martedì 7 aprile 2026

L’eresia: una catastrofe anche sociale


(Immagine: Battaglia di Muret, Di an6nimous, Pubblico dominio, wikicommons)




Di Stefano Fontana, 7 apr 2026

Le eresie, come scriveva Jean Guitton in Il Cristo dilacerato, sono lacerazioni di Cristo ed è quindi impossibile che non siano anche lacerazioni dell’uomo e di tutti gli aspetti della sua vita, compresi quelli sociali e politici. L’ordine naturale non è autonomo e autosufficiente. Per poter conseguire i suoi stessi fini naturali ha bisogno dell’ordine soprannaturale. Da qui il principio secondo il quale alla vita sociale politica non basta la morale, ma occorre anche la religione vera. Del resto, la morale si fonda sull’ordine naturale che è frutto del Creatore, il quale non è un Dio diverso dal Salvatore. Uno solo è il Legislatore, Colui che legifera attraverso la lingua della legge naturale, e Colui che legifera comunicandoci la legge nuova del Vangelo. I giochi sociali e politici non si svolgono solo sulla terra ma anche in Cielo. L’eresia sconvolge l’ordine soprannaturale e così non può evitare di produrre ripercussioni laceranti anche in quello naturale. Per questo motivo possiamo riscontrare che le eresie, anche se in modi diversi, disarticolano la visione della persona, corrompono le relazioni familiari, distruggono i legami sociali, sovvertono l’ordine gerarchico della società, assegnano valore assoluto a elementi secondari della vita umana, producono dissidi e guerre, hanno carattere rivoluzionario. Dalle eresie sono nati il razionalismo, il millenarismo, l’utopismo, il pauperismo, il purismo e il lassismo che tanti danni hanno prodotto alla vita sociale, oltre che a quella ecclesiale.

Nella teologia di oggi si nota una certa difficoltà ad ammettere questa dimensione dell’eresia. Passando da una impostazione naturale ad una storica ed esistenziale, certa teologia di oggi assume una visione dialettica e processuale della vita della Chiesa. Per questo motivo l’eresia è vista come un momento interno al processo, il momento negativo della contraddizione che, pur nella sua negatività, permette di smobilitare la tesi per farla evolvere in una sintesi superiore. Le eresie possono essere così considerate delle opportunità per fa sì che l’autocomprensione della Chiesa si approfondisca. Intese come molle per la purificazione della comprensione della fede, esse non vengono ritenute responsabili di danni alle anime e, ancora meno, sulle condizioni storiche della vita umana in società.

La formulazione dei dogmi, sia nei grandi Concili dell’antichità, sia da parte del supremo Magistero, ha sempre avuto anche effetti di pacificazione sociale e di recupero delle nazioni alla “tranquillitas ordinis”. Al contrario, le eresie hanno sempre sconvolto la convivenza pubblica. Un caso tra i più esemplari è quello dei Catari, o Albigesi, contro i quali predicò san Bernardo e che furono subito condannati nel 1163 dal Concilio di Arras. I Catari negavano tutti i sacramenti, sostituiti dal rito del “consolamento” che avrebbe purificato l’anima. Essi condannavano il matrimonio e la procreazione, l’uccisione di qualsiasi animale, ogni forma di guerra. Si trattava di una eresia anti-sociale dato che esprimeva un odio verso l’uomo e verso il creato, con la conseguente negazione di ogni responsabilità morale e ogni durevole forma di vita associata. Nel loro dualismo manicheo tra un Dio buono e uno cattivo, essi disprezzavano la materia per cui bisognava rinunciare alla terra, alla carne e alla vita stessa, anche con il “suicidio mistico”. Questi effetti eversivi e rivoluzionari anche sul piano sociale e politico richiesero non solo la predicazione di san Domenico per “riconquistare” i molti prelati che nel sud della Francia erano passati con gli eretici, non solo le pubbliche assemblee organizzate dai Cistercensi, ma anche che quando i feudatari passati agli Albigesi si organizzarono militarmente, il Papa Innocenzo III spingesse perché fosse organizzata una crociata. La complessa vicenda bellica si concluse con la vittoria di Simone di Montfort a Muret il 13 settembre 1213. Questa battaglia, ad alto prezzo, salvò non solo la Chiesa ma anche l’umanità dalla propria autodistruzione.

Anche nella nostra epoca si può anche parlare a ragion veduta di un “neo-catarismo”, data la guerra alla natalità, la promozione di una sessualità non procreativa, l’uso strumentale e narcisistico del corpo umano, il disprezzo per il matrimonio, l’ideologia gender, l’odio per l’ordine del Creato e l’idea di poter essere “puri” anche nella lascivia.

Un altro caso fortemente significativo per il nostro discorso è la Riforma luterana. Sono noti i soprusi, le violenze, gli abusi e le guerre immediatamente successivi alla Riforma. La strage dei contadini nel 1525, la rivolta dei Cavalieri, la chiusura dei conventi, le costrizioni all’abbandono della vita religiosa, le profanazioni, la lotta tra i Principi quando Lutero ricorse ad essi e soprattutto a Filippo d’Assia per strutturare la Riforma. Sono note anche le persecuzioni non solo nei confronti dei cattolici ma anche degli zwingliani e soprattutto degli anabattisti. Questi ultimi, del resto, produssero pure situazioni politiche di grande violenza e di pura irrazionalità, come quanto successo a Münster tra 1535 e 1536 da parte del “governo di fanatici millenaristi” (C. Dawson). Questa tragica esperienza sociale e politica durò un anno e mezzo. La volontà era di riordinare la vita sociale dalle fondamenta per restaurare il “regno della nuova Sion”. Proibizione della proprietà privata, abolizione del denaro, obbligo di tenere le porte delle case sempre aperte, tutti i libri bruciati in piazza tranne la Bibbia, lussuria sfrenata, poligamia obbligatoria, eliminazione fisica delle “bocche inutili” quando sopraggiunse la crisi produttiva e la fame, esecuzioni sommarie. In altre parole, un folle e apocalittico esperimento sociale molto ben documentato da Friedrich Rech-Malleczewen nel suo famoso libro pubblicato nel 1937 e in seguito rieditato con il titolo “Il re degli anabattisti. Storia di una rivoluzione moderna”.

Si può pensare che simili fatti siano stati presenti anche in altri eventi di segno diverso, e siano una specie di inevitabile prezzo da pagare per ogni cambiamento storico. Così pensando, si finisce per emanciparli dal peso dell’eresia di cui sono invece espressione. Nel caso della Riforma, del resto, non si tratta solo di questo, perché in questo caso non solo nasce per la prima volta una vera e propria “guerra civile europea”, come aveva fatto notare Ernst Nolte, anticipatrice di molte altre successive, ma anche perché un quadro di civiltà veniva meno e nacquero i moderni Stati assoluti, sempre in guerra tra loro, come avrebbe sostenuto Hobbes nel secolo successivo. La Riforma fece crollare la civiltà cristiana e, nella Dieta di Augusta prima (1555) e con la pace di Westfalia dopo (1648), si venne a creare un sistema politico artificiale e non più a fondamento naturale, violento e conflittuale di per se stesso e non per motivi contingenti. La dissociazione tra ragione e fede e tra natura e soprannatura, interna all’eresia luterana, toglieva al potere politico il dovere di perseguire il bene comune e lo trasformava in una pura forza necessaria per tenere sotto controllo le inevitabili esuberanze dei cittadini, gravati da una natura corrotta: “L’asino ha bisogno di botte e il popolo deve essere retto con la forza”.

Nelle righe precedenti abbiamo avuto la possibilità di fare due esempi molto significativi, ma non va dimenticato che danni alla vita sociale e politica sono derivati da tutte le eresie e non solo da queste due. A determinare ultimamente questi dannosi effetti sociali è la “super-eresia” della gnosi, della quale risentono tutte le altre eresie. La gnosi consiste nel ritenere che la salvezza dipenda da una nostra conoscenza o da una nostra azione. Essa è un atto di superbia che riprende la logica perversa del peccato delle origini. L’autonomia del soggetto, l’originarietà ed esclusività della propria coscienza, la sostituzione della salvezza cristiana con la prassi politica, il Cristo per me piuttosto che il Cristo in sé, la secolarizzazione della vita sociale e politica, il disprezzo per la materia, la creazione e la legge morale naturale, le spinte rivoluzionarie, le tendenze a ripristinare un visionario ordine originario oppure a conseguire un Eden futuro, il rifiuto di un ordine nella realtà e una gerarchia nella società, l’idea di una società di “puri” o di “migliori” in grado di rimanere tali anche nell’immoralità, le idee politiche estremiste e irrealiste, il rifiuto del buon senso naturale in politica … ecco alcuni esempi di imbarbarimento della vita sociale a seguito di questa grande, multiforme, sempre risorgente eresia quale è appunto la gnosi.

Stefano Fontana

[Originariamente pubblicato su “La Bussola Mensile”, febbraio 2026].




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