sabato 14 febbraio 2015

Il gatto e il corpo di Cristo. Critica dell’eresia progressista.





Il mondo della teologia è pieno di conformisti, che curiosamente si sentono progressisti, di persone preoccupate di garantirsi un pubblico, possibilmente pagante. È un mondo che riproduce gli stessi meccanismi mimetici che riducono la maggior parte degli esseri umani a pedine passive, pur di lucrare un qualche privilegio.

Si tratti di politica, di buone recensioni sui giornali dopo la pubblicazione di un libro, di comparsate nei vari programmi televisivi o molto più semplicemente di accomodare il deretano sulla comoda poltrona di un consiglio di amministrazione, il prodotto non cambia: pecore, forti coi deboli e belanti coi forti, eccoli i conformisti.

Quando si tratta di Dio, di religione, di Chiesa, i teologi conformisti, ma non solo, con essi, “tanti addetti del settore ”, intonano giaculatorie di questo tipo:
“ Dio è in ognuno di noi, l’importante è credere, il non credente può essere più vicino al Signore di noi”, per continuare: “l’inferno se esiste è vuoto, la morale cattolica reprime, i sacramenti sono spesso interpretati come forme magiche, il soprannaturale non esiste, la Chiesa è vecchia, la fede adulta non ha bisogno di gerarchia…”vogliamo continuare?

Penso possa bastare. Il risultato è semplice, una generalizzata, orgogliosa apostasia, che pretende di interpretare il vero Cattolicesimo…moritur et ridet, direbbe il poeta latino Salviano.
Dentro questo quadro si colloca la seguente provocazione di un professore di teologia. Questi, tutto compreso nella propria parte di cattolico consapevole presenta ad uno sbigottito alunno la seguente tesi: “ caro fanciullo, Dio non vuole -a proposito, lui, Dio, dovrebbe scriverlo minuscolo, non siamo mica musulmani sottomessi- che noi ci pieghiamo davanti a Lui, egli è sceso dal cielo ed assunto un corpo umano facendosi servo per amore, sino a morire sulla croce. Quindi, dimmi come può un Dio così, gioire delle nostre umiliazioni.

” Domanda retorica cui si aggiunge quanto segue: “ per questo inginocchiarsi alla comunione è una sciocchezza, perché si finisce per fare della “particola”un feticcio, un idolo, una materia Santa, quando in realtà solo lo spirito è Santo, solo Dio è il Santo. Infatti, aggiunge il “sapientone, cosa accadrebbe se l’Ostia consacrata cadesse in terra e un gatto di passaggio distrattamente la ingoiasse; pensi avrebbe ingoiato il corpo di Cristo?” Il professore ovviamente vorrebbe sentirsi rispondere noooooo!!!!

Cosa possiamo arguire da questo pessimo esempio finalizzato a non fare dell’Ostia un idolo? Ve lo dico subito: che il corpo di Cristo è tale solo in rapporto al modo in cui lo riceviamo. In tal maniera seppure velatamente si afferma come il valore del sacramento, la sua efficacia, risieda esclusivamente nel valore di chi lo riceve.

Ma allora perché consacriamo le Ostie? Cosa accade nell’atto della consacrazione? Se certi teologi e certi preti, dovessero rispondere onestamente, in base al loro erroneo pensare, ci accorgeremmo che non pochi di essi hanno trasformato la dottrina dei sacramenti ad uso e consumo del loro mondo privo di soprannaturale e questo perché, a loro dire, i miracoli non sono compatibili con la scienza. Assolutamente ridicolo, perché all’opposto di loro mi sembra ovvio affermare che i miracoli esistono proprio perché non compatibili con le scienze. Per questo, non poche prediche fanno dei miracoli di Cristo dei simboli, come esemplarmente si sente dire quando la moltiplicazione dei pani e dei pesci è ridotta al solo valore della condivisione.

Per tornare alla riflessione sull’ostia nella prospettiva enunciata dal professore dovremmo dire che è l’uomo, con la propria condotta di vita, con la propria consapevolezza a “consacrare l’eucarestia”. Si compie in tal mondo il capovolgimento antropocentrico, che fa dell’uomo un Dio, e a ben riflettere, questo dato spiega perché tanta enfasi venga attribuita alla Parola e così poca attenzione al mistero del sacrificio fonte di ogni sacramento.

Dentro tale prospettiva dovremmo ammettere una maggiore efficacia del sacramento in chi è più consapevole ed una scarsissima efficacia, direi nulla, in chi è incosciente. A questo porta il conformismo arrogante e svincolato dal magistero: non tutti sono degni di ricevere la Grazia di Dio.

Ed ora una parola sul concetto di sottomissione, se l’uomo è chiamato ad umiliarsi è perché Lui si è umiliato, il problema non sta nel sottomettersi, ma nell’amare sino a che fa male, come direbbe Madre Teresa. Davanti all’eucarestia posso inginocchiarmi perché sono posto di fronte ad un dono smisurato frutto di un sacrificio d’amore smisurato. È così difficile capirlo, preti e teologi così avvezzi all’applauso e alle seduzioni del mondo? Avete mai visto quante volte, per amore, un padre e una madre si “umiliano” davanti ai propri figli? Avete dimenticato purtroppo tutta la grande tradizione teologica, mistica, devozionale, magisteriale, per arrendervi alle sirene del mondo, quasi la storia fosse iniziata negli anni sessanta. Eppure, molti, oggi, sono “devoti”, ma non a Dio. Quante pecorelle smarrite ho visto, compunte e silenti, eleganti come si conviene, mettersi in fila con “religiosa umiliazione” prima di un colloquio di lavoro o in banca a caccia di un sussidio. Per tornare alla domanda iniziale e rispondere, dico si, caro professore: il gatto ha mangiato il Corpo di Cristo.


marcoluscia.it
Libertà e persona   


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