
Traduzione a cura di MiL della lettera 1358 pubblicata da Paix Liturgique il 15 aprile, in cui Christian Marquant, Presidente dell’associazione Oremus-Paix Liturgique (contact@veilleurs-paris.fr), prosegue l’analisi del messaggio che Papa Leone XIV, attraverso il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, ha inviato in occasione dell’assemblea plenaria di primavera della Conférence des Évêques de France (Lourdes, 23-27 marzo) (QUI; QUI su MiL).
Lorenzo V.
16 aprile 2026
Le sentinelle proseguono, per la 238ª settimana, le loro preghiere a difesa della Santa Messa tradizionale davanti all’Arcivescovado di Parigi (in rue du Cloître-Notre-Dame 10), dal lunedì al venerdì dalle ore 13:00 alle ore 13:30.
Cari amici, in controtendenza, come sempre da mezzo secolo, è l’atteggiamento delle autorità della Chiesa nei confronti della liturgia tradizionale.
La Lettre di Paix Liturgique n. 1353 del 7 aprile 2026 analizzava il messaggio inviato il 18 marzo, a nome del Papa, dal card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, ai Vescovi di Francia riuniti per l’assemblea plenaria di primavera della Conférence des Évêques de France, tenutasi a Lourdes dal 24 al 27 marzo [QUI; QUI su MiL: N.d.T.]. Tutto indica che Papa Leone XIV sia fortemente infastidito da questa situazione di persistente rifiuto della nuova liturgia da parte di una parte dei Cattolici e di un numero consistente di giovani chierici. Per lui si tratta di una «dolorosa ferita».
Inoltre, come riconosceva il messaggio del card. Pietro Parolin, ci si trova «nel contesto della crescita delle comunità legate al Vetus Ordo». Essendo la Francia storicamente il primo focolaio di questa mancata accettazione, il messaggio del Segretario di Stato ai Vescovi chiedeva, a nome del Papa, ai nostri Vescovi di trovare «soluzioni concrete» per disegnare, in sostanza, un cerchio quadrato: «includere generosamente le persone sinceramente legate al Vetus Ordo», non in modo puro e semplice, ma «nel rispetto degli orientamenti voluti dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia»…
Un articolo del quotidiano La Croix intitolato Messe tridentine: la France va-t-elle trouver la solution à la «question tradi» dans l’Église? [Messa tridentina: la Francia troverà la soluzione alla «questione tradi» nella Chiesa?: N.d.T.], del 31 marzo, firmato dagli esperti dell’argomento su questo giornale, Céline Hoyeau, Gonzague de Pontac e Matthieu Lasserre, dava un’idea abbastanza precisa dei dibattiti episcopali sulla questione [QUI: N.d.T.]. Erano guidati da mons. Olivier de Cagny, Vescovo di Évreux, l’attuale «monsignore Liturgia» della Conférence des évêques de France.
Tutti i Vescovi, sottolineava il quotidiano La Croix, affermano che «dietro la liturgia ci sono problemi di dottrina ed ecclesiologia, la questione dell’accettazione del Concilio Vaticano II». Nulla di nuovo in questa constatazione. Sono state espresse due posizioni (una terza avrebbe potuto esserci, quella dei Vescovi più «classici», ma, essendo oggi una minoranza, si sono astenuti dal dare il loro parere): alcuni Vescovi hanno chiesto l’applicazione della lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes sull’uso dei libri liturgici anteriori al Concilio Vaticano II in tutta la sua rigorosità. Sono del resto infastiditi dal fatto che la Fraternità sacerdotale di San Pietro abbia ottenuto una sorta di deroga – peraltro non molto chiara – da parte di papa Francesco, che secondo alcune voci Papa Leone XIV continuerebbe sotto forma di una struttura particolare.
Gli altri Vescovi, che costituiscono la maggioranza, si sono mostrati favorevoli ad alcuni adeguamenti, ma a condizioni piuttosto draconiane: adozione del nuovo Lezionario e del nuovo calendario liturgico (come ho detto nella mia ultima lettera, questa era una delle proposte di dom Geoffroy Kemlin O.S.B., Abate di Saint-Pierre di Solesmes, mentre dom Jean Pateau O.S.B., Abate di Notre-Dame di Fontgombault, riteneva invece che associare il nuovo Lezionario al Missale Romanum tradizionale sarebbe stato incoerente (QUI) [QUI; QUI su MiL: N.d.T.]; celebrazione degli altri Sacramenti – Battesimo, Matrimonio, Cresima – secondo il nuovo rito (possibilmente in latino); e, soprattutto, fine dell’«esclusivismo», ovvero del rifiuto categorico di celebrare secondo il nuovo Missale Romanum, giudicato «inaccettabile» dai Vescovi.
Niente di nuovo sotto il sole, quindi: si è disposti a «includere generosamente» gli utenti della liturgia tradizionale, ma a condizione che si sottomettano alle regole della nuova. Concretamente, oggi si è disposti a concedere loro la Santa Messa tradizionale a piccole dosi, ma con il nuovo Lezionario, con i nuovi Sacramenti e con l’obbligo di celebrare anche secondo il nuovo Ordo. I nostri pastori sembrano quindi non riuscire a uscire dai vecchi schemi.
E la Conférence des évêques de France del card. Jean-Marc Noël Aveline, Arcivescovo metropolita di Marsiglia e suo Presidente, dopo questi dibattiti, rimanda la risoluzione del problema a Papa Leone XIV. In realtà, la liturgia tradizionale si è imposta sul campo e le decisioni romane, dopo averla inutilmente ostacolata, l’hanno poco a poco legittimata nel 1984, 1988, 2007. Prima di un ritorno al punto di partenza di San Paolo VI con papa Francesco e la lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes nel 2021. E ritorno alle ricette degli anni di piombo: restrizioni, limitazioni, condizioni.
Solo che oggi il contesto è completamente diverso: chiese che continuano a svuotarsi inesorabilmente; consacrazioni annunciate dalla Fraternità sacerdotale di San Pio X, le cui argomentazioni a giustificazione di esse si trovano così potentemente rafforzate; giovani convertiti, nuovi battezzati, che «amano la Messa in latino»; comunità, scuole, opere, pellegrinaggi tradizionalisti che crescono in una gioventù sfrontata. Ostacolata, perseguitata, la celebrazione della liturgia tradizionale – di tutta la liturgia tradizionale, Messa e Sacramenti – continua e continuerà a prosperare. I pellegrinaggi, il Pèlerinage de Pentecôte (da Parigi a Chartres) a maggio, la Peregrinatio ad Petri Sedem (Roma) a ottobre, lo dimostreranno [QUI e QUI: N.d.T.].
C’è un crescente divario tra i pastori e il loro popolo. Se i primi conducessero un’indagine sinodale onesta presso i secondi, sentirebbero rispondere da gran parte del popolo dei fedeli che non chiederebbe di meglio che poter assistere alla Santa Messa tradizionale nelle proprie Parrocchie, e che in ogni caso si dovrebbe lasciare piena libertà ai sacerdoti che la celebrano e ai fedeli che vi assistono.
Le sentinelle parigine ricevono costantemente conferma di questo stato d’animo dei Cattolici, attraverso gli incoraggiamenti che ricevono quando recitano il Rosario sul selciato, in rue du Cloître-Notre-Dame 10, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13:00 alle ore 13:30, nella Église Saint-Georges di La Villette (avenue Simon Bolivar, 114, nel XIX arrondissement), il mercoledì e il venerdì alle ore 17:00, davanti alla Église Notre-Dame-du-Travail (nel XIV arrondissement), la domenica alle 18:15.
In unione di preghiera e di amicizia.
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