domenica 14 giugno 2026

L'arcivescovo di New York in campo contro la legge sul suicidio assistito



(Fox5 – New York)

Monsignor Hicks denuncia la contraddizione che c'è tra salvare persone con intenti suicidi dai ponti e prescrivere farmaci letali durante le visite mediche

CHIESA


Paola Belletti 12 Giugno 2026 

Lo Stato di New York ha approvato la legge sul suicidio assistito e pubblicato i regolamenti attuativi. Il meccanismo di morte, prima concessa, poi suggerita, poi magari imposta, entrerà dunque in vigore dal 5 agosto. Ci insospettisca benevolmente, almeno, la data che celebra la dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, la festa della Madonna della Neve. A riprova che nulla è impossibile a Dio (e quindi questo orrore può essere fermato), ma nemmeno l'uomo scherza, quando ci si mette e si lascia trascinare dal nemico per eccellenza, menzognero e omicida fin dal principio. A protestare con forza si leva la voce chiara dell'arcivescovo metropolita di New York, monsignor Ronald Hicks. Secondo quanto riporta anche il sito Infocatolica, Hicks ha definito la legge «"l'ultimo attacco alla vita umana, il prossimo passo verso una cultura dello scarto totale", mentre attivisti e organizzazioni avvertono che la legge danneggerà le persone più vulnerabili».

Il commento dell'arcivescovo è una lucida e angosciante profezia sull'effetto sistemico, addirittura "epocale" che questa legislazione avrà, sulla falsariga di altre normative che abbiamo visto investire e pervertire la mentalità comune nel giro di pochi decenni: l'aborto non era forse una legge per pochi casi estremi? Non è invece diventato opzione sempre disponibile, imposizione e ricatto, e persino diritto? In un articolo del 2 giugno su First Things, riporta sempre Infocatolica, Hicks ha considerato la legge sul suicidio assistito come coerente espressione di quella cultura dello scarto denunciata da Papa Francesco: «una mentalità in cui "chiunque sia considerato scomodo, non più utile o un peso viene scartato". L'arcivescovo ha collegato il suicidio assistito a oltre 50 anni di aborto legalizzato negli Stati Uniti e ad atteggiamenti simili nei confronti degli immigrati, dei senzatetto, all'indifferenza verso le calamità della guerra e alle richieste di estensione della pena di morte».

La normativa ha come sempre una serie di condizioni e limitazioni che dovrebbero regolamentarne l'applicazione, ma non è cinismo o fanatismo pensare che molto presto questi argini di cartapesta saranno travolti. Peraltro, anche entro i limiti della legge, l'orrore di uno stato che consente che una persona in grande sofferenza si auto infligga la morte resta in tutta la sua immoralità. Il Medical Aid in Dying Act, che porta la firma della governatrice Kathy Hochul, prevede la possibilità per chi ha la diagnosi di malattia terminale di chiedere farmaci letali. Serviranno due richieste verbali da parte del paziente a distanza di almeno 48 ore, una richiesta scritta con due testimoni, un modulo di dichiarazione finale da compilare 48 ore prima dell'assunzione del farmaco e un'attesa di ben 5 giorni tra prescrizione e consegna del farmaco. Fino all'ultimo, questi cittadini, saranno accompagnati dalla rassicurante perversione della burocrazia fine a sé stessa. A cosa servono davvero quelle attese? saranno davvero rispettate le condizioni di verifica dell'intenzione della persona? ora l'accesso è solo per adulti: resterà a lungo così?

Che una persona esprima il desiderio di morire o manifesti pensieri suicidari è una voce che in moltissimi bugiardini appare come grave effetto collaterale e in molte diagnosi come sintomo di un grave decadimento della salute mentale. In questo caso no: è fattore principe per chiedere e ottenere dallo stato un farmaco letale.

Il paziente dovrà auto somministrarsi il farmaco e, si badi bene, la causa del decesso sul certificato di morte dovrà essere la malattia di base, non il suicidio. «Quando questa legge entrerà in vigore, a New York inizierà una nuova, terrificante era», ha avvertito il vescovo Hicks. «Quanto tempo passerà prima che questa cosiddetta ‘compassione’ per i malati terminali si trasformi da una ‘scelta’ in un’aspettativa di suicidio per ogni tipo di persona vulnerabile, compresi i disabili, gli anziani e coloro che vivono in comunità disagiate con accesso limitato ai servizi medici?»

Vero è che le distanze nel continente nord-americano sono sconfinate, ma il comunque vicino Canada sta già mostrando a cosa si va incontro: la legge inizialmente ammessa per pochi casi estremi è diventata una prassi estesa a sempre più pazienti, in molti casi viene suggerita, a breve, ricorda Hicks, sarà allargata a persone con malattie croniche nemmeno letali, per quanto odiose, come l'artrite o a persone affette da depressione o anoressia. Monsignore ha anche sottolineato come le forze dell'ordine, ma anche normali cittadini, si diano da fare per dissuadere disperati che minacciano il suicidio. Sarà ancora così o i cuori si induriranno al punto che non sarà più naturale o, come dice l'arcivescovo, sfuggiranno all'attenzione perché basterà chiedere, magari via app (diciamo noi, aggiungendo dettagli distopici), la prescrizione di una pillola letale?

In ogni caso, come abbiamo già visto accadere in Francia, la mobilitazione dei vescovi quando c'è si vede eccome. Monsignor Roland Hicks, nominato da Leone XIV, è un vescovo che sfugge a molte letture ecclesiali superficiali, come abbiamo già raccontato agli abbonati (qui per abbonarsi), ma è sicuramente un sincero pro life. Considerando appieno il potere della preghiera, abbiamo come cristiani il dovere di chiedere al Cielo la grazia che questi disegni di legge, di cui conosciamo il segreto autore, vengano fermati. Possiamo altresì auspicare che anche entro i nostri confini nazionali la voce dei vescovi si faccia sentire forte e chiara per scoraggiare quella parte di Parlamento che, sebbene senza troppo entusiasmo - nel centrodestra - , intende procedere a favore di una legge simile. (Screenshot Fox5 – New-York, YouTube).






La messa tradizionale? L’antitesi assoluta del mondo di oggi. Parola d’Asburgo






Saved in: Blog
by Aldo Maria Valli 13 giu 2026




di Edward Pentin

L’ex ambasciatore ungherese presso la Santa Sede rievoca il suo primo, disorientante incontro con il rito antico e spiega come, con il suo libro, intenda aiutare gli altri ad accostarsi al vetus ordo con serenità.

La messa tradizionale è diventata negli ultimi anni oggetto di devozione e al contempo di controversie, attirando un numero crescente di giovani fedeli nonostante le restrizioni imposte da Roma.

Al primo incontro incontro con il rito antico, porta d’accesso a una vita di preghiera più profonda e a un rinnovato senso del sacro, c’è un problema di comprensione. Aiutare a colmare questa lacuna è uno degli obiettivi di “Discovering the Latin Mass. A Travel Guide for the Curious” (Alla scoperta della messa in latino: una guida per i curiosi), concepito come un vademecum semplice e pratico per chi si avvicina per la prima volta a questa liturgia.

L’autore del libro è l’arciduca Eduardo d’Asburgo-Lorena, discendente della dinastia degli Asburgo, che ha ricoperto la carica di ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede dal 2015 al 2025.

L’arciduca spiega le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere il libro, l’impatto significativo e positivo che il vetus ordo ha avuto sulla sua vita e sulla fede sua e della sua famiglia, e perché ritiene che stia guadagnando popolarità tra i giovani. Illustra inoltre la sua opinione sul perché la liturgia tradizionale susciti tanto fervore, sia in termini di sostegno che di opposizione.

Ambasciatore Habsburg, cosa spera di ottenere con “Discovering the Latin Mass. A Travel Guide for the Curious” e cosa l’ha spinta a scriverlo?

Ho scritto questo piccolo libro perché quando sono andato per la prima volta alla messa tradizionale non avevo a disposizione un pratico opuscolo esplicativo e così sono rimasto completamente disorientato, anzi, persino irritato. Nessuno mi aveva preparato alle differenze esistenti in quasi ogni aspetto della liturgia rispetto al novus ordo. Quindi inizialmente non sono riuscito ad apprezzarla. Spero pertanto che, con questo piccolo libretto a portata di mano, le persone si potranno avvicinare alla loro prima messa tradizionale meglio preparate e non si chiudano subito a riccio.

A chi è principalmente rivolto? Si può portare l’opuscolo a messa per parteciparvi meglio?

Questo libro non è destinato in primo luogo a chi già frequenta la santa messa tradizionale. È pensato piuttosto per coloro che desiderano provarla perché ne hanno sentito parlare, o che sono semplicemente curiosi e vogliono conoscere questa forma del rito romano. Si rivolge anche a chi, pur essendo inizialmente infastidito dalla messa tradizionale, è disposto a mettersi in discussione. Sì, si può portare questo libro alle prime messe tradizionali. C’è una sezione in cui spiego le diverse parti della liturgia, con alcuni disegni che mostrano, ad esempio, le varie parti della messa in base alla posizione del sacerdote e del chierichetto. Quindi è ideale per questo scopo.

Che impatto ha avuto la messa tridentina sulla sua vita e quanto è stata importante per lei come genitore, soprattutto nell’aiutare a formare i suoi figli nella fede cattolica?

Sono rimasto molto colpito nel vedere l’effetto che la messa tradizionale ha avuto sui miei figli. Siamo tutti cattolici fin dalla nascita e andavamo regolarmente a messa. Recitavamo le nostre preghiere, facevamo pellegrinaggi e così via. Ma quando abbiamo scoperto la messa tradizionale, circa cinque o sei anni fa, tutta la famiglia – compresi coloro che ci venivano a trovare a Roma solo sporadicamente – ha intrapreso un percorso completamente nuovo per approfondire la nostra fede e il nostro rapporto con Cristo, e anche per acquisire una maggiore comprensione della liturgia. Soprattutto, ho potuto constatare come la vita liturgica si riversasse nella nostra quotidianità. Ad esempio, ora vedo molta più fedeltà nella preghiera quotidiana, nella recita del Rosario, nelle novene e nelle altre pratiche, e tutto ciò trasforma la vita. Ho trovato qualcosa che ha davvero dato a tutta la nostra famiglia un nuovo inizio nella fede.

Per secoli la famiglia Asburgo ha svolto un ruolo chiave nella conservazione della liturgia antica, che a sua volta ha avuto un impatto significativo sulla cultura e sulla politica dei suoi regni. Pensa che il suo ruolo oggi sia di aiutare i fedeli a conoscere e amare la messa tridentina e contribuire così a preservare la civiltà cattolica europea, soprattutto ora che è fortemente minacciata dal secolarismo, dall’Islam e da altre forze?

Credo sia troppo presto per prevedere quale ruolo giocherà in Europa la riscoperta della messa tradizionale. I numeri sono ancora molto esigui e la stragrande maggioranza dei cattolici continua a partecipare a quella che chiamiamo la messa del novus ordo, la messa riformata. Vedo il mio ruolo, forse, come quello di un ambasciatore della messa tradizionale presso coloro che non ne hanno mai sentito parlare, vorrebbero scoprirla o desiderano superare i propri pregiudizi nei confronti di questa forma del rito. Ho iniziato a scrivere questo opuscolo quasi subito dopo aver terminato il mio incarico di diplomatico presso la Santa Sede. Come diplomatico dovevo essere piuttosto discreto riguardo alle mie preferenze, anche in materia liturgica. Ora sono molto più libero di parlare di ciò che ho nel cuore.

Si registra ovunque un rinnovato interesse per la messa tridentina, soprattutto tra i giovani. Come spiega questa crescente popolarità, in particolare alla luce dei recenti tentativi del Vaticano di limitarla?

Ha perfettamente ragione: i giovani sono molto attratti dalla messa tradizionale. È un fenomeno che osserviamo in tutta Europa e nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, ma anche in Austria, Germania e Ungheria, ovunque. Mi chiede perché. Non lo so con certezza, ma la mia ipotesi personale è che questa messa sia l’esatto opposto del mondo di oggi. È un luogo molto riverente e silenzioso, davvero silenzioso. Il silenzio è ciò che più mi ha attratto, e ha attratto anche la mia famiglia. È un luogo di grande devozione. Credo che i giovani di oggi che desiderano essere cattolici vogliano esserlo in modo profondo e significativo. La messa tradizionale trasmette l’impressione di radici molto profonde. L’estraneità della lingua latina a quella di tutti i giorni, la riverenza dei gesti, tutto comunica la serietà e la sacralità di ciò che accade. Credo che sia proprio questo che i giovani di oggi cercano, se vogliono costruire la propria vita su basi solide.

Perché, secondo lei, la messa tridentina suscita passioni così forti, sia tra coloro che desiderano preservarla sia tra coloro che vi si oppongono?

Partendo dall’opposizione, credo che la resistenza aggressiva alla messa tradizionale sia in gran parte dovuta a due fattori, il primo dei quali è probabilmente un pregiudizio che risale agli anni Cinquanta e Sessanta. Diverse generazioni di sacerdoti – alcuni dei quali ora vescovi – sono cresciute con l’idea che si tratti di qualcosa “del passato”, qualcosa che ci siamo lasciati alle spalle per aprirci alla liturgia di oggi. È stato loro insegnato che non dovremmo approfondire troppo il problema, che è in qualche modo meccanico, qualcosa di bianco o nero: da una parte il passato, dall’altra il presente. Tutto ciò potrebbe aver portato alcune persone a crescere con la forte convinzione che la liturgia tradizionale sia qualcosa da superare, un’eredità polverosa e obsoleta. Quindi, quando vedono che altri invece cercano di riscoprirla, reagiscono in modo aggressivo. Credo che questa sia una possibile spiegazione. L’altro fattore – e questo lo trovo molto spiacevole – è il modo in cui alcuni cattolici convertiti di recente, spesso intervenendo tramite il web, si presentano come difensori della tradizione e della messa tridentina. A volte si sentono in dovere di parlare in modo aggressivo e a voce alta per dimostrare di essere “veramente” cattolici. Questo crea l’immagine dei tradizionalisti come un gruppo di persone dure, giudicanti e inospitali. Sono abbastanza sicuro che molte delle misure adottate contro la messa tradizionale negli ultimi anni siano il risultato di questa impressione. Internet può essere un ottimo luogo per parlare della propria fede, ma farlo con rispetto, carità e comprensione delle altre forme di vita cattolica è probabilmente molto più utile che dimostrare aggressività.

Nonostante il rinnovato interesse, il numero di fedeli rimane relativamente basso rispetto alla popolazione cattolica nel suo complesso. Considera coloro che partecipano alla messa tridentina come il “resto”, quella minoranza creativa a cui si riferiva il cardinale Ratzinger, che preserverà l’ordine cattolico e la tradizione apostolica quando tutto intorno sembra essere in uno stato di declino e collasso?

È vero che la messa tradizionale è frequentata da un numero relativamente esiguo di cattolici in tutto il mondo. Dico “relativamente” perché se confrontiamo il numero di coloro che frequentano questa messa con il numero di coloro che vanno regolarmente alla messa riformata – anche durante la settimana – vediamo che in molti paesi dell’Europa occidentale il numero dei fedeli che partecipano alla messa tradizionale appare molto più elevato di quanto si possa immaginare. Tuttavia, rispetto al numero complessivo di persone battezzate nella Chiesa cattolica, rimangono numeri molto esigui. Sarà questo il baluardo, il piccolo resto? Non credo. Credo che ciò di cui ha parlato Benedetto XVI si applichi sia a coloro che partecipano alla messa tradizionale sia a coloro che frequentano parrocchie in cui la messa riformata è celebrata con devozione e riverenza e dove la vita cattolica è viva e fiorente. Insieme, questi due gruppi formano il piccolo resto, ed entrambi stanno crescendo esponenzialmente. Se guardiamo al numero di persone che sono state battezzate, cresimate o che sono tornate alla Chiesa cattolica negli ultimi quattro o cinque anni, possiamo vedere che qualcosa sta succedendo nella Chiesa, in tutto il mondo occidentale. Nutro piena speranza che non diventeremo quel piccolissimo residuo di cui parlava Benedetto XVI.








sabato 13 giugno 2026

La rinuncia alla metafisica ha svenduto l’uomo al nichilismo


Michelangelo – Giudizio universale – Creazione di Adamo (particolare)


L’intelligenza della fede sotto processo: come la rinuncia alla metafisica ha svenduto l’uomo al nichilismo




di Fabio Vessillifero*

L’apostasia silenziosa: l’irrilevanza come logica conseguenza di un tradimento

Il dramma della Chiesa contemporanea non dipende da fattori esterni, né è il risultato di un mondo che ha semplicemente superato il cristianesimo. Al contrario, l’attuale stato di irrilevanza in cui versa la Chiesa è la conseguenza, quasi matematica, di una patologia tutta interna: una profonda apostasia che non si manifesta come una rottura violenta e plateale, ma come un lento, inesorabile svuotamento della propria identità. Tale smarrimento ha una causa precisa: la Chiesa ha smesso di esercitare quella “scienza dell’essere” — la metafisica — che per secoli è stata il suo sguardo sul reale. Per comprendere la gravità di questa crisi, dobbiamo anzitutto chiarire cosa sia la metafisica: al di là dei tecnicismi accademici, essa è la capacità della ragione umana di guardare oltre le apparenze — superando il dato meramente fenomenico delle scienze sperimentali — e oltre gli oggetti che maneggiamo ogni giorno, per cercare di comprendere cosa renda le cose ciò che sono e quale sia il loro scopo ultimo nell’ordine della realtà. È, in sostanza, la scienza che risponde alla domanda su che cosa sia veramente la verità e chi sia davvero l’essere umano.

È stato un errore di fondo gravissimo scegliere di recidere questa ossatura intellettuale che per secoli ha permesso alla Chiesa di comprendere sé stessa, Dio e il creato attraverso la luce ferma della ragione e della Verità oggettiva. Significa smettere di credere che il Dio che ha creato il mondo sia lo stesso che ha dato all’uomo la capacità di capire la verità. Se tagliamo questo legame, la fede diventa un sentimento cieco e la ragione perde ogni punto di riferimento, diventando incapace di dare senso alla vita. Quando i pastori scelgono di recidere questo legame per compiacere il mondo, condannano la fede a un fideismo irrazionale e la ragione a un nichilismo senza orizzonti; l’irrilevanza, in questo scenario, non è che il tragico e inevitabile approdo di chi ha smesso di testimoniare la Verità per trasformarsi, gradualmente, in un’eco inutile della cultura dominante.

Il tradimento del Vangelo: la resa incondizionata al pensiero dominante


Ciò a cui assistiamo oggi è la tragica metamorfosi della teologia, la quale, nei seminari e nelle facoltà pontificie, è arrivata a rifiutare programmaticamente la metafisica, con conseguenze devastanti per l’interpretazione stessa di ogni disciplina sacra, degradandole a una sorta di “letteratura” teologica, un esercizio di stile ermeneutico, soggettivista e, in ultima istanza, sociologico. Si dimentica colpevolmente che, per secoli, il messaggio cristiano, grazie al dialogo costante con la ragione, ha costituito un terreno fertile che ha dilatato le capacità intellettuali dell’uomo, offrendo quella fiducia nell’intelligibilità del reale che ha reso possibile, ad esempio, l’impresa della scienza sperimentale; ci si domanda se Galileo avrebbe mai potuto elaborare il metodo della stessa scienza sperimentale senza la convinzione, nutrita da una visione teologica e metafisica, di un ordine creato da un Dio razionale (logos).

Sottoponendo oggi il Dato rivelato al tribunale ristretto delle scienze umane — la psicologia, la sociologia, l’antropologia culturale — i Pastori della Chiesa hanno finito per abdicare al loro compito primario. È una deriva che ignora il solenne indirizzo magisteriale della Chiesa: sia il Codice di Diritto Canonico (can. 252 § 3), sia il decreto conciliare Optatam Totius (n. 16), impongono infatti di approfondire il mistero della salvezza sotto la guida di San Tommaso d’Aquino, indicato come maestro imprescindibile per la speculazione teologica. Disattendere tale norma non è un semplice aggiornamento, ma una rottura con l’architettura intellettuale che la Chiesa ha fissato per custodire l’ortodossia. Abbandonando la metafisica (e quindi la Philosophia perennis), la Chiesa crede di rendersi “comprensibile” all’uomo moderno, ma in realtà lo disarma, privandolo del baluardo necessario per non diventare vittima del sistema.

Il naufragio della cattedra: la teologia come ancella del contesto

La riforma degli studi teologici, sancita da atti recenti come il Motu Proprio di papa Bergoglio Ad theologiam promovendam (qui), segna il compimento di una frattura con la tradizione scolastica. Sotto il vessillo di una teologia “contestuale” e “in uscita”, si è di fatto consumato il divorzio tra l’indagine sacra e il rigore della scienza dell’Essere. Non si tratta di un semplice aggiornamento metodologico, ma di un radicale cambio di paradigma: la teologia smette di essere il tribunale della Verità — quello sguardo soprannaturale che, partendo dall’oggettività dell’Essere, giudica le culture e le loro deviazioni — per trasformarsi in una mera ancella delle “periferie” culturali. In questo nuovo orizzonte, la ricerca non è più orientata a svelare le strutture eterne del reale, ma a inseguire la mutevolezza del sentire umano, piegando il dato della Rivelazione alle esigenze, alle fragilità e alle narrazioni del momento.

Abbandonando la rigorosità della metafisica classica, che esigeva l’intelletto come strumento di elevazione verso l’Assoluto, la Chiesa finisce per imporre alle Facoltà Teologiche un orizzonte interpretativo ristretto, dove la fede viene analizzata esclusivamente tramite le lenti delle scienze umane. È una resa culturale totale: anziché formare teologi capaci di essere “segno di contraddizione” di fronte alle derive nichiliste, si preferisce plasmare esperti in dialogo sociale, pronti a tradurre il Vangelo nel linguaggio fluido del mondo. Così, la teologia perde la sua funzione profetica di baluardo contro il relativismo, diventando un esercizio di adattamento che, nell’illusione di farsi capire dagli uomini, ha smesso di annunciare Dio.

La transdisciplinarità senza fondamento: il delirio della “fermentazione”

Il richiamo alla “transdisciplinarità” come metodo di studio teologico rappresenta il paradosso più evidente di questa stagione di smarrimento. Bergoglio nel motu proprio sopra citato, invoca una “fermentazione” di tutti i saperi entro lo spazio della Rivelazione, ma è lecito domandarsi come ciò possa sussistere se è stata preventivamente negata la metafisica, ovvero l’architettura logica e oggettiva che garantisce l’intelligibilità di ogni disciplina. La metafisica, con le sue leggi immutabili — dal principio di non contraddizione alla distinzione tra sostanza e accidente — è la grammatica universale che permette alla filosofia, alle scienze e alla teologia di confrontarsi su un terreno comune.

Infatti, senza la metafisica che funge da criterio di ordine, non c’è sapienza che possa unificare i saperi; c’è solo un accumulo di prospettive parziali, che, lungi dall’evitare l’insignificanza, la istituzionalizzano. Il tentativo di uscire dall’ “autoreferenzialità” si risolve così in un cortocircuito logico: si pretende di unire le scienze intorno alla Verità, avendo però preventivamente smantellato lo strumento razionale — la metafisica — che alla Verità dà accesso. Ed è proprio questa perdita di accesso all’Essere che ci impedisce, oggi, di rispondere alla domanda fondamentale: che cosa è, in definitiva, la persona umana?

L’oblio dell’Essere: la diga che ha ceduto davanti alla tecnica


Il rifiuto della metafisica ha purtroppo comportato la sistematica rinuncia a definire l’uomo e la persona in modo chiaro e consapevole. L’aporia di questo rifiuto emerge, in modo sconcertante, anche nei recenti documenti magisteriali dove il concetto di persona elaborato dalla teologia e dalla metafisica classica è stato volutamente ignorato. Proprio per aver volutamente omesso la definizione di persona e cioè di «sostanza-soggetto individuale di natura razionale» (persona est rationalis naturae individua substantia) offertaci da san Severino Boezio nella recente enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas, oggi fatichiamo a controbattere in modo adeguato all’assurda pretesa di chi vorrebbe concedere personalità giuridica alle varie forme della stessa intelligenza artificiale (qui).

Non basta più, infatti, fornire una definizione meramente esistenzialistica o sociologica: quando si perde il riferimento al concetto classico di persona, la Chiesa diventa incapace di opporre un freno a un potere, in mano alle concentrazioni di capitale, che mira a sradicare l’uomo dall’ordine oggettivo per trasformarlo in un semplice ingranaggio funzionale, un profilo di dati o una variabile nel calcolo del profitto. Senza il baluardo di una definizione forte e ancorata all’Essere, l’uomo finisce per essere inevitabilmente assimilato alla macchina.

Il tempio trasformato in aula: la liturgia come catechismo senz’anima

Questo rifiuto della metafisica ha infettato anche il cuore pulsante della vita cristiana: la liturgia. Per capire cosa stia accadendo, dobbiamo ricordare che per la fede cattolica il sacramento non è un simbolo vuoto, ma un segno che causa ciò che significa: nel momento in cui viene celebrato, la realtà delle cose cambia davvero per potenza di Dio. Senza la metafisica, che ci insegna a distinguere tra l’essenza di una cosa (la sostanza) e le sue apparenze (gli accidenti), il segno sacramentale viene inevitabilmente svuotato: se non crediamo più che il pane e il vino possano mutare nella loro realtà profonda — la sostanza — per diventare Corpo e Sangue di Cristo, il rito si riduce a una pura rappresentazione teatrale, utile forse a insegnarci qualcosa, ma incapace di comunicare la Grazia.

Purtroppo, questa deriva didattica è oggi diventata il marchio di fabbrica comune a una moltitudine di sacerdoti, che hanno trasformato il rito in una lezione. Quando la liturgia smette di essere il luogo in cui il tempo tocca l’eternità, diviene una mera rappresentazione didattica. In questa deriva, il fedele non è più consapevole di trovarsi realmente davanti alla Maestà di Dio, che lo chiama a partecipare alla Sua stessa vita divina; al contrario, viene trascinato in un’atmosfera di familiarità orizzontale dove il sacro viene profanato dalla logica della spiegazione. Se il rito non fa più ciò che significa, viene sterilizzato. Il fedele, ormai, non entra in chiesa per un atto di adorazione che trasfigura la vita, ma per ascoltare una narrazione rassicurante, un esercizio di pedagogia sociale che, lungi dal convertire l’anima attraverso l’incontro reale con il Mistero, la rinchiude nel perimetro del discorso umano.

Pastori al guinzaglio: la complicità involontaria con il nichilismo

È qui che emerge la complicità, forse inconsapevole ma innegabile, di molti pastori con un sistema che vuole l’uomo privo di identità, fluido e plasmabile. Questi pastori, sentendosi deboli e profondamente smarriti davanti all’imponenza dei poteri forti, finiscono per illudersi di poter rendere il sistema “coerente” con il messaggio cristiano, cercando una sorta di compromesso che ne attutisca i tratti più crudi. Accettando di parlare il linguaggio del consenso, del dialogo fine a sé stesso e della funzionalità sociale, essi hanno finito per fare il gioco di un potere che teme la metafisica come il peggior nemico.

E il motivo è semplice: se la metafisica ci insegna che ogni cosa ha un senso profondo e che l’uomo non è una merce, ma un essere unico creato per fini superiori, allora diventa impossibile ridurlo a puro consumatore. Il consumismo e la speculazione finanziaria hanno bisogno di un mondo senza verità oggettive, dove tutto è relativo e calcolabile. La verità oggettiva è dunque l’unico vero argine invalicabile al dispotismo del mercato, perché restituisce alle persone quel valore infinito che nessun prezzo può quantificare. Questi pastori dimenticano, però, che il Signore non ha chiesto di scendere a patti con il mondo, ma ha promesso la vittoria: «Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo» (Gv 16,33). Questa non è una pia speranza, ma una certezza ontologica fondata nella Risurrezione e sul dono dello Spirito. La crisi attuale, dunque, non può essere imputata alla difficoltà dei tempi, ma alla nostra infedeltà, alla nostra viltà, nel non voler essere quel segno di contraddizione che il mondo, nel suo smarrimento, disperatamente attende.

La solitudine del resto: l’ultima resistenza del pensiero fedele

Oggi, per chi ha ancora a cuore l’integrità del Deposito della fede, si apre la via, difficile ma necessaria, della resistenza intellettuale. Non è il tempo del pianto vittimistico, né quello di cercare alibi nel contesto storico, ma il tempo di custodire la dottrina, di riaffermare con coraggio una retta antropologia e di tornare a studiare, a pensare e a vivere secondo la Verità. Siamo chiamati a essere un resto fedele, custodi di una fiamma che non si è spenta – e che non può spegnersi – pronti ad abitare la solitudine di chi, in un mondo che ha smarrito la propria essenza, osa ancora chiamare le cose con il loro nome, nell’attesa che questa crisi, nel suo implacabile processo di dissoluzione, lasci finalmente spazio a un nuovo, necessario risveglio dell’intelligenza della fede.



*Fabio Vessillifero è uno pseudonimo







venerdì 12 giugno 2026

La festa del Sacro Cuore di Gesù





Venerdì 12 giugno 2026 della II Settimana dopo Pentecoste 


Oggi la Chiesa ci propone di onorare con un culto speciale il Cuore sacratissimo di Gesù di cui il sacramento ci ha già rivelato l'immensa tenerezza. E per stimolarci ad onorare quel Cuore divino con maggior rispetto e devozione, Pio XI ha elevato questa festa al rito di doppio di prima classe e messo la sua Ottava alla pari di quelle di Natale e dell'Ascensione [1]. Il culto del Sacro Cuore - scriveva egli ancora Cardinale - è la quintessenza stessa del cristianesimo, il compendio e il sommario di tutta la religione. Il cristianesimo, opera d'amore nel suo inizio, nei suoi progressi e nel suo compimento non potrebbe essere identificato assolutamente con nessuna altra devozione come con quella del Sacro Cuore [2].

Oggetto della devozione al Sacro Cuore.

L'oggetto della devozione al Sacro Cuore è lo stesso Cuore ardente d'amore per Dio e per gli uomini. Dall'Incarnazione infatti Nostro Signor Gesù Cristo è l'oggetto dell'adorazione e dell'amore di ogni creatura, non soltanto come Dio ma come Uomo-Dio. Essendo la divinità e l'umanità unite nell'unica persona del Verbo divino, Egli merita tanto come Uomo che come Dio tutti gli omaggi del nostro culto; e come in Dio tutte le perfezioni sono adorabili, così pure in Cristo tutto è adorabile: il suo corpo, il suo sangue, le sue piaghe, il suo cuore, e per questo la Chiesa ha voluto offrire alla nostra adorazione questi oggetti sacri.

Il cuore di carne dell'Uomo-Dio.

In questo giorno essa ci mostra soprattutto il Cuore del Salvatore e ci chiede di onorarlo sia che lo consideriamo in se stesso sia che lo consideriamo come il simbolo vivente della sua carità.

In se stesso, questo Cuore di Gesù, per quanto sia solo un poco di carne, è già degno del nostro culto. Nella vita naturale del corpo umano, non è forse il cuore l'organo più nobile e più necessario, quello che distribuisce a tutte le membra il sangue che vivifica, che nutre, che rigenera e purifica? Adorare il Cuore di Gesù significa adorare per così dire, nel suo principio, nel suo fulcro, la vita di sacrificio e d'immolazione del nostro Salvatore. Significa adorare il prezioso recettacolo in cui le ultime gocce del sangue divino hanno atteso, per effondersi, che venisse a colpirlo la lancia di Longino. Quel cuore squarciato rimane per sempre come la testimonianza d'una vita che si è data interamente per la salvezza del mondo.

Nell'ordine morale, il cuore di carne occupa un posto altrettanto importante. Da sempre esso è considerato come la sede della vita affettiva dell'uomo, perché è l'organo che ne risente nella maniera più sensibile tutte le fluttuazioni. Le sue pulsazioni battono al ritmo dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni, delle nostre passioni. Il linguaggio ha consacrato questo modo di vedere: è il cuore che ama, che compatisce, che soffre, si sacrifica e si dona. E come la bassezza di cuore genera tutti i vizi, così pure il cuore nobile ed elevato è la sorgente da cui s'irradiano insieme con l'amore tutte le virtù. Gesù, vero uomo, ha parlato così di se stesso. Ha offerto il suo cuore umano alla nostra contemplazione, mostrandolo circondato di fiamme ardenti e dicendo: "Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini", che lo ha portato verso tutte le sofferenze e le miserie dell'umanità, che ha avuto pietà dell'immensa moltitudine delle anime, e che Gli ha ispirato non solo di moltiplicare i miracoli, ma di istituire la Santissima Eucaristia, di fondare la Chiesa, di soffrire e di morire per riscattarci.

Se il cuore è per noi il centro in cui sono raccolte e il focolaio da cui s'irradiano le doti e le virtù, se sappiamo rendere omaggio al cuore delle persone particolarmente benefiche, quanto più non dobbiamo onorare il Cuore di Gesù come l'abisso, il santuario, il tabernacolo di tutte le virtù? Gli Inni dell'Ufficio e le Litanie le descrivono in numerose invocazioni che noi ripeteremo e mediteremo in questi giorni. E onde persuaderci ancor più dell'importanza e dell'utilità della devozione al Sacro Cuore, concludiamo ascoltando quanto scrive un certosino di Treviri morto nel 1461. Le sue parole saranno per noi un'indicazione di quello che dobbiamo fare per entrare nelle intenzioni della Chiesa che sono quelle stesse del suo celeste Sposo: "Se volete completamente e facilmente purificarvi dei vostri peccati, liberarvi delle vostre passioni e arricchirvi di tutti i beni… mettetevi alla scuola dell'eterna carità. Riponete, immergete spesso in ispirito... tutto il vostro cuore e la vostra mente nel Cuore dolcissimo di Nostro Signor Gesù Cristo in croce. Quel Cuore è pieno d'amore... Mediante lui noi abbiamo accesso al Padre nell'unità di spirito; egli abbraccia d'un immenso amore tutti gli eletti... In quel Cuore dolcissimo si trova ogni sorta di virtù, la fonte della vita, la consolazione perfetta, la vera luce che illumina ogni uomo, ma soprattutto chi ha fatto devotamente ricorso a Lui in ogni afflizione e necessità. Tutto il bene che si può desiderare lo si attinge abbondante in lui; ogni salvezza ed ogni grazia ci vengono da quel Cuore dolcissimo, e non da altrove. Esso è il focolare dell'amore divino che brucia sempre del fuoco dello Spirito Santo, che purifica, consuma e trasforma in sé tutti coloro che Gli sono uniti e che desiderano attaccarsi a Lui. Ora come ogni bene ci viene da questo Cuore dolcissimo di Gesù, così pure tutto dovete riferirvi... tutto restituirgli senza nulla attribuire a voi... In quello stesso Cuore confesserete i vostri peccati, domanderete perdono e grazia, loderete e ringrazierete... Per questo bacerete spesso con riconoscenza quel Cuore piissimo di Gesù inseparabilmente unito al Cuore divino, dove sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio, un'immagine, voglio dire, sia di quel Cuore, sia del Crocifisso. Aspirerete senza posa a contemplarlo faccia a faccia confidandogli le vostre pene; attirerete così nel vostro cuore il suo spirito e il suo amore, le sue grazie e le sue virtù; a Lui ricorrerete nei beni e nei mali, in Lui avrete fiducia, a Lui vi attaccherete, in Lui abiterete, affinché, in cambio, si degni di porre la sua dimora nel vostro cuore; e qui infine dormirete dolcemente e riposerete nella pace. Poiché anche se i cuori di tutti i mortali vi abbandonassero, quel Cuore fedelissimo non vi ingannerà e non vi abbandonerà mai. E non trascurerete di onorare devotamente e di invocare anche la gloriosa Madre di Dio e dolcissima Vergine Maria, perché si degni di impetrarvi dal Cuore dolcissimo del suo Figliolo tutto quanto vi sarà necessario. In cambio, voi offrirete tutto al Cuore di Gesù attraverso le sue mani benedette" [3].

MESSA

EPISTOLA (Ef 3,8-19). 

Fratelli: A me, il minimo dei santi, è stata concessa questa grazia di evangelizzare tra i Gentili le incomprensibili ricchezze di Cristo, e di illuminare tutti riguardo all'attuazione del mistero ascoso da secoli in Dio, il quale ha creato ogni cosa, affinché dai principati e dalle potestà sia conosciuta per mezzo della Chiesa la multiforme sapienza di Dio, secondo il disegno eterno che egli ha mandato ad effetto per mezzo di Cristo Gesù Signor nostro, in cui abbiamo la fiducia di poterci avvicinare con tutta confidenza a Dio per mezzo della fede in lui. Quindi vi chiedo di non perdervi d'animo a motivo delle tribolazioni ch'io soffro per voi e che sono la vostra gloria. A questo fine piego le mie ginocchia dinanzi al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, da cui ogni famiglia e nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere mediante lo Spirito di lui potentemente corroborati nell'uomo inferiore, in modo che Cristo abiti per la fede nei vostri cuori, e voi, radicati nella fede, fondati nella carità, possiate, con tutti i santi, comprendere quale sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, anzi possiate conoscere ciò che supera ogni scienza, la stessa carità di Cristo, in modo che siate ripieni di tutta la pienezza di Dio.

Il "Mistero di Cristo"

È giusto ricordare questa pagina luminosa in cui san Paolo ci svela in termini sublimi l'amore infinito di Dio per la sua creatura. Da tutta l'eternità è stato concepito da Dio un disegno che è come la ragione, la spiegazione, il motivo della creazione, e tale disegno consiste nel chiamare tutta l'umanità a partecipare alla vita di Cristo. Dio ha tanto amato gli uomini che ha dato loro il suo Figliolo unigenito affinché per lui e in lui diventino a loro volta suoi figli per l'eternità. Cristo con i suoi tesori di sapienza e di scienza; Cristo nel quale sono benedette tutte le genti, nel quale gli uomini sono salvati e fatti simili a lui nell'unità del suo corpo mistico; Cristo che abita in noi e ci fa vivere mediante la fede e l'amore, ecco dunque il mistero appena intravisto dai Patriarchi e dai Profeti e che il Nuovo Testamento ci rivela con incomparabile chiarezza. Ma il mistero di Cristo non si completa veramente che in noi e con la nostra cooperazione. Tutte le ricchezze messe così generosamente da Dio a nostra disposizione e di cui Cristo è la fonte, la Chiesa, i sacramenti, l'Eucaristia, non hanno altro fine che la santificazione di ciascuna delle nostre anime individualmente. Per questo l'Apostolo innalza a Dio una preghiera insistente, chiedendogli che le sue intenzioni di misericordia e d'amore non vengano meno davanti alla nostra ostinazione e alla nostra ribellione e che non sia reso vano in noi lo sforzo compiuto sul Calvario. Solenne si fa la sua supplica perché regni completamente in noi quella vita interiore che ci è stata data nel battesimo, l'uomo nuovo, il cristiano, il figlio di Dio, e questo attraverso la fine dell'uomo vecchio, mediante una costante adesione a Dio, una reale comunione di vita che sottometta a lui tutta la nostra attività. Allora la carità crescerà sovrana in noi, e il piano di Dio pienamente realizzato si compirà per noi fino alla beatitudine eterna.

VANGELO (Gv 19,31-37)

In quel tempo: I Giudei, affinché non restassero in croce i corpi nel sabato (che era Parasceve ed era solenne quel sabato) chiesero a Pilato che fossero ad essi rotte le gambe e fossero tolti via. Andaron quindi i soldati e ruppero le gambe al primo e all'altro che eran con lui crocifissi; ma quando furono a Gesù, come videro che era già morto, non gli ruppero le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli aprì il costato; e subito ne uscì sangue ed acqua. E chi vide lo ha attestato; e la sua testimonianza è vera. Ed egli sa di dire il vero, affinché voi pure crediate. Certamente, questo è avvenuto, affinché s'adempisse la Scrittura: Non gli romperete alcun osso. E un'altra Scrittura dice pure: Volgeranno gli occhi a colui che han trafitto.

"Volgeranno gli occhi a colui che han trafitto"! Ascoltiamo questo testo misterioso con il commosso raccoglimento della nostra santa madre Chiesa. Osserviamo la via donde essa è uscita. È appunto dal Cuore dell'Uomo-Dio che è nata. Non poteva avere altra origine, poiché è l'opera per eccellenza del suo amore, ed è appunto per questa Sposa che egli ha fatto tutte le altre opere. Eva fu tratta dal fianco di Adamo in un modo figurativo; ma non ne doveva restare traccia, perché fosse chiaro che la donna era stata tratta dall'uomo solo per un sublime mistero, e non vi si vedesse per lei inferiorità di natura. Ma nel Signore era giusto che la gloriosa traccia di quella uscita rimanesse, perché è una realtà. Bisogna che la sua Sposa, fondandosi su tale origine, possa continuamente far ricorso al suo amore, e sia sempre aperto davanti a lei il cammino perché raggiunga con sicurezza e con prontezza il suo Cuore in ogni cosa.



___________________________
[1] L'ottava del Sacro Cuore è stata recentemente soppressa. Vedi nota per la Festa del Corpus Domini, p. 53.
Nota di Chiesa e post-concilio
Nella bolla del 1264 la Solennità è descritta come memorialis sacramentum in cotidianis missarum sollemnior, festum sanctissimi Corporis Domini nostri Jesu Christi (..."festività del santissimo Corpo di nostro Signore Gesù Cristo) nella quale si afferma la divinità di Gesù e, in particolare, del Suo Corpo (indicato con l'iniziale maiuscola).
Il Messale del 1970 ribattezzò la Solennità col nome latino Sollemnitas Sanctissimi corporis et sanguinis Christi, mai utilizzato nel deposito della fede.
[2] Opere, II, p. 48.
[3] Cfr. Etudes, CXXVII, p. 605.
(da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 413-417)





giovedì 11 giugno 2026

Manifestazione per la Vita, a Roma contro aborto ed eutanasia



Sabato pomeriggio, nella capitale, il corteo per difendere la vita dal concepimento alla morte naturale. Più di cento le associazioni aderenti, migliaia i partecipanti previsti. Un evento che si svolgerà nel segno delle incoraggianti parole di Leone XIV sui principi non negoziabili.

L’evento

Vita e bioetica 


Ermes Dovico, 11-06-2026

Manca poco al grande appuntamento annuale della Manifestazione nazionale per la Vita, che si terrà questo sabato, 13 giugno, a Roma. Più di cento le associazioni che aderiscono all’iniziativa per la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale. Prevista la partecipazione di migliaia di persone: l’evento avrà inizio alle 14.30 da Piazza della Repubblica e si concluderà, dopo un corteo, nella piazza antistante la basilica di San Giovanni in Laterano.

Tanti i fronti su cui chi condivide i fini della Manifestazione si trova a combattere anche quest’anno. Prima di tutto, la battaglia contro l’aborto, la cui legalizzazione nel 1978 ha rappresentato il primo passo dell’attacco sistematico – con il sigillo dello Stato italiano – alla vita umana. Gli ultimi dati del Ministero della Salute, relativi al 2023, parlano di 65.746 aborti ufficiali. Una cifra già di per sé enorme, corrispondente a una città di provincia di medie dimensioni, che andrebbe peraltro aggiustata al rialzo tenendo conto non solo degli aborti clandestini – che la legge 194, diversamente da quanto sostenevano i suoi promotori, non ha fatto scomparire – ma degli innumerevoli cripto-aborti ottenuti attraverso i cosiddetti contraccettivi d’emergenza. Va ricordato infatti che le varie “pillole del giorno dopo” (o dei tre-cinque giorni dopo) non hanno solo un effetto antiovulatorio, come oggi affermano i relativi bugiardini, ma possono avere – laddove avvenga il concepimento – anche un effetto abortivo, impedendo l’annidamento dell’embrione.

Altro fronte – che riguarda sempre la dignità dell’embrione nonché il significato dell’atto sessuale – è quello della fecondazione artificiale, che comporta il sacrificio e il congelamento di diverse migliaia di embrioni all’anno. Ventidue anni di legge 40, insieme alle sentenze della Corte costituzionale che hanno demolito diversi “paletti” e allargato le maglie della stessa legge, hanno contribuito a normalizzare nell’opinione pubblica quella che eufemisticamente è detta procreazione medicalmente assistita (Pma), ma che in realtà implica la degradazione dell’essere umano, usato come mezzo.

C’è poi il fronte oggi più politicamente caldo, quello del suicidio assistito. Il 3 giugno è ripreso l’iter del relativo disegno di legge, o meglio, dei due disegni di legge attualmente allo studio del Senato. Il Ddl Bazoli, voluto dal Pd, è stato rispedito in commissione il 3 giugno stesso (88 voti favorevoli, 59 contrari alla questione sospensiva presentata da Fratelli d’Italia). Ma rimane il pericolo più concreto del testo sostenuto dalla maggioranza di centrodestra, il Ddl Zanettin-Zullo, che Forza Italia vuole a tutti i costi approvare. Il partito che fu di Silvio Berlusconi ha presentato degli emendamenti, con cui cerca tra l’altro di coinvolgere i medici di base e quelli ospedalieri nell’assistenza al suicidio e chiede che il Consiglio Nazionale delle Ricerche reperisca gli strumenti utili a uccidersi. Un evidente tradimento, quello di Forza Italia, della linea seguita dal proprio fondatore sul tema e, prima ancora, di quello che è il fine della medicina: curare e salvare vite, non certo abbandonare e dare la morte.

A ricordare ai parlamentari, in primo luogo cattolici, quale deve essere l’atteggiamento verso leggi e progetti di legge che attaccano la vita umana ci ha pensato provvidenzialmente Leone XIV lo scorso 8 giugno, proprio all’inizio di questa settimana, per di più in un contesto politico: il Congresso dei Deputati della Spagna. «Se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri?». Interrogativi, quelli del Santo Padre, che scuotono la coscienza e ai quali lui stesso dà delle risposte chiare: «Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona. Per questo, la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità», ha aggiunto papa Prevost rivolgendosi ai parlamentari spagnoli in un discorso in cui ha difeso anche la famiglia e la libertà di educazione.

Parole che non possono che incoraggiare gli organizzatori della Manifestazione per la Vita e, in generale, tutto il mondo pro life. Incoraggiano tanto più in un’epoca storica come la nostra, in cui la stessa possibilità di difendere i nascituri e le persone più fragili è messa in discussione, vedi le censure di manifesti, gli assalti a sedi di organizzazioni pro vita, le minacce di morte, le risposte blasfeme a semplici campane, la proibizione perfino dei volantinaggi e della preghiera silenziosa presso le strutture abortive: tutti fatti che, tra l’Italia e l’estero, si stanno via via radicando fino a diventare routine.

E nel nostro Paese c’è chi vorrebbe impedire la stessa manifestazione di sabato. A denunciarlo è Pro Vita & Famiglia: «Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, centri sociali, ANPI, CGIL e decine di altre organizzazioni hanno scritto una lettera ufficiale al sindaco Gualtieri e al prefetto di Roma chiedendo di vietare i cortei definiti “anti-costituzionali” del 13 giugno». Uno di questi cortei oggetto delle mire censorie della sinistra è proprio quello per la vita, l’altro è quello sulla remigrazione in programma lo stesso giorno nella capitale: i due cortei non sono collegati l’uno all’altro, ma fanno parte della medesima propaganda liberticida proveniente da politici e media di sinistra. Ma a dispetto di questa propaganda contraria, la Manifestazione per la Vita è confermata.







mercoledì 10 giugno 2026

USA e Sacro Cuore, una consacrazione che ha effetti politici



A 250 anni dalla Dichiarazione di Indipendenza i vescovi americani consacreranno il Paese al Sacro Cuore. Un gesto controcorrente perché non si rivolge solo ai singoli, ma richiama l'intera nazione all'unità tra fede e vita e al riconoscimento della regalità di Cristo su tutte le dimensioni dell'uomo, politica inclusa.

Dottrina sociale

Editoriali


Stefano Fontana, 10-06-2026

Il prossimo 11 giugno i vescovi americani consacreranno la nazione al Sacro Cuore di Gesù durante una messa a Orlando, in Florida. La data coincide con il 250mo anniversario della nascita degli Stati Uniti, avvenuta con l’approvazione della Dichiarazione d’indipendenza (1776). È significativo che durante la messa saranno presenti anche le reliquie di Santa Margherita Maria Alacoque, la suora di Paray-le-Monial, in Francia, che ebbe visioni rivelatrici e da cui è partita la devozione al Sacro Cuore. La consacrazione americana intende collegarsi a tutta questa tradizione. Non si tratta di una novità assoluta. Anche di recente ci sono stati atti di politici che hanno consacrato il proprio governo e la loro nazione e sulla scia di Fatima abbiamo assistito a molte consacrazioni al Cuore Immacolato di Maria. La consacrazione dei vescovi americani assume comunque una particolare rilevanza perché sarà l’atto di un intero episcopato, perché si tratta dell’America e, infine, perché il riferimento al Sacro Cuore di Gesù è denso di contenuti che possono fare scalpore di fronte alla mentalità di oggi, contenuti anche politici.

Il senso della prossima consacrazione è prima di tutto spirituale e pastorale. Intende far riscoprire la presenza amorevole di Gesù Cristo nella vita degli americani, sostegno nelle loro tribolazioni, animazione di speranza. Questo sembra essere il senso principale che emerge dalle prime riflessioni promosse dalla Conferenza episcopale che ha invitato i fedeli ad arrivare all’evento dopo aver approfondito il suo significato, e numerosi vescovi si stanno già adoperando in questo senso fornendo meditazioni e riflessioni. Consacrare il Paese al Sacro Cuore significa riscoprire di essere affidati alla sua Grazia e comprendere come «Gesù Cristo ci offre pazientemente il suo Sacro Cuore nelle ferite e nelle difficoltà dei nostri matrimoni, delle nostre famiglie e delle nostra amicizie, tra preoccupazioni finanziarie o malattie, e nelle nostre battaglie contro la dipendenza o la solitudine». Così, per esempio, si è espresso l’arcivescovo Shelton Fabre di Louisville.

Intesa in questo modo la consacrazione non assume significato politico, riguarda le anime, la vita spirituale, l’affidamento a Gesù nei casi della vita, nella fiducia della sua presenza d’amore tra di noi.

Tuttavia, la consacrazione americana riguarderà anche la nazione e non solo i singoli fedeli, verrà fatta ricordando la nascita politica degli Stati Uniti, richiederà di riscoprire la presenza del Sacro Cuore in tutte le dimensioni dell’umano, comprese quelle relative alla vita pubblica. Il Cuore di Gesù è il Cuore di Cristo e l’amore divino invade e trasforma completamente il cuore umano, vale a dire l’intera umanità dell’uomo. La consacrazione al Sacro Cuore di Gesù riguarda la devozione personale e comunitaria, ma anche le istituzioni della vita pubblica, le leggi, le politiche. È una guida per le autorità civili, per gli organi di governo, per le società naturali come la famiglia, le comunità locali o le nazioni. Non si può separare la consacrazione di una nazione al Sacro Cuore dalla Regalità sociale di Cristo. Infatti, la storia della devozione al Sacro Cuore ha sempre avuto anche questa dimensione politica. Non ci è dato di sapere se i vescovi americani intendano insistere su questo aspetto di quanto stanno per fare, ma in ogni atto c’è anche una oggettività di senso indipendente dalle intenzioni. Cristo è Re comunque. La consacrazione esprimerà, almeno implicitamente, la necessità di riconoscere alla fede cattolica un ruolo pubblico unico in quanto religio vera.

Da un lato è possibile che all’evento si dia un significato solamente di coscienza e di fede personale, continuando a ricondurre le vicende della vita politica alle sole prassi democratiche e negando di fatto un ruolo pubblico vero e proprio della Chiesa e della fede cattolica. Dall’altro, la consacrazione potrà essere riprovata da chi difende la laicità liberale e che parlerà di una deriva integralista. Queste due posizioni, pur nella loro diversità, tendono a sostenersi a vicenda ed è proprio questo schematismo che la consacrazione dovrebbe superare, dato che la vita è sintesi. Riscoprire il Sacro Cuore di Gesù e la sua divina presenza personale e comunitaria anche in senso politico comporta di rendere possibile la coerenza e l’unità tra la fede e la vita, tra il personale e il pubblico.

Questa coerenza non è data solo dalla morale naturale, perché in questo caso basterebbe il solo cuore umano senza bisogno del Cuore di Cristo, Dio Creatore e Salvatore. L’etica personale e comunitaria è importante e la regalità di Cristo la conferma, ma non riesce a salvarsi e a salvarci da sola e completamente. Non si identifica con la fede come la vita pubblica non si identifica con la Chiesa, e quindi fa salva la legittima e autentica laicità, ma sa anche molto bene di aver bisogno della presenza in pubblico della religione vera, con un suo ruolo proprio e diverso dalle altre religioni.
Sarà interessante vedere fino a che punto i vescovi americani trarranno le conseguenze della coraggiosa consacrazione del prossimo 11 giugno.






martedì 9 giugno 2026

Canada, è top secret come si addestrano i medici a praticare la morte assistita



(Ai)

La Canadian Association of MAiD Assessors and Providers (Camap) ha rifiutato di spiegare al Parlamento come lavora

Segreti inquietanti


Giuliano Guzzo, 09 Giugno 2026

Il suicidio assistito sta progressivamente tornando al centro del dibattito politico italiano. Il Parlamento è tornato ad occuparsene – anche se il testo in discussione è stato per il momento rispedito in commissione -, mentre in Emilia Romagna la maggioranza ha deciso di tornare su questo tema, con i gruppi consiliari di Pd, Avs, M5S e Civici che hanno depositato un nuovo pdl – intitolato Modalità organizzative per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale 242/2019 e 135/2024 in materia di suicidio medicalmente assistito – per disciplinare la morte on demand. Ieri Papa Leone XIV ha tenuto un formidabile discorso al Parlamento spagnolo ribadendo la centralità della tutela della vita umana «dal concepimento fino al naturale tramonto», ma c’è da escludere che il discorso del pontefice, purtroppo, possa portare a chissà quali ravvedimenti i tifosi nostrani della “dolce morte”.

Ed è un peccato, anche perché le ombre su questa pratica sono numerose, come prova – su tutti – l’esempio del Canada, che ha riconosciuto la morte assistita solo dieci anni fa e che ne è diventato, nel giro di poco, patria internazionale - con tutto ciò che di inquietante ciò comporta. Parlano chiaramente i dati - dai 1.018 casi del 2016 si è balzati ai 16.499 del 2024, con un’impennata di morti superiore al 1500% -, i casi inquietanti emersi pubblicamente sui media – come quello di un prete cattolico ricoverato per una frattura all’anca cui la morte è stata proposta ben due volte -, ma parla anche la strana condotta dei medici che somministrano la morte e che, a quanto pare, non intendono raccontare a nessuno esattamente come lavorano. Esagerazioni? Niente affatto: cronaca, semplice cronaca. A riferire questa notizia è Alex Schadenberg, 57 anni, attivista nato a Woodstock, Ontario, e grande conoscitore di questi temi in quanto direttore esecutivo dell’Epc, acronimo che sta per Euthanasia prevention coalition.

In breve, Schadenberg ha raccontato che la Canadian Association of MAiD Assessors and Providers (Camap) ha rifiutato di condividere con la competente Commissione parlamentare il proprio programma di addestramento al personale medico per praticare la morte assistita. Un fatto assai grave, se si considera che la Camap non è indipendente ma riceve dal governo federale la bellezza di 3 milioni di dollari all'anno proprio per sviluppare il suo programma di preparazione alla “dolce morte”. Tutto ciò appare ancor più sconvolgente visto che la citata Commissione sta ragionando su come autorizzare l’eutanasia sulla base della sola malattia mentale a partire dal marzo 2027. Ma niente, la Camap ha bocche cucite. E in una email quasi piccata ha fatto presente che lo scopo del proprio programma «non è la promozione o l'educazione del pubblico; piuttosto, esiste per supportare gli operatori sanitari nella comprensione e nell'applicazione del quadro legislativo e clinico esistente nella loro pratica».

Peccato che una Commissione parlamentare non sia esattamente un gruppo estraneo o di impiccioni, ma una istituzione democratica. Come mai allora si vuole nascondere come si formano i medici pro “dolce morte”? Secondo quanto riporta ancora Schadenberg in seno all'associazione si consumano da tempo accesi scontri, con più voci levatesi contro i moduli e i protocolli criticati per non tenere conto di quei profili vulnerabilità – come la mancanza di fissa dimora o la solitudine – che possono spingere qualcuno a chiedere la morte assistita; pare perfino che si formino gli operatori sanitari a considerare non solo difficile, ma pressoché invivibile l’esistenza delle persone con disabilità. Insomma, quella della quale non si vuol condividere il modus operandi sarebbe una vera e propria scuola di morte insensibile, come se non bastasse, alle difficoltà sociali che possono spingere la gente a chiedere di morire.

Quel che è peggio è che quest'insensibilità ormai si sta radicando nella globalità della popolazione canadese. Non si spiegherebbe, altrimenti, come sia stato possibile che già nel 2023 un sondaggio di Research Co. abbia rilevato che il 28% dei canadesi sia d’accordo per il suicidio assistito per le persone senza dimora in salute e il 27% sia favorevole per offrirlo a quanti versano in condizioni di estrema povertà. No, i canadesi non sono impazziti e, molto probabilmente, non lo sono neppure i membri della Canadian Association of MAiD Assessors and Providers. Semplicemente, una volta che passa l’idea che esistano vite indegne di essere vissute, quest’idea tende a dilatarsi: in un tragico inveramento di quello che i bioeticisti chiamano «pendio scivoloso», si inizia con alcuni casi limite e si finisce con innumerevoli casi, senza più limiti. In effetti, l’impennata di morti assistite – + 1500%, repetita iuvant, in appena otto anni – racconta esattamente questa storia.