martedì 20 ottobre 2026

Un abbecedario sulla massoneria







L’ABC della Massoneria. Radice, metodi, scopi. E nella Chiesa…



di don Curzio Nitoglia

L’ABC DELLA MASSONERIA

Sulla massoneria molto è stato scritto. Qui mi limito a porgere al lettore una serie di semplici riflessioni sulla natura e sugli scopi della massoneria raccolte in un articolo riassuntivo a mo’ di abbecedario o sillabario di buon senso e senza grandi pretese per rendere la conoscenza della massoneria accessibile a tutti.

La massoneria è una “contro-chiesa”, ossia un’organizzazione che agisce soprattutto contro Dio e la sua Chiesa. Infatti odiando Dio essa odia anche la creazione di Dio e quindi opera per nuocere all’uomo, che è la creatura più nobile del mondo visibile.

Nella massoneria vi è una vera e propria avversione verso l’ordine naturale creato da Dio e quindi il tentativo di sovvertirlo e manipolarlo, creando delle situazioni che portano gli uomini alla disperazione. Per esempio all’uso delle droghe, dell’alcol, della musica sfrenata nelle discoteche e poi allo schianto finale, oppure alla crisi economica che riduce milioni di anziani a dover vivere con una pensione che li mantiene sulla soglia della povertà.

Non ci si deve meravigliare che la massoneria vuole il male dell’uomo. Il problema del male ha sempre inquietato gli spiriti umani, S. Agostino lo ha risolto filosoficamente aiutato dalla Rivelazione, dando del male la giusta definizione come “privazione di bene”. Il male non ha una sua entità, ma è una deficienza di bene. Se esiste il bene esiste anche il male, ossia la sua mancanza. Ora l’artefice del bene è Dio e l’uomo può cooperare con Lui per compiere il bene. Satana o il diavolo è l’artefice principale del male. Gli uomini malvagi si mettono col peccato al servizio del diavolo e cooperano (chi più e chi meno) al male. La massoneria è la setta principale che si pone al servizio del diavolo per nuocere all’uomo in odio a Dio, non potendo raggiungere Dio direttamente cerca di farlo indirettamente, ledendo la sua creatura più amata dopo gli Angeli.

La massoneria è un insieme di realtà deviate, che da sempre agiscono nella storia e si sono organizzate ufficialmente a partire dal 1717 per cercare di controllare e indirizzare verso il male e il Maligno gli eventi della storia umana, provocando contrasti, guerre, crisi finanziarie ed economiche, rivoluzioni sociali sanguinose, errori filosofici ed eresie teologiche.

Queste realtà deviate sono organizzate gerarchicamente e agiscono occultamente negli Stati, attraverso l’alta finanza, l’industria bellica e farmaceutica, la politica, l’informazione pubblica, la cultura controllata, la moda, la musica, la droga e l’esoterismo.

La finalità specifica di queste azioni è la distruzione del Cristianesimo e della Chiesa di Cristo, inglobate nell’odio generico contro Dio e la sua creazione.

Oltre varie cause naturali dei mali che affliggono l’umanità, vi è un ordine prestabilito per creare destabilizzazione, disordine, caos e anarchia nell’umanità. Ecco che inizia a delinearsi la fisionomia della massoneria, senza voler ridurre solo ad essa ogni male.

La massoneria vuole anche distruggere la vera libertà dell’uomo, che è quella di fare il bene ed evitare il male, spingendolo verso quest’ultimo e rendendogli sempre più difficile la pratica del primo.

Siccome “la verità ci farà liberi” la massoneria odia la verità ed è maestra di errore oltre che di empietà. Per mettere in pratica il suo programma la massoneria vuole arrivare ad un’unica dittatura globale, ad un unico governo mondiale, al cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale capace di controllare gli uomini, i popoli, le nazioni e le idee.

Quindi massoneria significa potere assoluto, tirannia universale il quale vorrebbe sorgere sulle ceneri del Cristianesimo, farla finita col regno di Dio e dare inizio al regno dell’uomo, che dovrebbe rimpiazzare Dio stesso.

Vi è anche una massoneria di facciata, quella che si presenta al pubblico come club filantropico e ha delle filiali che non sono esplicitamente massoniche, ma sono l’anticamera della massoneria per reclutare nuovi adepti (Rotary e Lions). Il Rotaract è il movimento giovanile del Rotary International, che riunisce giovani leader impegnati a sviluppare soluzioni innovative alle sfide più pressanti del nostro mondo, attraverso progetti di servizio, iniziative sociali e attività di leadership. Ma dietro la facciata vi sono le “retro-logge” o le “logge-segrete” che dirigono occultamente queste filiali messe su apposta per abbindolare le persone che altrimenti mai si invischierebbero con la setta. ma dietro la facciata vi sono le “retro-logge” o le “logge-segrete” che dirigono occultamente queste filiali messe su apposta per abbindolare le persone che altrimenti mai si invischierebbero con la setta.

I capi delle “retro-logge” sono i registi occulti, i veri alti massoni, che operano e dirigono l’attività essenziale della massoneria per l’edificazione del Nuovo Ordine Mondiale (il Tempio Universale e la Repubblica Universale) e dominare le masse inconsapevoli.

Da queste premesse risulta che l’assetto politico, sociale ed economico del mondo attuale – la cui essenza è il naturalismo, il culto dell’uomo e l’agnosticismo – è diretto dalla massoneria, la quale riesce ad incanalare gli eventi in vista del potere di un piccolo numero di iniziati con la conseguente schiavitù di una moltitudine di persone ignare. Solo gli ingenui possono credere che la storia venga fatta dalle masse e dalle persone comuni che scendono in strada per manifestare o si recano a votare sperando di scegliere chi governerà realmente il Paese.

Il pensiero massonico non resta chiuso nelle logge, ma diventa pratica concreta ed obbligante nella società, mediante le leggi (divorzio, aborto libera droga, matrimoni omosessuali, gender…) che la massoneria impone ai parlamenti, tramite la pressione delle lobby da essa dirette.

La tattica seguìta dalla massoneria per ottenere il suo scopo è quella di infiltrare in ogni istituzione pubblica, politica, religiosa, militare, giudiziaria, medica i suoi membri, che precedentemente ha osservato, scelto e reclutato per farli lavorare secondo il suo progetto, il quale è la visione relativista e soggettivista della realtà con la conseguente parità ecumenista di tutte le religioni, che segna la fine di esse e specialmente danneggia quella cattolica, la quale è la vera e la non-relativista per eccellenza.

L’unico motivo per cui i massoni propongono il “dialogo” con i cattolici è la speranza di annacquare la loro fede, far accettare loro l’opinionismo relativista e far perdere loro la propria identità, trasbordandoli verso l’ecumenismo e il sincretismo, che mettono sullo stesso piano tutte le credenze religiose, la Vera e le false.

Le tappe principali grazie alle quali si è formato il relativismo soggettivista a livello nazionale e poi universale sono state tre:

1°) Cartesio in filosofia: l’Io pensante crea la realtà;

2°) Lutero in religione: l’individuo ha un rapporto diretto con Dio per cui crede ciò che soggettivamente gli conviene e gli aggrada;

3°) Rousseau in politica: il potere politico può promulgare delle leggi in contrasto con quella naturale e divina purché soddisfino le esigenze dell’uomo.

Da questi tre princìpi ne seguono conseguenze disastrose: dal punto di vista puramente razionale nulla è più certo, ma tutto è relativo e non esistono più verità, ma solo opinioni soggettive e relative. Se nulla è più certo filosoficamente (Cartesio), ne segue che moralmente (Lutero) l’aborto può essere lecito e che politicamente il governo lo dichiari legge civile (Rousseau).

Come si vede si è persa la nozione della realtà oggettiva delle cose, del principio di non-contraddizione (il sì è il sì, il no è il no, il sì non è il no) e della sinderesi morale (il male è il male, il bene è il bene, il male non è il bene, quindi bisogna fare il bene e fuggire il male).

Uno dei caposaldi della massoneria è il culto dell’uomo o la sua deificazione da ottenersi secondo l’insegnamento della gnosi mediante la sola azione umana, tramite pratiche esoteriche che portano l’uomo a farsi Dio; tutto ciò prelude alla liberazione dal giogo del “Dio cattivo”, che sarebbe il Dio personale e trascendente dei cristiani. Ecco la liquidazione del Dio trascendente e la auto-deificazione dell’uomo fine della massoneria.

La gnosi è una conoscenza magica, segreta o esoterica che pretende di essere salvifica o addirittura divinizzante l’uomo, essa è una sorta di iniziazione all’auto-deificazione, ossia un proseguimento della rivolta di Lucifero, che volle farsi come Dio e fu, invece, precipitato all’inferno, ma continuò a tentare di orgoglio e di rivolta gli uomini come fece nel paradiso terrestre con Eva e Adamo: “eritis sicut dii / sarete come Dei”.

La setta massonica si serve di due tappe: solve et coagula (dissolvi e riunisci): prima fa il vuoto, corrodendo e corrompendo tutto ciò che è secondo l’ordine naturale e il piano di Dio, e poi riunifica, sotto una tirannia totalitaria o una dittatura globale, tutto il mondo che è stato reso una tabula rasa e un disordine innaturale panteistico e gnostico ed è pronto per essere dominato mediante le alte logge, con l’instaurazione del Mondialismo, della Globalizzazione e del Nuovo Ordine Mondiale.

Oggi (Concilio Vaticano II e Novus Ordo Missae) in ambiente cattolico la massoneria, dopo aver messo il disordine ed aver sparso il caos quasi dappertutto, cerca di instaurare un ambiente culturale/spirituale che è una vera e propria parodia del sacro, una sorta di spiritualità alla rovescia.

Sta per nascere una nuova religione per le masse, una religione evidentemente anticristiana e anticristica, nutrita di naturalismo e sdoganata da Dio. Più che di ateismo si tratta di satanismo o “religione” del demonio.

In parole povere questa è la natura ed il fine della massoneria.






«La famiglia tradizionale non è mai esistita». Caro Elio Germano, sbagli di grosso



Elio Germano|Imagoeconomica


In un’intervista a “Repubblica”, l’attore Elio Germano sposa una tesi smentita da fior di riscontri


LA SPARATA



Paola Belletti, 20 Ottobre 2026 

Avrà fatto un corso sull'assertività? Chissà a quale slide, Gemini generated, veniva detto di affermare come verità assodata una mera ipotesi senza sentirsi in dovere di dimostrarla o almeno citare a sostegno qualche fonte che non fosse la sua personale sicumera. Tant'è: Elio Germano, attore e regista italiano, ha appena presentato alla festa del cinema di Roma l'ultima fatica di Daniele Lucchetti ,"Noi, un po' meglio". Nella commedia interpreta Simone, vigile del fuoco, che in coppia con Lucia, infermiera, si imbarca nell'ardua impresa di un'adozione internazionale, nel loro caso dall'Olanda. Ne ha parlato nell'intervista a Repubblica di ieri dove alla seconda domanda, che domanda non è ma assist ideologico, ci fa dono della sua visione: «Il concetto di famiglia oggi è molto ideologizzato. La vostra coppia cerca di costruirne una a modo suo». «La famiglia tradizionale è una narrazione che è stata creata in qualche maniera e poi imposta, ma non esiste nella pratica e non è mai esistita, neanche nel tempo».

Ah. Appuntiamocelo mentre peschiamo dalla memoria che certamente Google modalità AI soccorre per ricordare alcune gigantesche evidenze storiche e antropologiche. Quelle che serenamente restano tali anche dopo i red carpet apodittici dei nostri attori. Innanzitutto la definizione precisa di quella che Germano chiama famiglia tradizionale è in realtà "famiglia naturale"; una realtà che si riscontra in modo continuo e statisticamente rilevante in centinaia di civiltà umane e in un arco di svariati millenni. Naturale significa che precede i costrutti culturali, non certo che li escluda perché anzi li modella, né che esista come idea platonica nell'iperuranio.

Autori come Lévi-Strauss (1967), G.P. Murdock (1968), R.N. Anshen (1974), J. Askhain (1984), tutti studiosi laici, affermano non solo l'esistenza di questa realtà, che chiamano però "famiglia nucleare", composta da padre, madre e figli, ma anche la sua universalità. Lo dicono a fronte di osservazioni antropologiche senza alcun riferimento alla fede cattolica. Ciò che emerge dai loro studi è che esiste un nucleo originale simile, presente in 250 civiltà, in ogni epoca fino ad ora studiata. Forse l'inciampo si trova nel termine natura o naturale, che fa pensare a qualcosa che la sola biologia corporea impone, come l'istinto mirabile delle api le porta ad organizzarsi in alveari. Non si tratta di pura spinta biologica perché l'uomo non è solo biologia, anche se quella c'è e chiede spesso il conto.

Per questo val la pena una piccola digressione: la coprotagonista del film, Maria Chiara Giannetta, parlando in conferenza stampa del film, disponibile su Netflix dal 29 ottobre, spiega come le ragazze oggi possano e debbano dire con più coraggio e libertà che non è obbligatorio volere figli, né farli entro una certa età, come la società è stata abituata a dire fino ad ora.

Verissima la prima: non è obbligatorio volere figli e il proprio valore non è affatto intaccato dal diventare o meno madri, anche se non ha senso farne una bandiera di identità. Perché spesso, come le bandiere, questi desideri cambiano direzione e forma e allora la seconda affermazione, che sia la società a imporre alle donne di diventare madri entro un certo limite, si mostra in tutto il suo inganno. Non è la società a imporre limit arbitrari, è la natura, e non sono così arbitrari. Ce lo aveva ricordato, fuori da ogni sospetto, Silvia Salis parlando del suo ultimo libro, E' già domani, salvo poi promuovere social freezing e fecondazione extracorporea come soluzioni al "problema".

La soluzione della famiglia nucleare, quella fatta di padre, madre e figli, ha conosciuto adattamenti, varianti e mimetizzazioni ma esiste e ha un valore che non è solo funzionale e pratico. "Fornisce" servizi, ma non è sostituibile da nessun altro "soggetto erogatore". Come dice il sociologo Piepaolo Donati nel suo La famiglia nella società relazionale essa non è rifugio privato o fornitore di prestazioni utili all'individuo e alla società, ma consiste in sé stessa come soggetto da cui certo scaturiscono beni che vanno a vantaggio di tutti e che nessun altro aggregato è in grado di offrire. Che il nucleo originale della famiglia abbia una sua universalità non significa però che si esprima in modo identico sempre e ovunque. Forse è pensando a questo che Elio Germano si è confuso? Gli va riconosciuto almeno il beneficio del dubbio. 


(Foto: Imagoeconomica)





Cristiani a Vienna: parrocchie sempre più in difficoltà






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by Aldo Maria Valli



Vienna. Giovani interrompono la messa gridando “Allah Akbar”


In una chiesa di Vienna alcuni giovani hanno interrotto una santa messa gridando “Allah Akbar”. Il fatto, risalente al 6 ottobre, è avvenuto in una chiesa parrocchiale nella zona Ovest della capitale austriaca.

Il parroco ha dichiarato al quotidiano austriaco “Die Presse” di essere preoccupato per l’accaduto e di non voler rivelare l’ubicazione esatta della chiesa per non attirare altri potenziali disturbatori. Ha raccontato di aver sentito forti risate e rumore provenire dal fondo della chiesa, poi il grido “Allah Akbar” che si è propagato in tutto l’edificio. Ha stimato che i responsabili avessero circa 14 o 15 anni e fossero di etnia araba. Il gruppo di adolescenti si è dileguato rapidamente dopo aver interrotto la funzione religiosa.

“Non ho mai vissuto niente del genere prima d’ora. E sono qui da vent’anni”, ha detto il sacerdote.

Il parroco ha sottolineato che, nonostante il trambusto, in nessun momento c’è stata una vera minaccia. “Non c’è stato alcun pericolo. Voglio che sia chiaro: niente di minaccioso. Probabilmente è stata solo esuberanza giovanile”. Il sacerdote ha precisato di non aver sporto denuncia alla polizia e ha detto di aver parlato con un parroco di un altro quartiere di Vienna, il quale gli ha riferito che episodi simili si verificano regolarmente nella sua parrocchia.

Il parroco ha espresso sorpresa circa l’accaduto, dato che la sua parrocchia sostiene gli immigrati musulmani dal 2015. La parrocchia li ha aiutati a trovare un alloggio, a tenere i rapporti con gli enti governativi e a frequentare corsi di lingua tedesca.

Come molte altre città dell’Europa occidentale, Vienna ha assistito a un massiccio afflusso di immigrati musulmani, soprattutto a partire dalla crisi migratoria del 2015. Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) a Vienna è di fede musulmana, la religione più diffusa in questa fascia d’età. I ​​cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.

Alcuni mesi fa, secondo notizie di stampa, uno studente di quinta elementare di Vienna, in una classe in cui la maggior parte degli alunni è musulmana, è stato vittima di bullismo: i suoi compagni lo hanno chiamato “maiale” perché unico cristiano.

Nella scuola – non nominata per tutelare insegnanti e alunni – il 99% degli studenti proviene da famiglie di immigrati. La maggior parte parla turco o arabo e l’Islam è la religione predominante (60% degli iscritti).

Dei 390 studenti, metà proviene da famiglie che, secondo quanto riferito, dipendono dall’assistenza sociale statale o hanno redditi ben al di sotto della soglia di povertà.

Un’assistente sociale ha spiegato che nella scuola i problemi sono così gravi da “rendere spesso difficile il normale svolgimento delle lezioni”. Gli studenti sono assenti per settimane e la scuola non riesce a contattare né loro né i genitori. Alcuni studenti, coinvolti in rapine e reati legati alla droga, hanno già conosciuto il carcere. Ripetuti gli episodi di violenza.

lifesitenews







La lezione di padre Patricio Alfredo, ucciso da una croce durante la Messa



(Uno4Tv, YouTube/AI)

Una tragica beffa, hanno pensato in tanti. Eppure, in realtà, anche questo evento ci chiama a conversione

Il senso di una morte


Antonello Iapicca, 20 Ottobre 2026 

Chissà quanti lo hanno pensato: una tragica beffa. Un sacerdote celebra la Messa e una croce di legno, alle sue spalle, gli cade addosso e lo uccide. Il segno della nostra salvezza colpisce a morte un ministro di Cristo mentre celebra l’Eucaristia. Su questa vicenda – che ha avuto come protagonista e vittima padre Patricio Alfredo Sànchez Molinari, sacerdote redentorista di 53 anni a Guayaquil, in Ecuador - si moltiplicano i commenti, spesso teologicamente impeccabili. Eppure resta una domanda piantata nella mente come una freccia incandescente: ma Dio dov’è? Un prete ucciso da una croce durante la Messa.

Si può immaginare uno scandalo più feroce? Siamo sinceri. Possiamo dire che i disegni di Dio sono misteriosi e abbandonarci alla Sua volontà. Tutto vero. Ma le parole consolatorie rischiano di scivolare sulla superficie, senza raggiungere la ferita. Perché questa morte ci mette davanti qualcosa che ci terrorizza: lo svelamento improvviso, brutale, della nostra vulnerabilità. È questo che ci scandalizza: siamo vulnerabili, sempre, ovunque. Perfino in chiesa, sull’altare, nel momento più santo della vita cristiana. E proprio questo non lo sopportiamo.

Accettiamo a parole di essere fragili, ma in quanto cristiani ci sembra di avere diritto a una protezione speciale. Come se, servendo Dio, pregando, celebrando i Sacramenti, ci fosse dovuta una certa invulnerabilità. Come se Dio dovesse garantirci che almeno nelle cose sante, almeno durante la Messa, nulla possa accaderci. E questo significa nel matrimonio, nel lavoro, nelle amicizie, in tutto quello che di noi è più santo, intimo, importante. L’idea che un cristiano possa essere ucciso proprio da una croce, nel luogo in cui annuncia la vittoria sulla morte, ci appare inaccettabile. Che si possa morire interiormente proprio in quella che appare la volontà santa di Dio, magari per il tradimento del marito, un figlio che si perde, un lutto prematuro. Questo evento manda in frantumi l’immagine rassicurante di Dio che ci siamo costruiti.

Allora, in quale Dio crediamo? Nel Dio rivelato in Cristo, oppure in un dio che deve proteggere i nostri progetti e premiare la nostra religiosità? Dietro tante spiegazioni affiora una fede ancora infantile, sentimentale, spesso volontarista. Facciamo cose per Dio e, in fondo, ci aspettiamo che Lui ci risparmi l’imprevisto, il dolore, l’assurdo. Quando la realtà disobbedisce al nostro copione, ci scandalizziamo. Sarebbe presuntuoso spiegare perché quel sacerdote sia morto così, attribuendo a Dio intenzioni che ignoriamo. Ma sarebbe altrettanto comodo sottrarci alla domanda che questo fatto ci pone. Preti, suore, sposi, padri, madri: su che cosa poggia davvero la nostra fede? Sul Dio vivo, che ci ama anche quando tutto sembra contraddirlo, oppure sull’immagine rassicurante che ci siamo costruiti?

Ma guardiamo Cristo crocifisso. Vediamo il dolore, l’amore, il perdono, il sacrificio per i nostri peccati. Tutto vero. Eppure rischiamo di sorvolare proprio sull’evidenza più sconvolgente: Gesù si è fatto totalmente vulnerabile. Il Figlio di Dio, consegnato dal Padre, si è consegnato nudo alla storia, agli eventi, agli aguzzini. Nel Getsemani ha conosciuto paura e angoscia. Ha abbracciato la volontà del Padre sino alla morte. E proprio così ci ha salvati. La Croce rivela un Dio che entra nella nostra vulnerabilità per unirci a Sé e farci vivere la vulnerabilità con dentro già la vita eterna. Non un dio che ci mette al riparo dalla vita.

Noi riempiamo agende, programmiamo ogni minuto, affidiamo perfino all’intelligenza artificiale l’organizzazione della nostra vita. Ci illudiamo di governare tutto, mentre non controlliamo neanche un secondo della nostra vita, né quella delle persone che amiamo. È questo che ci spaventa. La Lettera agli Ebrei parla di quanti, «per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita» (Eb 2,15). Cristo ha assunto fino in fondo questa nostra condizione e, morendo e risorgendo, ci ha liberati da quella schiavitù. Siamo creature, fragili e libere, vasi di creta che portano un tesoro immenso. Cristo ci permette di vivere questa fragilità senza esserne divorati, perché in Lui abbiamo già tutto. Anche ciò che appare assurdo può diventare, con Lui, una Pasqua.

Quel sacerdote, proprio mentre celebrava l’Eucaristia, è stato raggiunto dalla morte nel modo più impensabile. Lì, dove il Cielo è già presente e Cristo dona la Sua vita, ci è stata messa davanti la verità della nostra condizione. Ogni istante può essere il passaggio da questo mondo al Padre. Con Lui possiamo attraversare anche ciò che appare assurdo senza perdere tutto, perché in Lui abbiamo già tutto. Questo evento ci chiama a conversione: a lasciar cadere la pretesa di essere invulnerabili, ad accogliere Cristo e a vivere con Lui anche l’assurdo. Nudi, poveri, fragili, mendicanti. Proprio così possiamo accogliere senza riserve Colui che viene a riempire, compiere e salvare la nostra vita 


(Foto: screenshot, Uno4Tv, YouTube/AI)







lunedì 19 ottobre 2026

Si può pretendere di ottenere la pace a prezzo della verità?




Chiesa in uscita (di testa) / 63

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by Aldo Maria Valli 19 ott 2026

Il cardinale George Jacob Koovakad, responsabile del Dicastero per il dialogo interreligioso, in un discorso tenuto alla Pontificia Università Antonianum di Roma ha detto che l’incontro di preghiera di Assisi del 1988 «è entrato a far parte dell’insegnamento ordinario del Magistero». Quindi «non è più solo un evento da ricordare: è un criterio per leggere il presente».

Capito? Un incontro oggettivamente sincretista, che ha messo sullo stesso piano la religione cattolica con le eresie cristiane e le false religioni, diventa magistero ordinario della Chiesa.

La scusa è sempre la solita: la pace. Ma come si può pretendere di ottenere la pace a prezzo della verità?

Anche la precisazione è sempre la solita: ad Assisi ogni fede ha pregato secondo le proprie usanze, senza mescolamenti. D’accordo, ma il tutto fu promosso da un papa, che così trasmise il messaggio secondo cui tutte le forme di culto hanno lo stesso valore e la stessa legittimità.

La formula usata dal cardinale è stata «ognuno fedele alla propria tradizione, tutti di fronte al Mistero» e qui si nota la tipica ambiguità modernista, che ricorre alla categoria del «Mistero», come altre volte fa con lo «Spirito», per confondere le acque.

In questo modo, ecco che un cardinale di curia parla come un Osho qualunque, come un qualsiasi rappresentante della New Age e dell’«illuminazione spirituale».

Rivelatore quanto il cardinale ha detto sui preparativi di Assisi 1986: «Roma fu giudicata inadatta perché troppo strettamente identificata con il cattolicesimo». C’è da aggiungere altro?

E da lì, da Assisi, il progetto della Religione Mondiale Unificata, tanto caro alle massonerie di ogni ordine, grado e aspetto, e nutrito dalla dichiarazione conciliare «Nostra aetate», ha spiccato il volo, fino alla dichiarazione di Abu Dhabi sulla Fraternità umana del 2019, all’enciclica «Fratelli tutti» del 2020 e alla «Magnifica humanitas» che invoca esplicitamente lo «spirito di Assisi».

Il cardinale Koovakad ha dichiarato: «Ciascuno nella propria lingua, tutti insieme per la pace: questa è la logica della Pentecoste».

Ci sarebbe una piccola nota a margine: con l’effusione dello Spirito Santo nacque la Chiesa cattolica. Fu esattamente il contrario di un incontro interreligioso.






Cattolici in aumento in tutti i continenti. Boom in Africa



Per la Giornata Missionaria Mondiale, l'agenzia di stampa Fides ha pubblicato tutte le statistiche sulla Chiesa. Cattolici in aumento in tutti i continenti. Al 30 giugno 2024 i cattolici erano 1.422.144.000, un aumento di quasi 17 milioni sul 2023. In Africa si registra l'incremento maggiore.

Annuario Statistico della Chiesa


Anna Bono, 19-10-2026

In occasione della centesima Giornata Missionaria Mondiale, celebrata il 18 ottobre 2026 e che ha avuto per tema Uno in Cristo, uniti nella missione, l’agenzia di stampa Fides come di consueto ha diffuso un dossier aggiornato sulle statistiche della Chiesa Cattolica.

Il documento, curato da Luca Mainoldi, raccoglie e analizza i dati riportati nell’ultimo Annuario Statistico della Chiesa e li compara con quelli dell’edizione precedente: per quanto riguarda popolazione e battezzati i dati sono stati rilevati al 30 giugno 2024; tutti gli altri, al 31 dicembre 2024. Come le edizioni precedenti, il dossier illustra la presenza cattolica complessiva e nei vari continenti, le strutture pastorali, le attività educative, sanitarie e assistenziali.

Al 30 giugno 2024 i cattolici erano 1.422.144.000 su una popolazione mondiale di quasi otto miliardi (80,99 milioni in più che il 30 giugno 2023). L’aumento è di 16,69 milioni al quale però corrisponde una percentuale invariata rispetto agli abitanti del pianeta, pari, come nel 2023, al 17,8% del totale. L’incremento si è verificato in tutti i continenti, con la crescita più consistente in Africa (+7,58 milioni), seguita dall’America (+6,99 milioni), dall’Asia (+969.000), dall’Europa (+911.000) e, ultima, dall’Oceania (+239.000).

L’America si conferma il continente con il maggior numero di cattolici: 678.869.000, pari al 64% della sua popolazione. Seguono l’Africa, con 288.312.000, pari al 19,9%, l’Europa con 287.240.000, pari al 39,7%; l’Asia con 156.166.000, pari al 3,3%: l’Oceania con 11.557, pari al 25,9%.

Un dato utile per meglio valutare gli incrementi registrati è la variazione della popolazione in ogni continente nel periodo considerato. In tutti i continenti gli abitanti sono aumentati, ma con numeri molto diversi: Africa +34.659.000; Asia +31.370.000; America +13.878.000; Oceania +949.000; Europa +134.000.

Una buona notizia è che, per la prima volta in cinque anni, il numero dei sacerdoti, seppure di poco, è aumentato: sono 425 in più rispetto alla rilevazione precedente, per un totale di 407.421. Come spiega il dossier, il saldo positivo si deve agli aumenti in Africa (+1.676), in Asia (+1.065) e in America (+199). Quest’ultimo continente passa da un calo nel 2023 a un incremento. In totale sono 2.940 nuovi sacerdoti che compensano le diminuzioni negli altri continenti: in Oceania (-32) e in Europa (-2.483). Nel dettaglio, i sacerdoti diocesani raggiungono il numero di 279.238 (+496) mentre i sacerdoti religiosi scendono a 128.183: 71 in meno. È aumentato, di 95 unità, anche il numero dei vescovi, che sale a 5.525, 4.365 diocesani e 1.160 religiosi; e quello, +669, dei diaconi permanenti, 52.102, che si deve soprattutto all’America (+424) e all’Europa (+236).

Nonostante l’aumento del clero, è salito il numero medio di cattolici per sacerdote: 3.491. vale a dire 38 in più che in precedenza. Ad aumentare è stato il numero di fedeli per sacerdote in America (+50), Europa (+36) e Oceania (+73), leggermente diminuito invece in Africa e in Asia: meno 17 in entrambi i continenti. Mentre crescono i sacerdoti, diminuiscono religiose, religiosi, seminaristi maggiori e seminaristi minori. Le religiose sono 580.131, con una flessione pari a 9.292. Solo in Africa risultano aumentate (+2.190). Il calo maggiore si è verificato in Europa (-6.473), seguita da America (-4.432), Asia (-320) e Oceania (-257). I religiosi non sacerdoti sono 48.511 (-237): aumentano solo in Africa (+97) e in Asia (+208), mentre sono diminuiti in Europa (-346), in America (-137) e in Oceania (-59).

I seminaristi maggiori scendono a 103.604 (-2.891). L’aumento in Africa (+786) non compensa i cali negli altri continenti: Asia (-2.733), l’Europa (-701), l’America (-227) e l’Oceania (-16). I seminaristi minori scendono a 94.041 (-980): in crescita in Africa (+132) e Oceania (+20), diminuiti in Europa (-872), Asia (-182) e America (-78).

Un consistente aumento si è registrato invece nei missionari laici che sono 463.079, 18.473 in più rispetto al 2023: sono diminuiti in Asia (-2.569) e in Europa (-88), in controtendenza rispetto alla rilevazione precedente, ma sono aumentati in Oceania (+60), in Africa (+578) e soprattutto in America (+20.492).

Infine, i catechisti sono aumentati di 22.370 unità il che li ha portati a raggiungere la quota di 2.889.336: 206 in meno in Africa, 7.603 in meno in Europa, ma in più in Asia (+13.616), in America (+16.515) e in Oceania (+48).

Le circoscrizioni ecclesiastiche sono 3.047 (+6). Le stazioni missionarie sono 111.602. Quelle con un sacerdote residente sono solo 4.187, ma sono 987 in più rispetto al 2023. Quelle senza sacerdote residente sono 107.415, 12.162 in meno rispetto all’anno precedente.

Un capitolo importante del dossier riguarda le attività svolte dalla Chiesa in campo educativo, sanitario e assistenziale. La Chiesa sostiene nel mondo 75.448 scuole materne, frequentate da 7.480.373 alunni; 103.666 scuole primarie, con 36.314.935 alunni; e 51.810 scuole secondarie, con 20.340.808 alunni. A questi si aggiungono 2.685.027 studenti negli istituti superiori e 4.091.087 negli istituti universitari afferenti alla Chiesa cattolica. Rispetto alla rilevazione precedente aumentano le scuole materne, ma diminuiscono i loro alunni; crescono invece sia gli istituti sia gli alunni della scuola primaria. Nella scuola secondaria si riducono entrambi. L’Africa accoglie il maggior numero di alunni delle scuole primarie cattoliche, con 21.292.853 iscritti.

Gli istituti sanitari, di beneficenza e assistenza sono complessivamente 101.110. Comprendono 5.397 ospedali, 13.646 dispensari, 468 lebbrosari, 16.263 case per anziani, malati cronici e disabili, 8.138 orfanotrofi, 10.352 nurseries, 10.624 consultori matrimoniali, 3.194 centri di educazione o rieducazione sociale e 33.028 istituzioni di altro tipo.









domenica 18 ottobre 2026

Rileggere Dante per scoprire che l’uomo medievale era ben più lucido di noi in campo teologico e morale




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by Aldo Maria Valli 18 ott 2026




di Carlo Foresti

Ogni tanto amo riprendere in mano le opere di Dante e immergermi nella loro lettura, trovandovi ogni volta una profondità, un rigore teologico e una freschezza di giudizio che non smettono mai di interpellarmi.

Sia chiaro fin da subito, a scanso di ogni equivoco, che le considerazioni ed esegesi che mi appresto a condividere sono interamente farina del mio sacco: nascono dalla riflessione personale di un uomo e di un credente che legge e medita il Sommo Poeta, e non sono certo giudizi di uno specialista o di uno studioso della materia dantesca. Chiedo pertanto che queste mie note vengano accolte per quello che sono: materia semplice, forse ancora grossolana e da sgrezzare, ma dettata da una genuina passione per la verità.

Rileggendo in questi giorni il Canto XIX dell’Inferno, mi sono fermato a meditare sulla sacra indignazione con cui Dante affronta la piaga della simonia e della compravendita del sacro.

Prima di considerare la terribile pena che il Poeta destina a papa Niccolò III Orsini, nel fondo della terza bolgia dell’ottavo cerchio, occorre comprendere perché egli lo ritenesse a tutti gli effetti un simoniaco della più laida specie.

Giovanni Gaetano Orsini, giunto al supremo ministero ecclesiastico, non usò la dignità vicariale per pascere con sobrietà il gregge di Cristo, ma si macchiò di un cinico ed esasperato nepotismo, piegando l’autorità spirituale e le rendite della Chiesa all’arricchimento e all’elevazione sociale della propria consorteria familiare. È lo stesso pontefice dannato ad ammetterlo con una spietata trasparenza nel dialogo con Dante:

«… sappi ch’i’ fui vestito del gran manto;

e veramente fui figliuol de l’orsa,

cupido sì per avanzar li orsatti,

che sù l’avere e qui me misi in borsa».

La colpa profonda di Niccolò III e dei suoi pari risiede nell’aver preteso di barattare con oro e argento le cose di Dio e i doni dello Spirito Santo, i quali sono di una natura intrinsecamente sacra e spirituale che in alcun modo può essere paragonata, ridotta o svenduta tamquam venalia.

Da questa perversione morale discende il geniale e implacabile triplice contrappasso che Dante escogita appositamente per i simoniaci: un unicum strutturale e simbolico per il quale – per quanto mi consta – non ho trovato nulla di simile in tutta la Commedia. Innanzitutto la posizione: i dannati sono conficcati nella roccia a testa in giù, a raffigurare il rovesciamento della legge divina compiuto in vita, avendo posposto il Cielo alla terra. In secondo luogo l’imborsamento: come in terra si sono affannati a stipare monete nella borsa, così nell’oltretomba sono essi stessi imborsati e stipati nelle cavità della pietra materiale. Infine, il fuoco che lecca le piante dei piedi: una parodia sacrilega della Pentecoste, dove chi ha calpestato i doni dello Spirito Santo riceve una fiamma che brucia dal basso sui piedi, tormentando anziché illuminare.

Nel suo fiero rimprovero al papa così capovolto, Dante richiama con forza la purezza e la gratuità delle origini evangeliche, ricordando che Nostro Signore non pretese ricchezze da Pietro per affidargli le chiavi del Regno, né gli pose condizioni materiali, citando espressamente l’essenza del mandato apostolico:

«Deh, or mi dì: quanto tesoro volle

Nostro Segnore in prima da san Pietro

ch’ei ponesse le chiavi in sua balìa?

Certo non chiese se non “Viemmi retro”».

Ma questa pagina dantesca deve servire a noi oggi come una feconda rampa di lancio per una riflessione di più ampio respiro: forse è giunto davvero il momento di guardare con maggiore simpatia e rispetto al Medioevo e ai suoi uomini. Un’epoca che la storiografia moderna ha spesso riduttivamente bollato come oscura, e che invece possedeva una lucidità teologica e una maturità di giudizio morale straordinarie.

Gli uomini del Medioevo, e Dante in primis, sapevano compiere con naturalezza una distinzione fondamentale che nel nostro tempo appare tragicamente smarrita: la distinzione chiara e netta tra Pietro come istituzione divina – il papato, le somme chiavi, la Sposa di Cristo – e l’uomo concreto che in un determinato momento storico si trova a reggere il Santo Soglio.

Dante, infatti, mentre flagella con parole di fuoco i peccati personali e le deviazioni politiche di Niccolò III, non esita un solo istante a piegarsi dinanzi alla dignità dell’ufficio supremo, affermando:

«E se non fosse ch’ancor lo mi vieta

la reverenza de le somme chiavi

che tu tenesti ne la vita lieta,

io userei parole ancor più gravi».

Questo equilibrio perfetto permetteva ai cattolici medievali di denunciare e combattere con fermezza le miserie e la corruzione degli uomini di Chiesa senza mai cadere nella tentazione dello scisma, dell’amarezza sconsacrante o del disprezzo per la Sede Apostolica.

Riscoprire e fare nostro questo sguardo medievale significa ritrovare la capacità di amare incondizionatamente il Papato nella sua sacra istituzione, senza per questo dover essere ciechi o complici dinanzi alle debolezze di chi lo impersona.



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Nell’immagine: ritratto di Niccolò III, affresco nella chiesa di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum, Roma.