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[Sull’argomento si veda il 16mo Rapporto dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân dal titolo FINIS EUROPAE. UN EPITAFFIO PER IL VECCHIO CONTINENTE? – QUI].
Di Vittorio Leo, 23 gen 2026
“Farò tutto ciò che è in mio potere per bandire gli orrori ed i sacrifici della guerra il prima possibile, per ridare al mio popolo la benedizione della pace amaramente mancata”. Sono le parole che Carlo I d’Asburgo pronunciò a seguito della sua ascesa al trono, quale ultimo Imperatore di Austria e Re d’Ungheria. Unico tra i Capi di Stato dell’epoca sensibile alle parole di papa Benedetto XV, il quale, riferendosi alla prima Guerra mondiale, aveva parlato di inutile strage.
Oggi di fronte alla tragedia di Gaza, al conflitto Russo-Ucraino, ai tanti conflitti locali che vanno a completare quella concatenazione di eventi definita da Papa Francesco “guerra mondiale a pezzi?” di fronte a tutto questo, qual è la risposta dell’Unione Europea?
Posto che non esiste una reale visione geopolitica comune tra i vari stati membri, finora l’UE, sotto la guida di Ursula von der Leyen, è riuscita a concepire soltanto un progetto faraonico di “Rearm”, aderendo ad un indirizzo preciso della NATO.
Una corsa alle armi che rischia di alimentare la logica manichea dei buoni contro i cattivi per usare le parole di un altro Papa, Leone XIV.
Non si tratta di rigettare una strategia di difesa comune europea, ma di “interrogarsi seriamente sul ruolo dell’Unione nello scacchiere globale”.
Vivere all’ombra della Nato, se per lungo tempo ha garantito protezione e libertà, alla fine ha determinato uno svuotamento di autorevolezza della vecchia Europa e ne ha ristretto gli spazi di autonomia politica.
Stando così le cose, l’Unione Europea risulta essere un soggetto debole sul piano internazionale ed ininfluente ai tavoli dove si giocano i destini dei popoli, nell’ora presente.
Nondimeno, servirebbe un’Europa nelle vesti di soggetto mediatore tra le grandi potenze. Il vecchio continente potrebbe esercitare così un ruolo di equilibrio tra Oriente ed Occidente, avendo peraltro al suo interno “due polmoni’, come amava dire San Giovanni Paolo II, al fine di raggiungere una più stabile e duratura pace tra le Nazioni.
Eppure osservando le recenti posizioni assunte da Ursula von der Leyen e della dirigenza europea sull’Ucraina, come su altri fronti di guerra, è evidente che prevale una logica che non sembra andare nella direzione della mediazione e della pace.
Peraltro, se da una parte l’Europa risulta debole nei rapporti con le altre potenze, lo stesso non si può dire quando si tratta di imporre direttive agli Stati membri. La proposta tecnica fatta dalla Commissione Europea prevede la sospensione del Patto di stabilità per quattro anni e un aumento del tetto alla spesa militare di 1,5 punti di Pil per Paese. Tutto ciò va nella direzione della creazione di una mega-macchina iper burocratizzata volta ad accentuare le funzioni di un super-Stato europeo, con la sua banca centrale, la sua polizia (Frontex) ed un sistema tributario integrato. Questa prospettiva lascia pensare ad un modello sempre meno democratico, con pesanti ricadute sulla vita e la libertà dei popoli europei.
Si verrebbe così a configurare un sistema istituzionale mantenuto da uno stato di eccezione permanente, funzionale al progetto di “Rearm Europe”.
Una critica serrata alle politiche sostenute dalle istituzioni europee è contenuta nel documento presentato di recente dal Presidente Donald Trump, che delinea la nuova National Security Strategy degli Stati Uniti. Il presidente americano traccia le Sue priorità in materia di politica estera, definendo l’Europa come un continente “in difficoltà economiche per via delle sue regolamentazioni soffocanti. Con una natalità in caduta libera e un’immigrazione senza controlli” e chiude apodittico – ” Assisteremo alla cancellazione della civiltà europea da qui a 20 anni”.
Che il governo degli Stati Uniti non sia in sintonia con quanto viene deciso a Bruxelles era già stato manifestato dal vice-presidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, nel corso dell’ultima Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera: “la minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’ Europa non è la Russia, non la Cina, non è nessun altro attore esterno. È la ritirata dell’Europa da alcuni dei suoi valori fondamentali”.
E ha continuato Vance, davanti ai Capi di Stato e di Governo venuti da tutto il mondo: “Ho sentito molto sulla necessità di difendervi e, naturalmente, questo è importante. Ma ciò che mi è sembrato un po’ meno chiaro, e certamente, penso, a molti cittadini europei, e per cosa esattamente Vi state difendendo. Qual è la visione positiva che anima questo patto di sicurezza condiviso che tutti noi crediamo sia così importante? E credo profondamente che non ci sia sicurezza se hai paura delle voci, delle opinioni e della coscienza che guidano il tuo stesso popolo”. (…) Non puoi ottenere un mandato democratico censurando i tuoi oppositori o mettendoli in prigione. Che si tratti del leader dell’opposizione, di un umile cristiano che prega nella sua casa o di un giornalista che cerca di riportare le notizie. Né puoi vincerne una ignorando il tuo elettorato di base su questioni come chi può far parte della nostra società condivisa”.
Il vice-presidente degli Stati Uniti nel suo discorso faceva riferimento a notizie di cronaca recenti come il caso di Adam Smith Connor, un cittadino britannico sotto processo per aver pregato silenziosamente davanti una clinica nella quale si praticano aborti. Esprimeva preoccupazione per la censura e la disinformazione Che viene veicolata dai mass-media, con riferimento soprattutto al modo in cui è stata gestita l’informazione durante il periodo pandemico.
Vance, in quel frangente ha avuto il coraggio di denunciare il decadente vecchio continente. Forse avrebbe dovuto estendere il suo ragionamento anche agli Stati Uniti. Poiché la ritirata dai valori fondamentali investe l’intera società occidentale, con pericolose ripercussioni in ambito politico e giuridico.
San Giovanni Paolo II nell’enciclica Sollicitudo rei socialis parlava di strutture di peccato che si annidano tra le realtà esistenti, tra cui annoverava “da una parte, la brama esclusiva del profitto e dall’altra, la sete del potere col proposito di imporre agli altri la propria volontà”, precisando che le strutture di peccato non riguardano solo gli individui ma anche le nazioni e i blocchi.
Al punto 36 dell’Enciclica, il Papa polacco profeticamente rilevava che “un mondo diviso in blocchi. Sostenuto da ideologie rigide, dove, invece dell’interdipendenza e della solidarietà, dominano differenti forme di imperialismo, non può che essere un mondo sottomesso a “strutture di peccato”.
Orbene, sulla scorta dell’insegnamento wojtyliano, non si può curare il male che pervade l’Europa senza prescrivere la cura, ovvero il ritorno alle sue radici cristiane.
Il cristianesimo è l’unico vero collante dei popoli europei, da esso si è generato un patrimonio culturale che, come affermato da Benedetto XVI nel corso del discorso tenuto al Bundestag tedesco, è nato “dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma”.
Più nel dettaglio, Remi Brague scriveva che per trovare le radici dell’Europa occorre seguire la “via romana”: la storia dell’ Europa si fonda da un lato sullo ius commune europeo, su basi romanistiche e canonistiche, e dall’altro sul cristianesimo. Da questo incontro è nata la Res Publica cristiana del medioevo, all’ombra della quale si è sviluppata la civiltà europea ed occidentale.
Anziché imboccare la via romana, nel dopoguerra ha esercitato una forte influenza il modello di Unione tracciato dal Altiero Spinelli con il Manifesto di Ventotene: un progetto in aperto contrasto con la storia dell’Europa.
Oggi tocca ai popoli europei, ai leader illuminati che sapranno cogliere la sfida, riprendere l’unica strada che può condure ad una rinascita morale e spirituale.
“Per quanto Se ne possa parlare, la visione del mondo del medioevo, che si rifaceva all’ ordine, alla pace, alla fraternità cristiana, all’unità di tutti e di tutto in Dio, rimane il più alto gradino cui lo spirito si sia mai elevato”, affermava Gonzague de Reynold.
La pace, così come l’ordine e il diritto naturale, allora può avere successo laddove questi principi prosperano, ecco perché diventa urgente la nuova evangelizzazione.
In tal senso, merita rilievo la notizia, circolata quest’anno, di una crescita record di battesimi in Francia. Secondo i dati diffusi dalla Conferenza Episcopale Francese (CEF), sono stati 10.384 gli adulti battezzati nella notte di Pasqua, con un incremento del 45% rispetto all’anno precedente. A questi si aggiungono oltre 7.400 adolescenti tra gli 11 e i 17 anni, anche loro in crescita significativa.
Si tratta del numero più alto mai registrato da oltre vent’anni, da quando la CEF ha iniziato a monitorare questi dati. In 13 diocesi francesi, il numero dei battesimi adulti raddoppierà.
Timidi segnali o sintomo di qualcosa di più grande? O forse una reazione al pericolo islamico e al nulla del relativismo? Se tirare le somme e prematuro, conforta però sapere che ogni anno migliaia di giovani provenienti dalla Francia e da Europa (le stime parlando di circa venti mila anime, con un trend in costante crescita) partecipano al pellegrinaggio Parigi-Chartres: giovani che assistono quotidianamente alla messa in rito romano antico, si confessano, intonano i canti della tradizione cattolica e recitano il rosario. Tutto questo ci dice che ancora oggi la bellezza della fede cattolica, quando viene proposta senza sconti, attrae e affascina. E da questa fede genuina che può ancora una volta generarsi una cultura capace di rispondere alle domande dell’ora presente.
Gonzague de Reynold riteneva che la civiltà cristiana fosse l’unico antidoto alla barbarie, che rischia di travolgere l’Europa e non solo: “Il solo principio che abbia fatto l’Europa, che le abbia conferito l’unità o almeno un ideale di unità, è il principio cristiano. L’Europa si divide, si spezzetta si dissolve tutte le volte in cui tende a staccarsi da questo principio. E non soltanto si divide, si spezzetta e si dissolve, ma perde la propria civiltà, ritorna alla barbarie. Infatt,i la civiltà europea è spirituale, cristiana, nella sua origine, nel suo sviluppo, nel suo genio. Anche di più, grazie al cristianesimo e attraverso il cristianesimo, è universale: è la sola civiltà universale”
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