
La conversione degli eretici, la lotta alla massoneria, il boicottaggio della cattiva stampa e altre battaglie che impegnavano il santo di oggi
Morì ad Auschwitz
Paola Belletti, 14 Agosto 2026
La morte di san Massimiliano Kolbe, gesto estremo di carità cristiana, non è un brillante solitario incastonato su una vita senza valore, ma l'ultima gemma di un ricco tesoro. Tutta la sua vita è stata esercizio ostinato e fedele di amore a Cristo e all'Immacolata, fatta di operosità intensa e di una creatività messa a servizio di cause che per molti ancora non erano terreno di difesa della fede. Non va staccata artificiosamente la sua morte dalla vocazione della sua intera vita.
1. "SONO UN PRETE, VOGLIO MORIRE PER LUI"
Sono state queste le parole pronunciate con forza nel piazzale del campo di concentramento il 29 luglio 1941. A dirle era stato lui, il sacerdote francescano Massimiliano Kolbe, detenuto con migliaia di altri deportati ebrei ad Auschwitz, nel sud della Polonia. Una dichiarazione che racchiude il senso intero di una vita e della sua vocazione, una verità che in condizioni anche meno drammatiche i sacerdoti cattolici misteriosamente sono chiamati a vivere. La sua offerta, miracolo a sua volta, viene accolta e così Franciszek Gajowniczek, sposato e con due figli, viene risparmiato. Riuscirà a sopravvivere alla prigionia e morirà quasi centenario dopo una vita però attraversata da lutti e sofferenza.
2. UNA MILIZIA PER L'IMMACOLATA
La sua vocazione è precoce e solida: nasce nel 1894, educato alla fede in famiglia entra in seminario a 13 anni nel 1907 dai francescani conventuali. Studierà, laureandosi, filosofia e teologia a Roma. Si interessa di matematica e fisica, progetterà addirittura nuovi tipi di aerei, tutto, vedremo pensato al servizio del fuoco evangelico. Proprio nella città del Papa assisterà a una processione di massoni che inneggiano a Lucifero e alla sconfitta della Chiesa. La guerra è aperta, la fede deve prevalere: secondo la sua concezione cavalleresca della vita mette tutto il suo ingegno, le sue armi e il suo onore a servizio della Dama di cui è devoto, la Madonna. Convinto che sia iniziata “l’Era dell’immacolata” quella in cui Maria dovrà, come dice la Genesi, schiacciare la testa del serpente, - riporta il sito vocazione francescana - scrive: «Bisogna seminare questa verità nel cuore di tutti gli uomini che vivono e vivranno fino alla fine dei tempi e curarne l’incremento ed i frutti di santificazione; bisogna introdurre l’Immacolata nei cuori de gli uomini affinché Ella innalzi in essi il trono del Figlio suo e li trascini alla conoscenza di Lui e li infiammi d’amore verso il Sacratissimo Cuore di Gesù.»
Negli statuti autografi dell'associazione da lui fondata, la Milizia dell'Immacolata, il fine dell'opera e le strategie per raggiungerlo sono ben delineate. Non è devozionismo da sagrestia, ma un piano ambizioso e concreto: «Cercare la conversione dei peccatori, degli eretici, degli scismatici, dei giudei ecc. e soprattutto dei massoni (parola sottolineata due volte); e soprattutto la santificazione di tutti sotto il Patrocinio e con la mediazione della Beata Maria Vergine.» Per farlo Kolbe comprende che è necessario infilitrare tutti i settori decisivi della società civile, soprattutto quelli che concorrono a costruire la mentalità delle persone: educazione, scienze, tecnologia, letteratura, arte, stampa e media in genere. Ci aveva visto lungo, e a dargli ragione, purtroppo, sono stati spesso i figli del mondo: chi ha influenzato per decenni la scuola, il cinema, le arti in Italia, per esempio?
3. UNA RIVISTA
L'arma principale diventerà una rivista, Il Cavaliere dell'Immacolata, lanciata nel 1922, destinata all'evangelizzazione in tutte le nazioni, raggiunse in breve tempo un milione di abbonati. Un secolo fa; ed è pubblicata tuttora. L'ambizione del santo era di "fasciare il mondo intero di stampa cristiana". Ancora una volta, a vedere come sono andate finora le cose, sembrerebbe che l'idea sia stata rubata dall'esercito nemico, purtroppo animato da un certo instancabile zelo. Ma san Massimiliano non aveva dubbi sulla qualità del suo condottiero, Maria e certamente non avrebbe ceduto allo scoraggiamento. Noi stessi, come altre testate cattoliche, siamo arruolati nelle stesse fila e cerchiamo di garantire una stampa di qualità, fedele al magistero, a servizio della Chiesa (qui per abbonarsi).
4. RADICALE, ANCHE NELLA MISERICORDIA
L'amore per il prossimo e lo zelo per Maria lo animavano in modo bruciante, tutto il suo ingegno, le sue energie e la sua creatività erano spese per immaginare, addirittura escogitare modi per raggiungere tutti e portarli a Cristo e alla vera fede. Chi è ancora lontano da Cristo, anche se non lo sa, soffre e ha bisogno che il Vangelo lo raggiunga, prima o meglio di altre voci. Così sintetizza in un lungo articolo a lui dedicato anche il sito Religion ed Libertad:
"Il primo passo per raggiungere questo obiettivo è boicottare completamente la cattiva stampa; poi, sostenere la buona stampa", formando scrittori, creando pubblicazioni, biblioteche, sale di lettura e rivolgendosi anche a coloro che non erano cattolici. Contro il materialismo e l'indifferenza religiosa ogni mezzo è lecito, pensava. Immaginava modi per diffondere il suono e trasferire il più lontano possibile la voce, durante la sua vita si dedicherà principalmente alla stampa e alla radio, ma avrebbe certamente apprezzato e sfruttato social media, podcast, dirette su Youtube, agenti AI...
5. LA VERITA' E' UNA SOLA
Soffriva intensamente nell'assistere allo scivolamento di tanti, persino tra i religiosi e i consacrati, verso un'inclusività irresponsabile secondo la quale, in fondo, ogni religione va bene. La fede cattolica non può essere considerata una tra le tante opzioni tutte ugualmente valide, a che sarebbe valsa allora la Passione di Cristo? "Solo coloro che appartengono alla Chiesa cattolica universale seguono la vera via e hanno la garanzia che, se si impegnano fedelmente per Dio secondo gli insegnamenti della Chiesa, raggiungeranno la felicità eterna, la pace e la serenità terrena".
6. UN PATRONO D'ASSALTO
Oggi, nel celebrare la sua memoria liturgica, godiamo della sua potente intercessione. San Massimiliano Kolbe è patrono dei prigionieri politici, dei tossicodipendenti, delle famiglie e soprattutto dei giornalisti cattolici. Per la nostra rivista che si impegna a fare informazione cattolica da 25 anni è un conforto e un monito ad essere coraggiosi, integri, pieni di carità come era lui al punto che, nel momento supremo, è traboccata nel gesto di offerta della propria vita. Oggi, a 85 anni dalla sua morte, proprio ad Auschwitz si svolgeranno tre processioni, organizzate dalle parrocchie e dai francescani. «"San Massimiliano ci mostra un amore molto costante, costantemente creativo e altruista. Questo è un messaggio speciale che può continuare a ispirarci in tutti gli ambiti della vita", sottolinea Grzegorz Strządała della parrocchia di San Massimiliano».
7. UN FILM D'ANIMAZIONE SU SAN MASSIMILIANO
A dimostrazione che il bene esercitato con coraggio e ingegno è tutt'altro che noioso - non ci caschiamo più nella menzogna dell'inferno pieno di gente interessante e carismatica - sulla storia di san Massimiliano è stato realizzato un film animato, uscito nel 2023 in Messico dal titolo Max and me. Una produzione realizzata con investimenti importanti e con i migliori mezzi disponibili, in perfetto stile Kolbe. La storia finisce proprio con le ultime parole pronunciate in un soffio dal santo che, poco prima di spirare, ricorda al suo aguzzino la sola verità che conta (cercando, fino alla fine, la conversione di tutti, anche del suo carnefice): «Lei non ha capito nulla della vita…l’odio non serve a niente. Solo l’Amore crea!». Più creativo di così.
(Foto Ansa)





