martedì 29 gennaio 2013

CELIBATO E SACERDOZIO

 


Il libro di don Arturo Cattaneo fornisce 30 domande e riposte sull'argomento


John Flynn, LC


Perché i sacerdoti non possono sposarsi? È una domanda che spesso la gente pone e il requisito del celibato è anche stato tacciato come una delle cause degli abusi sessuali da parte del clero.

Recentemente tradotto in inglese, il libro a cura di don Arturo Cattaneo, Preti sposati? (Elledici, 2011) affronta la tematica attraverso lo schema del botta-e-risposta. Il testo è stato realizzato con il contributo di vari allievi.

Siamo di fronte a un grande sfida educativa, nella spiegazione della dottrina della Chiesa sul celibato sacerdotale, ha dichiarato il cardinale Mauro Piacenza, prefetto della Congregazione per il Clero.

Il porporato collega il tema del celibato a quello del matrimonio: “La logica sottostante del celibato sacerdotale è la stessa che incontriamo nel matrimonio cristiano: il dono totale di ogni cosa in eterno nell’amore”.

Da un punto di vista storico, il libro osserva che Cristo scelse il celibato per se stesso, nonostante tra gli Ebrei questo stato di vita fosse visto come un’umiliazione. Gesù non generò fisicamente figli ma amò i propri discepoli come confratelli e condivise la vita con loro.

Il modo in cui Gesù ha trasmesso la vita non è attraverso la generazione fisica ma spirituale. Perciò il celibato di coloro che seguono Gesù nel sacerdozio deve essere compreso nella prospettiva della sua trasmissione spirituale della vita eterna.

Una delle domande riguarda l’affermazione secondo la quale il sacerdozio non divenne obbligatorio prima del Medioevo. In primo luogo, si legge nella risposta, sia nei Vangeli che nelle lettere di San Paolo, c’è una considerevole prova Biblica di sostegno al celibato come segno di testimonianza.

Se da un lato è vero che nei primi secoli venivano ordinati uomini sposati, dopo l’ordinazione essi erano tenuti a praticare la castità e a coloro che erano celibi o vedovi, dopo l’ordinazione non era più permesso di sposarsi, essendo ormai dei sacerdoti.

Tutti i diaconi, i sacerdoti e i vescovi, prosegue la riposta, dovevano astenersi dalla sessualità dal giorno dell’ordinazione. “Nella Chiesa non è mai stato dimostrato che un chierico sposato abbia legittimamente generato figli dopo la sua ordinazione”.

Nel tempo la Chiesa ha compreso che la castità per i chierici sposati era problematica per via della sacramentalità del matrimonio, pertanto durante il Medio Evo si arrivò alla decisione che gli aspiranti sacerdoti dovessero essere celibi.

Vocazioni

Perché non consentire ai preti di sposarsi in modo da incrementare le vocazioni? Questo, si legge nel libro di don Cattaneo, è uno degli argomenti più frequenti riguardo al celibato. Non c’è nessuna prova, tuttavia, “che richiedere meno sacrifici agli aspiranti sacerdoti, ne incrementerebbe il numero”, si legge nella risposta al quesito.

“L’esperienza dimostra invece il contrario: le vocazioni al sacerdozio fioriscono e si moltiplicano quando la radicalità del messaggio del vangelo è accolta in modo consistente e non apologetico”.

Il requisito del celibato non è un dogma, ammette l’autore, ma ciò non significa che si tratti di una mera misura disciplinare. Il celibato significa che il sacerdote deve essere simile a Cristo e vivere come Lui.

Gesù definisce se stesso lo “sposo” dell’intera comunità di credenti. La spiegazione fa riferimento alla lettera di Paolo agli Efesini (Ef 5,21-33) che usa l’immagine del matrimonio come unione tra Cristo e la Chiesa.

È forse il celibato innaturale e causa della crisi del sacerdozio? La risposta a tale domanda, fornita dallo psichiatra Manfred Lütz, spiega che la questione è basata su una premessa errata. Tutte le persone non sposate, dunque, dovrebbero essere ‘innaturali’?

Il celibato diventa innaturale solo quando il vivere da soli, isola la persona nell’egoismo e nel narcisismo, osserva Lütz.

Vita spirituale

In forza della sua esperienza di terapista, Lütz afferma che la crisi del sacerdozio non deriva dal celibato ma, piuttosto, dall’inaridimento della vita spirituale.

Una domanda successiva affronta ancora questo tema di equilibrio psicologico. La risposta viene fornita da André-Marie Jerumanis, sacerdote e medico.

Il celibato, spiega lo studioso, non è dannoso né per l’equilibrio, né per la maturità, se teniamo conto che si tratta di una scelta libera di una persona psicologicamente matura.

L’essere umano non è un mero fardello di istinti. Egli è, piuttosto, essendo dotato di intelletto, una volontà e una libera scelta, che rende possibile il controllo di sé.

“Più una persona è umanamente e spiritualmente matura, più perfettamente essa praticherà la castità ad un livello psicologico non di frustrazione ma come una perfetta libertà esercitata nel controllo di sé e nella completa disponibilità alla propria personale missione”, spiega Jerumanis.

In un’altra domanda Jerumanis affronta l’accusa al sacerdozio di essere una causa di abuso sessuale. Sarebbe temerario arrivare a tale conclusione, afferma, così come sarebbe temerario concludere che le crisi coniugali sono dovute al fatto che il matrimonio è indissolubile.

Un altro dei coautori osserva che nessuno arriverebbe a incolpare l’istituzione del matrimonio di responsabilità per abusi sessuali sui bambini da parte di un genitore. Inoltre l’abuso sessuale, si legge nel libro, è non meno frequente nelle chiese che consentono ai sacerdoti di sposarsi e di gran lunga maggiori sono i casi di abuso sessuale che si verificano in famiglia.

Queste spiegazioni ed altre domande e risposte rendono il libro di don Cattaneo una valida risorsa in un tempo in cui ferve il dibattito sul celibato sacerdotale.


Fonte Zenit.org


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