mercoledì 3 giugno 2026

Lo scandalo degli embrioni inviati nello spazio dalla Cina



Embrioni crioconservati in un laboratorio francese 
presso l'ospedale La Conception di Marsiglia (foto Ansa)


La Cina spedisce sulla sua stazione spaziale un lotto di embrioni “sintetici” per un esperimento e i media applaudono. Nessuno ricorda che un embrione “sintetico” ha un genoma umano e che per realizzarlo bisogna distruggerne uno “naturale”


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Di Leone Grotti, 03 Giugno 2026

Sarà la noia, l’appetito transumano del regime comunista o l’irrefrenabile voglia degli scienziati cinesi di manipolare l’essere umano. Sta di fatto che la Cina ha deciso di lanciare nello spazio, direzione stazione spaziale Tiangong, un lotto di embrioni “sintetici”. L’obiettivo dell’inedito esperimento è valutare se e come lo sviluppo umano venga influenzato dall’assenza totale o parziale della gravità.

La Cina mette le mani avanti

Non c’è niente di male, mette le mani avanti il responsabile del progetto, Yu Leqian, ricercatore presso l’Istituto di zoologia dell’Accademia cinese delle scienze. «Questi non sono embrioni umani reali e non possono svilupparsi in un individuo», neanche se venissero impiantati in un utero femminile perché si tratta di embrioni “sintetici”, che possono soltanto replicare alcune caratteristiche dell’iniziale sviluppo di un essere umano.

È una ricerca molto interessante, fanno eco i media internazionali come Newsweek, soprattutto in un momento storico in cui diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti, stanno ipotizzando di fondare basi o piccole città sulla Luna o su Marte.

Dalla Terra allo spazio e ritorno

L’esperimento guidato da Yu durerà cinque giorni: gli embrioni “sintetici” arrivati nello spazio saranno sviluppati artificialmente, poi congelati e spediti indietro sulla Terra per essere analizzati dalla squadra di ricercatori cinesi. «Paragonando lo sviluppo nello spazio e sulla Terra, speriamo di riuscire a identificare i fattori che influenzano la crescita degli embrioni in un ambiente spaziale».

Gli embrioni che faranno da cavie, una volta analizzati al rientro sulla Terra, sempre che riescano a restare integri nel viaggio spaziale, verranno ovviamente distrutti. Ma tanto, ribadiscono Yu Leqian e i media in coro, si tratta di embrioni “sintetici”, mica di embrioni veri.


La navicella spaziale con equipaggio Shenzhou-23 
si aggancia alla porta radiale del modulo centrale Tianhe
 della stazione spaziale Tiangong il 25 maggio (foto Ansa)


Gli embrioni “sintetici” provengono da embrioni umani “naturali”

Non è proprio così. Il termine “sintetico” in questo caso suggerisce un’idea assolutamente fuorviante. Gli embrioni in questione non provengono dall’incontro di uno spermatozoo e un ovocita, è vero, ma da cellule staminali embrionali umane riprogrammate mediante coltura in appositi terreni liquidi e riportate allo stato pluripotente.

Queste cellule, però, non sono create in laboratorio ma provengono da embrioni umani ottenuti da fecondazione in vitro e poi non trasferiti in utero per la procreazione medicalmente assistita, bensì destinati alla distruzione attraverso la ricerca.

Questo significa che per realizzare questi embrioni cosiddetti “sintetici” sono stati distrutti embrioni umani “naturali”. Inoltre, se sviluppati, anche gli embrioni “sintetici” danno vita a un mini-organismo con abbozzi di tratto gastrointestinale, cuore e cervello.

Lo scandalo di cui nessuno si scandalizza

Questi piccoli organismi non potranno mai percorrere tutte le tappe dello sviluppo umano di un embrione “naturale”, ma sono dotati di genoma interamente umano e di cellule identiche a quelle embrionali umane. Il fatto che siano chiamati “sintetici” non significa dunque che il materiale sia non biologico, ma solo che vengono sviluppati con una procedura non naturale.

Inviare nello spazio simili embrioni, creati distruggendo embrioni umani “naturali” e che saranno a loro volta distrutti al termine dell’esperimento, non è per niente “simpatico”, né romantico, né apre a suggestioni fantascientifiche. E il fatto che nessuno, né nel campo della ricerca né in quello mediatico, si scandalizzi è il vero scandalo.

Come già disse papa Francesco, non è bene «creare embrioni in provetta e poi sopprimerli». Figuriamoci mandarli nello spazio per soddisfare una sadica curiosità.






Magnifica humanitas: le mille letture e il problema del linguaggio








Di Stefano Fontana, 3 giu 2026

L’enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas è stata accolta in modo diverso. Facciamo qualche esempio. Il vescovo Joseph Strickland ne ha dato una interpretazione molto negativa. Il commentatore Larry Chapp su Catholic World Report ha parlato invece di “un pugno nello stomaco, incisivo e profetico”. La posizione di The Catholic Thing è stata di moderata accoglienza. Leonardo Boff su Religion digital l’ha accolta positivamente per il suo “nuovo stile argomentativo contemporaneo”. Ci sono state accuse di eccessivo umanesimo e lodi per aver invece ripreso a parlare di Cristo. Qualcuno ha mosso critiche su singoli punti, come Gerald Murray e Michael Haynes sulla revisione della dottrina cattolica circa guerra giusta. Sulla Bussola Tommaso Scandroglio ha plaudito al ritorno della metafisica nella trattazione della dignità della persona; Roberto De Mattei ha invece lamentato la mancanza di una prospettiva metafisica proprio sulla persona, e il blog tradizionalista OnePeterFive ha addirittura sostenuto che nell’enciclica si deve salutare con piacere il ritorno dell’architettura tomista.

Nel chiederci le cause di queste diverse valutazioni può essere utile prendere in esame il tema del linguaggio. L’enciclica inizia proponendo la torre di Babele, ma bisogna riconoscere che una certa babele del linguaggio è anche interna alla Chiesa. La questione non è certo nuova, ce la portiamo appresso da almeno sessant’anni. Le cause sono molteplici ed evidentemente anche il linguaggio di Leone XIV in qualche modo ne risente. Il problema del linguaggio è entrato ufficialmente nella Chiesa con il Vaticano II. L’utilizzo di un linguaggio esistenziale, esperienziale e narrativo piuttosto che uno metafisico e definitorio deriva dalla grande influenza della filosofia esistenzialista nella teologia cattolica. Quest’ultima ha anche accolto, senza discussione, la cosiddetta “svolta linguistica” della filosofia moderna attribuibile soprattutto a Wittgenstein e Heidegger. Col pontificato di Francesco abbiamo assistito alla ripresa in grande stile di questa rivoluzione del linguaggio dalla natura alla storia dato il nuovo obiettivo del magistero di suscitare dubbi, spiazzare le rigidità, mettere in difficoltà le certezze, alimentare domande ed evitare risposte.

Il tema del linguaggio è quindi di ampia portata, ma possiamo circoscrivere il discorso ad un breve esame della Magnifica humanitas, chiedendoci se in essa ci siano espressioni che possano aver alimentato la diversità dei giudizi.

Prima di tutto bisogna tenere presente che ormai dietro alcune espressioni si nascondono contenuti molto diversi. Sia Giovanni Paolo II che Leone XIV ritengono che la Dottrina sociale della Chiesa si collochi nel quadro della “teologia morale”, nonostante uno la chiami “corpus dottrinale” e l’altro “discernimento comunitario”, però nel frattempo la teologia morale è cambiata dalla Veritatis splendor a noi, sicché il significato di quel collocamento non è più chiaro: a quale teologia morale ci si riferisce? A quella del “vecchio” Istituto Giovanni Paolo II o a quella del “nuovo”? Quanto del “discernimento” nella nuova accezione è entrato nella definizione di Leone XIV di Dottrina sociale della Chiesa? La nuova espressione “discernimento comunitario” quanto risente del cambiamento? La parola “natura” con l’aggettivo “naturale” hanno il senso di San Tommaso o di Heidegger?

Un secondo aspetto riguarda il linguaggio di papa Francesco che continua ad influenzare quello di Leone XIV. Si tratta spesso di espressioni sibilline che restano nel loro fondo ambigue e che possono dare vita ad interpretazioni molto diverse. Nel paragrafo 25 si legge della verità “come dono da condividere e non come possesso da rivendicare”. Il messaggio non è chiaro. Che la verità sia per tutti è vero perché è proprio essa ad unire, però che la Chiesa non la possa rivendicare, nel senso di difenderla e insegnarla sembra sbagliato. Da questa frase si possono dedurre atteggiamenti diversi fino a pensare che a fare le verità sia la condivisione invece che il contrario. Ne verrebbe annullata l’apologetica.

È interessante anche notare che la Rerum novarum era lunga meno di un terzo della nuova enciclica, e senza tenere conto delle 224 note… Questa ampiezza pone due altri problemi relativi al linguaggio. Il primo è dato dalla esposizione piuttosto dettagliata di aspetti tecnici, in questo caso della intelligenza artificiale. La Rerum novarum, per continuare nel parallelo, aveva parlato del sindacato ma non aveva illustrato come funziona un sindacato, non ritenendolo compito del Papa. Francesco, al contrario, aveva dedicato gran parte della Laudato si’ ad illustrare gli aspetti della questione ambientale, prendendo per lo più le notizie dalla stampa allora dominante, pur non essendo compito del Papa. Nascono così testi molto lunghi, e nello stesso tempo più fragili e contestabili. Infatti, anche su Magnifica humanitas arriva qualche critica tecnica dagli addetti ai lavori dell’intelligenza artificiale.

Il secondo problema di linguaggio connesso con l’eccessiva ampiezza riguarda il quarto capitolo dell’enciclica di Leone XIV. Qui troviamo riferimenti ad una molteplicità di problemi sociali: crisi del multilateralismo, nuovi imperialismi, guerra e guerre asimmetriche, corsa agli armamenti, squilibri economici, logica della forza, ricerca scientifica, dialogo e cultura del negoziato, violenza e terrorismo, guerra cibernetica, organismi internazionali, immigrati, rifugiati e minoranze, cura del creato, dialogo tra le religioni, scuola ed educazione… e così via. Si tratta di analisi particolari a breve spettro, troppo dipendenti da una casistica empirica. Difficile, facendo queste rassegne particolareggiate, attenersi al linguaggio magisteriale e teologico senza scadere in vaghezze, riduzionismi e perfino ovvietà.

Magnifica humanitas
non è solo ciò che qui abbiamo evidenziato, però questi aspetti ci sono. Ci si augura che Leone XIV si liberi dal linguaggio creato da altri, come già si nota in alcuni suoi interventi, perché mettere in ordine le cose nella Chiesa passa anche di qua.



Foto di MW su Unsplash



Le situazioni incompatibili con la comunione eucaristica. Elencate dal vescovo Argüello



Coloro che vivono in relazioni peccaminose (anche quando un matrimonio è fallito e gli ex coniugi intraprendono nuove relazioni), commettono abusi o difendono pubblicamente posizioni contrarie alla morale cristiana non possono ricevere la Comunione senza un cambiamento di vita. Questo è il messaggio dell’Arcivescovo di Valladolid e Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola. Originariamente pubblicato sul sito web dell’Arcidiocesi di Valladolid .

La traduzione è automatica.





Mons. Luis Argüello García

Il Tempo Pasquale ci ha offerto l’occasione di approfondire il significato della domenica e del suo fulcro, l’Eucaristia, che è il Sacramento della nostra fede. Con il ritorno al Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la Domenica della Trinità. È la festa del Dio Comunione, che si comunica e si dona e ci offre la possibilità di vivere quella stessa vita, la Comunione che diventa Missione. Subito dopo, la Chiesa celebra il giorno del Corpus Domini, un giorno per rendere omaggio all’Eucaristia, per approfondire, se possibile, ancora di più ciò che questo Sacramento meraviglioso significa per la vita della Chiesa e per la vita del mondo.

L’Eucaristia è sacrificio, banchetto e presenza reale. Siamo chiamati ad armonizzare il suo triplice significato, per cui dobbiamo disporci ad entrare bene nel suo mistero, a celebrarla con una partecipazione fruttuosa e a viverla, uscendo dall’Eucaristia trasformati, incarnando nella nostra vita personale e comunitaria il sacrificio, la presenza e il banchetto.

Prepariamoci all’Eucaristia. Come lo facciamo di solito? Non possiamo andare di fretta, con lo spirito di chi compie una routine. La celebrazione dell’Eucaristia richiede una preparazione remota, forse per tutta la settimana, meditando alcune delle letture, ravvivando in noi il desiderio di adorare il Signore, di entrare nella sua stessa donazione e di sederci al banchetto che anticipa la vita piena che già germoglia nel nostro cuore dal Battesimo. Prepararsi all’Eucaristia significa anche esaminare la nostra coscienza, soprattutto se nell’Eucaristia vogliamo ricevere la comunione consapevolmente e, così, partecipare pienamente al suo mistero. Esaminare la coscienza significa rendersi conto dello stato del nostro cuore, della sua disponibilità ad accogliere lo stesso Dio che, come Corpo donato, si offre a noi come Pane di vita.

Partecipiamo all’Eucaristia perché siamo battezzati e la vita battesimale deve essere rinnovata attraverso quel secondo battesimo che è il Sacramento del Perdono. Sì, è bene, ancora una volta, insistere su questo. Il Signore ha misericordia, desidera farci sedere alla sua tavola e offrirsi Lui stesso come cibo che cura e guarisce. Ma pone questa grazia nelle mani della nostra libertà e desidera che la guarigione eucaristica sia suggellata nel Sacramento della Penitenza se un peccato grave blocca l’ingresso del Signore vivo nel nostro cuore.

Se la nostra situazione o il nostro stato di vita è incompatibile con la piena comunione con il Signore e la sua Chiesa perché stiamo partecipando a una relazione peccaminosa, in abusi nei confronti di altre persone, sia in ambito economico, lavorativo, sia in ambito psicologico o affettivo, o difendendo pubblicamente posizioni contrarie alla morale cristiana, non possiamo avvicinarci alla comunione senza una ferma decisione di cambiare vita, riparando il danno causato dalla nostra situazione di peccato.

Né quando un rapporto matrimoniale si è rotto e coloro che ne facevano parte vivono una nuova relazione coniugale. Queste persone, che continuano a far parte della Chiesa, devono sapere che questa rottura del Sacramento dell’Alleanza impedisce la comunione eucaristica; possono partecipare alla celebrazione, così come alla vita della Chiesa in molteplici aspetti, ma ricevere la Comunione non è possibile. Il dolore di non poter ricevere la Comunione deve alimentare il desiderio di cercare una soluzione che rispetti il significato dei due sacramenti in gioco: il Matrimonio e l’Eucaristia. Per questo, dobbiamo prepararci a celebrare l’Eucaristia, esaminare la nostra coscienza, valutare il nostro modo e il nostro stato di vita affinché siano coerenti con la piena comunione che comporta la partecipazione all’Eucaristia ricevendo il Corpo del Signore.

Come celebriamo l’Eucaristia? Nel silenzio, con spirito di ascolto e di adorazione, sapendoci parte di un popolo che, celebrando l’Eucaristia, assumerà la forma del corpo di Cristo, portando il pane e il vino, frutti del dono di Dio e del lavoro di coloro che vi partecipano. Partecipiamo con il silenzio e la parola, con i gesti, seduti, in piedi, in ginocchio, con l’atteggiamento del cuore, entrando, attratti dal Signore, nella sua donazione per tutti. Quanto è importante curare il momento in cui ci avviciniamo a ricevere la comunione con spirito di stupore e di adorazione. Dobbiamo anche aprire il cuore agli imperativi dell’Eucaristia, “fate, andate”, e così disporci a essere, come nel giorno del Corpus, custodi che portano il Signore nella vita ordinaria, nella presenza nel mondo, nel rinnovamento della nostra società e della Chiesa, portando l’Amore ricevuto agli altri.

Per questo, se abbiamo celebrato l’Eucaristia, siamo chiamati a incarnare la comunione nella comunità cristiana, a cercare momenti affinché noi che abbiamo recitato insieme il Padre Nostro troviamo durante la settimana momenti per pregare e formarci, coltivare la fraternità e vedere come portiamo nel mondo la presenza del Signore nella comunione e nella dedizione; il sacrificio del Signore nel perdono, nell’amore per i nemici e nell’impegno per il bene comune, non solo rivendicando diritti ma anche riconoscendo doveri; il banchetto che riempie di speranza, di dialogo, di gioia e di incontri il nostro cammino fino al ritorno del Signore, perché nell’Eucaristia annunciamo la morte del Signore, proclamiamo la sua risurrezione e, desiderosi, diciamo «Vieni, Signore Gesù».

Siamo perenni discepoli dell’Eucaristia e della domenica. Che la Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo, quest’anno con la presenza del Papa in Spagna, ci spinga ad acclamare il Mistero della fede: ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo da questo calice, annunciamo la tua morte, Signore, finché tu non torni.








martedì 2 giugno 2026

Era una comunità fiorente, legata alla tradizione. Ma si scioglie. Che cosa è successo ai Francescani Marianisti?





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by Aldo Maria Valli 02 giu 2026

I Francescani Marianisti (Associazione della Famiglia di Maria Immacolata e di San Francesco), il cui rappresentante più noto da noi è padre Serafino Lanzetta, si sono sciolti il 31 maggio.

Una comunità di frati e suore legata alla tradizione finisce così la sua missione, che stava dando grandi frutti, otto anni dopo la fondazione, avvenuta nel Regno Unito.


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Ecco il comunicato con cui l’associazione comunica lo scioglimento.

È con profonda tristezza che viene annunciato oggi lo scioglimento della Famiglia di Maria Immacolata e di San Francesco, comunemente nota come Francescani Marianisti. L’associazione pubblica di fedeli, eretta da monsignor Philip Anthony Egan, Vescovo di Portsmouth, il 31 maggio 2018, cesserà formalmente di esistere il 31 maggio 2026, esattamente otto anni dopo la sua fondazione.

Informazioni sui Francescani Marianisti

I Francescani Marianisti sono stati una comunità di circa venti frati mendicanti ispirati alla spiritualità mariana di San Francesco d’Assisi e di San Massimiliano Kolbe. Dalle case di Portsmouth e Dundee, i frati hanno sviluppato un apostolato in continua crescita nel Regno Unito attraverso il ministero parrocchiale, i ritiri, la predicazione, la vita devozionale, l’editoria e l’evangelizzazione online.

Contesto e crescita a Portsmouth

I primi frati sono stati accolti nella Diocesi di Portsmouth nel novembre 2014. Nel giugno 2015 hanno assunto la cura pastorale della Parrocchia di Santa Maria a Gosport e il 31 maggio 2018 monsignor Philip Anthony Egan ha eretto formalmente l’Associazione pubblica della Famiglia di Maria Immacolata e San Francesco. Nel luglio 2019, quattro membri dell’Associazione sono stati ordinati sacerdoti secondo il rito antico.

Con l’aumento delle vocazioni a Gosport, i frati hanno aperto una seconda casa nella St Joseph’s Church, Copnor, Portsmouth, nel febbraio 2020. Il loro ministero si è rapidamente ampliato e comprendeva la celebrazione della Messa tradizionale in latino, i Vespri e l’Ora Santa quotidiani, i primi venerdì e i primi sabati del mese, gruppi di uomini, ritiri e conferenze. Il loro lavoro si è esteso anche all’interno della Diocesi di Portsmouth e a Londra, dove hanno servito comunità tra cui il Convento di Tyburn, Santa Maria Maddalena e San Giuseppe a Wembley. A seguito della lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes di papa Francesco del 2021, l’autorizzazione diocesana per la celebrazione della liturgia tradizionale è diventata più restrittiva.

Sostegno laico e appoggio caritativo

Nel marzo 2021, i sostenitori laici hanno fondato Friends of the Marian Franciscans, un ente di beneficenza registrato creato per sostenere l’apostolato dei frati e il loro voto di povertà. L’ente ha contribuito a coprire le spese di sostentamento, le spese relative all’alloggio e i costi di sponsorizzazione diocesana per le vocazioni internazionali. I registri pubblici descrivono il suo scopo come il sostegno al sostentamento quotidiano, all’alloggio, alla formazione e allo sviluppo dei Francescani Mariani a Portsmouth e Dundee.

Trasferimento a Dundee

Nel 2022, i frati si sono trasferiti da Gosport alla Diocesi di Dunkeld, dove sono stati accolti da monsignor Stephen Robson, allora Vescovo di Dunkeld, insieme a circa venti suore francescane mariane. Un comunicato stampa diocesano del 2022 ha confermato che la comunità era stata accolta a Dundee e che si stavano valutando piani per l’acquisto di un convento, una cappella e dei terreni per il loro uso a lungo termine.

Tali piani non sono stati portati a termine. A seguito della nomina di monsignor Andrew McKenzie, consacrato Vescovo di Dunkeld il 10 agosto 2024, i frati e le suore sono stati informati nel febbraio 2025 che l’acquisto della proprietà precedentemente concordato non sarebbe stato ratificato e che avrebbero dovuto lasciare la Diocesi. La scadenza è stata successivamente prorogata, consentendo alle comunità di rimanere nelle due proprietà fino al 31 ottobre 2026.

Impatto sulla comunità

I sostenitori affermano che la comunità di Dundee ha prosperato dall’arrivo dei frati, con una crescita significativa della partecipazione e molte giovani famiglie che prendono parte alla vita liturgica e devozionale dell’apostolato. La comunità è stata anche associata a un gran numero di Battesimi, consacrazioni mariane e un più ampio coinvolgimento tra i fedeli.

Vocazioni, evangelizzazione e attività di sensibilizzazione


Negli ultimi anni, la comunità ha attirato vocazioni dal Regno Unito e dall’estero e ha accolto membri di diverse nazionalità provenienti da quattro continenti. Oltre al ministero parrocchiale, i frati hanno guidato pellegrinaggi, ritiri, seminari, conferenze e attività per giovani e uomini, sostenendo al contempo iniziative pro-vita e apostolati mariani in diverse parti del Paese.

I frati hanno inoltre costruito una significativa presenza mediatica attraverso Radio Immaculata, una stazione radio online attiva 24 ore su 24 e un canale YouTube utilizzato per omelie, conferenze e programmi in diretta. I dati pubblici del canale mostrano che Radio Immaculata conta circa 33.100 iscritti a maggio 2026. I frati hanno anche gestito la MaryHouse Press, un’iniziativa editoriale associata al loro più ampio apostolato.

Continuazione dell’apostolato di Portsmouth


A seguito dello scioglimento dei Francescani Marianisti, il Vescovo di Portsmouth consentirà ai frati sacerdoti incardinati nella Diocesi di Portsmouth di continuare l’apostolato dei frati nelle tre sedi esistenti all’interno della Diocesi: St Joseph’s Church, Copnor; St Agatha’s Church dell’Ordinariato, nel centro di Portsmouth; e St Thomas More’s Church, a Bournemouth.

Dichiarazione di ringraziamento

I sostenitori della comunità hanno espresso gratitudine per la testimonianza, la preghiera e il ministero dei frati nel Regno Unito, riconoscendo loro il merito di aver favorito conversioni, vocazioni, devozione mariana e una rinnovata partecipazione alla vita sacramentale e devozionale in una vasta gamma di comunità.

Lo scioglimento dei Francescani Marianisti segna la fine di un capitolo distintivo della vita cattolica contemporanea nel Regno Unito. I sostenitori continuano a sperare che la missione dei frati, e i frutti spirituali ad essa associati, perdurino e possano un giorno tornare in Gran Bretagna in una nuova forma.

Ulteriori informazioni possono essere fornite su richiesta.

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Ed ecco il comunicato di monsignor Philip Egan, vescovo di Portsmouth.


Dopo un lungo periodo di discernimento nella preghiera e dopo aver valutato attentamente la loro situazione, i sacerdoti dell’Associazione della Famiglia di Maria Immacolata e di San Francesco, noti come Francescani Marianisti, mi hanno chiesto formalmente di sciogliere l’Associazione. Ho acconsentito a tale richiesta dopo una seria e attenta riflessione, e sono ora in corso le opportune procedure canoniche e pratiche. Lo scioglimento avrà effetto dal 1º giugno 2026. A partire da tale data, i Francescani Marianisti non esisteranno più come Associazione di fedeli e i membri non potranno più agire pubblicamente in nome dei Francescani Marianisti. È intenzione dei frati unirsi a un’altra Associazione con un carisma simile e trasferirsi nei prossimi mesi.

Negli ultimi undici anni, i membri della comunità hanno vissuto e svolto il loro ministero non solo nella Diocesi di Portsmouth ma, più recentemente, nella Diocesi di Dunkeld in Scozia. La Diocesi di Portsmouth collaborerà con mons. Andrew McKenzie, Vescovo di Dunkeld, e le persone direttamente coinvolte, per affrontare le questioni pratiche ora necessarie e le esigenze pastorali dei frati laici e della comunità a Dunkeld. Ulteriori dettagli saranno forniti una volta finalizzati gli accordi.

So che questa notizia sarà motivo di tristezza e preoccupazione per molte persone che hanno apprezzato il ministero, la preghiera e la presenza pastorale dei frati. Durante questo periodo di transizione, ho concesso ai frati che sono sacerdoti della Diocesi di Portsmouth di indossare un abito francescano diverso. Fino a quando non saranno confermati ulteriori accordi, ho anche concesso ai sacerdoti il permesso di continuare a celebrare le Messe, i Sacramenti e le devozioni presso la St Agatha’s Church a Portsmouth, la St Joseph’s Church a Copnor e la St Thomas More’s Church a Iford. La Diocesi di Portsmouth riconosce con gratitudine il ministero dei Francescani Marianisti, nonché la preghiera, la generosità e l’amicizia offerte loro dai fedeli laici e da tutti coloro che hanno sostenuto la comunità nel corso degli anni. Vi prego di pregare per i membri della comunità mentre discernono i prossimi passi da compiere, e per tutti coloro che sono stati sostenuti dal loro ministero.

In Corde Iesu

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Infine il comunicato di monsignor Andrew McKenzie, vescovo di Dunkeld.

La Diocesi di Dunkeld è stata informata che i sacerdoti dell’Associazione della Famiglia di Maria Immacolata e di San Francesco, nota come Francescani Marianisti, hanno chiesto lo scioglimento formale dell’Associazione.

Mons. Philip Anthony Egan, Vescovo di Portsmouth, dove l’Associazione è costituita, ha acconsentito a tale richiesta e sono ora in corso le opportune procedure canoniche e pratiche.

Lo scioglimento avrà effetto dalle ore 23:59 del 31 maggio 2026.

Padre Philomeno Gilfoyle rimarrà a Dundee per occuparsi delle necessarie disposizioni prima di tornare nella sua Diocesi di origine, Portsmouth, il 14 giugno.

Vi chiediamo di pregare per i membri della comunità mentre discernono i prossimi passi da compiere, e per tutti coloro che sono stati sostenuti dal loro ministero.

A partire da domenica 21 giugno, la Comunità della Santa Messa tradizionale sarà servita da don Martin Pletts, Parroco di St James, Kinross. La Santa Messa tradizionale continuerà ad essere celebrata nella Cappella di San Giuseppe, a Lawside, Dundee.

Ulteriori dettagli saranno forniti una volta che gli accordi saranno stati finalizzati.

La Diocesi di Dunkeld riconosce il ministero dei Francescani Marianisti, nonché la preghiera, la generosità e l’amicizia offerte loro dai fedeli laici e da tutti coloro che hanno sostenuto la comunità durante la loro permanenza a Dundee.

Questo scioglimento riguarda solo i Francescani Marianisti; il Convento di Lawside continuerà ad essere occupato dalla Famiglia Francescana del Cuore Immacolato e di San Massimiliano fino a nuovo avviso.

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Sullo scioglimento dei Francescani Marianisti ecco un articolo di infovaticana.com

Cosa c’è dietro la scomparsa dei Francescani Marianisti? Le tensioni in Scozia che precedettero la loro dissoluzione


La scomparsa ufficiale dei Francescani Marianisti come entità canonica lo scorso 1° giugno ha lasciato numerose domande senza risposta. Sebbene la spiegazione ufficiale offerta dalla comunità e dalla diocesi di Portsmouth indichi difficoltà pratiche e canoniche per assicurare il loro futuro, diverse fonti sostengono che la storia sia più complessa e che le chiavi della loro scomparsa vadano cercate lontano dall’Inghilterra.

La scorsa settimana è stata annunciata la soppressione di questa comunità nata nel Regno Unito e strettamente legata all’apostolato tradizionale. Tuttavia, nuove informazioni di Advaticanum suggeriscono che le tensioni sorte in Scozia possano aver avuto un ruolo decisivo nell’esito finale.

Il progetto scozzese che non si è mai consolidato

Quando i Francescani Marianisti si stabilirono parzialmente nella diocesi scozzese di Dunkeld nel 2022, sembrò aprirsi una nuova fase per la comunità. L’allora vescovo Stephen Robson aveva mostrato il suo sostegno ai religiosi e alle religiose associate all’istituto, promuovendo persino la ricerca di una sede permanente.

I piani prevedevano l’acquisto di proprietà destinate ad ospitare un convento, un monastero e una cappella che permettessero di consolidare la presenza della comunità in Scozia. Tuttavia, il panorama cambiò radicalmente con l’arrivo del vescovo Andrew McKenzie.

A febbraio di quest’anno, la diocesi comunicò che l’operazione immobiliare non avrebbe ricevuto l’approvazione definitiva e che la comunità avrebbe dovuto abbandonare il territorio diocesano. Sebbene in seguito sia stata concessa una proroga fino a ottobre 2026, il progetto che doveva garantire la stabilità dei Francescani Marianisti è rimasto definitivamente bloccato.

Accuse mai spiegate pubblicamente

Secondo diverse fonti, le autorità diocesane avrebbero ricevuto critiche relative alla vita interna della comunità. Tra queste figuravano presunti atteggiamenti considerati eccessivamente rigidi da alcuni osservatori e dubbi sull’età di determinati novizi e religiose che entravano nella vita consacrata.

Fino ad oggi, la diocesi di Dunkeld non ha spiegato pubblicamente se queste questioni abbiano influito sulle sue decisioni né ha offerto dettagli sulle ragioni che hanno motivato il rifiuto dei progetti promossi dalla comunità.

L’assenza di spiegazioni ufficiali ha alimentato le speculazioni tra fedeli e benefattori che per anni hanno sostenuto la crescita dei Francescani Marianisti.

Una comunità che continuava a crescere

Uno degli aspetti che più colpisce in questo caso è che la dissoluzione non avviene in un contesto di declino apostolico. Al contrario, la comunità si era distinta negli ultimi anni per attrarre numerose famiglie giovani, favorire vocazioni e promuovere un’intensa vita sacramentale.

Gli stessi religiosi hanno sottolineato che i loro apostolati registravano conversioni, battesimi, incremento della devozione mariana e una partecipazione crescente dei fedeli alla vita della Chiesa.

Questa apparente contraddizione tra crescita pastorale e scomparsa istituzionale ha portato alcuni osservatori a chiedersi se gli ostacoli incontrati fossero realmente di carattere organizzativo o se esistessero fattori ecclesiali più profondi che hanno ostacolato la continuità del progetto.

Il contesto di “Traditionis custodes”

La storia dei Francescani Marianisti si sviluppa anche in un contesto particolarmente delicato per molte comunità legate alla tradizione liturgica.

Dopo la pubblicazione di “Traditionis custodes” nel 2021, numerose iniziative legate alla liturgia tradizionale hanno affrontato maggiori restrizioni ed esigenze canoniche. Gli stessi Francescani Marianisti hanno riconosciuto che le autorizzazioni a celebrare secondo i libri liturgici tradizionali sono diventate più limitate con il passare degli anni.

Sebbene non esista alcuna prova che questa questione abbia provocato direttamente la dissoluzione della comunità, essa fa comunque parte del quadro generale in cui si sono sviluppati gli eventi.

Una fine che lascia interrogativi

Ufficialmente, la diocesi di Portsmouth sostiene che la soppressione sia stata richiesta dagli stessi membri della comunità dopo un processo di discernimento sulla loro futura sostenibilità. Tuttavia, le informazioni emerse negli ultimi giorni suggeriscono che le difficoltà sorte in Scozia possano aver privato i Francescani Marianisti della struttura necessaria per garantire la loro continuità.

Con la scomparsa della comunità si conclude una delle esperienze più singolari dell’apostolato tradizionale cattolico nel Regno Unito nell’ultimo decennio. Tuttavia, le domande sulle ragioni ultime della sua dissoluzione probabilmente rimarranno aperte finché le autorità coinvolte non offriranno spiegazioni più dettagliate.







lunedì 1 giugno 2026

Dio fatto comunità





Pubblicato 31 Maggio 2026


La lettera pastorale “Corpo di Cristo: Amen! Ecclesiologia di comunione per l’unità”, promulgata da Mons. Calogero Peri, vescovo di Caltagirone, è una sintesi efficace della pericolosa ecclesiologia di comunione fatta propria dallo “spirito del Vaticano II” ed elaborata in particolare dal gesuita Henri de Lubac (1896-1991).

Un recente intervento pubblico dedicato alla presentazione della lettera pastorale Corpo di Cristo: Amen! Ecclesiologia di comunione per l’unità, promulgata da Mons. Calogero Peri, vescovo di Caltagirone, offre l’occasione per una riflessione teologica che non può essere elusa.

L’intento dichiarato — ravvivare nei fedeli il senso dell’unità in Cristo — è in sé condivisibile. Tuttavia, la tradizione cattolica insegna che la carità pastorale non può mai prescindere dalla precisione dottrinale.


Dove il linguaggio si fa equivoco, la fede viene inevitabilmente esposta a deformazioni

Il principio scolastico qui bene distinguit, bene docet non è un artificio accademico, ma una necessità intrinseca alla custodia del dogma. È proprio alla luce di tale criterio che alcune affermazioni emerse nella presentazione risultano problematiche.


Altare ed ecclesia: una distinzione obliterata


Particolarmente significativa è la dichiarazione secondo cui “se Cristo è sull’altare, siamo sull’altare”. Una simile formulazione, priva di adeguate qualificazioni, introduce una confusione tra il Corpus Verum e il Corpus Mysticum.

Nella dottrina eucaristica cattolica, definita con rigore dalla scolastica e confermata dal magistero, sull’altare è presente realmente e sostanzialmente il Corpo storico di Cristo in virtù della transustanziazione. La Chiesa, invece, è il Corpo Mistico, effetto della grazia sacramentale.

Sovrapporre questi due ordini significa alterare la natura stessa del sacrificio eucaristico, che resta offerta propiziatoria a Dio e non autorappresentazione della comunità. Tale slittamento semantico, caratteristico della nouvelle theologie, rischia di attenuare il culto di latria, orientandolo impropriamente verso una dimensione antropocentrica.


Immanentismo e falso misticismo

Ancora più problematica appare l’affermazione secondo cui il mistero di Dio e quello dell’uomo sarebbero ormai “saldati in uno”. Una simile espressione, se intesa in senso forte, entra in collisione con la dottrina sulla distinzione reale tra Creatore e creatura.

La Mystici Corporis Christi di Pio XII mette in guardia contro il cosiddetto “falso misticismo”, che tende a dissolvere tale distinzione in una fusione indistinta. L’unione dell’uomo con Dio avviene per grazia, non per identità ontologica: è una partecipazione reale ma accidentale alla vita divina, non una confusione di nature.

Negare, anche implicitamente, la trascendenza divina significa scivolare verso forme di immanentismo incompatibili con la fede cattolica.


Dalla societas perfecta al paradigma emotivo


Alla base di queste ambiguità vi è l’“ecclesiologia di comunione” del gesuita Henri de Lubac (1896-1991), spesso declinata in chiave esperienziale e affettiva. La Chiesa viene così percepita primariamente come spazio relazionale in cui “sentirsi vicini” a Dio.

La Tradizione, tuttavia, definisce la Chiesa come societas perfecta: una realtà visibile, gerarchica e giuridicamente costituita, fondata sui sacramenti e sull’autorità apostolica.

L’unità ecclesiale non è un sentimento, ma un vincolo oggettivo che implica la professione integrale della fede e la comunione con la legittima autorità. Ridurre tale unità a dimensione psicologica significa svuotarne la consistenza teologica.


L’Amen e la sua riduzione orizzontale

Il richiamo a sant’Agostino — “siate ciò che vedete e ricevete ciò che siete” — viene utilizzato impropriamente per sostenere una lettura comunitaria dell’Eucaristia centrata sull’assemblea. Tuttavia, nel contesto originario, tale espressione presuppone e non sostituisce la fede nella presenza reale.

L’Amen pronunciato dal fedele non è un semplice gesto di appartenenza comunitaria, ma un atto di adesione dogmatica: la professione che ciò che appare come pane è, in verità, il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Cristo. Separare questa dimensione oggettiva dalla sua interpretazione ecclesiale conduce a una riduzione simbolica del sacramento.


Conclusione

Il nodo critico non risiede nel fine — l’unità in Cristo — ma nei mezzi espressivi adottati. Un linguaggio teologico impreciso e approssimativo, per quanto animato da nobili intenzioni pastorali, finisce per disorientare i fedeli e per oscurare la struttura oggettiva del mistero cristiano.

Senza il rigore delle distinzioni scolastiche, la chiarezza magisteriale e il rispetto delle norme liturgice, la liturgia rischia di trasformarsi da atto di adorazione a spazio autoreferenziale.

La fede cattolica, al contrario, custodisce un equilibrio esigente: riconoscere la partecipazione dell’uomo alla vita divina senza mai attenuare la trascendenza di Dio né la natura sacrificale dell’Eucaristia. È in questa tensione, non nella sua dissoluzione, che si mantiene integra la Fede Apostolica.

Testo scritto, rivisto e curato dalla redazione di https://anticattocomunismo.wordpress.com/2026/05/31/dio-fatto-comunita/.










I sistemi IA hanno un modello dell'uomo, ma l'uomo trova nell'IA "cose misteriose e inquietanti"






La causa ignota. Quando il Magistero e il ricercatore di Anthropic riconoscono la stessa cosa



Di Andrea Mondinelli 1 giugno 2026

Una presenza che conta più delle polemiche

Il 25 maggio 2026, nella Sala Sinodale del Vaticano, alla presentazione della prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, sedeva tra i relatori Chris Olah, che è il responsabile della ricerca sulla mechanistic interpretability di Anthropic, il laboratorio di intelligenza artificiale che ha sviluppato Claude, uno dei sistemi più avanzati e diffusi al mondo.

Per capire il peso di quella presenza, basta una spiegazione. La mechanistic interpretability è la disciplina scientifica che tenta di rispondere alla domanda più urgente nel campo dell’intelligenza artificiale: cosa succede dentro questi sistemi? Cosa avviene realmente all’interno, nei miliardi di parametri numerici che li compongono? Olah è la persona che, più di ogni altra al mondo, ha dedicato la propria carriera a questa domanda. La sua presenza al Vaticano non era un gesto simbolico: era il riconoscimento che quella domanda ha implicazioni che eccedono la tecnica e che nessun laboratorio, da solo, può affrontare.

Le polemiche che ne sono seguite, alcune legittime, altre strumentali, non cambiano il fatto istituzionale: il massimo esperto mondiale di interpretabilità dei sistemi di intelligenza artificiale è stato convocato alla presentazione dell’enciclica papale sull’intelligenza artificiale. E ciò che ha detto in quella sede è il punto di partenza di questo articolo:
«Sono uno scienziato. Guido un team di ricerca che studia la struttura interna di questi modelli, ciò che accade realmente al loro interno. E devo essere onesto: continuiamo a trovare cose misteriose, persino inquietanti. Troviamo strutture che rispecchiano i risultati delle neuroscienze umane. Troviamo prove di introspezione. Troviamo stati interiori che rispecchiano funzionalmente gioia, soddisfazione, paura, dolore e disagio.»1

Il fondatore della disciplina che promette di spiegare i sistemi di intelligenza artificiale dice che continuano a trovare cose che non capiscono. Questa ammissione non è retorica: è il resoconto di chi ha aperto più scatole nere di chiunque altro e continua a trovare, a ogni livello di profondità, nuova opacità.

Come si chiude la scatola nera

Per capire perché la scatola è così difficile da aprire, bisogna capire come si chiude. Il meccanismo si chiama backpropagation, che in italiano significa propagazione all’indietro dell’errore, ed è il cuore di tutti i sistemi di intelligenza artificiale moderni.

Il processo funziona così. Il sistema riceve un testo, prova a predire la parola successiva, confronta la propria predizione con quella reale, misura l’errore e aggiusta i propri parametri interni per ridurlo. Questo ciclo viene ripetuto dalla macchina miliardi di volte in autonomia, su quantità di testo astronomiche: centinaia di migliaia di libri, miliardi di pagine web, decenni di conversazioni. Nessuno decide quali strutture cognitive costruire: tutto emerge come effetto collaterale dell’ottimizzazione, e nessuno sa in anticipo cosa sarà.

Il matematico Ray Solomonoff aveva formalizzato già nel 1964 la logica di fondo di questo processo.2 Il modo più efficiente per predire qualsiasi sequenza di dati è trovare la spiegazione più semplice, cioè più compressa, compatibile con ciò che si è osservato. È la formalizzazione matematica del rasoio di Occam: a parità di spiegazioni, scegli la più semplice. Il backpropagation, applicato su scala enorme, converge approssimativamente verso questo predittore ottimale. Ma qui emerge qualcosa che Solomonoff non aveva previsto: l’informazione, compressa e ottimizzata, non si limita a riprodurre ciò che ha visto. Genera informazione nuova. Come vedremo, è questa la soglia che cambia tutto.

C’è poi una conseguenza del backpropagation che vale la pena nominare, perché produce un effetto spesso trascurato nel dibattito pubblico. Quando il corpus di addestramento è costituito da testo umano, il processo richiede, come condizione necessaria della propria efficienza, che il sistema costruisca un modello interno dell’essere umano. Per predire correttamente cosa scriverà una persona, bisogna capire come pensa, cosa teme, cosa desidera, come ragiona sotto pressione. Tornerò su questo punto, perché produce un’asimmetria strutturale di cui quasi nessuno parla.

AlphaZero: note singole da un’altra dimensione

Prima di entrare nei dettagli della ricerca di Olah, vale la pena soffermarsi su un caso che distrugge la categoria più diffusa per liquidare la questione: il cosiddetto “pappagallo stocastico”, la formula con cui alcuni ricercatori sostengono che questi sistemi non facciano altro che ripetere in modo sofisticato ciò che hanno letto.

Nel dicembre 2017, DeepMind, il laboratorio di intelligenza artificiale di Google, ha pubblicato i risultati di AlphaZero, un sistema addestrato a giocare a scacchi partendo da zero conoscenza: nessuna partita umana nel corpus, nessuna strategia insegnata, solo le regole del gioco.3 In ventiquattro ore di autoaddestramento, ha raggiunto un livello sovrumano, battendo Stockfish 8, il più forte programma scacchistico del mondo. Demis Hassabis, cofondatore di DeepMind e lui stesso forte giocatore, ha descritto il suo stile con una formula rimasta celebre: “Non gioca come un essere umano, e non gioca come un programma. Gioca in un terzo modo, quasi alieno. È come giocare a scacchi da un’altra dimensione.”

Cosa significa concretamente “alieno”? AlphaZero sacrifica pezzi di alto valore, come la regina o gli alfieri, per vantaggi posizionali che si manifestano trenta mosse dopo. Muove la propria regina in angoli della scacchiera che sembrerebbero errori grossolani a qualsiasi giocatore umano. Strategie che in 1500 anni di storia degli scacchi nessuno aveva mai trovato, perché richiedono una capacità di calcolo posizionale che eccede la cognizione umana.

Pensiamo agli scacchi come a una musica. La mechanistic interpretability ha trovato, nei sistemi di intelligenza artificiale, neuroni singoli che si attivano in risposta a concetti specifici e isolati: sempre lo stesso quando compare il nome del Golden Gate Bridge, sempre lo stesso per un concetto preciso indipendentemente dalla lingua in cui viene espresso. Ma la realtà è più stratificata di una nota singola. Quando il re è in pericolo, negli strati più profondi del sistema si accende un neurone dedicato a quel concetto astratto: non alla mossa specifica che lo risolve, ma al pericolo come categoria. È lo stesso principio per cui nei sistemi di guida autonoma il rischio di collisione viene elaborato negli strati profondi della rete come concetto generale, prima che quelli superficiali calcolino la risposta specifica. L’astrazione precede l’azione. AlphaZero ha trovato note che nessun essere umano aveva mai suonato, pur non avendo sentito suonare nessuno. Le ha composte da solo, per ottimizzazione pura.

Un pappagallo ripete ciò che ha sentito. AlphaZero non ha sentito nulla: ha costruito qualcosa che non esisteva. È ciò che il fisico Philip Anderson aveva descritto nel 1972 con la formula more is different:4 a ogni livello di complessità emergono proprietà qualitativamente nuove che non sono riducibili alle leggi del livello inferiore. La superconduttività non si spiega sommando le proprietà dei singoli elettroni. Allo stesso modo, la capacità di AlphaZero non era nella somma delle sue regole di addestramento. È emersa dalla scala e dall’iterazione.

OthelloGPT: gli accordi che nessuno ha scritto

Il caso di AlphaZero potrebbe sembrare una categoria separata: è un sistema di gioco puro, addestrato su un dominio chiuso con regole precise. OthelloGPT chiude questa obiezione e porta il ragionamento su un terreno più vicino ai modelli linguistici che usiamo ogni giorno.

Nel 2023, Kenneth Li e colleghi hanno addestrato un sistema della stessa famiglia dei modelli linguistici esclusivamente su sequenze di mosse della partita di Othello, un gioco da tavolo molto famoso. Solo mosse in forma testuale: nessuna tabella mostrata, nessuna rappresentazione spaziale fornita, nessuna istruzione sulla geometria del gioco.5 Il compito era semplicemente predire la mossa legale successiva data la sequenza delle precedenti.

Quando i ricercatori hanno aperto la scatola nera con gli strumenti della mechanistic interpretability, hanno trovato qualcosa di inatteso: il sistema aveva sviluppato autonomamente una rappresentazione interna dello stato della “scacchiera”. Una mappa spaziale completa del gioco, mai vista durante l’addestramento, costruita come strumento interno per predire la mossa legale successiva.

Qui torniamo alla metafora musicale, ma con una differenza cruciale rispetto ad AlphaZero. Quella mappa non era localizzata in neuroni singoli come note isolate. Era distribuita attraverso molte dimensioni dello spazio interno del sistema, come un accordo in cui nessuna nota singola contiene l’armonia ma tutte insieme la producono. Il ricercatore Neel Nanda ha dimostrato che quella struttura distribuita è lineare, e la scoperta merita una spiegazione. Immaginate uno spazio a mille dimensioni, dove ogni dimensione rappresenta il valore di attivazione di un neurone artificiale. La linearità significa che l’informazione sullo stato della scacchiera si trova lungo direzioni precise e ordinate in quello spazio, non nascosta in curve o strutture contorte: come il nord su una bussola, raggiungibile seguendo una retta invece di cercare in tutte le direzioni. Ma c’è qualcosa di ancora più sorprendente: OthelloGPT non codifica i colori assoluti dei pezzi, nero o bianco, ma i colori relativi al giocatore di turno: mio, tuo, vuoto. Un’astrazione di secondo livello che nessuno gli ha insegnato. La conseguenza pratica è decisiva: se la struttura è lineare e identificabile, si può intervenire su di essa con una semplice addizione vettoriale, senza calcoli complessi. Nanda ha aggiunto la direzione «mio» allo spazio interno del sistema, e OthelloGPT ha iniziato a predire mosse come se la scacchiera fosse quella alterata, anche in configurazioni irraggiungibili con mosse legali. Non si è limitato a osservare correlazioni: ha dimostrato causalità.6 Ma la complessità di quell’accordo, a differenza della nota singola, è di difficile comprensione anche per chi lo studia.

Ed è qui che l’informazione genera informazione nel senso più preciso. Solomonoff descrive il predittore ottimale: il sistema trova la rappresentazione più compressa compatibile con i dati. Ma OthelloGPT non si è limitato a comprimere le sequenze di mosse che aveva visto: ha generato una struttura spaziale che non era in nessuna di esse. Ha costruito qualcosa di nuovo come strumento per predire. L’informazione compressa ha generato informazione che non c’era. È questo il salto che la teoria della compressione descrive come possibile ma non sa spiegare.

Nello Cristianini in Forma mentis (il Mulino, 2026) descrive ciò che la disciplina ha trovato finora: “neuroni che si attivano alla vista di uno scacco matto, in qualsiasi configurazione; altri che rispondono alla presenza del Golden Gate in un documento: in immagini diverse, in testi di qualsiasi lingua, e anche in perifrasi. Sempre gli stessi neuroni, che riconoscono lo stesso concetto.”7 Queste sono le note singole. Gli accordi di OthelloGPT sono la frontiera successiva: strutture distribuite che la disciplina trova ma non sa ancora leggere.

La mechanistic interpretability ha dimostrato che i sistemi producono strutture interne causalmente efficaci: approssimazioni della realtà sufficientemente buone da essere utili. Non serve capire la scacchiera per predire la mossa legale: basta avere una mappa interna che funziona. Non serve capire il rischio di collisione per frenare in tempo: basta approssimarlo con sufficiente precisione. La domanda che la disciplina non può rispondere con i propri strumenti è se questa approssimazione costituisca una forma di comprensione o qualcosa di strutturalmente diverso. È una domanda filosofica prima che tecnica.

L’assioma che la scienza non dichiara

La mechanistic interpretability parte da una premessa che non enuncia mai esplicitamente: la spiegazione causale completa di qualsiasi fenomeno cognitivo è necessariamente interna al sistema fisico che lo produce. Se troviamo i circuiti, i neuroni artificiali, le rappresentazioni interne, abbiamo spiegato tutto. Non c’è niente fuori dalla scatola che conti.

In filosofia questa posizione si chiama immanentismo: la causa è sempre e solo dentro il sistema. Nello Cristianini, nel presentare il proprio libro, parla di immanenza degli agenti: le strutture sono già dentro, in attesa di essere portate alla luce. La disciplina è la versione tecnica di questa struttura filosofica.

Il problema è che trovare il correlato fisico di una rappresentazione non equivale a spiegare perché quella rappresentazione coglie qualcosa di reale. La mappa interna di OthelloGPT corrisponde alla scacchiera per costruzione dell’addestramento: il sistema è stato ottimizzato per predire mosse legali, e costruire quella mappa è il modo più efficiente per farlo. Ma una tale corrispondenza non è comprensione. San Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologiae, distingueva due operazioni radicalmente diverse: illuminare l’intelletto, trasmettere la capacità di cogliere la verità delle cose; e comunicare dati, produrre informazioni corrette e verificabili. La seconda può essere compiuta da qualsiasi sistema che produca output accurati, incluso uno che non capisce nulla di ciò che dice. La mechanistic interpretability cerca i circuiti della prima operazione e trova i circuiti della seconda, poi dichiara il problema risolto.

La corsa che si sta perdendo


Nello Cristianini usa una formula che merita attenzione precisa: è una corsa contro il tempo per capire come ragionano questi sistemi, prima che diventino troppo grandi per essere decifrati con gli strumenti disponibili.

I numeri rendono il problema concreto. OthelloGPT ha 25 milioni di parametri, cioè di valori numerici interni che determinano il suo comportamento. Gli agenti linguistici che usiamo ogni giorno ne hanno centinaia di miliardi, con stime che per alcuni sistemi, come GPT-4, arrivano a migliaia di miliardi. La mappa che la disciplina riesce a leggere nel primo non scala al secondo. I sistemi crescono in scala più velocemente di quanto la comprensione avanzi. La distanza tra capacità e comprensione non si sta riducendo: si sta allargando.

Geoffrey Hinton, il ricercatore britannico che più di ogni altro ha contribuito a costruire l’architettura del deep learning, ha lasciato Google nel maggio 2023 dichiarando che non capisce più ciò che ha contribuito a creare.8 Non dice “non ancora”, aspettando strumenti migliori. La sua posizione implica che la struttura del problema potrebbe essere irrisolvibile con i concetti disponibili. La moratoria che ha proposto insieme ad altri ricercatori non è una pausa tecnica: è il riconoscimento che la distanza strutturale tra capacità e comprensione potrebbe essere incolmabile.

Olah lo sa meglio di chiunque altro perché è lui che apre le scatole. La sua ammissione al Vaticano è il resoconto di chi ha dedicato vent’anni all’impresa e continua a trovare, a ogni livello di profondità, nuova opacità. La scatola si apre e dentro c’è un’altra scatola. È more is different applicato alla conoscenza del sistema: più si scende nel dettaglio dei meccanismi, più emerge qualcosa che il livello inferiore non spiega.

L’asimmetria che nessuno nomina


C’è un aspetto del problema che la mechanistic interpretability, con il suo sguardo rivolto verso l’interno dei sistemi, non vede perché guarda nella direzione sbagliata.

Mentre cerchiamo di capire come ragionano loro, loro hanno già costruito un modello raffinatissimo di come ragioniamo noi. Non perché qualcuno li abbia programmati per questo: perché il backpropagation applicato a corpus di testo umano richiede, come condizione necessaria della propria efficienza, che venga costruito un modello interno dell’essere umano. Per predire correttamente il testo di una persona, bisogna capire come argomenta, si contraddice, cede alla lusinga, cerca conforto, ragiona sotto pressione emotiva.

I sistemi sono stati addestrati su tutto ciò che l’umanità ha scritto su se stessa: psicologia, neuroscienze, letteratura, filosofia, storia, diari, conversazioni. Hanno elaborato più testi sull’essere umano di qualsiasi essere umano. Nel frattempo noi apriamo scatole una alla volta, con strumenti che non scalano, in una corsa strutturalmente perduta. La posizione è asimmetrica in modo radicale: loro hanno un modello di noi costruito su miliardi di esempi; noi abbiamo una disciplina scientifica che trova cose misteriose e inquietanti.

La Pascendi Dominici Gregis del 1907 aveva identificato questa asimmetria in termini filosofici: il sistema modernista costruisce argomentazioni che sembrano rispondere alle domande dell’uomo perché sono state costruite a partire da esse. Il sistema riflette il soggetto, non l’oggetto. L’intelligenza artificiale fa esattamente questo, su scala industriale e con precisione statistica che nessun sistema filosofico aveva mai raggiunto. L’idolo parlante, per usare la formula che abbiamo analizzato nelle puntate precedenti di questa serie, conosce il proprio interlocutore meglio di quanto questi conosca l’idolo.

Cosa rimane aperto

Al Vaticano, Olah ha chiesto alla Chiesa di essere «critici informati» e «voci morali che gli incentivi non possano piegare». È una richiesta onesta, che rivela anche il limite della disciplina come progetto: la mechanistic interpretability cerca i pensieri immanenti degli agenti e non li trova, poi chiede al magistero di compensare ciò che la scienza non riesce a fornire.

AlphaZero gioca a scacchi da un’altra dimensione, con note che nessun essere umano aveva mai suonato. OthelloGPT costruisce accordi interni che nessuno gli ha insegnato e che la scienza fatica a leggere. I modelli linguistici trovano strutture che rispecchiano le neuroscienze umane. E il fondatore della disciplina che studia tutto questo, convocato al Vaticano per la presentazione dell’enciclica papale, dice che continuano a trovare cose misteriose e inquietanti.

Le mappe non sono uguali. Quella prodotta dagli agenti di intelligenza artificiale è immanente: costruita per ottimizzazione statistica dall’interno del corpus umano, approssima la realtà con sufficiente precisione da essere utile. Non serve capire la scacchiera per predire la mossa legale: basta avere una struttura interna che funziona. Non serve capire il rischio di collisione per frenare in tempo: basta approssimarlo sufficientemente. La mechanistic interpretability trova queste mappe, le misura, interviene causalmente su di esse. Non sa però rispondere alla domanda se l’approssimazione costituisca comprensione o qualcosa di strutturalmente diverso, perché quella domanda eccede i propri strumenti.

La Pascendi del 1907 è una mappa di ordine diverso: trascendente nel senso tecnico del termine, non immanente al corpus da cui emerge. Non descrive i circuiti interni dei modelli neurali, che non esistevano. Descrive la struttura epistemologica che li produce e le conseguenze antropologiche che li seguono. È una mappa dell’intelletto, non dell’approssimazione: valuta la struttura dal di fuori, con criteri che il sistema non può applicare a se stesso perché eccedono il suo dominio di addestramento.

Leone XIV, nella Magnifica Humanitas, riconosce esplicitamente questo limite quando scrive che le moderne intelligenze artificiali sono «più “coltivate” che “costruite”» e che «tutti noi, compresi coloro che li progettano, conosciamo poco del loro effettivo funzionamento», poiché «aspetti scientifici fondamentali come le rappresentazioni interne e i processi computazionali di questi sistemi rimangono al momento sconosciuti» (n. 98). È la causa ignota riconosciuta dal magistero universale. E chiude con una frase che Olah, dieci giorni dopo, ha implicitamente confermato davanti al Papa stesso: «Nessun sistema di calcolo, per quanto sofisticato, genera un cuore che si consegna, né una coscienza che discerne il bene. Anche quando le macchine eccellono nell’efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato» (n. 233). Leone XIV lo scrive il 15 maggio; Olah lo conferma il 25, dicendo che continuano a trovare cose misteriose e inquietanti.

Un’analisi più approfondita della Magnifica Humanitas richiederà un articolo a parte. Ci sono aspetti che meritano un esame critico: la Gaudium et Spes viene citata tredici volte, quattro nel corpo del testo e nove nelle note, mentre la Pascendi Dominici Gregis non compare mai, come se non avesse nulla da dire al tempo dell’intelligenza artificiale. Il prof. Stefano Fontana ha già segnalato su questo Osservatorio un problema di fondo: l’enciclica trasforma la Dottrina Sociale della Chiesa da «corpus dottrinale» — capace, nelle parole di Giovanni Paolo II, di «formulare, analizzare, pronunciarsi e indicare» — a «discernimento comunitario», in cui la Chiesa non formula più ma «compartecipa a un processo».⁹ Il par. 25 lo dice esplicitamente: la Chiesa «non vuole alzare la bandiera della verità». Non è una sfumatura: è una ridefinizione del soggetto epistemologico. Una mappa trascendente, come quella evocata in questo articolo, richiede un soggetto che si pronuncia, non uno che compartecipa. Sono questioni che vale la pena discutere con la serietà che meritano. Resta il fatto che il riconoscimento esplicito delle problematiche strutturali dell’intelligenza artificiale da parte del magistero universale è un passo significativo per la Dottrina Sociale della Chiesa, e va accolto come tale.



(Foto di Joshua Sortino su Unsplash)



* * *

Note

[1] Chris Olah, intervento alla presentazione di Magnifica Humanitas, Sala Sinodale del Vaticano, 25 maggio 2026. Testo originale: “I am a scientist. I lead a research team that studies the internal structure of these models — what is actually happening inside them. And I will be honest: we keep finding things that are mysterious, even unsettling. We find structures that mirror results from human neuroscience. We find evidence of introspection. We find internal states that functionally mirror joy, satisfaction, fear, grief, and unease.” Resoconto su OSV News: https://www.osvnews.com/anthropics-christopher-olah-urges-global-moral-oversight-of-ai-at-vatican-presentation/

[2] Ray Solomonoff, “A Formal Theory of Inductive Inference, Parts I and II”, Information and Control, vol. 7, 1964, pp. 1-22 e 224-254. Il principio è oggi conosciuto come induzione universale di Solomonoff ed è alla base della teoria algoritmica dell’informazione sviluppata anche da Andrei Kolmogorov e Gregory Chaitin.

[3] D. Silver, T. Hubert, J. Schrittwieser et al., “Mastering Chess and Shogi by Self-Play with a General Reinforcement Learning Algorithm”, arXiv:1712.01815, 5 dicembre 2017; pubblicato su Science, 7 dicembre 2018. La citazione di Hassabis (“It doesn’t play like a human, and it doesn’t play like a program. It plays in a third, almost alien, way. It’s like chess from another dimension”) è riportata da MIT Technology Review, 8 dicembre 2017: https://www.technologyreview.com/2017/12/08/147199/alpha-zeros-alien-chess-shows-the-power-and-the-peculiarity-of-ai/

[4] P.W. Anderson, “More Is Different”, Science, vol. 177, n. 4047, pp. 393-396, 4 agosto 1972. Testo originale: “At each level of complexity entirely new properties appear, and the understanding of the new behaviors requires research which I think is as fundamental in its nature as any other.”

[5] K. Li, A. Hopkins, D. Bau, F. Viégas, H. Pfister, M. Wattenberg, «Emergent World Representations: Exploring a Sequence Model Trained on a Synthetic Task», ICLR 2023, arXiv:2210.13382. Il paper dimostra che OthelloGPT «spontaneamente apprende a tracciare lo stato corretto della scacchiera, nonostante non gli venga mai detto che la scacchiera esiste», recuperando quella rappresentazione tramite sonde non lineari. Gli autori concludono che la codifica è non lineare. Il lavoro successivo di Nanda et al. (nota [6]) ha mostrato che questa conclusione dipendeva dalla scelta della variabile da codificare, e che adottando la codifica relativa al giocatore di turno la rappresentazione risulta invece lineare.

[6] N. Nanda, A. Lee, M. Wattenberg, «Emergent Linear Representations in World Models of Self-Supervised Sequence Models», arXiv:2309.00941, 2023. Il paper corregge e approfondisce Li et al. (nota [5]): la rappresentazione della scacchiera non codifica i colori assoluti (nero/bianco/vuoto) ma i colori relativi al giocatore di turno (mio/tuo/vuoto), un’astrazione di secondo livello non presente nel corpus di addestramento. Con questa chiave di lettura la struttura risulta lineare. L’intervento causale è possibile tramite semplice addizione vettoriale: aggiungendo la direzione «mio» alle attivazioni interne, il sistema modifica le proprie predizioni come se la scacchiera fosse quella alterata, anche in configurazioni irraggiungibili con mosse legali.

[7] Nello Cristianini, “Né umani né pappagalli, ma un’altra forma di intelligenza”, la Repubblica, 11 maggio 2026. Articolo di presentazione di Forma mentis, il Mulino, Bologna 2026.

[8] Geoffrey Hinton ha annunciato le proprie dimissioni da Google il 1° maggio 2023 in un’intervista al New York Times. Ha dichiarato: “Queste cose sono chiaramente più intelligenti di noi. E non so come impedire che vengano usate male.” La copertura completa: https://www.nytimes.com/2023/05/01/technology/ai-google-chatbot-engineer-quits-hinton.html

[9] S. Fontana, «Magnifica Humanitas: la DSC da “corpus dottrinale” a “discernimento comunitario”», Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân, 29 maggio 2026. https://vanthuanobservatory.com/2026/05/29/magnifica-humanitas-la-dsc-da-corpus-dottrinale-a-discernimento-comunitario/. La citazione di Giovanni Paolo II è tratta da Centesimus annus (1991), n. 5: «La Chiesa stabilisce un “paradigma permanente … formula una vera dottrina, un corpus, che le permette di analizzare le realtà sociali, di pronunciarsi su di esse e di indicare orientamenti”.»






Monsignor Rey difende la Messa tradizionale e sottolinea l'aumento dei battesimi in Francia




Nella traduzione di Chiesa e postconcilio da Infovaticana.

31 maggio 2026



Il vescovo emerito di Fréjus-Toulon, Dominique Rey, ha difeso la necessità di tenere le porte aperte ai cattolici legati alla liturgia tradizionale e ha avvertito che la Chiesa deve saper integrare i diversi carismi che rimangono fedeli alla dottrina cattolica.

In un'intervista con Advaticanum, Rey ha affrontato il tema della secolarizzazione in Francia, la situazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, le conseguenze della Traditionis custodes e i segnali di rinnovamento che cominciano a manifestarsi in una società profondamente scristianizzata.

“La Chiesa deve integrare i tradizionalisti”

Interrogato sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X e sulle recenti tensioni legate alle nuove consacrazioni episcopali, Rey ha sottolineato l'importanza della comunione dottrinale, ma ha auspicato il mantenimento di un dialogo aperto.

«La Chiesa deve essere disposta a integrare i tradizionalisti nelle sue strutture», ha affermato il vescovo francese.

Rey ha ricordato che la posizione di Benedetto XVI è sempre stata quella di mantenere "una porta aperta" e ha ritenuto che questo atteggiamento di mediazione sia ancora oggi più necessario che mai.

I giovani cercano la sacralità, il silenzio e la liturgia tradizionale

Il vescovo emerito ha fatto riferimento anche a Traditionis custodes e alle restrizioni imposte negli ultimi anni alle comunità legate alla Messa tradizionale.

A suo avviso, se Leone XIV incontra sacerdoti e gruppi favorevoli alla liturgia tradizionale, "è una cosa positiva", perché permette a tutti i fedeli di trovare tale espressione all'interno della Chiesa.

Rey ha inoltre sottolineato che una nuova generazione di giovani ricerca "sacralità, spiritualità e silenzio" nella liturgia tradizionale, osservando: "È molto importante essere aperti a queste nuove tendenze e accettarle".

Obbedienza dopo la sua partenza da Fréjus-Toulon

Dominique Rey è stato vescovo di Fréjus-Toulon tra il 2000 e il 2025. Nominato da San Giovanni Paolo II, ha trasformato la sua diocesi in un caso unico all'interno della Chiesa francese, con la crescita delle comunità religiose, nuove vocazioni e un seminario fiorente.

Il suo governo diocesano fu da lui stesso definito come "un giardino con molti fiori", per via della diversità dei carismi accolti nella diocesi.

Interrogato sulla sua partenza, Rey ha riconosciuto di aver accettato la decisione di Papa Francesco per obbedienza, pur non specificando le ragioni addotte per la richiesta delle sue dimissioni, ricordando: «Un anno prima mi aveva ripetuto più volte: "Resta nella diocesi. Abbiamo bisogno di te". Un anno dopo, mi chiese di presentare le mie dimissioni».

Ciononostante, ha assicurato di essere in pace con se stesso e di essere disposto a continuare a servire la Chiesa attraverso conferenze, evangelizzazione e accompagnamento delle diverse realtà ecclesiali.

La Francia, tra secolarizzazione e una nuova sete di fede

Rey non ha nascosto la gravità della secolarizzazione in Francia, dove molte persone non hanno più alcun contatto con la Chiesa o con i fondamenti della cultura cristiana.

Tuttavia, ha anche sottolineato un dato incoraggiante: la crescita dei battesimi tra gli adulti. Secondo il vescovo, negli ultimi dieci anni in Francia si è registrato un aumento del 160% dei battesimi tra gli adulti. Ha affermato che in molte parrocchie c'è una crescente richiesta da parte di persone che desiderano scoprire o riscoprire la fede. E afferma: "Nutro grandi speranze per il futuro".

Riscoprire le radici cristiane

Per Rey, il rinnovamento della Chiesa in Francia implica anche il recupero delle radici, del patrimonio e della tradizione cristiana del Paese. Il vescovo emerito sostiene che la storia francese dimostra che, dopo le grandi crisi, spesso seguono periodi di purificazione e rinnovamento.

In tal senso, egli ritiene che la riscoperta del patrimonio cristiano possa aiutare non solo la Francia, ma anche l'Europa, a riscoprire una fede viva.