domenica 20 settembre 2026

La Salette con Leone XIV le donne e la Francia




sabato 19 settembre 2026






Nella traduzione di Chiesa e postconcilio da Fecondité.org. Precedente qui. Ricordiamo che nel lontano 1871 San Giovanni Bosco, uno dei più grandi Santi di Nostra Madre Chiesa, scrisse: “Apparizione della Beata Vergine sulla montagna di La Salette con altri fatti prodigiosi raccolti da pubblici documenti”. Alcuni altri precedenti sulla Francia a partire da qui.




Gabrielle Vialla, 19 set 2026

Centottant'anni fa, il 19 settembre, a La Salette, tra le nostre montagne, due bambini, Mélanie e Maximin, incontrarono una donna in lacrime. Una madre che invocava il ritorno al Figlio, la vita secondo i comandamenti di Dio, la scelta della castità per il bene della Chiesa.

Presto il nostro buon Papa Leone verrà in Francia. È da Giovanni Paolo II, che un papa non visita la Francia, onora Maria nelle nostre cattedrali e nel santuario di Lourdes. Viene come un pellegrino, ricordandoci di essere "solo di passaggio", per far amare Maria e la Chiesa.

Maria e la Chiesa. È un programma magnifico, ma che resta comunque impegnativo.

Quanti cattolici, se tornassero al V secolo, sarebbero tentati oggi di diventare discepoli di Nestorio? Per quest'ultimo, il fatto che Maria fosse la madre di Cristo uomo era già più che sufficiente.

Eppure, al Concilio di Efeso del 431, la Chiesa confessò solennemente Maria come Theotokos, Maria, Madre di Dio. E il magnifico anniversario universale di questo dogma mariano ricorrerà tra cinque anni. C'è molto lavoro da fare da qui ad allora per riscoprire la devozione mariana negli scritti dei Padri della Chiesa, per comprendere il significato di queste parole che ripetiamo nell'Ave Maria.

Sì, provo tristezza per certe discussioni, per certe "soluzioni" sul ruolo delle donne nella Chiesa, o per quelli che, in modo improprio, chiamiamo abusi, quando il più delle volte sono gli scandali per cui Maria piange.

A La Salette, Maria piange. Maria piange molto. Mélanie e Maximin pregano e a malapena; conoscono la fede della Chiesa.

Ancora oggi, molti cristiani battezzati sono come loro, presi dalle proprie preoccupazioni e dalla propria vita. Quanti sanno che per la Chiesa la differenza sessuale è bella, vocazionale e non gerarchica (ridotta alla vicinanza all'altare)? Quanti sanno che il più piccolo, il bambino non ancora nato, il più ferito, il più vulnerabile, il morente... è, per Cristo, il più grande? Che tutto ciò ci incoraggi!

Con il Papa, affidiamo a Maria la nostra patria, i nostri pastori, noi stessi, affinché non abbiamo più timore di essere semplici strumenti, messaggeri liberi. Crediamo che la Madonna ci concederà un rinnovamento della teologia della donna, che donerà la sua presenza attiva a coloro che lottano "per la vita", la sua presenza consolatrice agli afflitti.






Leone XIV sta perdendo l’occasione di sanare le ferite dei cattolici tradizionalisti?




Nessuna risposta alla richiesta d’udienza per il pellegrinaggio Ad Petri Sedem, mentre crescono i dubbi sulla reale apertura sinodale verso i fedeli del vetus ordo.


Pubblicato 20 settembre 2026


di Edward Pentin

Papa Leone XIV sta forse perdendo un’occasione per sanare le ferite provate dai cattolici tradizionalisti, non incontrando una loro nutrita rappresentanza il mese prossimo?

Finora il Santo Padre non ha risposto alla richiesta di udienza papale avanzata dai responsabili di un pellegrinaggio annuale di cattolici tradizionalisti a Roma — nonostante la domanda sia stata presentata nove mesi fa e il Papa stesso avesse affermato, lo scorso anno, di voler incontrare tali realtà.

Gli organizzatori del pellegrinaggio Ad Petri Sedem, in programma dal 23 al 25 ottobre e composto in gran parte da laici, avevano sollecitato l’udienza papale tramite una lettera firmata da due membri laici dell’organizzazione e consegnata personalmente dal vescovo Athanasius Schneider in occasione del suo incontro con papa Leone in Vaticano lo scorso dicembre.

Nella stessa lettera si domandava inoltre il permesso di celebrare una Messa pontificale all’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro, come già avvenuto in diversi anni passati e durante l’edizione dell’anno scorso, svoltasi durante l’anno giubilare e celebrata dal cardinale Raymond Burke.

Il pellegrinaggio è coordinato dal Coetus Internationalis, una federazione che raggruppa 33 associazioni cattoliche tradizionaliste da tutto il mondo. L’anno scorso, l’incontro annuale di tre giorni ha visto la partecipazione stimata di 3.000 fedeli.

Dopo reiterate richieste per ottenere un riscontro definitivo, il 7 agosto la Segreteria di Stato ha negato l’autorizzazione a celebrare la Messa pontificale nella Basilica di San Pietro. La funzione si terrà invece nella Basilica di Santa Maria Maggiore il 24 ottobre, con il vescovo Athanasius Schneider come celebrante.

Gli organizzatori hanno espresso la loro «profonda gratitudine» al cardinale Rolandas Makrickas, arciprete di Santa Maria Maggiore, per aver concesso l’uso della basilica per la celebrazione.

Nessuna motivazione ufficiale è stata fornita per la decisione vaticana. I pellegrini entreranno comunque insieme in processione nella Basilica di San Pietro quel giorno per venerare le reliquie dell’Apostolo Pietro e raccogliersi in un momento di preghiera.

A ciò si aggiunge ora la mancata risposta alla richiesta di udienza papale, sebbene non risultino impegni pubblici del Pontefice nei giorni del pellegrinaggio, ad eccezione della recita dell’Angelus il 25 ottobre.

Questo silenzio sorprende in modo particolare i cattolici tradizionalisti, data la disponibilità dichiarata dal Santo Padre di voler approfondire la loro conoscenza.

In un’intervista rilasciata alla vaticanista Elise Ann Allen e pubblicata un anno fa, papa Leone aveva affermato di non aver ancora avuto l’opportunità «di sedersi davvero a parlare con un gruppo di persone che sostengono il rito tridentino». E aveva aggiunto: «Ci sarà presto un’opportunità, e sono certo che non mancheranno le occasioni». Aveva poi ipotizzato che la questione potesse essere affrontata attraverso un percorso sinodale: «È un tema su cui penso che, magari proprio grazie alla sinodalità, dovremo sederci a dialogare».

Gli osservatori ritengono che l’assenza di un’udienza papale sia in contrasto anche con il suo esplicito sostegno alla sinodalità e con la sua dichiarata intenzione di ascoltare tutti i fedeli, evidenziando al contempo la sua apertura verso molti altri gruppi, regolarmente ricevuti in udienza privata.

Nell’ultimo mese, il Santo Padre ha ricevuto rappresentanti di un’ampia varietà di realtà, tra cui i partecipanti all’incontro Fratelli tutti: dialogo socio-ambientale Nord-Sud (12 settembre); le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento della Federazione dello Spirito Santo (5 settembre); una delegazione dell’Oriel College dell’Università di Oxford (4 settembre); una delegazione statunitense della Società di San Vincenzo de’ Paoli (28 agosto); e i vescovi della Chiesa luterana di Norvegia (26 agosto).

A febbraio, Leone XIV ha ricevuto i membri di Pro Petri Sede, un’associazione laicale, esplicitamente «in occasione del vostro pellegrinaggio a Roma», ricordando come i suoi membri compiano questo pellegrinaggio a cadenza triennale proprio per incontrare il Successore di Pietro. Inoltre, il Pontefice saluta con regolarità gruppi di pellegrini al termine delle udienze generali del mercoledì — possibilità che non è stata accordata nemmeno agli organizzatori del pellegrinaggio Ad Petri Sedem.

All’interno degli ambienti tradizionali c’è chi comincia a intravedere un disegno volto a precludere ai cattolici legati alla tradizione l’accesso al Santo Padre. Preoccupano inoltre le continue e, in alcune diocesi, crescenti restrizioni imposte al vetus ordo — di cui Toronto rappresenta il caso più recente.

Senza la possibilità di incontrare il Papa, molti si domandano come egli possa comprendere a fondo i fedeli laici tradizionalisti e le loro concrete preoccupazioni se viene lasciata cadere l’occasione di accogliere una delegazione altamente rappresentativa. Ci si chiede se il Papa stia forse ascoltando soltanto cardinali, vescovi e altre figure ostili al rito romano tradizionale, finendo per ricevere di rado una visione equilibrata dei fatti. Il Papa e la Santa Sede stanno forse prestando ascolto unicamente alla voce del clero, contraddicendo gli auspici dell’era post-conciliare che avrebbe dovuto concedere maggiore protagonismo al laicato?

Ci si domanda inoltre se il Papa sia a conoscenza dei risultati dell’indagine vaticana condotta tra i vescovi, sulla quale si è affermato poggiasse Traditionis Custodes — il decreto del 2021 di papa Francesco che ha limitato il rito romano tradizionale. L’indagine evidenziava come la maggior parte dei vescovi fosse in realtà favorevole al mantenimento di Summorum Pontificum, il motu proprio con cui Benedetto XVI aveva liberalizzato il vetus ordo.

Per i cattolici tradizionalisti, che hanno chiesto soltanto di poter incontrare e parlare con il Successore di Pietro, il silenzio papale rischia di acuire ferite che un’udienza avrebbe potuto iniziare a rimarginare.

Unito alle continue restrizioni, questo atteggiamento rende difficile scorgere una reale premura pastorale, alimentando la sensazione che una porta si stia silenziosamente chiudendo.



Traduzione curata dalla redazione di https://anticattocomunismo.wordpress.com/





Come liquidare il soprannaturale e chiudere i seminari


vescovo rockettaro. Immagine creata con IA di Gemini






Il Vescovo secondo Cristo o la filantropia massonica?




di Fabio Vessillifero, 19 set 2026

L’illusione del bene e il vuoto della fede

L’occasione per questa riflessione prende avvio dalla lettura di una recente lettera pastorale firmata dal vescovo di una diocesi del Nord Italia, affiancata — a mo’ di campione scelto casualmente tra le pubblicazioni delle cancellerie vescovili della Penisola, da Modena a Milano, da Trento fino a Pinerolo — da altri documenti dell’episcopato contemporaneo (qui qui qui qui). L’esame di questa campionatura offre lo spunto per analizzare una modalità di comunicazione ormai sistemica nella Chiesa italiana, caratterizzata da un’impostazione prevalentemente etico-sociale, spesso fondata su aneddoti di vita quotidiana o citazioni profane elevate a icone evangeliche. Che si declini la Pace, la Gioia o la Speranza, il paradigma resta immutato: le virtù teologali vengono secolarizzate a mere virtù umane e tradotte dal gergo della Grazia a quello della psicologia o della sociologia della convivenza. Chiunque può svolgere questo medesimo esercizio di verifica prendendo una qualsiasi lettera pastorale della propria diocesi e applicando un preciso metodo d’analisi in quattro passaggi:

La verifica del punto di partenza: verificare se il testo muove dal dato rivelato, dai Sacramenti e dal primato di Dio oppure da un aneddoto sociologico, da un’emergenza emotivo-esistenziale o da un problema politico-sociale.

Il test sulla soteriologia: osservare come viene presentata la figura di Gesù Cristo, ovvero se compare come il Redentore che salva dalla morte eterna e dal peccato o se viene ridotto a un modello di servizio, a un maestro di empatia e all’archetipo dell’uomo disarmato.

L’analisi del lessico dominante: contare la frequenza di categorie teologico-dogmatiche (Grazia santificante, Sacrificio, Peccato originale, Salvezza, Vita eterna, Comandamenti) rispetto al gergo mutuato dalle scienze umane (ascolto, inclusione, empatia, coesione sociale, cura, processo, rete).

La prova del fine ultimo: valutare se l’obiettivo finale indicato ai fedeli sia la santità e la salvezza dell’anima (salus animarum) oppure la costruzione di una convivenza civile più pacifica, solidale ed ecologica nel tempo presente.

Se il cuore delle diocesi smette di battere

La conseguenza diretta di questo svuotamento dottrinale si riflette in modo drammatico sulla realtà storica e pastorale delle diocesi italiane, segnate dallo spegnimento progressivo della pratica religiosa e da un evento simbolicamente e strutturalmente devastante come la chiusura o il ridimensionamento dei Seminari.

Il Seminario non rappresenta una semplice struttura logistica, ma il barometro spirituale di una comunità; il suo svuotamento dimostra che una Chiesa attestata su posizioni puramente orizzontali cessa di generare vocazioni. Se il sacerdote viene ridotto a un mero operatore sociale o a un funzionario della speranza, i giovani non percepiscono più la bellezza sacrificale e ministeriale del sacerdozio, preferendo giustamente impegnarsi nel volontariato o nel terzo settore, mentre la prassi sacramentale del popolo scivola inevitabilmente verso l’irrilevanza.

Dall’altare al doposcuola: l’oratorio snaturato

Il medesimo destino di decadimento colpisce la realtà degli oratori parrocchiali, ormai storpiati nella loro vocazione originaria e riconvertiti in agenzie socio-ricreative a basso costo. Nati nella grande tradizione cattolica come fucine di santità, luoghi di preghiera, catechismo e avvio ai Sacramenti, gli oratori odierni preferiscono rincorrere l’animazione neutra, lo sport e l’intrattenimento inclusivo pur di non urtare la sensibilità di una società secolarizzata. Questa trasformazione, accentuata dall’assenza di sacerdoti e dalla delega a educatori laici focalizzati sulle dinamiche di gruppo, produce l’illusione di una presenza giovanile basata sui numeri delle attività estive, ma consegna ai ragazzi un contenitore privo di Sacro che non appassiona, non incide sulle scelte di vita e risulta del tutto sterile dal punto di vista vocazionale.

L’analfabetismo teologico mascherato da scienze umane

A coronamento di questa deriva, emerge la matrice intima della debolezza del discorso pastorale odierno: la palese rinuncia a una teologia profonda e l’incapacità di strutturare il pensiero a partire dalle categorie proprie della Fede. Quando l’episcopato non padroneggia più il patrimonio speculativo della Teologia dogmatica e della scolastica, o sceglie deliberatamente di accantonarlo, si ritrova privo degli strumenti mentali necessari per interpretare il mistero di Dio e dell’uomo. Per colmare questo vuoto epistemologico, il discorso ecclesiale finisce per mutuare integralmente il proprio lessico, le proprie diagnosi e i propri valori dalle scienze umane — dalla sociologia alla psicologia, fino alla lettura politologica dei contesti internazionali. La teologia viene così degradata a una semplice spolverata di citazioni evangeliche applicate a posteriori su un’impostazione concettuale interamente laica, rivelando un’impotenza culturale che sostituisce la Grazia con l’analisi sociale, la conversione con l’empatia e la Verità rivelata con la narrazione delle scienze della condotta.

Pastori intoccabili nella burocrazia del declino

Di fronte a un simile panorama di macerie spirituali emerge spontanea l’amara domanda sulla responsabilità personale dei pastori e sull’assenza di provvedimenti canonici. La risposta della prassi ecclesiastica mette tuttavia in luce un corto circuito istituzionale: se la critica teologica e tradizionale vede negli ordinari i custodi fallimentari del depositum fidei che accompagnano passivamente il declino del proprio gregge, la burocrazia ecclesiastica contemporanea derubrica la crisi vocazionale e sacramentale a mero fenomeno sociologico globale. Finché un vescovo si allinea al linguaggio politicamente corretto del momento — centrato sul pacifismo, la solidarietà e l’accoglienza — non vi saranno mai gli estremi per una rimozione o una correzione, confermando che la gestione dell’istituzione prevale ormai sulla salvezza delle anime.

Il tradimento del Vaticano II: dal pastore apostolico al manager della finanza


Questo svuotamento del linguaggio rivela la sua più aperta contraddizione nel tradimento aperto della stessa dottrina del Concilio Vaticano II. Nelle costituzioni Lumen Gentium e Christus Dominus, i padri conciliari avevano ridisegnato il Vescovo come successore degli Apostoli, chiamato prima di tutto all’annuncio della Parola (munus docendi), alla santificazione del gregge attraverso i Sacramenti (munus sanctificandi) e a un governo paterno modellato su Cristo Buon Pastore (munus regendi). Oggi, al contrario, assistiamo alla surrettizia sostituzione della successione apostolica con un modello puramente burocratico e manageriale. Mentre i documenti pastorali si limitano a un pacifismo di facciata, si assiste a una vera e propria inversione tra mezzi e fini: le risorse economiche cessano di servire l’orizzonte soprannaturale per fare il loro ingresso tra gli scopi primari dell’istituzione, assorbendone le energie nella gestione di portafogli azionari, partecipazioni finanziarie e patrimoni immobiliari. L’ufficio episcopale, svuotato della sua pienezza sacramentale e del dovere di custodire il depositum fidei, viene così degradato a una presidenza d’amministrazione che usa l’etica sociale come copertura ideologica per garantire la sopravvivenza contabile dell’istituzione.

Il silenzio complice di Roma e la regia del grande svuotamento


La gravità del quadro si compone e si chiude nell’inquietante assenza della Sede Apostolica, il cui mancato intervento di fronte al progressivo spegnimento della Fede nelle diocesi italiane assume i contorni di una precisa linea d’indirizzo. Questo silenzio non può essere letto come una semplice svista burocratica o una tollerante distrazione, ma rivela una volontà — se non esplicita, certamente implicita e sistemica — di assecondare e promuovere un modello di Chiesa profondamente secolarizzato e secolarizzante. L’omissione della tutela dottrinale da parte del centro della cattolicità favorisce la mutazione genetica della comunità cristiana: svuotata dell’orizzonte soteriologico, della dimensione sacramentale e della tensione al Soprannaturale, la vita di Fede viene deliberatamente lasciata declinare affinché la struttura ecclesiale possa riconvertirsi senza scossoni in un’ideologia umanistica, filantropica e di chiara matrice massonica, dove la Chiesa cessa di essere il Corpo Mistico di Cristo per ridursi a un’innocua agenzia morale al servizio del pensiero unico globale.

I fuochi nella notte: come rinasce la Fede

L’analisi storica e teologica si chiude infine con una nota di fiduciosa resistenza, dimostrando come il declino spirituale di un’epoca non sia mai un verdetto definitivo. Dai tempi della Riforma Cluniacense contro la simonia del X secolo, passando per la reazione dottrinale e disciplinare del Concilio di Trento, fino alla ricostruzione della Chiesa devastata dalle rivoluzioni attraverso la testimonianza dei santi educatori e parrocchiali dell’Ottocento, le rinascite della Chiesa non sono mai nate da compromessi col mondo o da riforme amministrative. La svolta è sempre dipesa e sempre dipenderà dalla riesposizione integrale del Dogma, dalla riscoperta della Confessione e dell’Eucaristia, dalla formazione di un clero santo e dall’azione feconda di minoranze radicali capaci di rimettere al centro della vita umana il primato assoluto di Dio.





sabato 19 settembre 2026

Luis Badilla. “La Segreteria del Sinodo continua a pubblicare altri documenti”. Fino a quando?

 


Commento di Luis Badilla sull’ennesimo documento sinodale.






La Segreteria del Sinodo continua a pubblicare altri documenti. I più recenti riguardano i Rapporti su relazioni fra vescovi, vita consacrata e Visite ad limina. Deciderà il Papa. Quando?

Nota. 

La Segreteria del Sinodo continua con lo stesso metodo messo in atto pochi giorni dopo l’elezione di Papa Prevost. Con un pretesto – “Proposte operative da sottoporre al Papa” – anticipa, mandando decine di documenti a tutte le diocesi del mondo, contenuti sui quali il Pontefice non ha ancora deciso nulla. Di conseguenza, la confusione è gigantesca. In molte chiese particolari anche alcuni vescovi pensano che si tratti di magistero firmato da Papa Leone XIV. Questo tipo di sinodalità, ridotta ad un elenco di aggettivi, ora comincia a causare danni molto seri. Intanto, purtroppo, da poco hanno messo in circolazione altri documenti per accrescere la confusione. Aspettiamo la parola del Papa. Che senso, e quale scopo, avrà l’Assemblea ecclesiale mondiale di 2028?

La Segreteria Generale del Sinodo ha diffuso il 7 settembre, secondo Vatican News, il Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 6 sulla revisione, in prospettiva sinodale e missionaria, dei documenti sulle relazioni fra vescovi, vita consacrata, aggregazioni ecclesiali. E la seconda parte – quella relativa alle visite ad limina – del Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 7 su alcuni aspetti della figura e del ministero del vescovo in prospettiva sinodale missionaria.

Proposte operative da sottoporre al Papa

“Papa Leone XIV – si legge in un comunicato diffuso dalla Segreteria generale del Sinodo – ha disposto che i Rapporti finali siano resi pubblici per condividere con l’intero Popolo di Dio il frutto della riflessione e del discernimento realizzati, concretizzando una delle caratteristiche essenziali della Chiesa sinodale: la trasparenza e la rendicontazione”. Si sottolinea anche che “i due testi raccolgono proposte offerte al Santo Padre a conclusione del lavoro dei rispettivi Gruppi: non si tratta dunque di decisioni già assunte, ma di indicazioni che i Dicasteri competenti e la Segreteria Generale del Sinodo avranno compito di tradurre in proposte operative da sottoporre al Santo Padre”.


(Vatican News)




Confermata la decisione: i mosaici di Rupnik a Lourdes coperti per sempre



Santuario di Lourdes|ANSA

A pochi giorni dalla visita del Papa il vescovo di Tarbes e Lourdes ribadisce quanto comunicato in agosto sulla copertura permanente dei mosaici dell'ex gesuita che affronta accuse di abusi


FRANCIA


Paola Belletti, 18 settembre 2026 

«Il vescovo Jean-Marc Micas di Tarbes e Lourdes - riferisce tribunne chrétienne - aveva annunciato questa decisione già il 20 agosto: i mosaici sarebbero stati coperti per la visita papale e sarebbero rimasti tali anche in seguito. Ora il santuario parla di una copertura "totale e permanente".» La decisione presa in merito alle opere dell'ex gesuita Marko Rupnik non è motivata direttamente dall'imminente visita del Papa, ma in vista di quella ha subito un'accelerazione. Si tratta di mosaici di grandi dimensioni che campeggiano sulla facciata e le porte d'ingresso della Basilica di Nostra Signora del Rosario, realizzati nel 2008 per i 150 anni dalle apparizioni alla giovane Bernadette nella grotta di Massabielle.

LA VISITA DI PAPA LEONE XIV


Attualmente le opere sono coperte da teli con immagini legate alla visita di Papa Leone XIV, in programma dal 25 al 28 settembre. Il primo giorno, oltre all'incontro con le autorità, il papa veglierà con giovani, già 80000 gli iscritti, allo Stade de France, Saint-Denis e al termine della veglia assisterà, primo papa della storia, all'esposizione della Santa Tunica.

Al di là della solenne contingenza legata alla visita de Santo Padre, la decisione in merito alle opere sembra essere definitivamente presa: «i mosaici di Rupnik non saranno più resi visibili. Il vescovo Micas desidera inoltre dissipare ogni possibile ambiguità: questa decisione "non è una richiesta del Vaticano". La visita di Leone XIV ne ha accelerato l'attuazione, ma si inserisce in un processo iniziato nel 2023.»


RISPETTO PER LE VITTIME, NON PROCESSO ANTICIPATO

Ciò che ha condotto gradualmente il vescovo a questa risoluzione è stata la riflessione sull'impatto che la visione di queste opere avrebbe continuato ad avere sulle vittime dei gravi abusi, fisici, sessuali, psicologici e spirituali, di cui è accusato Rupnik. Dimesso nel giugno del 2023 dalla Compagnia di Gesù è tuttora sotto processo in Vaticano. «La decisione presa a Lourdes non costituisce quindi un giudizio canonico anticipato sulla colpevolezza di Rupnik. Il vescovo Micas la colloca su un piano diverso, pastorale: permettere alle persone ferite dagli abusi di recarsi al santuario senza essere confrontate con opere che, per alcune di loro, sono diventate insopportabili.» Il fatto che, nonostante opere dell'ex gesuita siano presenti in tutto il mondo, solo quelle di Lourdes ricevano tanta attenzione è, per il vescovo, indice di quanto importante sia il Santuario proprio per le vittime di abusi sessuali: «Perché Lourdes è l'Immacolata Concezione, presso la quale le persone che hanno subito violenze sessuali vengono a cercare consolazione.», si legge sull'account X del santuario.

Il sacerdote gesuita, come abbiamo riferito anche su queste pagine nel corso degli anni, è accusato da circa due dozzine di donne, soprattutto ex suore, di gravi abusi spirituali, psicologici e sessuali che si sarebbero consumati, secondo le testimonianze delle presunte vittime, nel corso degli ultimi tre decenni. La rimozione di opere, il cui processo creativo era strettamente vincolato alla perpetrazione di violenze, ha già un significativo precedente digitale, nella sostituzione di immagini di sue opere presenti sul sito di Vatican News, avvenuta nel 2025.


INCONTRO CON ALCUNE VITTIME DI ABUSI


Nessun processo al di fuori dei tribunali deputati a farlo, nessuna condanna preventiva, ma la seria e attenta valutazione dell'impatto che e l'importanza del luogo e la monumentalità delle opere avrebbero sulle vittime. Durante il viaggio apostolico, è previsto anche l'incontro del Santo Padre con sette persone vittime di abusi in ambito ecclesiale, un gesto di cura pastorale che si svolgerà nel massimo riserbo proprio per tutelare le persone che hanno accettato di partecipare a questo incontro.

Il motto scelto per questo quinto viaggio internazionale del Papa è “Affinché il mondo abbia la vita”: la vita che Cristo ci dona è quella che nasce dal suo sacrificio, capace di lavare ogni macchia, di guarire ogni ferita, di perdonare ogni male, anche il più atroce. Preghiamo dunque che, come ha detto monsignor Aveline parlando di questo viaggio, la visita del vicario di Cristo sia "una grazia che Dio fa alla Francia" capace di propagarsi a innumerevoli cuori, soprattutto nella Vecchia Europa. 


(Foto: ANSA)




Il tredicenne che accoltella la prof, specchio di una gioventù (sempre più) violenta

Immagine generata con AI

L’aggressione avvenuta ieri, per quanto drammatica, non è un caso isolato. Ma solo la conferma di un fenomeno in crescita

Emergenza educativa


Giuliano Guzzo, 19 settembre 2026

Un’insufficienza o un debito scolastico. Sembra essere questo, secondo le prime ricostruzioni, il movente che ieri mattina ha portato M.V., uno studente di 13 anni, ad aggredire – prima spruzzandole sul volto poi colpendola con un coltello – Isabella Marsilio, 66 anni, la sua professoressa di lettere all’istituto comprensivo Verga, scuola secondaria di primo grado nella zona est di Roma, tra Collatino e Centocelle.

La docente soccorsa prima da uno studente originario del Congo, poi dal 118 e trasportata sotto choc all’ospedale Vannini in codice giallo, non è mai stata in pericolo di vita. E ieri ha dichiarato: «Vorrei incontrare il ragazzo che mi ha aggredito e abbracciarlo». Bene; tutto ciò però non ridimensiona la gravità di un fenomeno, quello della violenza a scuola, grave e purtroppo in crescita. Per rendersene conto, basta ripercorrere le cronache degli ultimi anni.

Nel 2024, per esempio, nel cortile di una scuola romana una bambina di soli 12 anni aveva accoltellato un compagno. Ad inizio 2026, a gennaio, il diciottenne Abanoud Youssef – per gli amici “Abu” – è stato ucciso con una coltellata nei corridoi di scuola a La Spezia. E, se usciamo dai confini nazionali, non è che la musica cambi in meglio, anzi: è stato stimato che nel 2024 nelle scuole e nei college di Inghilterra e Galles si sono verificati 1.304 reati che hanno coinvolto coltelli o oggetti taglienti. Stando ai dati della polizia, almeno il 10% dei reati è stato commesso da bambini e ragazzi in età scolare. Sempre dalla società anglosassone, nel 2025 si è verificato il caso di un bambino di 7 anni che aveva portato un coltello a scuola. Ora, forse qui non siamo ancora a livelli così estremi di gravità.

Quanto però è accaduto ieri rappresenta la conferma che non si può in alcun modo abbassare la guardia. Sembrano esserne consapevoli gli stessi studenti tra i quali, in maggioranza schiacciante (7 su 10), appoggiano le misure di contrasto e prevenzione alla violenza – così come previste dalla direttiva dei ministri Giuseppe Valditara e Matteo Piantedosi – quali metal detector all’ingresso, perquisizioni mirate, cani antidroga. Tutte iniziative che di certo possono arginare un problema, la cui radice però è altrove. Dove? Sul piano educativo. Attenzione, non si vuole qui insinuare che la prevenzione sia inutile, tutt’altro, né tanto meno tirare la volata a quei corsi di “educazione di genere” che non risolvono alcuna violenza relazionale, ma semmai la politicizzano e la imbevono di un certo femminismo che semina nelle relazioni tra i sessi una cultura del sospetto di cui non c’è alcun bisogno.

Quel che invece si vuole qui osservare è che le cause dell’aumento della delinquenza giovanile sono tante. Per brevità, ci limitiamo qui a richiamarne tre: 1) la disgregazione della famiglia (se già è dura educare in due, figurarsi da soli); 2) un’immigrazione di massa difficile da integrare (o che porta famiglie e soggetti che, semplicemente, non vogliono essere integrati); 3) il dilagare no stop di contenuti violenti via smartphone e musica (micidiali, i pessimi esempi sempre a portata di mano). Chiaramente, la politica e la stessa scuola non possono né sostituirsi alle famiglie né eliminare un fenomeno che, come si vede, ha varie concause, ma c’è, come riconosciuto, con onestà intellettuale, dal sociologo Luca Ricolfi: «Stavolta sono i conservatori a vederci giusto» (Il Messaggero, 15.8.2025).

Quali possono essere, dunque, gli antidoti che come società – accanto ad una auspicabile e urgente riscoperta dei valori della famiglia, a partire dalla sua tenuta e integrità – possiamo promuovere per arginare la violenza giovanile fuori e dentro la scuola? Nessuno ha la bacchetta magica, ma (in aggiunta a quelli già illustrati sulle pagine nostra rivista: qui per abbonarsi) degli spunti ci possono essere. Anzitutto, contrastare o limitare l’uso di social e smartphone: lo stesso tredicenne che ieri ha accoltellato la sua docente pare volesse riprendere o trasmettere l’aggressione tramite una videochiamata di gruppo su Telegram. Non stupirà allora apprendere come una metanalisi pubblicata a maggio su JAMA Pediatrics – che ha considerato un campione complessivo pari a 360.000 giovanissimi – abbia trovato un legame tra uso dei social, minore rendimento scolastico e maggiore aggressività.

Dunque, anzitutto limitare le ore sugli schermi certamente rappresenterebbe un vantaggio. In secondo luogo, anche lo sport – a maggior ragione sport di squadra – se promosso può costituire un elemento positivo: favorisce la disciplina, valori come il sacrificio e la lealtà, tiene per lo più lontani dalle droghe e da condotte devianti. Inoltre, anche se non è politicamente corretto ricordarlo, sarebbe importante riscoprire anche il valore della religione. Illuminanti, al riguardo, le risultanze d'uno studio pubblicato nel 2014 sul Journal of Interpersonal Violence – e condotto su un campione di oltre 90.000 giovani – che ha stabilito che «molteplici» componenti della «religiosità» risultano «associate alla ridotta probabilità» di scontri, risse e atti di violenza. Ma se questo è vero, come può una società che non riconosce più il valore della famiglia ed è ormai sempre più secolarizzata rialzarsi senza prima fare adeguata autocritica? Il punto, alla fine, è tutto qui.





26 Settembre2026. Pellegrinaggio alla Vergine di Montenero






Reverendi Padri, Carissimi Amici,

anche quest'anno vogliamo porre ai piedi della Santa Vergine, celeste Patrona della Toscana, la nostra gratitudine per i favori e la protezione che ci accorda sempre; porteremo le nostre preghiere per la Santa Chiesa, per il Papa, per le nostre personali intenzioni e per quelle delle nostre famiglie.

Il programma del pellegrinaggio è quello consueto: si svolgerà SABATO 26 SETTEMBRE con la salita in processione al Colle, partendo alle 10.30 da piazza delle Carrozze (Montenero Basso) con la recita del S. Rosario e i canti; chi non è in grado di fare la salita, potrà raggiungerci direttamente presso il Santuario, dove alle ore 11,30 verrà celebrata una Santa Messa solenne in rito antico da Mons. Schmitz, vicario generale dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote.

Per chi avrà poi possibilità di trattenersi, ci sarà modo di pranzare al sacco nel parco della Villa del S. Cuore, casa delle Suore Adoratrici del Cuore Regale (sempre a Montenero, via Numa Campi, 9) dove, nel pomeriggio, all'incirca alle 15-15.30 si terrà una Conferenza Spirituale aperta a chiunque. Vi attendiamo numerosi, chiediamo di diffondere la notizia a beneficio di chi ne avesse interesse e, a chi non potesse partecipare, chiediamo di unirsi spiritualmente ai Pellegrini.


In allegato locandina dell'evento Coordinamento Toscano "Benedetto XVI" coordinamentotoscano@hotmail.it.