domenica 13 settembre 2026

«È l’ambiguità dottrinale, non la fermezza, ad allontanare i giovani»



Da Varsavia, l’omelia dell’arcivescovo è utile a tutta la Chiesa. Tra ambiguità dottrinale, incapacità di attrattiva e mancanza di coerenza.



Ultimissime


Redazione UCCR, 13 set 2026

Ora si spiega perché in Polonia la fede resta così viva.

Ci hanno segnalato l’intervento dell’arcivescovo di Varsavia, mons. Adrian Galbas, ai catechisti in vista del nuovo anno scolastico e catechetico.

Un messaggio da ascoltare per chiunque abbia a cuore il futuro della Chiesa.


I giovani e l’ambiguità dottrinale

Il 29 agosto scorso, infatti, nel Tempio della Divina Provvidenza di Varsavia, si sono radunati sacerdoti, religiosi e catechisti laici in vista del nuovo anno scolastico: la Messa si è svolta dopo un allineamento sulla programmazione didattica.

Durante l’omelia, mons. Galbas, nominato nel 2024 da Papa Francesco alla guida di Varsavia, è partito da san Giovanni Battista, del quale la liturgia celebrava il martirio quel giorno.

L’arcivescovo lo ha presentato come l’uomo che non ha paura di pronunciare davanti a Erode ciò che gli altri si limitavano a mormorare: «Non ti è lecito».

Da qui l’applicazione ai catechisti: «Se oggi i giovani si allontanano dalla Chiesa», ha detto il presule polacco, «è anche perché il suo insegnamento è presentato da alcuni in modo così poco chiaro da essere come acqua saponata, come gelatina mescolata, e non differisce in nulla da ciò che viene offerto sulle altre bancarelle del mondo».

Questa frase contiene una verità di cui milioni di cattolici hanno estremamente sete, delusi e amareggiati dai pastori perché vedono in loro soltanto sforzi di edulcorare la dottrina morale per apparire più attrattivi.

Ciò che esce dalle prediche domenicali, dai seminari e dai cicli di catechismo è così spesso un insegnamento annacquato, contraddittorio e incapace di mostrare una diversità rispetto ai valori sociali e civici offerti già dal resto del mondo.

Leone XIV ha dimostrato di esserne pienamente consapevole quando pochi mesi fa ha ricordato che «non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo».


“A chi serve una Chiesa così?”

Lo stesso arcivescovo di Varsavia mostra di conoscere la situazione dell’orientamento pastorale del “tutto è permesso”.

E’ quello che porta alcuni a dire «finalmente la Chiesa ha capito, finalmente si è adeguata, finalmente è simpatica».

Mons. Galbas risponde con una domanda: «Avremmo allora una Chiesa simpatica, persone simpatiche, del simpatico XXI secolo. Solo una cosa: a chi serve una Chiesa così?».

Invece, ha proseguito, «La Chiesa – come Giovanni – deve indicare Cristo, non soltanto con la parola, ma anche attraverso la fedeltà ai principi. La fedeltà al Vangelo. Deve quindi dire chiaramente che non si può fare tutto».

Ha quindi portato come esempi concreti i temi su cui il mondo va dalla parte opposta: la salvaguardia della vita, il rispetto del matrimonio e della genitorialità naturale, la morale sessuale e l’identità, l’educazione e la concezione della libertà.


Meno parole, più testimonianza


Il passaggio però più significativo è quando mons. Adrian Galbas aggiunge una precisazione fondamentale.

Non basta la dottrina in sé, non basta ripetere parole pur chiare e coerenti. Serve innanzitutto la testimonianza personale.

Il presule cita così la risposta di Papa Francesco alla domanda su cosa dovesse fare un vescovo per essere un buon vescovo rispose: «L’unico tuo strumento è la testimonianza».

Mons. Galbas ha infatti osservato che la testimonianza più efficace è quella che si dà attraverso la propria vita quotidiana, bilanciando adeguatamente giustizia e misericordia.


Senza coerenza cade tutto

L’ultimo passaggio è stato quello dedicato alla coerenza morale.

«Ogni male causato dalle persone di Chiesa rende la sua autorità minore e più debole», ha detto l’arcivescovo.

Va bene la fermezza dottrinale e l’essere testimoni autentici immersi nella vita della comunità (con “l’odore delle pecore”), ma se manca l’esempio e la coerenza cade tutto.

In una frase, mons. Galbas ha raccolto l’obiezione più letale alla credibilità: «Non potete dirci ciò che non dobbiamo fare, se voi fate spesso cose peggiori di quelle che non dovremmo fare noi».


Un messaggio per tutti

Un’omelia in Polonia ha quindi tracciato delle indicazioni utili a tutto il popolo ecclesiale, dai religiosi ai semplici fedeli.

Inutile lamentarsi: se i giovani si allontanano (dopo la Cresima, soprattutto), è anche perché si rinuncia alla verità o non la si vive più con coerenza.

Si smette così di avere qualcosa di decisivo da comunicare loro, e le stesse cose preferiranno impararle nelle varie bancarelle del mondo.






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