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Di Don Marco Begato, 5 mar 2026
“Questa settimana Papa Leone ha tenuto un discorso alla Pontificia Accademia per la Vita, l’organizzazione vaticana ora controversa fondata da Papa Giovanni Paolo II con lo scopo di fornire consulenza alla Santa Sede su questioni relative alla vita umana, alla medicina e all’assistenza sanitaria. Nel suo discorso, Leone ha citato il suo predecessore Papa Francesco sostenendo che la salute ‘non è un bene di consumo, ma un diritto universale’. Con tutto il rispetto, non sono d’accordo. Infatti, l’idea che la salute sia un “diritto” porta con sé tutta una serie di problemi, oltre che a persone meno sane. Inoltre, non è un modo veramente cattolico di considerare i nostri diritti e doveri come membri della famiglia umana” (E. Sammons su Crisis Magazine – QUI).
Nel medesimo discorso il Santo Padre porta avanti la sua riflessione con riferimenti al tema del Bene Comune: “Thus, we need to strengthen our understanding and promotion of the common good, so that it is not violated under the pressure of specific individual or national interests”.
Senza entrare nel merito dell’intervento pontificio, questo riporta alla mia memoria le riflessioni che scrissi in merito al posizionamento che S.E. mons. Willem J. Eijk circa l’opportunità del vaccino Covid a tutela del bene comune (QUI sul nostro sito); ora raccolto nel mio libro.
Reputo rischioso mantenere aperto un discorso sul diritto alla salute e un richiamo allo stesso quale tutela del bene comune. Ora spiegherò perché.
Bene comune significa in primo luogo tutela della dignità della persona umana, che non dovrebbe mai venir confusa con, né tantomeno sacrificata alle, politiche di gestione del diritto alla salute.
Questo d’altro canto è il giudizio che continuo ad esprimere sull’esperienza pandemica a distanza di cinque anni: il bene comune è stato allora appiattito sulla tutela del diritto alla salute, perdendo di vista l’incommensurabile valore della dignità della persona umana. Prima è stata svilita la dignità della persona umana, abbassandola ad apprensione per la sua salute fisica; quindi, è stata annunciata l’allerta per tale stato di salute; infine, si è instaurato l’autoritarismo sanitario. Il tutto ci colloca distanti da un qualsivoglia rispetto del bene comune rettamente inteso.
Per quanto si tratti di un elemento non risolutivo, ho sempre ritenuto che fosse una prova di questa mentalità il fatto che in tempo di lockdown fossero proibite le visite di prevenzione tumorale, ma non gli interventi di aborto: il disprezzo per il valore della vita umana ha prevalso su tutto.
Ora, il Santo Padre nel suo intervento parla d’altro e, a quanto colgo, vuole essenzialmente raccomandarsi che la scienza sia rispettata e che i suoi servizi siano destinati al bene dell’umanità, evitando logiche commerciali ed elitarie nella distribuzione degli stessi.
Ciò non toglie che il riferimento al diritto alla salute, vincolato al bene comune, si presti a corroborare il fraintendimento di cui sopra, pienamente vissuto con la campagna di ricatti vaccinali.
Cosa sia effettivamente avvenuto in quella sede, lo si potrebbe descrivere ricorrendo a una riflessione di Andres J. Bonello, contenuta nell’ottimo saggio sviluppato da vari autori del nostro Osservatorio: “Dove le persone preferiscono il proprio bene privato al comune si tratta di una società non di persone ma di tiranni, e in essa, come dice San Tommaso, il popolo intero sarà come un tiranno, dove gli uni condurranno gli altri per mezzo della forza” (S. Cecotti (Ed.), Personalismi o dignità della persona?, F&C, Verona 2021, 153).
La mia impressione è che nel clima fobico, politicamente e mediaticamente indotto con la minaccia Covid-19, gli uomini abbiano dato un peso eccessivo al problema della salute (eventualmente assunto come diritto e quindi caricato di scudi politico-giuridici) a discapito della tutela della dignità complessiva della persona umana.
All’epoca pochi ebbero il coraggio di denunciare tale deriva, e chi lo fece dovette poi pagare di persona. È il caso di S. E. mons. Giovanni D’Ercole, che proprio di recente ha potuto tornare sulla questione (https://www.laverita.info/tivu-verita-monsignor-d-ercole-verita-scomode-su-chiesa-covid-e-migranti-2675258502.html).
Ebbene, in quel contesto pandemico, la confusione tra bene comune (che non può mai prescindere dalla tutela della dignità di ogni vita umana) e diritto alla salute (piuttosto incline al giusnaturalismo, disponibile al positivismo giuridico e inclinabile al collettivismo) spiega bene quanto avvenuto: per quanto il popolo fosse convinto di agire per il bene comune – e molti di essi credo in buona fede –, di fatto si operò a tutela di una visione riduzionista dell’umano, un riduzionismo sanitario e salutista, generando così un sistema tirannico in cui la maggioranza trascinava a forza la Nazione.
Ringraziando il Cielo, ma anche ringraziando alcuni Capi di Stato particolarmente coraggiosi e capaci di invertire la rotta, quel periodo ha avuto una durata limitata. Oggi a pagare per quella tirannide sono per lo più alcuni della maggioranza, segnatamente il gruppo dei danneggiati da vaccino.
Rimane aperto il problema nella sua essenza: conviene insistere sulla categoria dei diritti, così posticcia e incapace di assumere la ricchezza della visione della Dottrina Sociale della Chiesa? Conviene in particolare ripetere l’appello al diritto alla salute?
E ancora: si è fatta chiarezza sulla vera natura del Bene Comune (che consta di ogni singola vita umana e non si appiattisce su nessun diritto o sfera antropologica preferenziale)? Si è compreso, di conseguenza, come mai le politiche pandemiche furono causa di tanto disagio (politiche di bene comune per definizione devono avere un respiro, sia pur sacrificale, ma arricchente per il popolo; mentre nell’era Covid abbiamo effettivamente sperimentato tutto il disagio di una tirannide collettiva, sia pure parzialmente attenuata)?





