
Il sistema educativo svedese si sta allontanando dall’apprendimento digitale e sta tornando a libri, carta e penna nel tentativo di porre rimedio ai bassi tassi di alfabetizzazione.
“Stiamo cercando, in realtà, di eliminare gli schermi il più possibile”, ha affermato Joar Forsell, portavoce per l’istruzione del Partito liberale, guidato dal ministro dell’Istruzione svedese. “Con i ragazzi più grandi, in età scolare, si potrebbe usarli un po’ di più, ma con i bambini più piccoli, o in età scolare, non credo che dovremmo usare gli schermi”.
Il funzionario del settore istruzione ha sottolineato che i dati dimostrano come i bambini che hanno utilizzato dispositivi tecnologici durante tutto il loro percorso scolastico siano “in ritardo” rispetto ai parametri di riferimento internazionali in termini di rendimento scolastico.
È evidente che i risultati scolastici nel paese sono in declino da oltre dodici anni. Nel 2012 e poi ancora nel 2022 la Svezia ha registrato un calo significativo nella classifica Ocse Pisa (Programme for International Student Assessment, Ssistema di valutazione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) per le materie fondamentali dell’istruzione. Nel 2022 quasi un quarto (24%) degli studenti di 15 o 16 anni non è riuscito a dimostrare nemmeno un livello base di comprensione della lettura.
Nel 2019 il governo socialdemocratico svedese di allora ha reso obbligatorio l’uso dei tablet nelle scuole dell’infanzia.
La neuroscienziata Sissela Nutley ha mostrato prove che i dispositivi digitali compromettono la comprensione della lettura. Nicholas Carr, nel suo libro “The Shallows”, sostiene che internet tende a modificare negativamente la capacità di attenzione e la profondità di elaborazione del nostro cervello. Uno dei motivi, afferma, è che quando leggiamo online tendiamo a scorrere velocemente il testo, mentre i libri incoraggiano una lettura più approfondita e concentrata.
Uno studio recente dimostra che i bambini con un elevato utilizzo di schermi prima dei due anni presentano cambiamenti nello sviluppo cerebrale “collegati a un processo decisionale più lento e a un aumento dell’ansia durante l’adolescenza”.
A seguito di una consultazione tenutasi nel 2023 che ha coinvolto accademici, organizzazioni scolastiche e gruppi di cittadini, le scuole non sono più obbligate a utilizzare dispositivi digitali e i tablet non vengono più forniti ai bambini di età inferiore ai due anni.
Entro la fine dell’anno entrerà in vigore il divieto totale di utilizzo dei telefoni cellulari nelle scuole.
La vicina Norvegia è un chiaro caso di studio sugli effetti disastrosi dell’uso della tecnologia da parte dei bambini sull’alfabetizzazione. I punteggi di comprensione della lettura dei bambini norvegesi sono crollati dopo il 2016, quando a ogni bambino di cinque anni che iniziava la scuola fu dato un iPad.
Attualmente la Norvegia si colloca all’ultimo posto tra i 65 paesi valutati da Pirls (Progress in International Reading Literacy Study) per quanto riguarda il piacere della lettura nei bambini. I suoi risultati nei test Pisa di lettura, un tempo relativamente elevati, sono ora inferiori alla media Ocse e ben al di sotto di quelli del Regno Unito.
Secondo quanto riportato dal “Times”, circa 500 mila norvegesi, su una popolazione di 5,6 milioni di abitanti, non sono più in grado di leggere testi semplici.
“Siamo fin troppo ricchi, quindi facciamo sciocchezze con i nostri soldi”, ha affermato l’ex ministro dell’Istruzione Trine Skei Grande.
Secondo l’ex ministro, i bambini sono limitati da quello che definisce un “linguaggio da cucina”, un vocabolario limitato alle cose ordinarie di tutti i giorni — circa 17.000 parole — rispetto al vocabolario di un lettore esperto, che si aggira tra le 55 mila e le 70 mila parole.
Ora la Norvegia sta cercando di utilizzare metodi creativi per riavvicinare i bambini alla lettura e ha persino consultato gli adolescenti per trovare modi per attirare i giovani nelle biblioteche. Organizzando eventi come tornei di scacchi e feste sui pattini a rotelle, il principale sistema bibliotecario pubblico è arrivato a prestare libri per la cifra record di 2,2 milioni in 23 biblioteche di quartiere a Oslo. Circa la metà di questi libri è stata prestata ai bambini.
In Norvegia gli iPad sono già stati vietati per i primi tre anni di scuola, e i telefoni cellulari sono proibiti a tutti i bambini.
Nelle biblioteche si sono svolte gare di lettura per incoraggiare i bambini a leggere, premiandoli al raggiungimento di determinati traguardi, come ad esempio un certo numero di pagine.
“L’estate scorsa, una biblioteca di Haugesund ha esaurito completamente i libri per bambini perché erano in tanti a voler partecipare”, ha dichiarato Helene Voldner dell’Associazione delle biblioteche norvegesi.
Nonostante le prove che dimostrano come l’uso della tecnologia interferisca con lo sviluppo dell’alfabetizzazione nei bambini, l’associazione di categoria Swedish Edtech Industry sostiene che un’istruzione incentrata sull’analogico rischia di non preparare adeguatamente gli studenti alle professioni del futuro. Jannie Jeppeson, amministratore delegato di Edtech, ha citato un recente rapporto dell’Unione europea che prevede che il 90% dei posti di lavoro richiederà competenze digitali.
“Tutti hanno bisogno di competenze digitali di base per entrare nel mondo del lavoro” ha dichiarato Jeppesen alla Bbc, sottolineando la sua posizione favorevole alla tecnologia in merito alle esigenze formative. Teme che aziende tecnologiche come Spotify, piattaforma di streaming musicale, e Legora, una piattaforma di intelligenza artificiale per il settore legale, “si possano trasferite altrove” se non troveranno in Svezia personale con adeguate competenze informatiche.
In Svezia c’è chi chiede che i principi dell’intelligenza artificiale siano spiegati non solo agli studenti delle scuole superiori ma anche ai bambini delle scuole elementari. Si sostiene che un approccio analogico all’istruzione non farebbe altro che accentuare le disuguaglianze nei risultati scolastici.
Tuttavia, Forsell è irremovibile sul fatto che ai bambini “non si dovrebbe insegnare l’intelligenza artificiale prima che abbiano acquisito altre competenze di base”.
lifesitenews
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