lunedì 30 marzo 2026

Papa Leone XIV riapre il dossier Amoris Laetitia








Dieci anni dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, Papa Leone XIV ha appena annunciato la convocazione di un incontro straordinario a Roma nell’ottobre del 2026, che riunirà i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per discutere della famiglia.

Nelle ultime settimane, è diventato chiaro che il nuovo pontificato è andato al cuore della questione. O meglio, delle questioni che stanno agitando la Chiesa. L’ultimo evento è l’annuncio – il 19 marzo 2026 – di un incontro straordinario di alto livello che segue deliberatamente le orme di Amoris Laetitia.

Questo annuncio ha suscitato tante speranze quante domande: dal 2016, l’interpretazione del capitolo VIII dell’esortazione del defunto Papa Francesco, riguardante l’accesso ai sacramenti per i divorziati in nuove unioni, è stata oggetto di un acceso dibattito, creando talvolta un mosaico di pratiche pastorali contraddittorie tra le diocesi.


Un vertice

Il Papa sembra dunque voler riprendere il controllo su una questione che ha profondamente diviso l’episcopato e i fedeli. A differenza dei recenti processi sinodali caratterizzati da un’ampia partecipazione laica, questo incontro dell’ottobre 2026 si propone di essere strettamente ecclesiastico.

Il sito tedesco katholisch.de – tutt’altro che sospetto di tradizionalismo – ha osservato, non senza qualche critica, che si tratterebbe di un “incontro sulle famiglie senza famiglia”, sottolineando la natura istituzionale e dottrinale voluta dal nuovo Romano Pontefice.


Continuità, correzione o una nuova direzione?


Il punto cruciale di questo vertice romano risiede nella direzione che Papa Leone XIV intende imprimere alla Chiesa, una direzione sulla quale l’attuale successore di Pietro non ha ancora fornito indicazioni precise, probabilmente intenzionalmente. Sembrano profilarsi tre percorsi.

Il primo sarebbe quello della pura continuità. In questo scenario, il Santo Padre confermerebbe l’approccio del suo predecessore, cercando semplicemente di armonizzare l’attuazione della cura pastorale senza alterare il testo originario: ciò rappresenterebbe una grande delusione per coloro che speravano in un ritorno all’ortodossia cattolica in materia di morale. Tuttavia, il tono solenne del messaggio papale del 19 marzo suggerisce un’ambizione più ampia.

Il secondo percorso, atteso da coloro che sono legati alla dottrina tradizionale della morale cattolica, è quello della correzione. L’obiettivo non sarebbe quello di ripudiare il testo, ma di fornire i chiarimenti necessari per riaffermare l’indissolubilità del matrimonio in conformità con la tradizione della Chiesa e con l’insegnamento richiamato da Papa Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio, documento citato anche dal Santo Padre nel suo messaggio. Ma un’altra possibilità si apre al successore di Pietro.

Esiste infatti una terza via per “trascendere” il testo, che sembra corrispondere a ciò che possiamo intuire dal nuovo Romano Pontefice. Leone XIV potrebbe quindi proporre una nuova sintesi che, pur conservando lo spirito di misericordia caro al suo predecessore, lo collocherebbe in un quadro giuridico e teologico più rigoroso, evitando le insidie ​​del soggettivismo morale.


Un’attesa cauta

Questa terza via – se il futuro confermerà questa ipotesi – permetterà di porre fine alle “polarizzazioni” nella Chiesa, così spesso lamentate da Papa Leone XIV, ripristinando il primato della dottrina cristiana? O si limiterà a mettere da parte le divisioni causate dal relativismo dottrinale e morale che è diventato un tratto distintivo dell’era post-conciliare?

In ogni caso, questo incontro di ottobre rappresenta un’occasione storica da non perdere per ristabilire l’unità di fede e di pratica all’interno della Chiesa, per la quale certamente pregheremo.

FSSPX





domenica 29 marzo 2026

Da Roma. “Un’inclusione generosa” per i cattolici che celebrano la Messa tridentina?



Nella traduzione di Chiesa e postconcilio da The Remnant. Mentre la Chiesa commemora l'anniversario della morte dell'arcivescovo Marcel Lefebvre, Leone XIV lancia un appello all'"unità" sulla Messa tradizionale, ma il suo appello giunge in un momento di crescente tensione. Con la Fraternità Sacerdotale San Pio X che si prepara a consacrare nuovi vescovi e molti cattolici che si rivolgono alla Messa tridentina come rifugio dalla confusione liturgica e dottrinale, la domanda rimane: si può ristabilire l'unità senza compromettere la Fede stessa? 



Pubblicato e tradotto a cura di Chiesa e post-concilio, 29 marzo 2026



Angeline Tan, 27 marzo 2026

Il 25 marzo, festa dell'Annunciazione della Beata Vergine Maria e 35° anniversario della morte dell'arcivescovo Marcel Lefebvre (1905-1991), fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e coraggioso difensore della Messa tradizionale in latino (MTL), Papa Leone XIV ha esortato a una "rinnovata unità nella vita liturgica della Chiesa", invitando i vescovi francesi a cercare "soluzioni concrete" per integrare i cattolici devoti alla MTL, mantenendo al contempo la comunione ecclesiale, come riportato da EWTN.

In particolare, il Papa ha affermato di essere “particolarmente attento” alla questione della liturgia, riconoscendo le sue preoccupazioni espresse dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ai vescovi francesi riuniti per la loro assemblea plenaria primaverile a Lourdes (24-26 marzo), lamentando le attuali divisioni liturgiche come “una ferita dolorosa” all'interno della Chiesa, secondo quanto riportato da Gaudium Press.

«È preoccupante che nella Chiesa continui ad aprirsi una ferita così dolorosa riguardo alla celebrazione della Messa, il sacramento stesso dell'unità», ha dichiarato il Pontefice, secondo quanto riportato da EWTN.

«È certamente necessario un nuovo atteggiamento reciproco, con una maggiore comprensione delle rispettive sensibilità, un atteggiamento che permetta ai fratelli e alle sorelle, arricchiti dalla loro diversità, di accogliersi a vicenda nella carità e nell'unità della fede».

«Che lo Spirito Santo vi ispiri soluzioni concrete che permettano la generosa inclusione di coloro che sono sinceramente legati al 'Vetus Ordo', nel rispetto degli orientamenti auspicati dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia», ha aggiunto Papa Leone XIV, chiedendo ai vescovi di esercitare creatività pastorale e carità nei confronti di questi cattolici.

A prima vista, la richiesta di Papa Leone XIV di "soluzioni concrete" per rispondere alle esigenze dei cattolici francesi che amano la Messa tridentina potrebbe sembrare indicare che tali preoccupazioni non debbano essere ignorate dai loro vescovi, ma affrontate in modo significativo.

Per molti cattolici tradizionalisti, tuttavia, le osservazioni del Papa non possono essere interpretate solo in termini amministrativi. Dopotutto, la crisi liturgica degli ultimi sessant'anni non riguarda solo il mero "attaccamento" alla Messa tridentina, come indicato nella missiva del Pontefice. Piuttosto, la crisi è parte di una più ampia battaglia spirituale all'interno e all'esterno della Chiesa, come il crollo della riverenza, il declino del latino come lingua sacra e problemi dottrinali come la diffusa diminuzione della fede nella Presenza Reale di Nostro Signore Gesù Cristo nell'Eucaristia tra i cattolici di tutto il mondo.

Inoltre, la tempistica delle osservazioni del pontefice non è casuale, poiché sono state pronunciate alla luce dei piani della Fraternità Sacerdotale San Pio X di consacrare nuovi vescovi il 1° luglio di quest'anno. Quando i fedeli cattolici vengono privati ​​del loro patrimonio liturgico (attraverso persecuzioni da parte dei loro vescovi diocesani che rimuovono la Messa Tridentina dalle loro diocesi, ecc.), molti di loro si rivolgono alla Fraternità Sacerdotale San Pio X per trovare rifugio spirituale (nonostante il suo status canonico irregolare).

Pertanto, alla luce di queste realtà, la Messa Tridentina rappresenta per molti cattolici più di una semplice forma liturgica preferita. È piuttosto anche un baluardo di continuità con i secoli passati, un legame visibile con la fede perenne della Chiesa e un'immensa fonte di grazia e rinnovamento spirituale grazie alla sua esplicita natura propiziatoria. Per i cattolici fedeli che non sono semplicemente "legati" alla Messa Tridentina, ma disposti a morire per essa, la difesa dell'antico e venerabile Rito Romano è indissolubilmente legata alla difesa dell'unica e vera Fede Cattolica stessa.

Pertanto, il Vaticano deve comprendere che l'«unità della Chiesa» non può essere fondata sull'ambiguità dottrinale, sull'annacquamento dell'insegnamento della Chiesa o su compromessi con l'errore. Al contrario, la vera «unità della Chiesa» deve basarsi sulla pienezza della fede cattolica tramandata nei secoli da Nostro Signore Gesù Cristo stesso, attraverso gli apostoli.

In quest'ottica, l'appello del Papa all'unità e alla "generosa inclusione di coloro che sono sinceramente legati al Vetus Ordo" dovrebbe essere accolto con favore, poiché, oltre alla Francia, è probabile che il suo appello trovi risonanza in tutto il mondo, in molti paesi, come gli Stati Uniti, dove si riscontrano tensioni simili tra vescovi di orientamento liberale e cattolici che partecipano alla Messa in rito tridentino.

La reazione dei vescovi francesi alle richieste del Papa sarà ora attentamente monitorata. Questi prelati accoglieranno l'appello del Pontefice ad adottare un tono conciliante nei confronti dei cattolici che celebrano la Messa tridentina, o persisteranno le precedenti tendenze di repressione e ostilità? Molto dipenderà dall'onestà intellettuale, dall'umiltà e dalla disponibilità dei vescovi a considerare le comunità che celebrano la Messa tridentina non come un problema da affrontare, ma come parte integrante della vita e della missione della Chiesa.

Nel frattempo, i cattolici che celebrano la Messa tridentina devono pregare e ricordare che la battaglia per la Messa tridentina e, per estensione, per l'integrità della fede cattolica, continua. La rivoluzione massonica e cristofobica che ha cercato di riorganizzare e minare la Chiesa cattolica nel secolo scorso non è semplicemente scomparsa nell'oblio, poiché le sue conseguenze sono ancora palpabili nelle chiese vuote, nella dottrina annacquata e nella mancanza di un senso del sacro. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi.

Domenica delle Palme a San Vitale Pistoia

 




sabato 28 marzo 2026

«Noelia, eutanasia da un governo corrotto. C'è un conflitto di interessi sui trapianti di organi»



Il caso di Noelia, disabile che ha ottenuto l'eutanasia, ha sconvolto la Spagna. Intervista a Polonia Castellanos dell'Associazione Avvocati cristiani, a fianco dei genitori nella battaglia legale: «Abbiamo chiesto un trattamento sanitario, che il governo concede anche ai terroristi, ma ha preferito ucciderla. Anche per ragioni economiche: la madre ci ha riferito che i suoi organi ormai erano impegnati per il trapianto».

Intervista / POLONIA CASTELLANOS



Andrea Zambrano, 28-03-2026

«Quello spagnolo è un governo illegittimo, che copre i suoi scandali di corruzione uccidendo i suoi cittadini e ingannandoli con leggi come questa sull’eutanasia. E lasciando che dietro le pratiche di eutanasia si nasconda il serio rischio di un profitto per il trapianto di organi».

Accanto ai genitori di Noelia Castillo Ramos, la venticinquenne paralizzata e affetta da disturbo psichiatrico che ha chiesto e ottenuto l’eutanasia dopo una battaglia legale che in queste ore sta infiammando la Spagna, c’è l’associazione Avvocati cristiani.

Polonia Castellanos (nella foto in basso) è la presidente dell’associazione che è stata a fianco del padre e della madre della giovane per cercare di strapparla dalle fauci della morte, avvenuta giovedì 26 marzo in ospedale a Barcellona. La Nuova Bussola Quotidiana l’ha intervistata.

Avvocato, Noelia è morta, che cosa provate di fronte a questa tragedia?
Profondo dolore, abbiamo cercato con la sua famiglia di salvarla in una battaglia legale durata due anni. Fa soffrire pensare che si poteva salvare, ma proviamo anche una profonda pena perché lo Stato l’ha abbandonata. E paura perché tutte le famiglie che hanno malati mentali si possono trovare nella stessa condizione. È terribile pensare che una persona con infermità mentale possa subire questo trattamento.


 

Su che cosa si è basata la vostra battaglia legale?
Abbiamo chiesto che venisse fatto un trattamento medico. Bisogna sapere che in passato lo Stato ha obbligato ad un trattamento sanitario un assassino e terrorista che aveva ucciso 25 persone. È una pena che il governo spagnolo tratti meglio un terrorista che una ragazza di 25 anni che aveva un disturbo mentale.

Perché il padre di Noelia si è affidato a voi Avvocati cristiani?
Il padre ci ha cercati perché recentemente abbiamo seguito altri casi di eutanasia, che si sono risolti positivamente. Casi di persone con depressione, che avevano ottenuto di accedere al programma di eutanasia, ma siamo riusciti a fermarli e alla fine si sono convinti a vivere favorendo un trattamento sanitario. Sfortunatamente con Noelia non ci siamo riusciti.

Che cosa vi ha chiesto il padre?
Il padre voleva che lo aiutassimo a salvare sua figlia. Perché capiva, come lo capiamo tutti, che una ragazza con una infermità mentale del 74% non poteva decidere su una cosa così importante come la sua vita.

Avete avuto occasione di parlare con Noelia in questi mesi?
Noi, nell’ultimo mese, abbiamo parlato soprattutto con la famiglia, il padre, la madre e la sorella, che erano tutti contro la sua eutanasia.

È vero che negli ultimi giorni Noelia si sarebbe convinta a rinunciare all’eutanasia, ma l’ospedale l’ha dissuasa per convincerla a morire?
È un particolare che ci ha riferito la madre, cioè che quando abbiamo intentato le misure cautelari dall’ospedale le hanno detto che ormai tutti gli organi erano impegnati.

Impegnati per che cosa?
Per il trapianto. Ma al di là di questa informazione mi preme dire una cosa.

Che cosa?
Abbiamo insistito nel denunciare il conflitto di interessi di persone che decidono l’eutanasia e che allo stesso tempo trattano i trapianti e guadagnano con essi.

Può spiegarci meglio?
Abbiamo scoperto che persone che sono direttamente interessate a decidere sull’eutanasia, allo stesso tempo sono nella commissione del trapianto di organi. Riteniamo che sia un conflitto di interessi e che se fai parte di una commissione che decide sull’eutanasia non puoi occuparti di trapianti.

La madre ha anche detto che molte persone si sono offerte di aiutare Noelia a vivere, c’è stata una grande catena di solidarietà. Solo lo Stato è stato sordo a queste richieste. Perché?
È sorprendente la generosità di molti cittadini di tutto il mondo, che hanno provato ad aiutare Noelia incoraggiandola, pregando per lei e proponendo di aiutarla economicamente; le hanno offerto denaro per aiutarla a pagare l’affitto dell’appartamento ad avere una macchina. Ma lo Stato sotto la cui autorità era Noelia, ha preferito ucciderla perché era più conveniente economicamente.

Il caso di Noelia ha suscitato una forte polarizzazione in tutta l’opinione pubblica spagnola tanto che diverse persone inizialmente favorevoli all’eutanasia hanno cambiato idea…
È proprio così. Hanno capito che l’eutanasia è un inganno. Quando nel 2021 è stata introdotta per legge l’eutanasia in Spagna, il governo Sanchez disse che era una legge molto garantista. Ci venne detto che era per casi molto estremi, ma è con il caso di Noelia che i cittadini hanno visto che ci stavano ingannando, che l’eutanasia è pensata per le persone più indifese e più deboli.

Perché?
Il caso di Noelia non rientrava in nessuno dei casi previsti dalla legge perché siamo di fronte a una persona con una infermità mentale che aveva tutta la vita davanti, perché non aveva sofferenze degenerative. Così è fuori dalla legge: è stata uccisa. E la legge è un inganno.

Che opinione ha delle politiche del Governo sull’eutanasia dopo questa tragedia?
Le politiche eutanasiche del governo spagnolo sono le politiche di un governo tremendamente corrotto, che preferisce risparmiare sui cittadini per continuare a finanziare la prostituzione, continuare a versare denaro ai propri familiari e pagare viaggi di lusso ai propri ministri. Mi sembra che sia un governo illegittimo che abbandona i suoi cittadini per usare il denaro destinandolo ai suoi scandali di corruzione.

E la Chiesa? Che ruolo ha giocato in questa partita?
La Conferenza Episcopale Spagnola effettivamente ha emesso un comunicato per cercare di invitare a trovare un’altra strada che non fosse l’eutanasia.

Alla luce della fortissima reazione emotiva della gente, che cosa si può fare ora concretamente?
In Spagna stiamo cominciando a mobilitarci e quello che dobbiamo fare con questa legge omicida, questa legge criminale, è abrogarla e assicurare che a ogni persona che chiede l’eutanasia prima venga data una cura. In un secolo come il nostro che è così avanti in medicina non possiamo consentire di sopprimere la vita di una persona quando ci sono le cure. E si può salvare.

La vostra lotta è senza sosta. Oggi (ieri ndr.) lei è stata in tribunale a Madrid per difendere i sacerdoti. C’è un rischio di persecuzione dei cattolici in Spagna?
Sì, oggi abbiamo avuto un giudizio contro un politico di ultrasinistra (Pablo Echenique Robba, già deputato di Podemos ndr.) che ha attaccato su X i sacerdoti dicendo che tutti i sacerdoti sono pedofili e che andrebbero deportati. È quello a cui siamo ormai abituati perché con questo governo abbiamo visto come uccide i suoi cittadini. Attaccare i cattolici è un’occasione per sviare sugli scandali di corruzione. È evidente che i cattolici in Spagna siano molto perseguitati.







Noelia uccisa da uno Stato senza umanità



Il caso tragico di Noelia, che lo Stato spagnolo ha scelto di far sedere sulla sedia elettrica dell’eutanasia dopo una vita di ingiustizie, violenze e dolori psicologici e fisici. Uno Stato vuoto di umanità e immiserito nell’immanenza dell’utile e del piacere.




«Non sopporto più questa famiglia, il dolore, tutto ciò che mi tormenta, tutto quello che ho passato. Voglio solo andarmene in pace e smettere di soffrire». E così due giorni fa, in Spagna, la 25enne Noelia Castillo Ramos è stata uccisa secondo un protocollo medico. In termini tecnici questo omicidio si chiama eutanasia.

L’origine del dramma di quest’anima trista? Nessuno ha il coraggio di dirlo: il divorzio dei genitori. Vietato negare che il divorzio non uccida almeno nell’intimo i figli. Dunque lì iniziano per Noelia le sue sofferenze psicologiche che la porteranno a sottoporsi a cure psichiatriche fin da quando aveva 13 anni. Passa l’adolescenza lontano dalla famiglia in vari istituti e in una casa famiglia. Una ragazza così fragile è la vittima perfetta dei lupi. Viene violentata dal suo ex e da due ragazzi in discoteca. Gli stupri plurimi sono la goccia che ha fatto traboccare il vaso della sua immane sofferenza: nel 2022 tenta il suicidio gettandosi da una finestra del quinto piano di un palazzo. Sopravvive, ma rimane paraplegica. Non camminerà più.

Per sempre inchiodata su una carrozzina. In un’intervista su Antena 3, registrata 24 ore prima che morisse (fin dove giunge la pietas mediatica…), Noelia afferma di soffrire di disturbo borderline di personalità e disturbo ossessivo-compulsivo. Non ci sorprende dopo quello che ha passato. E non ci sorprende nemmeno sapere che una persona non pienamente in sé, come da lei stessa ammesso, possa legalmente accedere all’eutanasia, dato per poter far esercitare i cosiddetti diritti civili non si va tanto per il sottile. La giovane «conserva la capacità di prendere qualsiasi tipo di decisione, inclusa quella di sottoporsi all'eutanasia» sovrascrivono i giudici sull’evidenza che dice altro. Infatti il libero consenso dovrebbe significare anche libero da condizionamenti derivanti da disturbi psichiatrici.

Torniamo indietro di qualche anno. Nel luglio del 2024 la Commissione catalana di garanzia e valutazione approva la sua richiesta di eutanasia. Il padre impugna la decisione. Il 1° agosto il Tribunale Amministrativo di Barcellona sospende la procedura: Noelia sarebbe dovuta morire il giorno dopo. Inizia una battaglia legale tra il padre che la vuole viva e la figlia che si vuole morta. Il Tribunale di Barcellona conferma la legittimità di uccidere quest’anima in pena. Il padre si oppone nuovamente, ma l'Alta Corte di Giustizia della Catalogna conferma la sentenza di primo grado. Il padre non si arrende, ma viene sconfitto ripetutamente: dalla Corte Suprema poi dalla Corte Costituzionale ed infine dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Non accanimento giuridico, ma speranza di un padre contro ogni speranza legale.

Sempre ad Antena 3 Noelia ha raccontato: «Non avevo obiettivi né scopi. Non ho voglia di fare niente, di uscire, nemmeno di mangiare. Mi sono sempre sentita sola, mai capita e nessuno ha mai provato empatia per me». Leggete qui cosa ha scritto il 13enne che accoltellato la sua professoressa di francese a Trescore nel bergamasco prima di compiere l’efferato gesto: «Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità, ne sono stanco. […] Sono stanco di essere banale, di dover fare sempre le stesse cose. […] La mia vita è dettata da adulti a cui non importa di me. […] La vita è priva di senso se decidi di viverla come un topo, seguendo una routine quotidiana come uno schiavo».

Certo, le due vicende sono molto differenti, ma presentano tratti comuni. Il primo: la vita non ha più senso. E quando la vita perde senso e non trovi più alcuna soluzione per darne a lei uno, ecco che l’unica risposta è la morte. Morte data a sé o morte inflitta. Nella morte c’è il senso di una vita senza scopo. Nel Caligola di Albert Camus il tiranno ordina di uccidere in modo indiscriminato molte persone anche a lui vicine e al termine del dramma manda in frantumi lo specchio che lo ritrae, gesto simbolico dell’annientamento di sé e della perdita di unità del “Sé”. Caligola volutamente orchestra la propria morte per mano dei congiurati e l’aspetta come atto liberatorio. Allora nella figura disperata di Caligola troviamo unificata l’altrettanto disperata vicenda di Noelia e del ragazzo 13enne.

In entrambi i casi poi questi ragazzi non sono riusciti nemmeno ad aggrapparsi a quel relitto che è la comprensione degli altri. Non rileva qui se questa vicinanza affettiva è mancata per colpa dei genitori, degli insegnanti e degli amici o perché questi due ragazzi hanno fatto di tutto per evitarla o per un concorso di colpa. Su questo aspetto bisognerebbe essere crudamente onesti fino in fondo. Rileva che questi ragazzi, alla fine, non si sono sentiti stimati e voluti bene. Se una persona percepisce nel proprio cuore questa voce: “Io valgo per lui”, non si toglie la vita e non vuole annientare con la morte il mondo che odia, perché inizierà a non odiarsi più e a non odiare più gli altri. Entrambi questi ragazzi sono sprofondati nella solitudine più torbida. Entrambi protestavano contro la mancanza di empatia, di conforto. La solitudine, che era diventata autoemarginazione dettata dalla incomprensione, aveva assunto l’aspetto di un’angusta stanza buia. La morte, per paradosso, una finestra di luce dentro questa stanza.

Lo Stato spagnolo – ma quello italiano si sarebbe comportato in modo identico – ha scelto di fare evadere Noelia da quella finestra, ha scelto di farla sedere sulla sedia elettrica dell’eutanasia. I giudici e la legge spagnola sull’eutanasia hanno avallato tutte le ragioni della disperazione, del dolore, della sofferenza di questa ragazza. Hanno confermato Noelia nel suo giudizio che questa vita non ha senso alcuno, che è solo un pacco che, come diceva Ettore Petrolini, la levatrice spedisce al becchino. Questa visione giuridica non è solo liberale, neutra – chi vuole vivere viva e chi vuole morire muoia – bensì è anche e soprattutto schierata con la morte. Ne diviene alfiere. È un diritto che è ontologicamente ferale e letale e che rispecchia e insieme fomenta aneliti tanatofili nella società.

Questo accade perché viviamo in Stati privi di trascendenza, di autentiche e alte visioni, Stati vuoti di umanità e immiseriti nell’immanenza dell’utile e del piacere, nell’immanenza di quella banalità così lucidamente e perfettamente condannata da quel ragazzino di 13 anni che la sofferenza, per certi versi, ha fatto maturare anzitempo. E dunque se una giovane chiede di morire perché non ha più speranze e perché non capisce come il dolore possa avere senso, come questa ragazza potrebbe trovare una risposta diversa da quella che lei stessa si è data in uno Stato spogliato da qualsiasi valore decisivo per l’esistenza, denudato da ogni sostanza morale?

Sì, che lo Stato torni ad essere etico, ma non in senso hegeliano, bensì cristiano. O almeno umano.






venerdì 27 marzo 2026

Un vescovo olandese afferma che la Chiesa nei Paesi Bassi è crollata e avverte che la Germania potrebbe essere la prossima


Vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di ‘s-Hertogenbosch nei Paesi Bassi



di Sabino Paciolla, 27-03-2026

Il vescovo olandese Rob Mutsaerts, ausiliare della diocesi di ’s-Hertogenbosch, ha lanciato un forte monito alla Chiesa in Germania: se continuerà a seguire la linea eterodossa del Cammino Sinodale, rischierà lo stesso crollo drammatico vissuto dalla Chiesa nei Paesi Bassi dopo il Concilio Vaticano II.

In un’intervista esclusiva concessa al giornalista Andreas Wailzer di LifeSiteNews, mons. Mutsaerts ha ripercorso la tragica parabola della Chiesa olandese, che negli anni Sessanta passava dall’essere «il ragazzo più ben educato della classe» a «il ragazzo più ribelle della classe che voleva riformare la Chiesa Universale».

Fino agli inizi degli anni Sessanta, nella sua diocesi il 97% della popolazione era cattolico e il 96% partecipava alla Messa domenicale. Poi arrivò la svolta: ossessionati dagli ideali degli anni Sessanta – liberazione sessuale, eliminazione delle regole e dell’autorità – i riformatori olandesi, guidati da teologi progressisti come Edward Schillebeeckx, consigliere del cardinale Jan Alfrink, diedero vita a un processo di “aggiornamento” radicale.

Nel 1966 venne pubblicato il celebre Catechismo Olandese, pieno di formulazioni ambigue su peccato originale, divinità di Cristo, natura della Chiesa e salvezza. Nonostante le correzioni richieste dal Vaticano, la versione originale continuò a circolare. Liturgia “disastrosa”, innovazioni continue, altari senza balaustre e celebrazione versus populum completarono il quadro.

Il risultato fu catastrofico. «Il numero di confessioni è sceso dal 90% a meno del 10% in uno o due anni». Oggi solo circa il 2% dei cattolici olandesi partecipa alla Messa domenicale. «Volevamo compiacere così tanto la società che abbiamo perso la nostra identità. Non c’era alcuna differenza tra le opinioni cattoliche e quelle della società», ha sottolineato il vescovo.

Mons. Mutsaerts vede inquietanti paralleli con quanto accade oggi in Germania: «È un po’ simile a ciò che sta accadendo ora in Germania con questo Cammino Sinodale. Gli stessi argomenti, le stesse opinioni». La relativizzazione della verità oggettiva, la confusione dottrinale e la spinta a riforme su celibato, morale sessuale e struttura della Chiesa riproducono lo stesso meccanismo che ha portato al collasso olandese.

Il vescovo non nasconde la propria perplessità verso una parte della gerarchia tedesca e verso alcune ambiguità del pontificato precedente: «Non capisco la maggior parte dei vescovi tedeschi… Prima di Papa Francesco non si sentivano mai quelle dichiarazioni». E aggiunge con franchezza: «O sei cattolico o non lo sei. Dai il buon esempio o no. Sei chiaro o no. E se non lo sei, per favore, dimettiti».

Tuttavia, mons. Mutsaerts non è senza speranza. Dopo anni di “fondo toccato”, nei Paesi Bassi si intravedono segni di ripresa: «Giovani, davvero straordinari, che si presentano nelle nostre chiese ovunque. I numeri sono piccoli, ma qualcosa sta accadendo. Molti di loro sono ragazzi delle scuole superiori… la grande maggioranza sono giovani uomini».

Il suo monito alla Germania è netto: «Allora perché continuare così? Per noi è davvero difficile capire questa linea liberale che stanno seguendo… non porta mai a nulla di buono». La storia olandese dimostra che compiacere il mondo al prezzo dell’identità cattolica porta solo al declino. «Spero che siamo i primi a iniziare un’evoluzione disastrosa, ma forse siamo i primi a toccare il fondo in modo da poter risalire».

«Non capisco la maggior parte dei vescovi tedeschi, perché prima di Papa Francesco non si sentivano mai quelle dichiarazioni», ha osservato. «Non si sentiva mai quel linguaggio. Poi è arrivato Papa Francesco e le cose sono cambiate».

Alla domanda se il Vaticano dovrebbe chiedere le dimissioni ai vescovi tedeschi che promuovono opinioni eretiche, ha risposto: “Beh, o sei cattolico o non lo sei. Dai il buon esempio o no. Sei chiaro o no. E se non lo sei, per favore, dimettiti.”





La traduzione del Nuovo Testamento curata dalla Cei nel 2008 è fondata su uno studio protestante




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by Aldo Maria Valli 26 mar 2026

Ma voi lo sapevate?


di Investigatore Biblico

Pochi fedeli sanno che la Cei 2008, per il Nuovo Testamento, ha adottato come testo greco di base il Nestle-Aland, cioè un’edizione critica protestante. Negli ambienti accademici questo dato è noto; lo riporto anch’io, seppur in modo narrativo, nel mio libro “La Bibbia come Dio comanda”. Resta però una domanda scomoda: perché una scelta così decisiva non viene rivelata e soprattutto spiegata e motivata con chiarezza al popolo cattolico?

Talvolta una scelta apparentemente tecnica rivela un mutamento più profondo, quasi un piccolo spostamento d’asse, che nel tempo finisce per incidere sulla coscienza ecclesiale più di molte dichiarazioni solenni. La questione del testo-base adottato dalla Bibbia Cei 2008 per il Nuovo Testamento appartiene, a mio giudizio, a questa specie di eventi silenziosi. Non si tratta di una disputa per specialisti chiusi nelle loro collazioni manoscritte, né di una pedanteria d’apparato. Si tratta di domandarsi quale Nuovo Testamento sia stato consegnato alla Chiesa italiana nel suo uso ordinario, e da quale tradizione critica esso derivi.

La documentazione ufficiale è chiara. Nei criteri della revisione si legge esplicitamente: «Per il Nuovo Testamento, l’aver adottato come edizione critica di base il testo del Nestle-Aland…» (leggete a pagina 36). La medesima impostazione è confermata dalla documentazione vaticana, dove si afferma che per il Nuovo Testamento il riferimento della revisione è il Nestle-Aland. Non siamo dunque nel campo delle impressioni o delle ricostruzioni polemiche; siamo davanti a una dichiarazione programmatica della stessa autorità che ha curato la nuova edizione.

Che cos’è, allora, il Nestle-Aland? È l’edizione critica del Nuovo Testamento greco divenuta, nel mondo contemporaneo, la più influente e la più diffusa negli studi accademici. La sua origine e la sua genealogia scientifica appartengono alla grande filologia tedesca moderna, nata e sviluppata in ambiente protestante. Ripeto: protestante! Dire questo non significa ridurre il Nestle-Aland a un oggetto di propaganda confessionale, né negarne il valore scientifico. Sarebbe sciocco. Ma sarebbe altrettanto ingenuo ignorarne la matrice storica, metodologica e culturale. Il Nestle-Aland è, storicamente e accademicamente, un prodotto della critica testuale protestante moderna, non della tradizione cattolica.

Qui conviene subito introdurre il confronto con il Merk. Il testo di Augustinus Merk, gesuita, è una classica edizione critica cattolica del Nuovo Testamento greco-latino. Anch’esso è un testo scientifico, anch’esso conosce limiti, opzioni, punti discutibili; non va assolutizzato né mitizzato. E tuttavia esso appartiene alla grande impresa della filologia neotestamentaria cattolica, cioè a quel tentativo di esercitare la critica del testo senza recidere il legame con la ricezione ecclesiale, con la tradizione latina, con l’orizzonte patristico e con la sensibilità propria della Chiesa cattolica. Il Merk, insomma, può essere carente in diversi punti, ma resta un testo nato in casa cattolica.

La differenza, allora, non è banale. Da una parte abbiamo un’edizione critica cattolica, il Merk, con i suoi limiti ma con una precisa collocazione ecclesiale; dall’altra abbiamo il Nestle-Aland, scientificamente prestigioso, ma nato nell’alveo della critica protestante. Quando la Cei 2008 decide di assumere come base il Nestle-Aland, essa non compie soltanto una scelta neutra di laboratorio. Compie una scelta di orientamento. Decide che il testo normativo di riferimento per il Nuovo Testamento, nella grande traduzione ecclesiale italiana, sarà un testo formatosi fuori dalla tradizione cattolica e dentro una genealogia critica protestante. Questo è il dato di fondo, e proprio questo dato autorizza una domanda seria, persino inquietante: che cosa accade a una Chiesa quando smette di tradurre il Nuovo Testamento a partire da un testo cattolico e assume come base un testo di origine protestante?

Naturalmente, una formulazione scientificamente rigorosa deve evitare slogan troppo facili. Ma si può dire qualcosa di molto serio e molto grave: il Nuovo Testamento Cei 2008 è costruito su una base testuale di matrice protestante, non più su una base cattolica come il Merk. E questo mutamento non è accessorio; è strutturale. In tal senso, l’affermazione polemica secondo cui “ci hanno consegnato un Nuovo Testamento protestante” contiene un nucleo reale, che non può essere liquidato con superficialità. Perché qui non è in gioco un dettaglio marginale, ma il fondamento testuale stesso da cui scaturisce la traduzione.

Si dirà: ma il Nestle-Aland è oggi usato anche da studiosi cattolici, e perfino da documenti o strumenti ecclesiali. È vero. Ma proprio questo rende la questione più delicata, non meno. Il problema non è la spendibilità accademica del Nestle-Aland, che nessuno nega, bensì il fatto che una Chiesa abbia accettato di lasciarsi determinare, nel suo testo-base, da una linea critica non nata in sé stessa. La ricezione può essere larga, la fortuna editoriale indiscutibile, la competenza dei curatori alta; ma la genealogia resta quella. E quando una genealogia cambia, cambia anche il modo di ascoltare e di capire. Non sempre subito, non sempre in modo clamoroso, ma realmente.

Per questo il ricorso precedente a un testo come il Merk aveva un significato che oggi appare sottovalutato. Non garantiva la perfezione. Non immunizzava da errori. Non rendeva automaticamente cattolica ogni opzione esegetica. Ma custodiva almeno un principio di continuità simbolica e metodologica: il Nuovo Testamento della Chiesa cattolica veniva letto, stabilito e offerto a partire da un’edizione critica cattolica. Oggi questo non avviene più. E dire che la questione sarebbe irrilevante significa non comprendere che, nella vita della Chiesa, anche le mediazioni filologiche hanno un peso spirituale. La Scrittura non arriva mai “nuda”; arriva sempre attraverso una forma di trasmissione. E la forma conta.

Da qui derivano anche conseguenze traduttive concrete. Lo stesso documento Cei mostra che l’adozione del Nestle-Aland ha comportato cambiamenti significativi in punti non secondari. Non si tratta dunque di una scelta senza effetti. Anzi, proprio il fatto che il nuovo testo-base produca nuove traduzioni dimostra che il passaggio non è ornamentale ma sostanziale. È precisamente per questo che la critica alle rese della Cei 2008 non può essere trattata come nostalgia o come fastidio marginale: essa tocca il rapporto tra il testo critico assunto e la lingua concreta consegnata ai fedeli.

A questo punto il giudizio deve restare fermo e sobrio insieme. Il Merk è anch’esso, come si è detto, un testo non privo di limiti; nessun serio studioso dovrebbe idealizzarlo. Ma il suo limite non cancella il suo statuto ecclesiale. Era almeno un testo cattolico. Il Nestle-Aland, invece, per quanto imponente e spesso utile, non lo è per origine. Perciò la decisione della Cei 2008 segna davvero una soglia: da un Nuovo Testamento fondato, almeno in linea di principio, su un’edizione critica cattolica, si è passati a un Nuovo Testamento fondato su un’edizione critica protestante. Questo è il punto essenziale. E questo è il dato che rende legittima una critica radicale alla nuova impostazione.

Che poi a tale mutamento si accompagni, in non pochi casi, una traduzione debole, opaca o discutibile, è una questione che merita di essere esaminata con pazienza e rigore, luogo per luogo, versetto per versetto. Non basta lamentarlo: bisogna provarlo. Ed è precisamente questa l’utilità di un lavoro sistematico che affronti gli errori di resa della Cei 2008 non sul piano dell’impressione, ma dell’argomentazione documentata. In questa prospettiva si comprende l’importanza del volume La Bibbia come Dio comanda, che si propone di mostrare, con analisi puntuali, quanto e come la Cei 2008 presenti problemi di traduzione che non possono essere minimizzati. Se il testo-base è mutato e se molte scelte traduttive risultano infelici, allora diventa necessario offrire ai lettori uno strumento critico capace di orientare il giudizio.

Quanto al silenzio della Cei davanti a domande rivolte su questi temi, sarebbe improprio trasformarlo senz’altro in prova di una colpa o di una intenzione. Ma è lecito osservare che, quando le questioni sollevate toccano il fondamento stesso delle scelte testuali e traduttive, il silenzio istituzionale non aiuta la chiarezza ecclesiale. In materie così gravi, una risposta franca gioverebbe a tutti: a chi critica, a chi difende, e soprattutto ai fedeli, che hanno diritto di sapere quale testo del Nuovo Testamento venga loro consegnato e per quali ragioni.

Alla fine, la questione torna alla sua semplicità austera. Non si tratta di nostalgia per un passato idealizzato, né di polemica confessionale fine a sé stessa. Si tratta di fedeltà. Se la Cei 2008 ha adottato come base il Nestle-Aland, allora la Chiesa italiana ha ricevuto un Nuovo Testamento il cui fondamento critico non è più cattolico, ma protestante per origine e per scuola. Questa non è un’invettiva: è un fatto storico-editoriale. Le conseguenze di quel fatto possono essere discusse; ma il fatto resta. E proprio perché resta, esso chiede di essere guardato senza infingimenti. A volte le svolte più profonde si annunciano con parole apparentemente innocue in una pagina di criteri editoriali. Poi, col tempo, ci si accorge che in quelle parole era già contenuto un cambio di respiro. E la Chiesa, quando cambia il suo respiro nell’ascolto della Scrittura, non cambia mai in una cosa piccola.