mercoledì 23 gennaio 2019

Se davvero si capisse che che cos’è la Messa







di Julien Green

"Le persone che ritornano dalla messa parlano e ridono: credono di non aver visto nulla di straordinario. Non si sono accorte di nulla perché non si sono data la pena di vedere. Si direbbe che abbiano assistito a qualcosa di semplice e di naturale, e questa cosa, se non si fosse prodotta che una volta, sarebbe sufficiente a rapire in estasi un mondo appassionato.

Esse ritornano dal Golgota e parlano del tempo.

Questa indifferenza impedisce che divengano folli.

Se si dicesse loro che Giovanni e Maria discesero dal Golgota parlando di cose frivole, direbbero che è impossibile. Tuttavia non agiscono altrimenti.

Ritornano dall’aver assistito a un’esecuzione capitale: appena un istante dopo non vi pensano più. Questa mancanza d’immaginazione impedisce che vengano prese dalle vertigini e che muoiano.

Si direbbe che ciò che gli occhi non vedono affatto non abbia importanza; in realtà soltanto questo ne ha, e soltanto questo esiste.

Ve ne sono di quelle che rimangono in piedi durante l’elevazione, ed io non so qual è quello che desta meraviglia, l’elevazione stessa o l’atteggiamento di coloro che l’osservano.

Se questa elevazione non fosse che un simbolo della Verità! Ma È LA VERITÀ STESSA, presentata sotto un aspetto che è proporzionato alla debolezza umana. Gli Ebrei non potevano sopportare lo splendore del viso di Mosè, e Mosè non era che un uomo. Mosè temeva di morire per aver visto il viso del suo Creatore (Giud., 12, 22), ma non aveva visto che un angelo. Che cosa vi è di nascosto sotto le specie del pane e del vino? Più di un angelo e più di Mosè certamente. Uno dei caratteri più sorprendenti della messa è ch’essa NON UCCIDE LE PERSONE CHI VI ASSISTONO.

Esse ascoltano la messa tranquillamente, senza lacrime, senza commozione interiore; è meraviglioso. Che cosa occorrerà dunque per commuoverle? Qualcosa di comune.

Per vedere fino a qual punto sono povere di cuore, è necessario esaminare ciò che si è fatto per esse, ciò che si fa tutti i giorni, in tutte le parti del mondo, per salvare le loro anime disattente. La loro povertà di cuore non è né grande né piccola; è infinita. Potenze, troni e dominazioni sono meno forti di questa imbecillità d’animo.

Se potessero meravigliarsi, sarebbero salvate; ma esse fanno della loro religione una delle loro abitudini; cioè qualcosa di vile e di naturale.

È l’abitudine che danna il mondo".



[da: Pamphlet contre les catholiques de France (nn. 39-50; in: Giovanni Barra, Aspettando Gesù. Meditazioni per l’avvento, Torino, Borla Editore, 1965, pp. 78-80)]









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