venerdì 12 febbraio 2016

Sei motivi per cui il cristianesimo progressista è lontano da Gesù

progressismo

 
Redazione UCCR
11 febbraio 2016
 
Benedetto XVI aveva più volte accennato ai “cattolici adulti”, coloro che non danno «più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma scelgono autonomamente ciò che si vuol credere e non credere – una fede “fai da te”, quindi. E lo si presenta come “coraggio” di esprimersi contro il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo “schema” del mondo contemporaneo».
Riteniamo sia stato però Papa Francesco a prendere una posizione molto più netta rispetto a quelli che lui chiama “progressisti”, coinvolgendo nella critica anche i “tradizionalisti”, che stanno sulla barricata opposta. Un intero capitolo del nostro dossier su Francesco è dedicato alle decine di suoi interventi contro le tentazioni del progressismo adolescenziale e del tradizionalismo neo-pelagiano.
E’ recente la decisione della Chiesa anglicana di “sospendere” per tre anni la Chiesa episcopale statunitense (Tec), branca della Chiesa anglicana in America, poiché ha ufficialmente aperto al matrimonio religioso per le coppie omosessuali. Padre Dwight Longenecker, sacerdote cattolico e cappellano di una scuola negli Stati Uniti, ne ha approfittato per scrivere un articolo sul “cristianesimo progressista”, spiegando le sue criticità. Addirittura scrivendo: «Il vero spartiacque nel cristianesimo oggi non è più tra protestanti e cattolici, ma progressisti e cristiani storici». Ma ha anche aggiunto: «guardando la dinamica del cristianesimo progressista, entro la fine di questo secolo sarà morto». Non siamo così ottimisti che tale fenomeno sia destinato ad estinguersi, abbiamo comunque preso spunto dalle sue parole per elencare quelle che noi riteniamo essere gravi decadimenti della nostra fede cristiana.
 
1) EMANCIPAZIONE. Per li progressismo la religione è semplicemente una questione di lotta per la parità dei diritti, per rendere il mondo un posto migliore, essere gentile con tutti e, al massimo, “spirituali”. Non ci vuole molto tempo a rendersi conto che non c’è affatto bisogno di andare in chiesa per questo. La prima generazione di cristiani progressisti sarà presente regolarmente in chiesa, la seconda vi andrà a volte, la terza quasi mai. La quarta e quinta non vedrà alcuna necessità di andarvi. Se la religione non è altro che ecumenismo e opere equo-solidali, la liturgia ecclesiale risulterà ridondante. Chi cade in questa tentazione si sente emancipato dal soprannaturale, dalla salvezza delle anime, dalla redenzione dal peccato, dal paradiso, dall’inferno, dall’Aldilà, dagli angeli e da Satana. Si provi a chiedere ad un Vito Mancuso, un Alberto Melloni o un Massimo Faggioli perché si dovrebbe andare in chiesa. Vi risponderà che non ce n’è bisogno, che il miracolo-dogma della transustanziazione è, semmai, simbolico. Il peccato non esiste e nessuno lo commette se non si partecipa all’Eucarestia, a Dio non interessa. L’importante è che non ci siano guerre e che si coltivi la propria spiritualità, anche a casa propria.
2) SPIRITUALITA’ INDIVIDUALE. Il cristianesimo progressista è essenzialmente individualista e non comunitario, la presenza del soggettivismo e del sentimentalismo è molto forte, si favorisce una spiritualità individuale e si forniscono risposte sentimentali alle questioni morali. Esiste per questo un attrito verso una dottrina standardizzata, come quella del Magistero della Chiesa, e c’è avversione ai dogmi cattolici. L’evangelizzazione è anch’essa vista come una forma di proselitismo irrispettoso, di violazione della libertà altrui per cui si preferiscono forme di sincretismo, coltivando la propria fede generica, le proprie esperienze emotive e un impegno religioso formale.
3) VERGOGNA DELLA TRADIZIONE. Il cristianesimo progressista è storicamente revisionista, disposto a riscrivere la storia della Chiesa avvalorando i pregiudizi anticlericali, in gran parte nati nel periodo illuminista. Il presente e il futuro sarebbero sempre meglio del passato, per questo bisognerebbe “aggiornare” anche la dottrina cattolica ai sentimenti “liberali” presenti in maggioranza nella popolazione di questo secolo, proclamando la necessità di “adattamento” alla cultura contemporanea. E’ la cultura contemporanea che avrebbe da insegnare alla Chiesa e non viceversa. Ma una religione che distrugge la sua Tradizione, distrugge se stessa. Lo si vede dall’evaporazione sociale della Chiesa riformata che, al contrario di quella cattolica, è quasi completamente ininfluente nella gran parte dei Paesi occidentali.
 
4) VIETATO GIUDICARE. Per il cristiano progressista sui temi sensibili non ci sarebbe nessun bisogno di coerenza con il Magistero cattolico. Il cristiano è tale soltanto in sacrestia, al di fuori di essa è un cittadino laico, ancora di più i politici cattolici dovrebbero legiferare fingendo che non lo sono, che non abbiano alcun interesse per l’insegnamento della Chiesa e non ne siano personalmente e umanamente influenzati. Il cristiano progressista è allergico ai “divieti”, vuole una “religione del sì”. Poco importa se la Chiesa dice “no” all’aborto e “si” al rispetto della vita del nascituro; se dice “no” al matrimonio egualitario e “si” al rispetto della famiglia come società naturale; se dice “no” all’edonismo per dire “si” ad una sessualità seria, matura e monogamica; se dice “no” ai contraccettivi ma per dire “si” ai metodi naturali per la regolamentazione della fertilità degli sposi. Per loro “sbaglia chi giudica”, peccato che anche questo sia un giudizio e che il ministero di Gesù, tra i mercanti cacciati dal Tempio e le durissime critiche ai farisei, sia quanto di più lontano possibile dal “non giudicare”.
 
5) CONFORMATI AL MONDO. I cristiani progressisti sono tutto tranne che il “sale della Terra”. Vivono esattamente come tutti gli uomini, non disturbano le loro coscienze, piuttosto che essere testimoni del vero eliminano dalla loro fede tutto ciò che viene ritenuto falso dagli altri uomini. Dimenticano quando Gesù disse: «Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti» (Lc 6,26). Temono il giudizio del mondo, dimenticando le parole di Gesù: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi» (Mt 5,11). quando il mondo è avvolto nella decadenza morale, la castità diventa radicale. Quando il mondo intero è consumato dalla gola, colui che digiuna è radicale. Quando il mondo intero è divorato dal relativismo, il dogma è radicale. Quando il mondo intero è accecato dal materialismo, il soprannaturale è radicale. Il cristianesimo è una buona notizia quando è radicale, tanto da radicarsi nel cuore e non “passare” come le mode e le effimere sensibilità degli uomini nel corso dei secoli.
 
6) LA PORTA E’ LARGA. Per i cristiani progressisti la Chiesa accoglie tutti ma non chiede a nessuno di cambiare. La porta è larga, non stretta come spiegava Gesù («Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano», Mt 7,13). Tutti sono i benvenuti, certo, ma bisogna ricordare che ci sono “regole di appartenenza”, quella principale è l’umiltà di riconoscersi peccatori. Come ha spiegato Papa Francesco, «quella di Gesù è una porta stretta, non perché sia una sala di tortura. Ma perché ci chiede di aprire il nostro cuore a Lui, di riconoscerci peccatori, bisognosi della sua salvezza, del suo perdono, del suo amore, di avere l’umiltà di accogliere la sua misericordia e farci rinnovare da Lui». Le porte delle chiese progressiste, invece, sono aperte così la gente vi può uscire il più presto possibile.
 
Quella dei progressisti, ricorda sempre Francesco, «tentazione di scendere dalla croce, per accontentare la gente, e non rimanerci, per compiere la volontà del Padre; di piegarsi allo spirito mondano invece di purificarlo e piegarlo allo Spirito di Dio. La tentazione di trascurare la realtà utilizzando una lingua minuziosa e un linguaggio di levigatura per dire tante cose e non dire niente! La tentazione del buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle». Noi siamo “progressisti” quando cadiamo in questa tentazione, l’importante è che ci sia qualcuno che sempre ce lo ricordi e ci pungoli, come oggi costantemente fa il Papa. Facendo lamentare tradizionalisti e progressisti a causa dei suoi benemeriti papagni.
 
 
 
 
 
 
uccronline.it
 
 
 
 
 

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