martedì 22 settembre 2026

Il problema della liturgia e della musica sacra è anche il problema dei Seminari








Aurelio Porfiri, 21 settembre 2026

Io sono impegnato nel campo della musica sacra da oltre 40 anni. Purtroppo devo constatare che la crisi che cominciai a conoscere nella mia adolescenza non è certo risolta ora che mi trovo negli anni della piena maturità. Ci sono varie cause a questo stato di cause ma una di queste mi è sempre apparsa molto chiara: l’inadeguata conoscenza di gran parte del clero riguardo il ruolo della musica nella liturgia e la loro, diciamolo chiaro, ingnoranza musicale e liturgica. Certo ci sono eccezioni ma sono, appunto, solo delle eccezioni.

La vita di un musicista liturgico si riassume nelle continue lotte con sacerdoti che non hanno strumenti per comprendere l’importanza della musica nella liturgia. Certo, ci sono anche musicisti di chiesa inadeguati, ma anch’essi sono il prodotto di un clero che non da alla liturgia l’importanza che meriterebbe.

Mi ha fatto sorridere guardare un video del grande organista francese Jean Langlais (1907-1991) che raccontava i suoi incontri con altri grandi organisti francesi. Ad un certo punto, parlando di Louis Vierne (1870-1937), organista di Notre Dame a Parigi, raccontava di come quest’ultimo avesse espresso il desiderio che alla sua morte la sua salma non fosse benedetta dai sacerdoti di Notre Dame. Non che Vierne fosse una persona semplice, tutt’altro, ma è vero che spesso i sacerdoti non aiutano i musicisti a sviluppare il loro potenziale per il bene della liturgia, ma ne costituiscono un impedimento.

Il problema certamente risiede in una società che valuta pochissimo l’educazione musicale, ma anche nell’educazione scarsa che gli attuali sacerdoti ricevono nei Seminari. Almeno in quegli anni formativi dovrebbero essere esposti alla tradizione musicale della Chiesa in modo da educare il proprio gusto musicale ma, molto spesso, così non è. Gli si insegna qualche pseudo musica liturgica che è il prodotto mal digerito dell’atmosfera degli anni ‘70. E si continua, comunque, a non voler vedere il problema, si pretende una riforma della liturgia senza fornire a coloro che la dovrebbero attuare gli strumenti per non degradare la liturgia e la musica sacra.

Il problema è che non si difende il bene della liturgia, ma un approccio ideologico alla stessa che si impone come la volontà del Concilio quando invece tradisce lo stesso Concilio in molti aspetti. Io immagino che le parole di Leone XIV in una udienza di qualche settimana fa in cui parlava del sesto capitolo della Sacrosanctum Concilium, quello sulla musica sacra, agli orecchi di tanti sacerdoti e di persone a cui viene permesso di essere responsabili della musica nella liturgia senza competenza, saranno risuonati come una lingua sconosciuta risuona alle nostre orecchie: incomprensibili. Canto gregoriano? Organo? Polifonia? Patrimonio musicale della Chiesa? Certo, a questo punto ci vorrebbe veramente il coraggio di andare a fondo a questa questione ma, se mi guardo attorno, non mi sembra vedere persone con la volontà di andare oltre il mito per guardare in faccia la realtà di cosa è diventata la liturgia nella Chiesa cattolica.







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