sabato 26 settembre 2026

Monsignor Schneider: “Tornare alla Comunione sulla lingua, passo decisivo per ristabilire la salute nel corpo della Chiesa”





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by Aldo Maria Valli 26 set 2026


Proponiamo la traduzione di un’intervista a monsignor Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana in Kazakistan, per advaticanum.com


Intervista 


di Niwa Limbu

Eccellenza, prossimamente un simposio internazionale sul tema mariano si terrà presso l’Augustinianum, a Roma, il 7 e l’8 ottobre. Dopo la “Mater Populi Fidelis”, la Santa Sede ha affermato che il titolo di Corredentrice è “sempre inappropriato”, eppure i santi, i dottori e il magistero pontificio ordinario hanno usato tale titolo per secoli, e non possono aver indotto in errore i fedeli. I fedeli possono ancora invocare la Madonna come Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie, o una nota dottrinale di questo tipo ha ormai ritirato tali titoli dal linguaggio pubblico della Chiesa? Come si presenterebbe un vero sviluppo della dottrina mariana, in contrapposizione a un silenzioso ritiro dei titoli per convenienza pastorale o ecumenica?

I fedeli possono ancora usare il titolo di Mediatrice di tutte le Grazie. Esistono messali approvati dai papi, anche con un formulario della messa, con questo titolo. Pertanto, se fossero coerenti, a Roma dovrebbero dire: “Questa messa deve essere eliminata da tutti i messali”, il che però sarebbe un’assurdità. Tutte le parole dei papi del passato che hanno usato il titolo di Mediatrice di tutte le Grazie dovrebbero essere cancellate, annullate, ma non è possibile. Quindi, dal momento che la Chiesa l’ha usato nel messale e lo usa ancora nei messali antichi, possiamo tranquillamente usarlo anche noi. La Chiesa di oggi non ha l’autorità di cancellare testi che la Chiesa ha utilizzato per un periodo così lungo, e che i santi e persino i padri della Chiesa hanno usato. In sant’Efrem e altri non abbiamo direttamente il titolo di Corredentrice o Mediatrice di tutte le Grazie, ma c’è la sostanza, in modo chiaro e diretto.

Pertanto, nell’utilizzare i titoli di Corredentrice e Mediatrice, noi siamo più in linea con i padri della Chiesa, con i dottori della Chiesa, con i papi e con le formule nei messali di quanto lo sia il documento del Dicastero per la dottrina della fede. Siamo in una posizione migliore rispetto a “Mater Populi Fidelis”. E credo che, in futuro, questo documento verrà abrogato.

Lei ha detto a papa Leone XIV che non ci serve un altro motu proprio, ma un documento più solenne, come una costituzione apostolica, affinché un vescovo non possa più proibire il Rito Romano tradizionale. Che cosa, a suo giudizio, manca ancora per la pace liturgica?

Ho proposto al Santo Padre di emanare un documento più solenne, nel senso di risolvere la questione liturgica dalle fondamenta, in modo globale, senza queste piccole guerre tra motu propri e con tante vittime. In una visione più ampia di tutti i duemila anni della Chiesa, occorre avere questa tolleranza, come la Chiesa ha sempre avuto per le diverse liturgie al suo interno, in una vera coesistenza di entrambe le forme. Questa la mia intenzione nel rivolgermi al Santo Padre. Forse il papa potrebbe consultare i cardinali, in privato, o i vescovi, o anche convocarli ad hoc.

Direi che sarebbe meglio convocare i presidenti delle conferenze episcopali, i vescovi, e non solo il Collegio cardinalizio, per stabilire una pace liturgica. Dopodiché il Santo Padre dovrebbe riflettere e pubblicare una costituzione apostolica che ci doni una Pax liturgica leonina.

Lei presta servizio come ausiliare ad Astana, in un Paese a maggioranza musulmana, proprio mentre il Kazakistan ospita il Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali e si prepara a organizzare ulteriori colloqui con la Santa Sede. Da questa sua prospettiva, cos’è il legittimo rispetto interreligioso e dove il dialogo si trasforma in una negazione pratica di Cristo?

Credo che questi cosiddetti incontri di dialogo ufficiali che si tengono periodicamente ad Astana contengano alcuni elementi di ambiguità, così da presentare Cristo o la Chiesa cattolica come una tra le tante. Ci si siede attorno a un tavolo come se si fosse tutti uguali, e questo trasmette l’immagine di una partecipazione, di fatto, a una relativizzazione dell’unicità di Gesù Cristo e della Chiesa cattolica, creata da Dio come unica.

Certo, lo scopo di questi incontri è promuovere la pace e la comprensione, il che è positivo, perché la tolleranza è un bene. Ma possiamo raggiungere questo obiettivo anche con altri mezzi. Questi grandi raduni sono promossi dai politici, e i politici usano le religioni per i loro scopi, anche per esercitare un controllo sulle religioni. Sono favorevole all’incontro, ma lo proporrei in modo diverso.

Per me è importante quello che chiamo l’incontro della vita quotidiana. I congressi producono bellissimi documenti sulla pace, ma poi i partecipanti tornano a casa e scatenano guerre in tutto il mondo. È inutile. La gente comune non conosce questi documenti, forse non sa nemmeno che una cosa del genere sia mai successa. Congressi e incontri sono una sorta di vetrina ufficiale in un supermercato delle religioni del mondo. E questo non è ciò che ci chiede nostro Signore Gesù Cristo. Egli non è venuto per essere un semplice articolo nel supermercato delle religioni, che già c’erano a quei tempi. Nell’impero romano c’erano tante religioni, eppure Gesù disse: “Io sono l’unica via”.

Ciò rimane valido oggi e lo sarà fino al suo ritorno, e la Chiesa lo ha sempre affermato fino a tempi recenti, fino al Concilio Vaticano II, in modo chiaro e inequivocabile. Perciò quello che io propongo è un incontro e un dialogo interreligioso nella vita quotidiana. In Kazakistan ne abbiamo una bellissima esperienza. Abbiamo vicini musulmani e ortodossi. Ci frequentiamo, anche a tavola, ci facciamo gli auguri per i compleanni e per i matrimoni. Partecipiamo quando ci sono difficoltà in famiglia. Preghiamo per loro. E poi, quando qualcuno muore, partecipiamo al lutto, ci rendiamo presenti. Questo ci mantiene uniti in armonia e pace meglio di quanto possano fare tante conferenze in cui si incontrano solo i leader e i politici le usano per i loro scopi, relativizzando perfino nostro Signore Gesù Cristo.

Dovremmo dire ai cattolici: per favore, amate il vostro prossimo, amate anche gli altri, andate da loro, aiutateli nella vita di tutti i giorni, e questo contribuirà alla pace e all’armonia interreligiosa più degli incontri ufficiali.

La Conferenza episcopale cattolica del Kazakistan, con l’approvazione papale sotto Benedetto XVI, ha reso obbligatoria la Comunione in ginocchio e sulla lingua, vietando la Comunione sulla mano anche ai visitatori. Voi non avete ministri straordinari, né ministranti donne, e avete le balaustre all’altare. Com’è stato possibile, visto che tutto ciò è quasi impensabile in gran parte d’Europa e del Nord America?

Beh, innanzitutto c’è da dire che noi siamo gli eredi dei martiri e dei confessori del Kazakistan. Essi avevano una venerazione così profonda per la santa Eucaristia! Non riuscivano nemmeno a immaginare di ricevere il Signore stando in piedi. Conosco anziani che hanno sofferto nelle prigioni, e io stesso ho vissuto durante la persecuzione nella Chiesa clandestina in Kirghizistan. Poi sono stato in Estonia, dove il mio parroco era un santo sacerdote che ai tempi di Stalin era stato imprigionato in un campo di concentramento qui in Kazakistan. Era un confessore, un confessore vivente, e ho fatto la mia prima santa confessione, quando avevo dieci anni, con lui. Mi ha dato la mia prima santa Comunione, ha preparato me e anche mia madre. Ci ha dunque instillato una venerazione profonda per la santa Eucaristia, e ricordo benissimo che quando partimmo per la Germania, la Germania Ovest, alla fine del 1973 – avevo quasi tredici anni – ci riunì (genitori e quattro figli) e disse: “Fate attenzione. Quando arriverete nella Germania Ovest, vedrete che ci sono alcune chiese in cui la Comunione viene data sulla mano”. Al che mia madre reagì spontaneamente: “Che orrore!”. Era sconvolta e pianse. “È mai possibile?” E lui rispose: “Sì, là, nella Germania Ovest, è possibile”. Aggiunse: “Per favore, non andate nelle chiese in cui la Comunione viene data sulla mano”, ma non era ben informato. Non sapeva che ormai in tutte le chiese la Comunione veniva data in mano.

Ricordo che quando mia madre vide che non c’era scelta, tornò a casa e ci guardò: “Figli miei, non riesco a capire come si possa trattare il Signore in questo modo, con la Comunione in mano”, e scoppiò a piangere. E proprio quelle lacrime di mia madre mi ispirarono in seguito il piccolo opuscolo “Dominus Est”, sui pericoli della Comunione in mano, il cui manoscritto fu approvato personalmente da papa Benedetto XVI con una lettera in cui mi disse: “Le tue argomentazioni sono convincenti”. Il papa! Direttamente a me!

Dunque, per noi vescovi del ​​Kazakistan la Comunione sulla lingua è normale. Lo abbiamo stabilito per rispetto verso i nostri confessori e anche verso coloro che subirono persecuzioni in passato e ancora vivono nelle nostre parrocchie. Dobbiamo sempre assicurarci che la Comunione venga effettivamente ricevuta in ginocchio e sulla lingua, e che gli stranieri si adattino.

Vorrei che ogni vescovo del mondo, ogni conferenza episcopale, facesse lo stesso, perché questa, in tutta la Chiesa cattolica fino al 1969, era la regola. Più di mille anni, rigorosamente osservata! Ma la diga è stata aperta ed è arrivata l’inondazione. E chi ha aperto la diga? Purtroppo fu un papa, Paolo VI. Dobbiamo essere onesti. Fu un papa a permettere la Comunione sulla mano. Nel 1968 consultò tutti i vescovi del mondo, chiedendo loro se sarebbe stato significativo e utile introdurre la Comunione sulla mano. La maggioranza dei vescovi rispose: “Per favore, Santità, non lo permetta, perché causerà abusi, sacrilegi e un indebolimento della fede”. Questi furono gli argomenti. Ma nonostante gli avvertimenti dei vescovi, nonostante queste argomentazioni, Paolo VI aprì la diga e fu il diluvio. Questa è un’enorme responsabilità storica. Avrebbe dovuto dire: “Non lo permetterò”. Ritengo che la Comunione sulla mano abbia causato irriverenza e sacrilegi nella Chiesa, e continui a causarli. È una delle ferite più profonde nel corpo della Chiesa e deve essere sanata.

Sì, la prima cosa da fare per ristabilire la salute del corpo della Chiesa è fermare la Comunione sulla mano. E questo deve essere fatto di nuovo da un papa. La Santa Sede ha aperto il diluvio, e la Santa Sede deve porre rimedio. Con passi graduali, ma deve farlo.

Eccellenza, che cosa significa realmente sinodalità? Si può permettere che diventi un sostituto della dottrina? Lei ha già avvertito che in alcuni gruppi di studio sinodali il linguaggio utilizzato considera l’ordine creato dei sessi come negoziabile. A lungo termine, che cosa si aspetta da questo processo nella Chiesa? Conversioni alla fede apostolica o un meccanismo permanente per riaprire questioni ormai risolte?

Nessuno dà una vera definizione di sinodalità. Ognuno può immaginare cosa gli piaccia di più. È una parola in codice molto astuta per minare la dottrina cattolica. Ripeto: molto astuta. Suona bene, ma di fatto è un piano concreto per adattare lentamente la dottrina e la struttura della Chiesa cattolica alle chiese protestanti e persino allo spirito di questo mondo, specie per quanto riguarda la sessualità e la morale. Quindi, semplicemente, sinodalità vuol dire adattare la Chiesa cattolica a questo mondo, cambiare la vita e la struttura della Chiesa e delle chiese particolari, che è di costituzione divina, trasformandole in strutture e metodi democratici inventati dall’uomo, in stile protestante.



Questo è l’obiettivo evidente, e lo si può leggere in alcuni testi dei cosiddetti gruppi di studio. Si tratta di un metodo molto pericoloso, che deve essere fermato. È l’ultimo ritrovato, l’apice, del cosiddetto movimento modernista, iniziato più di cento anni fa, verso il relativismo assoluto. Si afferma che tutto è relativo. Possiamo cambiare la dottrina. Possiamo cambiare la morale per piacere al mondo. Un programma praticato solo da una minoranza nella Chiesa, per lo più ecclesiastici che hanno perso la fede o non sono più interessati a evangelizzare e convertire le persone per farne veri discepoli di Cristo e membri del Corpo Mistico di Cristo. Poiché loro non vogliono più evangelizzare, si accontentano di un metodo così vago. E all’interno di questa vaghezza qualsiasi cosa si dica può essere considerata accettabile. Con due sole eccezioni. Assolutamente proibita è la messa tradizionale in latino, così come enunciare l’insegnamento costante della Chiesa riguardo alla struttura della Chiesa, all’unicità della Chiesa.

Eccellenza, la ringraziamo molto per il tempo che ci ha dedicato.


advaticanum





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