
(Imagoeconomica)
Salgono così a cinque le regioni che hanno aperto alla “dolce morte”. Ma la voce della Chiesa, citando Papa Leone, risuona con forza
Manuela Antonacci, 24 ottobre 2026
Il 22 ottobre 2026 l'Assemblea legislativa dell'Umbria ha approvato la legge sul suicidio medicalmente assistito. L'Umbria è già la quinta regione che legifera su questo tema. Le altre 5 sono: Toscana ( nel febbraio del 2025); Sardegna (nel settembre del 2025); Emilia-Romagna (nel luglio del 2026); Veneto ( il 2 settembre del 2026); Umbria ( il 22 ottobre 2026).
Anche la Puglia e il Piemonte si stanno adoperando, seppure senza una legge: in particolare la Puglia con una delibera nel 2023 e il Piemonte con una circolare alle ASL nel febbraio 2026. La Lombardia, invece, sebbene non abbia varato una legge ha elaborato delle linee guida operative e organizzative.
Il recente provvedimento legislativo dell’Umbria ha, tuttavia, riaperto una spaccatura sul piano politico e su quello etico. Un voto, quello in terra umbra, che ha visto il centrodestra dividersi con 3 consiglieri favorevoli e 5 contrari (Romizi di Forza Italia, Tesi della Lega e tre esponenti di Fratelli d’Italia) e che pone seri interrogativi sul futuro dell'assistenza ai più fragili.
La legge trae origine dall’iniziativa popolare "Liberi Subito" dell'Associazione Luca Coscioni, sostenuta da circa 4.800 firme. Il testo è dedicato alla memoria di Laura Santi, la giornalista perugina con sclerosi multipla morta nel luglio 2025.
Il provvedimento recepisce i requisiti fissati dalla Corte costituzionale: patologia irreversibile; sofferenze fisiche o psicologiche ritenute insopportabili; dipendenza da trattamenti di sostegno vitale; volontà libera e consapevole. Per dare attuazione a questi principi ogni ASL ha l’obbligo di istituire una commissione multidisciplinare permanente composta da uno psichiatra, un anestesista, uno psicologo, un medico legale, un infermiere e un esperto di cure palliative, più eventualmente uno specialista della patologia. Il procedimento si svolge al massimo in 30 giorni dalla presentazione della domanda, divisi in passaggi precisi: nomina della commissione entro 4 giorni; accertamenti in 10 giorni; comunicazione della decisione entro 3 giorni dal parere del comitato etico; protocollo operativo entro 5 giorni; farmaco e assistenza garantiti entro 7 giorni. La procedura è gratuita, in quanto a carico del Servizio sanitario regionale e l’obiezione di coscienza è garantita per il personale sanitario.
Tuttavia, le cose non filano esattamente lisce come l’olio. Un precedente significativo sul dissidio generale che questi provvedimenti regionali stanno generando riguarda la Toscana: il testo regionale impugnato dal governo è stato in parte bocciato dalla Corte Costituzionale che con la sentenza 204/2025 ha dichiarato illegittime alcune sue norme, tra cui quelle sui tempi. Ha però confermato che le Regioni possono decidere sugli aspetti organizzativi.
Il 24 settembre il governo ha impugnato anche la legge dell'Emilia-Romagna. Secondo l'esecutivo, infatti, lascia alle linee guida regionali alcuni requisiti chiave e non garantisce abbastanza le cure palliative.
Per ora la norma dell’Umbria non ha subito rilievi all’esecutivo e ciò che lascia perplessi è che sotto il profilo politico, l'Umbria è la quarta regione di centrosinistra a legiferare.
Contro l’impostazione della legge umbra e il contesto socio-sanitario regionale si è scagliato il network “Ditelo sui Tetti”, che attraverso le voci di Elena Fruganti e Domenico Menorello ha sollevato una forte critica sia nel merito che nel metodo seguito dalle istituzioni regionali.
«La libertà non è abbandonare chi soffre. Una società civile cura e accompagna, non trasforma la morte in una risposta alla fragilità», hanno affermato con fermezza Menorello e Fruganti, sottolineando la contraddizione di base di questa legge.
Secondo i rappresentanti del network, la stessa presidente Stefania Proietti aveva richiesto un maggior confronto e un potenziamento di cure palliative, hospice e assistenza domiciliare — ambiti nei quali la Giunta non si era ancora impegnata con fatti concreti.
«Non basta riconoscere le criticità se poi si va avanti senza aver sciolto i nodi fondamentali», hanno sottolineato i due esponenti. «Prima di disciplinare una procedura di morte, la Regione dovrebbe garantire cure tempestive e accessibili, sostegno psicologico e assistenza domiciliare adeguata. Nessuno dovrebbe arrivare a desiderare la morte perché non trova sollievo al dolore o risposte concrete ai propri bisogni».
Il nodo principale della critica riguarda le ripercussioni culturali che una simile normativa esercita sulla collettività. Le leggi, ricordano “Ditelo sui Tetti", non sono semplici dispositivi tecnici, ma riflettono il concetto di bene comune della società.
Legittimare il suicidio assistito rischia così di incrinare la percezione del valore della vita umana, proprio nelle sue fasi di maggiore vulnerabilità. La dignità umana, sostengono, non è legata all'efficienza, alla salute o all'autonomia, ma resta inviolabile in ogni sua condizione.
La sfida che si apre ora per l'Umbria riguarda il modello di civiltà che intende costruire: «La vera civiltà si misura dalla capacità di prendersi cura di chi è fragile, non dalla rapidità con cui si predispone una procedura per morire», concludono Menorello e Fruganti.
«Amarezza e delusione» l’hanno espressa, inoltre, i vescovi dell’ Umbria. «Di fronte a una disposizione legislativa che, anziché promuovere e difendere la vita come dono inestimabile, intende legalizzarne la soppressione» i vescovi umbri «ripetono con Papa Leone XIV che la tutela della vita – dal suo concepimento fino al suo termine naturale – è il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto», affermazione ribadita ancora una volta dal Pontefice nell’udienza generale di mercoledì, citando le stesse parole del Concilio. «La risposta umana e cristiana alle esigenze delle persone anziane, malate e sole – aggiunge l’episcopato umbro – è l'accompagnamento e la prossimità solidale. I Vescovi riaffermano altresì la necessità che si dia piena attuazione alla legge che ha introdotto le cure palliative».
Nel ribadire l’impegno delle comunità ecclesiali sul territorio i vescovi chiosano: «Le Chiese che sono in Umbria continueranno con tutte le forze a servire la vita e a prendersene cura, assicurando vicinanza e sostegno a tutte le forme di fragilità. “La tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. Ciò che è legale non è necessariamente morale».







