
Nella traduzione di MiL – l’articolo pubblicato sul sito Infovaticana l’11 aprile, in cui si riporta e commenta il contenuto dell’intervista della giornalista Philippine de Saint Pierre al card. Jean-Marc Noël Aveline, Presidente della Conférence des évêques de France, trasmessa il 5 aprile sul canale televisivo KTO.
Nell’intervista il card. Aveline ha risposto a domande sui principali temi ecclesiastici del momento, tra i quali la liturgia e la tradizione,Lorenzo V.
16 aprile 2026
Il card. Jean-Marc Noël Aveline, Arcivescovo metropolita di Marsiglia e Presidente della Conférence des évêques de France, ha definito la questione liturgica come uno dei temi ecclesiali più delicati del momento in Francia. In un’intervista concessa al canale televisivo KTO in occasione della Pasqua, il card. Aveline ha affrontato il rapporto tra liturgia e tradizione partendo dalla lettera inviata da Papa Leone XIV ai Vescovi francesi durante l’assemblea plenaria di primavera della Conférence des Évêques de France [QUI: N.d.T.].
Il card. Jean-Marc Noël Aveline ha affrontato direttamente la tensione tra liturgia e tradizione, insistendo sul fatto che non si tratta di una questione meramente rituale, ma di fondo teologico. Un’idea che, del resto, ha già cominciato a farsi strada tra gli stessi Vescovi francesi, i quali riconoscono che dietro al dibattito liturgico vi sono «problemi di dottrina e di ecclesiologia», specialmente riguardo all’accettazione del Concilio Vaticano II.
Accogliere i fedeli legati al rito tradizionale, ma senza mettere in discussione il Concilio Vaticano II
Il Presidente della Conférence des évêques de France ha spiegato che i Vescovi sono chiamati a esercitare una «sollecitudine pastorale» verso i fedeli legati alla liturgia precedente alla riforma conciliare. Nelle sue parole, bisogna «accogliere» questa necessità spirituale e non iniziare col giudicarla.
Tuttavia, tale accoglienza ha un limite chiaro: l’accettazione della tradizione viva della Chiesa, che per il card. Jean-Marc Noël Aveline include espressamente il Concilio Vaticano II. «La tradizione arriva fino all’ultimo concilio, compreso il Concilio Vaticano II», ha affermato.
Con ciò, il card. Jean-Marc Noël Aveline cerca di mantenere un equilibrio che nella pratica continua a essere fonte di tensione: aprire spazio a chi preferisce la liturgia precedente al Concilio Vaticano II, ma esigere allo stesso tempo l’accettazione dell’insegnamento conciliare.
«Non è necessariamente inconciliabile»
Durante l’intervista, gli è stata sollevata proprio questa apparente contraddizione: come fare spazio a chi preferisce la tradizione precedente al Concilio Vaticano II mentre si chiede loro di accettare quello stesso Concilio.
Il card. Jean-Marc Noël Aveline ha risposto che tale tensione «non è necessariamente inconciliabile», purché si adotti una «ermeneutica della continuità». Secondo il suo approccio, ogni Concilio risponde a un momento della storia e non annulla i precedenti, ma si inserisce in una continuità più ampia.
Tuttavia, lo stesso dibattito in Francia mostra che questa interpretazione non riesce a chiudere la ferita. La crescita delle comunità legate al Vetus Ordo ha portato persino Papa Leone XIV ad avvertire di una «dolorosa ferita» intorno alla celebrazione della Messa, chiedendo ai Vescovi soluzioni concrete per integrare questi fedeli senza rompere l’unità.
La Fraternità sacerdotale di San Pio X e la ferita che rimane aperta
L’intervista ha affrontato anche l’annuncio di nuove consacrazioni episcopali da parte della Fraternità sacerdotale di San Pio X. Il card. Jean-Marc Noël Aveline ha definito questo gesto motivo di «tristezza», sottolineando che non è la prima volta nella storia della Chiesa che un Concilio incontra difficoltà ad essere accolto.
Piuttosto che ricorrere a misure di forza, il card. Jean-Marc Noël Aveline ha difeso il dialogo come unica via. «Solo il dialogo permette di continuare l’annuncio del Vangelo», ha affermato, evocando anche l’esempio di Sant’Agostino di fronte alle divisioni nella Chiesa africana.
Liturgia, tradizione e crisi di trasmissione
L’aspetto più rivelatore del suo intervento forse non sta nelle formule di conciliazione, ma nella diagnosi di fondo. Il card. Jean-Marc Noël Aveline mette in relazione questa questione con la sete spirituale di molti fedeli, specialmente giovani, che cercano stabilità dottrinale, radici e una fede espressa con forme solide.
Per questo insiste sul fatto che la risposta non può consistere semplicemente nel trasferirli da un luogo all’altro, ma nell’accogliere questo desiderio e spiegarlo alla luce della tradizione della Chiesa. Ma, ancora una volta, la chiave sta in ciò che si intende per tradizione: se una continuità organica con quanto ricevuto o un’adesione obbligata alla lettura postconciliare dominante.
Una questione aperta che la Francia non ha risolto
Le parole del card. Jean-Marc Noël Aveline confermano che il dibattito sulla liturgia tradizionale è ancora lungi dall’essere chiuso in Francia. L’Episcopato parla di accoglienza, di ascolto e di continuità, ma il nocciolo del problema rimane intatto: la difficoltà di armonizzare l’attaccamento alla tradizione liturgica precedente con l’accoglienza di un Concilio la cui applicazione continua ad essere, per molti, fonte di frattura.
La questione, quindi, non è solo disciplinare o riguarda il modo in cui si celebra la Messa. È una questione di tradizione, di autorità e di continuità ecclesiale, che arriva persino a mettere in discussione cosa significhi essere fedeli alla tradizione della Chiesa nel XXI secolo.
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