sabato 29 novembre 2025

Alla Verità Cattolica nulla manca



Pubblicato 29 novembre 2025


La lettera apostolica In unitate Fidei di Papa Leone XIV, pubblicata per i 1700 anni del Concilio di Nicea, propone il Credo Niceno come base per un cammino ecumenico che utilizza la dinamica trinitaria (unità nella molteplicità/et et) come modello di unità armonica. Il Papa auspica un ecumenismo rivolto al futuro tramite dialogo e scambio di doni, non un “ecumenismo di ritorno” o il mantenimento dello status quo. Questa visione è ritenuta problematica dal commentatore. L’idea che tutti debbano portare “qualcosa” per l’armonia implica che alla Verità Cattolica manchi qualcosa, contraddicendo l’insegnamento tradizionale secondo cui la Chiesa Cattolica è la pienezza della verità e non necessita di apporti esterni. Si critica inoltre lo sminuire controversie teologiche radicate.



di Corrado Gnerre

In occasione dei 1700 anni dal Concilio di Nicea – un concilio molto importante, perché fu un concilio in cui si condannò l’Arianesimo, e poi dal Concilio di Nicea abbiamo il Credo, il Credo che noi recitiamo (professiamo) durante la Messa – in occasione di questi 1700 anni, Papa Leone X ha pubblicato una lettera apostolica, In unitate Fidei. È una lettera apostolica non relativamente lunga, molto interessante. C’è tutta la prima parte in cui il Papa fa una sorta di storia di questo Concilio, mettendo in evidenza come fosse grave l’Arianesimo, i meriti di questo Concilio, ed evidenziando anche la gigantesca figura di Sant’Atanasio, il quale non venne adeguatamente capito e di fatto rimase anche solo a difendere l’integrità della verità cattolica. Dunque, la lettera è molto, ma molto interessante. Però, nel punto 12, ci sono alcune affermazioni del Papa su cui io vorrei riflettere con voi e condividere queste mie riflessioni, perché in questo punto 12 ci sono delle affermazioni che ritengo abbastanza problematiche.

Il Papa dice: “Il credo di Nicea può essere la base e il criterio di riferimento di questo cammino, cioè fa riferimento al cammino ecumenico di cui ha parlato più su. Ci propone infatti questo credo, dice il Papa, un modello di vera unità nella legittima diversità, unità nella Trinità, Trinità nell’unità. Perché l’unità senza molteplicità è tirannia; la molteplicità senza unità è disgregazione. La dinamica trinitaria non è dualistica, come un escludente aut, bensì un legame coinvolgente, un et et. Lo Spirito Santo è il vincolo di unità che adoriamo insieme al Padre e al Figlio“.

Dunque, il Papa ci dice che ci presenta l’immagine della Trinità. Noi sappiamo che la Trinità è costituita da tre Persone nell’unico Dio, quindi che sono consustanziali. Quindi, da una parte nell’unità, abbiamo l’unità perché Dio è uno solo; dall’altra abbiamo la molteplicità, perché si tratta di tre Persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Insieme costituiscono un’armonia che è appunto l’armonia trinitaria. Ora, attenzione: questa armonia trinitaria è un’armonia costitutiva dell’unica verità che di fatto è la verità cattolica.

Utilizzare questa immagine per far capire come si possa aspirare ad un ecumenismo, laddove le differenze fra le varie chiese sarebbero delle differenze che insieme andrebbero a costituire un’unità armonica sotto il modello appunto della dinamica intratrinitaria, mi sembra un’affermazione abbastanza problematica.

Ora, dovete sapere, cari pellegrini, che per tantissimo tempo (io ritengo in maniera giusta, in maniera opportuna) si è affermato che coloro i quali si sono separati dalla Chiesa Cattolica – quindi pensiamo agli scismatici ortodossi, e poi pensiamo agli eretici protestanti e via discorrendo – ebbene, si sono separati da questa verità cattolica e non costituiscono delle vere e proprie Chiese, ma sono delle sette.

Perché si sottolineava questo aspetto? Per garantire una convinzione che non è una convinzione opzionale, ma è una convinzione fondamentale. E qual è questa convinzione? È la convinzione secondo cui la verità cattolica ha tutto, alla verità cattolica non manca nulla, che la Chiesa Cattolica è la pienezza della verità, che la Chiesa Cattolica è la Chiesa di Cristo.

Ma se noi diciamo che prendiamo come modello la Trinità e diciamo giustamente che nell’ambito della Trinità esiste questa armonia, laddove la molteplicità è unità e l’unità è molteplicità, eccetera, e sottolineiamo questo aspetto dell’et et piuttosto che dell’aut, ecco, l’immagine che viene fuori è l’immagine secondo cui alla verità cattolica manca qualcosa perché si realizzi questa armonia. E questo qualcosa, perché si realizzi questa armonia, deve provenire dall’al di fuori della verità cattolica stessa. E questo è un insegnamento che va a contraddire l’insegnamento di sempre nei secoli della Chiesa.

Il Papa continua: “Dobbiamo dunque lasciarci alle spalle controversie teologiche che hanno perso la loro ragion d’essere, per acquisire un pensiero comune e, ancor più, una preghiera comune allo Spirito Santo perché ci raduni tutti insieme in un’unica fede e in un unico amore“.

Anche questo passaggio ritengo che sia abbastanza problematico, cioè questo passaggio di sminuire determinate controversie teologiche che si sono avute in passato. Certo, noi sappiamo che esiste una gerarchia nelle verità. Ma attenzione: questa gerarchia nelle verità (o meglio, gerarchia di elementi che vanno a costituire l’unica verità che è la verità cattolica), questa gerarchia è una gerarchia da intendersi soprattutto a livello consequenziale. Perché è evidente che se noi andiamo in un fabbricato a demolire le fondamenta, e poi demolendo le fondamenta viene meno il piano terra, il primo piano, il secondo piano e via discorrendo, però tutti gli elementi che costituiscono la verità cattolica hanno la loro decisiva importanza.

E quindi, andare a indicare, o meglio, a giudicare come controversie di fatto poi un po’ inutili, oppure controversie che sono solamente storicizzabili, legate al contesto storico – che invece sono controversie (penso al Filioque, alla questione del Filioque) che sono radicate nel dato rivelato, che hanno un rapporto strettissimo con il dato rivelato….

E poi ancora, in questo numero 12 della lettera, il Papa dice: “Questo non significa – cioè aspirare a questo ecumenismo, l’ecumenismo a cui dobbiamo aspirare – non significa un ecumenismo di ritorno allo stato precedente delle divisioni, né un riconoscimento reciproco dell’attuale status quo delle diversità delle chiese e delle comunità ecclesiali, ma piuttosto un ecumenismo rivolto al futuro di riconciliazione sulla via del dialogo, di scambio dei nostri doni e patrimoni spirituali“.

E questo è un altro punto su cui conviene spendere qualche riflessione. Il Papa dice: “Dobbiamo aspirare a un ecumenismo che non è né un ritorno, quindi non dobbiamo nemmeno auspicare a un ritorno a una situazione temporale precedente le divisioni, né dobbiamo auspicare che tutto si conservi come adesso. Dobbiamo tendere verso un’unità in cui ognuno porti i suoi doni, porti i suoi carismi e via discorrendo”.

E questa affermazione è veramente molto problematica perché è un’affermazione che anche questa contraddice l’insegnamento di sempre. E qual era l’insegnamento di sempre? Era quello di pregare affinché coloro i quali si erano separati dalla Chiesa potessero ritornare nella Chiesa Cattolica, ritornare nell’unico gregge, nell’unico ovile, sotto l’unico Pastore. E qui invece si dice in maniera chiara, in maniera esplicita, che non dobbiamo auspicare questo, non dobbiamo nemmeno auspicare che le cose rimangano come sono adesso, e dobbiamo tendere verso questa sorta di unità in cui ognuno porti qualcosa.

Ma allora, se ognuno porta qualcosa, significa che eventualmente alla verità cattolica manca qualcosa, e questo ovviamente stride, è in contraddizione con l’insegnamento di sempre della Chiesa.

Vedete, fondamentalmente è questa la questione importante. Cioè, la questione importante è: noi cattolici, che cosa riteniamo essere la verità cattolica? La verità cattolica è qualcosa di opzionale

Perché poi, se noi affermiamo che alla verità cattolica (lo affermiamo casomai implicitamente, non esplicitamente, non è necessario poi dirlo esplicitamente) manca qualcosa, allora la verità cattolica non è totalmente rivelata. La verità cattolica non può afferire totalmente e completamente alla Rivelazione. Quindi, si fa una sorta di autogol, per cui professiamo il cattolicesimo, ma nello stesso tempo è come se prendessimo le distanze dalla verità cattolica. È come se affermassimo che alla verità cattolica manca qualcosa, e questo, ovviamente, torno a ripetere, a mio parere è in evidente contraddizione con l’insegnamento di sempre della Chiesa.



Supplica a Leone XIV in difesa della Corredentrice




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