
Pubblicato da M i L il 12-09-2026
Il porporato ha elogiato la decisione presa nel 2007 da Benedetto XVI di ampliare l’accesso dei fedeli alla Messa in latino, ma ha giudicato le restrizioni introdotte nel 2021 da Papa Francesco “né saggia né rispettosa”.
“Non possiamo come Chiesa fare la guerra a chi partecipa devotamente alla messa, solo perché predilige una forma invece che un’altra: è un atteggiamento miope e del tutto ideologico, quindi non pastorale e non cristiano”, ha affermato il cardinale Robert Sarah il 27 agosto. “È dannoso, distruttivo per la Chiesa”.
Sarah e l’importanza della liturgia tradizionale
Sarah, già prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha parlato la scorsa settimana al quotidiano italiano Il Giornale dell’importanza della liturgia tradizionale. Le sue origini risalgono al tempo di Papa Gregorio Magno e anche a epoche precedenti. È stata celebrata in tutto il mondo fino al Concilio Vaticano II, svoltosi dal 1962 al 1965.
Dopo il Concilio, l’antica liturgia fu in gran parte abbandonata, sebbene alcuni sacerdoti continuassero a celebrarla. Marcel Lefebvre, arcivescovo di Dakar, in Senegal, vi rimase fedele e fondò la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), con l’obiettivo dichiarato di preservare la Messa tradizionale in latino e in opposizione ad alcune riforme del Concilio Vaticano II.
La FSSPX è stata dichiarata in stato di scisma due volte, da ultimo nel 2026, e i suoi vescovi sono stati scomunicati.
Da Summorum Pontificum a Traditionis Custodes
A partire dalla metà degli anni Ottanta, la Santa Sede cominciò ad attenuare il divieto di fatto. Nel 2007, con il motu proprio Summorum Pontificum, Papa Benedetto XVI autorizzò tutti i sacerdoti a celebrare secondo l’antica liturgia, che, a suo giudizio, non era mai stata giuridicamente abrogata.
Benedetto XVI distinse la Messa tradizionale in latino, definita “forma straordinaria”, dalla nuova Messa, indicata come “forma ordinaria”.
Nel 2021 Papa Francesco ha revocato la decisione del suo predecessore e ha fortemente limitato l’uso della liturgia romana precedente alla riforma del 1970 attraverso il motu proprio Traditionis Custodes.
“Tra gli effetti della liberalizzazione della forma straordinaria c’è stata la positiva influenza, direi anche correzione, dei possibili abusi nella celebrazione della forma ordinaria”, ha affermato Sarah.
“Questi abusi costituiscono atti gravissimi, ma la forma ordinaria non va mai identificata con essi. La scoperta della forma straordinaria ha aiutato molti sacerdoti a celebrare meglio la messa”.
Una decisione “né saggia né rispettosa”
“Ritengo che Benedetto abbia avuto un atteggiamento profondamente umile e democratico anche in questa circostanza”, ha proseguito il cardinale, ricordando la decisione del 2007.
“Egli ha inteso permetterne la più ampia diffusione possibile, così che il popolo di Dio potesse decidere da solo, nell’arco dei decenni, quale forma di vivere la fede fosse più aderente. Tutto ciò è stato annullato da Traditionis Custodes, con il papa emerito ancora in vita”.
“Non mi è parsa una scelta saggia né rispettosa. Ma Benedetto, uomo mite come un agnello, si è lasciato umiliare, e, così, nel silenzio e la preghiera, ha offerto a Dio la sua sofferenza per meglio immedesimarsi nel dolore di Cristo per la sua Chiesa e purificarla”.
“Non limitare artificiosamente riti esistenti da secoli”
Sarah ha affermato che “l’accesso alle forme rituali riconosciute ed esistenti da secoli non può mai essere artificiosamente limitato da decreti”.
“Se un rito non servisse alla fede, morirebbe autonomamente; se al contrario custodisce e promuove la fede, non ci accada di limitarlo, perché limiteremmo la preservazione e diffusione della fede stessa”.
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