venerdì 18 settembre 2026

La verità ti fa male: perché la scienza sul nascituro spaventa l’ideologia



(JUSTEUman - Come nasce un cittadino europeo)


Al Parlamento europeo l’associazione Pro Vita & Famiglia e Fratelli d’Italia inaugurano “JUST EUman”, una mostra in 14 pannelli che illustra lo sviluppo scientifico dell’embrione nel grembo materno. Ma basta la biologia a mandare in tilt la sinistra e far scattare la censura

Diritti e realtà


Federica Di Vito, 17 settembre 2026

Lunedì 14 settembre presso il Parlamento Europeo di Strasburgo è stata inaugurata la mostra fotografica e divulgativa intitolata JUST EUman - Come nasce un cittadino europeo. L’iniziativa, curata dall’associazione Pro Vita & Famiglia e promossa dall’europarlamentare di Fratelli d’Italia Paolo Inselvini, si articola in quattordici pannelli espositivi. I pannelli raccontano con rigore scientifico le tappe dello sviluppo dell’essere umano nel grembo materno. A margine dell’inaugurazione, il presidente di Pro Vita & Famiglia, Antonio Brandi, ha ribadito che l’obiettivo dell’iniziativa è mostrare una realtà oggettiva: l’embriologia, la genetica e la biologia confermano «senza ombra di dubbio che la vita inizia al concepimento».

La sola esposizione dei dati scientifici ha scatenato un’immediata reazione politica. Una mostra scientifica è presto diventata «contro l’aborto». La prima a far conoscere pubblicamente tutto il suo disgusto - sono questi i toni delle critiche - è stata la dem Alessandra Moretti, con un video su Instagram: «Sono sconvolta da questa mostra organizzata al Parlamento europeo da un deputato italiano di Fratelli d’Italia, che calpesta il diritto delle donne a scegliere del proprio corpo e decenni di battaglie per la parità di genere». Moretti richiama poi la figura di Emma Bonino: «Ieri, proprio qui, abbiamo ricordato la sua grande battaglia per il diritto all’aborto. Bonino va onorata non con gli applausi, ma con scelte concrete, e questa mostra è un attacco alla sua memoria». Una pretesa singolare, come se sulle tesi della storica leader radicale fosse calata dall’alto un’investitura obbligatoria da accettare a tutti i costi. Anche l’eurodeputata Ilaria Salis ha attaccato l’iniziativa via social, definendo la mostra «disgustosa». Salis ha sostenuto che l’evento rappresenta un «attacco frontale alla libertà e all’autodeterminazione» e un tentativo di criminalizzare le donne che scelgono di abortire.

«L’aborto è un omicidio. È questo, in sostanza, il messaggio che il Parlamento europeo sta diffondendo nei propri corridoi attraverso una mostra contraria alla libertà di scelta, la quale sostiene che l’embrione sia una vita umana fin dal concepimento», scrive sui social la presidente di The Left, Manon Aubry, che dichiara di essersi rivolta alla presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, per chiedere «la rimozione di questa mostra vergognosa». Stesso copione per l’eurodeputata di Movimento 5 Stelle Carolina Morace che ha chiesto alla presidente Metsola di «aprire un’indagine interna».

«Oltraggio alle donne, ripudio dei valori europei, attacco alla libertà»: è la sfilza di accuse piovuta sulla mostra, culminata nella richiesta di rimozione avanzata dai capigruppo di Socialisti, Sinistra e Verdi. Eppure, JUST EUman è un’esposizione a carattere scientifico - proprio quella scienza che il mondo progressista cita spesso per le sue battaglie, ma che preferisce ignorare di fronte ai dati incontrovertibili sullo sviluppo dell’embrione. La polemica esplosa svela così il palese corto circuito ideologico di chi rifiuta di fare i conti con la biologia. Richiamare l’evidenza scientifica non significa insultare le donne o calpestarne i diritti, bensì fare informazione, tutelare la vita nascente e restituire centralità a quel valore fondante dell’Unione Europea - oggi finito troppo spesso nel dimenticatoio - che è la dignità intrinseca di ogni essere umano.

La verità, d’altronde, fa male. L’evento di Strasburgo dimostra come l’inizio della vita umana sia un dato scientifico provato e non una semplice tesi confessionale. Nei pannelli della mostra non è infatti presente alcun riferimento all’aborto, né vi sono considerazioni ideologiche o richieste di modifica legislativa: l’iniziativa ha superato mesi di verifiche da parte degli uffici del Parlamento europeo, ottenendo il via libera ufficiale come confermato dall’eurodeputato Inselvini. «Abbiamo voluto essere qui, nel cuore dell’Europa», ha spiegato Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia, «perché troppo spesso qui vengono prese decisioni sulla vita del nascituro fingendo che il concepito non esista». Ai paladini della libertà a senso unico, scandalizzati davanti a semplici immagini sulle tappe della gestazione e sulla struttura anatomica del nascituro, andrebbe ricordato che la mostra è tutelata dalle stesse garanzie europee: l’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE protegge la libertà di espressione, mentre l’articolo 22 impegna l’Unione al rispetto del pluralismo.

«Dite piuttosto che questo bambino vi disturba e perciò preferite eliminarlo, ma dite la verità. È un uomo la cosa in questione non un ammasso di cellule». Sono le parole del padre della genetica moderna Jérôme Lejeune a spiegare perché, in definitiva, questa mostra sta dando tanto fastidio. C’è un rifiuto profondo nei confronti della realtà. La narrazione del nascituro come semplice “grumo di cellule” ha ormai mostrato tutte le sue crepe e chi si oppone all’esposizione non sta lasciando alle donne il diritto e la libertà di conoscere la verità scientifica.

(Foto: Facebook)




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