La lettera 1411, pubblicata da Paix Liturgique il 7 settembre, nella traduzione di Messa in Latino, in cui si torna a commentare l’editoriale di mons. Jean-Marc Eychenne, neo-bugniniano Vescovo di Grenoble-Vienne, pubblicato sul quotidiano La Croix il 24 agosto [QUI e, integrale, QUI; QUI in italiano].
Lo «straordinario patrimonio» della nuova… o della vecchia liturgia?
Lunedì scorso abbiamo reagito al provocatorio articolo di mons. Jean-Marc Eychenne, Vescovo di Grenoble-Vienne, pubblicato di recente sul quotidiano La Croix [QUI e, integrale, QUI; QUI in italiano: N.d.T.]. Mons. Eychenne affermava che, lungi dal cercare di (ri)aprire le porte alla liturgia tradizionale, l’istituzione ecclesiale dovrebbe invece accompagnare i fedeli dell’usus antiquior ad accettare le ricchezze della nuova liturgia.
A questo proposito, abbiamo espresso la nostra incomprensione e il nostro fastidio di fronte all’ingiustizia commessa nei confronti della nostra buona volontà. E come non lasciarsi sopraffare da questi sentimenti quando il consueto riflesso episcopale è quello di mettere in dubbio il nostro attaccamento alla Chiesa proprio a causa del nostro attaccamento alla Messa tradizionale? «Non abbiamo la pretesa di essere più cattolici dei nostri Vescovi, ma con la libertà dei figli di Dio e in virtù dell’unzione del nostro Battesimo, diciamolo chiaramente: non abbiamo la pretesa di esserlo meno! Il processo alle intenzioni di cui la corrente tradizionale è oggetto da diversi decenni ricorda i processi di Mosca. Le ingiunzioni episcopali, per quanto melliflue, tradiscono soprattutto un abuso di autorità che non dice il proprio nome» (Lettre 1408).
«I tradizionalisti devono rivedere la loro posizione»
Forse senza nemmeno rendersene conto, mons. Jean-Marc Eychenne mostra comunque una palpabile condiscendenza nel suggerire che i fedeli tradizionalisti siano accompagnati affinché rivedano la loro posizione. Per fortuna, ci viene precisato che è auspicabile che tale accompagnamento avvenga con benevolenza. Proprio come l’insegnante, sollecitata dalla direzione, a prendersi cura degli scolari più svogliati in fondo alla classe: correggerli, sì! Ma con benevolenza, comunque. Ecco che ci sentiamo rassicurati!
Intendiamoci bene: se si segue assiduamente il ragionamento di mons. Jean-Marc Eychenne, si capisce che, secondo lui, centinaia di migliaia di fedeli da decenni si sarebbero quindi persi una liturgia meravigliosa, non sarebbero riusciti a salire sul treno di una riforma liturgica pure appositamente concepita per essere accessibile proprio a loro… Come se fossero dei veri e propri somari, i fedeli della Messa di San Pio V si aggiudicherebbero così il primo premio. Nel suo articolo, mons. Eychenne non esita ad affermare, a proposito della nuova liturgia: «Che tristezza constatare che, a volte per ostinazione, si impedisce ad alcuni fedeli l’accesso a questo straordinario patrimonio».
«Si impedisce l’accesso», c’è scritto. Ma di chi si tratta, in fin dei conti? Chi si nasconde dietro questo «si»? San Giovanni Paolo II che esorta i Vescovi di tutto il mondo ad accogliere con apertura e generosità i fedeli legati alla liturgia tradizionale [QUI]? Papa Benedetto XVI che scrive nero su bianco che «ciò che per le generazioni anteriori era sacro…» [QUI]? Gli stessi fedeli che si impediscono da soli – per testardaggine! – di apprezzare le liturgie carenti che trovano non in modo del tutto eccezionale, ma ricorrente in troppe parrocchie di Francia e di Navarra?
Doppia pena per i fedeli
Insinuando che l’accesso di alcuni fedeli a questo «straordinario patrimonio» sarebbe impedito, mons. Jean-Marc Eychenne non esita a capovolgere la situazione e a distorcere la realtà in modo spudorato. Ovviamente, questa affermazione si applicherebbe in realtà alle intimidazioni e agli ukase di cui la liturgia tradizionale è costantemente oggetto. Non si capisce bene chi, oggi, sarebbe del resto «privato» della possibilità di accedere allo «straordinario patrimonio» della nuova liturgia? Mons. Eychenne sembra dimenticare che, in materia di privazioni, i fedeli subiscono una doppia pena: da un lato sono privati della possibilità di partecipare alla Messa tradizionale in base al loro luogo di residenza o alla loro destinazione di vacanza, dall’altro sono privati della possibilità di avere certezze su questo «straordinario patrimonio», la liturgia riformata rientra in ciò che Tom Hanks affermava sulla vita nel film Forrest Gump: «New Mass is like a box of chocolates. You never know what you’re gonna get» [la nuova Messa è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita].
In verità, l’articolo di mons. Jean-Marc Eychenne conferma soprattutto le ragioni della nascita del tradizionalismo e del suo perdurare: si tratta innanzitutto della storia di una ferita. La ferita di un clericalismo intellettualista che sospetta ai cattolici in buona fede di mancare di… fede nella nuova liturgia, e ai Cattolici di buona volontà di mancare di… volontà nell’abbracciare con entusiasmo la riforma postconciliare.
Ora, prima di «costringerci» o di «rieducarci», ci sia consentito invitare rispettosamente mons. Jean-Marc Eychenne, così come coloro che condividono la sua analisi, a considerare attentamente che la liturgia tradizionale non è affatto la testimonianza di un’altra epoca. È innanzitutto e soprattutto la testimonianza di un altro mondo. Un altro mondo che ha un proprio linguaggio, quello del cielo che discende sulla terra, nella potenza di un mistero sacro che ci supera. Un altro mondo di cui intere generazioni si sono nutrite e continuano a nutrirsi.
Ebbene, diciamolo senza mezzi termini, questo altro mondo non ci sembra emergere con la chiarezza dell’evidenza nella nuova liturgia. È nostro diritto, in quanto figli di Dio, pensarlo, dirlo e scriverlo. E ci stupisce che mons. Jean-Marc Eychenne finga di non vederlo di fronte alla realtà cultuale attuale. Se, naturalmente, non mettiamo in discussione la validità della riforma liturgica per principio, ci sentiamo liberi – con la dolce libertà dei battezzati – di interrogare comunque la pertinenza del suo contenuto e della sua articolazione. È proprio questo il tema che affronteremo in una prossima lettera. Nella carità e nella verità, ovviamente.

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