lunedì 24 marzo 2025

Perché i parroci non parlano più dei Santi






Chiesa cattolica | CR 1890 



di Cristina Siccardi, 19 Marzo 2025

Mentre la banalizzazione regna sovrana nelle parrocchie e c’è chi, come Aldo Cazzullo, definisce la Bibbia un romanzo o anche l’autobiografia di Dio, in un clima nauseabondo in cui l’ignoranza religiosa prende il sopravvento, i parroci, responsabili del loro gregge, non parlano quasi mai dei Santi, perché?

Nonostante la Chiesa continui nelle beatificazioni e canonizzazioni (alcune delle quali discutibili, ma questa è un’altra questione che non rientra nelle considerazioni di questo articolo) di testimoni di Cristo, che hanno incarnato il Vangelo, paradosso vuole che la stragrande maggioranza dei parroci di oggi non li portino più a modello, non coinvolgendoli nelle loro omelie e catechesi, negando alle anime preziosi insegnamenti, ma anche balsamo e conforto, nonché il tangibile sprone a migliorare se stessi e, quindi, le loro vite. Così, quasi se ne vergognassero, laicamente tacciono su di loro. È evidente che essi costituiscono un serio problema, perché rappresentano dei grilli parlanti alle coscienze che si dichiarano cattoliche, ma che poi si comportano come i protestanti, i quali sconfessano e rinnegano l’esistenza dei Santi.

La drammatica questione è ancora una volta da ricercarsi nella nuova teologia mondana, che ha dissacrato ogni realtà ecclesiastica, a cominciare dalla Santa Messa.

Alcuni giorni fa, una signora chiedeva ai passanti di un quartiere di Torino se esisteva una chiesa cattolica da quelle parti, quando le indicammo quella nell’isolato più avanti, ella disse, insistendo più volte: «No, non quella, la conosco… io voglio una chiesa cattolica… che sia una chiesa cattolica… che sia cattolica», dimostrando che lì, quella chiesa non era più cattolica e non voleva più entrarci. Esiste una logica di aspettativa nelle persone: se vado dal medico cerco una soluzione sanitaria; se vado dal panettiere è perché cerco il pane; se interpello un avvocato è perché non ho bisogno del commercialista… come pure se entro in una chiesa cattolica è perché non voglio una casa di preghiera protestante, dove i Sacerdoti, i Sacramenti, la Madonna e i Santi non ci abitano.

I Santi, questi sconosciuti, verrebbe da dire in quest’epoca apostatica. Eppure:«Noi siamo stati santificati» dice san Paolo, non con una trasformazione morale, bensì attraverso il sacrificio di Cristo fatto «una volta per sempre», perché grazie al Suo sangue «siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio» (Cfr. Eb 10, 10-29; 2, 11; 9, 13-14; 10, 14; 13, 12; Ef 5, 25-26), richiamando le persone alla conversione, non solo necessaria, ma indispensabile per la beatitudine eterna. Cristo, il Santo dei Santi, santifica le anime che si convertono. «Poiché abbiamo queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio» (1 Cor 7, 1). Qualcuno dice che “il clima morale del I secolo era questo”… quale inganno storicistico è mai questo? È Cristo, l’eterno Figlio di Dio, che ha indicato l’unica via, senza tempo, della santità percorribile, l’unica che permette di arrivare in Purgatorio (le anime che hanno la possibilità di essere purificate sono già definite «beate») e in Paradiso.

L’atto giustificatore di Gesù Cristo permette di rendere protagonista la responsabilità di ognuno, separando il peccatore dalla corruzione del mondo, e il cammino di perfezione cristiana è l’unico modo per unirsi a Dio. «Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro» (Mt 5, 48). Chi dà il buon esempio e chi ama veramente è giustamente pretenzioso (lo sono i buoni genitori quando educano saggiamente) e Cristo pretende dall’anima il pentimento per i propri peccati e anche la santificazione, altrimenti il prezzo che Egli ha pagato sulla Croce non avrebbe il nostro assenso, il nostro riconoscimento, il nostro minimo contributo (infinitesimale rispetto al Suo) d’amore. Ecco, i Santi, che mettono sempre Dio al primo posto, vivono questa gratitudine ed anelano ad unirsi a Lui, anche attraverso le rinunce, i sacrifici, le sofferenze. Tutto questo crea problemi a chi pratica la moderna teologia, che ha tolto la Croce, il Sacrificio della Santa Messa e il peccato, divenuto una semplice “fragilità”, che è da “ascoltare”, “capire” e talvolta da “accogliere”. Il peccato non è più considerato il peggior nemico dell’uomo da contrastare e sconfiggere, bensì qualcosa da vezzeggiare con misericordia, ignorando completamente che non esiste misericordia divina senza giustizia divina.

Inoltre, non esiste, come molti pastori d’oggi sostengono, la cosiddetta “santità della porta accanto”. Santa Madre Chiesa nel solco d’oro della tradizione bimillenaria ha sempre sostenuto l’eroicità delle virtù dei Santi: i Santi sono eroi, sia se muoiono martiri, versando il proprio sangue per Cristo e la Fede, sia se vivono in maniera eroica tutte le virtù teologali e tutte le virtù cardinali, soltanto in tal modo è valido il riconoscimento della santità per innalzare le anime all’onore degli altari.

L’esortazione Apostolica di papa Francesco Gaudete et exultate «sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo», promulgata il 19 marzo 2018, giorno del patriarca san Giuseppe, modello sublime di padre e di sposo, che nella giornata di oggi festeggiamo, il Papa dichiara: «[…] se qualcuno di noi si pone la domanda: “Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano?”, la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini» (cap. III, § 63).

Il Santo non può essere semplicemente un buon cristiano, è molto di più, anche perché i Santi sono chiamati da Dio ad essere tali, sono, infatti, gli eletti, scelti dal Padre o in tenera età (si pensi, per esempio, a santa Ildegarda di Bingen, a san Pio da Pietrelcina, a santa Rita, da Cascia, a santa Giacinta e Francesco Marto) oppure in età adulta (come san Paolo, sant’Agostino, a san John Henri Newman) per diventare faro a cui guardare come testimoni vissuti in sublime grazia del Signore e a cui rivolgersi per invocar aiuto e soccorso spirituale e/o corporale, come privilegiati intercessori presso di Lui. Inoltre, quel «ognuno a suo modo» è assai rischioso, perché potrebbe sembrare un invito a relativizzare il senso della santità, compreso il discorso delle Beatitudini.

In definitiva, i parroci non ci parlano più dei Santi per quello che sono e per quello che insegnano, perché sono scomodi, anzi, scomodissimi, se lo facessero non potrebbero più giustificare la teologia rivoluzionaria, che ha cambiato i connotati della dottrina oltre che della morale cristiana. I profili dei Santi, le loro parole e le loro opere sono specchi della Verità portata dal Sommo Santo Gesù, nella quale è impossibile riflettersi se non si cambia vita e modo di pensare, insomma, se non ci si converte secondo le disposizioni date dal Salvatore al dottore della Legge e membro dei Sinedrio Nicodemo: «C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da lui e gli disse: “Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui”. Gesù gli rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio”. Nicodemo gli disse: “Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere”. Gesù rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”. 8 Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito”. Nicodemo replicò e gli disse: “Come possono avvenire queste cose?” Gesù gli rispose: “Tu sei maestro d’Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti?» (Gv 3, 1-12).

Generalmente il clero non parla né dei Santi, né della santità come principio fondamentale del Credo in quanto queste tematiche trattano proprio di cose celesti, capaci di trasmettere il vero spirito di fede con mente e cuore rivolti alle realtà soprannaturali, quelle tanto ripudiate dal pensiero scientista, sociologico e liberaleggiante di tanti, troppi preti apolidi.





Nessun commento:

Posta un commento