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Altro che «liberi fino alla fine»: la morte di Stato è un vento culturale. Che colpisce i più fragili
Fine vita
La morte di Stato, una volta legalizzata, può esercitare «pressioni sottili» a danno delle persone con disabilità affinché, per così dire, tolgano il disturbo. La sconvolgente ammissione arriva da un’analisi di impatto pubblicata dal governo del Regno Unito su uno degli aspetti più delicati e controversi della proposta di legge sul suicidio assistito. Questo documento, inevitabilmente destinato a far discutere, è stato pubblicato giovedì dal Dipartimento della Salute e dell'Assistenza Sociale (Dhsc) e dal Ministero della Giustizia (MoJ). A diffondere l’esistenza di questo rapporto è la testata specializzata Disability News Service, che ha analizzato la documentazione ministeriale - oggettivamente esplosiva.
Nel testo ufficiale infatti l’esecutivo ammette apertamente come il condizionamento non derivi necessariamente da coercizioni dirette o dall'azione esplicita di terzi. La pressione, al contrario, rischia di esercitarsi attraverso «barriere culturali, la mancanza di assistenza e servizi adeguati» o il radicato timore dei soggetti più vulnerabili di trasformarsi in un «peso» economico e assistenziale per i propri familiari e per il sistema sanitario. Non è finita. La valutazione governativa ha richiamato anche pressioni strutturali come la povertà, l'isolamento sociale e le carenze nell'accesso alle cure palliative.
Tutti fattori che – in un combinato disposto con l’emarginazione, i tassi più elevati di violenza domestica o le dinamiche familiari complesse - rischiano, secondo questa valutazione, di spingere sproporzionatamente le persone disabili e le minoranze verso la scelta del suicidio assistito, vissuto non come un atto di libera autonomia, ma come l'unica via d'uscita praticabile. Com’è inevitabile, queste rivelazioni hanno subito riacceso la protesta dei movimenti per i diritti dei disabili e di diversi parlamentari. Va per completezza precisato che non si tratta di una novità. Già da anni, infatti, le associazioni di persone disabili sono in prima linea contro la morte di Stato.
Per dire, lo Stato di New York ha legalizzato il suicidio assistito lo scorso agosto ma già nel 2018, in audizione contro una simile legge, sfilavano figure come Anita Cameron per conto dell'associazione Not Dead Yet, «Non ancora morto» Donna di colore, colpita da disabilità multiple (sclerosi multipla, atassia cerebellare congenita e diabete) e appartenente alla comunità Lgbt, la Cameron ha tutti i requisiti di una perfetta rappresentante delle minoranze. E già anni fa attaccava duramente il suicidio assistito con queste parole: «La mia prima ragione di opposizione a questo disegno di legge e ad altri simili è che esso costituisce una minaccia per le persone disabili, di colore e del ceto popolare».
Parole, quelle di Anita Cameron, oggi inverate nella valutazione d’impatto del suicidio assistito del governo inglese e che, a dirla tutta, si sono già tragicamente tradotte nei fatti. Dove? Per esempio in Canada, Roger Foley, affetto da atassia cerebellare, ha prodotto ben due audio nei quali si sente il personale ospedaliero che cercava ripetutamente di spingerlo a farla finita. Ecco che allora le «pressioni» sui disabili conseguenti ad una legge sul suicidio assistito possono, a volte, essere anche molto più che «sottili». Perché una legge - ogni legge - fa sempre cultura; e la cultura che si porta dietro e che veicola una legge sulla morte assistita è sempre e solo una: la convinzione che esistano «vite indegne di essere vissute».
Di tutto questo è consapevole, ad onore del vero, anche la Corte Costituzionale italiana che, con la sentenza n. 152 del 24 luglio 2026, ha apertamente parlato del rischio che si generi «pressione sociale indiretta su altre persone malate o semplicemente anziane e sole, le quali potrebbero convincersi di essere divenute ormai un peso per i propri familiari e per l’intera società, e di decidere così di farsi anzitempo da parte». Domanda: abbiamo i timori della nostra Consulta, abbiamo la valutazione d'impatto del governo inglese, abbiamo denunce e testimonianze agghiaccianti persone vulnerabili a cui la morte è stata proposta con insistenza e più di una volta; di che cosa abbiamo ancora bisogno, esattamente, per comprendere i pericoli della morte di Stato?
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