venerdì 30 agosto 2013

Il fanatismo al potere


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Stavolta il Papa e i vescovi non possono dire: chi sono io per giudicare? A Parigi, una capitale d’Europa, il ministro dell’Istruzione pubblica o Education nationale, Vincent Peillon, ha introdotto nella scuola una aperta liturgia della scristianizzazione che fa centro, e non poteva essere diversamente, sulla guerra dichiarata alla chiesa cattolica.

La retorica della laicità è una vecchia amica della cultura politica post rivoluzionaria in Francia. Ma le retoriche sono suffragate da leggi, che creano comportamenti, riflessi condizionati, obblighi e sanzioni contro i trasgressori. Il reato di opinione è ormai un ingrediente pratico della legislazione francese, il pensiero scorretto non è accettato, né quello aberrante né quello che sa di semplice visione tradizionale delle cose.

La modernità come razionalità in equilibrio con lo sfondo misterioso dell’esistenza umana è appena tollerata, la postmodernità è invece innalzata e resa obbligatoria come registrazione di uno sfrenato soggettivismo, e come idolatria di stato della coscienza indivisa, che non riconosce la differenza, specie di genere tra maschio e femmina, che fa appello alla nozione più triste e vana di progresso scientifico. Tutto è diritto e desiderio, tutto ciò che non si riconosce in quel circuito è discriminazione, è reato, è sedimento culturale da sradicare con pedagogica violenza di stato.

Il ministro Peillon ha scritto un libro per dire che la Rivoluzione francese non è finita, e lui s’impegna a compierne il tragitto giacobino e massonico, all’insegna della laicità come religione, della secolarizzazione come rigenerazione nazionale, come rieducazione delle generazioni da parte di una classe burocratica di insegnanti tenuti all’ossequio verso l’ideologia unica dominante. Se non credete a quello che scriviamo, riandate al formidabile e tremendo articolo dedicato alla faccenda ieri da Giulio Meotti in queste pagine, oppure procedete da soli a verificare le idee del governo repubblicano francese su YouTube alla voce Peillon.

Vedrete il fanatismo in azione, la chiusura deliberata di ogni spazio pubblico alla libertà di espressione della religione cattolica e delle altre religioni, l’infame che bisogna schiacciare perché le idee della République possano conformare alla propria scala di valori l’universo dei giovani allievi, tutti da formare e plasmare più che da informare in vista della libertà individuale come esercizio della critica razionale.

Padre e madre non esistono più nei formulari, esistono il responsabile legale 1 e il responsabile legale 2, e poi si troveranno altre cabbale o combinazioni più o meno esoteriche per impedire a ciò che è stato di vivere ancora, la tabula rasa sognata da tutti i fanatici.

Negli studi storici sulle origini religiose della Rivoluzione francese è già l’idea che il credo rivoluzionario sia una cieca professione di fede, che abbia una sua dogmatica la quale prevede la caccia all’eretico da ghigliottinare, il rogo inquisitorio giacobino. Ora c’è il conformismo sommato all’ostracismo. Il fanatismo è al potere, ha un volto anticristiano, Ratzinger aveva una strategia, è stato sconfitto, i veri laici in Europa sono minoranze, la caccia alle streghe cattoliche è una cosa seria come comprendemmo noi con il caso Buttiglione undici anni fa, che succederà dopo?




“Il Foglio” del 30/08/2013

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