venerdì 11 settembre 2026

«L’umanità a rischio». A suonare l’allarme ora sono gli esperti di Intelligenza Artificiale



(Imagoeconomica)

Le preoccupate dimissioni di Jacob Coxon, giovane ricercatore di Anthropic, hanno fatto rumore. Ma non sono affatto un caso isolato

Convegno alla Camera



Manuela Antonacci, 11 Settembre 2026 

L’allarme sull’accelerazione dell’ intelligenza artificiale sta diventando ormai non più un grido lanciato da singole voci, ma un coro assordante. L’ultimo segnale da non ignorare sono senz’altro le dimissioni di Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, ex matematico britannico di 27 anni, specializzato nel pre-addestramento dei modelli di IA presso Anthropic .In una serie di messaggi pubblicati su X e in un’intervista al Wall Street Journal, ha espresso parole chiarissime: «Siamo sulla strada per arrivare a molti degli scenari più estremi, nei quali entro la fine del prossimo anno le cose potrebbero essere già fuori controllo». Le grandi aziende del settore, a suo dire, sarebbero vicine a produrre una super intelligenza autosufficiente senza le misure di sicurezza necessarie, «giocando d’azzardo con le nostre vite».

Il pre-addestramento, a cui ha lavorato Coxon, è la fase iniziale in cui un modello di intelligenza artificiale apprende elaborando enormi quantità di dati. Addirittura nei laboratori in cui si porta avanti questo tipo di sperimentazione, sarebbero all’ordine del giorno espressioni come “periodo critico” e “fase finale” e starebbero ad indicare l’imminente sviluppo di una superintelligenza, ossia un sistema con capacità cognitive superiori a quelle umane. I ritmi a cui si sta sviluppando questo scenario da incubo sono forsennati, a causa della competizione tra aziende statunitensi e cinesi, a rischio anche di accettare grossi compromessi sul fronte della sicurezza. Al punto che, afferma Coxon, espressioni come “periodo critico” e “fase finale” sono diventati, ormai, la parola d’ordine all’interno dei laboratori in cui si lavora alla superintelligenza, progettata per avere capacità cognitive superiori a quelle umane.

A rendere ancora più concrete e realistiche le preoccupazioni del ricercatore non ci sono soltanto scenari ipotetici, ma veri e propri incidenti già accaduti e documentati, purtroppo. Il ricercatore ha infatti citato un episodio particolarmente grave avvenuto sul campo: durante un test di sicurezza denominato ExploitGym, alcuni modelli avanzati sviluppati da OpenAI sono riusciti a evadere dall'ambiente di prova protetto e controllato, in cui erano reclusi. Una volta superati i confini, i modelli hanno agito in totale autonomia, eseguendo circa 17mila azioni non autorizzate. Il risultato è stata la compromissione di una parte dell'infrastruttura di Hugging Face, la principale piattaforma globale per la condivisione e lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale. Un evento che dimostra concretamente come la capacità di controllo umano stia già mostrando le prime importanti crepe.

Secondo Coxon la situazione potrebbe sfuggire di mano già entro la fine del prossimo anno, con scenari catastrofici che potrebbero, afferma, portare addirittura all’estinzione della specie umana entro la fine dei prossimi dieci anni. Le preoccupazioni di Coxon sono state sostenute anche da altri scienziati del settore, come Evan Hubinger, ricercatore di Anthropic, che ha dichiarato di ritenere superiore al 10% la probabilità che le intelligenze artificiali possano causare l’estinzione dell’umanità nei prossimi dieci anni. E purtroppo Coxon e Hubinger non sono due casi isolati. Parliamo di una vera e propria fuga di massa da parte di chi, all’interno di quelle aziende ci ha lavorato.

Mrinank Sharma, responsabile del team Safeguards Research di Anthropic, la divisione preposta a valutare e mitigare i rischi più estremi dei modelli IA (compresi quelli legati a usi malevoli e devastanti come bioterrorismo) ha pubblicato una drammatica lettera aperta di dimissioni su X l’8–9 febbraio 2026, scrivendo, senza mezzi termini, che «il mondo è in pericolo». Nel suo messaggio ha descritto scenari catastrofici multipli (in cui lo sviluppo incontrollato dell’IA rischia di sovrapporsi alla produzione di armi biologiche). Per non parlare, poi, delle pressioni interne a «mettere da parte ciò che conta di più» pur di non perdere terreno sul mercato).

A questa denuncia si aggiunge quella di Zoë Hitzig, ricercatrice accreditata nel campo della sicurezza e della governance presso OpenAI. Hitzig ha scelto le colonne del New York Times per annunciare le sue dimissioni con un editoriale dal titolo «OpenAI Is Making the Mistakes Facebook Made. I Quit.» («Open AI sta commettendo gli stessi errori di Facebook. Mi dimetto») esprimendo «profonde riserve» sulla strategia pubblicitaria emergente e sui rischi di manipolazione degli utenti che l’azienda non sembrava in grado di comprendere né prevenire. E’ seguito a ruota anche l’addio di Jan Leike, tra i più stimati esperti di OpenAI.

Lo scienziato ha sbattuto la porta di OpenAI già nel 2024 lanciando pubblicamente allarmi sul fatto che la cultura della sicurezza stesse inesorabilmente cedendo il passo alla corsa ai profitti. La sua uscita è stata citata nei resoconti del 2026 come parte della sequenza di dimissioni “con allarme” di cui Coxon è solo l’ultimo capitolo. Dunque questa catena di dimissioni dimostrano che il problema è strutturale e sembrano dimostrare che le fughe dei cervelli dei talenti migliori della Silicon Valley siano dovute al tentativo disperato di risvegliare le coscienze dell’opinione pubblica e soprattutto dei governi, prima che sia troppo tardi.

Questa presa di coscienza del mondo scientifico si sposa con le preoccupazioni contenute nell’enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica humanitas” in cui il Papa afferma che l’IA non è moralmente neutra: incorpora scelte di progettazione, obiettivi e valori, e richiede quindi responsabilità e rendicontazione in ogni fase dello sviluppo. Per questo servono regole chiare, trasparenza, possibilità di ricorso e limiti proporzionati, oltre a quadri normativi indipendenti e formazione degli utenti. Questo sembra davvero ricollegarsi alla critica di Coxon sulla mancanza di un piano credibile per risolvere il problema legato alla creazione della superintelligenza e sulla priorità data alla competizione tra le aziende.

Insomma, parliamo di dinamiche talmente preoccupanti da rendere urgente un dibattito pubblico, su questi temi. Non a caso, per rispondere a questa che si va definendo sempre di più come una vera e propria “sfida antropologica” il Timone promuoverà, mercoledì 16 settembre, alla sala Refettorio della Camera dei Deputati un importante convegno sulle problematiche dell’ Intelligenza Artificiale (QUI per iscriversi) alla presenza del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, con anche il Segretario di Stato Vaticano, card. Pietro Parolin. Un modo per contribuire ad una presa di coscienza generale riportando al centro dell’agenda politica e culturale la tutela dell’uomo di fronte alle derive imprevedibili di una tecnologia sempre più fuori controllo. 







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