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Chiesa
7 cose da sapere su Fulton Sheen
Federica Di Vito, 21 settembre 2026
Il 24 settembre si terrà la solenne cerimonia di beatificazione dell'arcivescovo Fulton John Sheen (1895-1979), celebrata dal cardinale Luis Antonio Tagle in rappresentanza del Papa. La Chiesa eleva agli altari uno dei volti più celebri e amati del cattolicesimo americano del Novecento, già vescovo ausiliare di New York e successivamente vescovo di Rochester.
Il miracolo approvato per la beatificazione è avvenuto proprio nella sua diocesi natale di Peoria, in Illinois. L’evento si è verificato il 16 settembre 2010 all’OSF St. Francis Medical Center, a meno di un miglio dalla Cattedrale di Santa Maria dell’Immacolata Concezione, dove Sheen servì come chierichetto, fu ordinato sacerdote e dove riposano le sue spoglie mortali. Il prodigio riguarda il piccolo James Fulton Engstrom, nato privo di battito cardiaco e di segni vitali. Dopo le accorate preghiere della famiglia rivolte all’arcivescovo Sheen, il cuore del neonato ha ripreso improvvisamente a battere in modo del tutto inspiegabile dopo ben 61 minuti, consentendogli poi di crescere in perfetta salute.
Per prepararsi al grande appuntamento della beatificazione, vi proponiamo sette curiosità della vita di Fulton Sheen anticipandovi che sul numero di ottobre del Timone (qui per abbonarsi) vi aspettano contenuti speciali su questo grande maestro di fede.
1. Un pioniere assoluto dei media (con un premio Emmy in bacheca): Nel 1940 apparve nella prima trasmissione televisiva di una funzione religiosa cattolica. Dopo 22 anni alla guida del programma radiofonico The Catholic Hour, nel 1952 lanciò lo show televisivo Life Is Worth Living, che arrivò a radunare circa 30 milioni di telespettatori a settimana. Nel 1953 vinse l’Emmy Award come miglior personaggio televisivo e, nel ritirare il premio, ringraziò con la sua nota ironia i suoi quattro “sceneggiatori”: Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
2. Un Beato in prime time: Il 21 ottobre 1956, l’allora vescovo apparve come “ospite misterioso” nel famosissimo game show della CBS What’s My Line?, seguito in diretta da circa 11 milioni di famiglie. Il format dello show prevedeva che un panel di celebrità cercasse di indovinare la professione o l’identità dell’ospite ponendo esclusivamente domande a risposta chiusa (“sì” o “no”). Per dissimulare la propria voce e rendere più difficile l’identificazione, Sheen decise di rispondere alle domande in francese. La giornalista Dorothy Kilgallen gli chiese se lavorasse per un’organizzazione no-profit e Sheen rispose «Oui». L’attore David Niven gli domandò se apparisse settimanalmente in televisione e Sheen confermò nuovamente con un «Oui». A quel punto, l’attrice Arlene Francis commentò incredula l’abbinamento tra tv settimanale e no-profit, esclamando: «Certo che hai proprio uno sponsor matto!» («Oh, boy, have you got a crazy sponsor»), suscitando le risate del pubblico. La battuta fece scattare l’intuizione in Arlene Francis, che gli chiese se fosse una figura religiosa. Sheen rispose con autoironia «J'espère» (“Lo spero”). Subito dopo, il saggista Bennett Cerf ne pronunciò direttamente il nome, «Bishop Sheen», concludendo il gioco tra gli applausi generali.
3. La fedeltà all’Ora Santa e l’episodio del carbone: Il centro della sua vita fu l’Adorazione eucaristica quotidiana - l’Ora Santa -, promessa mantenuta dal giorno dell’ordinazione sacerdotale fino all’ultimo respiro. Mantenere quella fedeltà richiedeva talvolta un prezzo alto. Nella sua autobiografia Tesoro in argilla, Sheen racconta i grandi sacrifici compiuti per non mancare all’appuntamento quotidiano con il Signore - persino nei momenti di aridità spirituale -, arrivando a ricordare quella volta in cui, rimasto chiuso per caso in una chiesa a Chicago, dovette arrampicarsi su una finestra e finì dritto nel deposito del carbone. Emblematico poi è che il Signore gli concesse di morire il 9 dicembre 1979 proprio nella sua cappella privata a New York durante l’Ora Santa.
4. La lezione dello spazzino di Roma durante il Concilio Vaticano II: Raccontava spesso la storia di uno spazzino incontrato a Roma durante il Concilio Vaticano II, - al quale partecipò in tutte le sessioni dal 1962 al 1965 lavorando a stretto contatto con il giovane futuro papa Benedetto XVI -, che gli ricordò che svolgere un lavoro semplice per amore di Dio è più prezioso di qualsiasi incarico “importante” svolto per altri fini.
5. Uno straordinario convertitore di anime: Attraverso le sue trasmissioni e i colloqui personali accompagnò moltissime persone alla conversione o al ritorno alla fede cattolica. È impossibile stimare quante persone si siano convertite alla fede cattolica attraverso la predicazione di Sheen. Molti gli scrivevano, dicendogli che si erano convertiti o che ci erano tornati tramite qualcosa che aveva detto o fatto. Tra i volti noti che guidò alla Chiesa figurano la parlamentare e ambasciatrice Clare Boothe Luce, l’attivista comunista Bella Dodd,il violinista Fritz Kreisler e l’attrice hollywoodiana Virginia Mayo.
6. Oltre 30 ore di preparazione per la TV: Nonostante la sua grande naturalezza comunicativa, dedicava più di 30 ore di studio e prove alla preparazione di ciascun episodio televisivo, esercitandosi nella recitazione persino in diverse lingue.
7. Strappava i suoi appunti universitari: Sheen si dedicava alle sue attività con enorme disciplina, arrivando a lavorare fino a 19 ore al giorno. Come docente universitario, alla fine di ogni trimestre strappava i suoi appunti di lezione per riscriverli da capo il semestre successivo, così da insegnare sempre con la mente libera da preconcetti. Dedicava oltre 30 ore di preparazione a ogni singola puntata televisiva, esercitandosi nella recitazione in diverse lingue.
(Foto: Screenshot Educational Video Group, YouTube)
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