di Matteo Castagna
“Das bittere Leiden unseres Herrn Jesus Christus. Nach den Betrachtungen der gottseligen Anna Katharina Emmerick” (1833), dalle opere religiose di Clemens Brentano: “Sämtliche Werke und Briefe” (opere e lettere), Frankfurt a. M. 1952-1980. Questa è l’opera originale sulle visioni della Passione di Cristo di suor Anna Katharina Emmerick (1774-1824), che ispirò Mel Gibson nella realizzazione del kolossal The Passion (2004).
Da bambina faceva la pastorella e in questo periodo avvertì la vocazione a farsi religiosa, ma incontrando l’opposizione del padre; durante la sua giovinezza Dio la colmò di grandi doni, come fenomeni di estasi e visioni. Ma questo non le giovò, in quanto fu rifiutata da varie comunità; nel 1802 a 28 anni, grazie all’interessamento dell’amica Clara Soentgen ottenne alla fine di entrare nel monastero delle Canonichesse Regolari di S. Agostino di Agnetenberg presso Dülmen.
Negli ultimi giorni di dicembre 1812 ricevette le stigmate; per due mesi riuscì a tenerle nascoste, ma il 28 febbraio 1813 non poté lasciare più il letto, che diventò il suo strumento di espiazione per i peccati degli uomini, unendo le sue sofferenze a quelle della Passione di Gesù. Fu sottoposta ad un’indagine sulle stigmate, sulle sofferenze della Passione e sui fenomeni mistici che si manifestavano in lei, indagine che confermò la sua assoluta innocenza e il carattere soprannaturale dei fenomeni.
Divenne una delle Serve di Dio più conosciute d’Europa, lasciando una testimonianza diretta della Pasqua di Gesù Cristo, che provoca una forte emozione, stimolando la riflessione in chi crede e chi non crede. Per questo motivo ne vorrei riportare alcuni passaggi.
Il Vangelo racconta che “dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve” (Mt 28,1-3). “Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti” (Gv 20,9).
Racconta la mistica tedesca: “Vidi la santa anima del Signore, circondata da numerose figure luminose, scendere attraverso la roccia del sepolcro e posarsi sulle sue santissime spoglie, fino a confondersi con esse. Le sue membra subito si mossero. Allora il corpo vivo e splendente di Gesù, unito alla sua anima e alla sua divinità, uscì fuori dal sudario da un lato rimasto socchiuso, come se uscisse fuori dalla piaga del costato. Mi ricordai di Eva uscita dal fianco di Adamo. L’interno della grotta fu inondato di luce radiosa. Nello stesso momento vidi uscire dalle profondità del sottosuolo, al di sotto della tomba, un orribile mostro con la coda di serpente e la testa di drago; se ben ricordo, aveva anche una testa umana. Il mostro flagellava con la coda furiosamente il terreno, volgendo contro il Signore la testa di drago.
Vidi nelle mani del Risorto un candido e sottile bastone, alla cui estremità sventolava una minuscola bandierina. Gesù schiacciò la testa del drago e percosse col bastone tre volte la sua coda; ad ogni colpo la bestia si ripiegava su se stessa e rimpiccioliva, finché scomparve nell’abisso da dove era venuta. Solo la testa d’uomo, ricadendo col corpo nell’abisso, continuava a guardare verso l’alto. Spesso nelle visioni del concepimento di Gesù ho visto un simile serpente; così era anche quello del paradiso, ma questo, uscito dall’abisso del sepolcro, era più orribile. Penso che tale visione faccia riferimento alla profezia che dice: «Il piede della donna schiaccerà la testa del serpente». Nella visione del drago con la testa schiacciata si era manifestata la vittoria di Cristo sulla morte.
Vidi Gesù, sfolgorante di luce, levarsi attraverso la roccia. La terra tremò e un angelo luminoso, simile a un guerriero, scese dal cielo come un lampo, rovesciò la pietra del sepolcro a destra e vi si sedette sopra. Vidi in lontananza la fievole luce delle lanterne accanto al sepolcro e l’orizzonte schiarirsi sopra Gerusalemme. Sorgeva l’alba della risurrezione.
Constatando il diffondersi del cristianesimo, i sommi sacerdoti divennero meno arroganti e furono colti dalla pazzia. Al tempo del diaconato di Stefano tutta Ofele e la parte orientale di Sion erano state cristianizzate. Le tende e le baracche della comunità cristiana si estendevano nella valle di Cedron e fino alla città di Betania. Vidi Anna posseduto dal demonio; impazzì completamente e fu rinchiuso in una segreta. Caifa subì una sorte piuttosto simile.
Dopo la risurrezione di Gesù vidi per la prima volta gli apostoli recitare la santa Messa. La mattina presto le pie donne, i discepoli e gli apostoli erano già riuniti nel Cenacolo. Vidi, tra gli altri, Pietro, Giovanni e Andrea. Essi entrarono nel Sancta Sanctorum, accesero la lampada del sacrificio e vi portarono il tavolo della cena, quindi collocarono il vaso contenente la santa Ostia e celebrarono l’Ufficio divino; consumarono gli ultimi resti del pane consacrato da Gesù. Vidi che ognuno degli apostoli si comunicò da sé. Poiché il vino consacrato da Gesù era molto poco, prima di berlo vi aggiunsero altro vino e dell’acqua. Alla fine recitarono alcuni salmi e le preghiere liturgiche.
Al capitolo 63 dei Discorsi ascetici, Cento capitoli sulla perfezione cristiana, tratto da: Diadoco di Fotica, Gespür für Gott, Johannes Verlag, Einsiedeln 1982, p. 85, sta scritto: «Colui che partecipa alla santa conoscenza e ha gustato la dolcezza di Dio non deve mai sedere in giudizio né fare causa contro qualcuno, anche se uno gli portasse via i vestiti che lo coprono. Questo perché la giustizia dei principi di questo mondo è assolutamente inferiore alla giustizia di Dio, o piuttosto non è nulla di fronte al diritto di Dio.
Altrimenti quale differenza ci sarebbe fra i figli di Dio e gli uomini di questo secolo, se il diritto di questi non apparisse inferiore alla giustizia di quelli? Per cui, da una parte si parla di diritto umano e dall’altra di giustizia divina. Così dunque il nostro Signore, ingiuriato non rispondeva con ingiurie, né soffrendo minacciava (1Pt 2,23), ma sopportò in silenzio anche che gli togliessero la veste, e soffriva per la nostra salvezza; e quel che è più grande, pregava il Padre per i malfattori (Lc 23,34)». Un insegnamento davvero controcorrente. I veri cristiani di oggi sono veri antagonisti, ossia coloro che agiscono contrariamente a come gira il mondo.
“Das bittere Leiden unseres Herrn Jesus Christus. Nach den Betrachtungen der gottseligen Anna Katharina Emmerick” (1833), dalle opere religiose di Clemens Brentano: “Sämtliche Werke und Briefe” (opere e lettere), Frankfurt a. M. 1952-1980. Questa è l’opera originale sulle visioni della Passione di Cristo di suor Anna Katharina Emmerick (1774-1824), che ispirò Mel Gibson nella realizzazione del kolossal The Passion (2004).
Da bambina faceva la pastorella e in questo periodo avvertì la vocazione a farsi religiosa, ma incontrando l’opposizione del padre; durante la sua giovinezza Dio la colmò di grandi doni, come fenomeni di estasi e visioni. Ma questo non le giovò, in quanto fu rifiutata da varie comunità; nel 1802 a 28 anni, grazie all’interessamento dell’amica Clara Soentgen ottenne alla fine di entrare nel monastero delle Canonichesse Regolari di S. Agostino di Agnetenberg presso Dülmen.
Negli ultimi giorni di dicembre 1812 ricevette le stigmate; per due mesi riuscì a tenerle nascoste, ma il 28 febbraio 1813 non poté lasciare più il letto, che diventò il suo strumento di espiazione per i peccati degli uomini, unendo le sue sofferenze a quelle della Passione di Gesù. Fu sottoposta ad un’indagine sulle stigmate, sulle sofferenze della Passione e sui fenomeni mistici che si manifestavano in lei, indagine che confermò la sua assoluta innocenza e il carattere soprannaturale dei fenomeni.
Divenne una delle Serve di Dio più conosciute d’Europa, lasciando una testimonianza diretta della Pasqua di Gesù Cristo, che provoca una forte emozione, stimolando la riflessione in chi crede e chi non crede. Per questo motivo ne vorrei riportare alcuni passaggi.
Il Vangelo racconta che “dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve” (Mt 28,1-3). “Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti” (Gv 20,9).
Racconta la mistica tedesca: “Vidi la santa anima del Signore, circondata da numerose figure luminose, scendere attraverso la roccia del sepolcro e posarsi sulle sue santissime spoglie, fino a confondersi con esse. Le sue membra subito si mossero. Allora il corpo vivo e splendente di Gesù, unito alla sua anima e alla sua divinità, uscì fuori dal sudario da un lato rimasto socchiuso, come se uscisse fuori dalla piaga del costato. Mi ricordai di Eva uscita dal fianco di Adamo. L’interno della grotta fu inondato di luce radiosa. Nello stesso momento vidi uscire dalle profondità del sottosuolo, al di sotto della tomba, un orribile mostro con la coda di serpente e la testa di drago; se ben ricordo, aveva anche una testa umana. Il mostro flagellava con la coda furiosamente il terreno, volgendo contro il Signore la testa di drago.
Vidi nelle mani del Risorto un candido e sottile bastone, alla cui estremità sventolava una minuscola bandierina. Gesù schiacciò la testa del drago e percosse col bastone tre volte la sua coda; ad ogni colpo la bestia si ripiegava su se stessa e rimpiccioliva, finché scomparve nell’abisso da dove era venuta. Solo la testa d’uomo, ricadendo col corpo nell’abisso, continuava a guardare verso l’alto. Spesso nelle visioni del concepimento di Gesù ho visto un simile serpente; così era anche quello del paradiso, ma questo, uscito dall’abisso del sepolcro, era più orribile. Penso che tale visione faccia riferimento alla profezia che dice: «Il piede della donna schiaccerà la testa del serpente». Nella visione del drago con la testa schiacciata si era manifestata la vittoria di Cristo sulla morte.
Vidi Gesù, sfolgorante di luce, levarsi attraverso la roccia. La terra tremò e un angelo luminoso, simile a un guerriero, scese dal cielo come un lampo, rovesciò la pietra del sepolcro a destra e vi si sedette sopra. Vidi in lontananza la fievole luce delle lanterne accanto al sepolcro e l’orizzonte schiarirsi sopra Gerusalemme. Sorgeva l’alba della risurrezione.
Constatando il diffondersi del cristianesimo, i sommi sacerdoti divennero meno arroganti e furono colti dalla pazzia. Al tempo del diaconato di Stefano tutta Ofele e la parte orientale di Sion erano state cristianizzate. Le tende e le baracche della comunità cristiana si estendevano nella valle di Cedron e fino alla città di Betania. Vidi Anna posseduto dal demonio; impazzì completamente e fu rinchiuso in una segreta. Caifa subì una sorte piuttosto simile.
Dopo la risurrezione di Gesù vidi per la prima volta gli apostoli recitare la santa Messa. La mattina presto le pie donne, i discepoli e gli apostoli erano già riuniti nel Cenacolo. Vidi, tra gli altri, Pietro, Giovanni e Andrea. Essi entrarono nel Sancta Sanctorum, accesero la lampada del sacrificio e vi portarono il tavolo della cena, quindi collocarono il vaso contenente la santa Ostia e celebrarono l’Ufficio divino; consumarono gli ultimi resti del pane consacrato da Gesù. Vidi che ognuno degli apostoli si comunicò da sé. Poiché il vino consacrato da Gesù era molto poco, prima di berlo vi aggiunsero altro vino e dell’acqua. Alla fine recitarono alcuni salmi e le preghiere liturgiche.
Al capitolo 63 dei Discorsi ascetici, Cento capitoli sulla perfezione cristiana, tratto da: Diadoco di Fotica, Gespür für Gott, Johannes Verlag, Einsiedeln 1982, p. 85, sta scritto: «Colui che partecipa alla santa conoscenza e ha gustato la dolcezza di Dio non deve mai sedere in giudizio né fare causa contro qualcuno, anche se uno gli portasse via i vestiti che lo coprono. Questo perché la giustizia dei principi di questo mondo è assolutamente inferiore alla giustizia di Dio, o piuttosto non è nulla di fronte al diritto di Dio.
Altrimenti quale differenza ci sarebbe fra i figli di Dio e gli uomini di questo secolo, se il diritto di questi non apparisse inferiore alla giustizia di quelli? Per cui, da una parte si parla di diritto umano e dall’altra di giustizia divina. Così dunque il nostro Signore, ingiuriato non rispondeva con ingiurie, né soffrendo minacciava (1Pt 2,23), ma sopportò in silenzio anche che gli togliessero la veste, e soffriva per la nostra salvezza; e quel che è più grande, pregava il Padre per i malfattori (Lc 23,34)». Un insegnamento davvero controcorrente. I veri cristiani di oggi sono veri antagonisti, ossia coloro che agiscono contrariamente a come gira il mondo.

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