venerdì 8 maggio 2015

Sinodo, la chiesa Svizzera rompe ogni limite





Dopo la chiesa tedesca, ecco che anche la chiesa svizzera compie il suo strappo. Dal report pubblicato sul sito della conferenza episcopale elvetica, è chiaro che i fedeli svizzeri rispondono al questionario intersinodale spingendosi decisamente oltre la Relatio finale del sinodo dell’ottobre scorso. Qualcuno, leggendo il documento, potrebbe pensare che la chiesa svizzera non solo superi la Relatio, ma vada decisamente oltre la chiesa cattolica stessa.

Apertura al sesso prematrimoniale, riconoscimento di tutte le “famiglie” (monoparentali, divorziati risposati, arcobaleno,etc.), abbandono della dottrina in favore della prassi “dal basso”, sono le richieste più evidenti. Mentre per l’accesso all’eucaristia ai divorziati risposati si dice che occorre superare una dottrina definita semplicemente come “scandalosa” e accogliere così “l’alternativa prassi già ampiamente diffusa nelle parrocchie” svizzere.
Riportiamo di seguito alcuni passaggi di questo documento.

Un nuovo approccio

“Per la maggior parte dei fedeli”, si legge nel dossier”, “il punto di partenza e di riferimento non è l’ideale dottrinale, (…), bensì è il proprio ambito di esperienza e percezione soggettivo.” Quello proposto quindi sarebbe un approccio “bottom up”, dal basso, per cui “le affermazioni dottrinali non sono, tuttavia, (più) considerate degli orientamenti vincolanti, né delle incontestate indicazioni normative. Le affermazioni dottrinali devono, piuttosto, sapersi affermare rispetto ai criteri sviluppati in virtù dell’esperienza di vita e di fede delle persone, cosa che riesce loro, evidentemente, solo in minima misura.”

Quindi, siccome il fedele non ce la fa a seguire la dottrina, sarà la dottrina a doversi adattare al fedele. Un vecchio assioma che ritorna. Infatti, scrivono “che l’allontanamento tra i fedeli e la dottrina della Chiesa può essere visto come segno dei tempi e vada (quindi) usato come punto di partenza per uno sviluppo e un rinnovamento della tradizione.”

Sessualità

“Sono soprattutto gli esperti di pastorale familiare ad auspicare un maggior coinvolgimento delle scienze sociali e umane, che permetterebbe di tracciare un’immagine realistica del matrimonio e delle sue mutate richieste al rapporto di coppia. (…) si deplora la mancanza di un nuovo e appropriato esame da parte della Chiesa delle questioni inerenti la sessualità (…) Una nuova e fondamentale analisi, come questa, della sessualità, dovrebbe tuttavia astenersi dall’immischiarsi nella vita delle persone.”

“I rapporti prematrimoniali non sono soltanto tollerati, ma corrispondono alle normali concezioni della giusta preparazione all’impegno a vita del matrimonio.”

La pastorale dovrebbe quindi “porsi e parlare diversamente delle questioni inerenti la sessualità, non più relegata, ormai, al solo ambito matrimoniale in Svizzera. Quest’aspetto andrebbe promosso soprattutto nella pastorale dei ragazzi e dei giovani adulti.”

Divorziati risposati

“Per quanto concerne concretamente la pastorale, la principale richiesta dei fedeli in Svizzera è quella di metter fine all’esclusione dei divorziati risposati dai sacramenti – una norma ufficiale che essi rifiutano e giudicano scandalosa. Unanime è invece l’accoglienza dell’alternativa prassi ampiamente diffusa nelle parrocchie.

Omosessualità

“La maggior parte dei fedeli considera legittimo il desiderio delle persone omossessuali di avere dei rapporti e delle relazioni di coppia e non capisce perché questo desiderio non possa essere vissuto in una coppia. La pretesa che le persone omosessuali vivano castamente viene respinta perché considerata ingiusta e inumana.”

“Una grande maggioranza [dei fedeli svizzeri, ndR] auspica che la Chiesa riconosca, apprezzi e benedica [le coppie omosessuali, ndR], in quanto anche all’interno di queste relazioni si vivono importanti valori, che, stando ai fedeli, permetterebbero di ritrovare delle analogie con il matrimonio.”

Riconoscere le famiglie “patchwork”

“All’interno della Chiesa cattolica svizzera, le realtà familiari sono molteplici e vanno al di là del modello di famiglia costruito sul matrimonio sacramentale (pensiamo alle famiglie patchwork, alle famiglie monoparentali, alle famiglie di divorziati risposati, alle famiglie arcobaleno, ai matrimoni non celebrati in chiesa…).

Riconoscere questa realtà, e quindi apprezzarla e rispettarla senza definirla semplicemente deficitaria, irregolare, debole o ferita, è un desiderio fortemente nutrito dai fedeli nei confronti della Chiesa e del Sinodo.”

“Il valore della relazione coniugale, sostengono, quasi non è considerato [nei Lineamenta, NdR], e si ha l’impressione di una strumentalizzazione del matrimonio stesso per gli scopi della procreazione e dell’educazione della prole. “

“In Svizzera, una visione cristiana della famiglia potrebbe ritrovare una rilevanza solo se non si negasse più indiscriminatamente ogni riconoscimento e rispetto ad altri modelli di famiglia e ad altre forme di relazione di coppia.”

Il dossier della chiesa svizzera si può ben sintetizzare con una frase che si trova nel testo. Ormai, si legge nel documento, “la Chiesa può comunicare i suoi contenuti, il suo messaggio, soltanto in modo dialogico, orientato all’esperienza e con il riconoscimento della libertà personale / libertà di coscienza. I fedeli si attendono senz’altro dalla Chiesa un sostegno e un accompagnamento, e anche degli interventi critici, ma non le consentono più alcun paternalismo.” In poche parole sembra che ognuno, in fin dei conti, debba fabbricarsi il suo catechismo personale. Dispiace, ma a leggere questo documento vien spontaneo chiedersi cosa resti della chiesa cattolica in terra elvetica.










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