martedì 12 maggio 2026

Il funerale cattolico può essere negato a chi sia notoriamente apostata, eretico o scismatico



Lettera / Quale funerale per il padre (battezzato) diventato buddista?


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by Aldo Maria Valli 12 mag 2026

Caro. Valli,

scrivo per chiedere un parere in merito a un problema riguardante un mio amico cattolico praticante, il cui padre, negli ultimi anni di vita, aveva scelto di diventare buddista.

Di qui, alla morte dell’uomo, il problema: eseguire le volontà del padre e quindi celebrare esequie buddiste oppure seguire la propria fede e, ricordando che il padre era battezzato, celebrare un funerale cattolico?

Per rispetto del credo scelto da suo padre, l’amico ha deciso di andare nel tempio buddista e fare tutto lì.

Ora il mio cruccio, che le sottopongo, è il seguente. In un tempo in cui si dice di voler fare la volontà del defunto e invece lo si fa cremare contro la sua volontà, oppure per praticità lo si seppellisce in un cimitero fuori città quando invece il defunto avrebbe preferito stare da un’altra parte, o ancora, di fronte a lasciti testamentari che non aggradano, i figli entrano in conflitto laddove i genitori raccomandavano pace e serenità, ecco, di fronte a tutto questo, perché un figlio cattolico praticante dovrebbe decidere di non assicurare la benedizione del feretro?

Secondo lei, basterebbe far dare una benedizione da parte di un sacerdote prima di seppellire il morto? Il battesimo ci garantisce il sigillo della fede cristiana anche se non seguiamo più Gesù?

Scusi per queste domande, ma ormai dobbiamo cominciare a riflettere su tali questioni ed essere pronti ad affrontarle cristianamente, data la grande quantità di coloro che rinunciano al sacramento del battesimo impartito in età infantile e poi da adulti decidono di seguire altre religioni.

La ringrazio per l’attenzione.

Arianna

*

Risponde un amico sacerdote di “Duc in altum”.

Gentile Signora,

la ringrazio per la sua lettera e per la sensibilità con cui ha esposto un problema di coscienza che tocca questioni di rispetto filiale e coerenza con la propria fede. Comprendo quanto sia delicato affrontare tali argomenti in un contesto familiare segnato dal lutto, e apprezzo la sua volontà di riflettere su di essi.

Il caso che descrive – un padre che, in età avanzata, ha scelto di aderire al buddismo, e un figlio cattolico praticante che ha optato per un rito funebre buddista per rispetto delle volontà paterne – solleva interrogativi legittimi.

Secondo il Codice di diritto canonico (can. 1184), le esequie ecclesiastiche complete possono essere negate a chi sia notoriamente apostata, eretico o scismatico, qualora non abbia dato segni di pentimento prima della morte.

In presenza di una conversione esplicita e pubblica a un’altra religione, come nel caso riferito, la Chiesa cattolica riconosce generalmente la volontà del defunto di non essere accompagnato da un rito cattolico, al fine di rispettare la sua scelta religiosa e di evitare un’apparente contraddizione.

Tale disposizione non deriva da un giudizio sulla salvezza dell’anima (riservata unicamente a Dio), bensì dalla coerenza tra il rito celebrato e la professione di fede del defunto.

Lei distingue opportunamente questo aspetto da altre situazioni in cui le volontà del defunto vengono talvolta disattese per motivi pratici o familiari (ad esempio, la cremazione o la scelta del luogo di sepoltura). La differenza risiede nel fatto che il rito funebre concerne direttamente l’identità religiosa e non mere questioni logistiche o patrimoniali. Ignorare tale volontà potrebbe configurarsi come un’imposizione della fede altrui, contraria al principio di rispetto per la coscienza del defunto. La scelta del suo amico, dunque, appare improntata a un atto di carità e di pietà filiale, pur nel dolore di dover rinunciare a un elemento della propria fede che purtroppo il padre non condivideva più.

Quanto alla possibilità di una benedizione, è opportuno precisare che essa può essere impartita in forme diverse. Il rito completo delle esequie ecclesiastiche (con messa e sepoltura in forma cattolica) potrebbe non essere concesso in presenza di una volontà contraria manifesta. Tuttavia, un sacerdote può comunque impartire una benedizione semplice sul feretro, in ambito privato o al momento della sepoltura, come gesto di preghiera e di affidamento dell’anima a Dio. Tale benedizione non costituisce un “funerale cattolico” formale, ma rappresenta un atto di suffragio che molti parroci (di sana dottrina) sono disposti a concedere, su richiesta dei familiari, purché non crei scandalo pubblico.

Infine, riguardo al sacramento del battesimo: secondo la dottrina cattolica, esso imprime un carattere indelebile sull’anima. Anche nel caso di un abbandono della fede in età adulta, il sigillo battesimale non viene cancellato né annullato; la persona rimane segnata dal sacramento, e la Chiesa continua a pregare per lei come per un battezzato. Questo principio vale indipendentemente dalla rinuncia formale o dal mutamento di credo, e invita a una speranza nella misericordia divina che va oltre le scelte terrene.

Le sue riflessioni evidenziano l’importanza di prepararsi a queste situazioni con serietà e con un atteggiamento di fede matura, soprattutto in un contesto sociale ed ecclesiale, ahimè, per nulla favorevoli.






Le ultime, eccezionali, vittorie pro-life: tra gennaio e aprile 2026



Vittorie pro-life nel mondo. La nostra rubrica sui successesi contro i falsi miti del progresso tra gennaio e aprile 2026.


Ultimissime


Redazione UCCR, 12 Mag 2026

Nuova puntata della nostra rubrica focalizzata sulle principali vittorie pro-life e pro-family nel mondo.

Un tema che abbiamo a cuore e che regala speranza a tanti lettori e volontari che si battono per contrastare i falsi miti del progresso, smentendo l’idea che i loro sforzi siano vani.

Un appuntamento nato su UCCR anche a seguito dello sforzo dei grandi media di nascondere queste notizie o fornire un resoconto unidirezionale.

Riepiloghiamo sinteticamente le notizie che giungono da ogni parte del mondo in cui la “cultura dello scarto” (Papa Francesco) viene contrastata dai “valori non negoziabili” (Benedetto XVI).

Qui di seguito le news relative al periodo tra Gennaio e Aprile 2026.


Gennaio 2026

NORTH CAROLINA

E’ entrata in vigore la legge che riconosce ufficialmente solo due sessi biologici, maschile e femminile, nelle politiche e nei documenti statali. La norma definisce il sesso in base a criteri biologici come cromosomi, ormoni e anatomia alla nascita, escludendo l’identità di genere come categoria giuridicamente equivalente.

NEW YORK

Lo Stato ha rinunciato a un contenzioso legale durato quasi dieci anni contro diverse organizzazioni religiose, tra cui suore cattoliche, che contestavano l’obbligo di coprire l’aborto nelle assicurazioni sanitarie dei dipendenti. New York non potrà più imporre il finanziamento di polizze che includono l’aborto, riconoscendo l’obiezione di coscienza.

INDIANA

Una corte federale d’appello ha confermato la validità della legge pro-life che vieta l’aborto tramite telemedicina, respingendo il ricorso del Satanic Temple, che sosteneva una violazione della libertà religiosa.


Febbraio 2026

MARYLAND


Famiglie cristiane e musulmane hanno vinto contro un distretto scolastico che aveva negato ai genitori il diritto di esonerare i figli dalle lezioni con libri a tema LGBTQ+. La Corte Suprema ha dato loro ragione e il distretto dovrà pagare 1,5 milioni di dollari di risarcimento, oltre a garantire notifiche preventive e possibilità di esenzione.

PORTO RICO

La governatrice Jenniffer González-Colón ha firmato una modifica al codice penale che rafforzato la tutela giuridica del nascituro, con misure che in alcuni casi equiparano l’aborto a un illecito penale grave. Il provvedimento introduce il riconoscimento della “persona” prima della nascita sul piano legislativo.

VIRGINIA

La proposta di legge per legalizzare il suicidio assistito è stata bloccata dal Parlamento statale dopo il voto negativo delle commissioni legislative.

TEXAS

Nelle città di Dallas, Houston e San Antonio, su ordine dello Stato del Texas, sono stati rimossi attraversamenti pedonali e murales arcobaleno legati alla comunità LGBTQ+. La misura, motivata ufficialmente da ragioni di “sicurezza stradale” e neutralità politica, colpisce anche i simboli legati al movimento Black Lives Matter.

TURCHIA

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna la Turchia per l’espulsione di oltre 160 missionari cristiani. L’Eurocamera chiede ad Ankara di garantire la libertà religiosa e permettere il rientro degli espulsi, denunciando violazioni dei diritti fondamentali

STATI UNITI

Secondo un noto organo informativo di medicina, da gennaio 2025 oltre 40 ospedali hanno sospeso o limitato le terapie di “affermazione di genere” per minori dopo pressioni e minacce di tagli ai fondi federali da parte dell’amministrazione Trump.

VERMONT

Lo Stato ha rinunciato a revocare le licenze alle famiglie adottive per il rifiuto di aderire a politiche sull’affermazione dell’identità LGBTQ+. Il nuovo accordo elimina l’obbligo di “aderire” o “affermare” l’ideologia di genere nel processo di selezione dei genitori affidatari, tutelando le convinzioni di coscienza.


Marzo 2026

CALIFORNIA

La Corte Suprema USA ha bloccato una legge che impediva alle scuole di informare i genitori quando un figlio si identifica come transgender a scuola. I giudici hanno dato ragione ai genitori che denunciavano una violazione dei diritti familiari.

PORTOGALLO

Il Parlamento ha approvato una riforma che restringe fortemente le norme sulla transizione di genere dei minori. La legge vieta i trattamenti ormonali e i bloccanti della pubertà sotto i 18 anni e reintroduce l’obbligo di valutazione medica per il cambio di sesso e nome. Una svolta rispetto alla legge del 2018 che aveva introdotto l’autodeterminazione senza diagnosi clinica.

SOUTH DAKOTA

La Corte Suprema ha stabilito all’unanimità che le persone transgender non possono modificare il sesso indicato sul certificato di nascita. I giudici hanno sostenuto che il certificato di nascita deve registrare un fatto biologico originario e non l’identità di genere maturata successivamente.

SLOVENIA

La Corte Suprema ha confermato il risultato del referendum del novembre 2025 che ha bocciato la legge sull’eutanasia e il suicidio assistito. Il 53% dei votanti si era espresso contro la norma approvata in Parlamento bloccandone l’entrata in vigore.

TENNESSEEE

Approvata una legge che consente azioni civili contro chi importa o spedisce pillole abortive nello Stato, come mifepristone e misoprostolo, con possibilità di risarcimenti fino a 1 milione di dollari. Il provvedimento si inserisce nella strategia post-Dobbs per rafforzare l’applicazione delle leggi pro-life contro l’aborto farmacologico.

SCOZIA

Il Parlamento ha bocciato la proposta di legge che avrebbe legalizzato il suicidio assistito per i malati terminali. Il voto è stato di 69 contrari contro 57 favorevoli.

IDAHO

La Camera ha approvato una risoluzione non vincolante che chiede alla Corte Suprema degli Stati Uniti di rivedere e potenzialmente ribaltare la sentenza Obergefell v. Hodges (2015), che ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

QUEBEC

E’ stata ritirata la proposta di inserire il “diritto alla libertà di aborto” nella sua nuova costituzione provinciale dopo forti critiche, soprattutto da gruppi pro-choice e femministe. Il governo temeva che la norma potesse paradossalmente aprire la strada a contestazioni legali e riaccendere il dibattito sull’aborto in Canada.


Aprile 2026

IDAHO

E’ stata approvata una legge sulla sicurezza delle donne che rafforza il divieto per le persone transgender di accedere a bagni e spazi separati per sesso non corrispondente a quello biologico. La norma introduce anche sanzioni penali, con multe e fino a un anno di carcere per la prima violazione e pene più severe in caso di recidiva.

AUSTRIA

Il tribunale amministrativo di Vienna ha annullato un precedente divieto riconoscendo che le veglie pro-life nei pressi di cliniche abortive rientrano a pieno titolo nella libertà costituzionale di riunione e di espressione. I giudici hanno stabilito che non è legittimo vietare preventivamente questo tipo di manifestazioni pacifiche, finché non comportano comportamenti aggressivi verso le persone.

IOWA

La Corte d’Appello federale ha stabilito l’applicazione della legge che limita la trattazione di temi legati a identità di genere e gender studies nelle scuole, oltre a proibire alcuni libri di indottrinamento arcobaleno nelle biblioteche scolastiche. I sostenitori la considerano una tutela del ruolo dei genitori e dell’educazione “appropriata all’età”.

GERMANIA

Il tribunale amministrativo di Aquisgrana (Aachen) ha annullato il divieto imposto dalle autorità della Renania Settentrionale-Vestfalia contro una veglia pro-life davanti a una clinica abortiva. Secondo la sentenza, le veglie non costituiscono automaticamente “pressione o intimidazione” sulle donne che accedono alla struttura e chiarisce che la legge non può essere usata per vietare in modo generale l’espressione di opinioni in prossimità di tali cliniche.

FLORIDA

Il governatore Ron DeSantis ha firmato una legge che vieta ai governi locali di finanziare o promuovere iniziative DEI (diversità, equità e inclusione), con possibili sanzioni e rimozione degli amministratori pubblici in caso di violazione. Una misura per eliminare ideologie woke e identitarie dalle istituzioni pubbliche.

VERMONT

Lo Stato dovrà pagare 566.000 dollari alla Mid Vermont Christian School dopo che era stata esclusa dalle competizioni sportive statali a seguito del rifiuto della squadra femminile di basket di giocare contro un’avversaria transgender. Il tribunale federale ha ritenuto che la sanzione violasse la libertà religiosa della scuola.

PORTOGALLO

Il Parlamento ha approvato una legge che vieta l’esposizione di bandiere “ideologiche” negli edifici pubblici, come quelle LGBTQ+, politiche o di associazioni, consentendo solo bandiere ufficiali (nazionale, UE, municipali e diplomatiche).

IOWA

L’Iowa Legislature ha approvato un disegno di legge che vieta la spedizione postale delle pillole abortive. Il provvedimento mira a eliminare l’uso di telemedicina per frenare l’aborto farmacologico. Il testo è stato inviato alla governatrice per la firma definitiva, che ha già sostenuto in passato politiche restrittive sull’aborto.

TENNESSEEE

E’ stata approvata una risoluzione che designa giugno come “Nuclear Family Month” (“Mese della famiglia nucleare o naturale”), in alternativa simbolica al Pride Month. Il testo definisce la famiglia come composta da uomo, donna e figli biologici o adottivi.

KENYA

La Corte d’Appello ha annullato una sentenza storica del 2022 che riconosceva l’aborto come diritto costituzionale. I giudici hanno stabilito che la Costituzione tutela la vita “dal concepimento” e che l’aborto non è un diritto fondamentale, ma ammesso solo in casi estremi (rischio per la vita o la salute della madre). E’ atteso un possibile ricorso alla Corte Suprema.

STATI UNITI

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito all’unanimità che i centri di gravidanza pro-life possono contestare in tribunale federale le richieste governative di elenchi di donatori, proteggendo il loro diritto alla riservatezza e alla libertà di associazione. La decisione impedisce allo Stato di utilizzare mandati investigativi per intimidire o scoraggiare le attività delle organizzazioni basate sulla fede.

REGNO UNITO

Il Parlamento ha fatto decadere il disegno di legge sul suicidio assistito per i malati terminali, dopo un lungo stallo nella Camera dei Lord e migliaia di emendamenti che hanno fatto esaurire il tempo parlamentare.


Fonte



lunedì 11 maggio 2026

Il paradosso dell'IA: la Generazione Z è connessa, ma disinteressata






di Gary Isbell

La maggior parte delle persone presume che i membri della Generazione Z siano entusiasti utenti dell'IA. Tuttavia, un recente studio Gallup ha rivelato una conclusione opposta. La Generazione Z, la fascia demografica dai 14 ai 29 anni, accede alle piattaforme di intelligenza artificiale, ma ne esce con meno speranza e molta più delusione.

In altre parole, gli innumerevoli articoli che descrivono questa generazione come composta da studenti o con il cervello marcio o con maghi high-tech non sono accurati. Il lato profondamente umano della Generazione Z dimostra che i suoi membri si rifiutano di arrendersi all’IA perché temono i danni che essa provoca.

Circa il 50% degli adolescenti, dei membri della Generazione Z e dei millennial ha evitato del tutto l'IA. Una parte significativa di coloro che la utilizzano la guarda con una sana dose di diffidenza. Succede che a volte, sono le generazioni più anziane quelle più desiderose di utilizzare l'IA rispetto ai più giovani.

Ad esempio, un recente rapporto di Substack ha messo in luce questo divario generazionale. Da un sondaggio condotto su 2.000 utenti con account Substack è emerso che solo il 38% dei minori di 45 anni utilizza l'intelligenza artificiale, contro oltre la metà degli utenti di età superiore ai 45 anni.


Sviluppo intellettuale contro algoritmo


Le ragioni alla base di questa sorprendente esitazione sono due. In primo luogo, i giovani scrittori che affollano piattaforme come Substack apprezzano il pensiero indipendente derivante dallo sforzo umano arduo. Temono di perdere quelle competenze che hanno acquistato senza l’assistenza sterile di un algoritmo.

In secondo luogo, la Generazione Z ha una visione in prima fila dei danni che una tecnologia sfrenata e i social media hanno causato alla propria generazione. Sono i figli del vuoto digitale, che hanno visto le proprie abilità sociali atrofizzarsi mentre la società si spostava viepiù verso la desolata consolazione delle attività online. Ora si rendono conto che l’intelligenza artificiale non fa altro che accelerare quel profondo isolamento.

Le generazioni più anziane invece hanno già superato le prove del mondo aziendale. Hanno affinato le loro abilità sociali e professionali nel corso di decenni. A questo punto della loro carriera, sono ben più felici di utilizzare l’efficienza offerta dall’IA.

Intanto, la Generazione Z sta appena entrando nel mondo del lavoro. Con occhi lucidi e ansiosi, questi giovani vedono che il genio dell'IA non tornerà mai più nella sua lampada. Si accorgono che arrendendosi alle scorciatoie dell'IA, potrebbero non imparare mai a scrivere bene, a pensare in modo critico o a confrontarsi con problemi complessi. Potrebbero rimanere bloccati e schiavi degli algoritmi per tutta la vita.


Esternalizzare l'esperienza umana

Oggi, più della metà dei membri della Generazione Z negli Stati Uniti utilizza regolarmente l'IA. Tuttavia, l'uso è spesso riluttante poiché la fase di luna di miele è decisamente finita. La percentuale di giovani adulti che ha dichiarato di sentirsi "ottimista" riguardo all'IA è crollata dal 27% dello scorso anno a un misero 18% attuale. Quasi un terzo degli intervistati ha affermato che la tecnologia li fa semplicemente arrabbiare.

Questa crescente animosità rivela una generazione alle prese con chioschi, chatbot e automazione che stanno soppiantando le opportunità di lavoro per chi ha ancora poca esperienza. Nelle interviste, molti giovani hanno ammesso che l'IA potrebbe renderli più veloci nei compiti scolastici o in ufficio. Tuttavia, sono profondamente terrorizzati da ciò che esso comporterà in termini di creatività e pensiero critico.

Questo quadro è reso ancora più complesso dall'intrusione dell'IA in ambiti che vanno oltre la risoluzione di problemi pratici. I giovani si rivolgono ora a bot come Google Gemini e ChatGPT per consigli sulle relazioni e persino per decisioni che cambiano la vita, come la scelta del coniuge o dell'università da frequentare. Si tratta di conversazioni complesse e fondamentali che i giovani adulti dovrebbero avere con i propri genitori e mentori, non con un modello linguistico. I risultati disastrosi riflettono spesso l'errore.


In fuga dall'algoritmo

Nelle interviste del sondaggio Gallup, i giovani adulti hanno espresso profonde riserve riguardo alla preoccupante erosione dei legami umani autentici causata dall’IA e alla diffusione incontrollata di disinformazione alimentata dall’intelligenza artificiale. Nonostante questo timore, quasi la metà degli studenti delle scuole superiori intervistati accetta con rassegnazione il fatto che la padronanza dell’IA sarà una competenza indispensabile per la sopravvivenza nelle loro future carriere. Se costretti a utilizzare uno strumento solo per restare a galla, gli utenti ne proveranno risentimento.


Un futuro svuotato

In un ironico capovolgimento di ribellione, molti giovani si stanno già orientando verso percorsi "a prova di IA". Stanno abbracciando mestieri specializzati che si basano sulle mani umane e sullo sforzo fisico che sono fuori dalla portata dell'automazione. Tali mestieri includono la cosmetologia, i lavori elettrici, il riscaldamento, la ventilazione e il condizionamento dell'aria, l'idraulica, l'edilizia e alcuni settori manifatturieri.

In un disperato tentativo di cercare una realtà tangibile, alcuni giovani si stanno allontanando dagli schermi, sostituendo il "doomscrolling" (l’abitudine di navigare a lungo per contenuti depressivi o noiosi) e i giochi digitali con giochi fisici e auto con cambio manuale.

In definitiva, la rivoluzione dell'IA potrebbe andare incontro alla propria distruzione. Una forza lavoro svuotata dall'automazione diventa inevitabilmente una base di consumatori svuotata e impoverita. Coloro che saranno stati sostituiti dalla automazione proveranno un profondo risentimento verso la tecnologia. Le aziende che attualmente stanno correndo per rimpiazzare i propri lavoratori con l'IA potrebbero svegliarsi un giorno e trovarsi in un mondo con pochissime persone disposte, o in grado, di acquistare ciò che vendono.



Fonte: Return to Order, 27 aprile 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.




Il peccato prescinde dalla fede: su alcune uscite pretestuose del Sinodo







Di Silvio Brachetta, 11 mag 2026

Il Sinodo in corso, in uno degli ultimi documenti pubblicati [qui], ripete in modo ossessivo che si deve imporre una sorta di «nuovo paradigma» nella teologia morale. Al di là del fiume di parole astratte e introduttive – circa l’universalità della legge che ostacolerebbe la particolarità dell’individuo – si vorrebbe imporre quello che in sostanza è un errore: il peccato è tale in proporzione alla fede del soggetto.

Ai lavori del Sinodo, cioè, viene sostenuta con forza la testimonianza di due «omosessuali credenti», che giustificano i loro atti omoerotici. E il Sinodo approva: «il racconto testimonia della “scoperta” che il peccato, in radice, non consiste nella relazione di coppia (omosessuale), ma nella “mancanza di fede” in un Dio che desidera il nostro “compimento”». Si vuole insinuare che il peccato di omoerotismo non sta nell’atto umano – «nella relazione di coppia (omosessuale)» – ma nella «mancanza di fede». Al contrario, il magistero e la tradizione apostolica insegnano che il peccato è consumato nell’atto umano, a prescindere dallo stato di fede del soggetto.

San Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologiae, dice che il peccato è una delle tre cose che «si oppongono alla virtù»[1]. E specifica che si contrappone all’«atto» verso cui «la virtù è ordinata»[2]. Null’altro, infatti, è il peccato se non «l’atto disordinato», opposto all’atto della virtù, che invece è «retto e ordinato»[3]. Le altre due sono la malizia e il vizio, che si oppongono alla virtù in quanto bene e in quanto virtù stessa.

Il peccato è certamente l’effetto di due cause (malizia e vizio), ma la sua ragione d’essere più profonda – la sua essenza – ha a che fare esclusivamente con l’azione, con l’atto umano. Non con la fede, non con la rivelazione cristiana o altro. Questo sembra contraddire il Confiteor, cioè l’Atto penitenziale che si recita durante la liturgia, dove il penitente ammette di avere peccato «in pensieri, parole, opere e omissioni»[4]. Ma tutti questi quattro concetti sono atti umani.

Lo spiega lo stesso san Tommaso, distinguendo gli atti umani interni («atti eliciti») da quelli esterni («atti imperati»)[5]. Già dal senso letterale di questa distinzione si comprende che il ruolo di causa dell’atto umano, in generale, è proprio l’atto interno, ovvero la volontà libera nel suo arbitrio – e dunque il pensiero. È pur vero che l’uomo può essere tentato dai pensieri che provengono dai demoni, ma la tentazione in sé non è un peccato, perché il pensiero cattivo può essere contrastato ed eliminato dalla mente.

San Tommaso, inoltre, fa una precisazione ulteriore, che fuga ogni dubbio: gli atti possono «esistere nella volontà» o fuori da essa – i quali però «appartengono alla volontà mediante le altre potenze». È anche vero che verremo giudicati da quello che realmente facciamo e, non tanto, da quello che pensiamo. Tuttavia è fuorviante credere che nell’atto umano la volontà stia fuori, in quanto impalpabile.

È giusto, insomma, ritenere che si possa peccare in pensieri, parole (che derivano dall’intelligenza e dalla volontà), opere (i fatti) e omissioni (assenza di fatti). Si vede proprio dalle omissioni il carattere attuale della volontà: verremo giudicati anche dal non fare qualcosa di buono, poiché il non farlo dipende da un atto di libera volontà, come causa primaria – cioè pur sempre da un’azione. Lo dice lo stesso Gesù Cristo: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno […]. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, […]»[6].

San Tommaso si limita a commentare sant’Agostino d’Ippona, secondo cui il peccato è «un atto, una parola o un desiderio contrario alla legge eterna»[7]. Quindi il peccato è un fatto (factum), dove anche la parola e il desiderio, come si è visto, sono fatti – e dunque atti. Il peccato, allora, è allo stesso tempo soggettivo e oggettivo. È soggettivo perché è commesso dal singolo ed è oggettivo in quanto contravviene la legge eterna. Tutto il genere umano è capace di commettere (e di fatto commette) peccati di ogni genere, tanto fuori quanto dentro la fede cristiana.

Nella realtà del peccato, certamente la fede e la grazia hanno un ruolo decisivo alla salvezza eterna della persona. Non però nel senso di snaturare la legge eterna e, quindi, l’essenza attuale del peccato. A priori, la fede e la grazia concedono la vittoria al penitente che vuole abbandonare il peccato e ottenere il perdono. Inoltre, il penitente associa i meriti personali a quelli di Gesù Cristo, i soli che possono ottenere la salvezza. A posteriori, la fede e la grazia consentono di dare spazio alla misericordia infinita di Dio e alle relative attenuanti.

Se però Dio dà una mano, non bisogna strappargli tutto il braccio: la misericordia e le attenuanti[8] si consumano a posteriori, nel confessionale, dopo il peccato. Prima del peccato l’uomo (credente o meno) è tenuto a fuggire il peccato veniale e mortale e ad abbracciare la fede, in modo che la grazia possa agire e renderlo forte nelle virtù. Il ruolo della Chiesa non è quello di giustificare il peccato, ma di predicare la crescita spirituale di ogni uomo «de virtute in virtutem»[9]. Che poi il peccato non dipenda dalla fede, ma da un atto libero della volontà, lo prova anche l’evidenza: anche il più santo e virtuoso degli uomini può cadere e peccare.

Dietro l’errore sinodale si nasconde una subdola incoerenza: che la grazia distrugga la libertà umana, così che l’uomo di fede sarebbe sempre più impossibilitato a peccare.





(Immagine: Di Conferencia Episcopal Española, Flickr, CC BY-SA 2.0)


[1] S.Th., I-II, q. 71, a. 1 co.

[2] Ibid.

[3] Ibid.

[4] «Nimis cogitatione, verbo, opere, et omissione». L’«omissione» è un’aggiunta al Messale del 1970.

[5] S.Th., I-II, q. 6, pr.

[6] Mt 25, 41-42.

[7] «Factum vel dictum vel concupitum aliquid contra legem aeternam», Contra Faustum Manichaeum, XXII, 27.

[8] Verifica della piena avvertenza e del deliberato consenso al male.

[9] «Cresce lungo il cammino il suo vigore», Sal 84, 8.






domenica 10 maggio 2026

La Fraternità San Pio X, i vescovi tedeschi e la parabola dei due figli




Nella traduzione a cura di Chiesa e post-concilio da Catholic Culture, un articolo sulle due grandi sfide del momento. Hanno in comune solo la forma ma non il contenuto e l'essere entrambe oggetto di disapprovazione...

9 maggio 2026


Phil Lawler

La prossima estate Papa Leone dovrà affrontare due gravi sfide alla sua autorità: una proveniente dalla Fraternità San Pio X (SSPX), che ha annunciato l’intenzione di consacrare nuovi vescovi senza mandato papale; l’altra dalla Conferenza episcopale tedesca, che sta introducendo un rito per la benedizione delle unioni coniugali illecite. Sulla carta i due casi sono piuttosto diversi, poiché coinvolgono principi teologici e canonici distinti. Ma il trattamento riservato dal Vaticano ai due gruppi ribelli inviterà certamente a fare dei confronti, per due ragioni. In primo luogo perché le controversie raggiungeranno il culmine più o meno nello stesso momento. In secondo luogo (e cosa più importante, dal punto di vista della percezione pubblica) perché i due casi coinvolgono due forze centrifughe opposte all’interno della Chiesa: la gerarchia progressista tedesca e quella tradizionalista FSSPX.

Alla FSSPX è stato ingiunto di non procedere con le ordinazioni in programma. (L’ordine non è venuto direttamente dal Papa, ma dal cardinale Fernandez. Tuttavia, Papa Leone ha ovviamente il potere di revocarlo, e non l’ha fatto). Eppure la FSSPX, che professa una fedeltà incrollabile all’autorità papale, intende ignorare quell’ordine, sostenendo che uno “stato di necessità” giustifica la propria sfida.

D'altro canto, i vescovi tedeschi hanno ripetutamente assicurato al mondo che i loro piani sono pienamente in linea con gli insegnamenti perenni della Chiesa, come articolato più recentemente in Fiducia Supplicans. Ma questa settimana il Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) – ancora il cardinale Fernandez – ha pubblicato il testo di una lettera di ammonimento scritta alla gerarchia tedesca due anni fa, con l'avvertenza che i rituali proposti non sono in accordo [perfino -ndT] con la Fiducia Supplicans [vedi].

Quindi, sembra che ci si trovi in un vicolo cieco in entrambi i casi. I leader della FSSPX riconosceranno l’autorità del Vaticano di giudicare se la Chiesa si trovi o meno in uno “stato di necessità”? I vescovi tedeschi riconosceranno che ciò che propongono non è autorizzato?

Questo stato di cose inquietante richiama alla mente la parabola dei due figli, raccontata da Matteo (21, 28-31). Gesù disse:
Un uomo aveva due figli; andò dal primo e gli disse: «Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna». Egli rispose: «Non voglio», ma poi si pentì e andò. Andò dal secondo e gli disse la stessa cosa; egli rispose: «Vado, signore», ma non andò. Chi dei due ha fatto la volontà del padre?
Voci non confermate circolanti a Roma questa settimana suggeriscono che se la FSSPX procedesse con le ordinazioni episcopali non autorizzate, tutti i sacerdoti della FSSPX, così come i vescovi coinvolti nelle cerimonie illecite, potrebbero essere scomunicati per il delitto canonico di scisma – cioè, per aver istituito un corpo ecclesiastico separato dalla Chiesa cattolica. Tale accusa non può essere facilmente respinta; il gruppo tradizionalista insiste sul fatto che deve avere propri vescovi per preservare l’integrità della fede – con l'evidente implicazione che l’integrità della fede non è stata preservata altrove nella Chiesa universale. Il superiore generale della FSSPX, don Davide Pagliarani, aveva fatto l’affermazione sconcertante: «In una parrocchia ordinaria, i fedeli non trovano più i mezzi necessari per assicurarsi la salvezza eterna». L’implicazione inevitabile è che «una parrocchia ordinaria» non è associata alla vera Chiesa di Gesù Cristo – mentre la FSSPX lo è. Si tratta di un’affermazione che il Sommo Pontefice non può accettare.

Ma ora consideriamo la proposta all’esame dei vescovi tedeschi, volta ad approvare un manuale di «benedizioni per coppie che si amano». Come ha sottolineato il cardinale Fernandez, nella lettera resa pubblica questa settimana, il manuale offre benedizioni per una «unione», quando persino la Fiducia Supplicans, nonostante tutte le sue carenze, avverte che un’unione illecita non deve essere benedetta. Pertanto il cardinale Fernandez lamenta che il manuale tedesco «sembra mirare a legittimare lo status di tali coppie», in senso contrario a quanto affermato dalla Fiducia Supplicans.

I vescovi tedeschi hanno ostinatamente ignorato le obiezioni del Vaticano, affermando che le benedizioni proposte non equivarrebbero all’approvazione dei matrimoni omosessuali. Irme Stetter-Karp, presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi – che siede al fianco dei leader della conferenza episcopale nella guida del “Cammino sinodale” tedesco – assicura al mondo: «Non c’è alcuna possibilità di confondere [la proposta di benedizione] con il sacramento del matrimonio».

Forse no; forse la benedizione della Chiesa non sarebbe vista come una celebrazione del matrimonio. Ma sarebbe vista come l’approvazione formale da parte della Chiesa di un’unione sessuale illecita e immorale. «La Santa Sede – affermazione di Papa Leone in una recente intervista – ha chiarito di non essere d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie: in questo caso, delle coppie omosessuali». I vescovi tedeschi e i loro complici laici si stanno comportando in modo disonesto fingendo che in entrambi i casi, la loro non costituisca una minaccia all’integrità dell’insegnamento cattolico, quando in pratica il manuale di benedizioni proposto sfiderebbe direttamente gli insegnamenti della Chiesa sulla sessualità.

Inoltre, pur professando la volontà di accogliere tutti i punti di vista, i prelati progressisti tedeschi mostrano la loro determinazione di imporre il loro approccio, a prescindere dalle obiezioni di coscienza. Il cardinale Reinhard Marx di Monaco, uno dei prelati della Chiesa più influenti, intende non solo adottare le nuove benedizioni formali, ma anche obbligare tutti i sacerdoti a impartirle o a indirizzare le coppie verso un altro sacerdote disposto a farlo.

Nessuna persona ragionevole dovrebbe dubitare che Papa Leone voglia che sia la FSSPX che la Conferenza Episcopale Tedesca annullino i loro piani attuali. Le prossime settimane mostreranno se uno dei due “figli” è disposto a fare la volontà del Santo Padre, e fino a che punto il Papa è disposto a tollerare gli atti dei figli ribelli.





Fonte

I «pastori sinodali» attaccano le pecore


Papa Leone XIV e padre James Martin sj

Articolo scritto dal reverendo Gerald E. Murray, pubblicato su The Catholic Thing, nella traduzione curata da Sabino Paciolla 10 maggio 2026 .


Gerald E. Murray

La Chiesa cattolica è abituata agli attacchi contro il proprio insegnamento. La storia dell’eresia nel corso dei secoli rivela gli sforzi incessanti di coloro che cercano di sostituire la dottrina cattolica con vari errori. Ciò a cui la Chiesa si è abituata solo di recente sono gli attacchi contro il proprio insegnamento provenienti da alcuni dei suoi pastori, in particolare dalle infinite dichiarazioni che emanano dall’ufficio del Sinodo dei Vescovi.

L’ultima imposizione del Sinodo è la piena approvazione dello stile di vita omosessuale, recentemente pubblicata nel Rapporto finale del Gruppo di studio n. 9 “Criteri teologici e metodologie sinodali per il discernimento condiviso delle questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti”.

Questo rapporto cerca di respingere l’insegnamento cattolico sull’intrinseca immoralità degli atti omosessuali – e sulla natura disordinata dell’inclinazione omosessuale – stigmatizzando tale insegnamento come espressione di un “paradigma” obsoleto su cui non ci si può più fare affidamento per comunicare la volontà di Dio al Suo popolo.

Merriam-Webster definisce il paradigma come «un quadro filosofico e teorico di una scuola o disciplina scientifica all’interno del quale vengono formulate teorie, leggi e generalizzazioni, nonché gli esperimenti condotti a loro sostegno». Descrivere l’insegnamento cattolico utilizzando l’analogia di un quadro su cui si dispongono teorie ed esperimenti significa declassarlo dal regno della verità a un semplice approccio possibile per presentare la rivelazione di Dio. Gesù disse: «Io sono la Via, la Verità e la Vita». (Giovanni 14,6) È forse questo un paradigma che necessita di miglioramenti?

Il rapporto include due appendici, che sono testimonianze sotto forma di intervista. Due uomini cattolici (il primo portoghese, il secondo americano), ciascuno dei quali si descrive con orgoglio come sposato con un uomo, anche se la Chiesa cattolica insegna che una cosa del genere è impossibile. Perché il Sinodo dei Vescovi dovrebbe pubblicare interviste con uomini che rifiutano l’insegnamento cattolico sulla natura del matrimonio, ispirato com’è dallo Spirito Santo, come parte del suo sforzo di discernere l’opera dello Spirito Santo nella Chiesa oggi?

Il Rapporto numero 9 ci dà la risposta: il Sinodo considera il cosiddetto matrimonio omosessuale una questione aperta:
Infine, nell’ascoltare la Parola di Dio vissuta nella Chiesa, è necessario affrontare con parresia la questione attualmente ricorrente se si possa parlare di “matrimonio” in relazione a persone con attrazioni verso lo stesso sesso, equiparando la loro relazione all’unione coniugale eterosessuale senza riconoscerne le differenze. Queste includono, in primo luogo, l’evidente impossibilità della procreazione per se legata alla differenza sessuale, riguardo alla quale le tecniche di procreazione medicalmente assistita pongono ulteriori difficoltà.

Ancora peggio, il Rapporto n. 9 considera tutto l’insegnamento cattolico come soggetto a cambiamento:
La missione della Chiesa non consiste nel proclamare in modo astratto e nell’applicare deduttivamente principi stabiliti in modo immutabile e rigido, ma nel promuovere un incontro vivo con la persona del Signore Gesù risorto, confrontandosi con l’esperienza vissuta della fede del Popolo di Dio nella sua rilevanza personale e sociale, in relazione alle diverse situazioni di vita e ai molteplici contesti culturali. Solo la tensione feconda tra ciò che è stato stabilito nella dottrina della Chiesa e la sua pratica pastorale e le pratiche di vita in cui ciò che è stato stabilito viene verificato, nell’esercizio della vita personale e comunitaria alla luce del Vangelo, esprime il dinamismo generativo della Tradizione: contro la tentazione dell’ossificazione sterile e regressiva di principi e affermazioni, di norme e regole, a prescindere dall’esperienza degli individui e delle comunità.
«L’esperienza vissuta della fede del Popolo di Dio» può prevalere sulla dottrina della fede? Benvenuti nell’abbraccio ecclesiastico della «modernità liquida», in cui il realismo metafisico viene accantonato e la dittatura del relativismo e del soggettivismo sottopone ogni cosa a ridefinizione.
La posta in gioco, come si comprende chiaramente, è il superamento del modello teorico che deriva la prassi da una dottrina “preconfezionata”, “applicando” principi generali e astratti alle situazioni concrete e personali della vita. Il compito, quindi, è quello di riscoprire una circolarità feconda tra teoria e prassi, tra pensiero ed esperienza, riconoscendo che la stessa riflessione teologica procede dalle esperienze del “buono” inscritte nel sensus fidei fidelium.

Il Sinodo è diventato l’agente ufficialmente sponsorizzato dalla Santa Sede per la distruzione della dottrina cattolica, che viene denigrata e liquidata come un insieme di principi deduttivi esposti in modo immutabile e rigido – affermazioni sterili, regressive e ossificate, come dottrine “preconfezionate”, che sono mere astrazioni e teorie.

Dobbiamo invece ascoltare le “situazioni concrete e personali della vita” perché “la riflessione teologica stessa procede dalle esperienze del «bene» inscritte nel sensus fidei fidelium (senso della fede dei fedeli)”.

La testimonianza dell’uomo cattolico omosessuale americano (Jason Steidl, autore di LGBTQ Catholic Ministry, Past and Present, la cui foto è apparsa sulla prima pagina del New York Times insieme al suo “marito”, mentre riceveva la benedizione da padre James Martin, S.J., il giorno dopo la pubblicazione di Fiducia supplicans), dà un’idea chiara di dove il Sinodo pensi che la riflessione teologica basata sull’esperienza personale porterà la Chiesa:
La mia sessualità non è una perversione, un disordine o una croce; è un dono di Dio. Ho un matrimonio felice e sano e sto prosperando come cattolico apertamente gay. Ci sono voluti anni di preghiera, terapia e una comunità solidale per arrivare a questo punto, ma ringrazio Dio per la mia sessualità e la mia condizione di vita. . . . Essere un cattolico LGBTQ non è facile, e molti giorni piango per il male che la Chiesa ha causato. Ma ho anche speranza. Ho assistito a una conversione durante il pontificato di Papa Francesco a livello locale e universale della Chiesa, e non vedo l’ora di contribuire a edificare il corpo di Cristo che riflette il ministero di guarigione e inclusione di Gesù.
L’ufficio del Sinodo ha deciso di pubblicare l’affermazione di un lobbista a favore dello stile di vita omosessuale secondo cui: «Conosco molti sacerdoti che sono stati attaccati a causa del loro sostegno alle persone LGBTQ… vengono colpiti dalle frecce odiose dell’omofobia». Questa affermazione è un esempio del “senso di fede dei fedeli”? O un ripudio della fede di Cristo a favore dell’immoralità?

Questa sovversione distruttiva sponsorizzata dal Vaticano deve finire ora. Le anime sono in pericolo a causa degli scandalosi falsi insegnamenti propagati dal Sinodo. Papa Leone deve rafforzare i fratelli nella fede ponendo fine a questo velenoso tradimento della verità di Dio.





*Il reverendo Gerald E. Murray, J.C.D., è un canonista e parroco della chiesa di San Giuseppe a New York. Il suo nuovo libro (scritto insieme a Diane Montagna), Calming the Storm: Navigating the Crises Facing the Catholic Church and Society, è ora disponibile.





Leone XIV: un anno di pontificato





Chiesa cattolica | CR 1949


di Roberto de Mattei, 6 maggio 2026

Un anno fa, il lunedì 8 maggio del 2025, si apriva il pontificato di Leone XIV, Robert Francis Prevost, 267° pontefice della Chiesa cattolica, primo Papa statunitense, primo appartenente all’Ordine di Sant’Agostino.

«La pace sia con tutti voi… Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante», sono state le prime parole del nuovo Pontefice, pronunciate dalla loggia della Basilica di San Pietro. Fin dall’esordio, Leone XIV ha voluto incentrare il suo ministero sulla pace e sull’unità, dentro e fuori la Chiesa. Per questo, ha invitato a «costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace». Un Papa «costruttore di ponti», un Papa «Pellegrino di pace e di unità», come egli stesso si è definito nell’omelia della Messa nell’aeroporto di Bamenda, in Camerun, lo scorso 17 aprile. Un obiettivo certamente alto e nobile quello della pace, soprattutto se essa è costruita sulla pietra angolare che è Cristo, Capo della Chiesa e Salvatore del mondo, ma la situazione della Chiesa e del mondo oggi non è purtroppo favorevole ai costruttori di ponti e ai pellegrini di pace.

Fare il bilancio di un anno pontificato, tenendo presente questa realtà, non è semplice, perché il complesso di parole, di atti, di documenti del Pontefice non indica ancora l’unità di una direzione, permettendoci di prevedere le priorità e le prospettive pastorali che orienteranno la Chiesa. Fino oggi le scelte del Pontefice sono state caute e misurate, mentre gravi e profondi sono i problemi che si avvicinano e che egli ha di fronte in un incerto futuro.

Il più grave in assoluto di questi problemi è il caso tedesco. Il 21 aprile scorso, il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, già consigliere di Papa Francesco nel governo della Chiesa, ha raccomandato ai servizi pastorali della sua diocesi l’uso di un manuale intitolato “La benedizione dà forza all’amore”, che propone diverse “formule” per benedire le coppie dello stesso sesso e i divorziati risposati. Il testo è stato approvato dalla Conferenza del 4 aprile 2025, che riunisce la Conferenza episcopale tedesca e il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK).

Interrogato su questo episodio durante il volo di ritorno dalla sua visita africana, giovedì 23 aprile, Leone XIV ha voluto chiarire la sua posizione con queste parole: «La Santa Sede ha chiaramente fatto sapere che non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie, in questo caso le coppie omosessuali, come chiedete, o le coppie in situazione irregolare, al di là di quanto è stato specificamente autorizzato da Papa Francesco dicendo che tutte le persone ricevono benedizioni. Tutti sono invitati a seguire Gesù, e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita. Andare oltre questo, oggi penso che il tema possa causare più divisione che unità, e che dovremmo cercare modi per costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna».

Il Papa discorda dunque dal Cammino Sinodale tedesco e prende indirettamente le distanze dalla dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede, Fiducia Supplicans, pubblicata il 18 dicembre 2023 e approvata da Papa Francesco, che consente la benedizione pastorale, anche se non rituale, per le coppie in situazioni “irregolari” e per quelle dello stesso sesso. Però Papa Leone sa che i vescovi tedeschi continueranno a richiamarsi a quel documento, almeno fino a quando non ne uscirà uno della stessa, o di maggior autorità, ma di segno diverso.

La posizione dei vescovi tedeschi, d’altra parte, è chiara e, a suo modo, coerente. La Conferenza episcopale fin dal gennaio del 2020 si è messa alla testa di un “cammino sinodale”, che ha l’obiettivo di estendere alla Chiesa universale le decisioni “vincolanti” del suo “sinodo permanente”, tra le quali, l’ordinazione ministeriale delle donne e l’inclusione degli omosessuali nella Chiesa, aprendo loro tutti i sacramenti, anche il matrimonio.

La Santa Sede è intervenuta più di una volta per mettere in guardia i vescovi tedeschi, fin da quando monsignor Filippo Iannone, che nel 2025 Leone XIV ha messo a capo del dicastero per i vescovi, scrisse al loro presidente, il cardinale Marx, per avvisare che questi temi dirompenti «non riguardano la Chiesa in Germania ma la Chiesa universale e, con poche eccezioni, non possono essere oggetto di deliberazioni o decisioni di una Chiesa particolare». Ma lo stesso cardinale Marx, in un’intervista rilasciata al settimanale Stern il 30 marzo 2022, aveva dichiarato che: «Il catechismo non è scolpito nella pietra. Si può anche dubitare di ciò che dice». E, di fatto, lo ha ribadito il 21 aprile scorso.

Leone XIV si trova dunque di fronte ad una grave lacerazione che, sulla scia dell’esempio tedesco, potrebbe estendersi ad altri episcopati, ponendolo in una posizione di quasi minoranza all’interno della Chiesa.

Ma un altro problema è all’orizzonte: le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio che la Fraternità San Pio X ha annunciato per il 1° luglio 2026. Sembra che la Santa Sede stia preparando un decreto di scomunica, analogo a quello promulgato dalla Congregazione per i Vescovi il 1° luglio 1988. Ma al di là del giudizio sulle consacrazioni e sulle censure che ad esse seguiranno, non si può non constatare che ci troveremo di fronte a una frattura ecclesiale, che anch’essa vanifica, o quanto meno allontana, la auspicata mèta della pace e dell’unità nella Chiesa. Dopo la scomunica del 1988, Benedetto XVI aveva per così dire gettato un ponte al mondo tradizionalista promulgando nel 2007 il Motu Proprio Summorum Pontificum e revocando nel 2009 le scomuniche comminate alla Fraternità San Pio X. Successivamente, papa Francesco ha concesso ai sacerdoti della Fraternità la facoltà di confessare validamente e ha stabilito modalità per il riconoscimento dei matrimoni celebrati nei loro priorati. D’altra parte,se nel 1988 si poteva immaginare una progressiva scomparsa della Fraternità San Pio X, dopo la morte del suo fondatore, la realtà di oggi è che essa conta più di 700 sacerdoti, oltre 200 seminaristi, più di un centinaio di priorati e centinaia di centri di Messa in oltre 60 Paesi, con centinaia di migliaia di fedeli in tutto il mondo. Quanto dovrebbe accadere nel mese di luglio non sarà la costruzione di un ponte, ma la creazione di un nuovo fossato tra questo mondo e la Santa Sede. Sullo sfondo della politica internazionale poi, alla guerra russo-ucraina, si è aggiunta quella che vede gli Stati Uniti ed Israele contrapposti all’Iran in Medio Oriente. Il Papa ha condannato questa come tutte le altre guerre, ma la pace è ancora lontana e con lo scontro tra Donald Trump e Leone XIV si è recentemente aperto un contrasto, che è forse il più grave nella storia delle relazioni tra Santa Sede e Stati Uniti nell’ultimo secolo.

Di tutto questo il Papa non ha diretta responsabilità, ma visto sotto l’angolatura della pace e dell’unità considerati come beni assoluti, il bilancio del suo primo anno di pontificato appare preoccupante. Se si ricorda però che la pace e l’unità non sono valori assoluti, ma si fondano su Verità e Giustizia, anche gli scontri e le divisioni possono essere salutari, aiutando a ritrovare la strada, che nel caos si è smarrita. E questa la migliore preghiera e il sincero augurio che si può fare per Leone XIV: che egli ci conduca alla vera pace di Cristo, nel Regno di Cristo, affrontando tutte le difficoltà, le sofferenze, e le lotte, che questo cammino può comportare.