martedì 1 settembre 2026

Un nuovo argomento filosofico a favore di Dio?



Due filosofi sviluppano l’argomento nomologico: il tema è la corrispondenza tra le leggi di natura e le condizioni iniziali dell’universo.


Ultimissime, 01 set 2026



Redazione UCCR

Perché le leggi della natura si applicano proprio all’universo che esiste?

La domanda può sembrare strana. Eppure per due studiosi si tratta di un problema filosofico molto interessante, che potrebbe avere conseguenze anche per il dibattito sull’esistenza di Dio.

Si tratta di Brian Cutter, filosofo della University of Notre Dame e di Bradford Saad, filosofo presso la Utrecht University, e nel loro articolo pubblicato sulla rivista “Noûs” sviluppano quello che definiscono il problema dell’armonia nomologica (o argomento nomologico).

Va detto che si tratta di un problema che si inserisce in un dibattito già avviato dai colleghi Tyler Hildebrand (Dalhousie University) e Thomas Metcalf (Spring Hill College), autori di un precedente argomento nomologico a favore del teismo, incentrato sulla domanda del perché la natura presenti regolarità anziché un comportamento caotico.


L’argomento nomologico su Dio

I filosofi Cutter e Saad spostano però l’attenzione su una questione più specifica.

Perché le leggi fondamentali si accordano proprio con le condizioni iniziali dell’universo in modo tale da produrre un’evoluzione nel tempo.

Facciamo un esempio.

Immaginiamo di avere un regolamento del Monopoli, ma sul tavolo ci siano invece i pezzi degli scacchi. Il regolamento esiste ed è perfettamente coerente, ma non si applica agli oggetti presenti.

Analogamente, in linea di principio, si potrebbe immaginare un universo nel quale le leggi fondamentali riguardassero determinate proprietà fisiche che non compaiono nelle condizioni iniziali.

In quel caso le leggi non produrrebbero alcuna evoluzione: l’universo sarebbe, per così dire, “nato morto”.

Il nostro universo, invece, presenta una piena corrispondenza tra le leggi fondamentali e le sue condizioni iniziali. Per i due filosofi, dunque, non basta osservare che questa corrispondenza esiste: bisogna chiedersi perché esista.


Le varie spiegazioni

Naturalmente, ci sono diverse possibili risposte.

Si potrebbe considerare l’armonia nomologica un semplice fatto necessario senza spiegazione (brutalismo).

Ma è insoddisfacente lasciare senza spiegazione una coincidenza così particolare e, se fosse addirittura necessario che leggi e condizioni iniziali coincidano, questo sposterebbe semplicemente il problema: perché è necessaria proprio questa armonia?

Si potrebbe ricorrere alla spiegazione del Multiverso, sostenendo che, tra un’enorme quantità di universi con leggi e condizioni iniziali differenti, sarebbe inevitabile trovarne alcuni nei quali si verifica una corrispondenza.

Ma questa soluzione solleva a sua volta altri quesiti, oltre a significativi problemi di parsimonia: perché dovremmo aspettarci di trovarci proprio in un universo armonico? Siamo giustificati a postulare un insieme così vasto di universi e proprietà di cui nessuno ha mai dimostrato l’esistenza?

Qualcuno potrebbe richiamare altre spiegazioni, verso le quali Cutter e Saad si mostrano però scettici. Ad esempio, se le leggi derivassero dai poteri causali delle proprietà (prioritarismo dei poteri), perché quei poteri sarebbero a loro volta coordinati in modo da produrre un’evoluzione ordinata?


Un atto volontario


Resta infine la possibilità di un terzo fattore.

Cioè qualcosa che spieghi perché leggi e condizioni iniziali risultino armonizzate. È qui che entra in gioco il teismo.

I due filosofi dichiarano effettivamente che «propendiamo provvisoriamente» per una soluzione basata su questo “terzo fattore”, precisando però che il loro obiettivo principale è introdurre il problema e confrontare le varie soluzioni.

In ogni caso scrivono: «Poiché un universo nato morto plausibilmente precluderebbe la maggior parte dei risultati dotati di valore (vita, coscienza, piacere, amicizia, conoscenza, ecc.), non è particolarmente sorprendente che Dio possa scegliere di creare un universo nomologicamente armonioso».

Cutter e Saad osservano infatti che «la decisione di Dio di creare un universo armonioso ammetterebbe […] una spiegazione intenzionale o basata sulle ragioni, in termini dei risultati dotati di valore che possono essere realizzati soltanto all’interno di un universo armonioso».

Il punto è quindi quello di una spiegazione finalistica.


Il teismo è più plausibile

Il teismo non viene assunto semplicemente come punto di partenza o di conclusione dell’argomento, ma come un’ipotesi esplicativa che, se corretta, renderebbe meno sorprendente l’esistenza dell’armonia nomologica.

Dio vuole realizzare determinati beni → questi beni richiedono un universo capace di evolvere → un universo capace di evolvere richiede armonia tra leggi e condizioni iniziali → dunque Dio avrebbe una ragione per creare un universo nomologicamente armonico.

Se Dio crea con uno scopo e attribuisce valore alla vita, alla coscienza, alla conoscenza e ad altri beni, allora avrebbe una ragione per creare un universo capace di produrli. L’armonia tra le leggi e le condizioni iniziali non sarebbe più una coincidenza inspiegata, ma il risultato di una scelta.

Rispetto alle altre opzioni, quindi, il teismo potrebbe essere la risposta più plausibile perché fornirebbe una ragione per aspettarsi proprio questo tipo di universo.

Tra l’altro, viene osservato che una spiegazione basata sul “terzo fattore” potrebbe potenzialmente spiegare con un unico quadro anche il più noto problema del fine-tuning cosmologico.

La questione rimane quindi aperta, ma il problema sollevato dai due filosofi è tutt’altro che banale.

Non riguarda soltanto il fatto che l’universo abbia determinate leggi, bensì che quelle leggi e quella realtà iniziale risultino effettivamente compatibili tra loro.

E se questa compatibilità richiede una spiegazione, il teismo si propone come una delle ipotesi filosoficamente più interessanti da prendere in considerazione.






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