
L'arcivescovo di Colonia ribadisce l'imprescindibilità dell'Eucaristia e dell'ordine sacro tra laici che predicano, preti che non celebrano e liturgie della Parola senza necessità. Derive diffuse nella Germania sinodale come in alcune diocesi italiane.
Controcorrente
Luisella Scrosati, 03-04-2026
È un’omelia da incorniciare quella pronunciata dal cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo metropolita di Colonia, il 30 marzo scorso, in occasione della Messa crismale. Nella ineffabile cornice architettonica del Duomo di Colonia, è la grandezza della chiamata al ministero sacerdotale a risuonare, nella sua esigenza di «celebrare i misteri di Cristo secondo la Tradizione della Chiesa con fedele riverenza, a lode di Dio, per la salvezza del suo popolo».
I misteri di Cristo si rendono presenti nella Chiesa ogni volta che i sacramenti vengono celebrati ed amministrati, ed in particolare nell’Eucaristia. Ma all’Eucaristia, fin dai primissimi tempi della Chiesa, sono strettamente uniti anche l’annuncio della Parola di Dio e le opere di carità, nel soccorso del prossimo. Il cardinale ha ricordato l’insegnamento del Concilio Vaticano II: «i presbiteri, nella loro qualità di cooperatori dei vescovi, hanno anzitutto il dovere di annunciare a tutti il Vangelo di Dio» (Presbyterorum Ordinis, 4), così che il ministro cui spetta di presiedere l’Eucaristia è lo stesso che deve anche annunciare la Parola di Dio nell’omelia.
«Perciò, cari confratelli, di fronte ai tentativi di oggi di separare l’annuncio della Parola di Dio nell’omelia dalla presidenza della celebrazione eucaristica, facciamo attenzione a custodire questo importante legame teologico e non sottoponiamolo a una visione meramente funzionalistica». L’esortazione del cardinale ha chiaramente davanti agli occhi i numerosi abusi, che avvengono nelle chiese in Germania, di affidare l’omelia ad un laico, talvolta nemmeno cattolico, in nome di una errata concezione del sacerdozio battesimale di tutti i fedeli. Abusi che non si limitano ai confini della diocesi di Colonia, né alle sole diocesi tedesche, ma che si sono diffusi un po’ ovunque, inclusa l’Italia.
L’insegnamento della Chiesa è chiaro, ed è stato riassunto e riproposto in modo autorevole dall’Istruzione Redemptionis Sacramentum (2004), che ricorda come «l’omelia, che si tiene nel corso della celebrazione della santa Messa» fa parte «della stessa Liturgia» e «di solito è tenuta dallo stesso Sacerdote celebrante o da lui affidata a un Sacerdote concelebrante, o talvolta, secondo l’opportunità, anche al Diacono, mai però a un laico» (n. 64). Una eventuale prassi di affidare ad un laico l’omelia «è, di fatto, riprovata e non può, pertanto, essere accordata in virtù di alcuna consuetudine» (n. 65). Questo «divieto di ammissione dei laici alla predicazione durante la celebrazione della Messa» si estende a tutti coloro che non hanno ricevuto almeno l’ordine sacro del Diaconato, e dunque vale anche «per i seminaristi, per gli studenti di discipline teologiche, per quanti abbiano ricevuto l’incarico di “assistenti pastorali”, e per qualsiasi altro genere, gruppo, comunità o associazione di laici» (n. 66). Ai laici possono essere affidate altre forme di predicazione diverse dall’omelia, in chiesa o in un oratorio, «se in particolari circostanze la necessità lo richiede o in specifici casi l’utilità lo esige», sempre però al di fuori della Messa, e prestando sempre attenzione ad alcune precise condizioni: 1. che non si muti «da caso di assoluta eccezionalità a fatto ordinario»; 2. che non avvenga come espressione di una pretesa «autentica promozione del laicato»; 3. che tale facoltà sia conferita dall’Ordinario del luogo (n. 161).
Il cardinale Woelki ha voluto altresì ricordare con particolare enfasi che «la Chiesa consiglia con insistenza soprattutto a noi sacerdoti, la celebrazione quotidiana della Santa Messa». Non è un obbligo, ma resta il fatto che la celebrazione quotidiana è «costitutiva del nostro essere e del nostro agire da sacerdoti», ed è «di vitale importanza» anche per tutti i fedeli. «Non priviamoci, cari confratelli, di questo dono di grazia che il Signore ci fa con l’Eucaristia e non disabituiamo, attraverso la prassi personale, ancora di più i fedeli dalla possibilità di partecipare quotidianamente alla santa Messa». Anche in questo caso, l’arcivescovo di Colonia colpisce nel segno: purtroppo non sono pochi i sacerdoti che non celebrano quotidianamente la Messa, né mancano le diocesi che concedono ai propri presbiteri un “giorno libero”, nel quale il sacerdote omette la celebrazione eucaristica, privando così se stesso, i fedeli e la Chiesa tutta di questo immenso dono di grazia.
Ancora più accorato è il richiamo del cardinale Woelki a non sostituire la santa Messa con la Liturgia della Parola, anche se è prevista la distribuzione della santa Comunione: «In modo persistente e con forza desidero condividere ancora una volta con voi, la mia grande preoccupazione: attraverso una tale prassi siamo sempre più a rischio di perdere la nostra identità cattolica». La piaga che ferisce la diocesi di Colonia è estremamente diffusa in tutta Europa, anche laddove il calo delle vocazioni sacerdotali, seppur significativo, non è ancora così grave da impedire di trovare una chiesa in cui si celebra l’Eucaristia nel raggio di qualche chilometro.
«Dove questa prassi è già in uso», constata Woelki, «sento dire che alcuni fedeli, la domenica, si spostano per andare dove viene celebrata la santa Messa. E grazie a Dio che è così. Altri invece semplicemente non vengono ed altri ancora ritengono che una celebrazione della Parola basta loro e non hanno bisogno di qualcosa di più. Sì, sembra addirittura che ci siano ormai luoghi in cui si afferma apertamente di voler fare quanto possibile per rendersi in futuro indipendenti dal sacerdote, così da non aver più bisogno di lui, né del suo ministero». Ed ammonisce: «Questo, cari confratelli, care sorelle e fratelli, questo semplicemente non è più cattolico. E vi chiedo con insistenza di contrastare tutto questo fin da principio».
Questa mentalità non cattolica è sempre più diffusa, anche in Italia; avevamo avuto modo di denunciare (qui e qui) come nella diocesi del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi, e in quella del vicepresidente per l’Italia Settentrionale, mons. Erio Castellucci, la Messa sia stata sostituita dalla Liturgia della Parola per ragioni non accettabili. Il cardinale Woelki chiede che, laddove non sia possibile avere un sacerdote per la Messa, anziché moltiplicare queste liturgie, si provveda a radunare più comunità in una chiesa dove vi sia la celebrazione eucaristica.
Come ricordava San Giovanni Paolo II, «dal momento che per i fedeli partecipare alla Messa è un obbligo, a meno che non abbiano un impedimento grave, ai Pastori s’impone il corrispettivo dovere di offrire a tutti l’effettiva possibilità di soddisfare al precetto» (Dies Domini, 49). I fedeli che non hanno gravi impedimenti sono tenuti a cercare e recarsi in una chiesa ove sia celebrata la santa Messa domenicale, non a rimanere nella chiesa più vicina dove non c’è la Messa, o addirittura a casa, magari con la scusa di seguirla in televisione. Al dovere dei fedeli corrisponde però il dovere dei Pastori di offrire questi luoghi, perché i fedeli vi si possano recare, ricordando che la partecipazione alla Liturgia della Parola non assolve il precetto (cf. Notitiæ 248, marzo 1987, 169).
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