martedì 23 dicembre 2025

Le disposizioni per trarre profitto dalla Santa Comunione






1. Lo abbiamo detto più volte, ma è bene tenerlo sempre presente. I sacramenti agiscono ex opere operato ed ex opere operantis, ovvero essi hanno un’efficacia in sé, ma gli effetti che producono dipendono anche dalle disposizioni di come li si ricevono. Accostarsi ai sacramenti senza prepararsi, senza ben sapere cosa si sta ricevendo, insomma senza adeguatamente corrispondere, fa sì che non solo non se ne traggono frutti per l’anima, ma l’accostarsi stesso può divenire non un merito bensì un demerito.

2. Leggiamo questi passaggi del padre padre Adolphe Tanquerey (1854 – 1932) sul modo di trarre profitto dalla santa Comunione.

Il testo è tratto dal Compendio di Teologia ascetica e mistica: 
Avendo l’Eucaristia per fine d’unirci a Gesù e a Dio in modo intimo, trasformante e permanente, tutto ciò che fomenterà quest’unione, nella preparazione o nel ringraziamento, ne intensificherà i lieti effetti. 
a) La preparazione sarà quindi una specie d’unione anticipata a Nostro Signore. Si suppone che l’anima sia già unita a Dio con la grazia santificante, altrimenti la comunione sarebbe un sacrilegio. Ciò posto, la preparazione abbraccerà almeno queste tre cose:
1) Anzitutto l’adempimento più perfetto di tutti i doveri del nostro stato in unione con Gesù e per piacere a Lui. Non è forse questo infatti il mezzo migliore per attirare in noi Colui la cui vita si compendia nell’ubbidienza filiale al Padre a fine di piacergli?
2) Una sincera umiltà, fondata da un lato sulla grandezza e sulla santità di Nostro Signore e dall’altro sulla nostra bassezza e indegnità. Questa disposizione fa, per così dire, il vuoto nell’anima nostra, sgombrandola dall’egoismo, dall’orgoglio, dalla presunzione; ora è proprio nel vuoto di sé che si opera l’unione con Dio; quanto più ci vuotiamo di noi stessi, tanto meglio prepariamo l’anima a lasciarsi prendere e possedere da Dio. 
3) A questa umiltà terrà dietro un desiderio ardente d’unirsi al Dio dell’Eucaristia: sentendo vivamente la nostra impotenza e la nostra povertà, sospireremo a Colui che solo può fortificare la nostra debolezza, arricchirci dei suoi tesori e riempire il vuoto del nostro cuore. Questo desiderio, dilatandoci l’anima, la spalancherà a Colui che desidera dare tutto se stesso a noi. 
b) Il migliore ringraziamento sarà quello che prolungherà la nostra unione con Gesù. 
1) Principierà dunque con un atto di silenziosa adorazione, d’annientamento, e di intera donazione di noi stessi a Colui che, essendo Dio, si dà interamente a noi. In unione con Maria, la più perfetta adoratrice di Gesù, ci annienteremo davanti alla Maestà divina, per benedirla, lodarla, ringraziarla, prima il Verbo Incarnato e poi, con Lui e per Lui, la Santissima Trinità. Nulla fa meglio penetrare Gesù nel più intimo dell’anima nostra quanto quest’atto di annientamento di noi stessi; povere creature, è questo per noi il modo di darci a Colui che è tutto. Gli daremo tutto ciò che v’è di buono in noi, e sarà una restituzione perché tutto viene da lui e non cessa d’appartenergli; offriremo pure le nostre miserie, perché le consumi nel fuoco del suo amore e vi sostituisca le sue così perfette disposizioni. Quale mirabile cambio! 
2) Vengono allora i dolci colloqui tra l’anima e l’ospite divino. Si ascolta attentamente il Maestro, l’Amico; gli si parla rispettosamente, semplicemente, affettuosamente. Si apre l’anima alle comunicazioni divine; perché è questo il momento in cui Gesù fa passare in noi le sue disposizioni interiori e le sue virtù; bisogna non solo riceverle ma attirarle, assaporarle, assimilarsele. Onde poi questi colloqui non degenerino in abitudine, è bene variare, se non ogni giorno almeno ogni tanto, l’argomento della conversazione, prendendo ora una virtù ora un’altra, meditando adagino qualche parola del Vangelo, e supplicando Nostro Signore di volercela far ben capire, gustare e praticare. 
3) Non dimentichiamo di ringraziarlo dei lumi che si degna, per grazia sua, di comunicarci, dei pii affetti, come pure delle oscurità e delle aridità in cui ci lascia ogni tanto; cogliamo anzi l’occasione da quest’ultime per umiliarci, per riconoscerci indegni dei divini favori, e per aderire più frequentemente con la volontà a Colui che, anche nelle aridità, non cessa di far passare in noi, in modo segreto e misterioso, la sua vita e le sue virtù. Supplichiamolo di prolungare in noi la sua azione e la sua vita: di ricevere, per trasformarlo, quel poco di bene che è in noi. 
4) Offriamoci pronti a fare i sacrifici necessari per riformare e trasformare la nostra vita, specialmente su quel tal punto particolare; consapevoli della nostra debolezza, chiediamo istantemente la grazia di compiere questi sacrifici. È questo un punto capitale, dovendo ogni comunione essere fatta allo scopo di progredire in una speciale virtù. 
5) È questo pure il momento di pregare per tutte le persone che ci sono care, per tutti i grandi interessi della Chiesa, secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, per i Vescovi, i sacerdoti. Non temiamo di rendere la nostra preghiera universale quanto più è possibile: è questo in sostanza il miglior mezzo d’essere esauditi. Infine si termina chiedendo a Nostro Signore, con una formula o con un’altra, la grazia di restare in lui come egli resta in noi e di fare tutte e ciascuna delle nostre azioni in unione con lui, in spirito di ringraziamento. Si affida a Maria quel Gesù da lei così ben custodito, perché ci aiuti a farlo crescere nel nostro cuore; e così, riconfortati dalla preghiera, si passa al lavoro.



Il Cammino dei Tre Sentieri



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