lunedì 21 settembre 2026

Una sura del Corano durante la Messa: dialogo interreligioso o confusione liturgica?


Screenshot di messaa KU Leuven, università cattolica di Lovanio





di Sabino Paciolla, 21 settembre 2026

La KU Leuven, università cattolica di Lovanio, è finita al centro di polemiche dopo la diffusione di un video della Messa di apertura dell’anno accademico, durante la quale un giovane ha recitato in arabo alcuni versetti della Sura Ash-Shu’ara del Corano. È quanto riporta AdVaticanum in un suo articolo. La celebrazione era presieduta dal gesuita Jacques Haers, che è membro della Facoltà di Teologia e Studi Religiosi dell’università, mentre l’omelia è stata affidata a Martijn Steegen, cappellano capo dell’università, un laico sposato. Nonostante ciò, indossava un abito clericale con un pezzo di stoffa rossa a forma di V simile a una stola. All’altare era accompagnato da due donne vestite in modo simile. Alcuni testimoni hanno riferito ad AdVaticanum che erano presenti anche l’arcivescovo Luc Terlinden e altri sacerdoti.

Il gruppo studentesco KVHV-Leuven, che ha registrato e diffuso il filmato, ha dichiarato che letture islamiche erano già state inserite nella stessa Messa l’anno precedente nell’ambito del dialogo interreligioso. Pur riconoscendo il ruolo dell’università come luogo di confronto tra fedi e idee, il gruppo contesta che tali iniziative avvengano durante l’Eucaristia, ritenendole inappropriate e lesive della specificità delle diverse tradizioni religiose.

Il gruppo ha concluso: «Pertanto, auspichiamo che la nostra università, e i nostri vescovi, restituiscano la chiesa ai cristiani e lascino le moschee ai musulmani. Allora, e solo allora, potremo avere un vero dialogo e uno scambio culturale tra le religioni».

Il programma avrebbe previsto anche un testo ebraico, poi eliminato, oltre a letture anglicane e protestanti. L’ateneo aveva già promosso iniziative interreligiose, tra cui nel 2019 una “Azione interreligiosa per la pace” con richiami all’Adhan e all’Angelus. AdVaticanum ha chiesto un commento ufficiale all’università.

Nel caso si trattasse proprio della Sura Ash-Shu’ara (in arabo al-Shuʿarāʾ, «I Poeti»), essa è la 26ª sura del Corano. È generalmente considerata una sura del periodo meccano e comprende 227 versetti, secondo la numerazione più diffusa. Il titolo deriva dagli ultimi versetti, nei quali si parla appunto dei poeti.

Il tema centrale è quello della narrazione dei profeti — compaiono, di volta in volta, Mosè, Abramo, Noè, Hūd, Ṣāliḥ, Lot e Shuʿayb — il cui annuncio del culto dell’unico Dio viene rifiutato dai rispettivi popoli. A tale rifiuto segue l’ammonimento circa le conseguenze nefaste dell’incredulità.

I versetti 69-70 introducono il racconto di Abramo. Il senso è:

«Racconta loro la storia di Abramo, quando disse a suo padre e al suo popolo: “Che cosa adorate?”»

Nel contesto coranico, quei versetti non costituiscono una preghiera nel senso stretto del termine: sono l’inizio di una narrazione religiosa e di un discorso polemico contro l’idolatria.

Dallo spezzone di video non è possibile sapere in quale momento della Messa i versetti della sura siano stati recitati ma, per quanto è dato comprendere, quella recitazione costituisce comunque un problema.

Infatti, se quei versetti fossero stati recitati al posto delle letture o in aggiunta ad esse, ciò entrerebbe in contrasto con l’Ordinamento Generale del Messale Romano, il quale stabilisce, ai nn. 55 e 57, che la parte principale della Liturgia della Parola è costituita dalle letture della Sacra Scrittura e precisa che «non è permesso quindi sostituire con altri testi non biblici le letture e il salmo responsoriale, che contengono la parola di Dio».

Se invece il testo fosse stato inserito in un altro momento — per esempio come intervento aggiuntivo, “meditazione” o gesto interreligioso — il problema canonico resterebbe, perché occorrerebbe verificare se un simile inserimento fosse consentito dalle norme liturgiche e quale eventuale autorizzazione fosse stata concessa dall’autorità ecclesiastica competente. Stando a quanto riportato dall’articolo di AdVaticanum, pare che fosse presente anche l’arcivescovo Luc Terlinden. Si pone quindi anche la questione se tale inserimento fosse avvenuto con la sua conoscenza o approvazione.

Anche nel caso in cui la sura fosse stata recitata durante la Preghiera dei fedeli, rimarrebbe comunque un problema. Una cosa, infatti, è formulare un’intenzione del tipo: «Per i cristiani e i musulmani, perché crescano nella conoscenza reciproca e nella pace: preghiamo». Una simile intenzione rientrerebbe perfettamente nella logica della Preghiera universale.

Tutt’altra cosa è consentire la proclamazione di una sura del Corano. Ciò significherebbe introdurre nella struttura della Messa un testo religioso appartenente a un’altra tradizione, che il rito romano non contempla come elemento della Preghiera universale.

La ragione è legata alla natura stessa di questo momento liturgico: i fedeli, dopo aver ascoltato e accolto la Parola di Dio proclamata nelle Sacre Scritture, elevano a Dio la loro preghiera per la Chiesa e per il mondo. La Preghiera dei fedeli è dunque un atto della comunità cristiana radunata per celebrare l’Eucaristia.

Le intenzioni possono certamente riguardare musulmani, ebrei, non credenti o l’intera umanità; rimangono, tuttavia, preghiere della Chiesa rivolte a Dio secondo la fede cristiana. La Preghiera universale non è uno spazio previsto per alternare testi devozionali o testi sacri appartenenti a religioni differenti.

Come si può vedere, la confusione introdotta nella Messa finisce per produrre una confusione teologica o, addirittura, potrebbe essere essa stessa il frutto di una precedente confusione teologica.

E qui si arriva alla questione cruciale del dialogo interreligioso e ai possibili abusi o passi in avanti azzardati compiuti in suo nome.

Proprio qualche giorno fa è stata pubblicata la Nota Un Cammino di Speranza, in occasione del sessantesimo anniversario di Nostra aetate, la storica dichiarazione del Concilio Vaticano II sui rapporti tra la Chiesa cattolica e le religioni non cristiane, promulgata da papa Paolo VI il 28 ottobre 1965.

In un articolo di InfoVaticana, che rilancio proprio oggi su questo blog, vengono avanzate alcune riserve. Pertanto, vi consiglio di leggerlo.

Ad ogni modo, Nostra aetate afferma che la Chiesa guarda «con stima» i musulmani e incoraggia il dialogo e la collaborazione con loro. Ma il medesimo documento mantiene ferma la specificità della fede cristiana: il dialogo interreligioso non comporta l’equiparazione delle diverse tradizioni religiose né la trasformazione della celebrazione eucaristica in una celebrazione interreligiosa.

Sarebbe dunque opportuno che padre Jacques Haers, il gesuita che ha presieduto la Messa, ma anche l’arcivescovo Luc Terlinden, qualora ne fosse confermata la partecipazione, chiarissero esattamente quanto avvenuto.






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