lunedì 2 novembre 2026

In Novembre il ricordo dei santi e dei defunti









Daniela De Rosa 

I primi due giorni di novembre sono uno dei più cari momenti di festa della Cristianità, che si rivolge con rinnovata fiducia all’intercessione dei Santi del Paradiso e commemora il dolce ricordo dei cari defunti.
La “conquista del Pantheon”

Il mese di novembre è caratterizzato da due antiche festività che risalgono entrambe all’Alto Medioevo: Ognissanti e la commemorazione dei defunti.

Fin dal IV secolo le diverse Chiese orientali erano solite celebrare una festa dedicata a tutti i martiri collettivamente. L’istituzione in Occidente di tale ricorrenza si fa risalire di solito al pontificato di Bonifacio IV (608-615), il quale ottenne dall’Imperatore Foca, come pegno dei buoni rapporti allora ristabiliti fra il Papato e Costantinopoli, il dono per la comunità cristiana del Pantheon, da lungo tempo abbandonato e chiuso.

Il 13 maggio di un anno che probabilmente va identificato nel 609 il Papa riunì il clero e il popolo romani di fronte al vetusto edificio e fece affiggere una croce ai battenti guarniti di rame, ordinando poi che le porte fossero spalancate: «Nell’alta Rotonda – scrive lo storico tedesco della Roma medievale Ferdinand Gregorovius – si intonarono per la prima volta i canti dei preti cristiani che sfilavano in processione, mentre il papa aspergeva d’acqua santa le spoglie pareti marmoree, prive ormai di ogni traccia di paganesimo», dopo che il pontefice aveva fatto seppellire interi carri di reliquie provenienti dalle catacombe sotto la Confessione della nuova chiesa, «e alle note del Gloria, che la grande volta restituiva in echi sonori, la fantasia dei Romani vide alzarsi in volo schiere di demonî atterriti, che cercavano di uscire nell’aria libera attraverso l’apertura della cupola. E quei diavoli erano tanti, quante erano state le divinità pagane che avevano abitato nel tempio, considerato fin d’allora dai Romani una vera e propria sede infernale».

La madre degli dei Cibele, cui prima era dedicato il tempio, fu dunque scacciata da Maria, Madre di Dio, ed il tempio di “tutti gli dei” divenne un nuovo Pantheon cristiano, consacrato alla Vergine e a “tutti i martiri”, con il titolo di Sancta Maria ad Martyres, simbolo del culto tributato alla fede cristiana nella città che accoglieva tra le sue mura i santi di ogni Paese.

Nell’Antichità, la festa della dedicazione era considerata come quella del titolare e da allora in poi ogni 13 maggio si celebrò a Roma la festa di tutti i martiri.

Alla fine del secolo VIII tale ricorrenza, ora estesa anche a tutti i confessori e definita di omnes sancti, sembra essere stata celebrata in varie parti d’Europa non il 13 maggio, ma nel giorno che in seguito doveva divenire tradizionale. Al sinodo di Riesbach nel 798, infatti, l’arcivescovo di Salisburgo, Arnone (785-821), compilò un elenco delle festività non lavorative, fra cui anche quella d’Ognissanti stabilita per il 1° novembre; pare che tale data fosse stata scelta d’accordo con Alcuino di York (730 ca.-804), il più famoso ed autorevole dei dotti che facevano parte della corte di Carlo Magno.

La festa figura, infatti, in quello stesso giorno, nei sacramentari dell’abbazia di S. Martino di Tours, della quale Alcuino fu abate dal 796 all’804.
L’inganno di Halloween

È stato ipotizzato e spesso ripetuto che l’uso di celebrare la ricorrenza d’Ognissanti il 1° novembre derivi dalla cristianizzazione della festività celtica di Samhain, che segnava la fine dell’anno e ricorreva appunto il 1° novembre e la notte precedente.

Questo spazio di tempo era considerato un periodo pieno di pericoli e di incertezze, durante il quale il confine fra il mondo dei vivi e quello degli spiriti si dissolveva, ed era perciò necessario controllare le divinità d’oltretomba con specifici riti.

Sappiamo, tuttavia, da fonte sicura che nell’VIII secolo gli irlandesi celebravano la festa di tutti i martiri del mondo il 17 aprile ed il 20 quella di tutti i martiri e vergini d’Irlanda, di Britannia e d’Europa. La decisione di celebrare Ognissanti il 1° novembre non può, dunque, derivare, almeno direttamente, da una tradizione pagana celtica che gli stessi irlandesi cristiani, a quanto pare, non avevano accolto; più in generale si può pensare che tale scelta dipenda dal desiderio di porre sotto l’egida dei santi il passaggio da un ciclo agricolo e pastorale all’altro.

Nel Medioevo la ricorrenza venne poi chiamata, in lingua inglese, “All Hallow(s)” e la sua vigilia “All Hallow eve”, da cui la forma contratta “Halloween”, ma soltanto nel XIX secolo, in piena epoca romantica e “gotica”, tale celebrazione assunse i connotati carnevaleschi e pagani che oggi la caratterizzano nei Paesi anglosassoni. È pertanto giusto affermare, come è stato fatto, che una festa cristiana sia divenuta pagana e non il contrario.

La festa d’Ognissanti celebrata il 1° novembre si impose alla Chiesa universale nel IX secolo. Adone (m. nell’875), nel suo martirologio, precisa che la celebrazione era stata prescritta in Francia dall’Imperatore Ludovico il Pio (814-840), su richiesta di Papa Gregorio IV (827-844), sebbene a Roma si continuasse ad osservare anche la festività del 13 maggio, che, secondo Sicardo di Cremona (m. nel 1215), fu soppressa soltanto da Papa Gregorio VII, mentre si mantenne quella del 1° novembre.

Novembre e la commemorazione dei defunti

Alla festività d’Ognissanti è strettamente associata la commemorazione dei defunti, celebrata il 2 novembre, che fu istituita dall’abate Odilone di Cluny nel 998, laddove in precedenza ogni monastero riservava un giorno particolare al ricordo dei confratelli e dei benefattori defunti.

Ciò non appare casuale, in quanto l’abbazia borgognona fondata nel 909 da Guglielmo d’Aquitania era dedita in modo speciale ai suffragi per i defunti, a cui riservava la prima delle due Messe conventuali. Tale commemorazione venne poi sancita in modo ufficiale anche a Roma nel 1311.

I primi indizi di una preghiera cristiana per i morti risalgono al II secolo e secondo S. Agostino (m. nel 430), i trapassati che lo hanno meritato possono beneficiare delle suppliche fatte dai vivi allorché questi pregano, celebrano l’Eucarestia o offrono un’elemosina. Preghiere, messe ed elemosine costituirono nel Medioevo i tre principali tipi di suffragio per le anime dei defunti e come tali vennero riconosciute dalla Chiesa.

L’usanza di intercedere per le anime dei morti si fonda su un passo del secondo libro dei Maccabei (Mac. XII, 39-46) nell’Antico Testamento, su un accenno alla possibilità di un perdono delle colpe nella vita dopo la morte, contenuto nel Vangelo di S. Matteo (XII, 31), e sulla prima lettera ai Corinzi di S. Paolo, dove si allude ad un’espiazione delle colpe nell’oltretomba, «come attraverso il fuoco» (III, 13-15).

In base a questi passi fin dai primi tempi della Chiesa alcuni Padri pensarono che, nel periodo intercorrente fra il giudizio particolare ed il Giudizio finale, i colpevoli di peccati veniali (da venia, perdono) potessero salvarsi mediante una purificazione nell’aldilà e l’aiuto dei suffragi dei vivi.

In occasione della ricorrenza del 2 novembre ogni sacerdote può celebrare tre Messe per le anime dei defunti; tale privilegio, prima accordato alla sola Spagna nel 1748, è stato esteso alla Chiesa universale da Benedetto XV nel 1915.



FONTE: Radici Cristiane n. 9






Già ora scontiamo o guadagniamo l’eternità



Seppur ignari, la melodia o il rumore delle nostre scelte si riverberano già ora nell’Aldilà. Il “là” diviene calco del “qua”. Ogni nostra più piccola azione produce un’eco che si spinge oltre le porte della morte e viene udito da Dio.

Commemorazione dei defunti

Ecclesia



Passiamo tutta la vita a prepararci alla morte, che lo vogliamo o no. Seppur ignari, la melodia o il rumore delle nostre scelte si riverberano già ora nell’Aldilà. Il “là” diviene calco del “qua”. Calco fedele, fedelissimo. Ogni nostra più piccola azione produce un’eco che si spinge oltre le porte della morte e viene udito da Dio.

In questo preciso senso, noi ogni giorno viviamo la nostra morte, costruiamo l’esito fausto o infausto della nostra vita futura nel regno delle luci più abbaglianti o in quello delle ombre più fitte.

E così la nostra eternità continua a modificarsi incessantemente quanto il nostro ondeggiare qui sulla terra tra le due sponde del bene e del male. L’esistenza postuma già ora si modella e si rimodella senza sosta e con precisione millimetrica, matematica - «perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati» - quasi fosse l’impronta digitale ultraterrena dei nostri peccati e dei nostri scarsi meriti. Il perpetuo moto delle nostre vite forma e deforma in modo ugualmente incessante la nostra condizione dopo il sepolcro e proprio la morte interrompe quel movimento perenne per cristallizzarlo per sempre. Identico a sé in un tempo ormai senza più tempo.

La vita dopo la morte assume l’identico volto della vita prima della morte, è la copia fedele in quanto a pene e premi dei nostri squallidi tradimenti e delle nostre incrollabili fedeltà, delle nostre bassezze ferine e delle nostre altezze eroiche, delle nostre banali vogliuzze e delle nostre trascendenti aspirazioni, delle grette mediocrità e delle magnanime nobilità che abitano il cuore minuscolo di queste formiche che siamo noi. Noi così indaffarati e nevrotici nell’inseguire l’ora, il nunc, ma spesso inconsapevoli che quell’ora ha già il volto del sempre, del semper. Il transeunte s’etterna, direbbe Dante, l’accidentale diventa essenziale e l’insignificante incidente nel tempo senza fine. L’attimo si estende già nell’infinito, laddove abita Dio.

È dunque qui che attimo dopo attimo intessiamo o un sudario per gli inferi o una bianca veste per l’empireo. Foggia, colore, spessore di entrambi sono decisi qui, anche senza che ne siamo consapevoli. Ma l’incoscienza raramente porta buoni frutti.

E così siamo già eterni, non solo perché non moriremo mai, ma perché il destino finale ed imperituro è l’esito autentico dei sospiri e delle lacrime e dei tormenti e delle gioie e dei pentimenti che stiamo già vivendo nell’ora presente, stretti in questa esistenza così corruttibile, così guasta. Il senso del nostro agire si perpetua, continua senza sosta oltre il nostro cadavere, si libra al di sopra delle nostre carni in putrefazione. La perfezione della morte sta anche in questo: sigilla per sempre, in modo assoluto, compiuto e definitivo la nostra esistenza passata e nulla più di meritorio o di deplorevole si potrà aggiungere. Ciò che è stato scritto, rimarrà scritto per sempre.

Già ora scontiamo o guadagniamo l’eternità.





Polonia, il golpe europeista arriva alla Corte Costituzionale



Il tentativo di occupare la Corte Costituzionale è una nuova tappa della presa del potere assoluto da parte del “governo eurocratico” di Donald Tusk. Prima il controllo della televisione, poi quello delle aziende pubbliche e infine della magistratura. Dopo tre anni di braccio di ferro, il premier europeista ha deciso di forzare la Corte Costituzionale, con un'azione di polizia unica nel suo genere. Il presidente Nawrocki reagisce. Il paese teme la dittatura.


CAOS Istituzionale

Attualità 



Venerdì sera, il 30 ottobre, un gruppo di individui, accompagnati dalle forze di sicurezza, ha fatto irruzione nell'edificio del Tribunale Costituzionale. Tra questi figuravano anche candidati alla carica di giudice del Tribunale Costituzionale, selezionati dal Sejm (la camera bassa del Parlamento polacco), che non avevano prestato giuramento davanti al Presidente della Repubblica di Polonia. Il Tribunale Costituzionale è stato occupato con la forza e Anna Korwin-Piotrowska ne ha usurpato la presidenza. Né il Presidente del Tribunale Costituzionale, Bogdan Święczkowski, né il Vicepresidente, Bartłomiej Sochański, sono stati autorizzati ad accedere alla sede del Tribunale Costituzionale.

È un'altra tappa del colpo di Stato continuo di Tusk che ha cominciato subito dopo la formazione del governo del 13 dicembre 2023 con l’occupazione della televisione pubblica e tutti i media governativi. Già allora il momento scelto non è stato casuale: la vigilia del Natale quando la gente è occupata nei preparativi per le feste, viaggia e poteva essere distratta. Ma per Tusk avere al suo servizio i media è stato una cosa di primaria importanza per manipolare l’opinione pubblica, attaccare l’opposizione, giustificare la violazione della Costituzione e della legge, per coprire continui scandali riguardanti i politici al potere e la disastrosa situazione del debito pubblico.

Dopo i media è arrivata la volta della magistratura e delle aziende di Stato. Tusk ripeteva sempre che deve avere dappertutto “i suoi giudici” anche nella Corte costituzionale che da anni è nel suo mirino. Ha fatto sospendere il pagamento dei fondi per il funzionamento della Corte costituzionale o del Consiglio Nazionale della Magistratura, non riconosceva le sentenze della Corte costituzionale cioè non le pubblicava nella Gazzetta Ufficiale. Per di più, non venivano sostituiti i suoi membri che pian piano andavano in pensione fino a quando alla Corte mancavano sei membri. Soltanto allora il governo e il Sejm (la Camera bassa del Parlamento), violando il proprio regolamento e ignorando le riserve del Presidente, hanno preparato i loro candidati che dovevano prendere il controllo della Corte. Purtroppo, il governo ha scelto i giudici senza badare ai requisiti richiesti per tale carica: la competenza professionale e non l’impegno politico. Per questo motivo solo due di loro hanno prestato giuramento davanti al presidente Karol Nawrocki. Il presidente non ha invitato i restanti quattro a prestare giuramento, indicando degli errori durante la loro selezione.

Ma la situazione si è aggravata quando il Parlamento ha scelto un altro candidato, lo stretto collaboratore di Tusk, il ministro nel suo governo Maciej Berek: non doveva essere preso nemmeno in considerazione come candidato, tenendo conto del suo impegno politico e del fatto che non aveva fornito la prova di aver svolto attività di consulente legale per almeno 10 anni. Il 14 ottobre, al Sejm, alla presenza, tra gli altri, del Presidente del Sejm, il comunista Włodzimierz Czarzasty e della Presidente del Senato Małgorzata Kidawa-Błońska, Berek ha prestato giuramento pronunciando la frase "al Presidente" anche se il Presidente Karol Nawrocki non era presente. Zbigniew Bogucki, capo della Cancelleria presidenziale, ha definito l'evento una "tragicommedia", aggiungendo che Berek «è diventato il simbolo dell'azione politica laddove la politica non dovrebbe esistere».

Quando Berek e gli altri giudici, eletti dal Sejm, ma che non hanno giurato davanti al Presidente, sono andati al palazzo del Tribunale hanno trovato un gruppo di manifestanti che hanno accolto loro con le grida: «Usurpatori!», «Colpo di Stato!». Il presidente del Tribunale Costituzionale, Bogdan Święczkowski, che ha parlato con Berek presso il Tribunale, ha poi informato i manifestanti e i giornalisti che a Maciej Berek non era stato permesso di presiedere fino a quando non avesse ricevuto una risposta dal presidente Nawrocki che confermasse che il giuramento era stato "prestato in sua presenza".

Ed allora sono cominciate le minacce di Tusk a Nawrocki. Tusk ha dichiarato che «rifiutandosi di ‘accogliere’ il giuramento, il Presidente Karol Nawrocki si sottrae ai doveri impostigli dalla Costituzione». Ha annunciato inoltre che il governo avrebbe ripristinato l'ordine legale «utilizzando tutti i mezzi a disposizione dello Stato».

Questa volta per compiere un'altra azione che sa di colpo di stato Tusk ha scelto la vigilia di altre feste importanti: Ognissanti e il Giorno dei Morti. Per di più ha aspettato che il presidente Karol Nawrocki lasciasse il Paese diretto ad un importante incontro in Africa prima di ordinare l'occupazione da parte della polizia. Nawrocki era a metà strada per il Senegal quando ha improvvisamente invertito la rotta del suo aereo e si è precipitato di ritorno in Polonia per affrontare la crisi in corso. «In un momento come questo, il presidente deve essere in Polonia. Cancello il mio volo per il Senegal. Torno indietro» - ha scritto Karol Nawrocki.

Da giorni, prevedendo una possibile occupazione della sede del Tribunale Costituzionale, una folla di polacchi manifestava pacificamente davanti al Tribunale. C’era tanta gente anche venerdì sera quando la polizia ha isolato l’edificio e ha fatto entrare dall’ingresso laterale confinante con la residenza del primo ministro le macchine con i giudici scelti da Tusk. La polizia ha giustificato il suo intervento parlando delle «informazioni fornite da un giudice della Corte, che indicavano possibili minacce alla vita o all'incolumità di giudici e personale». Il sito web del Tribunale Costituzionale è stato illegalmente violato dalle persone che hanno fatto irruzione nel Tribunale e su tale sito intorno alle 18 è apparsa una comunicazione relativa alla sospensione dalle funzioni del Presidente del Tribunale costituzionale, Bogdan Święczkowski, e del Vicepresidente del Tribunale costituzionale, Bartłomiej Sochański. La giudice che rivendicava l'autorità sul Tribunale Costituzionale è Anna Korwin-Piotrowska che non ha prestato giuramento davanti al Presidente. E ora, questa sta usurpando il potere di controllare il Tribunale Costituzionale. La Costituzione polacca non conferisce al primo ministro o al suo governo il potere di destituire la leadership del Tribunale Costituzionale. L'articolo 194 stabilisce la composizione del Tribunale e la procedura per la nomina del suo presidente. L'articolo 195 garantisce l'indipendenza dei suoi giudici. L'annuncio di una sospensione si basa sull'articolo 130 della legge che regola i Tribunali ordinari e non Tribunale Costituzionale. Invocare questo articolo per sospendere la leadership del Tribunale Costituzionale è una distorsione della legge, che rivela un disprezzo per i principi costituzionali.

Davanti al Tribunale sono arrivati anche i politici dell’opposizione, tra cui Jaroslaw Kaczynski che ha esclamato: «I poliziotti di Tusk stanno entrando con la forza nella Corte Costituzionale. È il primo caso del genere al mondo». «Da oggi – ha aggiunto - la Polonia sta diventando uno Stato di polizia, e da lì la strada è dritta verso l'autoritarismo e poi verso il totalitarismo». Kaczyński ha anche invitato a protestare contro le azioni delle autorità: «Noi polacchi non ci lasciamo intimidire! La protesta civica, perfettamente legale, deve continuare! Il Tribunale è il garante della nostra libertà e sovranità! La violazione della legge da parte di Tusk non conosce limiti!».

Il Presidente è riuscito ad entrare nel Tribunale verso l’una di notte anche se con difficoltà per superare il cordone di polizia e i giudici usurpatori che impedivano il suo ingresso al Tribunale con un attacco fisico della Korwin-Piotrowska al Presidente. I media filogovernativi hanno dato una versione falsa, smentita dai video, secondo cui sarebbe stato il Presidente a fare irruzione nel Tribunale.

«Voi non siete giudici del Tribunale Costituzionale» - ha sottolineato il Presidente Karol Nawrocki, rivolgendosi a coloro che erano stati selezionati dal Sejm come candidati a giudici del Tribunale Costituzionale e che non avevano prestato giuramento davanti al Presidente. Il capo della Cancelleria presidenziale, Zbigniew Bogucki, ha ricordato ad Anna Korwin-Piotrowska: «State orchestrando un colpo di stato, non so se ne siate consapevoli».

Ieri sera, il portavoce del Presidente ha pubblicato una foto di Nawrocki e dei suoi collaboratori X, in cui comparivano anche il Primo Presidente della Corte Suprema e il Vicepresidente del Tribunale, il giudice Bartłomiej Sochański. Il Presidente ha lasciato l'edificio durante la notte. Ha rilasciato una dichiarazione. «Ho agevolato l'ingresso del vicepresidente del Tribunale costituzionale, il giudice Bartłomiej Sochański, nella sede del Tribunale costituzionale» - ha annunciato Karol Nawrocki. Come ha sottolineato il presidente, si è verificata una violazione dell'ordine costituzionale e un'occupazione forzata di un organo costituzionale. Ha chiesto il ripristino dell'ordine legale e lo sgombero dei locali del Tribunale da parte delle forze governative. «A causa della minaccia alla sicurezza interna della Repubblica di Polonia, convoco oggi consultazioni urgenti con i rappresentanti delle forze parlamentari per stabilizzare la situazione politica e ripristinare l'ordine costituzionale» - ha dichiarato Nawrocki in un comunicato.

Già due anni fa, il Presidente del Tribunale Costituzionale ha presentato una notifica alla procura, sostenendo che il governo — sotto la direzione del Primo Ministro Donald Tusk — aveva commesso il reato di colpo di Stato. Purtroppo, il processo di consolidamento autoritario in Polonia continua. L'assalto al Tribunale Costituzionale e gli attacchi al Presidente rappresentano le fasi finali di una completa, antidemocratica presa del potere. Anche se Tusk ha già annunciato il suo prossimo traguardo: la cacciata del presidente della Banca Nazionale Polacca. Vuole controllare anche il tesoro della Polonia.

Invece, dopo la visita al Tribunale Costituzionale, il Presidente ha convocato delle consultazioni con le forze politiche: «A causa della minaccia alla sicurezza interna della Repubblica di Polonia, chiedo consultazioni urgenti oggi stesso, con la partecipazione dei rappresentanti delle forze parlamentari, al fine di stabilizzare la situazione politica e ripristinare l'ordine costituzionale» - si legge nel comunicato. Purtroppo, Tusk non ha voluto mandare nessuno all’incontro con Nawrocki, invece si è presentato alla TV con un messaggio dove ha respinto qualsiasi compromesso: «Lo Stato democratico deve essere forte e in grado di far rispettare la giustizia». L'accentramento del potere nelle sue mani ha già superato ogni livello d’allarme, e il "messaggio" ha dimostrato che non ha alcuna intenzione di tornare indietro. Per di più si segnalano movimenti della polizia dalle varie parti del Paese verso la capitale. Tusk vuole lo spargimento di sangue per arrivare ai poteri speciali? – si chiedono tanti in Polonia.

Ancora una volta nella sua storia, la Polonia sta lottando contro la dittatura, questa volta una dittatura appoggiata dall’Unione Europea. La foto della giudice usurpatrice del Tribunale Costituzionale che mette le mani addosso al Presidente è il simbolo della Polonia antidemocratica di Tusk.