“Quasi sparite le comunità legate alla teologia della liberazione e in forte affanno i movimenti segnati al loro interno dall’affiorare degli abusi sessuali, il grosso dei cattolici latinoamericani si divide tra conservatori più o meno agguerriti e soprattutto cattolici che “navigano a vista”, prendendo elementi da diverse esperienze e sensibilità, all’insegna di uno spiccato individualismo spirituale”.
Sandro Magister , 3 marzo 2026
Stando all’Annuarium Statisticum Ecclesiae pubblicato ogni anno dalla segreteria di Stato vaticana, quasi la metà dei cattolici di tutto il mondo, per l’esattezza il 47,8 per cento, si trovano nelle Americhe. E in grandissima parte, il 40 per cento sul totale mondiale, in America latina, dal Messico alla Terra del Fuoco. Ma l’Annuarium identifica i cattolici con i battezzati. Che sono molti di più dei cattolici che si dichiarano tali.
Sandro Magister , 3 marzo 2026
Stando all’Annuarium Statisticum Ecclesiae pubblicato ogni anno dalla segreteria di Stato vaticana, quasi la metà dei cattolici di tutto il mondo, per l’esattezza il 47,8 per cento, si trovano nelle Americhe. E in grandissima parte, il 40 per cento sul totale mondiale, in America latina, dal Messico alla Terra del Fuoco. Ma l’Annuarium identifica i cattolici con i battezzati. Che sono molti di più dei cattolici che si dichiarano tali.
Per un raffronto, può essere presa come pietra di paragone la recente indagine compiuta dal Pew Research Center di Washington in sei dei più popolosi paesi latinoamericani : Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Messico, Perù, in un arco di tempo che va dal 2013 al 2024, in coincidenza con il pontificato di Francesco, il primo papa sudamericano.
In Argentina, dove secondo l’Annuarium i battezzati sono il 94 per cento della popolazione, i cattolici che si dichiaravano tali erano il 71 per cento nel 2013 e il 58 per cento nel 2024, con un calo di 13 punti in 11 anni.
In Colombia, contro un 93 per cento di battezzati, i cattolici erano il 79 per cento nel 2013 e il 60 per cento nel 2024, con un calo di 19 punti.
In Messico, contro un 91 per cento di battezzati, i cattolici erano l’81 per cento nel 2013 e il 67 per cento nel 2024, con un calo di 14 punti.
In Perù, contro un 89 per cento di battezzati, i cattolici erano il 76 per cento nel 2013 e il 67 per cento nel 2024, con un calo di 9 punti.
In Brasile, contro un 84 per cento di battezzati, i cattolici erano il 61 per cento nel 2013 e il 46 per cento nel 2024, con un calo di 15 punti.
In Cile, contro un 74 per cento di battezzati, i cattolici erano il 64 per cento nel 2013 e il 46 per cento nel 2024, con un calo di 18 punti.
Al generale calo dei cattolici corrisponde in questi stessi paesi una crescita dei protestanti di varia denominazione, che erano nel 2024 il 29 per cento della popolazione in Brasile, il 19 per cento in Cile, il 18 per cento in Perù, il 16 per cento in Argentina, il 15 per cento in Colombia e il 9 per cento in Messico. Con aumenti però contenuti rispetto al 2013, di soli 3 punti percentuali in Brasile e ancor più bassi negli altri paesi.
In forte crescita sono piuttosto i “non affiliati”, ossia coloro che si dichiarano atei, agnostici o comunque – e sono la maggior parte – non appartenenti ad alcuna religione. In Cile sono cresciuti dal 16 per cento della popolazione nel 2013 al 33 per cento nel 2024, in Argentina dall’11 al 24, in Colombia dal 6 al 23, in Messico dal 7 al 20, in Brasile dall’8 al 15, in Perù dal 4 al 12.
E ad ingrossare le file dei “non affiliati” sono in buona misura cattolici nati e cresciuti come tali ma che poi hanno abbandonato la Chiesa. In Cile il 19 per cento dei cattolici sono passati tra i “non affiliati” e il 6 per cento si sono fatti protestanti, in Messico il 15 e il 4, in Colombia il 13 e l’8, in Argentina il 12 e l’8. Fanno eccezione il Brasile e il Perù, dove i passaggi al protestantesimo hanno superato quelli ai “non affiliati”. In Brasile si sono fatti protestanti il 13 per cento dei cattolici, rispetto al 7 per cento che sono passati ai “non affiliati”. In Perù il 9 per cento rispetto al 7.
In tutti questi sei paesi il 90 per cento e più della popolazione dice di credere in Dio. Ma solo in Brasile, in Perù, in Colombia e in Messico una larga maggioranza dei cattolici – rispettivamente l’85, il 68, il 64 e il 57 per cento – ritiene “molto importante” per sé la religione, mentre in Cile la definiscono tale il 48 per cento e in Argentina il 37.
E questa differenziazione si riflette anche nella pratica religiosa, che vede partecipare settimanalmente alla messa in Messico il 41 per cento dei cattolici, in Colombia il 40 per cento, in Brasile il 36 per cento, in Perù il 27 per cento, ma in Argentina solo il 12 per cento e in Cile l’8 per cento.
Viceversa, sia l’importanza per sé della religione, sia la pratica settimanale riscuotono adesioni nettamente più alte tra gli appartenenti al protestantesimo. E questo anche in Argentina e in Cile, dove la frequenza settimanale ai riti dei protestanti è ben cinque volte superiore a quella dei cattolici.
Il passaggio di tanti cattolici tra le file dei “non affiliati” accomuna l’America latina all’Europa. Commenta Nestor Da Costa, sociologo della religione uruguayano, in un’intervista a Mauro Castagnaro sull’ultimo numero de “Il Regno”: “Un percorso al di fuori delle istituzioni permette un’interiorità percepita come più libera e questo spinge molti ad abbandonare le Chiese e altri a restarvi, ma in luoghi marginali e con un atteggiamento simile a quello di coloro che sono usciti. Anche nelle Chiese storiche, infatti, si registra questo individualismo spirituale, per cui al massimo il 10 per cento dei fedeli accetta tutti i dogmi”.
Ma a distinguere l’America latina dall’Europa è la forte presenza nel subcontinente delle Chiese protestanti di nuova denominazione, quelle pentecostali, nate dai fenomeni di risveglio verificatisi negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo, e quelle più recenti neopentecostali ed evangelicali (vedi foto © AFP / Jorge Uzon), penetrate in America Latina a partire dagli anni Settanta e portatrici di una “teologia della prosperità” in sintonia con lo spirito del tempo : individualismo, utilitarismo, ricerca di soluzioni immediate.
Le Chiese protestanti storiche, invece, luterane, calviniste, metodiste, battiste – nota Da Costa – “vivono la stessa crisi della Chiesa cattolica, ma, essendo più piccole, la sentono maggiormente”. In passato “hanno espresso figure di grande qualità, basti pensare che dalla piccola Chiesa metodista dell’Uruguay è venuto il pastore Emilio Castro, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese dal 1985 al 1992”, ma “pur avendo ancora oggi spesso ottimi pastori, non sono in grado di mobilitare”.
Invece, “a contare il maggior numero di fedeli sono le Chiese pentecostali tradizionali, come le Assemblee di Dio in Brasile, che riuniscono la metà di tutti gli evangelici”. Quanto alle Chiese neopentecostali, in esse “l’appartenenza è molto più labile e ciò rende anche più facili le scissioni: la Chiesa universale del Regno di Dio è stata fondata nel 1977 da Edir Macedo quando si è separato dal cognato, Romildo Soares, che ha formato la Chiesa internazionale della Grazia di Dio. C’è qui una sorta di ‘nomadismo religioso’, con la gente che si sposta da una Chiesa all’altra. Ancora una volta tutto ricade sull’individuo”.
E dentro la Chiesa cattolica ? Quasi sparite le comunità legate alla teologia della liberazione e in forte affanno i movimenti segnati al loro interno dall’affiorare degli abusi sessuali, il grosso dei cattolici latinoamericani si divide tra conservatori più o meno agguerriti e soprattutto cattolici che “navigano a vista”, prendendo elementi da diverse esperienze e sensibilità, all’insegna di uno spiccato individualismo spirituale.
A giudizio di Da Costa, sono proprio questi ultimi a costituire “forse la maggioranza” di coloro che oggi si dicono cattolici in America latina. Sul confine con quei “non affiliati”, sempre più numerosi, in cui gli atei e gli agnostici professi sono la minima parte, mentre la gran parte o è indifferente o continua a credere in Dio, ma non lo fa più appartenendo a una Chiesa.



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