domenica 1 febbraio 2026

Il mondo è un cattivo pagatore






Aprirsi al “mondo” non solo è pericoloso… è anche sciocco!




di Corrado Gnerre

Nel ricordo di un gigante della santità quale fu San Giovanni Bosco, torna spesso alla mente una sua affermazione tanto semplice quanto profetica:
«Guai a chi lavora per cercare, per ottenere le lodi del mondo, anche perché il mondo è un cattivo pagatore».
Questa frase offre lo spunto per una riflessione particolarmente attuale, soprattutto se letta alla luce della crisi che oggi attraversa il cattolicesimo e, più in generale, la Chiesa. Una crisi che può essere ricondotta, in larga misura, a un progressivo adattamento della verità cattolica al mondo. In tal modo, non è più la verità a giudicare il mondo, ma è il mondo a porsi come criterio di giudizio sulla verità.

Le cause di questo fenomeno sono molteplici e non possono essere qui analizzate nel dettaglio; tuttavia, esse trovano una sintesi efficace in ciò che San Pio X definì «la sintesi di tutte le eresie»: il modernismo teologico.

Le parole di San Giovanni Bosco sono nette e non lasciano spazio a equivoci: guai a coloro che lavorano per ottenere le lodi del mondo. Il motivo è chiaro. Il fine autentico dell’agire umano — del dovere di stato, dell’impegno professionale e anche dell’apostolato, secondo le possibilità e la vocazione di ciascuno — non può essere la glorificazione del mondo né, tantomeno, la glorificazione di sé stessi, ma esclusivamente la glorificazione di Dio.

Chi sovverte questo ordine mette seriamente a repentaglio la salvezza della propria anima. Ma vi è di più. San Giovanni Bosco aggiunge un’osservazione di grande realismo: il mondo è un cattivo pagatore. Inseguire il plauso del mondo, temere il suo giudizio più di quello di Dio, ricercare il consenso mondano anziché la conformità alla volontà divina significa, in ultima analisi, comportarsi da stolti.

Dio, infatti, ricompensa con larghezza, ben oltre i nostri meriti — basti pensare al «centuplo» evangelico — mentre il mondo non solo non ricompensa, ma finisce per divorare coloro che gli si consegnano.

Questa verità appare evidente se si osservano i frutti dell’ormai pluridecennale “apertura al mondo” che ha caratterizzato la Chiesa cattolica. A quali risultati ha condotto? Le chiese si sono progressivamente svuotate; la pratica religiosa è diventata residuale e, in molti casi, ciò che rimane è un cristianesimo profondamente mondanizzato, se non addirittura un paganesimo mascherato da cristianesimo.

L’adattamento al mondo non ha prodotto l’accoglienza della verità cattolica da parte del mondo stesso. Al contrario, la verità si è insipidita: ha perso il suo sapore, la sua forza attrattiva, la sua capacità di affascinare e di persuadere. Così, non solo non sono stati conquistati i lontani, ma si sono persi anche i vicini.

Alla luce di tutto ciò, le parole di San Giovanni Bosco si rivelano di una lucidità impressionante. Cercare le lodi del mondo è pericoloso per la salvezza dell’anima ed è, al tempo stesso, un atteggiamento profondamente irrazionale. Il mondo non paga; e quando ci si avvicina ad esso, finisce inevitabilmente per stringere l’uomo nelle sue fauci.

Ricordarlo oggi non è un esercizio nostalgico, ma un atto di verità.





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