
Attraverso la riflessione di don Divo Barsotti scopriamo perché mettere Dio «tra parentesi» ci impedisce di conoscere il mondo. Esiste un solo punto in cui l’uomo incontra davvero Dio e gli altri: una verità che cambia tutto il tuo modo di vedere la vita
Ritorno al reale
A vent’anni dalla morte di Divo Barsotti (1914-2006), nella vastità del suo patrimonio spirituale, la sua riflessione continua a parlare al nostro tempo. Una meditazione in particolare - pronunciata al Meeting di Rimini il 23 agosto 1989 - mi ha colpito per la lucidità con cui richiama la necessità - se non l’urgenza - di recuperare un autentico realismo quale lente filosofica per rileggere tutta quanta la realtà.
La nostra epoca, infatti, rischia di considerare attendibile - sulla scia dell’Illuminismo e del Positivismo - soltanto ciò che viene costruito in modo razionalistico, trasformando così il pensiero in ideologia, persino all’interno della Chiesa. Il ritorno al reale può sembrare, a prima vista, un esercizio teorico, arduo e distante dall’esperienza concreta; in verità rappresenta un passaggio decisivo per riconoscere ciò che dà peso e direzione all’esistenza. Don Divo, perciò, si domandava: «Possiamo raggiungere la realtà? Possiamo entrare in comunione col reale? Ci appare del tutto impossibile. […] Ma può avere allora l’uomo un suo rapporto con gli uomini? Certo, ma in questo caso entra veramente in un rapporto di comunione perfetta con gli altri, o il rapporto che noi stabiliamo con gli altri fratelli rimane più o meno superficiale? […] Vi è uno sposo che conosca fino in fondo la sposa? Anche se l’uomo vuol comunicarsi totalmente, trova nella sua stessa natura un impedimento a questa comunione perfetta, rimane chiuso in se stesso, prigioniero di sé; non solo, ma l’uomo stesso non si conosce, siamo mistero a noi medesimi».
Eppure l’uomo è stato creato per amare, per la comunione, che può essere cercata mediante tre aspetti con i quali si stabilisce un rapporto con la realtà: la conoscenza sensibile, quella razionale e, infine, quella spirituale. La prima è una conoscenza superficiale, perché nei suoi sensi il soggetto è impressionato dalla realtà fisica, ma questa rimane sempre estranea a fondare la sua vita interiore. Dalla conoscenza sensibile l’uomo può passare a quella razionale, dove l’oggetto è concettualizzato attraverso l’intelletto attivo e passivo: «La conoscenza razionale», spiega Barsotti, «spoglia l’oggetto della sua individualità, della sua concretezza, per arrivare ad un’idea che è universale ed anche in questo caso il rapporto vero dell’uomo con le cose in qualche modo viene ad essere limitato».
Sicché, come si fa entrare in rapporto con la realtà? Anzitutto - osserva il monaco - occorre comprendere con esattezza il significato autentico del termine “realtà”. Allora cos’è questa realtà con la quale la persona deve entrare in contatto? Per chi è credente la risposta non può che essere univoca: «La realtà ultima, definitiva», afferma don Divo Barsotti, «la realtà suprema è Dio solo, ed è in Dio che le cose hanno una loro realtà». E aggiunge: «Scisse da Dio, le cose che da lui sono create precipiterebbero di nuovo nel nulla. È lui il sostegno dell’essere, è in lui il fondamento dell’essere creato. È impossibile dunque, già per principio, riconoscere la realtà umana e mondana se rifiutiamo Dio. Mettere tra parentesi Dio vuol dire mettersi nella condizione di non accedere mai al mistero delle cose, di non raggiungere mai il mistero di un’altra anima che tuttavia noi si può amare». La realtà è, dunque, conosciuta nella sua ultima sostanza mediante la fede: «L’uomo naturale non comprende le cose dello spirito di Dio, esse sono follia per lui, non è capace di intenderle perché si possono giudicare solo per mezzo dello Spirito. L’uomo spirituale invece giudica ogni cosa senza poter essere giudicato da nessuno» (1Cor 2,14-15).
Ciò significa che, di là da questo Spirito di Dio, l’uomo non conosce ed è fatalmente estromesso dalla realtà vera: «Ora noi», prosegue il religioso, «dobbiamo domandarci: in che modo però l’uomo può conoscere Dio se Dio di per sé è inaccessibile, in che modo l’uomo può entrare in comunione con l’uomo se per il peccato l’uomo è diviso dagli altri e gli altri sono divisi da Lui? La risposta per noi cristiani è assai facile: Colui per mezzo del quale ogni cosa è stata creata, Egli tutto ha ripreso, e nella sua unità Egli è divenuto Colui nel quale l’uomo si incontra con Dio e si incontra con gli altri: Cristo Gesù. È Cristo Gesù veramente la via, è Cristo Gesù veramente la verità, è Gesù Cristo veramente la vita. Senza di Lui l’uomo brancola nelle tenebre, senza di Lui l’uomo si accosta agli altri uomini come vivendo nella nebbia, non raggiunge mai l’altro fino in fondo. […] Nel Cristo, io sono uno con tutti, nel Cristo io sono uno con Dio».
Pertanto – è ancora don Divo a parlare –, «non si raggiunge Dio, non si raggiunge il prossimo, ma si raggiunge un Dio che si è fatto accessibile a noi nell’uomo Gesù. Se io voglio conoscere Dio lo conoscerò solo nel Cristo, ma se anche voglio amare gli uomini, li posso amare soltanto nel Cristo», dove l’amore del prossimo diviene l’unione con il Figlio. «E Gesù non moltiplica gli esseri», prosegue il religioso, «Gesù non è un altro tra noi, ma è Colui che tutti ci unisce in solo corpo, tutti ci unisce in un medesimo Spirito, tutti ci unisce in un medesimo amore. È Cristo Gesù solo la via per condurci alla realtà, e solo in Lui, anzi, la realtà ultima è vera, perché Colui che ha creato il tutto dal nulla, proprio mediante la sua incarnazione e la sua morte di croce tutta quanta la creazione ha riassunto in sé per portarla in Dio. Ed è in Cristo, perciò – come dice Paolo nella lettera ai Colossesi – che tutte le cose sussistono: “Omnia in ipso constant”».
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