lunedì 19 agosto 2019

Cinque le domande poste dai Dubia, cinque le risposte (del Papa emerito Benedetto XVI)



19-08-2019
[Traduzione da The Catholic thing di un articolo sulla riflessione sul saggio del Papa emerito Benedetto XVI sulla Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali pubblicato nell'aprile scorso [qui]. ]



Elizabeth A. Mitchell

Forse perché Notre-Dame de Paris stava bruciando. Forse perché il posto migliore per nascondere qualcosa perché non lo si veda è metterlo proprio in bella vista. O forse è perché cerchiamo la potenza nel vento nel terremoto e nel fuoco, ma ci sfugge il “mormorio” di Dio quando passa. (1 Re 19, 11-13) Qualunque sia la ragione, il mondo ha guardato, letto e ignorato le risposte ai Dubia proposte dal Papa Emerito Benedetto XVI nel suo saggio di aprile “La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali“.

Offrendo una risposta in tre parti alla crisi della Chiesa, egli risponde indirettamente ai cinque dubbi che i Cardinali Brandmüller, Caffarra, Meisner e Burke avevano presentato anni fa a Papa Francesco. Il papa emerito ha adempiuto a un dovere, mentre Francesco invece non mantiene i vescovi e i fedeli nell'unità dell'insegnamento costante della Chiesa in tema di fede e di morale.
Che cosa ha detto il Papa emerito? Egli offre alla Chiesa e al mondo degli inequivocabili no, sì, sì, sì e sì.


Cinque le domande poste dai Dubia, cinque le risposte

Primo dubium


Si chiede se, a seguito di quanto affermato in "Amoris laetitia" nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive "more uxorio" con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da "Familiaris consortio" n. 84 e poi ribadite da "Reconciliatio et paenitentia" n. 34 e da "Sacramentum caritatis" n. 29. L’espressione "in certi casi" della nota 351 (n. 305) dell’esortazione "Amoris laetitia" può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere "more uxorio"?

Benedetto XVI risponde: NO - “Corriamo il rischio di diventare maestri di fede invece di essere rinnovati e dominati dalla Fede. Consideriamo questo per quanto riguarda una questione centrale, la celebrazione della Santa Eucarestia. Il nostro modo di trattare l’Eucaristia non può che destare preoccupazione... Ciò che predomina non è una nuova venerazione per la presenza della morte e della risurrezione di Cristo, ma un modo di trattarLo che distrugge la grandezza del Mistero... L’Eucaristia è declassata ad un semplice gesto cerimoniale quando è scontato che la cortesia esiga che venga distribuita a tutti gli invitati per la ragione della loro appartenenza al parentado, in occasione di feste familiari o eventi come matrimoni e funerali... Ѐ chiaro che non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa inventata da noi. Quel che è necessario è invece il rinnovamento della Fede nella realtà di Gesù Cristo che ci è stata donata nel Santissimo Sacramento. E dobbiamo fare di tutto per proteggere dall'abuso il dono della Santa Eucarestia”.


Secondo dubium

Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale "Amoris laetitia" (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

Benedetto XVI risponde: SÌ
“Papa Giovanni Paolo II, che conosceva molto bene la situazione della teologia morale e la seguiva da vicino, promosse un’enciclica che potesse rimettere a posto queste cose... Fu pubblicata con il titolo Veritatis splendor ...e in effetti conteneva l’affermazione secondo cui ci sono azioni che non possono mai diventare buone.... Sapeva che non poteva e non doveva esserci alcun dubbio che la morale fondata sul principio del bilanciamento di beni deve rispettare un ultimo limite.”


Terzo dubium

Dopo “Amoris laetitia” n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

Benedetto XVI risponde: SÌ

“Una società nella quale Dio è assente – una società che non Lo conosce e lo tratta come inesistente – è una società che perde il suo criterio... La società occidentale è una società in cui Dio è assente nella sfera pubblica e per la quale non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell’umano... In alcuni punti, allora, a volte diviene improvvisamente percepibile che è divenuto addirittura ovvio quel che è male e che distrugge l’uomo.”.


Quarto dubium

Dopo le affermazioni di “Amoris laetitia” n. 302 sulle “circostanze attenuanti la responsabilità morale”, si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?

Benedetto XVI risponde: SÌ

“Ci sono beni che sono indisponibili. Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica. Dio è di più anche della sopravvivenza fisica.... Dio è di più anche della sopravvivenza fisica. Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita..”


Quinto dubium
Dopo “Amoris laetitia” n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive in virtù del loro oggetto?

Benedetto XVI risponde: SÌ

“La crisi della morale... si affermò ampiamente la tesi che la morale dovesse essere definita solo in base agli scopi dell’agire umano... Perciò non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tanto meno qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio.... E tuttavia c’è un minimum morale che è inscindibilmente connesso con la decisione fondamentale di fede e che deve essere difeso, se non si vuole ridurre la fede a una teoria e si riconosce, al contrario, la pretesa che essa avanza rispetto alla vita concreta. Da tutto ciò emerge come sia messa radicalmente in discussione l’autorità della Chiesa in campo morale. Chi in quest’ambito nega alla Chiesa un’ultima competenza dottrinale, la costringe al silenzio proprio dove è in gioco il confine fra verità e menzogna.”.

E dunque

La risposta di Benedetto pone termine al silenzio assordante sulle questioni fondamentali della fede affrontate dai dubia.
Egli risponde ai Dubia in modo chiaro ed inequivocabile. Sa che l’ora è tarda. Benedetto ci avverte che la stessa fede della Chiesa viene messa in discussione.
È molto importante contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo tutta la verità: sì, il peccato e il male sono presenti nella Chiesa. Ma ancora oggi la Santa Chiesa è indistruttibile... Anche oggi Dio ha i suoi testimoni (“martyres”) nel mondo. Dobbiamo solo essere vigili per vederli e ascoltarli.


[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]





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