giovedì 27 marzo 2025

La dottrina aggirata: Fernández apre al “cambio” di sesso



Il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede pubblica un documento con “alcuni chiarimenti” su Dignitas infinita, introducendo una pericolosa eccezione rispetto alla dichiarazione originaria del DDF. In breve, per Fernández il “cambio” di sesso è moralmente accettabile, a patto che la cosiddetta disforia sia grave.

Il documento

Vita e bioetica 



Durante una conferenza organizzata a metà febbraio dalla Facoltà di Teologia cattolica dell’Università di Colonia in Germania, il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Victor Manuel Fernández, è intervenuto in video con un suo contributo. Questa sua relazione è poi confluita in un documento dal titolo La dignità ontologica della persona in Dignitas infinita. Alcuni chiarimenti. Tale documento vuole esplicitare alcuni snodi concettuali presenti nella Dichiarazione Dignitas infinita pubblicata dal medesimo Dicastero nel marzo del 2024.

Il documento di Fernández è stato elaborato al fine di rispondere ad alcune critiche, ma presenta esso stesso diverse criticità. Una riguarda sicuramente il tema dei trattamenti medici volti al cosiddetto “cambiamento” di sesso. Il documento, denunciando l’ideologia gender, ricorda la condanna di tali interventi già presente in Dignitas infinita, ma se in Dignitas la condanna era assoluta, ossia non ammetteva eccezioni, nel documento recente firmato da Fernández ecco spuntarne una che è decisiva. Fernández scrive: «Non vogliamo essere crudeli e dire di non capire i condizionamenti delle persone e le profonde sofferenze che esistono in alcuni casi di “disforia” che si manifesta pure dall’infanzia. Quando il documento [Dignitas infinita] usa l’espressione “di norma”, non esclude che ci siano casi fuori della norma, come forti disforie che possono portare ad una esistenza insopportabile o persino al suicidio. Queste situazioni eccezionali si devono valutare con grande cura».

Fermiamo la nostra attenzione laddove il prefetto rimanda a Dignitas infinita citando le due parole “di norma”. Andiamo a prendere il passo relativo presente in Dignitas infinita: «Qualsiasi intervento di cambio di sesso, di norma, rischia di minacciare la dignità unica che la persona ha ricevuto fin dal momento del concepimento. Questo non significa escludere la possibilità che una persona affetta da anomalie dei genitali già evidenti alla nascita o che si sviluppino successivamente, possa scegliere di ricevere assistenza medica allo scopo di risolvere tali anomalie. In questo caso, l’intervento non configurerebbe un cambio di sesso nel senso qui inteso» (60).

In buona sostanza, Dignitas infinita afferma correttamente: no agli interventi sull’apparato riproduttivo se il fine è tentare, senza riuscirci, di cambiare identità sessuale. Sì agli stessi interventi se vogliono confermare l’identità sessuale, ossia se sono terapeutici modificando gli apparati riproduttivi per allinearli al dato genetico, che è il riferimento primo per comprendere a che sesso appartiene la persona. Infatti, a motivo di alcune patologie, può capitare che gli organi riproduttivi non corrispondano, morfologicamente e in gradi diversi, ai cromosomi XY o XX della persona. Ecco spiegato perché Dignitas infinita usa la locuzione “di norma”: vuole affermare che nella maggioranza dei casi (di norma) tali interventi sono da condannare, eccetto appunto quelli che hanno natura terapeutica.

Come accennato, Fernández richiama nel proprio documento l’espressione “di norma” presente in Dignitas infinita. Abbiamo visto che questa espressione viene usata da Dignitas infinita in relazione agli interventi sui genitali. Dunque è giustificato ritenere che anche Fernández la usi in riferimento agli stessi. Ecco allora che, se rileggiamo il testo di Fernández, scopriamo che questi ritiene illeciti tali interventi, eccetto in caso di disforia grave e, implicitamente, in caso di trattamento terapeutico. Dunque il prefetto ritiene leciti tali interventi anche nel caso condannato da Dignitas infinita, ossia quando servono per contraddire l’identità sessuale, a patto che la disforia sia forte e portatrice di gravi rischi per la persona. Dunque il divieto non riguarda, come per Dignitas infinita, la specie morale dell’atto – trattamenti per “cambiare” sesso – ma solo la condizione che motiva l’intervento: no a quegli interventi laddove la disforia sia lieve. In breve: per il prefetto il “cambio” di sesso è moralmente accettabile, a patto che la disforia sia grave. Ma gli interventi chirurgici che contraddicono il sesso genetico sono azioni intrinsecamente malvagie e tali rimangono al di là delle condizioni che li motivano. Quindi il principio “sì al ‘cambio’ di sesso” è stato accettato dal cardinal Fernández. Accettato il principio, dai casi limite si passerà per coerenza logica anche ai casi comuni, dall’eccezionale al normale.

Dunque Fernández richiama il “di norma” contenuto in Dignitas infinita in modo indebito: infatti lo richiama per legittimare il “cambio” di sesso in un senso che, però, è opposto a quello indicato dal documento Dignitas infinita stesso. Quest’ultimo dichiara che gli interventi sui genitali sono di norma censurabili eccetto quando vengono eseguiti per scopi terapeutici; Fernández dichiara che gli interventi sui genitali sono di norma censurabili eccetto quando la disforia è accentuata (e quando il fine è terapeutico).

Conclusione: il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede qualifica come moralmente accettabile la condizione transessuale.






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