domenica 10 maggio 2026

La Fraternità San Pio X, i vescovi tedeschi e la parabola dei due figli




Nella traduzione a cura di Chiesa e post-concilio da Catholic Culture, un articolo sulle due grandi sfide del momento. Hanno in comune solo la forma ma non il contenuto e l'essere entrambe oggetto di disapprovazione...

9 maggio 2026


Phil Lawler

La prossima estate Papa Leone dovrà affrontare due gravi sfide alla sua autorità: una proveniente dalla Fraternità San Pio X (SSPX), che ha annunciato l’intenzione di consacrare nuovi vescovi senza mandato papale; l’altra dalla Conferenza episcopale tedesca, che sta introducendo un rito per la benedizione delle unioni coniugali illecite. Sulla carta i due casi sono piuttosto diversi, poiché coinvolgono principi teologici e canonici distinti. Ma il trattamento riservato dal Vaticano ai due gruppi ribelli inviterà certamente a fare dei confronti, per due ragioni. In primo luogo perché le controversie raggiungeranno il culmine più o meno nello stesso momento. In secondo luogo (e cosa più importante, dal punto di vista della percezione pubblica) perché i due casi coinvolgono due forze centrifughe opposte all’interno della Chiesa: la gerarchia progressista tedesca e quella tradizionalista FSSPX.

Alla FSSPX è stato ingiunto di non procedere con le ordinazioni in programma. (L’ordine non è venuto direttamente dal Papa, ma dal cardinale Fernandez. Tuttavia, Papa Leone ha ovviamente il potere di revocarlo, e non l’ha fatto). Eppure la FSSPX, che professa una fedeltà incrollabile all’autorità papale, intende ignorare quell’ordine, sostenendo che uno “stato di necessità” giustifica la propria sfida.

D'altro canto, i vescovi tedeschi hanno ripetutamente assicurato al mondo che i loro piani sono pienamente in linea con gli insegnamenti perenni della Chiesa, come articolato più recentemente in Fiducia Supplicans. Ma questa settimana il Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) – ancora il cardinale Fernandez – ha pubblicato il testo di una lettera di ammonimento scritta alla gerarchia tedesca due anni fa, con l'avvertenza che i rituali proposti non sono in accordo [perfino -ndT] con la Fiducia Supplicans [vedi].

Quindi, sembra che ci si trovi in un vicolo cieco in entrambi i casi. I leader della FSSPX riconosceranno l’autorità del Vaticano di giudicare se la Chiesa si trovi o meno in uno “stato di necessità”? I vescovi tedeschi riconosceranno che ciò che propongono non è autorizzato?

Questo stato di cose inquietante richiama alla mente la parabola dei due figli, raccontata da Matteo (21, 28-31). Gesù disse:
Un uomo aveva due figli; andò dal primo e gli disse: «Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna». Egli rispose: «Non voglio», ma poi si pentì e andò. Andò dal secondo e gli disse la stessa cosa; egli rispose: «Vado, signore», ma non andò. Chi dei due ha fatto la volontà del padre?
Voci non confermate circolanti a Roma questa settimana suggeriscono che se la FSSPX procedesse con le ordinazioni episcopali non autorizzate, tutti i sacerdoti della FSSPX, così come i vescovi coinvolti nelle cerimonie illecite, potrebbero essere scomunicati per il delitto canonico di scisma – cioè, per aver istituito un corpo ecclesiastico separato dalla Chiesa cattolica. Tale accusa non può essere facilmente respinta; il gruppo tradizionalista insiste sul fatto che deve avere propri vescovi per preservare l’integrità della fede – con l'evidente implicazione che l’integrità della fede non è stata preservata altrove nella Chiesa universale. Il superiore generale della FSSPX, don Davide Pagliarani, aveva fatto l’affermazione sconcertante: «In una parrocchia ordinaria, i fedeli non trovano più i mezzi necessari per assicurarsi la salvezza eterna». L’implicazione inevitabile è che «una parrocchia ordinaria» non è associata alla vera Chiesa di Gesù Cristo – mentre la FSSPX lo è. Si tratta di un’affermazione che il Sommo Pontefice non può accettare.

Ma ora consideriamo la proposta all’esame dei vescovi tedeschi, volta ad approvare un manuale di «benedizioni per coppie che si amano». Come ha sottolineato il cardinale Fernandez, nella lettera resa pubblica questa settimana, il manuale offre benedizioni per una «unione», quando persino la Fiducia Supplicans, nonostante tutte le sue carenze, avverte che un’unione illecita non deve essere benedetta. Pertanto il cardinale Fernandez lamenta che il manuale tedesco «sembra mirare a legittimare lo status di tali coppie», in senso contrario a quanto affermato dalla Fiducia Supplicans.

I vescovi tedeschi hanno ostinatamente ignorato le obiezioni del Vaticano, affermando che le benedizioni proposte non equivarrebbero all’approvazione dei matrimoni omosessuali. Irme Stetter-Karp, presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi – che siede al fianco dei leader della conferenza episcopale nella guida del “Cammino sinodale” tedesco – assicura al mondo: «Non c’è alcuna possibilità di confondere [la proposta di benedizione] con il sacramento del matrimonio».

Forse no; forse la benedizione della Chiesa non sarebbe vista come una celebrazione del matrimonio. Ma sarebbe vista come l’approvazione formale da parte della Chiesa di un’unione sessuale illecita e immorale. «La Santa Sede – affermazione di Papa Leone in una recente intervista – ha chiarito di non essere d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie: in questo caso, delle coppie omosessuali». I vescovi tedeschi e i loro complici laici si stanno comportando in modo disonesto fingendo che in entrambi i casi, la loro non costituisca una minaccia all’integrità dell’insegnamento cattolico, quando in pratica il manuale di benedizioni proposto sfiderebbe direttamente gli insegnamenti della Chiesa sulla sessualità.

Inoltre, pur professando la volontà di accogliere tutti i punti di vista, i prelati progressisti tedeschi mostrano la loro determinazione di imporre il loro approccio, a prescindere dalle obiezioni di coscienza. Il cardinale Reinhard Marx di Monaco, uno dei prelati della Chiesa più influenti, intende non solo adottare le nuove benedizioni formali, ma anche obbligare tutti i sacerdoti a impartirle o a indirizzare le coppie verso un altro sacerdote disposto a farlo.

Nessuna persona ragionevole dovrebbe dubitare che Papa Leone voglia che sia la FSSPX che la Conferenza Episcopale Tedesca annullino i loro piani attuali. Le prossime settimane mostreranno se uno dei due “figli” è disposto a fare la volontà del Santo Padre, e fino a che punto il Papa è disposto a tollerare gli atti dei figli ribelli.





Fonte

I «pastori sinodali» attaccano le pecore


Papa Leone XIV e padre James Martin sj

Articolo scritto dal reverendo Gerald E. Murray, pubblicato su The Catholic Thing, nella traduzione curata da Sabino Paciolla 10 maggio 2026 .


Gerald E. Murray

La Chiesa cattolica è abituata agli attacchi contro il proprio insegnamento. La storia dell’eresia nel corso dei secoli rivela gli sforzi incessanti di coloro che cercano di sostituire la dottrina cattolica con vari errori. Ciò a cui la Chiesa si è abituata solo di recente sono gli attacchi contro il proprio insegnamento provenienti da alcuni dei suoi pastori, in particolare dalle infinite dichiarazioni che emanano dall’ufficio del Sinodo dei Vescovi.

L’ultima imposizione del Sinodo è la piena approvazione dello stile di vita omosessuale, recentemente pubblicata nel Rapporto finale del Gruppo di studio n. 9 “Criteri teologici e metodologie sinodali per il discernimento condiviso delle questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti”.

Questo rapporto cerca di respingere l’insegnamento cattolico sull’intrinseca immoralità degli atti omosessuali – e sulla natura disordinata dell’inclinazione omosessuale – stigmatizzando tale insegnamento come espressione di un “paradigma” obsoleto su cui non ci si può più fare affidamento per comunicare la volontà di Dio al Suo popolo.

Merriam-Webster definisce il paradigma come «un quadro filosofico e teorico di una scuola o disciplina scientifica all’interno del quale vengono formulate teorie, leggi e generalizzazioni, nonché gli esperimenti condotti a loro sostegno». Descrivere l’insegnamento cattolico utilizzando l’analogia di un quadro su cui si dispongono teorie ed esperimenti significa declassarlo dal regno della verità a un semplice approccio possibile per presentare la rivelazione di Dio. Gesù disse: «Io sono la Via, la Verità e la Vita». (Giovanni 14,6) È forse questo un paradigma che necessita di miglioramenti?

Il rapporto include due appendici, che sono testimonianze sotto forma di intervista. Due uomini cattolici (il primo portoghese, il secondo americano), ciascuno dei quali si descrive con orgoglio come sposato con un uomo, anche se la Chiesa cattolica insegna che una cosa del genere è impossibile. Perché il Sinodo dei Vescovi dovrebbe pubblicare interviste con uomini che rifiutano l’insegnamento cattolico sulla natura del matrimonio, ispirato com’è dallo Spirito Santo, come parte del suo sforzo di discernere l’opera dello Spirito Santo nella Chiesa oggi?

Il Rapporto numero 9 ci dà la risposta: il Sinodo considera il cosiddetto matrimonio omosessuale una questione aperta:
Infine, nell’ascoltare la Parola di Dio vissuta nella Chiesa, è necessario affrontare con parresia la questione attualmente ricorrente se si possa parlare di “matrimonio” in relazione a persone con attrazioni verso lo stesso sesso, equiparando la loro relazione all’unione coniugale eterosessuale senza riconoscerne le differenze. Queste includono, in primo luogo, l’evidente impossibilità della procreazione per se legata alla differenza sessuale, riguardo alla quale le tecniche di procreazione medicalmente assistita pongono ulteriori difficoltà.

Ancora peggio, il Rapporto n. 9 considera tutto l’insegnamento cattolico come soggetto a cambiamento:
La missione della Chiesa non consiste nel proclamare in modo astratto e nell’applicare deduttivamente principi stabiliti in modo immutabile e rigido, ma nel promuovere un incontro vivo con la persona del Signore Gesù risorto, confrontandosi con l’esperienza vissuta della fede del Popolo di Dio nella sua rilevanza personale e sociale, in relazione alle diverse situazioni di vita e ai molteplici contesti culturali. Solo la tensione feconda tra ciò che è stato stabilito nella dottrina della Chiesa e la sua pratica pastorale e le pratiche di vita in cui ciò che è stato stabilito viene verificato, nell’esercizio della vita personale e comunitaria alla luce del Vangelo, esprime il dinamismo generativo della Tradizione: contro la tentazione dell’ossificazione sterile e regressiva di principi e affermazioni, di norme e regole, a prescindere dall’esperienza degli individui e delle comunità.
«L’esperienza vissuta della fede del Popolo di Dio» può prevalere sulla dottrina della fede? Benvenuti nell’abbraccio ecclesiastico della «modernità liquida», in cui il realismo metafisico viene accantonato e la dittatura del relativismo e del soggettivismo sottopone ogni cosa a ridefinizione.
La posta in gioco, come si comprende chiaramente, è il superamento del modello teorico che deriva la prassi da una dottrina “preconfezionata”, “applicando” principi generali e astratti alle situazioni concrete e personali della vita. Il compito, quindi, è quello di riscoprire una circolarità feconda tra teoria e prassi, tra pensiero ed esperienza, riconoscendo che la stessa riflessione teologica procede dalle esperienze del “buono” inscritte nel sensus fidei fidelium.

Il Sinodo è diventato l’agente ufficialmente sponsorizzato dalla Santa Sede per la distruzione della dottrina cattolica, che viene denigrata e liquidata come un insieme di principi deduttivi esposti in modo immutabile e rigido – affermazioni sterili, regressive e ossificate, come dottrine “preconfezionate”, che sono mere astrazioni e teorie.

Dobbiamo invece ascoltare le “situazioni concrete e personali della vita” perché “la riflessione teologica stessa procede dalle esperienze del «bene» inscritte nel sensus fidei fidelium (senso della fede dei fedeli)”.

La testimonianza dell’uomo cattolico omosessuale americano (Jason Steidl, autore di LGBTQ Catholic Ministry, Past and Present, la cui foto è apparsa sulla prima pagina del New York Times insieme al suo “marito”, mentre riceveva la benedizione da padre James Martin, S.J., il giorno dopo la pubblicazione di Fiducia supplicans), dà un’idea chiara di dove il Sinodo pensi che la riflessione teologica basata sull’esperienza personale porterà la Chiesa:
La mia sessualità non è una perversione, un disordine o una croce; è un dono di Dio. Ho un matrimonio felice e sano e sto prosperando come cattolico apertamente gay. Ci sono voluti anni di preghiera, terapia e una comunità solidale per arrivare a questo punto, ma ringrazio Dio per la mia sessualità e la mia condizione di vita. . . . Essere un cattolico LGBTQ non è facile, e molti giorni piango per il male che la Chiesa ha causato. Ma ho anche speranza. Ho assistito a una conversione durante il pontificato di Papa Francesco a livello locale e universale della Chiesa, e non vedo l’ora di contribuire a edificare il corpo di Cristo che riflette il ministero di guarigione e inclusione di Gesù.
L’ufficio del Sinodo ha deciso di pubblicare l’affermazione di un lobbista a favore dello stile di vita omosessuale secondo cui: «Conosco molti sacerdoti che sono stati attaccati a causa del loro sostegno alle persone LGBTQ… vengono colpiti dalle frecce odiose dell’omofobia». Questa affermazione è un esempio del “senso di fede dei fedeli”? O un ripudio della fede di Cristo a favore dell’immoralità?

Questa sovversione distruttiva sponsorizzata dal Vaticano deve finire ora. Le anime sono in pericolo a causa degli scandalosi falsi insegnamenti propagati dal Sinodo. Papa Leone deve rafforzare i fratelli nella fede ponendo fine a questo velenoso tradimento della verità di Dio.





*Il reverendo Gerald E. Murray, J.C.D., è un canonista e parroco della chiesa di San Giuseppe a New York. Il suo nuovo libro (scritto insieme a Diane Montagna), Calming the Storm: Navigating the Crises Facing the Catholic Church and Society, è ora disponibile.





Leone XIV: un anno di pontificato





Chiesa cattolica | CR 1949


di Roberto de Mattei, 6 maggio 2026

Un anno fa, il lunedì 8 maggio del 2025, si apriva il pontificato di Leone XIV, Robert Francis Prevost, 267° pontefice della Chiesa cattolica, primo Papa statunitense, primo appartenente all’Ordine di Sant’Agostino.

«La pace sia con tutti voi… Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante», sono state le prime parole del nuovo Pontefice, pronunciate dalla loggia della Basilica di San Pietro. Fin dall’esordio, Leone XIV ha voluto incentrare il suo ministero sulla pace e sull’unità, dentro e fuori la Chiesa. Per questo, ha invitato a «costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace». Un Papa «costruttore di ponti», un Papa «Pellegrino di pace e di unità», come egli stesso si è definito nell’omelia della Messa nell’aeroporto di Bamenda, in Camerun, lo scorso 17 aprile. Un obiettivo certamente alto e nobile quello della pace, soprattutto se essa è costruita sulla pietra angolare che è Cristo, Capo della Chiesa e Salvatore del mondo, ma la situazione della Chiesa e del mondo oggi non è purtroppo favorevole ai costruttori di ponti e ai pellegrini di pace.

Fare il bilancio di un anno pontificato, tenendo presente questa realtà, non è semplice, perché il complesso di parole, di atti, di documenti del Pontefice non indica ancora l’unità di una direzione, permettendoci di prevedere le priorità e le prospettive pastorali che orienteranno la Chiesa. Fino oggi le scelte del Pontefice sono state caute e misurate, mentre gravi e profondi sono i problemi che si avvicinano e che egli ha di fronte in un incerto futuro.

Il più grave in assoluto di questi problemi è il caso tedesco. Il 21 aprile scorso, il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, già consigliere di Papa Francesco nel governo della Chiesa, ha raccomandato ai servizi pastorali della sua diocesi l’uso di un manuale intitolato “La benedizione dà forza all’amore”, che propone diverse “formule” per benedire le coppie dello stesso sesso e i divorziati risposati. Il testo è stato approvato dalla Conferenza del 4 aprile 2025, che riunisce la Conferenza episcopale tedesca e il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK).

Interrogato su questo episodio durante il volo di ritorno dalla sua visita africana, giovedì 23 aprile, Leone XIV ha voluto chiarire la sua posizione con queste parole: «La Santa Sede ha chiaramente fatto sapere che non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie, in questo caso le coppie omosessuali, come chiedete, o le coppie in situazione irregolare, al di là di quanto è stato specificamente autorizzato da Papa Francesco dicendo che tutte le persone ricevono benedizioni. Tutti sono invitati a seguire Gesù, e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita. Andare oltre questo, oggi penso che il tema possa causare più divisione che unità, e che dovremmo cercare modi per costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna».

Il Papa discorda dunque dal Cammino Sinodale tedesco e prende indirettamente le distanze dalla dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede, Fiducia Supplicans, pubblicata il 18 dicembre 2023 e approvata da Papa Francesco, che consente la benedizione pastorale, anche se non rituale, per le coppie in situazioni “irregolari” e per quelle dello stesso sesso. Però Papa Leone sa che i vescovi tedeschi continueranno a richiamarsi a quel documento, almeno fino a quando non ne uscirà uno della stessa, o di maggior autorità, ma di segno diverso.

La posizione dei vescovi tedeschi, d’altra parte, è chiara e, a suo modo, coerente. La Conferenza episcopale fin dal gennaio del 2020 si è messa alla testa di un “cammino sinodale”, che ha l’obiettivo di estendere alla Chiesa universale le decisioni “vincolanti” del suo “sinodo permanente”, tra le quali, l’ordinazione ministeriale delle donne e l’inclusione degli omosessuali nella Chiesa, aprendo loro tutti i sacramenti, anche il matrimonio.

La Santa Sede è intervenuta più di una volta per mettere in guardia i vescovi tedeschi, fin da quando monsignor Filippo Iannone, che nel 2025 Leone XIV ha messo a capo del dicastero per i vescovi, scrisse al loro presidente, il cardinale Marx, per avvisare che questi temi dirompenti «non riguardano la Chiesa in Germania ma la Chiesa universale e, con poche eccezioni, non possono essere oggetto di deliberazioni o decisioni di una Chiesa particolare». Ma lo stesso cardinale Marx, in un’intervista rilasciata al settimanale Stern il 30 marzo 2022, aveva dichiarato che: «Il catechismo non è scolpito nella pietra. Si può anche dubitare di ciò che dice». E, di fatto, lo ha ribadito il 21 aprile scorso.

Leone XIV si trova dunque di fronte ad una grave lacerazione che, sulla scia dell’esempio tedesco, potrebbe estendersi ad altri episcopati, ponendolo in una posizione di quasi minoranza all’interno della Chiesa.

Ma un altro problema è all’orizzonte: le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio che la Fraternità San Pio X ha annunciato per il 1° luglio 2026. Sembra che la Santa Sede stia preparando un decreto di scomunica, analogo a quello promulgato dalla Congregazione per i Vescovi il 1° luglio 1988. Ma al di là del giudizio sulle consacrazioni e sulle censure che ad esse seguiranno, non si può non constatare che ci troveremo di fronte a una frattura ecclesiale, che anch’essa vanifica, o quanto meno allontana, la auspicata mèta della pace e dell’unità nella Chiesa. Dopo la scomunica del 1988, Benedetto XVI aveva per così dire gettato un ponte al mondo tradizionalista promulgando nel 2007 il Motu Proprio Summorum Pontificum e revocando nel 2009 le scomuniche comminate alla Fraternità San Pio X. Successivamente, papa Francesco ha concesso ai sacerdoti della Fraternità la facoltà di confessare validamente e ha stabilito modalità per il riconoscimento dei matrimoni celebrati nei loro priorati. D’altra parte,se nel 1988 si poteva immaginare una progressiva scomparsa della Fraternità San Pio X, dopo la morte del suo fondatore, la realtà di oggi è che essa conta più di 700 sacerdoti, oltre 200 seminaristi, più di un centinaio di priorati e centinaia di centri di Messa in oltre 60 Paesi, con centinaia di migliaia di fedeli in tutto il mondo. Quanto dovrebbe accadere nel mese di luglio non sarà la costruzione di un ponte, ma la creazione di un nuovo fossato tra questo mondo e la Santa Sede. Sullo sfondo della politica internazionale poi, alla guerra russo-ucraina, si è aggiunta quella che vede gli Stati Uniti ed Israele contrapposti all’Iran in Medio Oriente. Il Papa ha condannato questa come tutte le altre guerre, ma la pace è ancora lontana e con lo scontro tra Donald Trump e Leone XIV si è recentemente aperto un contrasto, che è forse il più grave nella storia delle relazioni tra Santa Sede e Stati Uniti nell’ultimo secolo.

Di tutto questo il Papa non ha diretta responsabilità, ma visto sotto l’angolatura della pace e dell’unità considerati come beni assoluti, il bilancio del suo primo anno di pontificato appare preoccupante. Se si ricorda però che la pace e l’unità non sono valori assoluti, ma si fondano su Verità e Giustizia, anche gli scontri e le divisioni possono essere salutari, aiutando a ritrovare la strada, che nel caos si è smarrita. E questa la migliore preghiera e il sincero augurio che si può fare per Leone XIV: che egli ci conduca alla vera pace di Cristo, nel Regno di Cristo, affrontando tutte le difficoltà, le sofferenze, e le lotte, che questo cammino può comportare.






sabato 9 maggio 2026

Disabili, nelle parole di Giannini la logica delle leggi eugenetiche



Massimo Giannini fa un paragone definendo «inutile» la vita di una persona inchiodata sulla sedia a rotelle da molti anni. E viene giustamente criticato. Ma il suo giudizio eugenetico è lo stesso alla base delle leggi su aborto, fecondazione artificiale ed eutanasia.


Il caso

Editoriali


Tommaso Scandroglio,  09-05-2026

«Se un essere umano […] passa gli ultimi 20 anni della sua esistenza immobile su una sedia a rotelle a non fare nulla è inutile che è [sic] vissuto così tanto». A dirlo è il giornalista Massimo Giannini alla trasmissione di Martedì in onda su La7 martedì scorso. Giannini stava facendo un paragone: il governo della Meloni è longevo, ma, se non ha fatto nulla finora, questa longevità non serve a niente, al pari di una persona che è inchiodata su una carrozzina da molti anni, la cui vita risulterebbe dunque inutile.

Giuste critiche sono piovute da ogni dove. Il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, così commenta: «Vergogna. Persone che parlano in questo modo, per le quali è naturale e spontaneo dire che una persona con disabilità, o anziana, in carrozzina debba morire prima del tempo dimostrano tutto il loro disprezzo e la loro ignoranza. Calpestano la dignità delle persone, le mortificano». Le fa eco il viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci: «Le parole pronunciate dal giornalista, che per attaccare il governo ha strumentalizzato e stigmatizzato indegnamente la condizione di disabilità e degli anziani non autosufficienti, manifestano un cinismo inaudito». Infine, ma il catalogo delle esternazioni potrebbe continuare a lungo, è intervenuta anche la Fish-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie: «Nel pieno del dibattito, la condizione di disabilità è stata utilizzata come metafora degradante e svilente della vita umana, alimentando una narrazione offensiva nei confronti di milioni di persone con disabilità. Un messaggio inaccettabile, che non solo ferisce profondamente le persone direttamente coinvolte e le loro famiglie, ma contribuisce ad alimentare stereotipi discriminatori e una cultura abilista che dovrebbe essere contrastata con fermezza». Com’era prevedibile, Giannini ha poi replicato alle critiche affermando che sono solo strumentali e infine si è scusato.

Un paio di riflessioni. A chi rispetta profondamente la dignità di ogni persona, disabili compresi, non verrebbe mai in mente di articolare un esempio come quello proposto da Giannini. Dovrebbe farsi violenza per riuscirci. Sarebbe impensabile. Questo prova che l’uscita infelice del giornalista mette ben in evidenza che l’anticultura dello scarto è diffusa, capillare e ha infettato le radici del nostro pensare e sentire. Basta poco per farla emergere, ad esempio un dibattito in TV. Il “Tu vali se produci, se sei efficiente e sano” è un orientamento morale sempre più comune. Giannini in questo senso ha dato espressione ad una sensibilità sociale nemmeno poi tanto occulta.

E qui veniamo alla seconda riflessione. Il giudizio eugenetico di Giannini è il medesimo che struttura intimamente le leggi italiane su aborto, fecondazione artificiale ed eutanasia. L’“inutilità” di un embrione malformato o di un paziente malato terminale o di un paziente disabile legittima la morte per aborto o per eutanasia o per riduzione embrionaria durante la Fivet. Ma in questi casi non solo nessuno protesta, ma quasi tutti difendono queste leggi. Leggi il cui contenuto è ben più grave sotto il profilo morale di quello espresso da Giannini perché elevato a categoria giuridica, perché l’eliminazione dell’inutile – ipotesi nemmeno ventilata dal giornalista – assume le vesti addirittura di un diritto. Giustamente politici, giornalisti, operatori del sociale hanno stigmatizzato le parole di Giannini, ma allora perché non rivolgere le medesime critiche a leggi che hanno la stessa ratio dell’affermazione del giornalista? Perché due pesi e due misure?

La risposta è la seguente: per Giannini tutti i disabili sono inutili, per il popolino non tutti. Ma entrambi hanno fatto proprie le medesime categorie di giudizio. E quindi, se vogliamo, Giannini è purtroppo più coerente del popolino. Quest’ultimo non è ipocrita nei confronti del primo, bensì solo cieco. Spieghiamoci meglio. Nella coscienza collettiva non tutti gli esseri umani hanno la dignità di chiamarsi persone e questo avviene proprio per le idee espresse da Giannini. Si vede bene che è in atto una erosione del concetto di persona legata, appunto, ai criteri di salute, di efficienza e di qualità della vita. Questi criteri pian piano escludono sempre di più i fragili dal novero delle persone, e il cerchio entro cui si riconosce dignità all’essere umano nel tempo si sta stringendo. La persona non vale di per sé, ma per come è – malata o sana – e per quello che fa – capace o meno di comunicare, di aver coscienza di sé e del mondo, di essere autonoma, etc. Questo è quello che ha scandalizzato delle parole di Giannini, ma è questo che pensano tutti coloro che sono a favore di aborto, fecondazione artificiale ed eutanasia.

Infatti, nel percepito collettivo il nascituro è persona solo se voluto dalla madre; il paziente terminale o il disabile è persona se lui stesso ritiene che la sua vita è ancora degna di essere vissuta. Di contro il disabile che vuole vivere è persona e invece Giannini gli ha tolto tale titolo. Questo è stato giudicato inaccettabile. Ma in realtà il giornalista ha solo preconizzato uno sviluppo coerente delle premesse già implicite nel senso comune: il criterio dell’utilità per uccidere una persona sarà applicato a prescindere dal consenso della persona stessa di voler essere uccisa. In realtà già accade con il figlio in grembo, dato che decide della sua vita la madre e non certo lui. Accade con l’eutanasia in alcune parti del mondo dove si uccidono disabili incapaci di intendere e volere.

In breve Giannini ha espresso un principio che è il DNA delle leggi su aborto ed eutanasia e che verrà in futuro applicato a tutti i disabili, ciò a dire che un domani sarà normale considerare inutile vegetare su una carrozzina o in un letto di ospedale, come oggi è accettato dai più uccidere un figlio disabile in grembo o il nonno malato di Alzheimer. Insomma, se critichi Giannini devi anche criticare le leggi mortifere del nostro Paese. Se non le critichi, per coerenza non puoi che essere d’accordo con lui.






Irlanda del Nord: pastore protestante in pensione condannato per aver predicato nei pressi di una clinica che pratica aborti





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by Aldo Maria Valli, 09 mag 2026




da lifesitenews

In Irlanda del Nord un pastore protestante in pensione, Clive Johnston, è stato condannato ai sensi dell’Abortion Services Act per il reato di aver predicato un versetto di Giovanni (3:16) ai margini di una zona cuscinetto di fronte all’ospedale Causeway di Coleraine, dove si praticano aborti. Johnston ha definito l’accaduto «un giorno buio per la libertà cristiana».

Ricordiamo il contenuto di Giovanni 3:16: «Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna». Nessun riferimento diretto all’aborto, eppure il 7 maggio un giudice distrettuale del tribunale di Coleraine ha dichiarato Johnston, ex presidente dell’Associazione delle Chiese Battiste in Irlanda, colpevole perché con il suo sermone avrebbe ostacolato, influenzato e causato molestie, allarme o disagio alle persone entro un raggio di 100-150 metri dalla clinica che pratica aborti.

Il Christian Institute, che sostiene il pastore, fa notare che Johnston «ora rischia di avere la fedina penale macchiata e una multa di 450 sterline» e probabilmente presenterà ricorso contro la condanna.

Johnston, un nonno di 78 anni, tenne il suo sermone all’aperto nel luglio del 2025. Nel messaggio, incentrato esclusivamente sul Vangelo, non fece alcun cenno all’aborto. Inoltre durante l’evento, alla presenza di una dozzina di persone, non c’erano cartelli pro-vita.

«Abbiamo celebrato una piccola funzione religiosa domenicale all’aperto vicino all’ospedale», ha dichiarato Johnston dopo la condanna. «Non abbiamo fatto alcun riferimento alla questione dell’aborto. Eppure la legge sulle zone cuscinetto è così ampia che celebrare una funzione religiosa domenicale è stato considerato un reato. E così a 78 anni mi ritrovo, per la prima volta, condannato per un crimine».

«Non stavo aggredendo nessuno» ha spiegato il pastore. «Lo dimostra il video della polizia e lo dicono tutti i presenti. Ora discuteremo con il nostro team legale su come procedere».

Nel Regno Unito si sono già verificati numerosi arresti per presunte violazioni delle zone cuscinetto, tra cui quello, nel settembre dell’anno scorso, di Rose Docherty, una nonna di 75 anni.

«Nonostante le rassicurazioni contrarie fornite durante la fase di esame di questa legge, ora constatiamo che una normativa già controversa e profondamente ingiusta è stata applicata in modo selettivo per criminalizzare la predicazione del Vangelo», ha dichiarato Ciarán Kelly, direttore del Christian Institute. «Si tratta di una censura strisciante. Se la sentenza a carico del pastore Johnston verrà confermata, rappresenterà una nuova e sconvolgente restrizione alla libertà di religione e di parola».







venerdì 8 maggio 2026

8 maggio: ricordiamoci di recitare alle 12 la Supplica alla Madonna di Pompei







Il Cammino dei Tre Sentieri, 7 Maggio 2025

Questa Supplica, approvata dalla Sacra Congregazione dei Riti, fu arricchita da Leone XIII con l’indulgenza di sette anni e sette quarantene, a chi, con il cuore almeno pentito e devoto, la recita l’8 maggio e la prima Domenica di ottobre (Rescritto dell’8 giugno 1887).

Indulgenza confermata in perpetuo da San Pio X e resa applicabile alle anime del Purgatorio (Rescritto del 28 novembre 1903).

Pio XI, con Breve Apostolico del 20 luglio 1925, ha confermato la detta indulgenza e ha concesso in più l’indulgenza plenaria a coloro che reciteranno la Supplica, confessati e comunicati.

Questa Supplica, col nome di Atto d’amore alla Vergine, venne composta nel 1883 dal Beato Bartolo Longo, che sollecitava i fedeli a recitare un Ave Maria alla fine delle preghiere da lui composte: si aggiunga una preghiera di suffragio per la sua anima benedetta.



I

O augusta Regina delle Vittorie, o Vergine Sovrana del Paradiso,
al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi,
o Regina gloriosa del Santissimo Rosario,
noi tutti, fortunati figli vostri,
che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi,
in questo giorno solennissimo della festa
dei novelli vostri trionfi sulla terra degl’idoli e dei demoni,
effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore,
e con la confidenza di figli Vi esponiamo le nostre miserie.

Deh! da questo trono di clemenza dove sedete Regina,
volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi,
su tutte le nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, su tutta la Chiesa;
e Vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo
e dei travagli che ci amareggiano la vita.
Vedete, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo ci circondano:
quante calamità ed afflizioni ci costringono!
O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato
e vincete con la clemenza il cuore dei peccatori:
sono pur nostri fratelli e figli vostri,
che costarono sangue al dolce Gesù,
e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore.
Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.
Salve Regina…

II

È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli,
coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù,
e trafiggiamo nuovamente il vostro Cuore.
Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli.
Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota
raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino
e l’ultimo testamento del Redentore moribondo.
E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio,
Vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Voi, dunque, come nostra Madre,
siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza.
E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!

Pietà Vi prenda, o Madre buona,
pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie,
dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti,
e soprattutto dei nostri nemici,
e di tanti che si dicono Cristiani,
e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo.
Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate,
per tutta l’Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al Cuor vostro.
Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.
Salve Regina…

III

Che Vi costa, o Maria, l’esaudirci? Che Vi costa il salvarci?
Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori
delle Sue grazie e delle Sue misericordie?
Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo,
redimita di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli.
Il vostro dominio si estende per quanto sono estesi i Cieli,
e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette.
Il vostro dominio si estende fino all’inferno,
e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.

Voi siete l’onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci.
Che se dite di non volerci aiutare,
perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione,
diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.
Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti.
Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia,
e la mistica corona che miriamo nella vostra mano,
c’ispirano fiducia che saremo esauditi.
E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi,
ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri,
e oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.

Salve Regina.

CHIEDIAMO LA BENEDIZIONE A MARIA

Un’ultima grazia noi ora Vi chiediamo, o Regina,
che non potete negarci in questo giorno solennissimo.
Concedete a tutti noi l’amore vostro costante,
e in modo speciale la vostra materna benedizione.
No, non ci leveremo dai vostri piedi,
non ci staccheremo dalle vostre ginocchia,
finché non ci avrete benedetti.

Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice.
Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario,
onde siete chiamata Regina delle vittorie,
deh! aggiungete ancor questo, o Madre:
concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società.
Benedite il nostro Vescovo,
i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del vostro Santuario.
Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei,
e quanti coltivano e promuovono la devozione al vostro Santo Rosario.

O Rosario benedetto di Maria;
Catena dolce che ci riannodi a Dio;
Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli;
Torre di salvezza negli assalti d’inferno;
Porto sicuro nel comune naufragio,
noi non Vi lasceremo mai più.
Voi ci sarete conforto nell’ora di agonia;
a Voi l’ultimo bacio della vita che si spegne.
E l’ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave,
o Regina del Rosario della Valle di Pompei,
o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori,
o sovrana Consolatrice dei mesti.
Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo.
Così sia.

Ave Maria








La conquista pacifica di Vienna



Un mix di liberalsocialismo e sussidi apre all'islam le porte della capitale austriaca, dove la memoria di Sobieski è censurata e gli insegnanti faticano a farsi capire da bambini che non parlano in tedesco. Il trend è in crescita, come mostrano i dati del quotidiano Die Presse.

L'avanzata

Mezza Vienna musulmana, il prezzo delle politiche migratorie

Editoriali 


Luca Volontè, 08-05-2026

Vienna conquistata dai musulmani, senza colpo ferire, con buona pace della memoria d’esser stata il cuore del cattolicesimo e d’aver difeso la cristianità europea proprio dai tentativi di conquista ottomani nel 1529 e nel 1683. Gli ultimi dati dell'autorità scolastica cittadina, pubblicati in questi giorni dal quotidiano Die Presse, mostrano l’avanzata dei musulmani che rappresentano ormai il 42% dei 114.000 alunni delle scuole statali di Vienna, mentre gli altri gruppi principali sono formati da bimbi “senza affiliazione religiosa” (23%), dai cattolici (17%) e dai cristiani ortodossi (14%).

Il trend è costante ed in crescita dello 0,8% all’anno da diversi anni, come mostrano i dati dell’aprile 2025, dove già si rilevava che il 41,2% dei bambini delle scuole primarie e secondarie della capitale austriaca era di religione musulmana, segnando una crescita rispetto al 2024, quando i bimbi musulmani erano il 39,4%. Crescono i bimbi musulmani della città e diminuiscono negli stessi anni, di mezzo punto percentuale ciascuno, i gruppi di bimbi che si identificano come cattolici o cristiani – e meno male che nell’ultimo decennio ci hanno raccontato delle crescenti conversioni e battesimi di musulmani in Austria!

Nelle scuole pubbliche, medie e politecniche, ovvero istituti tecnici e professionali, quasi la metà degli studenti (49%) professa la religione islamica. Nelle scuole primarie pubbliche per bambini dai sei ai dieci anni, i musulmani rappresentano il 39% di tutti gli alunni. Mentre in passato la maggior parte dei musulmani in Austria era di origine turca, la recente ondata migratoria ha portato a un cambiamento, con una maggiore presenza di musulmani di origine araba, un islam più omogeneo, più focalizzato sul Corano e, di conseguenza, più rigido e radicale. Questo avrà un impatto anche sul modo in cui l'islam viene praticato dagli studenti a Vienna, non a caso sui giornali e nelle trasmissioni televisive sono emersi anche recentemente, diversi casi di studenti non musulmani vittime di bullismo e insulti da parte di compagni islamisti, in alcuni casi le ragazze sono costrette ad indossare il niqab per sfuggire alle vessazioni.

Le politiche amministrative del Comune di Vienna attraggono gli immigrati dai Paesi musulmani con generose politiche di welfare sociale e familiare: nel solo 2025 la città di Vienna ha speso più di 1,2 miliardi di euro in sussidi sociali, la maggior parte dei quali (il 67%) è stata erogata a cittadini non austriaci. Nel maggio dello scorso anno, il caso di una famiglia siriana di 13 persone a Vienna che riceveva 9.000 euro al mese di sussidi (esentasse) suscitò un'ondata di indignazione, poiché una normale famiglia austriaca con genitori lavoratori e 11 figli non avrebbe mai potuto ricevere una somma paragonabile. Chi governa Vienna? Vienna è governata da una coalizione liberalsocialista, tra il Partito Socialdemocratico (SPÖ) e il partito liberale NEOS, guidata dal sindaco e governatore Michael Ludwig (SPÖ), in carica dal 2018.

La situazione è tale che ad inizio 2026, il quotidiano exxpress sottolineava l’incomprensione della lingua tedesca nelle scuole elementari della capitale, nonostante molti di questi alunni fossero nati in Austria e abbiano frequentato gli asili nel Paese per più di due anni, denunciando così l’esistenza di culture “straniere” in crescita all’interno del Paese, visto che l’apprendimento della lingua nazionale è sempre meno considerato una priorità e l’arabo sempre più tollerato. Il quotidiano ricorda anche le dichiarazioni di Harald Zierfuß, portavoce per l’istruzione del partito di centrodestra al governo nazionale ÖVP (Partito Popolare), che a sua volta rimarcava come in alcune aree urbane i risultati indicano che «in una classe media di 22 bambini, spesso solo cinque capiscono davvero l’insegnante». Il partito democristiano sta dunque chiedendo che vengano introdotte valutazioni obbligatorie delle competenze linguistiche per tutti i bambini a partire dai tre anni.

L’eurodeputata dell’FPÖ, partito di destra, Petra Steger evidenziava invece come i dati dimostrassero «il fallimento della politica migratoria». In questo contesto inquietante, ma conseguente a scelte politiche precise a favore della sostituzione etnico-culturale-religiosa del Paese, si inserisce la decisione del Comune di Vienna del gennaio scorso che, dopo anni di discussione, ha deciso di non erigere una statua che onorasse il re polacco Giovanni III Sobieski, perché non apparisse islamofobica. La liberalsocialista Vienna dunque non onora colui che il 12 settembre 1683 guidò la coalizione cristiana che sconfisse i turchi alle porte di Vienna, salvando così la cristianità. «Venimus, vidimus, Deus vicit», scriveva Sobieski in una lettera a papa Innocenzo XI, ma oggi gli unici veri vincitori, a causa del tradimento e della complicità dei politici liberal-socialisti al potere, sono i musulmani conquistatori.