martedì 1 settembre 2026

L’estate del sacro profanato (e la devozione dei primi cinque sabati del mese)



(YouTube/TG1)




Cristianofobia



Enzo Vitale, 01 Settembre 2026 

L’estate 2026 ci ha regalato diversi episodi di dileggio e dissacrazione nei confronti di immagini e luoghi sacri. Ha suscitato scalpore l’increscioso avvenimento di Medjugorie, sede del celebre santuario, in prossimità del Mladifest (festival internazionale dei giovani): l’altare delle celebrazioni all’aperto è stato incendiato e la statua venerata alla sommità di una delle colline delle apparizioni, meta di pellegrinaggio, imbrattata e vandalizzata con scritte blasfeme. A distanza di pochi giorni, a Forio d’Ischia, è stata decapitata, per l’ennesima volta, la statuetta della Vergine Santa, che veglia da decenni sulla Baia della Pelara.

Poi, come se non bastasse, la calda estate si è infiammata per le discussioni sul cosiddetto “cencio” (questo, in dialetto senese, il nome del drappellone assegnato ai vincitori del famoso Palio di Siena) annualmente organizzato in occasione dell’Assunta (e a cui si deve-dovrebbe ispirare): le forti polemiche sono nate per le sembianze assegnate alla Madonna. Il drappo che, a detta del committente Comune di Siena, «si distingue per la dolcezza del volto e la forza espressiva dello sguardo, in un dialogo ideale con i capolavori di Simone Martini» non ci esime dal pensare che la vena artistica sia stata inquinata dai canoni delle moderne dispute gender e dall’interrogarci sui limiti che separano una realizzazione artistica da un atto di blasfemia.

Questi fatti, apparentemente tra loro dissociati, ci rimandano al perché di una delle devozioni più diffuse e praticate al mondo: la devozione dei primi cinque sabati del mese (santa Messa, santo rosario accompagnato dalla meditazione di un quarto d’ora su un mistero e confessione sacramentale entro otto giorni). Molti la praticano, non tutti conoscono la promessa (di essere assistiti dalla Beata Vergine «nell’ora della morte, con tutte le grazie necessarie alla salvezza») e pochi sanno che le ragioni dei cinque sabati sono legate a 5 precise offese arrecate alla Vergine Santa:bestemmie contro l’Immacolata Concezione, attaccando il dogma del concepimento di Maria senza peccato;
bestemmie contro la sua Verginità, negando la perpetua verginità della Madre di Dio;
bestemmie contro la Maternità divina, rifiutando tale verità di fede e il fatto che sia anche Madre di tutti gli uomini;
sviamento dei bambini dalla devozione alla Beata Vergine infondendo nei cuori dei piccoli indifferenza, disprezzo o odio verso la Madonna;
e, infine, le offese alle immagini sacre, con oltraggi rivolti alle sue statue o rappresentazioni.

A noi, adesso, interessa l’ultima. Sebbene facciamo riferimento a soli tre episodi di cronaca, ce ne sono molti di più: e quello che c’è dietro è molto di più e molto più importante di quanto, ad un’analisi superficiale, si può ricavare. Colpisce che, non di rado, le ragioni di tali gesti si riconducano a soggetti psicologicamente instabili che riversano il proprio malessere con atti di distruzione: si parla, infatti, di iconofobia. Ciò nonostante, sono e restano un’offesa alla santità di Dio e a quanto le immagini rappresentano. Per alcuni, questi gesti (di follia o di dissacrazione sarà sempre difficile capirlo) non dovrebbero darci molto pensiero, ma a noi interessano perché, come tutte le cose solo apparentemente irrilevanti, richiamano e rimandano a verità più importanti e fondanti.

Nello specifico, sono due: il concetto-realtà di imago Dei e il mistero dell’Incarnazione. Le immagini da noi venerate altro non sono (e scusate se è poco!) il richiamo all’essere immagine e somiglianza di Dio (Gn 1, 26) cosa nella quale, tra le altre, la Vergine Santa primeggia come modello per ogni cristiano; a questo si aggiunga che con l’Incarnazione (e nell’Incarnazione) noi troviamo il criterio per capire e giudicare ogni realtà umana. Deve far pensare che, in qualche modo, ogni eresia si spiega in una mal compresa concezione dell’Incarnazione del Verbo. L’Incarnazione, per dirne una, ha permesso di superare il divieto di iconoclastia che troviamo nell’antico Testamento e per il quale era vietato farsi immagine della divinità (cfr Es 20,4, Dt 4,15-16 e Lev 26,1): se oggi veneriamo delle immagini è perché, prendendo posto nel seno della Vergine di Nazareth, il Verbo ci ha voluto mostrare il Suo Volto, si è fatto carne, si è fatto vedere: da qui, quanto sia attuale e affascinante la testimonianza visiva ricavata dalla sacra Sindone non è difficile intuirlo.

Ecco allora che certe (solo) apparenti devozioni sono strettamente legate alla nostra quotidianità e se non sono comprese in profondità rischiano di diventare pure forme devozionali che, invece di arricchire, nutrire e sostenere la fede, diffondono una fastidiosa gramigna che non serve alla diffusione del Regno di Dio. Tutto quanto fatto da mano d’uomo, quando cerca il bello nella modellazione della materia, inevitabilmente tende ad esaltare la materialità del creato vincendo, in questo modo, la perniciosa e sempre presente tentazione di limitare tutto al mero spiritualismo. Il cristianesimo, come diceva qualcuno, è, infatti la religione dell’et-et e non dell’out-out, della carne e dello spirito e non solo dello spirito. Ecco che, ogni fatto di cronaca a cui, purtroppo, assistiamo provoca un rimando al soprannaturale che, quando compreso aiuta a capire che la fede impregna il nostro quotidiano in un modo che sorpassa abbondantemente la nostra pur vivace fantasia. 

(Screenshot YouTube, TG1)





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