venerdì 7 marzo 2025

L’insegnamento di Luisa Piccarreta sull’ordine della creazione







Di Francesca Pannuti

«Se un bene non si conosce, né si vuole né si ama». Quanto si afferma nel Diario di Luisa Piccarreta (vol. 23, 30 ottobre 1926) segna il punto di partenza del mio approfondimento sul tema della santità, in consonanza con quanto diceva san Tommaso: «poiché non si può amare nulla se non lo si conosce, l’amore di carità esige in primo luogo la conoscenza di Dio» (In I Cor., c. 13, l. 4). 

Sono persuasa, infatti, che una delle cause dell’allontanamento da Dio, così pervasivo oggi, stia nel fatto che Dio non è conosciuto. Sappiamo bene che, insieme alla fede, la ragione si è profondamente dis-orientata a partire dal progressivo smarrimento della metafisica, con il nominalismo, l’influsso del protestantesimo, l’illuminismo, fino ad accentrare sempre più l’attenzione verso il soggetto umano. 

Dio è visto sempre più lontano ed insignificante, laddove il pensiero umano ha smarrito il riferimento alle essenze, ha rinunciato alla sfida della conoscenza della verità, dell’essere, a vantaggio dei suoi propri interessi. Esso si è “scoperto”, in tal modo, produttore della realtà, a suo piacimento: creatore al posto di Dio. 

Di concerto, come disse Ratzinger, già Papa, si è verificata di recente la «scomparsa quasi totale dell’annuncio della creazione dalla catechesi, dalla predicazione e perfino dalla teologia»[i]. Da qui nasce l’“urgenza” di recuperare questo tema. Ecco quindi il richiamo ai testi di san Bonaventura e di san Tommaso, in stretto legame con i Padri, il Magistero perenne, per illustrare il profondo e vasto insegnamento di Luisa Piccarreta sulla creazione e sull’ordine impresso in esso, che deve essere ricostituito nella santificazione. 

Il Fiat, che ha dato vita alla creazione, viene da Dio ripetuto nella storia della salvezza, perché quella Volontà creante sia conosciuta, amata, compiuta, con la glorificazione piena di Dio, come chiediamo nel Pater noster. La diffidenza nei confronti della Volontà divina, come spiega bene Luisa, nasce dalla volontà umana che vuole fare da sola. La conoscenza profonda di chi è Dio, nella Fede, corroborata dall’insegnamento di Gesù a Luisa, mira a ricostituire il vincolo con la Volontà divina, così che Essa torni a regnare nelle anime, occupando di nuovo il primo posto nella nostra vita e nei nostri atti.

«Contemplare Dio e tendere a Lui è la suprema legge della vita degli uomini, i quali, creati a immagine e somiglianza divina, sono fortemente invitati a possedere il loro Creatore» dice Leone XIII nell’Enciclica, Sapientiae christianae. Ecco, dunque, che il “possesso” di Dio, nella proposta di santità che troviamo negli scritti della Serva di Dio, ha le caratteristiche di un’altezza quale lei ci ha mostrato con la sua stessa vita, la cui profonda radice si è ricostituita nella Volontà divina, l’unico “germe” che può fare crescere la pianta della nostra vita spirituale rigogliosa e fruttuosa. Tali frutti poi si riconoscono nella restituzione a Dio dei diritti che Gli spettano nel culto, nella vita, nella società. Ecco, dunque, l’ampiezza del tema centrale per la santificazione, il Regno della divina Volontà.

Proprio negli anni in cui Luisa riceveva tali insegnamenti, nella Quas primas di Pio XI si affermava: «si dice che Egli regna nelle menti degli uomini …perché Egli è Verità ed è necessario che gli uomini attingano e ricevano con obbedienza da Lui la verità; similmente nelle volontà degli uomini, sia perché in Lui alla santità della volontà divina risponde la perfetta integrità e sottomissione della volontà umana, sia perché con le sue ispirazioni influisce sulla libera volontà nostra in modo da infiammarciverso le più nobili cose. Infine Cristo è riconosciuto Re dei cuori». A distanza di tre anni da questi proclami, la Serva di Dio scriveva: «“Stavo pensando alla festa di oggi, cioè la festa di Cristo Re, ed il mio dolce Gesù …mi ha detto”: “Figlia mia, la Chiesa non fa altro che intuire ciò che deve conoscere sulla mia Divina Volontà e come deve venire il suo regno. Perciò questa festa è il preludio del regno del mio Fiat Divino… Cristo Re significa che deve tenere il suo regno, deve tenere popoli degni d’un tal Re, e chi mai potrà formarmi questo regno se non la mia Volontà?”» (Diario, vol. 25, 28 ottobre 1928).

Qui, dunque, troviamo, in consonanza con il Vangelo e con il Magistero della Chiesa, la preparazione adeguata delle anime a tale Regno, a cui siamo chiamati oggi in modo particolare. Per questo, con il primo libro da me scritto su Luisa, ho presentato una carrellata dei temi fondamentali dell’insegnamento di Gesù alla “Piccola Figlia della divina Volontà”, dopo aver inquadrato la sua missione; poi mi sono concentrata sulla creazione [vedi qui]; ho cercato quindi di mettere in luce il rapporto tra Volontà divina e volontà umana nell’anima e nella storia della salvezza, nel terzo libro

Questi lavori sono il presupposto dell’ultimo sulla santificazione, che conduce il lettore, attraverso l’esame del tema della diffusione della luce e del bene, dell’ordine gerarchico, alla contemplazione dell’intimità della Volontà divina nell’essere creato e nella nostra anima, dove il Suo amore è più conosciuto di un fratello, come dice san Bonaventura (In I Sent., d. 17, p. 2, dub. 2, co.). In tal modo, se noi Lo riconosciamo e riceviamo come tale, Gli diamo la possibilità di operare e di regnare su ogni nostro atto, di trasformarci in Lui e di renderci veri figli nel Figlio.



[i] J. Ratzinger, In principio Dio creò il cielo e la terra. Riflessioni sulla creazione e il peccato, Lindau, Torino 2006, p. 9.



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