mercoledì 8 aprile 2026

Messori non era un apologeta, la sciocchezza di Avvenire



In un commento sulla figura dello scrittore morto il Venerdì Santo, Avvenire elogia Messori mettendolo in contrapposizione con l'apologetica, giudicata negativamente. Un'operazione fuori dalla realtà.

IL CASO

 
Riccardo Cascioli, 07-04-2026

Tanti in questi giorni stanno scrivendo sui giornali e sui social ricordi personali e testimonianze che dicono non solo della grande popolarità di Vittorio Messori - lo scrittore cattolico morto il Venerdì Santo - ma anche di quanto bene abbia seminato nella sua vita. E, per quanto possibile, in questi giorni anche noi apriamo queste pagine a quanti vogliono aggiungere un ricordo o una riflessione sulla vita e l’opera di Messori.

Non sorprende che davanti a un personaggio di tale statura si leggano anche commenti stonati e critiche impietose, ma ciò che non ci aspettavamo di leggere è il commento apparso su Avvenire a firma di Francesco Ognibene. Per poter fare l’elogio di Messori, Ognibene nega che possa essere definito un “apologeta”. Citando soprattutto la rubrica Vivaio, che il giornalista e scrittore tenne su Avvenire dal 1987 al 1992 (ma che poi traslocò, non a caso, sul mensile Il Timone di Gianpaolo Barra), Ognibene ricorre a un presunto «metodo-Messori» che sarebbe «oltre l’apologetica». Ci spiega infatti Ognibene che «parlare di apologetica nella società delle contrapposizioni insanabili oggi però suona come screditamento pregiudiziale dell’altro, mentre di Messori ricordiamo certo la fermezza nel sostenere le sue ragioni ma con lo stile di chi argomenta convinzioni proprie più che voler dimostrare i torti altrui».

Dunque Messori non sarebbe un apologeta, ma «qualcosa di diverso e più ampio, ambizioso, positivo» perché «la ragione del cristiano in cerca della verità dentro il mondo non scende in guerra contro nessuno».

Scopriamo dunque da Ognibene che l’apologetica, che ha accompagnato la storia della Chiesa fin dalle origini e che è stata accantonata solo in tempi recenti, è una cosa cattiva. Perché scredita l’altro in modo pregiudiziale, una sorta di guerra contro chi nega le verità della fede cattolica. Stupidi noi a pensare che l’apologetica fosse invece un’esigenza ineludibile della fede, sintetizzata nelle parole di San Pietro che invita i cristiani «a rendere ragione della speranza» che è in loro (1Pt 3,15).

In realtà l’apologetica non è mai servita a scendere in guerra o a screditare qualcuno, ma è una testimonianza della ragionevolezza della fede, che risponde alle sfide della cultura in cui si è immersi, ed è quindi ovvio che si confronti con gli attacchi alla Chiesa, con gli errori e le eresie. In genere è proprio l’annuncio della Verità che genera reazioni violente da parte di chi serve la menzogna. L’idea che l’annuncio della fede cattolica - se ben fatto - sia accolto con serenità dal mondo e non provochi «contrapposizioni insanabili» è un’utopia, è fuori dalla realtà. Fosse davvero così Gesù non sarebbe stato messo a morte in croce. O forse anche lui era un po’ intemperante e screditava pregiudizialmente i farisei e i dottori del tempio?

Tornando a Messori, in tanti anni di frequentazione mai lo abbiamo sentito parlare di un suo metodo originale o della necessità di andare «oltre l’apologetica». Tutt’altro, insisteva sempre sulla necessità del ritorno all’apologetica classica, concentrandosi sui “tre cerchi”: Dio, Cristo, la Chiesa. È stato anche tra i fondatori dell’Istituto di Apologetica – nato attorno all’esperienza de Il Timone (nato allora proprio come «mensile di apologetica popolare») - e negli ultimi anni si rammaricava casomai della sempre più scarsa popolarità dell’apologetica fra i cattolici, a cominciare dai pastori. Anche il libro-intervista con l’allora cardinale Joseph Ratzinger – Rapporto sulla fede (1985) – è una grande opera di apologetica e altrettanto il libro-intervista con Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza (1994).

La verità è che Vittorio Messori ha fatto rinascere l’apologetica dopo decenni di censura ecclesiastica, che oggi vediamo ancora in attività ad Avvenire.





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