di servire Dio e di sottomettersi al Suo ordine. La Controrivoluzione, al contrario, è la storia della misericordia di Dio, del suo paziente e potente appello alla conversione, al rinnovamento e alla fedeltà.
La nostra missione, come cattolici e seguaci di Cristo, è chiara e urgente: vedere con chiarezza la realtà di questa battaglia spirituale, resistere alla Rivoluzione senza compromessi e ricostruire l’ordine cristiano, prima in noi stessi, poi nelle nostre famiglie e, infine, nell’intera società.
Ogni atto di umiltà, purezza e fedeltà è un colpo inferto alla Rivoluzione perché ristabilisce nell’anima l’ordine divino che Satana cerca di distruggere. Questo rinnovamento interiore è il seme da cui germoglierà la vera restaurazione della Chiesa e della civiltà.
Corrêa de Oliveira definisce giustamente la Rivoluzione “l’anti-ordine per eccellenza”. Il suo vero nome è Satana, l’avversario e l’ingannatore. Ma la sua sconfitta è assicurata, perché il nome della Verità è Gesù Cristo e il Suo trionfo è inevitabile.
Come ha promesso la Madonna a Fatima: “Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà”.
Questa vittoria non è una speranza lontana, ma un appello all’azione attuale: un invito a essere soldati della Croce, strumenti di grazia e araldi del regno imminente di Cristo Re. Solo abbracciando questa missione possiamo superare le false promesse del Modernismo e tutti i suoi travestimenti rivoluzionari e ripristinare l’ordine che riflette la verità eterna del regno di Dio.
Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat!
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